Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
L’APPIATTIMENTO SULLE POSIZIONI SOVRANISTE PORTA ALLA SCONFITTA… SE SALVANO SALVINI DAI GIUDICI ALLE EUROPEE RISCHIO TRACOLLO
Sara Marcozzi, sconfitta e finita terza nella competizione abruzzese, non fa autocritica ma
preferisce soffermarsi sul dato negativo di Pd e di Forza Italia e parlare di «sconfitta della democrazia».
Eppure i 5 Stelle ottengono l’ennesimo insuccesso alle Regionali. Si difendono spiegando che non è corretto paragonare i voti presi alle ultime Politiche con quelli di questo voto. Nel 2108 portarono a casa 300 mila voti, con il 39,85 per cento. Ora sono 116 mila, quasi un terzo. Competizioni diverse, d’accordo. Ma anche il parallelo con le Regionali del 2014 è negativo: perchè allora la percentuale fu del 21,35 per cento, con 143 mila voti presi. Cioè 27 mila in più di ora. Anche la percentuale oggi cala di più di un punto, al 20,16.
Ipotesi alleanze
Cinque anni, dunque, non sono bastati a far crescere il Movimento e a nulla sono servite le escursioni di tutta la classe dirigente nazionale a dar manforte alla Marcozzi. E dunque ora per il Movimento è tempo di riflettere. E di ragionare su un modello di voto locale che non li premia: presentarsi con una sola lista e pochi candidati, soprattutto al Centro Sud, è penalizzante rispetto agli altri candidati.
Per questo l’europarlamentare Laura Ferrara, probabile candidata in Calabria, annuncia: «Stiamo ragionando sull’alleanza con liste civiche». Ma anche il mancato radicamento sul territorio, con una classe dirigente locale non adeguata, è un fattore non irrilevante dei mancati successi.
C’è, naturalmente, un tema più nazionale.
Gianluigi Paragone minimizza: «Il voto delle amministrative è marginale e si prendono in considerazione aspetti della quotidianità . E’ un voto che riguarda soprattutto la sanità ».
Ben diversa l’analisi di Elena Fattori: «Spostarsi a destra non paga. Abbiamo lasciato troppo spazio a Salvini, alle sue modalità comunicative. E gli elettori hanno scelto l’originale».
E lo spiega bene il deputato Giorgio Trizzino. Con un j’accuse violentissimo contro la Lega, sospettava di voler svuotare il Movimento: «Il governo del cambiamento è un’intuizione che potrebbe ricordare le “convergenze parallele” di Aldo Moro. Ma mentre Moro puntava a una geniale operazione di inclusione sociale e politica in nome di una idea grande della democrazia e della giustizia sociale, la Lega di Salvini, forte del consenso imprenditoriale del nord e di vaste fasce di popolazione del centro e del sud e della propria struttura organizzativa, ha puntato scientificamente fin dal primo momento a indebolire ideologicamente e politicamente il movimento 5S, con il chiaro obiettivo di usarlo fino in fondo prima di gettarlo via».
Con l’imposizione dei temi “razziali” e della sicurezza, dice Trizzino, si è «compromessa l’identità plurale, sociale e tollerante del Movimento M5S».
Il governo con la Lega, dunque, e la permanenza al potere, con tutto il carico di compromessi, avrebbero logorato il bacino di consensi e la «purezza» ideale dei 5 Stelle.
Inseguire la Lega nella deriva sovranista, spostandosi a destra, ha eroso quel capitale di trasversalismo e di novità che era la forza del Movimento.
Ora il crollo dei consensi può portare solo a due risultati: un rinnovamento della classe dirigente anche nazionale o un inasprimento dei toni contro l’alleato, magari a cominciare da un voto favorevole all’autorizzazione a procedere per Salvini.
Ma è un percorso stretto, che può portare alla caduta del governo e al ritorno a un Movimento d’opposizione.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL 24 SI VOTA IN SARDEGNA E TUTTI DIVENTANO IMPROVVISAMENTE SOSTENITORI DELLA PROTESTA DEI PASTORI… CONTE E I MINISTRI IN VISTA, SALVINI SOLIDALE
Sono passate meno di 24 ore dall’esito del voto abruzzese e l’attenzione della politica si è repentinamente spostata di 550 chilometri in linea d’aria.
Dopo Pescara, Cagliari, capoluogo della prossima regione chiamata al voto tra due settimane.
La fretta, in realtà , tradisce il colpevole ritardo con cui i partiti nazionali hanno guardato alla protesta eclatante e crescente dei pastori sardi per il prezzo del latte ovino, così basso da mettere a rischio l’intera filiera.
Così, nemmeno il tempo di festeggiare la vittoria o riflettere sulla sconfitta in Abruzzo, e in Sardegna arrivano ben tre rappresentanti del Governo, premier incluso.
Mentre i partiti d’opposizione, perlopiù silenti fino a ieri, si affrettano a esprimere oggi tutta la loro solidarietà ai pastori in protesta da una settimana.
La storia degli allevatori sardi è ormai nota: in rivolta contro i produttori di formaggio (la maggior parte viene trasformato in pecorino romano) che hanno imposto un prezzo di mercato (sic) del latte troppo basso perfino per pagarsi i costi di produzione, da giorni ne riversano migliaia di litri per strada.
Il principio alla base della protesta è tanto immediato quanto efficace: meglio buttarlo che regalarlo agli industriali.
Circa 60 centesimi al litro, molto meno degli 85 centesimi dell’anno scorso, è quanto sono disposte a pagare le industrie casearie. Da ottobre scorso Coldiretti denuncia l’insostenibilità per la filiera a questi prezzi, ma è rimasta inascoltata.
Così una settimana fa i pastori hanno tolto i guanti: tra blocchi stradali, agguati ai tir e inondazioni di strade statali del frutto del loro lavoro, hanno raccolto la vicinanza di molte categorie, dai commercianti alle cooperative del comparto fino al mondo del calcio.
Metodi certamente poco ortodossi, ma che hanno prodotto l’effetto sperato sull’opinione pubblica.
Così in un solo giorno arrivano il premier Conte accompagnato dal ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio (Lega) e dalla ministra per il Sud Barbara Lezzi (M5S).
Via le dichiarazioni su come ricostruire le zone colpite dal sisma e sulle carenze infrastrutturali dell’Abruzzo, ora si parla solo del prezzo del latte: “La loro protesta e le loro istanze non possono rimanere inascoltate. Occorre comprendere subito le loro ragioni. Oggi pomeriggio sarò a Cagliari per avviare un Contratto istituzionale di sviluppo e sarà questa una buona occasione per incontrarli”, ha scritto il premier Conte su Facebook.
A tempo di record, già è stato predisposto un set di possibili soluzioni per i problemi dei pastori.
Il vicepremier Matteo Salvini ritiene sia da stabilire un “prezzo di minimo fissato per legge così come accade in altre filiere per evitare che ci sia qualcuno che specula”.
Per Centinaio non sono da escludere “aiuti di Stato” per venire in aiuto ai pastori anche se, riconosce, serve una soluzione strutturale del problema evitando di incorrere in infrazioni europee.
Per esempio, Maurizio Martina del Pd ieri ha proposto la creazione di un fondo pubblico per il latte ovino da almeno 25 milioni di euro. Ma per Centinaio il rischio, “senza fare il catastrofista, è che oggi parliamo dei pastori, domani dei produttori di pomodori, poi di quelli delle zucchine, poi di quelli delle arance, poi c’è il problema delle olive: Il problema insomma è nella filiera tra l’agricoltore e il distributore”.
In altre parole è nel prezzo fissato dagli industriali che ogni anno devono trasformare circa 300 milioni di litri di latte, di cui il 60% in capo alle cooperative e il restante alle aziende casearie. Tutto il comparto conta circa 12mila imprese.
Di certo è il segnale che, archiviato l’Abruzzo, la campagna elettorale per la Sardegna può iniziare.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL PREZZO DI 60 CENTESIMI NON COPRE LE SPESE DI PRODUZIONE
La protesta del latte versato non si ferma e i pastori sardi minacciano di bloccare le elezioni
in programma per il prossimo 24 febbraio in Sardegna: la protesta nasce dall’irrisorio prezzo pagato dai caseifici che producono il pecorino romano: 0,60 centesimi al litro, una cifra inferiore ai costi di produzione secondo i pastori.
«Il prezzo giusto — secondo Elisabetta Falchi, vice presidente nazionale di Confagricoltura — dovrebbe essere di 1 euro, ma gli industriali fanno cartello».
Principalmente nelle province di Sassari e Nuoro si produce il 97% del pecorino romano con il latte di circa 2.700.000 pecore.
Il surplus di produzione del pecorino — meno richiesto dai mercati- ha rallentato la richiesta di latte abbattendone il prezzo.
La situazione rischia di provocare ricadute nel resto d’Italia. In particolare nel Lazio dove con il latte di circa 800 mila capi in 3 mila allevamenti, vengono prodotti pecorini, le caciotte stagionate di Amatrice, formaggi e ricotte della provincia di Frosinone.
Nel viterbese e nella Ciociaria il prezzo è ancora intorno ai 75-80 centesimi al litro (la metà comunque di 15 anni fa) ma è concreta la minaccia di alcuni caseifici di acquistare la materia prima in Sardegna visto il basso costo.
Oggi saranno denunciati per danneggiamento e violenza privata cinque persone — tre disoccupati di Ortacesus e due allevatori di Senorbì — per aver costretto sabato un autotrasportatore a versare in strada ben 11 mila litri di latte.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
“LA SANTANCHE’ DICE CHE CONTANO SOLO I SOLDI? LO DICONO ANCHE LE PUTTANE”
“Scontro Francia-Italia? La Francia ha ragione. Vorrei essere governato da Macron. Altra classe. Guarda questi qui di profilo, nemmeno Neanderthal“.
Così, in una incontenibile intervista a La Zanzara (Radio24), si esprime il fotografo Oliviero Toscani, che rincara: “Siamo diventati gli stupidi del villaggio globale grazie a questi due partiti che ci governano. Non ci caga più nessuno, non contiamo niente e facciamo ridere i polli. Una volta Grillo faceva gli spettacoli comici e questo spettacolo oggi lo abbiamo portato in Parlamento, in aula. Lo show continua”.
E sui due vicepresidenti del Consiglio aggiunge: “Non li nomino più quei due, portano sfiga. Mi sto toccando a pelle. Guardate cosa è successo da quando sono al governo: tutte sfighe, come la recessione. E facevano pure i fighi con la Ue. Vive la France!”.
Caustico anche il commento sul direttore di Rai Due, Carlo Freccero (“soffre di andropausa televisiva”) e sulla senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, la quale, nella trasmissione “Alla lavagna”, su Rai Tre, aveva esaltato l’importanza del denaro per la libertà : “Ha detto che i soldi servono a essere liberi? Anche le puttane dicono questo. E’ una cosa becera, non puoi dirlo ai bambini. E’ proprio da internare“.
Battuta finale sul divorzio tra l’europarlamentare dem Cècile Kyenge e il marito Domenico Grispino, da un anno elettore della Lega: “Ovunque ci sono donne sante e mariti coglioni. E viceversa. Se dovessi avere una relazione con una donna della Lega, non ci starei sicuramente perchè è una di cultura o una grande intellettuale o una intenditrice di Godard o di Welles. No. E’ impossibile, una militante della Lega non può essere una intellettuale. Fatemi l’esempio di uno della Lega acculturato. Fatemelo cazzo”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
STRAGE DI VIAREGGIO: “LO FACCIO PER RISPETTO ALLE VITTIME E PERCHE’ DIMOSTRERO’ IN AULA CHE SONO INNOCENTE”
La procura generale di Firenze ha chiesto 15 anni e 6 mesi di condanna per Mauro Moretti,
sia come amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana sia come ad di Ferrovie dello Stato (per questa parte fu assolto in primo grado dove fu condannato a 7 anni) in relazione alla strage ferroviaria di Viareggio del 2009 che causò 32 morti.
Chiesti inoltre 14 anni e 6 mesi per Michele Mario Elia (ex ad Rfi) e 7 anni e 6 mesi per Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia). Le richieste considerano 6 mesi di taglio per la prescrizione di alcuni reati.
“Ho preso atto di quello che ha detto il procuratore, sono parecchi anni che si discute in merito alla prescrizione e sono stato spesso portato a bersaglio, per la prescrizione, per i fatti di Viareggio. Rinuncio alla prescrizione, lo faccio per rispetto delle vittime, dei familiari delle vittime e del loro dolore. Lo faccio perchè ritengo di essere innocente”, ha detto Mauro Moretti.
Una lezione di stile a chi invoca l’impunità per sequestro di persona.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
NON BASTA UNA MACCHIETTA DI RIVOLUZIONARIO DELLA DOMENICA PER FAR DIMENTICARE LA DERIVA SOVRANISTA CHE HA MINATO LA TRASVERSALITA’ CHE ERA LA FORZA DEL MOVIMENTO
Lui ce l’ha messa tutta: si è fatto vedere con Sara Marcozzi insieme a Luigi Di Maio per risollevare le sorti alle urne del MoVimento 5 Stelle in una tornata elettorale che lo vedeva partire favorito, come in Sardegna, visto che le elezioni politiche del 4 marzo lo vedevano primo partito in Regione e nel frattempo i grillini avevano governato il paese.
Eppure Alessandro Di Battista non è bastato per vincere le elezioni in Abruzzo e il rischio è che non sia sufficiente nemmeno per la Sardegna, dove le suppletive di Cagliari hanno già dato un segnale forte al MoVimento.
Alessandro Trocino sul Corriere racconta tutti i dubbi scatenati dal voto:
Segnale pessimo, perchè proprio sulla forza dialettica ed emozionale del figliol prodigo descamisado puntava il Movimento per recuperare il terreno perduto. Certo, l’Abruzzo non è l’Italia. Certo, i 5Stelle scontano la testardaggine con la quale si presentano ad elezioni locali con una sola lista e una manciata di candidati contro un esercito di rivali, muniti di amici e parenti. Certo, la Marcozzi non era una campionessa di empatia.
Ma il segnale è grave. Dove è finita la forza propulsiva della rivoluzione anticasta?
Dove sono finiti quei 300mila voti presi alle Politiche (39,85 per cento), meno di un anno fa?
Il dubbio è che il Movimento non sia «geneticamente» predisposto a governare. Che il potere, con tutto il carico di compromessi, ne stia logorando il bacino di consensi, la «purezza» ideale.
Che scimmiottare la deriva sovranista della Lega, spostandosi a destra, abbia eroso quel capitale di trasversalismo che era la forza del Movimento.
Il crollo del Movimento può portare solo a due risultati: un rinnovamento della classe dirigente nazionale o un inasprimento dei toni contro l’alleato.
Non a caso Pierluigi Castagnetti twitta: «O si dimette Di Maio o votano sì all’autorizzazione a procedere per Salvini».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
NELLE COMMUNITY INVETTIVE CONTRO L’ELETTORATO ABRUZZESE
Il tonfo elettorale forse li ha resi meno lucidi. 
I fan della community “Noi che vogliamo un’Italia a 5 Stelle” hanno commentato il risultato deludente del Movimento in Abruzzo con un post sulla loro pagina Facebook.
Una sorta di omaggio alla candidata Sara Marcozzi, per giustificarne la cattiva prestazione. Grande foto dell’aspirante governatrice e poi l’accusa: “Tutto il bene fatto non è servito a niente. La politica del clientelismo e del servilismo, unito a una buona dose di ignoranza, ha avuto la migliore”.
La migliore? L’evidente sgrammaticatura – nello stesso momento in cui si accusa l’elettorato di ignoranza – ha effetti comici.
Certo non si tratta di una pagina ufficiale del Movimento, nè della candidata Sara Marcozzi, ma è comunque una community con quasi 300 mila follower.
E sotto una pioggia di commenti dello stesso tenore. In cui l’epiteto “ignoranti” ricorre accanto a quello di “pecoroni”.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL SENATORE DEL M5S INDAGATO PER IL IL TWETT SUI PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION
ll senatore Elio Lannutti è indagato dalla Procura di Roma per il reato di diffamazione aggravata dall’odio razziale in relazione ad tweet pubblicato alcune settimane fa sui “Protocolli dei sette savi di Sion”.
Il parlamentare faceva suo il documento falso creato nei primi anni dello scorso secolo dalla polizia segreta dello Zar per alimentare l’odio contro gli ebrei, attribuendo loro un complotto per sottomettere il mondo con la massoneria.
A determinare l’apertura di un procedimento penale è stata una denuncia presentata presso gli uffici della Digos della Comunità Ebraica di Roma, rappresentata dalla presidente Ruth Dureghello.
Lannutti si era poi scusato, attraverso un post su Facebook, dicendo di aver pubblicato un link sui banchieri Rothschild, senza alcun commento. “Mai una frase, un pensiero, un’azione contro gli ebrei perseguitati e trucidati dai nazisti. Mai affermato di essere antisemita. Grazie a tutti quelli che conoscono la mia storia e le mie lotte, che non si prestano a dubbi”, aveva poi aggiunto il fondatore di Adusbef.
Lannutti non è nuovo a frasi shock. Come quella pronunciata a giugno 2018 in cui, riferendosi all’odissea dei migranti a bordo della Lifeline, affermava che le “Ong finanziate da Soros vanno affondate”.
A determinare l’apertura di un procedimento penale è stata una denuncia presentata presso gli uffici della Digos della Comunità Ebraica di Roma, rappresentata dalla presidente Ruth Dureghello. La Dureghello aveva annunciato la denuncia al Corriere della Sera, chiedendo al MoVimento 5 Stelle di espellere il senatore.
Il MoVimento 5 Stelle per tutta risposta aveva inventato l’antisemitismo involontario per annunciare che non avrebbe preso provvedimenti nei confronti del senatore.
Il 22 gennaio scorso Lannutti aveva pubblicato su Twitter un articolo dalla prestigiosa fonte informativa Sapere-news che affermava che ci fosse un collegamento tra gli ebrei, la finanza mondiale e i rettiliani. L’articolo è stato successivamente cancellato dal sito internet che lo aveva pubblicato.
Il fascicolo è coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
HA VOTATO SOLO IL 53% DEGLI AVENTI DIRITTO, L’8,5% IN MENO
Sebbene oramai da molto tempo ogni competizione elettorale fa storia a sè in ragione
dell’elevato grado di mobilità elettorale e della declinante identificazione partitica, unita a una crescente disaffezione nei confronti della politica, le elezioni regionali dell’Abruzzo rappresentano certamente un test di valore nazionale, senza ovviamente dimenticare alcune specificità locali.
Si conferma, per esempio, la crescita di una modalità di non voto, ovvero l’astensionista intermittente che si reca ai seggi solamente per le elezioni politiche.
Rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno, infatti, ci sono stati 143.000 votanti in meno, mentre in confronto alle regionali del 2014 (che si svolsero in concomitanza con le elezioni europeo) il calo è stato di 102.000 votanti.
A causa della diversa platea di aventi diritto al voto (negli elenchi degli elettori delle regionali sono iscritti d’ufficio anche gli italiani residenti all’estero che nelle politiche, invece, sono inseriti negli elenchi della circoscrizioni estero) l’unico confronto in percentuale corretto è, quindi, quello tra le regionali 2019 e quelle del 2014: – 8,5% (dal 61,56% al 53,11%).
In un quadro di “smobilitazione” elettorale, più che le percentuali, diventano utili i raffronti dei dati in valore assoluto che sono perfettamente confrontabili, però, soltanto per il livello delle coalizioni dal momento che la legge elettorale per le regionali permette di voto disgiunto o comunque solo per il candidato presidente.
I risultati finali delle regionali 2019 possono essere messi, con qualche accortezza, a confronto con le politiche 2018 e le precedenti regionali del 2014.
Il centro-destra passa dai 202.000 voti del 2014 ai 270.000 del 2018 per arrivare ai 300.000 di domenica scorsa, con un trend di crescita costante e assai consistente se si considera che cinque anni fa la Lega Nord non si era presentata e nello stesso giorno alle europee aveva ottenuto un magro bottino dell’1,5%.
Dal canto suo, il centro-sinistra che aveva vinto le regionali del 2014 con 320.000, era crollato alle politiche 2018 a 154.000 voti (Pd più alleati 134.000 e Leu 20.000) e con Legnini candidato Presidente risale a 195.000 voti, con un aumento di 41.000 consensi.
Il Movimento 5 Stelle, invece, era stato il trionfatore delle politiche dello scorso anno con 303.000 voti. In un anno perde ben oltre la metà dei voti (126.000 nelle regionali 2019 con una perdita di 177.000 consensi) e scende anche sotto il 2014 quando aveva ottenuto 148.000.
In attesa di analisi puntuali sui flussi, è già possibile ipotizzare con questa analisi sui voti assoluti che i 177.000 voti in uscita dal Movimento 5 Stelle siano andati in larga maggioranza verso l’astensione e in quote minori al centro-destra (Lega) e al centro-sinistra (liste civiche).
Nella coalizione di centro-destra all’avanzata della Lega (circa 59.000 voti in più rispetto alle politiche 2018) fa da contro altare il dimezzamento dei consensi a Forza Italia (meno 56.000 circa), mentre Fratelli d’Italia, nonostante il traino del candidato Presidente crescono solo di 1.000 voti.
Confermano i voti anche i centristi dell’Udc (più 500 voti), mentre sono totalmente aggiuntivi rispetto al perimetro della coalizione delle politiche i 19.500 voti della lista “Azione Politica”.
La presenza di una pluralità di liste civiche rende oggettivamente difficile l’analisi del comportamento elettorale all’interno del centro-sinistra
Dall’Abruzzo arriva un segnale positivo per i sostenitori di un centro-sinistra inclusivo e aperto sia al civismo sia alla sinistra oltre il Pd, mentre per quest’ultimo vengono confermati i problemi legati al logoramento del brand che si erano manifestati già lo scorso anno.
L’esperienza di governo, dunque, pare premiare la Lega e penalizzare il Movimento cinque stelle, mentre per la costruzione di un’alternativa progressista la strada appare ancora lunga, anche se qualche segnale al futuro segretario del Pd sulla direzione di marcia da seguire dall’Abruzzo è arrivato.
(da agenzie)
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