Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
VERRA’ IL GIORNO CHE QUESTA CLASSE POLITICA DOVRA’ RISPONDERE DI CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ DAVANTI A UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE E NON CI SARA’ NESSUNA PIETA’
Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, scrive una lettera al
premier Conte, dicendosi “preoccupata” per le possibili “ripercussioni del decreto sicurezza sul diritto di accesso all’accoglienza e ai servizi essenziali, come salute e educazione, per i residenti che hanno un permesso di soggiorno per motivi umanitari e dalle sconcertanti informazioni che indicano che un certo numero di loro sarebbero a rischio di restare senza un alloggio”.
Ma non solo. Da Strasburgo arriva un esplicito invito a non ostacolare il lavoro delle Ong.
Tra le misure che preoccupano molto il commissario ci sono anche quelle “che ostacolano e criminalizzano il lavoro delle Ong che giocano un ruolo essenziale nel salvataggio di vite in mare” e il fatto che “le responsabilità per le operazioni di ricerca e salvataggio siano state lasciate ad autorità che sembrano riluttanti o incapaci di proteggere i migranti salvati dalla tortura o trattamenti inumani e degradanti”
La “apparente fretta” e le “brusca” modalità del “trasferimento” dei residenti del Cara di Castelnuovo di Porto in altre strutture “compromette i significativi investimenti fatti per la loro integrazione”.
La commissaria di Strasburgo concede che ” ridurre l’uso dei Cara potrebbe essere un fatto positivo”, ma è necessario garantire ai residenti dei centri un'”adeguata accoglienza” in altre strutture per “rispettare la dignità umana” dei migranti.
Mijatovic si dice inoltre “profondamente preoccupata” riguardo alle “recenti misure che ostacolano e criminalizzano il lavoro delle ong, che svolgono un ruolo fondamentale nel salvare vite umane”.
A tal fine, la commissaria chiede al governo italiano che i diritti umani delle persone soccorse in mare “non siano mai messi a rischio a causa degli attuali disaccordi tra gli stati membri riguardo al loro sbarco, e che le considerazioni umanitarie siano sempre una priorità “.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
L’ITALIA FANALINO DI CODA DELL’EUROPA GRAZIE ALLE MISURE DI LEGA E M5S… SIAMO VICINI AL BARATRO
L’economia sembrerebbe a prima vista il terreno arido dei numeri e della razionalità . Dunque male si esporrebbe ad appelli al sentimento.
Eppure, dopo otto mesi di governo gialloverde l’unica strada che sembra percorribile è quella di un accorato richiamo al buon senso e all’amor di Patria.
Le indicazioni che vengono dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale parlano chiaro: la recessione nella quale siamo ormai impantanati è da imputare alle “incertezze” sulla posizione politica del governo e al conseguente calo della domanda e degli investimenti interni.
Il Fondo monetario si spinge ancora più in là : boccia la struttura del reddito di cittadinanza e lancia un allarme sui costi dei prepensionamenti di quota 100.
La bandiera degli investimenti sventolata dal ministro dell’Economia Tria, come ha notato Moscovici, non si è vista.
Anzi quest’anno, come è stato più volte denunciato, manca all’appello un miliardo rispetto al pur magro 2018.
Il Pil sceso ad un umiliante 0,2 per cento, che vale 1,1 punti in meno dell’Eurozona, reagisce indispettito e si accovaccia umiliato di fronte alle politiche che spingono verso una triste decrescita.
Le incertezze sulla Tav, il blocco delle perforazioni nell’Adriatico per un paese che dipende per gran parte dall’importazione di energia, l’ondivaga diffidenza sui grandi eventi sportivi.
Gli imprenditori, anche quelli del Nord Est, cominciano a capire che così andiamo a sbattere: il cosiddetto decreto “dignità ” sul lavoro ha provocato l’interruzione di molti contratti, i limiti alle aperture domenicali nel mezzo di una recessione metteranno a rischio 40 mila posti.
Certo mandare in pensione la gente e aiutare il disagio e la povertà sono obiettivi giusti, ma il problema è come perseguirli, e sono in molti a dire che strada imboccata è stata quella sbagliata.
Con quota 100, per circa 4 miliardi, vanno in pensione lavoratori del Nord e statali con solide storie contributive che avrebbero pure potuto continuare a lavorare, giacchè i lavoratori usurati erano già stati abbondantemente tutelati dai provvedimenti del vecchio governo.
Come pure gli interventi di contrasto alla povertà già esistevano, bastava mettere qualche miliardo in più: invece si è arrivati a fare un provvedimento che penalizza le famiglie man mano che crescono di componenti per mantenere – come ha denunciato con un intervento di alto profilo intellettuale il presidente dell’Inps Tito Boeri – il punto dei 780 euro.
Se dieci miliardi fossero stati indirizzati alla riduzione del costo del lavoro, a qualche taglio alle tasse e se la ricerca di equità sociale si fosse rivolta al ripristino dell’Imu sulla prima casa – come suggerisce l’Fmi e non “Rifonda” – forse oggi ci troveremmo in una situazione diversa. E non dovremmo vivere l’ansia dei prossimi mesi con una crisi finanziaria dietro l’angolo.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL NOSTRO PAESE ORMAI E’ VISTO COME UN PERICOLO PER L’ECONOMIA MONDIALE
Le Borse europee si appesantiscono con la diffusione delle previsioni economiche da parte della
Commissione europea che evidenziano un generale rallentamento dell’economia, con un peggioramento delle stime in particolare per Italia e Germania. Milano peggiora a -1,66% a metà giornata, con Fca in profondo rosso dopo i risultati annuali arrivati insieme a quelli di molte banche come Unicredit e Mps.
Francoforte perde l’1,6%, Parigi lo 0,91% mentre Londra tiene a -0,19% guardando agli incontri della premier Theresa May, oggi a Bruxelles per cercare di riaprire il negoziato sulla Brexit.
Chiusura in moderato ribasso per la Borsa di Tokyo con l’indice Nikkei che ha lasciato sul terreno lo 0,59%. Ancora chiuse Hong Kong e Shanghai, nella settimana del capodanno lunare.
L’euro è in calo a 1,1355 dollari, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna a correre dopo il maxi-taglio sulle stime italiane, con la crescita 2019 portata allo 0,2% dall’1,2% indicato soltanto a novembre.
Sulla piattaforma Bloomberg, in pochi minuti il differenziale si allarga di una dozzina di punti base e supera la soglia di 280 che non si vedeva da metà dicembre.
Poi lo spread torna ad oscillare intorno a quella soglia, contro i 269,5 di ieri in chiusura. Il rendimento del decennale italiano è al 2,92% da 2,85% di ieri.
(da agenzie).
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
“ATTACCHI SENZA PRECEDENTI DAL GOVERNO ITALIANO”.. .ITALIA SEMPRE PIU’ ISOLATA
La Francia ha annunciato di aver richiamato l’ambasciatore a Roma per consultazioni. La decisione è stata presa in seguito “agli attacchi senza precedenti del governo italiano”, secondo quanto riferisce il ministero degli Esteri francese.
§”Le ultime ingerenze sono una provocazione ulteriore e inaccettabile, violano il rispetto dovuto all’elezione democratica fatta da un popolo amichevole e alleato e il rispetto che i governi democratici e liberamente eletti si devono reciprocamente”, prosegue il comunicato.
“Per diversi mesi la Francia è stata oggetto di ripetute accuse, attacchi infondati e pretese assurde”, ha aggiunto il governo francese, definendo gli attacchi “senza precedenti” dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Si aggrava dunque la crisi tra i due Paesi dopo settimane di tensioni sui temi dell’immigrazione e dei controlli alle frontiere, sulle accuse di interferenza negli affari francesi per i rapporti con i gilet gialli, l’estradizione dei terroristi fuggiti in Francia durante gli anni di Piombo dopo il caso Battisti, la gestione della crisi in Libia, e da ultimo la polemica aperta dal Movimento 5 Stelle su quello che definiscono il “franco delle colonie”, ovvero il franco Fca, moneta in uso in alcuni Paesi africani.
“La Francia e l’Italia sono unite da una storia comune – esordisce la dichiarazione della portavoce del Quai d’Orsay – condividono un destino. Hanno costruito insieme l’Europa e hanno operato per la pace. La Francia è profondamente legata a questa relazione d’amicizia che alimenta cooperazioni in tutti i settori e una vicinanza tra i nostri popoli. L’amicizia franco-italiana è più che mai indispensabile per accettare le sfide che sono le nostre nel XXI secolo”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA RICHIAMA I VALORI FONDANTI: “UN POLITICO NON DEVE ESSERE MAI AL DI SOPRA DELLA LEGGE”
Nell’aria si respira un No dei 5 stelle all’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini sul
caso Diciotti e la cosa non piace a Nicola Morra.
Il presidente della Commissione parlamentare antimafia sceglie le colonne del Fatto Quotidiano per esprimere tutto il suo malcontento per la decisione che sta per maturare.
Perchè per M5S si tratta di un bivio, di uno snodo che non resterà senza strascichi. E secondo Morra votare No sarebbe un tradimento ai valori fondanti del Movimento, “è in gioco la nostra credibilità , e quindi la nostra identità “. Tra i valori pentastellati fondamentali, ricorda, c’è “la convinzione che chi è nel Palazzo non possa godere di un trattamento differente”… “Un politico non deve essere mai al di sopra della legge”
“Non c’è una lacerazione tra vecchi e nuovi, etici o non etici. Tutti dobbiamo riassaporare l’humus del Movimento”
Secondo Morra quindi in questo caso, come in altri, si parla di immunità parlamentare.
“La vicenda della Diciotti ci deve far capire cosa sia l’istituto dell’immunità parlamentare e soprattutto la responsabilità politica. Quando da cittadino, ma anche da uomo delle istituzioni, pongo in essere delle scelte, devo risponderne pienamente”.
“Mi domando se noi come 5 stelle, avendo tratto il nostro humus da un piano pre-politico, dovremmo rispondere Sì a prescindere dai giudici. Anche perchè male non fare, paura non avere. Quindi nessuno di noi si deve sottrarre al giudizio. Se io dimostro che ho agito nel modo giusto, svolgo una funzione sociale importantissima. La magistratura deve sempre poter avere dubbi sull’operato della politica”.
Il Sì diventa quindi, secondo Morra, imperativo. Anche perchè, spiega, la credibilità è “la dote più importante con cui un soggetto politico può ottenere consenso”.
“Le regole non si modificano in presenza di emergenze, altrimenti il sospetto che si cambi per opportunità potrebbe inficiare l’immagine del Movimento” … “Un atteggiamento ondivago non aiuterebbe. Anche il nostro capo politico Luigi Di Maio si era espresso per il Sì. Credo che dovremmo chiedere al ministro dell’Interno un’accettazione tranquilla delle decisioni della magistratura”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
LA RIDICOLA “CONDIVISIONE POLITICA”: CONTE SI PRESENTI AI GIUDICI E SI FACCIA PROCESSARE INVECE CHE CERCARE L’IMMUNITA’ CON SALVINI E DI MAIO
È il giorno della memoria difensiva di Matteo Salvini alla Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato. Memoria difensiva già in parte rivelata ieri sera ai media.
Salvini: “Ricordo che non si voterà se Salvini è colpevole o innocente. Bisognerà capire se l’ho fatto nell’interesse del Paese”. Teoria delirante.
Le memorie di Conte, Di Maio e Toninelli.
È composta di 16 pagine la memoria di Salvini con carta del ministero dell’Interno. Di quattro pagine il documento del premier Conte e di tre quello firmato da Di Maio e Toninelli. I due ministri parlano di “decisioni frutto di condivisione politica” mentre il premier sottolinea, tra l’altro, che la decisione portata avanti dal vicepremier leghista e” avvenuta per “attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso”.
Il premier aggiunge: “Sento il dovere di precisare che le determinazioni assunte in quell’occasione dal ministro dell’Interno sono riconducibile a una linea politica sull’immigrazione che ho condiviso nella mia qualità di presidente nel Consiglio con i ministri competenti, in coerenza con il programma di governo”.
Gasparri: “Ci riuniremo di nuovo per decidere sulla ricevibilità dei documenti”. “Torneremo a riunirci appena possibile, dopo la seduta d’Aula del Senato, sul tema della ricevibilità di questi documenti, che qualcuno ha sollevato”.
È quanto detto dal presidente della Giunta delle Immunità del Senato Maurizio Gasparri, al termine della riunione che stamattina ha ricevuto la memoria di Salvini con allegati documenti firmati dal premier Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli. Un’altra riunione si terrà quindi verosimilmente stasera, e discuterà della ricevibilità degli allegati.
Grasso: “Carte Conte-Di Maio irricevibili”.
Secondo l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, se dovessero essere ammesse le carte allegate da Matteo Salvini in Giunta con le lettere di Conte, Di Maio e Toninelli bisognerebbe rimandare tutto al tribunale dei ministri”.
Grasso ritiene da regolamento irricevibili questi atti. La trasmissione al Tribunale dei ministri si renderebbe necessaria affinchè i giudici che hanno valutato la posizione di Salvini possano fare altrettanto con gli altri membri del governo.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
NON ESISTE CHE UN SEQUESTRATORE DI PERSONE VENGA SCORTATO DALLE FORZE DELL’ORDINE, SE NON PER ACCOMPAGNARLO A SAN VITTORE, INSIEME AI SUOI COMPLICI… NON ESISTE CHE UN GOVERNO DEL POPOLO, AMATO DAL POPOLO, ABBIA PAURA DI CAMMINARE IN STRADA SENZA SCORTA
“Ho sulla scrivania una revisione della modalità di gestione delle scorte perchè sono più di
2mila gli uomini in divisa al giorno che proteggono Tizio o Caio. Il ministro ovviamente non fa scelte politiche, per cui io non dirò toglietela a Tizio o a Caio, però ci sono alcuni provvedimenti di scorta che sono vecchi di 10-15 anni che non hanno più alcun senso e sicuramente recupereremo poliziotti e carabinieri. Entro la settimana prossima firmerò questo provvedimento”.
Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Radio Anch’io
“Questo è un Paese cha ha troppe scorte, diciamocelo. E siccome le risorse non sono inesauribili, forse una riconsiderazione va fatta. Su questo argomento, peraltro, il ministro Salvini ha una posizione laica, non ha dato percentuali”.
Così ieri aveva dichiarato il capo della polizia Franco Gabrielli intervenendo alla presentazione a Roma del libro ‘La mafia dei pascoli’ di Giuseppe Antoci e Nuccio Anselmo.
Secondo Gabrielli “bisogna uscire fuori da certi automatismi per cui una data carica presuppone il fatto di avere una scorta”.
Le scorte sono riservate notoriamente a magistrati, giornalisti e uomini delle istituzioni, collaboratori di giustizia che hanno denunciato le mafie.
I primi a dover rinunciare alla scorta sono gli esponenti del governo del popolo che, essendo notoriamente amati dal popolo, non vediamo che problemi possano avere a girare senza scorta.
Fuori le palle, cominciate a dare l’esempio.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2019 Riccardo Fucile
ORMAI LA FARSA E’ AL TERMINE: SARANNO ALMENO UNA VENTINA I SENATORI CHE MANTERRANNO LA DIGNITA’ E VOTERANNO SI’
“È uno psicodramma familiare”. Al Senato il sole fatica a vincere la sua battaglia con i pesanti tendaggi, così come fatica il Movimento 5 stelle ad illuminare la strada che lo porta verso il voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini.
Al punto che gli uomini della comunicazione, solitamente più realisti del re, non possono che ammettere che la fibrillazione è alta.
I senatori sciamano per il Palazzo.
I lavori d’aula procedono per tutto il giorno, non c’è tempo per riunioni come quella che martedì ha certificato la frattura.
I vertici sono per trovare una soluzione, propendono per il no. “Dal punto di vista giuridico, mi sono letto le carte, non voterei l’autorizzazione a procedere” commenta chi ha parlato nelle ultime ore con Luigi Di Maio.
Lo stesso leader è estremamente cauto, ripone la sciabola e sfodera il fioretto “Siamo sempre stati contro l’utilizzo dell’immunità ” ma “è chiaro che questo è un caso specifico” spiega sollecitato durante il primo Restitution day all’epoca del governo.
Ma le memorie del capo politico, Giuseppe Conte e Danilo Toninelli presentate in Giunta per certificare che il ministro dell’Interno agì per conto dell’intero esecutivo tracciano la strada.
Eppure tutti, salvinisti o meno, sono convinti: c’è un numero di senatori che oscilla intorno a quota venti che non vuol sentir parlare di non mandare il ministro dell’Interno alla sbarra.
“I 5 stelle doc voteranno sì, ce ne sono almeno una ventina”, spiega Valerio De Bonis, eletto con la compagine stellata ed espulso insieme a Gregorio De Falco dopo una battaglia sui fanghi inseriti nel decreto Genova e non aver partecipato al voto sul Sicurezza.
“So che molti miei colleghi lo faranno, e credo che se i vertici alla fine opteranno per il no eserciteranno l’obiezione di coscienza”.
Il fronte interno del sì guarda a Nicola Morra come capofila dello scontento.
Il filosofo presidente della commissione Antimafia ha tutto un suo stile: “È una questione pre-politica”, spiega. Allarga le braccia e se ne va.
A lui guardano tutti quelli che (Elena Fattori, Matteo Mantero, Paola Nugnes) invocano non tanto scelte politiche diverse, ma un ritorno alle origini, alle battaglie fondanti, ai tempi dello streaming, a un Movimento non imbrigliato nelle logiche di Palazzo. E non sono pochi.
Dall’altra parte il volto realista dei 5 stelle. Francesco Urraro è uno dei componenti della Giunta per le immunità . Solca il Transatlantico di Palazzo Madama con un faldone di carte sottobraccio. “Il coinvolgimento del governo emerge chiaramente dalle carte — spiega — e considera che questo è un caso giuridico che non ha precedenti”. Quando gli si fa notare che un pezzo del suo gruppo è orientato a votare comunque no sorride: “In questa fase nessuno dovrebbe assumere posizioni ideologiche”.
Passa il capogruppo Stefano Pautanelli. Va a prendere una boccata d’aria dopo una giornata infinita. Tiene la posizione di Di Maio: “È un caso complesso, aspettiamo di vedere le carte”.
La preoccupazione più che perdere elettori è sulla tenuta del gruppo.
È anche per questo che una fonte di governo accredita come “molto probabile” la possibilità che tutto si risolva con un sondaggio sul blog: “Ci darebbe la perfetta via d’uscita politica”, spiega, certo della marea pro-Salvini. E metterebbe al riparo le sorti del governo. Forse.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 6th, 2019 Riccardo Fucile
SOLO + 0,2% NEL 2019… NUOVO SCONTRO CON L’UE SOTTO ELEZIONI
A nemmeno due mesi dalla conclusione del braccio di ferro tra Roma e Bruxelles che ha rivisto
e corretto la manovra economica 2019, l’impianto italiano sui conti pubblici mostra già i primi innegabili segni di cedimento.
Oggi sulle bassissime stime di crescita del Belpaese hanno parlato in tre: la Commissione europea, seppure ancora con indiscrezioni (non smentite, domani la comunicazione ufficiale) che dicono di un drastico taglio al ribasso del pil, solo +0,2 per cento; l’Ufficio parlamentare di Bilancio che prevede una crescita dello 0,4 per cento; lo ‘staff report’ del Fondo monetario internazionale che conferma lo 0,6 per cento già rilevato dallo stesso Fmi e da Bankitalia qualche settimana fa.
Il tutto dopo la recessione tecnica certificata dall’Istat il 31 gennaio scorso (pil a -0,2 per cento per il quarto trimestre 2018). Un pil vicino allo zero sballa anche le previsioni sul deficit: sarà manovra bis?
Di certo, per ora, si può prevedere solo un altro confronto aspro con Bruxelles, per giunta man mano che si avvicinano le europee di maggio.
I dati di oggi rendono pericolante la struttura della manovra economica pensata dall’esecutivo M5s-Lega e rivista in accordo con l’Ue.
Rivedono sia le stime pensate dal governo, ma anche dalla stessa Commissione.
Dopo un lungo braccio di ferro, si erano accordati sull’1 per cento di crescita del pil: inizialmente Palazzo Berlaymont prevedeva 1,2 per cento contro l’1,5 per cento del governo che è stato costretto a scendere dello 0,5 per cento.
Ora nemmeno questo è sufficiente. Per quest’anno il pil resta vicino allo zero, dicono da Bruxelles spiegando che questo scarto al ribasso di ben 0,8 punti percentuali è dovuto all’assenza degli investimenti e delle privatizzazioni che il premier Giuseppe Conte aveva promesso in autunno.
Di fatto, a meno di quattro mesi dalle europee di maggio, dopo aver evitato la procedura europea per debito eccessivo al fotofinish della trattativa sulla manovra, è scattato l’assedio nei confronti del primo governo populista tra i paesi fondatori dell’Ue, un governo che evidentemente non riesce a uscire dalla spirale di conti in negativo.
E’ facile immaginare un nuovo scontro tra Roma e Bruxelles sui conti pubblici.
I prossimi mesi, da qui al voto del 26 maggio, sono lastricati di date insidiose.
Per citarne due: il 22 febbraio l’agenzia di rating Fitch farà una nuova valutazione sul sistema Italia (ora è Bbb con outlook negativo).
Ma soprattutto a marzo, la Commissione europea pubblicherà le relazioni paese per paese, con l’esame approfondito sugli squilibri macroeconomici e già in quella sede potrebbe formulare le sue raccomandazioni per i paesi che a dicembre sono stati messi sotto osservazione: tra cui l’Italia.
Insomma, prima delle europee l’interrogativo sulla necessità di una manovra-bis potrebbe arrivare ad una stretta finale: potrebbe costare fino a 8-9 miliardi di euro.
Una cifra di poco inferiore rispetto alle due misure-bandiera del governo gialloverde: il reddito di cittadinanza, per cui è prevista quest’anno una spesa di circa 5,9 miliardi di euro, e quota 100, per cui sono stati stanziati nel 2019 poco meno di 4 miliardi.
Giorni fa, commentando il dato Istat, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha escluso una manovra correttiva. Ma nessuno oggi è pronto a giurarci su: nè a Roma, nè a Bruxelles. Sarà una trattativa economica, certo, ma anche molto politica, soprattutto sotto elezioni: ancora una volta i conti pubblici potrebbero finire nel menu dello scontro tra europeisti e populisti, partiti tradizionali e partiti euroscettici.
Il punto è che un pil pari a zero sballa anche le altre cifre della manovra.
Per esempio quel 2,04 per cento di deficit, rivisto anche (e soprattutto) questo al ribasso dopo uno scontro di due mesi con la Commissione: inizialmente il governo lo voleva al 2,4 per cento.
Ora, con una crescita vicina allo zero, anche il deficit è destinato a schizzare in alto. Oggi l’Fmi lo prevede già al 2,1% del pil nel 2019 e vicino al 2,9% nel 2020, al 3% nel 2021 e sempre su questo livello nel 2023.
A meno che non venga calmierato dagli aumenti dell’Iva previsti nelle clausole di salvaguardia. Non un bel biglietto da visita per il governo: significa maggior peso sulle spalle dei consumatori, peraltro con effetti controproducenti sulla stessa crescita.
Oggi ha rivisto le sue previsioni di crescita anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, istituito nel 2012 per decisione comunitaria in ogni paese membro per monitorare le leggi di bilancio, il primo bocciare la manovra economica del governo Conte nella sua versione originale lo scorso autunno.
Per l’Upb, il pil quest’anno non va oltre lo 0,4 per cento in più rispetto all’anno scorso. L’andamento dell’economia è “ancora debole nel trimestre in corso”, scrive l’Upb, segnalando un Pil “stagnante o debolmente negativo”. Anche se, continua, “la domanda aggregata riprenderebbe gradualmente vigore nei trimestri successivi, in misura più intensa a partire dall’estate, sostenuta dalle misure espansive previste nella manovra di bilancio”.
Quanto al Fondo monetario internazionale, il suo rapporto Article IV sull’economia italiana conferma quanto lo stesso Fmi aveva segnalato il 21 gennaio scorso: Pil al +0,6% per quest’anno, al +0,9% per il 2020, +0,7% nel 2021 e +0,6% sia nel 2022 che nel 2023.
Le motivazioni rispecchiano quanto trapela da Bruxelles. L’Italia cresce poco perchè, scrive l’Fmi, “si trova di fronte ostacoli come il rallentamento della crescita della zona euro e la maggiore incertezza della politica interna”. La cura: “Per aumentare la crescita potenziale” e “ridurre il divario di reddito con i suoi pari dell’area dell’euro”, oltre che “per facilitare una riduzione del suo elevato debito pubblico”, l’Italia dovrebbe rimuovere gli “impedimenti strutturali di lunga data alla crescita della produttività ” e “ciò include il decentramento del regime di contrattazione salariale, la liberalizzazione dei mercati dei servizi e il miglioramento del clima degli affari”.
(da “Huffingtonpost”)
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