Destra di Popolo.net

GLI AGENTI PENITENZIARI CONDANNATI PER TORTURA PER SALVINI SONO “SERVITORI DELLO STATO”

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

LA VERGOGNOSA VISITA AL CARCERE DI SAN GIMIGNANO PER SOLIDARIZZARE CON AGENTI CRIMINALI CHE HANNO TRADITO IL GIURAMENTO SULLA COSTITUZIONE E CONDANNATI A PIU’ DI DUE ANNI DI CARCERE

Sono stati condannati per tortura a più di due anni di carcere, eppure l’ex ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini è ancora dalla loro parte. Li difende gli agenti penitenziari che secondo la Procura di Siena hanno pestato un detenuto tunisino durante un trasferimento in cella nell’ottobre del 2018.
Il “capitano” — così come fatto il 26 settembre del 2019, quando era scoppiata l’indagine — ieri è tornato nel carcere di Ranza a San Gimignano. E, proprio allo stesso modo di come si è comportato un anno e mezzo fa (quando però i giudici non avevano ancora emesso sentenze), ha espresso solidarietà  per gli agenti di polizia penitenziaria.
Non per l’uomo pestato, ma per gli agenti di polizia penitenziaria condannati. Che, come si vede in un video che era stato pubblicato dal Tg3 in cui si vedono gli agenti colpire il detenuto, colpirlo a ginocchiate e tappargli la bocca.
“Tra guardie e ladri io sto sempre dalla parte delle guardie — aveva detto in quell’occasione l’ex ministro dell’Interno. Gli uomini e le donne in divisa di polizia penitenziaria non meritano di esser trattati come delinquenti, assassini o torturatori”. Il 17 febbraio sono arrivate le condanne.
Scrive Il Fatto quotidiano:
E così, ieri pomeriggio, il leader della Lega non ha potuto mancare di visitare il carcere e portare nuovamente solidarietà  agli agenti. Li ha incontrati e ascoltato i loro sfoghi. Poi, fuori dal carcere, Salvini li ha difesi pubblicamente: “Conto che venga resa giustizia, stimo questi agenti e solo sentirli accostare alla tortura mi fa arrabbiare”.
Secondo la Procura di Siena il detenuto tunisino in carcere per spaccio e furti di beni alimentari era stato colpito dagli agenti con calci e pugni insieme a frasi del tipo: “Infami, pezzi di merda, vi facciamo vedere chi comanda a San Gimignano!” rivolte agli altri detenuti.
Ma per Salvini le violenze sono “inesistenti”: “Ma per il momento, ha concluso Salvini, “ho portato solidarietà  a dei servitori dello Stato”. Lo stesso Stato che li ha condannati per tortura.

(da agenzie)

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DECRETO SOSTEGNO DI DRAGHI: CONDONI AGLI EVASORI FINO A 5.000 EURO E ALTRI QUATTRINI A FONDO PERSO A 2,7 MILIONI DI AZIENDE E PROFESSIONISTI

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

BLOCCO LICENZIAMENTI FINO A FINE GIUGNO… TRA UN PO’ I RISTORI SONO SUPERIORI AGLI UTILI: SE HAI PERSO IL 33% DI FATTURATO, TI RIDANNO IL 30% (SALVO POI LAMENTARSI IL GIORNO DOPO)

La prima impronta del governo Draghi sulla partita degli aiuti al Paese per via delle restrizioni anti Covid è contenuta in una paginetta dal titolo “Ipotesi decreto Sostegno”. Un documento di lavoro che circola tra i ministeri e che spiega qual è la direzione intrapresa per un provvedimento che tiene nella pancia 32 miliardi.
Alcuni elementi – come la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 30 giugno – marcano una continuità  con l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte.
Altri – come i criteri per gli indennizzi ai bar, ai ristoranti e a tutte le altre attività  interessate dalle misure contro la pandemia – segnano invece una discontinuità .
Una premessa è d’obbligo trattandosi di ipotesi. Molte di queste scelte – come quella sui licenziamenti – avranno bisogno di un passaggio supplementare, sicuramente politico vista la delicatezza del tema. Ma intanto il primo documento dà  alcune indicazioni.
Le voci che compongono lo scheletro del decreto Sostegno mettono in evidenza innanzitutto un elemento che fa da cornice:   quello che dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri la prossima settimana non sarà  un provvedimento dedicato solo ai cosiddetti ristori. E questo l’aveva messo già  in conto il vecchio governo.
L’impatto delle varianti del virus, il nuovo giro di chiave arrivato con l’ultimo Dpcm e che impatta su più settori, a iniziare dalle scuole. E poi le condizioni di un mercato del lavoro ancora fragile sono tutti elementi che spingono verso un intervento omnibus. Ci sono sì i soldi per gli indennizzi alle attività , ma anche per i vaccini, per i congedi parentali e per la cassa integrazione. E c’è anche un alleggerimento anche sulla velocità  della macchina che invia le cartelle fiscali.
Il secondo elemento che si evince dal documento è che l’ottica resta quella di un intervento di tipo emergenziale. Non totale, come è stato il principio che ha ispirato i decreti Covid dell’ultimo anno (il Cura Italia, il decreto Rilancio, il dl Agosto e poi i quattro decreti Ristori), ma comunque importante. La discontinuità  passa dalla revisione di alcuni criteri all’interno di questa cornice.
I nuovi criteri per gli indennizzi alle imprese e alle partite Iva. Platea da 2,7 milioni di beneficiari
Si cambia, e sensibilmente, rispetto allo schema Conte-Gualtieri. Per gli indennizzi non saranno presi più in considerazione i codici Ateco (quelli che identificano un’attività ). Un criterio che aveva suscitato parecchi malumori tra le categorie escluse dagli aiuti con i precedenti provvedimenti.
Il nuovo parametro è quello del calo del fatturato: un bar, un ristorante o una palestra dovranno dimostrare di aver perso almeno il 33% nel 2020 rispetto al 2019.
Nello specifico verrà  considerata una media mensile del fatturato dell’anno scorso e rapportata alla media mensile del fatturato del 2019.
Il Governo punta a dare aiuti a fondo perduto (soldi sul conto corrente ndr) a 2,7 milioni tra imprese e professionisti con un fatturato fino a 5 milioni.
Gli indennizzi saranno calibrati su un sistema a fasce. E sulle dimensioni: più alto è il fatturato, minore è l’indennizzo.
Alle imprese e ai professionisti con un fatturato fino a 100mila euro all’anno andrà  il 30% di quanto perso.
Il 25% alle imprese e i professionisti con un fatturato tra 101mila e 400mila euro: in pratica un bar che in un anno fattura una cifra compresa in questa forchetta riceverà  il 25% di quanto ha visto andare in fumo.
Si passa poi a un indennizzo del 20% per le attività  con un fatturato tra 401mila e 1 milione di euro all’anno e a un sostegno del 15% per quelle con un fatturato da 1 milione a e 5 milioni annui.
Ancora “da valutare” un indennizzo per le start up. Un’attenzione particolare è dedicato al turismo invernale: oltre al fondo perduto sono previsti 600 milioni da ripartire in sede di Conferenza Stato-Regioni.
I nuovi aiuti (in due tranche) entro il 30 aprile
Il documento fa riferimento a una nuova piattaforma di erogazione degli indennizzi. Da costruire entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. La dicitura riportata è “Nuova piattaforma Sogei”. Sogei è la società  di Information Technology del ministero dell’Economia. Secondo lo schema abbozzato i primi indennizzi arriveranno entro dieci giorni, mentre il totale entro il 30 aprile.
I licenziamenti ancora bloccati fino al 30 giugno. La coperta della cassa Covid si allunga fino alla fine dell’anno
Sul blocco dei licenziamenti, in vigore dallo scorso marzo, l’idea è di prorogare lo stop fino al 30 giugno. Non ci sono specifiche sull’eventualità  di adottare questa misura solo per le imprese dei settori più in crisi come il turismo, la ristorazione e i servizi. Il rifinanziamento della cassa integrazione Covid, quella pagata dallo Stato, è programmata fino a fine anno.
Come anticipato da Huffpost, si passa da uno schema di settimane da consumare in una fascia ristretto di tempo a 40 settimane da spalmare fino al 31 dicembre. Nel pacchetto lavoro sono attese anche due nuove mensilità  del reddito di emergenza e una proroga dell’indennità  di disoccupazione. Balla, invece, il rifinanziamento da 1 miliardo del reddito di cittadinanza.
Un pacchetto salute da 2 miliardi: priorità  ai vaccini
Ai vaccini andranno 2 miliardi. Nel documento si fa riferimento al trasporto delle fiale, ma anche alla somministrazione. Su questo punto, in particolare, si parla di due fasi. La prima prevede l’intervento dei medici di famiglia, la seconda anche quello dei farmacisti.
L’invio delle nuove cartelle congelato fino al 30 aprile
Un nuovo slittamento per l’invio da parte dell’Agenzia delle Entrate di 35 milioni di cartelle e 15 milioni di accertamenti. Tutto congelato fino al 30 aprile. E fino a quella data stop anche al pagamento dei bollettini delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio. Tra gli obiettivi anche quello di sfoltire le oltre 130 milioni di cartelle che si trovano nel magazzino dell’Agenzia delle Entrate. Sono tutte cartelle che non sono state mai pagate. Tra le ipotesi quella dello stralcio delle cartelle fino a 5mila euro, comprensive di sanzioni e interessi, relative agli anni 2000-2015. In tutto sono circa 60 milioni di cartelle, con un costo di 1 miliardo nel 2021 e di un altro miliardo il prossimo anno.
Scuole chiuse. Congedi parentali al 50% e smart working agevolato per i genitori
Nel documento non compare, ma nel decreto Sostegno ci sarà  anche un finanziamento dedicato al capitolo delle scuole chiuse a causa dei contagi. Il Dcpm che entrerà  in vigore il 6 marzo prevede l’obbligo della didattica a distanza in caso di zona rossa o laddove si registrano 250 casi ogni 100mila abitanti nell’arco di sette giorni. Molte famiglie si ritroveranno con i figli a casa. Con il decreto ritornano i congedi parentali retribuiti al 50 per cento. Saranno destinati ai genitori degli studenti fino a 14 anni per il periodo di sospensione dell’attività  didattica in presenza o per la quarantena degli stessi figli. Come i congedi introdotti la scorsa primavera, anche questi sono alternativi allo smart working e potranno essere usufruiti alternativamente dai due genitori. Sempre per le scuole chiuse o in caso di infezione e quarantena per i figli fino a 16 anni c’è la possibilità  dello smart working agevolato: automatico, senza accordo individuale con l’azienda.

(da “Huffingtonpost”)

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SECONDO BERTOLASO “TUTTA L’ITALIA VERSO LA ZONA ROSSA”

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

ORA ANCHE I GOVERNATORI SOVRANISTI SONO PREOCCUPATI: ERANO QUELLI CHE VOLEVANO APRIRE TUTTO

I numeri dei nuovi contagiati crescono, complice soprattutto la vairante inglese. E i colori delle diverse zone d’Italia potrebbero mutare di ora in ora.
Per Guido Bertolaso, consulente del presidente di Regione Lombardia per il Piano Vaccinale   “tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa. La Lombardia, per quello che ha passato nei mesi scorsi, è più vulnerabile rispetto ad altre regioni, ma non sono preoccupato per questa regione più che per altre”.
Ma non c’è solo la Lombaria a “combattere” contro la curva in netta risalita dei contagi. Per il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio “nonostante non si siano ancora accese e spie dell’allarme, abbiamo però una situazione che ci dice che, quotidianamente, le cose stanno peggiorando. C’è un contagio che sta risalendo, numeri che stanno aumentando. Abbiamo ancora, ed è un dato importante, i valori dei ricoveri in terapia intensiva e in terapia ordinaria che sono sotto soglia, sotto il 30 e il 40%. Però c’è un aumento ed è un aumento quotidiano”.
Cirio, intervistato da Sky Tg24 ha poi rimarcato: “Questo è il motivo per cui sono intervenuto e interverrò ancora nei prossimi giorni   e così come abbiamo già  iniziato a fare con le zone rosse e faremo nei prossimi giorni, dobbiamo essere pronti ad intervenire chirurgicamente laddove è necessario”. Concludendo: “I numeri del pre-report arriveranno questa sera, la valutazione settimanale è importante e credo che noi abbiamo i numeri per rimanere generalmente in zona arancione, ma bisogna intervenire invece puntualmente giorno per giorno dove ci sono focolai e soprattutto dove ci sono le varianti inglesi, come abbiamo fatto nelle scorse ore”.

(da agenzie)

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SERVIZI SEGRETI TEDESCHI: “AFD PARTITO ESTREMISTA DA SORVEGLIARE”

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

RAPPORTO DI MILLE PAGINE: “FORMAZIONE E’ UN RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA”

Mille pagine di rapporto e un verdetto importante anche se non inatteso: secondo il Verfassungsschutz (BfV), i Servizi segreti interni tedeschi, l’Alternative fuer Deutschland (Afd) è un partito di estrema destra.
D’ora in poi sarà  tenuto sotto stretta sorveglianza come si fa per le organizzazioni che rappresentano un rischio per le istituzioni repubblicane. I suoi militanti potranno essere intercettati, la loro posta elettronica controllata, e l’organizzazione potrà  essere infiltrata da spie.
E’ una decisione che in Germania non avrà  solo conseguenze politiche – oltretutto in pieno anno elettorale. In alcuni casi, i tutelatissimi dipendenti pubblici rischiano il posto, se membri del partito.
E’ la prima volta nella storia della Germania del dopoguerra che un intero partito viene considerato ufficialmente pericoloso per la democrazia.
L’indiscrezione filtrata su alcuni giornali non è stata ancora confermata, ma il numero uno del BfV, Thomas Haldenwang, avrebbe comunicato stamane agli uffici dei land che la decisione è stata presa lo scorso 25 febbraio.
Per il sigillo ufficiale bisognerà  aspettare il verdetto del tribunale di Colonia, dove il partito aveva già  fatto ricorso contro l’indagine. In ogni caso, secondo Spiegel, la classificazione dei Servizi prevede un’importante eccezione: parlamentari e candidati alle elezioni di settembre saranno esclusi dalla sorveglianza.
Nella scorsa primavera erano stati alcuni uffici regionali a classificare l’Afd come un organizzazione pericolosa, paragonabile ai neonazisti della Npd. Anzitutto la Turingia, feudo di uno dei più pericolosi leader del partito, Bjà¶rn Hà¶cke. L’uomo che dichiarò il monumento berlinese all’Olocausto “una vergogna” e che guidò le manifestazioni di Chemnitz dell’autunno 2018 in cui neonazisti e militanti Afd marciarono gomito a gomito.
Secondo lo studioso dell’estremismo di destra Steffen Kailitz, Hà¶cke è il ponte del partito con le organizzazioni estremiste. E’ considerato l’allievo del ‘papa nero’ della destra tedesca, Gà¶tz Kubitschek.
Nello stesso mese in cui i servizi segreti della Turingia hanno annunciato la notizia, anche la corrente di destra capitanata proprio da Hà¶cke, “Der Flà¼gel” è stata classificata antidemocratica dal Verfassungsschutz federale. Tre mesi dopo è stato il Brandeburgo a dichiarare l’Afd fuori dall’arco costituzionale, di recente si sono aggiunte la Sassonia e la Sassonia-Anhalt. Quattro regioni dell’Est dove l’ultradestra è ormai stabilmente il secondo o terzo partito.
La decisione di oggi di dichiarare l’intera Afd un rischio per la democrazia arriva dopo due anni di indagini. Durante i quali il BfV avrebbe registrato una notevole radicalizzazione dell’ultradestra. Secondo i servizi, il leader moderato del partito, Jà¶rg Meuthen, faticherebbe ormai a contenere le pulsioni estremiste nell’Afd e i leader dell’ala radicale “Der Flà¼gel”, a cominciare dall’influente Hà¶cke.
Nata come organizzazione anti-euro all’inizio della crisi finanziaria, l’Afd è stato il primo partito a destra dei conservatori della Cdu/Csu a superare la soglia di sbarramento del 5% e a fare il suo ingresso nel Bundestag nel 2017, raggiungendo il 12,6%. Un risultato dovuto soprattutto alle conseguenze della crisi dei profughi del 2015, quando l’ultradestra ha spostato il focus sull’immigrazione e si è sempre più radicalizzato.
La decisione del Bfv ha anche conseguenze statistiche: d’ora in poi i rapporti sull’estremismo di destra in Germania dovranno assorbire, oltre ai 7.000 membri dell’ala radicale “Der Flà¼gel” e i 1.600 dell’organizzazione giovanile “Junge Alternative”, gli altri circa 24mila iscritti all’Afd.

(da agenzie)

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COMMISSIONE ESTERI DELLA CAMERA: “IL BLOCCO NAVALE E’ UN CRIMINE INTERNAZIONALE”

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

LEGA SI ASTIENE, FORZA ITALIA SI ASSENTA, FDI VOTA CONTRO

Il tema migranti irrompe alla Camera. Come già  avvenuto con gli emendamenti e gli ordini del giorno sulla prescrizione del Milleproroghe, ieri a scuotere la maggioranza è stato l’esito del voto di un provvedimento in commissione Esteri.
I deputati hanno discusso infatti un emendamento allo statuto istitutivo della corte penale internazionale che introduce il nuovo crimine internazionale di aggressione. In pratica, bloccare una nave di migranti viene consierata un attacco e, dunque, un reato penale.
Ma come è noto la questione dei migranti resta uno dei principali nodi che dividono i vari partiti che sostengono il governo di Mario Draghi. E il risultato si è visto, ancora una volta, ieri.
Al momento del voto, infatti, i componenti di Forza Italia della commissione Esteri di Montecitorio non erano presenti e i deputati della Lega si sono astenuti.
Una mossa interpretabile anche al contrario, ossia come una “non belligeranza” sul tema del centrodestra di governo.
L’emendamento, dunque, è stato approvato solo con il solo voto contrario di Fratelli d’Italia per i quali i cromini internazionali non valgono se operati da sedicenti patrioti.

(da agenzie)

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FUGA DAL M5S: IN TRE ANNI HANNO CAMBIATO CASACCA CENTO PARLAMENTARI

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

IL TRAVAGLIO DI UN MOVIMENTO CHE HA CAMBIATO PELLE CON UN RECORD DI PERDITE

Uno, due, tre, cento: ma com’è successo? I 5 Stelle che domani festeggiano i tre anni dallo storico trionfo con il 33 per cento alle Politiche del 2018, dei consensi, salutano pure il centesimo parlamentare perso nello stesso arco di tempo. Accade con   l’ormai certa defezione del deputato palermitano Giorgio Trizzino, che ieri ha accostato l’immagine del movimento, con nonchalance, a quella di un circo equestre.
In principio fu il velista Mura
È in corso un esodo biblico, di transfughi volontari o semplicemente cacciati: uno su tre è via, se si tiene conto anche di quel drappello di deputati o senatori espulsi già  in campagna elettorale. Ricordate? Catello Vitiello, messo al bando perchè iscritto a una loggia massonica, Salvatore Caiata allontanato perchè coinvolto in un’inchiesta per riciclaggio poi archiviata, o quelli rinnegati per i mancati rimborsi – da Andrea Cecconi a Carlo Martelli – fino al caso di Salvatore Tasso, reo di aver nascosto una vecchia condanna per la vendita di cd contraffatti: conquistato il seggio grazie al simbolo dei 5S, si sono guardati bene dall’accogliere l’invito a dimettersi e oggi qualcuno di loro – come Cecconi e Tasso – figura fra i “responsabili” che avrebbero dovuto salvare Conte. Nessuno, all’alba della legislatura, pensava che un partito in overbooking – elesse più parlamentari dei seggi a disposizione – potesse squagliarsi in questo modo. E sembrava un caso naà¯f anche quello di Andrea Mura, il primo a salutare la compagnia, il deputato-velista che dichiarò che poteva svolgere il suo mandato anche stando fra le onde del mare. E invece no, lentamente il Movimento è andato perdendo pezzi, pur stando pervicacemente al governo, con la Lega o con il Pd e adesso con tutt’e due.
Un ex in ogni gruppo
Fuori gli estremisti, come la no-vax Sara Cunial, fuori i pionieri con la rabbia in corpo come l’avvocato Mario Giarrusso, ma fuori anche i simboli dell’apertura all’esterno, alla società  civile, voluta da Di Maio nel 2018: basti pensare al comandante Gregorio De Falco – che ha detto no ai decreti sicurezza di Salvini – ai giornalisti Emilio Carelli e Gianluigi Paragone, allo scrittore Gianni Marilotto, alla collaboratrice di giustizia Piera Aiello che per la sua discesa in campo politica ha svelato il suo volto. Tutti, altrove, oggi. Non c’è gruppo parlamentare che non accolga un ex grillino: se i senatori Stefano Lucidi, Ugo Grassi e Francesco Urraro sono finiti nella Lega, le colleghe Paola Nugnes ed Elena Fattori sono transitate in Leu. Se il deputato Davide Galantino ha scelto Fratelli d’Italia e Matteo Dell’Osso è entrato alla corte di Berlusconi, il catanese Santi Cappellani è l’unico ad avere lasciato M5S per abbracciare il Pd.
Il big bang
Il big bang, si sa, è stato la nascita del governo Draghi, con l’espulsione di 36 parlamentari colpevoli di non aver votato la fiducia, che ieri sono diventati 39 con ulteriori provvedimenti notificati ai deputati Cristian Romaniello, Yana Ehm e Simona Suriano. E l’ultima spaccatura ha visto uscire anche un big come Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia. Il tentativo di 13 arditi di creare un gruppo di ribelli alla Camera (“L’alternativa c’è”) è accompagnato da una messe di ricorsi, tutto sotto l’occhio vigile di Alessandro Di Battista, che deputato non è più dal 2018 ma che è il più celebre dei fuoriusciti. È una frana che non ha precedenti nella storia recente delle istituzioni repubblicane, che in queste dimensioni non si è verificata neppure in occasione delle scissioni che hanno visto nel 2010 la nascita di Futuro e Libertà  di Gianfranco Fini, nel 2013 dell’Ncd di Alfano e nel 2019 di Italia Viva di Renzi. M5S, malgrado lo smottamento, rimane il primo gruppo sia alla Camera che al Senato, ma il pallottoliere si appresta a segnare le 100 defezioni è molto più di un campanello d’allarme per Beppe Grillo che medita il perdono di alcuni dissidenti e spera nell’effetto catartico di una leadership affidata a Giuseppe Conte. Servirà  molto più di un traghettatore, per riportare indietro le anime perse della transumanza a 5 Stelle.

(da “La Repubblica”)

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INSULTI ALLA SEGRE: DUE RAZZISTI INDAGATI, ORA HANNO PERSO IL SORRISO

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

INDIVIDUATI UN 75ENNE DI CAGLIARI E UN 40ENNE DEL VITERBESE

Inspiegabili e senza coscienza furono gli insulti antisemiti rivolti alla senatrice Liliana Segre in una foto in cui si sottoponeva al vaccino. Ma c’è chi potrebbe pagare per gli insulti:   sono infatti due le persone indagate dalla procura di Milano per le minacce sul web alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio.
Gli indagati si erano scatenati nel commentare la foto rimbalzata sui social con sentimenti antisemiti e di profondo odio razziale, come emerso dalla costante attività  di monitoraggio della rete svolta dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.
Come noto, la senatrice a vita è stata vaccinata al Fatebenefratelli di Milano il 18 febbraio e subito dopo era partita via social una valanga di minacce e insulti, tanto violenti da indurre la Procura della Repubblica di Milano ad aprire un fascicolo per minacce aggravate dalla discriminazione e dall’odio razziale.
Tra i messaggi d’odio più raccapriccianti sicuramente quello in cui testualmente si afferma “Aveva paura di morire la stronza? Non sono riusciti neanche i tedeschi ad ammazzarla.. e ora ha paura di morire??”, oppure, ancora, quello di un altro utente che scrive “Ma se tirasse le cianche… quanto di risparmierebbe”.
All’esito delle indagini, gli investigatori del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano e della Digos   dello stesso capoluogo, hanno individuato due soggetti, ritenute essere gli autori dei commenti antisemiti più aggressivi, il primo G.G.T di 75 anni residente nel cagliaritano ed il secondo G.T. di 40 anni residente nel viterbese.
Nel dettaglio, le attività  di Osint hanno consentito l’emissione da parte del Coordinatore della Sezione Distrettuale Antiterrorismo di Milano, Dott. Alberto Nobili, dei decreti di perquisizione locale e personale, e contestuali decreti di ispezione sui sistemi informatici e/o di telecomunicazione a carico degli indagati, cui è stata data esecuzione, nella mattinata odierna, con l’ausilio del personale degli Uffici della Polizia Postale di Roma e Cagliari e delle Digos di Viterbo e Cagliari.
Le perquisizioni hanno permesso di riscontrare le ipotesi investigative, acquisiti ulteriori elementi probatori sui dispositivi informatici adesso al vaglio degli specialisti della Postale.

(da agenzie)

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PRIMA DI ESSERE CACCIATO, ORBAN ANNUNCIA IL RITIRO DEL SUO PARTITO DAL PPE

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

SPERIAMO CHE L’UNGHERIA TOLGA ANCHE IL DISTURBO DALL’UNIONE EUROPEA E TORNI CON LE PEZZE AL CULO SENZA I QUATTRINI CHE PRENDE DALL’EUROPA

Parola del premier ungherese Viktà³r Orbà¡n che lo ha appena detto su Twitter con un post della numero due del partito Katà¡lin Novà¡k: il suo partito, la Fidesz, lascerà  oggi il gruppo parlamentare del Partito popolare europeo all’Europarlamento.
In precedenza i media ungheresi piຠvicini al governo e di fatto piຠcontrollati dagli oligarchi fedeli alla maggioranza avevano preannunciato stamane che la Fidesz avrebbe reso nota, con ogni probabilità  oggi — scrivevano il Magyar Nemzet, illustre, storico quotidiano ora normalizzato, e il sito di news filogovernativo Origà³ — la sua uscita dal Partito popolare europeo.
Il post di Katà¡lin Novà¡k definisce “antidemocratiche e inaccettabili” le ultime decisioni del PPE che modificano norme e regole del suo gruppo al Parlamento europeo, rendendo possibile l’espulsione di un intero partito a maggioranza semplice e non piຠsolo a maggioranza qualificata.
In tal modo, Orbà¡n e la Fidesz che egli controlla personalmente e senza rivali al vertice sembrano aver deciso di giocare d’anticipo battendo sul tempo il vertice del PPE e il suo capogruppo parlamentare, Manfred Weber. I quali, come aveva scritto Repubblica, avevano modificato statuto e norme interne in modo da poter espellere anche un intero partito dalla famiglia a maggioranza semplice, non piຠqualificata.
Negli ultimi giorni, con le decisioni di Weber e del Ppe, il clima tra Fidesz e popolari europei aveva cominciato ad apparire a un punto di non ritorno.
I media filogovernativi ungheresi hanno pubblicato stralci e citazioni di una lettera personale che il premier magiaro, nella sua qualità  di leader del partito, avrebbe scritto a Manfred Weber. In particolare, secondo queste citazioni Orbà¡n avrebbe scritto che “piuttosto che rimanere nello status di partito sospeso nel Ppe la mia Fidesz se ne andrà  di sua iniziativa” e che le nuove norme “sembrano un abito tagliato su misura contro il mio partito e gli interessi della nazione sovrana ungherese”.
ULn regimer che ha posto in essere limitazioni alla libertà  d’espressione, all’indipendenza della magistratura, alla libertà  delle ONG, oltre alla violazione di norme europee su appalti pubblici, sistematicamente assegnati ai ricchi oligarchi fedeli al premier, a cominciare dall’uomo piຠricco d’Ungheria, Là¶rinc Mèszà¡rà³s self-made man amico da sempre della famiglia del premier.
In Ungheria le elezioni politiche si tengono nell’aprile dell’anno prossimo e i sondaggi dipingono un testa a testa tra la Fidesz di Orbà¡n e l’eterogenea coalizione delle opposizioni (Verdi europeisti, socialisti, ex ultradestra di Jà³bbik e altre forze). Il cartello delle opposizioni si prepara a primarie quest’estate per scegliere candidati unitari al ruolo di futuro premier e in futuri altri principali ruoli di governo.

(da agenzie)

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SANREMO, TRIONFO SOCIAL PER LA BERTE’: “POI ARRIVA LOREDANA E CAPISCI COSA VUOL DIRE BIG”

Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile

LA CANTANTE, OSPITE DELLA PRIMA SERATA, CONQUISTA I TELESPETTATORI E DIVENTA L’EROINA DEL FESTIVAL

L’artista si prende il festival, chiude con un messaggio contro la violenza sulle donne e diventa l’eroina dei social. Niente sarà  più come prima, dopo di lei
“Figlie di Loredana”. Dopo averla vista a Sanremo sono tutti “figlie sue”. Perchè quando arriva lei, La Bertè, capelli blu, coroncina di farfalle, minigonna, voce voce, si prende il festival e ci porta finalmente nel suo Mare d’inverno. Diventa subito l’eroina dei social, anche per la frase “sono il padre delle mie carezze, sono la madre delle mie esperienze”, tratta appunto dal singolo Figlia di….
Loredana, apparentemente improbabile, fa invece la vera partita: canta, ricanta, ci costringe ad ascoltarla, chiude con un messaggio contro la violenza sulle donne (“al primo schiaffo denunciate, denunciate”)   e porta le scarpe rosse, sul palco. Niente sarà  più come prima, dopo di lei
Loredana Bertè canta i suoi più grandi successi e il nuovo singolo “Figlia di”, facendo impazzire i telespettatori di Sanremo 2021.
Una vera e propria standing ovation virtuale per l’artista che, super ospite della kermesse canora, ha ripercorso la sua carriera con un medley di “Mare d’inverno”, “Dedicato”, “Non sono una signora”, “Sei bellissima”.
“Poi arriva Loredana Bertè e capisci cosa vuol dire BIG”, scrive un utente. E ancora: “Loredana Bertè vince Sanremo 2021 con ‘Il mare d’inverno’”, “Loredana Bertè è l’unica vera rockstar”, “Loredana, sei arte, poesia, leggenda. Questo medley è praticamente storia della musica italiana”.
La Bertè ha portato sul palco dell’Ariston la denuncia contro la violenza sulle donne. Durante la sua esibizione, infatti, oltre a un fiocchetto rosso in bella vista sulla giacca, ha tenuto una scarpa rossa, simbolo della lotta contro i femminicidi.
“Grazie per avermi permesso di portare il messaggio contro la violenza sulle donne. Al primo schiaffo bisogna denunciare”, ha detto la Bertè prima di congedarsi

(da agenzie)

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