Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
SITUAZIONE TESA NEL MOVIMENTO, GESTIONE DI MAIO SOTTO ACCUSA
“Così non si può andare avanti”. Nell’inner circle di Luigi Di Maio i volti sono sbiancati già quando sono iniziati a circolare i primi exit poll riservati a ridosso della chiusura delle urne. E dire che le sensazioni erano buone. “Hai visto gli ultimi sondaggi? Ce la giochiamo”, confidava speranzoso appena venerdì Gianluca Vacca, sottosegretario alla cultura e abruzzese doc. E invece…
E invece è arrivata la doccia gelata di un risultato dimezzato rispetto alle politiche, con la Lega che invece raddoppia. Sara Marcozzi si palesa davanti alle telecamere quasi tre ore dopo le prime proiezioni. Volto tesissimo. Sono stati centottanta minuti a compulsare illusorie sorprese dai dati reali, ma soprattutto attaccata al telefono per capire cosa fare, cosa dire, come uscirne. La linea che alla fine ha prevalso è stata: minimizzare, minimizzare, minimizzare.
Così ecco partire l’ennesima tiritera dei venti candidati contro le armate avversarie, dei portatori di voto degli altri partiti, della peculiarità delle elezioni amministrative, della sostanziale “conferma dei risultati di cinque anni fa”.
Fatto salvo per quest’ultima, argomentazione piuttosto risibile, tutti elementi che hanno contribuito al desolante quadro del day after.
Ma se il massimo a cui si arriva sono le parole di Danilo Toninelli, secondo il quale “certamente c’è un po’ di delusione perchè se avessimo vinto avremmo dato una enorme mano a quella popolazione”, o quelle del senatore abruzzese Gianluca Castaldi (“Grazie anche di aver condiviso con noi la delusione per risultati che ci aspettavamo migliori”) di certo non basta.
Non basta perchè il capo politico si è speso assai per la corsa della sua candidata. Insieme a Alessandro Di Battista e a una larga fetta del gruppo parlamentare. E se l’Abruzzo è un segnale di un qualcosa ma non è il tutto, è pur sempre un indicatore molto preoccupante.
“Così non va bene — commenta un dirigente stellato — al di là delle locali dove andiamo sempre peggio non possiamo non nasconderci dietro un dito”.
Qui la parte più interessante dell’analisi: “Era un voto amministrativo anche per la Lega, e loro hanno raddoppiato i consensi in una Regione dove storicamente non esistevano”.
E quindi il primo effetto che sta maturando nel post voto è un lento ribaltamento del tavolo.
Con Salvini, fino a ieri accreditato come quello che più facilmente avrebbe potuto imboccare la porta d’uscita dagli stipiti gialloverdi a predicare calma e “nessuna conseguenza sul governo”.
E con il M5s ad interrogarsi sul come, se e quanto questo strano ircocervo gli dreni voti, e fino a quando sarà accettabile prestarsi al gioco.
La fibrillazione è alle stelle. Il deputato Giorgio Trizzino dà voce alle perplessità di tanti: “La Lega ha puntato scientificamente fin dal primo momento ad indebolire ideologicamente e politicamente il Movimento 5 stelle, con il chiaro obiettivo di usarlo fino in fondo prima di gettarlo via”.
Al momento nessuno mette in ballo la tenuta del governo. Almeno non fino alle europee, non fino a che la macchina del reddito di cittadinanza avrà faticosamente cominciato a camminare. Ma la riflessione è aperta.
E investirà con tutte le tensioni del caso i due dossier più delicati al momento sul tavolo: Tav e autorizzazione a procedere per Salvini.
Senza dimenticare la delicata questione delle autonomie. La posta verrà alzata al massimo.
Se sul no a mandare il ministro dell’Interno alla sbarra erano persuasi tutti i vertici, che si costruivano con pazienza la strada, oggi filtra molta più incertezza e preoccupazione.
Una situazione totalmente fuori controllo, nella quale il neo-governatore di Fratelli d’Italia Marco Marsilio può tranquillamente dire che “il voto dimostra l’inconcludenza e l’incompetenza del M5s”, pur appoggiandosi su una maggioranza che per quasi i due terzi ne condivide l’esperienza di governo.
“Ora il momento di una seria analisi”, dice Sergio Battelli, presidente della commissione Affari europei di Montecitorio, mentre l’opposizione interna, da Paola Nugnes a Elena Fattori, alza la voce, guarda a Roberto Fico e chiede un netto cambio di passo.
Dall’identificazione dell’analista dipenderà tutto il futuro prossimo delle 5 stelle.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: elezioni | Commenta »
Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
UNA SERIE DI POST DELIRANTI: DA COLPA DEL PD ALLE LISTE CIVETTA FINO AGLI ABRUZZESI “MAFIOSI”
C’è Mario Improta in arte Marione che dà degli idioti agli elettori abruzzesi e che poi si
lamenta su Facebook perchè gli hanno cancellato la vignetta dando la colpa al PD.
E poi ci sono gli elettori a 5 Stelle che con la classe che li contraddistingue da sempre quando affrontano i risultati elettorali danno la colpa a tutti tranne che ai loro leader. L’analisi della sconfitta nel MoVimento si contraddistingue per alcuni passaggi obbligati sempre uguali.
L’ordine è indifferente, l’importante è non mettere in discussione la leadership del partito. La non-vittoria in Abruzzo non fa eccezione.
Si parte generalmente con una constatazione obbligata: il M5S non ha perso. Anzi: ha vinto perchè è il primo partito.
Non solo, è l’unico vero partito perchè le altre due coalizioni hanno presentato una serie di liste “civetta” e partitini accozzaglia per riuscire a vincere.
A quanto pare ad oggi nessun elettore del M5S è riuscito a spiegare come mai il partito di Casaleggio non scelga di appoggiarsi a liste civiche.
Che non sono un “trucchetto” per barare alle elezioni ma un modo per vincerle. Qualcuno potrebbe pensare che in fondo ai piani alti del MoVimento a pochi interessa vincere davvero.
Ed eccoli quindi tutti in fila a raccontarci che il M5S può ancora guardare tutti dall’alto in basso, a testa alta, perchè senza accozzaglie il MoVimento avrebbe sicuramente vinto grazie al quel 20% contro le percentuali decisamente più basse raccolte dalle tante liste “civetta” delle coalizioni di centrodestra o di centrosinistra.
Ma che civetta non sono visto che il loro appoggio ai rispettivi candidati era dichiarato (come del resto prevede la legge).
I geni della matematica pensano che abolendo le “liste civetta” (a proposito, perchè non lo fanno visto che sono al governo?) il 20% della Marcozzi sarebbe stato sufficiente per trionfare. Forse perchè pensano che gli elettori delle parti avverse scomparirebbero. Ma non è così.
L’apice lo raggiunge Dino Giarrusso che ad Agorà ha detto che la Marcozzi ha conquistato più voti rispetto alle precedenti regionali. Il problema è che non è vero e quando Serena Bortone lo corregge Giarrusso casca dal pero e chiede scusa.
La spiegazione non vi convince? Non vi preoccupate, se non vi piacciono le nostre idee ne abbiamo altre.
Ecco qui che qualcuno dà la colpa al PD (e a chi sennò?). Sono stati gli elettori piddini a far perdere la Marcozzi votando per il candidato di Centrodestra.
Pur di non far vincere un pentastellato gli elettori di centrosinistra hanno deciso di far vincere il candidato di Fratelli d’Italia sostenuto dalla Lega.
Gli analisti di Twitter ci spiegano che invece è proprio la piddinizzazione del MoVimento a causarne la sconfitta e che se il processo dovesse continuare potremmo addirittura assistere alla sparizione del M5S.
Insomma, quando si perde è colpa degli altri, o perchè hanno votato per fare un dispetto o perchè il partito sta “imitando” il PD.
Ma se il M5S continuerà a conservare la sua quota di originalità allora potrà continuare a vincere. Come ha fatto alle politiche del 4 marzo, quando per andare al governo ha dovuto fare un inciucio, pardon “contratto” con la Lega.
C’è però anche chi dà la colpa proprio alla candidata Sara Marcozzi. Alcuni pentastellati si chiedono come mai sia stata candidata per una seconda volta nonostante avesse già perso le ultime regionali.
E viene sollevato così un problema di nepotismo e favoritismi all’interno del MoVimento 5 Stelle. La candidata alle regionali è infatti la compagna del sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Giorgio Sorial.
Ma è solo un attimo.
La linea ufficiale è un’altra e la riassume bene il senatore Gianluigi Paragone che a Radio Cusano Campus ha detto che il voto «ci dice che i cittadini abruzzesi hanno gradito il modo in cui in questi anni sono state gestite le cose e quindi non avevano intenzione di cambiare. Evidentemente gli abruzzesi sono soddisfatti della gestione del centrosinistra e di quella del centrodestra nel recente passato».
Sentite anche voi un poderoso sfregare di denti? Non vi sbagliate perchè Paragone ci tiene a ribadire che «il voto delle amministrative è marginale e si prendono in considerazione aspetti della quotidianità , e’ un voto che riguarda soprattutto la sanità ». Robetta insomma.
La linea di Paragone si traduce in una serie di post di insulti contro gli abruzzesi colpevoli di aver votato per quelli sbagliati.
È noto che per il M5S l’esercizio della democrazia e della sovranità popolare è valido solo quando a vincere sono loro. Quando invece vincono gli altri (sempre senza che il M5S perda, mi raccomando) succede che il voto venga utilizzato per dimostrare che gli abruzzesi “sono solo feccia”, come scrive qualche esaltato sulla pagina Facebook della Marcozzi.
Altri parlano di “tradimento” perchè il M5S aveva donato quattro ambulanze e un macchinario per liberare le strade dalla neve.
Insomma fosse anche solo per riconoscenza gli abruzzesi avrebbero dovuto votare per la Marcozzi.
La prossima volta meglio donare le ambulanze ma senza le ruote, con la promessa di regalarle solo in caso di esito positivo della consultazione elettorale (vedi anche “voto di scambio”).
La reazione è chiara: non bisogna più donare soldi ai terremotati. Esattamente la stessa reazione di quando i terremotati di Mirandola non votarono per il M5S nonostante le donazioni.
«La maggior parte degli italiani sono bastardi e sacchi di merda, è un dato di fatto che molti cornuti crescono figli non loro» commenta un altro elettore a 5 Stelle evidentemente soddisfatto per la non-vittoria in Abruzzo.
Altri invece si consolano augurando agli abruzzesi di rimanere una regione del terzo mondo o spiegando che in Abruzzo preferiscono pregiudicati e ladri all’onestà pentastellata.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
“OCCORRE UNO SCATTO D’ORGOGLIO DEL NOSTRO MONDO PERCHE’ NON ABBIA LA MEGLIO LA PEGGIORE DESTRA SOVRANISTA”
“Purtroppo tradire la propria identità non paga”. Così la senatrice M5S Elena Fattori commenta la debacle del Movimento 5 Stelle alle regionali in Abruzzo.
“Spero fortemente – risponde ad Antonio Atte dell’Adnkronos la parlamentare ‘ribelle’ – che ci sia uno scatto di orgoglio da parte del mondo 5 Stelle prima delle europee per non lasciare che abbiano la meglio le peggiori destre sovraniste. La sovranità che proponeva il Movimento era un approccio diverso”.
“Sicuramente – insiste Fattori – occorre un ripensamento delle modalità usate sin qui che hanno avuto un effetto devastante sulla natura profonda e sulla fiducia nel Movimento. Purtroppo chi lo aveva capito sin dall’inizio non solo non è stato ascoltato ma emarginato nelle azioni politiche reali. Non è ancora troppo tardi ma rischia di essere tardi molto presto”.
Riflessione’ è invece la parola d’ordine di un altro Cinquestelle, il deputato Davide Galantino, che ha commentato l’esito delle elezioni abruzzesi in un post su Facebook: “Questi risultati devono portarci a riflettere tutti! Al di là dei meccanismi delle elezioni regionali abbiamo perso 20 punti rispetto alle ultime politiche nonostante ci fossero meno liste in corsa. Ostentare risultati e alimentare troppe speranze non paga. Bisogna essere sinceri e soprattutto saper chiedere scusa quando non puoi mantenere fede a tutte le promesse fatte in campagna elettorale
“Che ci serva di lezione! Il vero cambiamento arriverà quando ogni cittadino italiano potrà essere orgoglioso dei suoi rappresentanti. Il popolo abruzzese ha scelto e va rispettato per le sue scelte”, rimarca il parlamentare grillino, che aggiunge: “A Sara Marcozzi auguro buon lavoro, sono sicuro che con la carica che ci ha trasmesso in questi giorni saprà ottenere comunque grandi risultati!”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
DA SIGNORA DEI PRESEPI A BESTEMMIATRICE
Ieri la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva molto da festeggiare, visto che il
suo candidato Marco Marsili ha vinto la corsa a governatore in Abruzzo stracciando M5S e centrosinistra.
Per questo si è presentata raggiante davanti alle telecamere di MaratonaMentana per sottolineare che si tratta di una giornata storica (questo è il primo candidato di FdI a vincere) durante lo speciale del Tg di La7.
Qui però accade l’imponderabile: un giornalista la interrompe mentre sta parlando per chiederle dei risvolti dei risultati del voto sul governo e lei si arrabbia e lo richiama: «Fìo mio, si nun me fai risponne…. vabeh, allora, fermo un attimo, ricominciamo da capo perchè non si fanno le cose così…».
E proprio dopo questa frase la Meloni sembra biascicare a bassa voce, senza l’intenzione di farsi captare dai microfoni, qualcosa che somiglia molto a una bestemmia: «Porca Mad….».
La frase, ancorchè pronunciata a bassa voce, è stata percepita da molti nel video che è stato hostato su Facebook: tra i commenti c’è chi ricorda a Giorgia di essere una convinta presepista e chi la sfotte per la sua “delicatezza”.
E dire che qualche tempo fa la Meloni si vantava di segnalare con il suo staff i bestemmiatori su Facebook.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
LEGA + 13,5%, FORZA ITALIA – 7% FDI + 2,4% RISPETTO A UN ANNO FA, MA C’E’ UN DATO RILEVANTE: I DUE PARTITI DI GOVERNO SCENDONO DAL 54% DELLE POLITICHE AL 47,2%
Le Regionali in Abruzzo hanno certificato un comune sentore: la politica suicida del maggiordomo in livrea ha portato in un anno il M5S a dimezzare i suoi voti, con un crollo dal 40% al 20%.
In altri tempi e in altri partiti non assolutisti questa mattina Di Maio e la sua corte avrebbero rassegnato le dimissioni per manifesta incapacità .
Non solo hanno tradito per interesse i valori fondanti del M5S, ma non sono neanche riusciti nell’operazione di mantenere i voti e senza quelli spariranno a breve anche le poltrone a loro tante care.
1) Il Centrodestra “che non esiste” vince con il 48%, oltre le previsioni dei sondaggi, con spostamenti interni: la Lega passa dal 14% al 27,5%, Forza Italia scende dal 16% al 9%, Fdi sale dal 4% al 6,5% grazie al traino del candidato governatore.
La Lega cresce del 13,5% facendo proprio il 7% perso da Forza Italia e un 6,5% rosicchiato dal M5S.
2) Il Centrosinistra passa dal 17% al 31,3%, aumentando del 14,1%, grazie a un candidato che non ha voluto esponenti nazionali a fare passerelle in Abruzzo.
Il Pd conferma i suoi voti e la differenza la fa l’ampia alleanza civica a sostegno di Legnini. Chiari segnali di una vasta area di opposizione al governo che si sta organizzando.
3) Il M5S crolla dal 40% al 19,7%, dimezzando i consensi in un solo anno. Nonostante Di Maio e Di Battista ci abbiano messo la faccia e una candidata nota non solo per essere la fidanzata del capoufficio stampa di Di Maio. L’elettorato di fronte alla gestione Di Maio in parte si è astenuto, in parte ha scelto l’originale (Salvini) in parte ha votato per il centrosinistra.
4) L’alleanza di governo ha perso in Abruzzo: M5S e Lega passano dal 54% al 47,2%, ben sotto quella soglia di sicurezza che sbandierano a ogni occasione.
La Lega è al 27.5% ma con quella percentuale non da sola non va da nessuna parte, stessa cosa dicasi per 32-33% che le viene attribuita a livello nazionale. Senza “utili idioti” Salvini rappresenta solo un terzo degli Italiani, il centrosinistra quasi un altro terzo.
Resta al rimanente terzo decidere cosa vuole fare da grande.
argomento: elezioni | Commenta »
Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile
“GRAZIE A QUESTO GOVERNO IL DISABILE VERRA’ DISCRIMINATO TRE VOLTE: NON AVRA’ L’AUMENTO DELL’ASSEGNO, NON ACCEDERA’ AL REDDITO DI CITTADINANZA E AVRA’ PIU’ DIFFICOLTA’ A TROVARE UN LAVORO”
A dicembre Matteo Dall’Osso ha lasciato il Movimento 5 Stelle per passare al gruppo di Forza
Italia. Il giovane deputato bolognese, affetto da sclerosi multipla, è stato per anni tra gli esponenti stellati più osannati dagli attivisti, visto come uomo-simbolo nella lotta alla disabilità .
Eppure sono bastate poche ore perchè diventasse bersaglio di migliaia di insulti e minacce.
In molti casi gli haters tirano in ballo persino la sua malattia, con commenti disgustosi.
“Io non li chiamo haters”, spiega Dall’Osso a TPI: “Preferisco chiamarli ‘diversamente lovers’. Quando sono andato via c’è stato un vero e proprio shitstorm contro di me, alcuni soggetti erano palesemente riconoscibili, altri meno”.
La verità “è che mi sono sentito tradito dal Movimento perchè mi hanno trattato da disabile. E una persona disabile, anche se ingegnere elettronico come il sottoscritto, è sempre percepita come ‘ti diamo questo tozzo di pane, tieni, mangialo’. Mi sono sentito usato per la mia condizione ‘attira voti’ e poi mollato quando ho provato a mettere le mie competenze a servizio della comunità e delle persone affette da disabilità . Io ci credevo tanto, davvero. Credevo che il M5S potesse essere più sensibile a certi temi”.
La rottura si consuma nelle ore in cui il governo lima i dettagli della Legge di Bilancio: “Oggi i disabili percepiscono un assegno di 285 euro al mese. Io ero riuscito a trovare le coperture per alzarlo a 500 euro per i disabili al 100% ed ero convinto che i miei ex colleghi di partito non sarebbero mai stati contrari” visti “i tanti impegni presi per ottenere i voti dei disabili: ma proprio nel giorno della Giornata Internazionale della Disabilità , il Governo ha messo parere contrario sul mio emendamento”.
A quel punto “ho fatto un intervento alle 2 di notte, durante il quale sono riuscito a fargli cambiare idea e l’hanno accantonato. Passata la Giornata Internazionale della Disabilità , alle 3 del mattino, l’hanno bocciato. A quel punto sono passato a Forza Italia. Quando sono andati in tv a dire che avrebbero esteso l’assegno a 780 euro con il reddito di cittadinanza, non nascondo che ho avuto qualche dubbio”.
Ancora una promessa da marinaio: “Non solo non c’è stato alcun aumento dell’assegno di disabilità , ma per la prima volta nella storia della Repubblica, quello attuale verrà conteggiato nell’ISEE come reddito famigliare. Di conseguenza, molte famiglie con a carico un disabile non riceveranno il reddito di cittadinanza. Una follia”.
E poi “c’è un’altra questione: la Legge 68/99 (che ha come finalità la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato, ndr.) obbliga le aziende ad assumere una percentuale di disabili: che questa legge sia disattesa in tutte le regioni di Italia è cosa nota”.
Adesso “con il Rdc le aziende sono incentivate ad assumere chi non ha lavoro, quindi non i disabili. In questo modo il disabile è discriminato tre volte: non avrà l’aumento dell’assegno, in moltissimi casi non accederà al Rdc e avrà molte più difficoltà a trovare un lavoro”.
A conti fatti, tra i paletti messi dal governo per limitare la platea dei beneficiari e ridurre i costi dell’operazione, sembra che a rimetterci siano proprio i più deboli: “Una volta il disabile veniva trattato da disabile”, prosegue il deputato, “oggi vene trattato da ‘povero disabile’”.
Il reddito di cittadinanza “è una misura inclusiva che viene data alle persone povere che hanno un ISEE al di sotto di 9.600 euro. Calcolando come reddito l’assegno di disabilità , chi ha un disabile in famiglia ha una fonte di ricchezza. Nella loro incompetenza, non capiscono che quei 280 euro sono una misura economica volta a parificare le persone: se hai una disabilità lo Stato contribuisce alle spese extra causate dalla tua malattia. Oltre a quelli per mangiare, un disabile ha costi legati alla sua condizione, indispensabili tanto quanto nutrirsi”.
Mai come oggi in politica il confine tra “furbizia” e “incompetenza” appare labile. I detrattori del Movimento trovano nei 5 stelle entrambe le cose, all’ennesima potenza. “Ho letto un libro, ‘Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google’ (di Antonio Sgobba, ndr); ci ricorda che più una persona conosce, più sa di non sapere. Più non conosce, più pensa di sapere”.
“A parte i tanti che mi hanno insultato sui social network senza sapere il motivo della mia scelta, mi sono sentito voltare le spalle da molti miei ex colleghi. ‘Eri una così brava persona’, mi dicevano”.
Ma “io sono sempre lo stesso, però, sono loro ad essere cambiati. Mi hanno accusato di essere andato via per tenermi tutti i soldi, ma continuerò a dare parte del mio stipendio a un ospedale pubblico e non a un’azienda privata. Mi hanno scritto che dovrei cercarmi un lavoro, ma io a differenza di tanti altri lavoro da quando avevo 24 anni, anche all’estero come ricercatore. Se tagliassero lo stipendio dell’80% ai parlamentari che prima non lavoravano, ritroveresti alcuni di loro per strada a chiedere l’elemosina. Me ne viene in mente uno che oggi ha tre ministeri, guida una formazione politica ed è anche vice premier. Non mi pare abbia mai lavorato prima. Però non parlo male delle persone, parlo bene di chi se lo merita”.
Dall’Osso sorride e aggiunge: “È incomprensibile come si possa avere una mancanza di sensibilità verso una persona che forse può insegnare qualcosa. Quelli che promettevano di difendere i più deboli hanno dato i soldi per ridurre l’Iva sul tartufo e non li hanno trovati per i disabili: la prossima volta rinasco tartufo”.
Gli insulti ricevuti da Matteo Dall’Osso hanno messo ulteriormente in luce la strategia di comunicazione utilizzata dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega: creare un nemico e colpirlo, accrescendo il consenso sul conflitto. E il nemico può essere un migrante, un avversario politico, un’intera nazione come la Francia, un deputato affetto da sclerosi multipla che passa a un altro partito.
“A ferirmi sono state le parole di Beppe Grillo: ‘Sono disponibile a pagare il doppio di quello che ha fatto Berlusconi per comprare i parlamentari in saldo’. Esperto di processi come è non ha fatto nomi, ma il riferimento era chiaro. Gi ho risposto che da buon genovese per lui sarebbe facile, perchè nessuno mi ha dato un euro”.
L’insulto che lo ha preoccupato di più?
“Quello di un diversamente lover: ‘Adesso devi chiedere la scorta. sappi che se ti incontro…’”.
Solo una volta uscito, il parlamentare si è reso conto dell’incitamento “all’odio” da parte del Movimento: “Da fuori ti accorgi che hai avuto a che fare con una sorta di Scientology, una setta. Quando sei dentro, ti senti dalla parte del giusto. Sono passato a Forza Italia volontariamente, perchè trattato da disabile ho voluto dimostrare che i veri disabili sono loro che non riconoscono le emozioni e i sentimenti dell’altro. Non ci vuole un ingegnere per capire quello che ho provato. Mi dispiace che molti di loro non abbiano studiato e non abbiano mai letto un libro per essere in grado di capirlo”.
In molti hanno creduto e continuano a credere nel Movimento; spesso l’approccio è dogmatico, non c’è voglia di ascoltare ragioni. Eppure c’è chi inizia a ricredersi, e la delusione comincia a manifestarsi. “Molti rimarranno delusi, come sono delusi i disabili. Io voterò a favore del Rdc perchè ne ho sempre condiviso le ragioni, ma non si risolverà assolutamente il problema della povertà per cinque milioni di persone”.
Lo voterà , annuncia, “citando un proverbio bolognese che in italiano fa ‘la ragione si dà ai matti e alle quaglie, basta che stiano buone’. Una volta il leitmotiv del Movimento era che nessuno doveva restare indietro. Era una cosa che a me piaceva tanto, perchè io disabile mi sentivo indietro”.
Oggi, “uno vale l’altro, ma non è detto che l’altro sia migliore. Ormai da molto tempo decidono tutto in in tre o quattro, all’inizio non era così: per ogni decisione si alzava la mano. Alla prima legislatura firmammo un contratto secondo il quale la linea comunicativa del Movimento sarebbe stata gestita da Grillo e dallo staff. Noi non potevamo dire nulla. Per cinque anni sono rimasto nell’ombra come tanti altri per questo motivo”.
Per Dall’Osso “i leader hanno snaturato il movimento con il direttorio, creando dei personaggi. Per questo Gianroberto Casaleggio voleva che nessuno andasse in televisione o diventasse un leader: voleva che ognuno fosse leader di sè stesso”.
“Hanno tradito l’idea di Casaleggio ma anche l’idea di Beppe Grillo. Lo stesso Beppe si è tradito: durante la prima campagna diceva: ‘Noi siamo un movimento leaderless, senza sede, senza soldi’. Oggi la Casaleggio Associati fa sei milioni di euro in 5 anni grazie alle donazioni ‘spontanee’ dei parlamentari… molti di loro all’interno soffrono, ma una regola del Movimento è che tutto quello che accade dentro non puoi raccontarlo fuori”.
C’è chi, anche tra gli eletti del partito della Casaleggio Associati, ha accusato più o meno velatamente Dall’Osso di sfruttare la sua condizione di disabile per ottenere dei benefici.
“Pubblicai online la mia storia di malato, letta da qualche migliaio di persone in Italia; in molti ne hanno tratto giovamento. Un produttore mi propose di fare un film per aiutare i malati come me, accettai per puro spirito ecumenico; non voglio guadagnare sulla malattia”.
Ma “quando sono uscito dal Movimento, c’è chi ha fatto girare la voce che lo avessi fatto per far produrre il film: l’ennesima fesseria per poter dire ‘ecco, lo ha fatto per soldi’, la solita strategia, insomma”.
La verità — spiega — “è che quando in una coppia c’è uno che ti tradisce è difficile rimanere insieme. Se si mente una volta è facile che si menta anche una seconda”.
E i grillini, a suo dire, “mentono” abbastanza spesso: “Hanno fatto nuovo hastag: tutto quello che diciamo facciamo. A parte che tutto quello che dicono alla fine non fanno, il vero problema è quello che non dicono e che non fanno. Ci sono tante cose che non dicono e che dovrebbero dire, cose che non fanno e che dovrebbero fare come ad esempio tutelare i più deboli. Oltre a 5 milioni di persone senza lavoro ci sono le persone disabili e le persone disabili senza lavoro”. Anche se non sono tartufi, qualcuno dovrebbe occuparsi di loro.
(da “TPI”)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile
CAMBIA NOME PER DEDICARLO AD ALAN KURDI, IL PICCOLO ALAN DI TRE ANNI IL CUI CORPO SENZA VITA FU RITROVATO SU UNA SPIAGGIA TURCA NEL SETTEMBRE 2015
Loro, chi salva le vite, sono vittime di una campagna di criminalizzazione, alimentata dall’odio dei sedicenti ‘sovranisti’ europei
Ma chi aiuta gli ultima ha il dovere della memoria: una nave usata dall’organizzazione umanitaria tedesca Sea-Eye per il salvataggio dei migranti in mare è stata ribattezzata oggi nel corso di una cerimonia che si è svolta nel porto di Palma de Mallorca con il nome di Alan (Aylan) Kurdi, il rifugiato curdo-siriano di tre anni la cui famiglia era fuggita da Kobane il cui corpo senza vita fu ritrovato su una spiaggia turca nel settembre 2015.
Le immagini fecero il giro del mondo.
A più di un mese da un’odissea umanitaria nel Mediterraneo lunga 19 giorni, condivisa con la Sea Watch, l’organizzazione tedesca Sea Eye si prepara a tornare nel Mediterraneo
A darne notizia è stata la stessa Ong: “Siamo felici che una nave di salvataggio porti il nome di nostro figlio. Mio figlio sulla spiaggia non dovrà mai essere dimenticato”, ha detto il padre Abdula Kurdi. Nel naufragio morirono Alan, il fratello Galib e la madre Rehana.
Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle Isole Baleari e della comunità musulmana, oltre al vescovo di Mallorca, Sebastià¡n Taltavull Anglada.
(da agenzie)
argomento: radici e valori | Commenta »
Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA BLOCCA DI MAIO E SALIVINI
L’indipendenza di Bankitalia “va difesa. Mi sono già espresso”. Lo ha detto il ministro
dell’Economia, Giovanni Tria, avvicinato dall’ANSA nelle vie del centro di Roma
Le parole del ministro dell’Economia arrivano poco dopo le dichiarazioni dei due vicepremier sulla necessità di discontinuità : “Sono d’accordo con Di Maio. Provare a guardare avanti mi sembra il minimo”, ha detto Matteo Salvini. Il riferimento è alle parole del vicepremier pentastellato che in merito alla nomina del direttorio di Bankitalia e Consob ha parlato della necessità di avere “discontinuità “.
“Chi è pagato per vigilare e non vigila deve cambiare”, ha ribadito Salvini che poi ha aggiunto: “Ci sono mega dirigenti con mega stipendi che dovevano controllare i risparmi degli italiani. Non mi sembra siano stati molto efficaci in questa situazione di controllo”.
Sentito dall’Agi, Tria ha precisato: “Sulla difesa dell’indipendenza della Banca d’Italia è stata un’affermazione prettamente istituzionale, ovvia e persino banale. Le parole di Tria non sono indirizzate contro nessuno”.
(da agenzie)
argomento: economia | Commenta »
Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA LETTERA DI UNA DIRIGENTE SCOLASTICA: “ISTITUTI INSICURI, POCHI FONDI PER LA MANUTENZIONE, ORARI DI LAVORO NON RETRIBUITI”
Illustre ministro Bussetti,
ho avuto modo di vedere il video che la ritrae in visita nella nostra provincia, ad Afragola e Caivano, ed ascoltare la sua risposta ad una domanda di un giornalista. Le devo confessare che mi hanno molto colpito le sue parole e il suo sguardo: appariva disgustato e disturbato e allora, mi sono chiesta, perchè?
Forse è dura vedere realtà della profonda provincia del napoletano, scuole che definire difficili è davvero un eufemismo.
E ho pensato che mi farebbe piacere se volesse anche venire in visita a Procida, la più piccola isola del golfo di Napoli, nell’istituto comprensivo “ 1° C. D. Capraro” che dirigo da 4 anni.
Sicuramente il paesaggio la meraviglierà e il suo sguardo potrà apparire più sereno: il mare azzurro, l’incanto del borgo di pescatori della Corricella, la cucina strepitosa, il fascino dell’ex carcere di Terra Murata, una realtà decisamente più armoniosa dei luoghi da lei visitatil’altro giorno.
Pur tuttavia, anche Procida è come Afragola, Caivano e la maggior parte del Sud Italia e le racconto perchè.
La nostra scuola ha circa 1000 alunni, dai 3 ai 13 anni, 138 docenti, 13 collaboratori scolastici, 6 unità di personale amministrativo ed è ubicata su 4 plessi.
Il trasferimento ordinario di fondi dal Miur per questa comunità ( che a Procida costituisce la prima “ azienda” dell’isola, per numeri) è di circa 16.000 euro all’anno: fondi che servono per il funzionamento generale e la didattica (dalla carta, al materiale di cancelleria, a eventuali sussidi didattici, piccole riparazioni, carta igienica, assicurazione degli alunni). Ricordo che, non essendo un istituto superiore, non è previsto il versamento di tasse scolastiche da parte delle famiglie, ma un contributo volontario, che non sempre viene erogato.
Questo è il capitolo dei fondi. Apriamo ora il capitolo dei sacrifici e dell’impegno da lei evocati.
L’orario di lavoro dei docenti va spesso al di là di quello previsto dal contratto di lavoro: ricordo che per un docente dell’Infanzia l’orario di servizio settimanale è di 25 ore, per un docente della Primaria di 22 ore per uno stipendio medio di 1400 euro, per un docente della Secondaria di Primo Grado si tratta di 18 ore per una media di 1600 euro ( ovviamente a queste ore si sommano altre funzionali all’insegnamento, fino a un massimo di 80 ore annue ed altre ancora legate alla preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, l’accompagnamento a visite guidate, viaggi di istruzione ecc., rigorosamente non retribuite).
Gli stipendi medi di un assistente amministrativo sono di 1300 euro, quelli di un collaboratore scolastico di 1200.
Un dirigente scolastico, ruolo di “privilegio” nella scuola, non più preside ma “manager” (come si ama dire da qualche anno) percepisce uno stipendio mensile che non arriva a 3000 euro netti, con responsabilità civili, penali, disciplinari e soprattutto equiparato a un “datore di lavoro” per quanto riguarda la sicurezza.
Questo è il quadro delle retribuzioni e, sommariamente, delle responsabilità di chi opera, a diverso titolo nella scuola: a questo aggiungiamo il “non riconoscimento” sociale che ormai da anni investe il mondo della scuola, i tanti luoghi comuni che circolano ( tre mesi di ferie per i docenti, le scuole chiuse quando finiscono le attività didattiche, solo per citare due bugie che ormai si sono trasformate in certezze nell’opinione pubblica).
Aggiungo, solo a titolo esemplificativo, che i docenti spesso conoscono oltre che i nomi di tutti gli alunni, le loro storie, le loro paure, i loro desideri, i disagi ed i sogni, perchè anche al di fuori delle aule, a dispetto di un immaginario collettivo superficiale, li ascoltano, li seguono, li “ orientano”.
Vogliamo parlare delle strutture nelle quali lavoriamo? Mi autodenuncio: sono una scuola non adeguata alla normativa antincendio.
Al Sud siamo tutte scuole in questa situazione: ma, a quanto pare, questo non è un tema urgente per il governo. Per non parlare della certificazione completa che le scuole dovrebbero avere sul versante della sicurezza: credo, caro ministro, che d’ufficio possa chiudere quasi tutte le scuole meridionali ( ma, se i dati non mentono, anche molte del Nord).
Le scuole più “ fortunate” dipendono da enti locali che erogano ordinariamente fondi, forniscono il riscaldamento e gli arredi, si occupano della manutenzione ordinaria e straordinaria. Peccato che la maggior parte di noi dipenda da enti locali in dissesto o predissesto, che, dunque, non riescono materialmente nemmeno a garantire l’ordinario.
E, secondo lei, se domattina nella mia bella scuola, nella mia isola felice, dopo una pioggia torrenziale, non volesse il cielo dovesse staccarsi una guaina impermeabile e colpire un alunno che aspetta l’ingresso nel cortile, come farei a dimostrare di non essere responsabile di non aver eliminato il pericolo?
Inutile dirle che, a dispetto del mio contratto, lavoro mediamente 10 ore al giorno, con il cellulare sempre acceso per eventuali comunicazioni di servizio e diversi weekend impegnati a studiare documenti e circolari che, durante la giornata, non riusciamo nemmeno a sfogliare.
Questa è la mia quotidianità a Procida, come tanti altri dirigenti scolastici nella città e nella provincia di Napoli, come ad Afragola e Caivano, dove, a differenza mia, devono anche “combattere” con territori difficili, dove il disagio giovanile spesso incrocia la camorra e la microdelinquenza. E allora: a quale impegno e sacrificio pensava quando, con sguardo seccato, rispondeva alla domanda del giornalista?
(da “La Repubblica”)
argomento: denuncia | Commenta »