Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
IL NODO DELLE REGIONI CHE FANNO DI TESTA LORO CON RISULTATI PARADOSSALI E I VACCINI CHE SONO SOLO IL 33,1% DI QUELLI PROMESSI
Carla ha 48 anni e vive a Siena, è un’insegnante ed è stata vaccinata. Sandro ne ha 32, fa lo stesso identico
mestiere a Milano ma della sua prima dose di vaccino anti Covid neanche l’ombra.
Tiziano è un 90enne di Padova, aspetta ancora di essere vaccinato contro Covid-19 al contrario del coetaneo Guido, che vive a Roma ed è tranquillo con la sua doppia dose di Pfizer ricevuta.
E ancora in Sicilia le forze dell’ordine continuano a prendere appuntamento per il vaccino Astrazeneca: 14 mila i colleghi già in parte immunizzati con la prima dose. Nelle Marche solo 32 gli agenti coinvolti nella campagna.
Ogni Regione va avanti da sè. Tempi, priorità di categoria e logistica variano di territorio in territorio, con liste d’attesa sempre più lunghe e ritardi imprevisti nelle forniture.
Al momento sono circa 1 milione e 400 gli immunizzati in Italia, quelli cioè che hanno ricevuto entrambe le dosi di vaccino.
Lo stato dell’arte delle somministrazioni procede in ritardo e buona parte della popolazione continua ad attendere. Più avanti di tutti sono gli operatori sanitari e sociosanitari con 2.283.724 di iniezioni. Seguono i 684.182 lavoratori non sanitari che hanno ricevuto la prima dose e i 387.075 ospiti di Rsa.
Ma la situazione ancora più difficile è quella che riguarda la vaccinazione di massa delle successive categorie previste dal piano.
Su 4,4 milioni di over 80, solo 579.039 hanno ricevuto almeno una dose. Poi ci sono le fasce di popolazione appartenenti alla fase 3 che invece aspettano di ricevere AstraZeneca. Anche in questo caso si parla di numeri bassissimi.
Sul totale di 3.894.847 di personale docente e non docente, forze armate e di polizia, penitenziari e luoghi di comunità , ad oggi solo sono 147.757 i docenti scolastici con prima dose ricevuta, 61.748 le forze armate.
Le promesse (vecchie e nuove) che non tornano
«Entro marzo vaccineremo 7 milioni di persone». L’ultimo annuncio del Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri aveva posto un obiettivo chiaro sul numero di popolazione da immunizzare entro il primo trimestre.
La linea che il governo sta tentando di portare avanti prevede da un lato la fase 1, con operatori sanitari, Rsa e over 80, dall’altro una parte della fase 3 con docenti, personale scolastico e forze dell’ordine.
Nelle ultime ore Mario Draghi ha alzato ulteriormente la posta, puntando perfino a un secondo trimestre di circa 600 mila somministrazioni al giorno e 19 milioni di dosi al mese iniettate.
Queste le possibili nuove ambizioni sul tavolo del governo per un’immunità di gregge da raggiungere entro l’estate. Ma in attesa di una definizione delle nuove modalità , l’obiettivo più prossimo per il governo rimane quello di garantire il vaccino per i 7 milioni di italiani in attesa, promessa da dover raggiungere ormai negli ultimi 30 giorni rimasti del primo trimestre 2021.
Anche in questo caso le promesse del direttivo sembrano essere in bilico tra due problemi principali. Forniture e ritmo di somministrazione.
Il numero complessivo di dosi previste entro marzo è di 15.694.998, una cifra già ridotta rispetto ai 28 milioni di fornitura promessi all’inizio della campagna vaccinale.
Con un totale di oltre 15 milioni di dosi la promessa dei 7 milioni di immunizzati potrebbe essere quindi rispettata, considerando la necessità di doppia somministrazione per tutti e tre gli attuali vaccini anti Covid autorizzati.
Da considerare, a questo punto, è l’assenza di carichi di scorta per eventuali imprevisti e ritardi. Un criterio invece seguito al tempo degli accordi iniziali, quando per garantire un’immunizzazione certa, l’ordine previsto per il trimestre era stato del doppio del necessario, 28 milioni appunto.
A proposito di imprevisti e ritardi poi, la situazione attuale è preoccupante.
Sono state finora consegnate il 33,1% delle dosi promesse dalle tre case farmaceutiche Pfizer, Moderna e AstraZeneca, e cioè solo un terzo del previsto.
Per rispettare le scadenze, nelle prossime 5 settimane dovranno essere distribuite in media 2 milioni di dosi ogni 7 giorni. Tra costanti annunci di ritardi e problemi di consegna, Pfizer al momento registra il 43,3% di carico consegnato. Mancherebbero all’appello entro marzo 5.107.288 dosi.
Per Moderna la percentuale di fornitura ad oggi consegnata è del 18,4% con circa 1.085.400 di dosi mancanti.
Situazione simile per AstraZeneca con il 19,6% di consegna già fatta, 1.048.800 dosi date al Paese sulle 5.352.250 promesse
Non solo ritardi: ritmo giornaliero insufficiente e dosi ancora in frigo
Mancano 5 settimane alla fine del primo trimestre ed esattamente 5.623.388 milioni di persone da vaccinare per rispettare la promessa della strategia nazionale anti Covid.
Il ritmo giornaliero di somministrazioni è attualmente di 70 mila dosi, un numero ancora troppo basso e che da settimane non accenna ad aumentare.
Per riuscire a immunizzare i 7 milioni di italiani promessi dovremmo balzare già da ora a circa 340 mila iniezioni al giorno.
Senza contare del possibile obiettivo su cui Mario Draghi sarebbe orientato per il secondo trimestre. Lì le dosi giornaliere dovranno raddoppiare e raggiungere il ritmo di 600 mila somministrazioni ogni 24 ore.
Il governo ha spesso motivato la questione della lentezza facendo riferimento ai frequenti tagli di fornitura a cui le big pharma ci hanno abituato fin dai primi momenti di campagna. Ma non è solo questo.
Fino ad ora, per esempio, è stato somministrato solo il 14% delle dosi di AstraZeneca arrivate sul territorio nazionale, con Regioni che non hanno nemmeno iniziato ad utilizzare la fornitura per docenti e forze dell’ordine, e aree in cui le somministrazioni del vaccino di Oxford hanno raggiunto poco più dell’1%.
Non meglio per le dosi di Moderna, ben al di sotto del 50% di somministrazioni: sulle 244.600 dosi disponibili solo 101.178 risultano attualmente iniettate (41,6%).
Meglio per Pfizer con l’88,4% di somministrazioni. Il fatto che il vaccino americano sia stato riservato agli ospedali per la primissima fase di campagna ha con tutta probabilità facilitato la rapidità di esecuzione. La sfida più ardua e non ancora vinta è quella della somministrazione di massa dove l’azione capillare sul territorio sta mostrando falle più che evidenti.
La mappa dell’Italia vista dall’alto: i più lenti e i più veloci
Le Regioni che attualmente possono considerarsi le migliori in assoluto per ritmo e numero di somministrazioni non sono molte.
Nel conteggio in percentuale della proporzione tra numero di dosi arrivate e numero di dosi utilizzate, al di sopra del 90% troviamo Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano. Subito dopo a seguire con 297.967 dosi iniettate su 364.440 arrivate c’è la Toscana, all’81,8%. Campania e Friuli Venezia Giulia sostano poco più sopra dell’80%.
5 le Regioni sotto il 70%: Liguria, Molise, Umbria, Calabria e Sardegna.
Queste ultime due si classificano in assoluto come fanalini di coda rispettivamente con il 57,8% di dosi somministrate ( 99.620 su 172.280) e il 60,5%, 87.287 iniezioni eseguite su 144.380 potenziali.
(da Open)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE SANTOPIETRO: “UN RAPPRESENTANTE DELL’ITALIA NON PUO’ LASCIARE MESSAGGI DEL GENERE CHE DIVIDONO IL PAESE”
Rimuovere lo slogan “Prima il Nord” dal sito personale del ministro al Turismo Massimo Garavaglia. E’ la battaglia ingaggiata da Visit Italy, famoso portale di promozione turistica fondato da due imprenditori partenopei, Ruben Santopietro e Paolo Landi.
Le notizie e i comunicati stampa sul sito personale dell’esponente della Lega nominato dal governo Draghi sono fermi al 2017 / 2018 ma “un rappresentante delle istituzioni così attento al web dovrebbe rimuovere dalla propria pagina messaggi che dividono il Paese” dice Santopietro di Marketing Italia, società leader in Europa per la promozione turistica e che gestisce portali di successo come appunto “Visit Italy” e progetti di promozione del territorio sia pubblici che privati.
“Il turismo è una risorsa essenziale anche per Centro e Sud Italia – prosegue – Da Nord a Sud lo stivale ha bellezze paesaggistiche che il mondo ci invidia. Tra i compiti di un ministro, soprattutto come quello del turismo, c’è sicuramente la promozione dell’Italia e delle sue meraviglie”.
Da qui la richiesta di rimuovere la scritta “Prima il Nord” presente su massimogaravaglia.net, la pagina del neoministro del Carroccio ferma a qualche anno fa. “Sicuramente l’attaccamento al partito è importante – sottolinea l’imprenditore partenopeo – ma quando si ricopre un ruolo istituzionale che interessa l’intero paese, alcuni slogan dovrebbero essere messi da parte”.
Questo è il secondo round della polemica a distanza scattata tra il ministro e Santopietro nel salotto di Porta a Porta su Rai 1, dove Garavaglia aveva dichiarato mercoledì scorso: “Dobbiamo investire nel digitale, avere una piattaforma che funzioni bene è fondamentale oggi, se un americano cerca ‘visit Italy’ non trova italia.it, ma un sito di un privato”.
“È triste – commenta Santopietro su Facebook – lavorare per anni ad un progetto, ottenere anche dei riconoscimenti a livello europeo, per poi essere considerati quasi come un problema da un ministro della Repubblica Italiana. Siamo sicuri della buona fede ma le sue parole hanno chiaramente un tono provocatorio. Ancora oggi, nel 2021, la sensazione è che la politica veda il privato più come un nemico che come un alleato. Risultare primi negli Stati Uniti alla ricerca “Visit Italy”, senza disporre dei 45 milioni investiti per Italia.it è stato un duro lavoro e ha previsto un impegno che forse merita più rispetto”.
Dopo aver visto la trasmissione, il team ha cercato il sito personale del ministro “e abbiamo appurato che nella home in prima pagina c’è lo slogan: “Prima il Nord” – conclude Santopietro – Noi siamo una realtà nata a Napoli e da anni promuoviamo i territori di tutta Italia in 180 paesi del mondo. Speriamo che non sia stato proprio questo ad infastidire il ministro della Lega. Certo è che se adesso ricopre una carica istituzionale, il suo dovere è lavorare per l’Italia intera, centro e sud inclusi. Chiediamo formalmente la rimozione di questo slogan a nome di migliaia di operatori del settore”.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
COSTATA 21.000 EURO PER LE RIPRESE SU UNA TV PRIVATA CON LA PRESENZA DELL’ATTORE CASTELLITTO: “LO CONFERMANO I VERTICI DELL’OSPEDALE”
Il giornalista Ferruccio Sansa, capogruppo della lista Pd-M5s al Consiglio regionale della Liguria, ha
scritto un post sulla sua pagina Facebook in cui mette nel mirino il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova. «Stando anche a quanto ci è stato riferito da fonti ufficiali del Policlinico San Martino», scrive Sansa, «è accaduto questo: sabato scorso per commemorare i morti del Covid è stata organizzata nei locali dell’ospedale una lettura di brani del libro del professor Matteo Bassetti (con l’attore Sergio Castellitto)».
La cerimonia «è costata circa 21 mila euro che, stando sempre a quanto riferito dall’ospedale, sarebbero andati a società del gruppo di Primocanale che ha organizzato le riprese. La somma, ci comunica San Martino, è stata pagata con fondi della Clinica Malattie Infettive di cui lo stesso Bassetti è direttore».
«I fondi», prosegue Sansa, «stando sempre alle informazioni dell’ospedale, provengono da “attività proprie, sperimentazioni, ricerca e donazioni”.
Insomma — non lo diciamo noi, ma i vertici del Policlinico San Martino — per pagare un evento che consisteva nella lettura del libro di Bassetti sono stati utilizzati fondi della clinica universitaria che lui stesso dirige».
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
“DIMOSTREREMO NELLE SEDI COMPETENTI CHE NON ABBIAMO MAI COMMESSO NULLA DI ILLEGALE”… “IL PROCURATORE DI RAGUSA HA ESTERNATO PIU’ VOLTE PUBBLICAMENTE LA SUA CROCIATA CONTRO LE ONG”
Questa mattina all’alba è scattata una vasta operazione di polizia contro Mediterranea Saving Humans. La Procura della Repubblica di Ragusa ha coordinato perquisizioni effettuate da decine e decine di agenti in tutta Italia, in abitazioni, sedi sociali, e sulla nave Mare Jonio. Le accuse sono pesanti, ma in realtà puntano a colpire la pratica del soccorso civile in mare che Mediterranea promuove dal 2018, attraverso la sua compagnia armatoriale, Idra social shipping, che fornisce all’associazione la nave di ricerca e soccorso e cura la gestione degli equipaggi.
Il Procuratore di Ragusa, ha più volte esternato pubblicamente la sua crociata contro le Ong arrivando a sostenere che “bisogna che non passi l’idea che sottrarre i migranti dalle mani dei libici possa essere una cosa consentita”.
Quello di oggi è un vero e proprio “teorema giudiziario”, in cui si ipotizza che le attività di soccorso e salvataggio siano preordinate allo scopo di lucro.
La “macchinazione” ipotizzata è talmente surreale da rendere evidente quale sia il primo e vero obiettivo di questa operazione: creare quella “macchina del fango” che tante volte abbiamo visto in azione nel nostro paese, dal caso di Mimmo Lucano alle inchieste di questi giorni contro chi pratica la solidarietà ai migranti che attraversano la rotta balcanica, e sparare ad alzo zero contro chi come noi non si rassegna al fatto che da inizio gennaio ad oggi siano già centinaia le donne, uomini e bambini lasciati morire nel Mediterraneo, e si contino già a migliaia i catturati in mare e deportati nei campi di concentramento libici, finanziati con i soldi dell’Unione Europea e dell’Italia.
Le perquisizioni cercano “prove” perchè in realtà l’accusa, nonostante migliaia di ore di intercettazioni telefoniche e ambientali, si fonda solo su congetture che si scioglieranno presto come neve al sole.
La vicenda in esame riguarda il soccorso prestato ai 27 naufraghi della Maersk Etienne che da 38 giorni erano abbandonati in mezzo al mare tra Malta e Lampedusa, a bordo della portacontainer che li aveva tratti in salvo. Fu definito la “vergogna d’Europa” quel disumano abbandono, il più lungo stand — off che si ricordi per dei naufraghi che in teoria, secondo ciò che impongono le Convenzioni Internazionali, avrebbero dovuto raggiungere “tempestivamente” un porto sicuro.
Idra social shipping non ha mai fatto nulla di illegale e lo dimostrerà presto nelle sedi competenti. E Mediterranea non si fermerà a causa di questo attacco, triste e prevedibile, e continuerà ad essere in mare, lì dove i crimini che vengono commessi e sono quelli di strage, tortura, stupri, sevizie.
Mediterranea Saving Humans
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
POSTA SU FB CAGNOLINI, BUD SPENCER E PAUSINI, LE PROVA TUTTE MA ANNASPA: COME FARE SENZA DARE LA COLPA AL GOVERNO PER LA CHIUSURA DI BAR E RISTORANTI?
Difficile stare al governo e non poter dire che è tutto sbagliato quando la terza ondata incombe e mezza
Italia diventa arancione.
Ancora più difficile se poi il presidente del Consiglio Draghi è d’accordo con la linea del rigore portata avanti dal ministro della Salute Speranza.
Salvini non riesce a parlare quasi più di niente. E sui social si trova in grandissima difficoltà .
Da quando si è insediato il governo, anzi ancora prima, da quando ha iniziato la sua svolta europeista, il leader della Lega ha visto crollare i suoi numeri su Facebook: in 15 giorni, la pagina Facebook di Salvini è passata (Insight alla mano) dagli oltre 10 milioni di interazioni settimanali agli attuali 5,7 milioni, con un calo di quasi il 100% che ha, di fatto, dimezzato l’engagement del “capitano”.
Non solo. Il tasso di interazione è crollato: i 61 post pubblicati nell’ultima settimana (alla data di oggi) hanno “ingaggiato” appena 5,7 milioni di persone, il che significa che il numero medio di interazione a post è sceso sotto la soglia psicologica dei 100k a post.
E cosa può fare il “Capitano”?
Prova a parlare della qualunque. Di temi che spera sia condivisi dal suo pubblico e non gli facciano arrivare critiche. Oltre alla sua bimba che prima appariva solo in occasioni speciali sui social, mentre ormai la piccola Mirta è presente con il suo papà ogni giorno, Salvini in questi giorni ci ha deliziato con il suo apprezzamento a Bud Spencer. E che dire delle pucciosisime foto di animaletti che scaldano i cuori di tutti? Ultima della serie è stata Laura Pausini, che ha vinto il Golden Globe: Salvini la esalta con un post patriottico al grido di ” l’Italia dell’arte e della musica che vince nel mondo”:
A parte le condivisioni bassine per la pagina Facebook che la Bestia aveva portato a essere una corazzata social però è divertente notare come insieme ai complimenti alla cantante tra i commenti ci sia qualcuno che ha mangiato la foglia: “Brava Laura…ma sinceramente abbiamo bisogno di uscire da sta pandemia. Zero distrazioni e cercate di organizzare in tempo zero la campagna vaccinale”, scrive qualcuno.
Altri sono ancora più espliciti: “A me di Laura Pausini non mi frega nulla. Pensa a noi che ti abbiamo eletto e che probabilmente non lo faremo più”, ma anche “Con questo post sulla Pausini, totalmente fuori luogo, hai proprio cacato fuori dal vasetto…”. C’è chi chiama addiruttura “ipocrita” il “Capitano”
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
ISS: PER LA PRIMA VOLTA VALORI PIU’ ALTI TRA 13 E 19 ANNI
A partire dalla fine di gennaio l’incidenza dei casi di Covid nella fascia sotto i 20 anni ha superato, per la prima volta da inizio pandemia, quella delle fasce di popolazione più adulte, e a febbraio è rimasta leggermente più alta.
Lo sottolinea un focus sull’età evolutiva prodotto dall’Iss, l’Istituto superiore di sanità , e presentato lo scorso venerdì al Cts. L’incidenza di gennario/febbraio è stata intorno ai 150 casi per 100mila abitanti. Il valore più alto è registrato fra i 13-19 anni, poco meno di 200 casi ogni 100mila abitanti, mentre nei più piccoli è minore.
Nelle fasce di età più giovani, fra i casi diagnosticati rimangono pochissimi quelli gravi, mentre quelli lievi sono circa il 60% e il resto sono pauci sintomatici. Il rapporto ha censito anche il numero assoluto dei casi nella fascia di età sotto i 20 anni, che sono stati sopra i 106mila a novembre per poi scendere a circa 61mila sia a dicembre che a gennaio. Sempre a novembre si è raggiunto il picco di ricoveri in terapia intensiva per queste fasce, 53, scesi poi a 25 a dicembre e 21 a gennaio. Stesso andamento per i decessi che sonostati otto a novembre.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
“NASCOSTI AL FISCO 16 MILIONI DI EURO GRAZIE A TRIANGOLAZIONI TRA INGHILTERRA E ISOLA CAYMAN”
Indagine della Guardia di finanza di Padova sulle borse che spopolano tra i giovani. 
I militari delle fiamme gialle stanno compiendo accertamenti sull’azienda che produce O Bag, le borse colorate e personalizzabili, un miracolo commerciale capace di far lievitare il fatturato a 100 mila euro in pochi anni, con 358 punti vendita nel mondo. I soci e gli amministratori della società con sede a Campodarsego (Padova), secondo i finanzieri, avrebbero nascosto al Fisco oltre 16 milioni di euro, pagando le royalties per il marchio in Inghilterra con una triangolazione alle Isole Cayman, versando così soldi a un’azienda teoricamente esterna ma, in pratica, sempre riconducibile ai proprietari italiani. Per questo la Procura di Padova ha disposto il sequestro preventivo dei beni, finalizzato alla confisca, per un valore di oltre 4 milioni.
I militari del colonnello Michele Esposito hanno quindi indagato Michele Zanella, 50 anni, di Dolo (Venezia); Simone Dalla Libera, 50 anni, di Vigonza (Padova); Arnaldo Quaglia, 57 anni, di Arzergrande (Padova); Antonio Errico, 70anni, di Brindisi; Alessandro Ian Enrico Quinlan, 60 anni, originario di Brindisi. Michele Zanella e Simone Dalla Libera sono i soci storici dell’azienda, mentre Arnaldo Quaglia è l’amministratore. Antonio Errico è procuratore della società inglese in Italia e Alessandro Ian Enrico Quinlan è un professionista che opera all’estero.
L’indagine nasce da una contesa sorta tra i due ex soci, Zanella e Dalla Libera. Nel dirimere il lodo i finanzieri si sono accorti delle irregolarità fiscali, dando così il via agli accertamenti. “L’espediente fiscale ha permesso alla società di dedurre, nelle annualità d’imposta dal 2012 al 2016, costi per royalties non dovute per un importo pari a 16,6 milioni di euro, con un’evasione complessivamente quantificata di oltre 4 milioni di euro”, spiega la Guardia di finanza. Lo sviluppo dell’azienda padovana è iniziato nel 2012, con apertura di negozi nelle principali città italiane e del mondo. Tutti gli articoli sono pensati per essere composti con accessori abbinabili e intercambiabili. La rete O bag store è presente all’estero a Barcellona, Bruxelles, Vienna, Mosca, Miami, Boston, Washington e in Cina nelle maggiori capitali turistiche come Shangai e Pechino.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA HA CHIESTO IMMEDIATAMENTE LA RIMOZIONE DELLA SUA IMMAGINE DALLA CARD DI PROMOZIONE DIFFUSA DALLA LEGA… E DOPO QUALCHE ORA E’ STATA RIMOSSA
Nel manifesto di promozione della sesta edizione della scuola di formazione della Lega — coordinata dal lavoro di Armando Siri — compare la foto del giornalista Enrico Mentana. Una fototessera, proprio accanto a quella di Luca Morisi.
La locandina promozionale della sesta edizione della scuola di formazione della Lega è stata diffusa principalmente da due pagine Facebook, quella ufficiale della Lega e quella — altrettanto ufficiale e comunque collegata al partito — Noi con Salvini premier.
Mentana alla scuola Lega, tuttavia, non ci andrà . E la sua immagine è stata utilizzata, a quanto pare, senza la sua autorizzazione.
«Scopro che un mio sosia e omonimo è nel cast della scuola leghista — ha scritto ieri Enrico Mentana su Instagram -. La cosa che mi insospettisce è che alle sue spalle c’è una tappezzeria uguale alle scenografia del tgla7.
Fuor di scherzo: egregi signori della scuola, togliete la mia foto con cortese solerzia, grazie». Dunque, l’invito a rimuovere il suo nome e la sua immagine è stato piuttosto esplicito. Qualche ora dopo, i due post in questione — quello della Lega e quello di Noi con Salvini — sono stati direttamente rimossi da Facebook.
Ma com’è nato questo malinteso e perchè Enrico Mentana è stato associato alla scuola della Lega? In passato, il direttore del Tg La7 ha partecipato ad alcuni seminari di formazione. All’epoca dei fatti, contattato dalla redazione del Corriere della Sera che gli aveva chiesto spiegazione sull’accaduto,
Mentana aveva risposto di aver partecipato anche a eventi promossi dal Pd (come le Feste de L’Unità ) o dal Movimento 5 Stelle, senza per questo prendere la tessera dem o iscriversi alla piattaforma Rousseau pentastellata.
Sul sito dedicato alla Scuola di Formazione, in homepage compare — come seconda, subito dopo quella del leader del partito Matteo Salvini — una citazione dello stesso Mentana che recita «La formazione politica è l’essenza».
Ma non è l’unica testimonianza: se si naviga nel sito della scuola di formazione, infatti, nella sezione “Ospiti” si nota ancora una volta la stessa foto di Enrico Mentana (quella che compariva anche nel manifesto diffuso dai canali social della Lega), tra l’altro in compagnia di altri giornalisti che, tradizionalmente, non possono di certo essere inseriti nel pantheon leghista, come Lucia Annunziata, Ferruccio De Bortoli e Oscar Giannino.
Insomma, che Mentana sia un brand è cosa nota (del resto la sua pagina Facebook ha oltre un milione di followers). In virtù di vecchie partecipazioni del giornalista a eventi simili, però, qualcuno aveva provato a “sfruttare” questo brand anche quest’anno.
Evidentemente con risultati opposti.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2021 Riccardo Fucile
HA CHIESTO CARTA BIANCA: CAMBIO DEL SIMBOLO E FORSE ANCHE DEL NOME, VIRATA VERSO UN PARTITO MODERATO E UNA SUA SEGRETERIA… GRILLO E’ CON LUI, CASALEGGIO FORSE NO
“Bisogna aspettare, attendiamo il più possibile con il voto sul comitato direttivo. Diamo il tempo a
Giuseppe di presentarci il suo progetto”.
L’idea del fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo è chiara: mettiamo in stand-by la votazione su Rousseau che ha sancito la nascita di un direttorio a 5 per guidare i pentastellati, e diamo all’ex premier Giuseppe Conte la possibilità di presentarci il suo piano per ristrutturare e rilanciare l’M5s.
In sostanza quello che è emerso dall’incontro di ieri all’hotel Forum di Roma è questo. Un vertice in cui i big erano tutti presenti: oltre al garante e all’ex presidente del Consiglio erano lì anche Luigi Di Maio, Vito Crimi, Paola Taverna & company. Ma il rumore più assordante è stata l’assenza di Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto e proprietario di Rousseau, che non ha mai smentito chi lo ha descritto come contrario alla nuova piega che sta prendendo la creatura del padre. Ma Beppe ha rassicurato: “lo incontrerò”.
L’ex premier — a cui è stato chiesto ufficialmente di entrare come leader — immagina un nuovo Movimento, magari — e la butta lì — anche con un nuovo simbolo e (chissà ) un nome aggiornato.
Che siano il segnale di una vera e propria rottura col passato. Ma che potrebbe infastidire — e non poco — i più conservatori.
Nella sua testa c’è anche l’impostazione di un rapporto diverso con Rousseau, da cui però già in molti volevano discostarsi: che il Movimento sia il Movimento, non c’è bisogno della piattaforma, se non per la condivisione delle idee con gli iscritti. Tra cui, peraltro, ancora non risulta l’ex premier, che mai si è registrato.
E, proprio ora, vuole attendere. Perchè se gli sarà data carta bianca — come promesso dal Garante, che in lui vede l’unica speranza per i 5 Stelle — allora sì, prenderà in mano le redini del carro e sarà (ufficialmente) collocato a fianco di una fazione politica, ma che altrimenti rescinderebbe tutto con un: “arrivederci e grazie, amici come (e anche più) di prima”.
L’impegno Conte lo ha preso, riscriverà il progetto, e, solo se approvato da tutti, allora lo porterà avanti. Lo dice nel suo intervento di ieri sulla terrazza dell’hotel della Capitale, parlando per circa 30 minuti. Sogna un Movimento più aperto, europeista, ambientalista, moderato, che non rinunci alla lotta alla corruzione, e a temi come la legalità e la transizione ecologica.
Se così sarà , allora cambierà tutto. Bisognerà riscrivere completamente lo Statuto, e il direttorio a 5 che avrebbe dovuto sostituire la figura del capo politico (nel tempo: Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Vito Crimi ad interim) salterà . E, magari, nascerà una segreteria tutta sua, scelta proprio a Giuseppe Conte.
(da agenzie)
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