Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
ECLISSATI: DI MAIO HA RIDOTTO DI DUE TERZI I SUOI INTERVENTI, DI BATTISTA E’ LATITANTE, LA PAGINA UFFICIALE HA DIMEZZATO I POST
La sconfitta nelle elezioni regionali in Abruzzo prima, la difficile gestione del voto sul processo per Matteo Salvini dopo: l’uno-due che ha investito i 5 Stelle negli ultimi dieci giorni ha lasciato più di qualche strascico nel Movimento.
Strascichi visibili nei sondaggi che vedono un continuo calo per i 5 Stelle, nelle prime contestazioni della base e in quel 41 per centro di votanti su Rousseau che volevano il processo per Salvini.
Ma che i pentastellati stiano vivendo un momento di sbandamento lo si può vedere anche dai social network, principale canale di comunicazione dei 5 Stelle.
I dati elaborati dall’Espresso mettono infatti in evidenza come i 5 Stelle e i loro principali esponenti siano rimasti senza voce in questi giorni, riduciando in maniera drastica i messaggi ai loro fan.
Nell’arco di tempo che va dal 10 al 20 febbraio, Luigi Di Maio ha scritto su Facebook in media 1,4 post al giorno. Tanti o pochi?
Basti pensare che nei giorni precedenti, l’arco che va dal 29 gennaio al 9 febbraio, i post quotidiani di Di Maio erano 6,2: il quadruplo.
Un crollo che non può essere giustificato neanche dall’imminenza delle elezioni in Abruzzo, visto che questa domenica c’è una nuova tornata elettorale, in Sardegna.
Il calo di “produttività ” del capo politico del Movimento 5 Stelle non è solitario. Alessandro Di Battista, tornato di recente dal Sudamerica per supportare il Movimento, passa da 2 post al giorno a meno di mezzo post al giorno, il ministro Danilo Toninelli scenda da 3 post al giorno a 1,5: dimezzato.
La pagina ufficiale del Movimento invece crolla da 23 messaggi al giorno a soli dodici.
Gli altri politici, a dimostrazione della situazione specifica che riguarda i pentastelati, non segnano cali così significativi: Matteo Salvini mantiene la media di sedici post al giorno, Giorgia Meloni ne postava undici e continua a postarne undici, il Pd passa da dieci a nove.
La ridotta comunicazione dei 5 Stelle finisce per avere un profondo impatto anche sul coinvolgimento dei fan e degli elettori online, che subisce un crollo netto.
Le “reaction” totali ai post di Di Maio, la somma cioè dei commenti, dei like e delle condivisioni generate dai suoi messaggi su Facebook, passano da 1,1 milioni a soli 310mila (un terzo): così il leader 5 Stelle viene superato anche da Giorgia Meloni (690mila reazioni per lei). Irrangiungibile Matteo Salvini con le sue 4 milioni di reazioni complessive.
Non va meglio alle altre pagine della galassia 5 Stelle: le reazioni al profilo ufficiale del Movimento 5 Stelle passano da un milione a poco più di mezzo milione, Danilo Toninelli crolla da 162mila a poco meno di 60mila.
Peggio di tutti fa Alessandro Di Battista che da 228mila reazioni passa a 69mila.
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
“HANNO BARATTATO IL RINVIO SULLA TAV E LE NOMINE INPS CON LA RINUNCIA AI PROPRI VALORI”
La giunta per le immunità del Senato si è espressa sulla proposta del relatore Maurizio
Gasparri di respingere l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini chiesta dal Tribunale dei ministri di Catania per il caso della nave Diciotti.
Tutti i senatori pentastellati in giunta hanno votato No, secondo le indicazioni espresse da i militanti sulla piattaforma Rousseau, così come la Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e le autonomie. I voti favorevoli sono arrivati dai 4 componenti del Partito Democratico, a cui si aggiungono Pietro Grasso (LeU) e Gregorio De Falco, (Misto, ex M5S).
Lei ha scritto sui social che l’aver salvato Salvini ha aperto la strada a una risoluzione rapida di problematiche in ballo da tempo, come la tav e le nomine Inps. È un’accusa grave.
Ho osservato, non senza spirito critico, che — praticamente — a distanza di 48 ore dal voto, non si sente più Salvini che dice “la tav si fa”. Solo qualche giorno fa, durante la leggendaria analisi costi-benefici, Salvini aveva fretta, perchè giustamente le scelte vanno fatte, in un senso o nell’altro. Stesso dicasi sul reddito di cittadinanza, sul quale ho visto arrivare moltissimi emendamenti della Lega, importanti nel merito. Non tutti sbagliati. Perchè il reddito di cittadinanza è una grande idea ma occorre che sia realizzato con molta attenzione. Ora che fine hanno fatto?
Facciamo un passo indietro, lei in giunta per le immunità ha votato No.
Certo. Va anche detto però che in effetti in giunta non si è votato come era stato detto, non so se sia noto che la giunta non ha votato la proposta che Gasparri aveva postato un po’ prematuramente sul proprio Facebook giorni addietro. È stato necessario, affinchè ci fosse compattezza, che la proposta fosse riscritta. La proposta di Gasparri, nella parte delle considerazioni prima della conclusione, era aberrante. Riteneva sussistente l’interesse governativo (non pubblico).
Non crede che la cosa più giusta era dare modo a un processo di verificare tutte le dinamiche incorse nel caso Diciotti?
Assolutamente si, anche se io non sono del tutto d’accordo che vada completamente soppressa la tutela della funzione ministeriale, ma deve essere un’eccezione. Ridotta ai casi assolutamente abnormi.
Le chiedo, quindi, secondo lei il Movimento ha tradito il suo elettori, dato che si era sempre condannato lo strumento dell’immunità ?
Questo è avvenuto sicuramente, utilizzando tra l’altro uno strumento di carattere demagogico. La consultazione degli iscritti sulla piattaforma Rousseau era inopportuna e illecita in quel momento. Consultare gli iscritti su un programma già approvato non ha senso. Con un programma politico promosso e votato da 10.700.000 cittadini, non si può poi riproporre il quesito ai tuoi 20, 30, 50mila iscritti. Infatti moltissimi si sono astenuti dal votare.
L’esito del voto ha comunque evidenziato una profonda spaccatura nel Movimento.
La spaccatura è molto più profonda di quanto appaia. A voler vedere, su 100mila iscritti, 50mila hanno votato, il 60% di questi 50mila corrisponde al 30% degli iscritti.
Nel frattempo, per avere la certezza in aula di poter replicare il voto della giunta, stanno minacciando le espulsioni. Questo significa, tradotto, che si dice a un parlamentare, rappresentante del popolo e dello Stato, che non può esprimere liberamente la propria opinione. Tutto ciò, nonostante i numeri non siano dalla loro parte: 46 milioni sono gli elettori, 10 milioni dei quali hanno votato per il Movimento, ma solo 50mila dei 100mila, cioè neanche la metà degli iscritti, ha partecipato a una consultazione la cui efficacia non è vincolante. Senza tener conto che il codice etico e il regolamento del movimento vietano al parlamento di non attuare o di votare contro il programma. E il programma prevede l’abolizione delle prerogative.
Cosa sta succedendo al Movimento?
Il Movimento sta usando, anche con una buona dose di ingiustizia, un’imponente pressione sui parlamentari. Tende a comprimere la loro libera espressione della funzione. Minaccia comminata per aver voluto eventualmente attuare il programma. Bisogna pensare agli effetti di questa minaccia, i colleghi preoccupati non sono pochi. Sta accadendo un po’ quello che successe a me: appena manifestai il mio dissenso sull’aberrante decreto sicurezza, divenni oggetto di attacchi totalmente ingiusti.
Insomma il movimento si sta veramente sgretolando, sta tradendo se stesso. Ha ragione Travaglio quando parla di suicidio. Che conclusioni ha tratto?
Oggi posso finalmente capire il motivo per cui il gruppo dirigente, quindi Di Maio e gli altri, abbiano inteso forzare fino a questo punto la spaccatura interna: tentano di recuperare l’elettorato sulla forza elettorale data dal reddito di cittadinanza e dallo stallo sulla tav.
Non è più un’illazione. Io vedo un rapporto causa-effetto tra il risultato raggiunto in giunta e questi dossier (tav, reddito di cittadinanza), nonostante la precarietà del risultato in giunta.
Ha avuto più contatti con il Movimento? Con Di Maio, ad esempio, che tanto l’aveva voluta?
No, non ho avuto più rapporti, ho cercato di avere rapporti fino alla fine.
Ad oggi sente ancora di voler far parte di quel Movimento?
Continuo a condividere i motivi fondanti del Movimento: la tutela dell’ambiente, la giustizia sociale, ma qui stanno lasciando indietro enormi parti fondanti del movimento.
Non si può quindi restare legati alle idee.
Parlo di finalità generali, qualcosa che è all’orizzonte. In Italia da almeno 20 anni non c’è nessuna visione del futuro, non c’è un progetto. Quando si tradiscono i valori fondanti di un consorzio, quel consorzio si spacca, nel movimento e nella società . Io vedo e so che il movimento non ha dimenticato totalmente quali siano le vere esigenze del paese.
Lei ha anche detto che nel caso Diciotti non sia stato tutelato l’interesse costituzionale, perchè?
L’interesse costituzionale è individuato dall’articolo 52, ossia la protezione dei confini della patria. L’imbarcazione stessa in ogni porto del mondo è territorio italiano, perchè su quella barca si amministra la giustizia, in caso sia necessario. La nave militare è territorio italiano, quei naufraghi erano già in territorio italiano. Peraltro in questo caso i naufraghi non sono entrati in territorio italiano, ci sono stati portati da una motovedetta della guardia costiera. Le due navi, la Diciotti e la Dattilo che hanno prestato soccorso, sono state trattenute nel porto.
La Diciotti non è una nave adibita a ospitare persone per un tempo indefinito. La sua funzione è il soccorso. Tenerla ferma ha peraltro dei costi. Le ultime linee guida redatte sul comportamento delle imbarcazioni in mare ribadiscono che sia le navi mercantili che quelle militari devono essere alleviate il più presto possibile, per poter riprendere le normali attività : commerciali le prime, di soccorso le seconde.Se la nave fa da albergo, o per meglio dire da carcere, non può svolgere la propria funzione.
Cosa è accaduto secondo Lei?
In realtà si è voluto insistere su questi migranti portati dalla nave militare con l’effetto oggi di far sì che queste due navi, Dattilo e Diciotti, costruite appositamente per fronteggiare il fenomeno migratorio, siano sostanzialmente ferme in porto e se escono è per fare attività del tutto differenti.
Ne ha risentito anche la Guardia Costiera Italiana.
Le attività sono cambiate, il raggio d’azione è arretrato e non solo per l’istituzione della zona sar libica.
Parliamo del controllo libico, cosa ne pensa?
L’area sar libica è stata dichiarata in maniera unilaterale, ma le convenzioni internazionale richiedono non solo la dichiarazione, ma che lo Stato costiero che assume la responsabilità dei soccorsi abbia effettivamente le capacità operativa di effettuarli. Sulla guardia costiera libica ho più di una perplessità . Posto che non credo si possa parlare di guardia costiera in modo unitario. Questo dubbio lo avevo segnalato quando il governo aveva proposto di donare le motovedette alla guardia costiera libica.
Noi con chi stiamo trattando? Con al Sarraji, con Haftar?
Una problematica sollevata con cognizione di causa, ma che di fatto esisteva anche con l’altro governo.Ma noi dovevamo essere il governo del cambiamento. La prima cosa che chiesi: se Minniti ha fatto questo e i risultati sono quelli che vediamo, noi che dobbiamo attuare il cambiamento facciamo la stessa cosa, o per esempio facciamo prima una politica volta a capire con chi stiamo trattando, chi è e se credibile il nostro interlocutore?
Cosa succede nel Mediterraneo?
Non c’è più nessuno, non ci sono più le ong e non ci sono più navi militari, si è fatto sì che la missione Sofia si sgretolasse, e invece doveva essere alimentata. Sto vedendo anche che non ci sono più gli occhi elettronici. Le posizioni della navi non sono aggiornate. Non solo non ci devono essere testimoni diretti, ma nemmeno mezzi elettronici che ci permettano di vedere e capire. Una delle più grandi bugie dette è che il problema si stia risolvendo. Salvini ha dichiarato che gli arrivi sono diminuiti, questo forse è vero. Ma non arrivano più non perchè non partono, ma perchè muoiono.
(da “TPI”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
UN GOVERNO RIDICOLO CHE NON RIESCE NEANCHE A FAR SEDERE GLI INDUSTRIALI AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE
L’accordo sul prezzo del latte non c’è stato e dopo che al tavolo di filiera convocato a Roma dal ministro Gian Marco Centinaio i trasformatori sardi non si sono presentati dando mandato a trattare ad Assolatte, i pastori sardi presenti al tavolo si dicono delusi e “incavolati”.
E annunciano: “domenica, giorno di voto, qualche iniziativa ci sarà “.
Si potrà arrivare al blocco dei seggi? “Vedremo”, dice Nenneddu Sanna.
“Non lo so – aggiunge Gianuario Falchi – so solo che chi non si è presentato se ne farà carico. Io ho fatto il mio dovere e sono venuto qui a Roma. Spero che già domani si possa parlare della griglia per il prezzo latte dal prefetto a Sassari, perchè la questione deve essere discussa nell’immediato”.
Sarà infatti il prefetto Giuseppe Marini, in qualità di commissario della filiera del latte ovino, a proseguire la trattativa tecnica in Sardegna.
Nel frattempo, il Pd va all’attacco: “L’ennesimo tavolo del Governo sul latte si è chiuso con un flop: nessuna soluzione, tutto rinviato a dopo le elezioni. Salvini chieda scusa ai sardi e a tutti i cittadini per la penosa presa in giro delle ultime settimane. Una figuraccia e un autogol senza precedenti”, scrive su Facebook il deputato dem Michele Anzaldi.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO TEME IL GIUDIZIO DELLA AGENZIE DI RATING: RECESSIONE TECNICA E PEGGIORAMENTO DEGLI INDICATORI NON LASCIANO PRESAGIRE NULLA DI BUONO
L’avvertimento lanciato il 31 agosto era stato chiaro: l’Italia è esposta a “potenziali choc”. Il
governo gialloverde era ai suoi primi passi, ma Fitch esprimeva già preoccupazioni, e non poche, sulle “contraddizioni” tra i costi “elevati” degli impegni previsti dal Contratto firmato da 5 stelle e Lega e l’obiettivo di ridurre il debito pubblico.
Nessun taglio del rating – il parametro che misura l’affidabilità e la sostenibilità di uno Stato – ma un outlook, cioè una prospettiva, portato da stabile a negativo.
Sei mesi dopo (il giudizio è atteso nella serata italiana di venerdì) la stessa agenzia di rating potrebbe presentare un conto ancora più salato.
Perchè quei potenziali choc hanno già diffuso i loro germi: la produzione industriale è in caduta libera, il sogno della super crescita è svanito, è arrivata la recessione tecnica. Il rischio, ora, è quello di una nuova fibrillazione sui mercati e, a cascata, sull’economia reale.
Rispetto agli impegni assunti con il Contratto, le misure che impattano sull’economia messe in campo dal governo italiano sono andate incontro a un forte ridimensionamento. Cartina al tornasole di questo bagno di realtà è stata la lunga trattativa con Bruxelles che ha portato la manovra dall’impianto del deficit al 2,4% per tre anni al 2,04%, assottigliando quindi le risorse messe a disposizione delle misure bandiera, cioè il reddito di cittadinanza e la quota 100 per gli anticipi pensionistici.
Già in quelle settimane convulse, quando il governo non era intenzionato a retrocedere, lo spread aveva presentato il conto.
E nei sei mesi che sono trascorsi dall’avvertimento di Fitch a sgretolarsi è stato soprattutto l’appiglio su cui puntavano i due partiti di governo: il Pil ipertrofico.
Le stime sulla crescita sono state tagliate dallo stesso governo, ma anche quella messa nero su bianco nella legge di bilancio – +1% quest’anno – si è rivelata man mano sempre più irrealistica. Due trimestri consecutivi con il Pil sotto zero, quindi recessione tecnica. Nella pancia della crisi il deterioramento dell’industria, quello della produzione interna e dei servizi, un’occupazione che registra segnali controversi.
Venerdì Fitch ha di fronte diverse possibilità .
Può confermare il giudizio di agosto, suggellando quindi il rating attuale con outlook negativo.
In alternativa può sfumare, in negativo, la sua posizione prevedendo un watch (un altro parametro di valutazione del debito) negativo. Tradotto: il downgrade è probabile e vicino.
Quello che temono gli analisti, proprio in virtù del peggioramento dell’economia italiana e degli impegni gravosi che il governo sarà costretto ad adottare se il Pil non ritornerà a crescere, è però il taglio di un notch: passando da BBB a BBB- si arriva a un solo gradino dal livello spazzatura.
Come avvenuto lo scorso 19 ottobre con il giudizio di Moody’s. A un solo notch quindi dal livello spazzatura. Se dovesse prevalere la terza opzione, la tensione sui titoli di Stato italiani potrebbe riacutizzarsi. Ancora peggio se il taglio dovesse essere di due notch, passando da BBB a BB+.
à‰ una questione di affidabilità del Paese agli occhi degli investitori, soprattutto esteri, tra l’altro già in fuga, ma è anche una questione di risorse bruciate.
Il 23 novembre scorso la Banca d’Italia presentò il conto dello spread: nei sei mesi precedenti quasi 1,5 miliardi e il rischio di lasciare per strada oltre 5 miliardi nel 2019 e di circa 9 nel 2020. Ed è anche una questione di impatto sui conti: se sballano servono misure correttive, quindi tagli o peggio la possibilità di un rialzo delle tasse.
Chi aspetta il giudizio di Fitch è soprattutto il governo. Dopo aver portato a casa la manovra, gli esami ricominciano.
La decisione dell’agenzia di rating è solo la prima di una lunga serie di ostacoli che rischiano di compromettere, e non poco, il già delicato percorso concordato con l’Europa. Mercoledì prossimo arriverà il Country report di Bruxelles e sarà tutt’altro che una boccata d’ossigeno: secondo le anticipazioni di Repubblica, lo studio metterà in luce la fragilità della strategia rivendicata da Matteo Salvini e Luigi Di Maio e cioè fare del reddito e della quota 100 le leve per spingere il Pil in positivo.
Il 15 marzo è atteso il giudizio di Moody’s, il 26 aprile quello di Standard & Poor’s.
In mezzo – entro il 10 aprile – bisogna presentare il Documento di economia e finanza, dove si fotografa il presente e le prospettive dello stato di salute dell’economia. Il governo non potrà sottrarsi dall’indicare quale è lo stato dell’arte.
Si capirà allora se quella convinzione rivendicata anche oggi da Matteo Salvini, e cioè la non necessità di una manovra bis, potrà essere riconfermata o meno. Intanto sono cambiati i toni: la correzione dei conti non è più un tabù. L’anima del governo più sensibile all’Europa e alla necessità di tenere le finanze al sicuro parla già da tempo con un linguaggio che non esclude l’intervento.
Il sottosegretario in quota Lega Giancarlo Giorgetti, ma anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria.
I duri e puri sono Salvini e Di Maio, che rivendicano la necessità di dare alle due misure bandiera della manovra la possibilità di sprigionare gli effetti positivi.
Il premier Giuseppe Conte ci crede: per lui sarà un 2019 “bellissimo”. Ma già da venerdì Fitch potrebbe appannare, e di molto, una convinzione che non è più granitica neppure dentro al governo.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
CRESCONO DI ORA IN ORA LE ADESIONI… IL MESSAGGIO DI FICO ALLA FAMIGLIA: “NON SIETE SOLI”
Sarà sabato alle 16 la fiaccolata antirazzismo di Melegnano (Milano) per esprimere solidarietà al 21enne senegalese Bakary Dandio e ai suoi genitori, oggetto di minacce di stampo razzista per due volte nei giorni scorsi.
Il corteo, organizzato dal sindaco Rodolfo Bertoli che l’ha fortemente voluto insieme con la maggioranza di centrosinistra, partirà dalla stazione ferroviaria per arrivare in piazza della Vittoria. Sono previste circa mille persone, ma le adesioni stanno crescendo di ora in ora.
“Stamattina abbiamo deciso che si tratterà di una camminata – ha spiegato Bertoli – alla quale si potranno portare anche fischietti per far sentire forte la propria volontà di testimoniare la propria presenza a fianco della famiglia Pozzi e per ribadire il proprio no a ogni forma di razzismo”.
Partiti e innumerevoli associazioni si sono schierate dalla parte del ragazzo e dei due combattivi genitori adottivi, Paolo Pozzi e Angela Bedoni, sulla cui casa sono comparse per due volte scritte minacciose.
L’ultima, lunedì mattina, recitava in un improbabile dialetto “Ammazza al negar”, e sotto di essa era disegnata una svastica.
La solidarietà alla famiglia era stata espressa ufficialmente anche lunedì sera in Consiglio comunale, cui avevano partecipato i due genitori, mentre Bakary aveva preferito rimanere defilato. Così come sembra farà sabato: la sua presenza non è assicurata.
Ieri anche il presidente della Camera, il Cinque stelle Roberto Fico, su Facebook è intervenuto sul tema. “Mi preoccupa – ha scritto – quanto accaduto in queste ore a Melegnano, con le scritte razziste contro una famiglia che ha adottato un ragazzo senegalese. Voglio dire a Bakary e alla sua famiglia che non sono soli. Occorre condannare con forza ogni gesto e ogni parola che possono minare il perimetro della nostra civiltà , che è fondata su principi di uguaglianza, solidarietà , tolleranza”.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DI ANAC CONTRO IL PROVVEDIMENTO DEL GOVERNO: “CI RIMETTERANNO I CITTADINI DEL SUD”
“Devolvere differenti materie a seconda delle richieste delle Regioni rischia di rendere ancora
più caotico il sistema nel suo insieme e aumentare quell’incertezza normativa in cui notoriamente alligna il malaffare e che genera la corruzione. Un vero ossimoro, se si pensa ai quotidiani annunci sulla necessità di semplificare, snellire e velocizzare le procedure”. Questo un passaggio dell’intervento del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che sul Messaggero e sul Mattino fa un’analisi dei rischi dell’autonomia differenziata.
Riportando i dati Istat pubblicati, il presidente dell’autorità anticorruzione fa luce su quanto “anche per effetto delle migliori condizioni socio-economiche” la crescita del “divario fra nord e sud si riflette anche sulla speranza di vita”.
Nelle regioni ricche, insomma, “non solo si vive meglio, ma pure più a lungo. Siamo davvero sicuri che, ampliando le differenze economiche, tutta l’Italia nel suo complesso avrà da guadagnarci e che i cittadini del sud non abbiano proprio nulla da rimetterci?”. Cantone si sofferma, poi, su come l’attribuzione di ulteriori competenze a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna “a cui dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90%!) dei proventi della tassazione” possa “mettere a repentaglio l’unità nazionale e il principio di solidarietà sancito dalla costituzione”.
Insomma, “a poco meno di vent’anni dall’entrata in vigore – dice il presidente dell’Anac – una delle riforme più discusse della storia repubblicana (quella del titolo v della costituzione, che nel 2001 attribuì alle regioni significativi poteri in numerosi ambiti) rischia di produrre uno dei suoi effetti più deleteri”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
DA OTTO GIORNI DI BATTISTA NON DA’ SEGNI DI VITA, DOPO LA BATOSTA IN ABRUZZO E IL SALVA-SALVINI NON VORREMMO CHE AVESSE PERSO LA MEMORIA E VAGASSE PER LE CAMPAGNE
Sono passati otto giorni da quando Alessandro Di Battista ha dato l’ultimo segno di vita su Facebook. Il Dibba ha rilanciato l’intervista rilasciata a Giovanni Floris a DiMartedì, quella in cui è andato all’attacco sugli applausi “guidati” in trasmissione e poi ha detto che i tumori fanno crescere il PIL.
Dopo Alessandro Di Battista è desaparecido.
All’inizio si pensava che c’entrassero i risultati in Abruzzo non lusinghieri per i grillini, ma persino Di Maio dopo un paio di giorni ha tirato fuori la testa dal buco per ammettere la sconfittissima.
Poi si pensava che c’entrasse il processo a Salvini, visto che Dibba aveva consigliato pubblicamente al ministro di farsi processare e alla fine i grillini l’hanno salvato.
Ma di Alessandro Di Battista non c’è ancora traccia pubblica. E allora scusateci, ma cominciamo ad essere un pochino preoccupati.
In un retroscena del Messaggero di qualche giorno fa un grillino anonimo faceva sapere che si sarebbe ripresentato in pubblico per le elezioni europee, eppure le iniziative del M5S sono sul tavolo e Dibba ancora non ha dato segni di vita.
Ma noi non vogliamo credere a quanto scritto da Annalisa Cuzzocrea ieri su Repubblica, ovvero che nel M5S c’è qualcuno che lo chiama “sommergibile” perchè nelle difficoltà tende a inabissarsi.
E allora non rimane che il pubblico appello: Dibba, scrivi, telefona o almeno facci sapere cosa c’è che non va, se per caso sei arrabbiato con i giornalisti che hanno pubblicato tutti quegli articoli sulla strategia elettorale fallimentare del M5S in cui venivi indicato come uno dei colpevoli oppure è il M5S che magari ti ha deluso dopo il voto su Rousseau. Non ci far stare in pensiero!
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
E UN SONDAGGIO NOTO PER CARTA BIANCA CERTIFICA IL SORPASSO DEL CENTROSINISTRA SUL M5S, CROLLATO AL 21%… MA NON ERA IL GOVERNO DEL POPOLO?
Il giudizio degli italiani sul governo “del popolo”cambia e diventa sempre più critico. 
La luna di miele tra l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte e gli elettori sembra ampiamente finita: un sondaggio effettuato da Quorum/YouTrend per Sky Tg24 e la trasmissione ‘Il Confine’ evidenzia l’insoddisfazione del 60,5% degli italiani.
Si dice soddisfatto, invece, il 39,5%.
C’è invece più fiducia verso la durata del governo: secondo il 47,2% degli intervistati continuerà anche dopo la fine del 2019, mentre per il 33,1% arriverà al massimo a dicembre 2019. Per un restante 19,7% il governo non andrà oltre le elezioni europee. Chiaramente esprimono più ottimismo gli elettori di Lega e M5s: per il 95,8% di loro l’esecutivo andrà oltre dicembre 2019, mentre solo lo 0,1% ritiene che arriverà solamente fino alle europee.
In caso di elezioni politiche la rilevazione mostra che una eventuale coalizione di centrodestra con Lega, Forza Italia e FdI, i tre partiti raccoglierebbero il 42,7% contro il 48,3% dato dalla somma delle tre liste separate.
La flat tax e gli 80 euro
Lo stesso sondaggio chiede anche agli italiani un giudizio su alcune misure di cui si discute negli ultimi mesi. Per quanto riguarda l’introduzione della flat tax, si dice contrario l’82,4% degli intervistati, mentre è a favore solo il 17,6%.
L’80% ritiene invece ingiusto che le Regioni più ricche abbiano più autonomia, contro un 20% a favore.
Per quanto riguarda i singoli elettorati, sono più favorevoli alla flat tax gli elettori della Lega (57,2%), ma molto meno quelli dei Cinque Stelle: il 90% è contrario.
Per le autonomie discorso simile, con la metà degli elettori della Lega a favore e il 97,6% degli elettori Cinque Stelle contrari.
Sono favorevoli soprattutto gli abitanti del Nord Ovest e del Nord Est, quasi tutti contrari quelli del Centro, del Sud e delle Isole.
Ancora, si chiede un parere anche sulla Tav: il 65,5% si dice a favore della realizzazione dell’alta velocità Torino-Lione. Contrario il 34,5%. Altissimo il dato dei favorevoli tra i leghisti (96,2%), mentre sono contrari molti degli elettori Cinque Stelle (65,9%).
Infine, il 78,5% degli elettori non vuole abolire la misura degli 80 euro introdotta da Matteo Renzi.
Si dice favorevole a eliminarli solo il 21,5% degli intervistati.
Secondo l’ultima rilevazione dell’istituto Noto per Cartabianca il centrosinistra ha sorpassato il Movimento 5 stelle, che tocca il punto più basso in termini di consensi degli ultimi 4 anni.
Se si votasse oggi i Cinquestelle si fermerebbero al 21 per cento delle preferenze. Il centrosinistra, invece, otterrebbe il 22 per cento.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
LE TESTIMONIANZE: “CONTROLLANO SOLO I NERI, CI HANNO DETTO DI NON FARE DOMANDE”… NUMEROSE DENUNCE PER PERQUISIZIONI SENZA CHE LA QUESTURA RISPONDA… E CHI CHIEDE IL PERCHE’ VIENE MINACCIATO DI DENUNCIA
“Sono stata fermata in autobus più o meno sette volte, e un’altra volta sono stata fermata all’altezza dell’uscita della metro Malatesta”.
Stefania, studentessa 22enne, è una delle persone che hanno assistito agli episodi di ispezioni nei confronti delle persone di colore sui bus della Capitale.
Nelle ultime settimane, le segnalazioni si sono moltiplicate. A raccoglierle, a partire dalla fine di gennaio, è stata l’associazione Alterego — Fabbrica dei diritti, che da anni offre assistenza legale ai migranti nella Capitale.
Quello che accomuna le ispezioni, oltre al fatto che si svolgono sui mezzi pubblici o nelle vicinanze delle fermate degli autobus, e che riguardano solo persone di colore, è che chiunque abbia provato a chiedere spiegazioni dice di essere stato invitato ad allontanarsi o a tenere per sè le sue domande e, in un caso, di aver ricevuto una minaccia di denuncia dagli agenti.
“Era un sabato e intorno alle 19 mi trovavo sul tram numero 5 diretto a Termini”, racconta lo studente Francesco Armenio a TPI, che lo ha contattato telefonicamente. “Sono sceso a Porta Maggiore e mi sono accorto che c’erano sei o sette agenti di polizia che sono saliti a bordo del tram e hanno iniziato a controllare tutti gli uomini di colore che avevano una borsa. Facevano aprire loro la borsa, senza specificare un motivo, e — che io abbia visto — senza un mandato di alcun tipo. Ne hanno controllati alcuni, cinque o sei, e poi ne hanno fatto scendere uno per identificarlo”.
“Quando hanno fatto scendere questo ragazzo io mi sono avvicinato per vedere cosa stesse succedendo. Mi si è avvicinato un agente che mi ha detto di allontanarmi, perchè era in corso un’operazione di polizia. Io mi sono rifiutato, dicendo che stavo là senza intralciare nulla, semplicemente a controllare in quanto cittadino. Quasi immediatamente mi è stato chiesto il documento, che ho dato all’agente di polizia, e ho chiesto spiegazioni rispetto al fatto che stessero controllando solo le persone di colore che passavano da lì. Inizialmente hanno detto che non erano tenuti a dare informazioni rispetto all’indagine che stavano portando avanti. Quando ho insistito, tutti quanti si sono staccati dal ragazzo, eccetto una persona, e sono venuti abbastanza minacciosamente verso di me. Poi ho iniziato a parlare, a far presente che secondo me quello che stavo vedendo era un atteggiamento razzista e loro hanno detto testualmente che ‘ogni extracomunitario che transitava in qualsiasi momento per Porta Maggiore per loro era passibile di sospetto di attività illecite’. Senza specificare di quali attività illecite si trattasse”.
“Ho chiesto spiegazioni perchè mi ha colpito molto quell’atteggiamento”, racconta Francesco. “L’ho reputato da subito ingiusto e assurdo, ingiustificato. Un controllo così evidentemente senza motivo e solo determinato dal colore della pelle di chi veniva controllato”.
“Il ragazzo è stato lasciato andare senza alcun addebito. Io sono stato minacciato di denuncia, per aver detto che a mio avviso quel tipo di atteggiamento era figlio di una posizione politica del ministro Salvini razzista rispetto ai cittadini migranti. Questo non ha avuto conseguenze fino ad adesso, ma comunque è abbastanza inquietante che degli agenti minaccino un cittadino che ha semplicemente chiesto informazioni ed espresso opinioni politiche nei confronti di un ministro. Mi sembra che siamo ancora in un regime di libertà d’espressione, quindi sono rimasto abbastanza colpito”.
“Dopo aver pubblicato il post su Facebook in cui raccontavo questa storia”, prosegue Francesco, “ho iniziato a ricevere dei messaggi di persone che mi dicevano quanto questa pratica sia comune e diffusa. Per me era la prima volta, non l’avevo mai visto. Però sentendo in giro mi pare che vada avanti da un po’ di tempo. Sono anni che capitano perquisizioni a stranieri sui treni o sugli autobus, ma certo con questo dispiegamento di forze personalmente non l’avevo mai visto. Mi sembra che ci sia un cambiamento di atteggiamento da parte delle forze dell’ordine. So che nella tratta che va da Porta Maggiore, Prenestina, Pigneto, Tor Pignattara è una cosa che succede molto spesso”.
Il racconto di Stefania
Stefania racconta di essere stata controllata sui mezzi più volte. “Due giorni dopo l’approvazione alla Camera del decreto sicurezza vedo questi episodi in cui la polizia sale all’inizio di via Portonaccio, sul 409, e perquisisce un ragazzo nero, solo lui. L’autobus viene fermato indipendentemente dalla fermata, durante la corsa, salgono questi due agenti in divisa, perquisiscono lo zaino, non gli trovano niente, scendono e tutto prosegue. Il ragazzo era sorpreso dalla veemenza con cui sono saliti gli agenti, ma non c’è stata colluttazione o nulla di violento”, racconta a TPI, dopo aver denunciato quanto accaduto anche ad Alterego.
“Circa due settimane dopo la perquisizione avviene a largo Preneste. Salgono cinque agenti in borghese e iniziano a perquisire tutte le persone nere con uno zaino o una borsa molto capiente. La cosa va avanti per tre mesi, anche tuttora capita che all’ora di punta serale, nel tragitto che da via Tiburtina, all’altezza del Casilino, all’altezza di Malatesta e di largo Preneste possa avvenire una perquisizione di questo tipo”.
“Anche a me personalmente è capitato”, racconta Stefania. “Inizialmente sono stata fermata a piazza di Malatesta, dove mi hanno chiesto i documenti e di vedere la borsa. Dopo che hanno visto che avevo la cittadinanza italiana mi hanno lasciata andare. Invece i controlli dentro l’autobus non avvengono con richiesta di documenti, si limitano a perquisire semplicemente le borse e ti lasciano andare. Prima perquisivano solo uomini, adesso uomini e donne. Nell’ultima settimana per qualche strano motivo solo donne. Però tutti di etnia riconducibile a quella africana”.
“Dopo un po’ io ho provato a chiedere informazioni. Alcuni agenti mi hanno risposto e altri no. Dopo che alcuni signori in autobus si erano lamentati e io avevo spiegato che era ormai la quinta volta che venivo controllata, un agente si è avvicinato a me e mi ha detto: sono tre mesi che stanno facendo questa operazione, in questi tre mesi abbiamo trovato 3 persone che avevano dell’hashish, quindi l’operazione stava funzionando. L’ultima volta invece non mi hanno dato risposta, mi hanno detto che queste cose non si possono dire. Solo che mi pare molto strano che in un’operazione antidroga controllino solo persone di etnia africana. I nordafricani non vengono fermati, i cinesi non vengono fermati, persone riconducibili all’etnia indiana o del Bangladesh non vengono fermati”.
La testimonianza di Nadia
“Il primo episodio mi sembra sia stato un mesetto fa”, racconta a TPI Nadia, Nehad, 26 anni, studentessa e mediatrice culturale. “Su via Prenestina c’è un supermercato, si chiama Italcarni, davanti c’è una fermata di un autobus, il 412, dove c’erano due ragazzi di colore seduti alla fermata. Non stavano facendo niente. Si accosta una volante, non mi ricordo se della polizia o dei carabinieri, e gli chiede sia i documenti sia di fargli vedere il contenuto dello zaino. Si mettono i guanti, fanno questa perquisizione, non trovano nulla e questi ragazzi se ne vanno via. Non ricordo se gli sia stato rilasciato un verbale o meno”.
“L’altro episodio risale a due settimane fa o una settimana fa, a piazzale Prenestino. Sul tram, il numero 5 o il 14, non ricordo, sono saliti alla fermata due carabinieri che cercavano all’interno delle borse delle persone di colore, indipendentemente dall’età o dal sesso. Non c’era un identikit preciso, bastava che fossero di colore, di etnia africana. Quando ho chiesto spiegazioni, mi hanno detto che non era di mia competenza e avrei dovuto farmi gli affari miei, e che se avessi continuato a fare polemica mi avrebbero dovuta portare con loro e controllare i documenti, e visto che dovevo andare a lavoro non ho continuato. Il tram è ripartito e loro sono scesi”.
Cosa si può fare
L’associazione Alterego — Fabbrica dei diritti ha pubblicato online una “guida” per comprendere cosa prevede la legge in materia di ispezioni, perquisizioni e identificazioni, quando queste ispezioni configurano un abuso e cosa può fare concretamente chi si trova ad assistere a queste situazioni.
Secondo Valentina Muglia e Federica Borlizzi, autrici della guida, “il comportamento attuato dalle forze dell’ordine sembra configurare un vero e proprio abuso, essendo plausibile che il fondamento di tali controlli sia da ricercare solo nel colore della pelle degli interessati”.
“Generalmente le ispezioni e le perquisizioni sia personali che locali possono essere disposte solo dall’autorità giudiziaria, ed eseguite dalle forze dell’ordine (eccetto l’ispezione personale che non è delegabile). Il mandato del giudice non è però necessario, e quindi la polizia può procedere anche di propria iniziativa, in caso di controlli finalizzati a prevenire e reprimere il traffico di sostanze stupefacenti, o per la ricerca di armi,munizioni ed esplosivi”, spiegano le autrici.
“Pertanto in questi casi le forze dell’ordine possono fermarti per controllare e ispezionare i tuoi mezzi di trasporto, bagagli ed effetti personali. Successivamente al controllo dovranno redigere il relativo verbale, da trasmettere entro quarantotto ore al procuratore della Repubblica.
Gli ufficiali di polizia (e non anche gli agenti) nell’ambito delle operazioni volte a prevenire e reprimere il traffico di sostanze stupefacenti possono inoltre procedere di propria iniziativa alle perquisizioni, sia personali che locali, in caso di necessità ed urgenza tale da non poter chiedere l’autorizzazione preventiva al pubblico ministero. Sono tenute a darne avviso immediatamente al pubblico ministero e chiedere la convalida della perquisizione entro 48 ore”.
Le ispezioni e le perquisizioni che violano queste norme possono integrare il reato di “Perquisizione e ispezione personali arbitrarie” punito dall’art.609 del Codice penale, che comporta la reclusione fino ad un anno per il pubblico ufficiale che abusa dei suoi poteri
Le denunce di Laboratorio 53
Anche Laboratorio 53, un gruppo che si occupa di accoglienza e tutela dei diritti dei richiedenti asilo e rifugiati, ha denunciato alcuni di questi episodi con un post pubblicato su Facebook il 18 gennaio.
“Mi chiamo Souleymane. Vivo a Roma da qualche anno e oggi, mentre stavo andando a trovare i miei amici, sono stato fermato dalla polizia vicino la fermata della metro Malatesta”, si legge nel post. “Volevano controllare i miei documenti, lo hanno fatto con molta violenza nei toni, nelle parole, nelle azioni. Per fortuna però non mi hanno fatto troppo male e non sono dovuto andare in ospedale come invece è successo a un mio amico, sempre dopo un controllo dei documenti, nello stesso posto dove è capitato a me oggi. Il mio amico è l’unico a cui l’ho raccontato perchè anche lui è africano e sa quello che mi poteva succedere. Ma perchè devo essere trattato con questa violenza quando devo mostrare i miei documenti? Qualcuno sa dirmi perchè?”
“Mi chiamo Mariam e vivo al Pigneto”, prosegue il post. “Oggi ho preso il tram che passa sulla Prenestina, alla fermata più vicina a casa mia. Mentre ero sul mezzo, la polizia ha fermato il tram e ha fatto scendere tutti noi che non abbiamo la pelle bianca. Ci ha fatti scendere in mezzo alla Prenestina e ci ha identificato. Cosa stavano cercando non lo so ma lo cercavano solo tra noi non bianchi. O forse stavano cercando proprio i neri come me? Qualcuno sa dirmi perchè mi fanno sentire una ricercata?”
“Ci chiamiamo Claudia, Moussa, Monica, Carmela, Hasan, Daniela, Valentina, Mariam, Alberto, Flavia, Ilaria, Abubacar, Ginevra, Karim, Rossella. Noi viviamo a Roma e ci chiamiamo in tanti nomi ma ci riconosciamo insieme tutti i giorni a Laboratorio 53. Ci raccontiamo le nostre storie, quelle belle, importanti, ma anche quelle brutte, difficili”.
“Abbiamo deciso oggi di raccontare anche a voi alcune delle storie che abbiamo sentito solo nella giornata di oggi dalle bocche di amici e amiche, compagni di viaggio che ogni giorno incontriamo. Pensiamo che non si debba rimanere in silenzio di fronte a storie di soprusi, di aggressioni, di violenza come ci capita di sentire purtroppo ogni giorno ormai. Ordine, decoro, sicurezza: parole che nascondono la violenza istituzionale della caccia al diverso o al povero o al migrante. Sappiamo che di storie così ce ne sono tante, tantissime, molte delle quali non le racconta nessuno, perchè non le sa nessuno. C’è chi fa finta che va tutto bene, c’è chi decide di girarsi dall’altra parte, c’è chi parla per opportunismo politico, c’è chi decide di rimanere in silenzio per paura. Ebbene noi in quanto parte di quella diversità mai domata, di quei poveri ma forti e determinati, di quell’essere insaziabilmente migranti, non staremo zitti nè oggi nè mai di fronte a questo stato di cose ma continueremo sempre a raccontare, a denunciare, a resistere al silenzio e alla paura un minuto in più di loro. E lo faremo insieme, perchè “comunque noi insieme siamo felici””.
TPI.it ha contattato la questura di Roma per chiedere informazioni sugli episodi segnalati, senza ottenere risposta.
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »