Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
“IL PORTO E’ DELLA MARINA MILITARE, MI SAREI ASPETTATO UN INTERVENTO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE”…”LE PERSONE SALVATE IN MARE VANNO SEMPRE SBARCATE”
“Non posso negare che la Marina sia stata umiliata nella vicenda Diciotti”. 
A dirlo è il senatore ex M5s Gregorio De Falco a Mezz’ora in più su RaiTre. “Ho parlato con il comandante della Diciotti – aggiunge -. Non fa passare le emozioni ma posso dire che ha fatto il suo dovere”.
Sulla questione Sea Watch, De Falco commenta: “In questa situazione, andavano fatti sbarcare: quando si prendono delle persone ‘per i capelli’ dal mare le si devono portare a terra. Questo lo affermano almeno tre convenzioni internazionali a cui abbiamo aderito”.
Il senatore ex M5s aggiunge: “Neanche il legislatore può porre dei limiti al soccorso perchè lo Stato italiano ha preso questo obbligo su di sè. I porti, in realtà , hanno l’attitudine ad offrire rifugio alle navi. È il luogo di rifugio delle navi: una nave che abbia raccolto dei naufraghi in mare deve potere accedere sempre ad un porto”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL M5S NON PUO’ PERDERE LA FACCIA SULLA TAV, SALVINI HA PAURA DI FINIRE IN GALERA: IL FINALE DELLA FARSA E’ SCONTATO
«Se Salvini ci provoca con Chiomonte, allora finisce qui»: Luigi Di Maio non ha apprezzato molto la visita del leader della Lega al cantiere (per lui inesistente) dell’Alta Velocità in Val di Susa, tanto da tirare fuori nei colloqui con i suoi l’arma finale: la caduta del governo Conte in caso di ripensamenti o arretramenti sulla TAV.
Con una minaccia in più, secondo alcuni retroscena: quello che mette sullo stesso piano il processo sulla Diciotti che Matteo vuole a tutti i costi evitare e che il M5S vorrebbe evitargli sì, ma soltanto se si rispettano i patti.
E allora sul piatto della bilancia c’è da una parte la TAV e dall’altra la Diciotti. Sta ai leghisti scegliere. Con un’avvertenza.
La tanto attesa analisi costi-benefici non solo è pronta, ma è pronta anche la sua traduzione in inglese e francese. Fonti qualificate del ministero delle Infrastrutture fanno trapelare che sta emergendo un saldo fortemente negativo a carico della prosecuzione dell’opera.
La Stampa racconta che l’arrabbiatura è tale che Di Maio non nasconde ai suoi collaboratori che «la faccenda del processo è tutt’altro che chiusa, e ancora non è detta l’ultima parola».
È il grillino a tenere la mano pronta a schiacciare il pulsante che manderà Salvini davanti ai giudici. Una minaccia di rappresaglia figlia anche delle critiche che più passano i giorni più il leader riceve da opinionisti vicini e parlamentari, contro una linea garantista a favore del leghista che si sta rivelando perdente.
Anche Repubblica dice che il Salva-Salvini non è più così scontato:
Ecco, quel salvataggio a questo punto non è affatto scontato, nè in giunta per l’immunità , nè in aula, quando si voterà al Senato sulla richiesta dei giudici di Catania. Anzi, stando a quanto trapela dal Movimento, l’indirizzo che prevarrebbe in queste ore andrebbe nella direzione opposta. La minaccia di crisi formulata di fatto da Luigi Di Maio («Con noi al governo non si fa») e gli insulti del pasdaran Di Battista al suo fianco nella campagna d’Abruzzo («Salvini torni con Berlusconi e non rompa i…») sono un altolà reale, anzi definitivo, fanno sapere dal quartier generale M5S.
C’è il tentativo di mediazione — l’ennesimo — imbastito in serata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è vero, concordato più con quell’area del governo. Accenna a una possibile «revisione del progetto» Tav, come previsto dal contratto, ma vincolata all’analisi costi benefici.
Ma non dovrà essere un escamotage per tirare a campare, per prendere quei tre mesi di tempo sui quali punta la Lega per scavallare le Europee e risedersi al tavolo a bocce ferme, fuori dal clima elettorale.
E rimettere mano al progetto Torino-Lione, magari con corposi tagli da 1,5 miliardi sui cantieri italiani. No, nulla di tutto questo sarà possibile, fanno sapere ora Di Maio e Di Battista.
In campo c’è anche Giuseppe Conte. Ma stavolta non farà da paciere, come si è vantato con Angela Merkel, bensì si schiererà anche lui per il no e in pochi giorni Matteo Salvini resterà col cerino della Tav in mano, ma spento.
Anche perchè, come va ripetendo il ministro delle Infrastrutture Toninelli ai suoi interlocutori in queste ore, è dalla sua scrivania che dovrebbero partire, controfirmati, i contratti per l’apertura dei vari lotti della Torino-Lione. Ma quelle firme, analisi alla mano, non saranno mai apposte.
Anche perchè, scrive oggi Luca De Carolis sul Fatto, tra le condizioni che Alessandro Di Battista ha posto per tornare a dare una mano al MoVimento 5 Stelle in vista delle elezioni europee e in tempi di sondaggi calanti c’è proprio quella di non fare un’altra figuraccia epocale come con il TAP, quando l’ex deputato si spese pubblicamente per il blocco in quindici giorni e alla fine i suoi video sono finiti a fare il giro dell’Internet insieme all’accordo sul TAP che lo ha lasciato con il cerino acceso in mano.
E da lì riparte Di Maio: “Il discorso sull’opera è chiuso: possiamo semplicemente dire che finchè il M5S sarà al governo quel cantiere non inizierà , perchè non è stato scavato neanche un centimetro”.
Sillabe per tenersi in equilibrio, perchè il vicepremier combatte con mille fronti, esterni e interni: quindi ha bisogno di un centro di gravità permanente. E il no senza sconti al Tav è essenziale. Anche per rispondere al Salvini che pretende e probabilmente otterrà il no del Movimento alla richiesta di processo nei suoi confronti per sequestro di persona, arrivata dal Tribunale dei ministri di Catania.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
E’ SOLO L’ULTIMO ANELLO DELLA CAMPAGNA DI DELEGITTIMAZIONE DEI GIORNALISTI CONDOTTA DAL GOVERNO CHE AMA I SERVI E TEME LE SCHIENE DRITTE
Ma davvero vi stupite che sia stata revocata la scorta a Sandro Ruotolo? 
Davvero credevate che tutti questi mesi di melmosa propaganda sulle scorte come benefici e costi per gli italiani, utilizzata per colpire il nemico di turno e per alimentare l’indignazione che riempie le pance dei social e i voti di alcuni partiti alla fine sarebbero passati come uno scherzo?
Ma davvero avete creduto che trattare le mafie come criminalità spiccia che si possa atterrire con un semplice colpo di ruspa non avrebbe delegittimato centinaia di giornalisti che lavorano meticolosamente sul tema rifuggendo dalle facili semplificazioni e ben consapevoli che non esiste mafia dove non c’è anche mala politica
Ma davvero credete che questa lunga, logorante, incessante campagna di delegittimazione contro i giornalisti e il giornalismo alla fine non avrebbe prodotto danni credevate che passasse come un semplice pour parler senza invece esporre a ulteriori rischi un’intera categoria, completamente bistrattata, tutta in un unico calderone in cui stanno i servi di qualche potere e le schiene dritte (come Sandro, appunto) senza nessuna distinzione?
Ma davvero credete che il puerile scontro del ministro dell’interno Salvini contro Saviano e la sua scorta metta molto in pericolo i giornalisti che non hanno la visibilità di Saviano e ancora, nel 2019, devono giustificarsi del fatto di essere protetti?
Davvero c’è qualcuno che è ancora convinto che, nonostante le mille rassicurazioni di ogni benedetto governo, le scorte non siano figlie di determinate scelte politiche, tanto c’è sempre un modo per mettere le carte a posto come già disse Giovanni Falcone?
Avete mai messo il naso nella disparità di atteggiamento tra i collaboratori di giustizia, tra i testimoni di giustizia e tra le personalità ?
Sapete che mentre veniva revocata la scorta a Sandro Ruotolo è uscita la notizia che la figlia di una nota show girl è scortata per le minacce di un fan?
Ma davvero credete che il continuo bullizzare i nemici di questo governo (con fare più da bamboccione che da ministro) alla fine non si realizzerà in un boicottaggio appena gli sarà possibile?
Davvero non avete capito che ormai non esiste un blocco sociale? È un noi contro di voi?
Ma davvero non avete capito che la scorta a Sandro Ruotolo (come altri, giornalisti e magistrati) è iniziata silenziandolo, delegittimandolo, non dando il giusto risultato a inchieste che in un Paese normale avrebbero dovuto aprire un dibattito politico e invece sono rimaste lì, come giornalismo di testimonianza?
Ma davvero credete che questo disamoramento sui temi delle mafie e dell’antimafia non renda infinitamente più semplice zittire le voci scomode?
Ma davvero credete che banalizzare la mafia promettendo di sconfiggerla in qualche mese sia una frase accettabile in un Paese che con le mafie convive, tratta e converge da decenni?
Alla luce di questo, ma davvero vi stupite che sia stata revocata la scorta a Sandro Ruotolo? Davvero?
(da Globalist)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
ANCHE IL WEB SI E’ MOBILITATO CONTRO LA DECISIONE DELL’UFFICO CENTRALE INTERFORZE
La revoca della scorta a Sandro Ruotolo, il giornalista che ha raccontato e denunciato molti gravi fatti di cronaca legati alla Camorra, continua a far discutere.
La decisione dello stop da parte dell’Ufficio centrale interforze ha provocato numerose reazioni per la delicatezza della sospensione del provvedimento e dei rischi che ora il cronista rischia di correre dopo le minacce — già ricevute in passato — dei clan camorristi che da anni lo hanno messo nel mirino.
Una scelta che è stata criticata anche dal Procuratore Nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho.
La revoca della scorta al cronista Sandro Ruotolo «deriva evidentemente da valutazioni che gli organismi, ai quali compete, esprimono — spiega il Procuratore antimafia De Raho a margine della conferenza ‘Contromafiecorruzione’ in corso a Trieste -. Sono del parere che i soggetti a rischio vanno sempre protetti. Di volta in volta i parametri sono quelli anche della maggiore visibilità , del tipo di inchieste, di tutto ciò che si esprime nell’ambito di un’attività lavorativa giornalistica».
Dettagli che sembrano essere sfuggiti a chi ha deciso di non rinnovare il servizio di scorta a Sandro Ruotolo, minacciato più volte dal clan dei Casalesi legato a Michele Zagaria dopo le sue inchieste sui traffici e gli affari loschi della Camorra a Napoli e dintorni.
«È evidente — ha proseguito il Procuratore Nazionale antimafia — che lo Stato si trova ad affrontare tantissime problematiche proprio in ordine al rischio delle persone. È anche evidente, però, che il diritto alla sicurezza non deve mai ridurre la sicurezza dei diritti».
De Raho ha poi ricordato un incontro avvenuto in passato con Paolo Borrometi, un giornalista siciliano minacciato dal boss Gianbattista Ventura — reggente del clan ‘Carbonaro-Dominante’ di Vittoria, in provincia di Ragusa — presente anche lui all’evento di Trieste.
«Ha raccontato tanti episodi che sono avvenuti in suo danno — ha spiegato il Procuratore -. Questo perchè non si è intervenuti in tempo. Però si è potuto salvare la sua vita perchè una scorta gli è stata data e gli è stata mantenuta. Questo senza voler creare polemiche, spettano ad altri organismi»
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
BRAVO, RESTACI ALMENO 12 ANNI ALLORA, COSI’ NE CAPISCI TANTE ALTRE… COME FINISCONO IN GALERA, I RAZZISTI SI SCOPRONO PENTITI
Un anno fa, il 3 febbraio 2018, Luca Traini a Macerata sparava contro 9 immigrati che non
conosceva, per “vendicare” il delitto di Pamela Mastropietro.
Mancava un mese alle elezioni politiche, e il clima era più teso che mai. Dodici mesi dopo Ezio Mauro ha intervistato il 29enne in carcere, condannato a 12 anni per strage aggravata dall’odio razziale.
“Quando sono tornato a casa dopo la sparatoria, per cercare la bandiera tricolore, mi sono sentito svuotato, esaurito. Tutto si era compiuto. Ma se sei lupo, lo rimani per sempre”, racconta Traini.
Una delle prime domande dell’ex direttore di Repubblica è sul pentimento.
Traini si dice pentito da tempo: “Per me gli spacciatori avevano ucciso Pamela, e gli spacciatori erano loro, i negri. Li chiamavo cosi. Oggi li chiamo neri. Poi, in questi mesi passati in carcere, ho lentamente capito che gli spacciatori sono bianchi, neri, italiani e stranieri. La pelle non conta. Vede, qui dentro si capiscono molte cose, guardando gli altri e parlando con loro”, spiega l’uomo.
Forti i sentimenti di “vendetta” che avevano spinto al raid xenofobo: “Per me era vendetta, certamente, ma anche un modo di fare giustizia”.
“Ero come in trance, trascinato da quel che stavo facendo, l’unica cosa che in quel momento contava per me”.
Lei dice che sentiva la fiamma dell’odio: era odio razziale?
“No, era odio e basta. Se fosse stato un bianco a uccidere così Pamela, avrei cercato di vendicarmi su di lui nello stesso modo. Poi, certo, c’era quel mio pensiero fisso sui neri nigeriani, lo spaccio e la fine di Pamela”, racconta ancora Traini.
Mauro chiede: “Quanto ha pesato sulla sua azione l’ideologia di estrema destra, la convinzione di fare una “spedizione contro il male?”, e Traini risponde: “Tutta la mia ideologia politica, Dio, patria, famiglia, onore, ha pesato in quel mix esplosivo. La tragedia di Pamela ha fatto da innesco, e ha incendiato tutto”.
Il racconto di quei momenti tremendi lascia piano piano il posto alla narrazione di ciò che è venuto dopo: “Nella caserma dei carabinieri mi sentivo ancora in azione, protagonista. Non volevo sentir parlare di pentimento. Arrendersi, ma non pentirsi. Poi in carcere ho avuto tempo per ragionare, elaborare, capire”, dice l’uomo.
“Dopo gli incontri e i colloqui in carcere, ho cominciato a rivisitare i miei gesti, e si è fatto strada il pentimento. Ma sono due momenti diversi”.
“Hanno contato molto, in particolare le cose che mi dicevano i miei famigliari. Ma soprattutto ha contato per me vivere in carcere con detenuti di ogni Paese: mi ha fatto capire che la pelle non conta. Mi sono reso conto che alla fine siamo tutti poveracci”, ha proseguito Traini.
E alla domanda di Mauro che gli chiede se sarebbe disposto a incontrare una delle persone a cui ha sparato, per stringerle la mano e chiederle scusa, il 29enne risponde: “Sì, ho gia chiesto scusa durante il processo. Io sono pronto”.
E in chiusura una considerazione sull’odio razziale che sembra aver preso il sopravvento oggi in Italia. “L’odio non nasce per caso, è frutto di tante cose, anche di politiche errate, a danno sia degli italiani che degli immigrati”.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
LE INTERCETTAZIONI DELL’EX CAPO UFFICIO STAMPA DELLA SINDACA DI TORINO ED EX PORTAVOCE DELLA VICEMINISTRA CASTELLI AL CENTRO DELLE INDAGINI
«Finora sono stato zitto. Ma sono stufo. Se aprissi bocca vedi cosa succederebbe…»: in un virgolettato riportato oggi da La Stampa c’è una delle frasi che hanno messo nei guai Luca Pasquaretta, ex capo ufficio stampa del Comune di Torino, ex portavoce della sindaca Chiara Appendino ed ex (da ieri) collaboratore di Laura Castelli, che lo ha cacciato quando è uscita la notizia dell’inchiesta.
Da quello si capisce dai racconti di una storia ancora fumosa nei dettagli Pasquaretta sarebbe stato intercettato al telefono insieme ad Alberto Sacco, suo amico e assessore di Appendino: evidentemente era il suo telefono ad essere intercettato e non quello dell’uomo che ha raccolto i suoi sfoghi senza denunciare nulla ma che poi, parlando con i magistrati, ha ammesso tutto. «Finora sono stato zitto. Ma sono stufo. Se aprissi bocca vedi cosa succederebbe…», diceva Pasquaretta millantando chissà quali verità incontrovertibili da raccontare, come spesso è capitato ai grillini cacciati o traditi.
L’altro ieri i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria gli hanno perquisito casa e sequestrato computer e cellulare. Gli investigatori gli hanno notificato un avviso di garanzia contestandogli quattro ipotesi di reato. Oltre all’estorsione, anche traffico di influenze illecite e turbativa d’asta. «Non ho mai ricattato Chiara Appendino. È tutto un equivoco che chiarirò nelle sedi opportune», ha detto ieri lui in una nota, ribadendo fiducia alla magistratura. «Vorrei ricordare afferma — che siamo tutti innocenti fino a prova contraria».
Certo, il concetto garantista dell’innocenza fino a prova contraria, in bocca a un grillino, assume spesso contorni di curiosità visto che il partito di Grillo è diventato popolare chiedendo la ghigliottina ad ogni avviso di garanzia. Ma si sa, le cose cambiano quando le senti sulla tua pelle.
L’onorevole Castelli, dopo aver saputo che Pasquaretta è indagato, l’ha scaricato con una nota. Specificando anche che «non era il suo portavoce, ma scriveva solo comunicati». Eppure era lui a chiamare in molte occasioni i giornalisti per conto dell’esponente torinese dei 5 Stelle.
Ma c’è anche un’altra ipotesi di reato oltre alle tre elencate sopra.
Secondo gli investigatori, Luca Pasquaretta avrebbe «manipolato» un bando di gara indetto dal Consorzio di Bonifica della Basilicata per conferire un incarico di «consulenza per la realizzazione dell’ufficio comunicazioni istituzionali» da dicembre 2018 a luglio 2019.
Il consorzio, guidato dall’avvocato Giuseppe Musacchio, sarebbe al centro di una accesa polemica per la generosità con cui ha distribuito consulenze. Per pagare l’incarico di un esperto della comunicazione in affidamento diretto, l’ente di Matera ha messo a bilancio 22 mila euro, dichiarando in delibera anche l’urgenza del servizio.
Pasquaretta, originario della Basilicata, si è aggiudicato l’incarico lo scorso 6 dicembre, proponendo il «minor prezzo»: 20 mila euro. Gli investigatori sono convinti che la procedura di selezione sia stata confezionata ad hoc dal Consorzio per accaparrarsi il pitbull torinese, definito in delibera come «professionista di notevole esperienza nel settore della comunicazione pubblica».
L’accusa di traffico di influenze illecite invece riguarda l’imprenditore e amico Divier Togni, ex patron del Palastampa e poi PalaMazda di Torino, che sarebbe stato aiutato a cercare di avviare in tempi rapidi il recupero dell’ex complesso sportivo, a ridosso di un’area non ancora riqualificata della Continassa, nella zona Nord della città .
Pasquaretta avrebbe percepito ottomila euro per stringere i contatti con gli assessori.
Dal giorno delle dimissioni in Comune Pasquaretta era alla ricerca di un nuovo incarico nel MoVimento 5 Stelle.
D’altro canto, essendo passato nel giro di pochi mesi dalla comunicazione del festival “Torino erotica” a diventare l’angelo custode (così si definiva lui) dell’allora neo-sindaca Appendino, eletta nel 2016, doveva essersi reso conto che tutto è possibile nel M5S. Anche prendere come collaboratore un indagato per due reati strettamente legati all’esercizio delle sue funzioni è una scelta ben precisa fatta da chi non sembra tenere in gran conto le indagini della magistratura.
Scrive oggi Matteo Pucciarelli su Repubblica che il Pasquaretta che oggi a Roma tutti assicurano di conoscere di striscio poteva contare sulla stima e l’amicizia di Pietro Dettori, ora nello staff di Giuseppe Conte ma soprattutto uomo-macchina fondamentale di Casaleggio associati e Rousseau.
In un partito dove la comunicazione è tutto, dove portavoce e uffici stampa vengono ampiamente istruiti dall’alto, Pasquaretta si era costruito una sua rete di relazioni nei 5 Stelle al di fuori di Torino.
Si racconta anche di una cena a Torino che risale a pochi giorni fa, per il compleanno della figlia della sindaca, alla quale è stato invitato lo stesso Pasquaretta.
Con gli investigatori che intanto ascoltano le telefonate che arrivano sul cellulare dell’ex portavoce. Una tipica storia grillina. Con un pitbull grintoso elogiato per il suo rigore che qualche tempo dopo si dimostra essere qualcun altro. Capace di portare a suo vantaggio il grido “O-ne-stà ” senza che nessuno di loro se ne accorga.
Come è accaduto a Roma con Marra e Lanzalone e in ogni situazione in cui a un grillino è stata data la possibilità di amministrare qualcosa.
Un caso?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL “FATTO” CONTRO IL MERCATO DELLE VACCHE PER GARANTIRE L’IMPUNITA’ AL SEQUESTRATORE DI PERSONE: LA LEGGE E’ CREDIBILE SE E’ UGUALE PER TUTTI
Marco Travaglio torna sul Fatto a schierarsi a favore nel voto che il Parlamento e la
giunta per le autorizzazioni a procedere stanno per mettere in scena per salvare Salvini, come da programmi del MoVimento 5 Stelle e alla faccia della coerenza.
Il direttore del Fatto replica nel merito alle tante uscite “equivoche” dei grillini di questi giorni:
“L’idea sbagliata è che autorizzare il processo a Salvini significherebbe sconfessare una scelta politica firmata da lui, ma assunta o almeno condivisa da tutto il governo, confermare implicitamente che il vicepremier leghista ha commesso un sequestro di persona e consegnarlo a sicura condanna. Francesco Urraro, senatore pentastellato e membro della Giunta del Senato, spiega alla Stampa:“Dagli atti emerge chiaramente l’operato del ministro Salvini e la collegialità della scelta in seno al governo”.
E chi se ne frega: se ogni scelta assunta collegialmente da un governo fosse di per sè insindacabile dai giudici, lo sarebbero sempre tutte: se esiste un “Consiglio dei ministri”, la collegialità delle scelte è scontata. Infatti non è su questo punto che deve pronunciarsi il Senato.”
“Il Tribunale dei ministri. ha preso una decisione anche opinabile ma priva di “forzature”: i giudici, ravvisando possibili indizi di reato, hanno seguito la legge chiedendo al Parlamento di concedere o di respingere l’autorizzazione a procedere.
E la “collegialità ”della decisione, ancora una volta, non rileva: al massimo può indurre il premier e gli altri ministri ad autodenunciarsi al Tribunale per farsi processare e assolvere insieme a Salvini. Il che presuppone il via libera al processo.”
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SONO I LAVORATORI DEL SETTORE OIL & GAS
“A lavorare, andate a lavorare”. Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista sono stati contestati fuori dal Teatro Francesco Paolo Tosti di Ortona da un gruppo di persone con il casco rosso da operaio prima di un evento elettorale della campagna elettorale di Sara Marcozzi.
Fuori dalla piazza sono arrivate le contestazioni.
Chi era presente racconta di una contestazione molte forte, anche se c’è qualcuno che contesta l’inquadratura sostenendo che sia stata “ritagliata” per mostrare una piazza più piena. In realtà anche in altri scatti e video pubblicati sulle pagine Facebook di Ortona si vede la contestazione e si vedono anche video in cui è ripresa da un punto più lontano.
Secondo il Foglio ad aver contestato Di Maio e Di Battista sono stati lavoratori del settore oil & gas (in Abruzzo ci sono imprese dell’estrazione) per l’emendamento sulle trivellazioni al DL Semplificazioni che la Lega e il MoVimento 5 Stelle hanno votato
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
UNA RAPPRESENTANTE DEGLI STUDENTI: “NESSUNO VUOLE INSULTARLO, MA QUI SIAMO AL DIVIETO DI PARLARE E ALLE MINACCE”
Il liceo Imbriani di Pomigliano lunedì ospiterà una visita del vicepremier Luigi Di
Maio, che proprio in questo istituto ha conseguito il diploma di maturità .
Ma, come denuncia la rappresentante d’istituto Maurizia Di Buono su Facebook, “non sono consentite contestazioni e nemmeno semplici interventi da parte degli studenti.
In sostanza ci hanno detto: io invito nella TUA scuola chi dico io, tu ascolti e stai zitto senza fiatare. Ci hanno impedito di esprimerci, altrimenti ne pagheremo le conseguenze, ci abbassano i voti”
Una linea durissima che viene, peraltro, confermata dal preside dell’Istituto, Domenico Toscano, che in un’intervista al Mattino di Napoli ha così dichiarato: “Se nella scuola qualcuno si mette a fare cose strane, poi si prenderà una nota. La nota disciplinare può influire sulla condotta e con il cinque in condotta si viene rimandati in tutte le materie. Io non voglio che Luigi Di Maio venga maltrattato, perchè è una risorsa preziosa per tutta Pomigliano. Quella di lunedì non è una manifestazione politica”
Eppure, così non sembra: non solo perchè stiamo parlando di Di Maio, che rimane leader dei M5s e vicepremier del Consiglio a un passo dalle elezioni europee, ma soprattutto non è giustificabile in alcun modo l’atteggiamento del preside di una scuola che per definizione deve essere apartitica. Impedire agli studenti di contestare in maniera civile è un insulto alla Costituzione.
Anche alcuni professori hanno espresso il loro dissenso:
Mio caro presidente,
So che sarà a Pomigliano al liceo Imbriani. Bene da docente e madre sono indignata del fatto che hanno impedito ai nostri ragazzi di partecipare al confronto
Io la conosco prima della sua attuale carica e mi vergogno, perchè non credo che il confronto sia per lei un problema. Quindi non in mio nome.
Di Maio era già stato contestato dagli studenti del liceo Imbriani. A novembre 2018 duecento studenti, tra cui molti del liceo del vicepremier, hanno contestato il ministro in visita all’Itis per stipulare un accordo finalizzato all’occupazione dei neodiplomati.
I ragazzi hanno accolto il capo politico del M5S con slogan come questo: «Di Maio: la senti questa voce ? Vaffa…».
Gli studenti dell’ istituto sottolineanno che “la scuola pubblica dovrebbe essere apartitica e non apolitica, invece mi sembra il contrario. Si favorisce un partito all’interno di una scuola pubblica (invitare il capo di un movimento politico sotto elezioni europee, insieme al sottosegretario all’istruzione dello stesso partito, per noi si definisce favorire) ma non sono consentite contestazioni e nemmeno semplici interventi da parte degli studenti. In sostanza ci hanno detto: io invito nella TUA scuola chi dico io, tu ascolti e stai zitto senza fiatare.Ci hanno impedito di esprimerci, altrimenti ne pagheremo le conseguenze, ci abbassano i voti, dicono. E le libertà degli studenti? Dov’è il diritto di opinione?
(da agenzie)
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