Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
E QUESTO DOVREBBE ANCORA RAPPRESENTARE UN GRUPPO POLITICO NELLE ISTITUZIONI?… CONDANNE ANCHE PER BOSSI JR, NICOLE MINETTI E L’EURODEPUTATO DELLA LEGA CIOCCA
L’attuale capogruppo della Lega in Senato ed ex consigliere lombardo Massimiliano
Romeo, tra gli imputati nel processo di secondo grado con al centro la cosiddetta ‘Rimborsopoli’ al Pirellone, si è visto confermare oggi la condanna a 1 anno e 8 mesi per peculato.
Lo ha deciso la seconda Corte d’Appello di Milano che ha confermato, tra l’altro, la pena di 1 anno e mezzo per l’eurodeputato Angelo Ciocca.
Accolto il patteggiamento proposto da Alessandro Colucci, deputato del gruppo misto, a 1 anno, 8 mesi e 20 giorni. I giudici hanno dichiarato non doversi procedere per prescrizione nei confronti dell’eurodeputato Stefano Maullu.
L’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi nonché ex consigliera regionale lombarda Nicole Minetti ha patteggiato 1 anno e 1 mese in continuazione con i 2 anni e 10 mesi inflitti per il processo ‘Ruby bis’.
La Corte d’Appello di Milano ha confermato, tra l’altro, la condanna a 2 anni e mezzo per Renzo Bossi, il figlio di Umberto Bossi a cui è stata però revocata la confisca disposta in primo grado. L’accusa per i 51 imputati è peculato.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
GLI EREDI NON DOVRANNO PAGARLE IN QUANTO HANNO RINUNCIATO ALL’EREDITA CON BENEFICIO D’INVENTARIO, MA SE FAI RICORSO E HAI TORTO E’ NORMALE CHE DEVI PAGARE LE SPESE PROCESSUALI (IN QUESTO CASO 20.000 EURO)… E SALVINI PERDE UNA OCCASIONE PER TACERE
È morto da più di ventuno anni Bettino Craxi, ma il suo nome continua a scatenare polveroni mediatici (e non solo).
Questa volta non per un dibattito sulla figura politica e sulle responsabilità giudiziarie legate a Tangentopoli. La polemica stavolta è esplosa dopo che la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla famiglia contro l’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia dell’aprile 2014.
La controversia riguardava l’impugnazione di due avvisi di accertamento emessi nei confronti di Craxi per recuperare le tasse su “redditi diversi e di capitale” per il 1992 e il 1993, per un imponibile complessivo di oltre 23 miliardi e mezzo di vecchie lire, con una maggiore Irpef da pagare pari a 10,7 miliardi di lire (oltre alle sanzioni).
I giudici hanno condannato i ricorrenti al pagamento di oltre 20 mila euro di spese legali.
Nell’ordinanza della Cassazione si legge che “i documenti indicati in sentenza (della Commissione tributaria regionale, ndr) delineano un quadro probatorio idoneo a suffragare le pretese erariali, nel quale domina la figura del signor Benedetto Craxi, la cui attività risulta documentata dalla movimentazione, per il tramite di terze persone, del conto corrente International Gold Coast, materialmente riconducibile al Craxi medesimo”. Secondo i giudici, quindi, i soldi del Psi, depositati sul conto svizzero denominato “International Gold Coast” sarebbero stati nella completa disponibilità di Craxi e non in quella del partito.
“Le ingiustizie e l’accanimento nei confronti di Bettino Craxi e della sua famiglia non sembrano avere fine – tuona la senatrice di Forza Italia Stefania Craxi, figlia dello scomparso leader socialista – nonostante il trascorre degli anni e nonostante la verità su quella stagione siano ormai sotto gli occhi di tutti”
Il secondogenito di Bettino, Bobo Craxi, in un’intervista al Corriere della sera chiarisce alcuni aspetti importanti: “Mio padre è morto e noi abbiamo rinunciato all’eredità. Prima con il ‘beneficio di inventario’, separando la nostra posizione dalla sua. E poi del tutto”.
Prevista dal codice civile, l’accettazione con beneficio d’inventario limita la responsabilità dell’erede al valore dell’attivo ereditario, evitandogli di compromettere il proprio patrimonio nel caso in cui emergano debiti rilevanti nell’eredità.
“Sapevamo che mio padre aveva pendenze fiscali – prosegue Bobo Craxi -. Ma non c’era nessun conto suo. I magistrati ne hanno attribuito a lui uno intestato a terzi. Se poi mi chiede della natura illegale dei finanziamenti, è un segreto che mio padre non ha portato nella tomba: l’ha detto in Parlamento. In ogni caso sono passati 30 anni”.
E ribadisce che “nulla è dovuto perché c’è il beneficio di inventario”.
In sostanza nessuno chiede agli eredi 10 miliardi di tasse evase da Craxi per i 23 miliardi che aveva in Svizzera, ma solo 20.000 euro perchè gli eredi avevano fatto ricorso di fronte alla Commissione tributaria. Cosa alla quale non erano obbligati.
Chi dimostra di non aver capito nulla nel merito è Salvini che interviene: “Solidarietà a Stefania Craxi per una vicenda che appare illogica e grottesca, un accanimento gratuito verso la famiglia di un uomo che non c’è più. Anche per questo serve al più presto una seria riforma dell’intero sistema Giustizia”
Considerazione che non c’entrano una mazza.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO SI PUBBLICA SENZA CONTROLLARE: I TIFOSI ERANO TUTTI INGLESI, IL VIDEO ERA PRECEDENTE ALLA PARTITA E SALVINI HA SCAMBIATO LA MAGLIA AZZURRA CON LA SECONDA MAGLIA INGLESE
Vedere un video sui social, accettare la narrazione dei fatti senza alcuna verifica,
condividerlo sui propri seguitissimi canali rendendolo ancor più virale.
Matteo Salvini e il suo staff ci sono riusciti ancora, anche parlando della Nazionale e della vittoria a Euro 2020. Il leader della Lega, infatti, ha pubblicato alcuni estratti video di quel che è successo negli spazi antistanti a Wembley prima del fischio d’inizio della finale Italia-Inghilterra.
Le immagini mostrano delle violenze accadute realmente, ma il senatore ed ex Ministro le ha “spacciate” per accadimenti post sconfitta ai rigori dei britannici. Insomma, il video italiani picchiati Wembley è una bufala.
«Questi inglesi (schifosi, non tifosi) l’hanno presa bene la sconfitta. Invece di inginocchiarsi in campo, spero si inginocchino in cella», ha scritto Matteo Salvini sul proprio profilo Facebook allegando il video.
Fatti realmente accaduti, ma non come ricostruito dal leader della Lega
Innanzitutto parlare di video italiani picchiati Wembley è fuorviante. Alcuni si sono lasciati trarre in inganno da alcune “maglie azzurre” che compaiono nel filmato. Ma come spiega puntualmente Bufale.net, quelle non sono le divise dell’Italia indossate dai nostri tifosi, bensì le maglie della seconda divisa dell’Inghilterra (come si può vedere su alcuni store online), con tanto di banda laterale rossa.
Inoltre, queste immagini non fanno riferimento al post partita. Non è la reazione di alcuni folli tifosi inglesi contro gli italiani e neanche lo sfogo frustrato per la sconfitta in finale.
Si tratta, purtroppo, di violenze accadute qualche ore prima del fischio d’inizio, quando alcuni esagitati supporters britannici senza biglietto hanno forzato i blocchi per tentare di accedere all’impianto che ospitava la finale.
Insomma, scene di ordinaria follia realmente avvenute ma presentate in un contesto sbagliato.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
LA VICENDA DEL DOCUMENTARIO “FIRENZE SECONDO ME” E I RAPPORTI CON IL MANAGER DEI VIP… 500.000 EURO GIRATI A RENZI DALLA PRODUZIONE
L’ex premier Matteo Renzi è indagato per finanziamento illecito e false fatturazioni insieme al manager dei vip Lucio Presta. Lo rende noto un’anticipazione del quotidiano ‘Domani’, secondo cui “la procura di Roma ha iscritto il leader di Italia Viva nel registro degli indagati qualche settimana fa, in merito a un’inchiesta sui rapporti economici tra Renzi e l’agente televisivo”.
Al centro dell’indagine, secondo il giornale, i bonifici del documentario “Firenze secondo me”, che finirono nel 2019 in una relazione dell’antiriciclaggio della Uif.
L’Espresso segnalò due anni fa come Presta, per il progetto televisivo andato in onda su Discovery, “girò a Renzi quasi mezzo milione di euro, una cifra che appariva fuori mercato. Non solo – sottolinea il ’Domanì – se rapportata alle somme pagate da conduttori di fama come Alberto Angela, ma anche messa a confronto con quanto incassato dai Presta da Discovery: se al tempo fonti interne all’emittente rivelarono che il documentario presentato dal politico era stato comprato per poche migliaia di euro, oggi si scopre che l’Arcobaleno Tre (la società di Presta e del figlio Niccolò – anche lui indagato) ha fatto a Discovery una fattura da appena mille euro, che tra l’altro non risulta ancora incassata”
In pratica, afferma il quotidiano, “il documentario, costato quasi un milione di euro tra compenso per Renzi e spese di produzione, ad oggi non ha incassato nulla.
I soldi ottenuti dall’amico Presta, già organizzatore della Leopolda, servirono invece a Renzi, nell’autunno del 2018, a restituire parte del prestito da 700mila euro che aveva ricevuto dalla famiglia Maestrelli per l’acquisto della villa di Firenze.
Un prestito anomalo che finì nelle maglie dell’antiriciclaggio (i soldi furono bonificati dai Maestrelli attraverso il conto corrente dell’anziana madre, e da qui finirono su quelli dei Renzi), ma in quel caso la procura di Firenze non ravvisò gli estremi del finanziamento illecito, nonostante nel bilancio 2018 dell’azienda dei Maestrelli da cui partì la provvista il destinatario finale del prestito (un politico) non era stato segnalato come vuole la legge sul finanziamento alla politica”.
“Presta, al tempo – scrive sempre il quotidiano – si giustificò dicendo che per lui l’operazione ‘Firenze secondo me’ era un investimento nel tempo, e che i diritti sul documentario (che fece meno del 2 per cento di share) avevano a suo giudizio un valore economico di rilievo, e insindacabile. Renzi dal canto suo ha sempre spiegato al suo entourage che non è affar suo se Presta vuole pagarlo come una star del cinema al pari di Benigni o Giancarlo Giannini”.
La procura di Roma, però, rileva il giornale, “vuole vederci chiaro sulla regolarità dell’operazione. I sospetti maggiori non riguardano tanto il documentario, visto che il prodotto – al di là dei compensi anomali e fuori mercato per il conduttore-autore – è certamente stato realizzato e messo in onda. I dubbi toccano soprattutto – scrive ‘Domani’ – altri due contratti e relativi bonifici da centinaia di migliaia di euro a favore di Renzi, scoperti dopo una verifica fiscale nella sede dell’Arcobaleno Tre.
Denaro versato dalla società del manager all’ex premier per la cessione dei diritti d’immagine e per alcuni progetti televisivi che i due avrebbero dovuto fare insieme”.
Nel decreto di perquisizione ai Presta e alla loro Arcobaleno Tre, i pm Alessandro Di Taranto e Gennaro Varone “parlano infatti di ’rapporti contrattuali fittizi, con l’emissione e l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell’utilizzazione quali costi deducibili inerenti all’attività d’impresa costi occulti del finanziamento della politicà. I programmi ipotizzati non sono infatti mai stati fatti, e soprattutto – conclude il quotidiano – i pagamenti al politico non sono stati iscritti al bilancio”.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
“LA MELONI VUOLE LA LIBERTA’ DI UCCIDERE, DI ROVINARCI LA VITA, FAR CHIUDERE LE SCUOLE E DISTRUGGERE L’ECONOMIA?”
«L’idea di utilizzare il Green pass per poter partecipare alla vita sociale è raggelante,
è l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana».
Giorgia Meloni si scaglia contro l’obbligo di vaccinazione anti Covid. In un post su Twitter la definisce «una follia anticostituzionale che Fratelli d’Italia respinge con forza». E poi spiega che tutto ha a che fare con la cosiddetta «libertà individuale che per lei e il suo partito è «sacra e inviolabile».
Immediata la reazione di Roberto Burioni che, appellandosi a qualche cenno storico, le ricorda che «la prima vaccinazione moderna obbligatoria in Italia risale al 1939».
E cioè quando al governo, come presidente del Consiglio, c’era Benito Mussolini.
La battaglia della leader di FdI «non la capisco e non c’entra niente con la sua storia», scrive il virologo. Una battaglia che garantirebbe al virus «la libertà di uccidere, rovinarci la vita, fare chiudere le scuole, distruggere l’economia».
Il primo vaccino reso obbligatorio in assoluto in Italia risale invece al 1888: era quello contro il vaiolo.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL MODELLO MACRON COMINCIA A FARE PROSELITI ANCHE IN ITALIA
In Francia è subito ‘effetto Macron’. Potremmo battezzarlo così il boom di prenotazioni vaccinali contro il Covid che ha fatto segnalare già da ieri sera un’affluenza record con 7 milioni di connessioni in pochi minuti ed oltre 900 mila prenotazioni.
Questi i numeri registrati immediatamente dopo l’annuncio del presidente della Repubblica francese sull’obbligo di esibire il pass sanitario, già da inizio agosto, per poter accedere ai caffè, ristoranti, centri commerciali, come anche aerei, treni, pullman di lunga percorrenza e strutture mediche della Francia.
L’effetto stimolo indotto dall’obbligo di esibire il certificato di avvenuta vaccinazione o di un tampone negativo ha insomma avuto un immediato riscontro oltralpe.
Fenomeno che potrebbe non passare inosservato anche in Italia dal momento che già ieri sera il commissario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, aveva salutato con favore l’iniziativa francese: “Concordo con Macron sul fatto che la vaccinazione è una delle chiavi per il ritorno alla normalità. Per convincere gli ultimi irriducibili utilizzare il green pass per questo tipo di eventi potrebbe essere una buona soluzione. Potrebbe essere anche una spinta per la vaccinazione”, ha commentato.
La decisione francese è stata molto apprezzata anche dal consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi, che ha già suggerito al Ministero della Salute la possibilità di rendere vincolante in Italia il green pass, non solo per gli spostamenti, ma anche per altre attività. Al momento, dalle parti di Lungotevere Ripa fanno sapere che “sono in corso valutazioni complessive su tutti gli aspetti di controllo della pandemia, e l’utilizzo del green pass è uno di questi”.
Qualche novità potrebbe arrivare però a breve visto che tra la fine di questa e l’inizio della prossima settimana un tavolo tecnico verrà convocato per analizzare l’attuale quadro epidemiologico venutosi a creare con il crescere della variante delta. Anche perché, alla luce del progredire delle vaccinazioni, sale anche il pressing delle Regioni che chiedono una revisione dei parametri che tenga conto di questo nuovo elemento. Dopo diverse settimane con l’intero Paese in zona bianca, con gli attuali parametri tornano ora a rischio zona gialla quattro regioni: Abruzzo, Campania, Marche e Sicilia. Tra le ipotesi in campo sembra ci sia la possibilità di estendere il ‘limite’ per la zona bianca dagli attuali 50 a 150 casi ogni 100 mila abitanti in modo da evitare l’introduzione di nuove restrizioni durante il periodo estivo, preservando così le attività turistiche.
Questa decisione, anche alla luce dell’apertura dell’apertura da parte del Ministero della Salute, potrebbe però trovare come ‘contrappeso’ anche da noi un utilizzo più stringente del green pass.
Ci sarà poi capire se il pass in Italia resterà attivo già dopo 15 giorni dalla prima somministrazione così come avviene oggi sulla base di quanto previsto dal Decreto riaperture dello scorso maggio o se, come ventilato da alcune settimane, si possa virare per un suo rilascio solo dopo la seconda visto che le nuove evidenze sembrano dimostrare un’efficacia solo parziale di una singola dose di vaccino per contrastare la variante delta.
L’unica cosa certa è che l’attuale strategia attendista dell’Italia non potrà durare ancora a lungo.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
E’ LA STRADA GIUSTA: SE VUOI FARE PARTE DI UNA COMUNITA’ NE RISPETTI IL DIRITTO ALLA SALUTE OPPURE NON ESCI DI CASA E NON CONTAGI NESSUNO
Chiamatelo effetto Macron. O, se preferite, effetto ragione. Quella che ha convinto
926.000 francesi a prenotare la propria dose di vaccino solo nelle ultime 24 ore (record assoluto dall’inizio della campagna) dopo che il Presidente francese ha annunciato alla nazione l’obbligo di un pass sanitario per poter accedere a ristoranti, bar, caffè, treni e mezzi pubblici.
In pratica, ha fatto più l’obbligo (di fatto) che mesi e mesi di campagna di informazione, educazione e sensibilizzazione sull’importanza del vaccino come unica arma per uscire dalla pandemia di Coronavirus.
Una vittoria nei numeri ma una sconfitta morale perché ha dimostrato, una volta di più, come l’unica arma per convincere i No-vax o semplicemente gli scettici sia una sorta di tacito ricatto: o ti vaccini o non puoi partecipare attivamente alla vita sociale del tuo Paese, nel rispetto di chi si è vaccinato, di chi ha compiuto un atto di responsabilità collettivo ma, soprattutto, di chi, per varie ragioni, non può sottoporsi alla vaccinazione.
“Ieri sera c’è stata un’affluenza record a seguito degli annunci del presidente”. Su Doctolib, la principale piattaforma francese che permette di fare le prenotazioni, “ci sono state 7 milioni di connessioni in pochi minuti e più di 900 mila francesi hanno preso un appuntamento per farsi vaccinare. E’ il doppio rispetto al precedente record che era dell’11 maggio scorso”, spiega ai microfoni della radio francese ‘Rmc’, Stanislas Niox-Chateau, il direttore generale di Doctolib. Il numero esatto annunciato dalla piattaforma è di 926 mila appuntamenti prenotati ieri sera.
Sempre ieri Macron, per scongiurare una possibile quarta ondata Covid, ha annunciato l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario dal prossimo settembre e di mostrare il pass sanitario esteso già da inizio agosto per entrare in caffè, ristoranti, centri commerciali, come anche aerei, treni, pullman di lunga percorrenza e strutture mediche della Francia.
Con il boom delle prenotazioni, commenta il ministro della Sanità francese, Olivier Véran, “900 mila su Doctolib e quindi se consideriamo anche le altre piattaforme arriviamo complessivamente a 1 milione abbiamo salvato migliaia di vite. E’ anche così che dobbiamo considerare le cose”.
“Non vogliamo fare un nuovo lockdown”, spiega ancora Véran. “Il virus raddoppia tutti i 5 giorni in Francia. Quello che vogliamo è proteggere i francesi. Vogliamo la protezione per tutti. Voglio evitare assolutamente un nuovo confinamento”.
Chissà se in Italia qualcuno nel governo, alla luce di questi risultati, non decida di prendere appunti
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
GOVERNO COMPLICE, 50 GIORNALISTI ERANO STATI AGGREDITI SOLO PERCHE’ SVOLGEVANO IL LORO LAVORO…E’ QUELLO CHE VI ASPETTA QUANDO GOVERNERANNO LORO
Un cameraman georgiano, vittima di un pestaggio a margine della fallita marcia del “pride” Lgtbq lunedì scorso, è morto a casa sua per le conseguenze dei colpi ricevuti soprattutto al volto e alla testa. Lo ha datto sapere la rete Tv per la quale lavorava, Pirveli.
L’uomo, Alexander Lashkarava, 37 anni, era fra la cinquantina di giornalisti colpiti dalla violenza dei militanti omofobi nel giorno in cui una marcia Lgtbq era stata prima organizzata e poi annullata proprio per il pericoli legati alla sicurezza dei partecipanti nelle vie della capitale della Georgia, Tbilisi.
L’organizzazione Reporters sans Frontières ha denunciato gli attacchi ai giornalisti e accusato le autorità di “responsabilità passiva” per non averli protetti.
Il ministero georgiano dell’Interno ha assicurato che sulla morte di Lashkarava è stata aperta un’inchiesta.
Una manifestazione è stata convocata per questo pomeriggio per chiedere le dimissioni del premier Irakli Garibashvili, accusato di avere fomentato una campagna contro i giornalisti.
Il capo della redazione di Pirveli, il canale per cui lavorava il cameraman ucciso, ha in particolare accusato il governo di non limitarsi a incoraggiare le violenze, ma di parteciparvi direttamente, organizzando “gruppi violenti che attaccano i media indipendenti”, ha detto Nodar Meladze.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2021 Riccardo Fucile
I SOLDI DEL CLAN DI SILVIO ALLA LISTA “NOI CON SALVINI”… 45.000 EURO PER OTTENERE 200 VOTI
L’europarlamentare della Lega Matteo Adinolfi è indagato in un’inchiesta della
Direzione distrettuale antimafia di Latina in cui è stato posto agli arresti domiciliari un imprenditore di Latina accusato di aver comprato almeno 200 voti dai membri del Clan Di Silvio da convogliare verso il capolista di “Noi con Salvini” alle elezioni comunali del 5 giugno 2016.
L’imprenditore finito ai domiciliari è Raffaele Del Prete. I due avrebbero pagato 45mila euro in tre tranche nell’azienda dell’imprenditore attivo nella gestione dei rifiuti.
Con lui ai domiciliari anche un suo collaboratore.
Per entrambi l’accusa è scambio elettorale politico-mafioso. Proprio ieri in Calabria Matteo Salvini aveva detto che i controlli sulla pulizia delle liste «la Lega li fa e li farà sempre».
Secondo l’ipotesi accusatoria convalidata nell’ordinanza del Gip, l’elezione del politico sarebbe stata per l’imprenditore pontino funzionale alle strategie economiche della sua società per ottenere verosimilmente il monopolio nella gestione dei rifiuti e delle bonifiche nel territorio pontino.
Nell’ambito dell’indagine condotta dai militari della sezione operativa di Aprilia, denominata “Touchdown” i collaboratori di giustizia Agostino Riccardo e Renato Pugliese confermavano quanto accertato dai carabinieri.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Riccardo aveva ricevuto una sorta di investitura da parte del Clan Di Silvio per curare i rapporti con la politica della provincia di Latina ed in occasione della tornata elettorale del giugno 2016, tramite l’imprenditore destinatario del provvedimento, di sostenere la candidatura di un politico della Lista “Noi per Salvini” e l’attacchinaggio dei manifesti relativi al candidato.
L’elezione del politico sarebbe stata per l’imprenditore pontino funzionale alle strategie economiche della sua società per ottenere verosimilmente il monopolio nella gestione dei rifiuti e delle bonifiche nel territorio pontino.
Secondo quanto emerso dalle indagini della procura di Roma e Latina, l’imprenditore, dietro al pagamento di 45 mila euro a membri del clan Di Silvio avrebbe assicurato l’aggiudicazione di almeno duecento voti al capolista candidato nella lista “Noi con Salvini” Matteo Adinolfi, nei quartieri di influenza criminale del clan.
Adinolfi, laureato in economia e commercio, è segretario provinciale della Lega a Latina dal 2016, insegnante in discipline economico-giuridiche e consulente del tribunale. È stato eletto europarlamentare nelle elezioni europee del 2019.
Secondo quanto scrive l’AdnKronos Adinolfi potrebbe essere convocato nei prossimi giorni in procura per essere sentito dal procuratore aggiunto della Dda di Roma Ilaria Calò e dai sostituti Corrado Fasanelli e Luigia Spinelli, titolari dell’indagine.
Nel febbraio del 2021 l’inchiesta Reset della Dda aveva messo in luce i rapporti del clan dei Di Silvio e quelli di un’altra famiglia nomade di Latina, i Travali, con i ben più noti Casamonica che invece operano nei dintorni di Roma. La procura ha accusato le due famiglie di associazione a delinquere di stampo mafioso e di traffico di stupefacenti.
(da agenzie)
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