Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA NUOVA TEORIA COMPLOTTISTA DEI NO VAX E’ DA RICOVERO IMMEDIATO A PSICHIATRIA
Tempi duri per i no-vax, oltre a non poter più entrare nei ristoranti ora sono costretti a combattere anche la lobby dei colori: nel mirino ci sono finiti il verde e il rosso. “Ragazzi c’è un movimento di resistenza. Me ne hanno messo al corrente tramite amici, ed è diffuso in tutta Italia. In pratica ci si prenota per il vaccino, ma una votla che si va all’hub ci si mette una maglietta rossa e dei pantaloni verdi. In pratica il gioco è questo, il medico vi riconosce dai colori e vi chiederà “in quale braccio facciamo il vaccino?” (Di solito non lo chiedono), e invece del vaccino vi fa una semplice soluzione fisiologica. E tac, finti vaccini con green pass vero. Io ho fatto così ed ha funzionato”.
Così recita il commento, ormai diventato virale, di una persona che si è andata a vaccinare credendo, grazie al suo abbigliamento, di aver evitato la somministrazione del vaccino
Dopo il genio di Ivrea continua, continuano i successi dei no green pass e no vax. Negli scorsi giorni il premio genio dell’anno era andato, a parimerito e senza discriminazione di razza o di età, a tutti coloro i quali che nel tentativo di frodare lo stato avevano fornito le loro generalità a delle persone che promettevano green pass falsi.
Aspettative tradite, dati sensibili forniti agli sconosciuti per non fornirli allo stato, soldi pagati e green pass falso mai arrivato (per fortuna). Risultato? Denuncia alla polizia. Ora sono i colori i nuovi sistemi di riconoscimento per aggirare i poteri forti e Big Pharma.
Eppure sembra non interessare a nessuno che ci siano regioni a rischio nuove chiusure. Che le terapie intensive si riempiono di nuovo. E che tra le vittime da Coronavirus ormai si contano quasi solo soggetti non vaccinati.
(da NextQuotidiano)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
ORA E’ IN RIANIMAZIONE CON IL FIGLIO, ALTRI SETTE MEMBRI DELLA FAMIGLIA CONTAGIATI, NESSUNO ERA VACCINATO… FACEVA IL POSTINO E NON USAVA NEANCHE PROTEZIONI… E CON QUESTI CRIMINALI SI DOVREBBE ANCORA DISCUTERE?
Un impiegato delle Poste di Formia (Latina) di 43 anni è finito in rianimazione con il
figlio di due anni dopo aver detto ai sanitari dell’ospedale Dono Svizzero di essersi vaccinato contro Covid-19.
Ma nel nosocomio hanno scoperto che né lui né altri sette membri della sua famiglia avevano ricevuto l’immunizzazione: anche la zia del bimbo è stata ricoverata all’istituto clinico Casalpalocco di Roma mentre l’Asl di Latina sta monitorando il focolaio per scoprire da chi è partita l’infezione.
La storia, raccontata oggi da Repubblica, comincia quando l’uomo si presenta al pronto soccorso sostenendo di avere un tampone negativo e di aver ricevuto la vaccinazione, pur presentando i sintomi del Coronavirus.
L’uomo viene ricoverato in rianimazione al policlinico Gemelli di Roma ed è critica anche la situazione del bambino, che è stato trasferito in terapia intensiva al Bambino Gesù di Palidoro.
I sette positivi, tutti non vaccinati, appartengono alla famiglia del bimbo e a quella degli zii. Per ora non ci sono contagiati tra i colleghi di lavoro ma, scrive ancora il quotidiano, pare che l’uomo non utilizzasse nemmeno i dispositivi di protezione individuale.
Nel Lazio sono attualmente 63 i ricoverati in terapia intensiva: si tratta soprattutto di giovani che non si sono ancora vaccinati contro Covid-19. Per quanto riguarda le terapie intensive, le Regioni con i dati più alti, oltre alla Sicilia, sono, con il 7%, il Lazio e la Liguria. Per i letti di area non critica la regione più vicina alla soglia del 15% è la Calabria con l’11%.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA “PATENTE A PUNTI” PER LE AZIENDE ESISTE DAL 2009 MA NON SONO MAI STATI EMESSI I DECRETI ATTUATIVI PER LE “RESISTENZE DELLE IMPRESE”… LA POLITICA AL SERVIZIO DEI POTERI INDUSTRIALI
Nei primi sei mesi del 2021 le vittime del lavoro sono state 439. Tre morti al giorno.
E tre sono le persone morte sul lavoro nelle ultime 24 ore. Un operaio di 36 anni di origini indiane è morto per una caduta dall’impalcatura in un’azienda in provincia di Bergamo. Si occupava della rimozione dell’amianto.
Poche ore prima un operaio di 47 anni in Puglia è rimasto schiacciato da una lastra di calcestruzzo. Da una prima ricostruzione sembrerebbe che la lastra di calcestruzzo si sia sganciata dal mezzo da cui doveva essere scaricata, per cause da accertare, cadendo addosso all’operaio.
Un piede in fallo, sul terreno viscido, forse per le insistenti e torrenziali piogge delle ore precedenti, ed è scivolato in un dirupo nel quale non ha avuto scampo: il 9 agosto è morto Simone Valli, appena 18 anni, di Teglio (Sondrio), al suo primo lavoro da guardacaccia.
Ieri si sono tenuti i funerali di Laila El Harim, la 40enne morta il 3 agosto a causa di un incidente sul lavoro nell’azienda “Bombonette” di Camposanto (Modena). La ragazza non era stata formata all’utilizzo del macchinario nel quale è rimasta incastrata e uccisa.
Queste morti non sono figlie del caso.
Esistono responsabilità precise che vanno ricondotte in primis a un sistema di controlli farraginoso e debole. Nel 2019 ogni azienda italiana con dipendenti aveva la probabilità di essere controllata dagli ispettori del lavoro una volta ogni undici anni e mezzo.
Oggi, con i mille nuovi ispettori assunti, si arriva a un controllo ogni nove anni, tenendo fermo il rapporto tra ispettori e ispezioni. Detto in altri termini, nel corso di ciascun anno ogni impresa ha l’8,7% di probabilità di essere ispezionata.
Ma non è tutto. Come ricorda Adriano Sofri sul Foglio, il problema non riguarda soltanto l’esiguo numero di controllori, ma anche la macchina attraverso la quale è possibile effettuarli.
Il nuovo direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro Bruno Giordano già nel 2019 sollevava una difficoltà non da poco: “Quando sono stati fatti dei blitz nelle aziende, nel cento per cento dei casi sono state trovate violazioni alla sicurezza del lavoro. Quando si vuole fare un intervento dove si sospetta ci sia uno sfruttamento del lavoro, la Squadra mobile della polizia ha bisogno di raccordarsi con la Asl per le violazioni alla sicurezza, con l’Ispettorato del lavoro per le violazioni contrattuali e previdenziali, con gli ispettori dell’Inps e dell’Inail nonché con i carabinieri del lavoro. Ben sei organismi per andare ad accertare un reato, per il quale la legge prevede l’arresto obbligatorio in flagranza”.
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, dopo il caso di Modena, ha detto che i controlli da soli non bastano quando un macchinario che risultava regolare viene manomesso subito dopo il controllo. E per questo propone di introdurre un curriculum per tracciare questi comportamenti.
Fonti del governo iniziano a parlare apertamente di “patente a punti per le imprese”. Come per la patente di guida, ogni azienda parte da 30 punti e ne perde se ha infortuni e incidenti per propria responsabilità – lavoratori senza caschetto, ponteggi non a norma – allo stesso modo guadagna punti se investe in sicurezza e formazione.
Se l’azienda azzera i punti è bloccata a partecipare agli appalti mentre nelle gare a parità di offerta economica vince chi ha più punti. Era già prevista dal decreto legislativo 81 del 2009 all’articolo 27 ma non è mai stata attuata “per le resistenze di alcune associazioni di impresa”.
La verità è che le morti bianche sono una piaga che l’Italia non riesce a debellare e che se non si implementa un sistema di controlli duro ed efficace i nomi da piangere aumenteranno progressivamente di anno in anno.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a Orlando per farsi dare informazioni relative agli ultimi incidenti di questo tipo – basti ricordare il lutto altrettanto tremendo della 22enne Luana D’Orazio, stritolata da un macchinario in un’azienda di Prato – e per sapere delle iniziative adottate dal ministero per contrastare gli incidenti e per aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Eppure non è difficile comprendere – partendo da questo quadro – su cosa occorre intervenire.
Si tratta di investire in uomini e controlli snellendo una macchina che così com’è rallenta troppo le procedure e rende gli ispettori suscettibili e poco tutelati rispetto al delicato ruolo che ricoprono.
Si tratta, però, di abbracciare una battaglia, farsene carico e portarla avanti contro tutti e tutto, specie contro le pressioni di quelle aziende – in particolar modo del settore edile e agricolo – che sul lavoro nero e sui pochi controlli talvolta hanno costruito raffinate macchine di sfruttamento e violazioni. In questo senso, il nome di Bruno Giordano potrebbe rappresentare una svolta importante.
(da TPI)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO CHE E’ STATA PROVATA LA REGOLARITA’ DEI CONTEGGI CHI HA DIFFAMATO LA SOCIETA’ PAGHERA MOLTO CARO
Dominion Voting Systems, una delle società che gestisce le macchine elettorali
americane accusate da Donald Trump ed il suo team di essere parte del complotto per “rubare” le elezioni presidenziali, ha fatto causa a due emittenti vicine all’estrema destra, One America News (Oan) and Newsmax.
I due network vengono accusati di aver “fabbricato, sostenuto, ripetuto e trasmesso una serie di devastanti bugie, false in modo verificabile” provocando così danni irreparabili alla società che gestisce la macchine elettorali
“Oan ha aiutato a creare e coltivare una realtà alternativa in cui quello che è sopra è sotto e i maiali hanno le ali e Dominion è stata impegnata in una frode colossale per rubare la presidenza a Trump truccando il voto”, continua la denuncia.
Dominion, che chiede miliardi di dollari di risarcimento, ha già presentato denunce simili contro altri alleati di ferro di Trump, a cominciare dal suo avvocato personale Rudy Giuliani e Mike Lindell, il fondatore del sito MyPillow, per il ruolo avuto nel diffondere la “big lie”, la grande bugia delle elezioni truccate.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
SMENTITO L’ALLENATORE GARETH SOUTHGATE: OGNUNO HA I RAZZISTI CHE SI MERITA
Era il giorno successivo alla finale dell’11 luglio 2021, tra Italia e Inghilterra. Il ct dei Leoni Gareth Southgate cercava di dare una spiegazione alla sconfitta e forniva un alibi ai tifosi inglesi, accusati di aver riempito la rete di tweet e commenti razzisti contro i calciatori neri che avevano sbagliato i calci di rigore decisivi per il destino del torneo, ipnotizzati da Gigio Donnarumma.
Espressioni inqualificabili che hanno fatto inorridire gli utenti dei social network, un vero e proprio turbinio di improperi contro Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka.
Secondo Southgate, tuttavia, si trattava di un fenomeno più ampio e – soprattutto – estraneo alla cultura britannica: «Si tratta di atteggiamenti imperdonabili. So che molto di ciò è arrivato dall’estero. Le persone che seguono queste cose sono state in grado di spiegarlo».
Oggi, invece, Twitter dà una lettura diversa dello shitstorm razzista contro i calciatori inglesi. Ed è una lettura molto scomoda per la federazione: il 99% dei tweet razzisti contro i calciatori inglesi proveniva da account non anonimi, quindi con nome, cognome e immagine del profilo, perfettamente identificabili.
Inoltre, Twitter ha affermato che il Regno Unito è stato «di gran lunga il più grande Paese d’origine dei tweet razzisti». Altro che attacchi arrivati dall’estero.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
COSI’ I RISTORATORI POTRANNO DEDICARE IL LORO TEMPO PREZIOSO AL CONTO
La circolare arrivata ieri sera dal Viminale la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese
ha chiarito (si fa per dire) la posizione dei “controllori”.
Per cominciare ogni ristoratore dovrà munirsi della app VerificaC19, attraverso cui potrà controllare che la persona interessata ad entrare nell’attività sia vaccinata o abbia avuto il covid o abbia effettuato un tampone nelle 24ore precedenti.
Il problema emerge quando i dati che emergono dal controllo che il gestore effettua sulla certificazione fa emergere una palese incongruenza con la persona che sta provando ad entrare nel locale.
A quel punto subentra la verifica dell’identità della persona in possesso della certificazione verde “Si renderà necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme come quando appaia manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici”.
La circolare del Viminale arriva dopo le dichiarazioni del Garante della privacy che ieri aveva dato l’ok per il controllo dei documenti da parte dei gestori degli esercizi pubblici, smentendo le parole della ministra dell’Interno che qualche giorno fa aveva spiegato che ristoratori e affini non dovevano chiedere carta d’identità o altri badge.
In effetti le affermazioni di Lamorgese avevano fatto sorgere subito dei dubbi perché in contrasto con quanto normato con il dpcm del 17 giugno.
In ogni caso anche la circolare sta creando polemiche. Sembra perlomeno opinabile la possibile incongruenza tra green pass e dati anagrafici che verrà decisa dal gestore. Che in pratica potrebbe facilmente non controllare ed evitare problemi dicendo che non ha notato incongruenze. Come del resto chi dovrà essere controllato potrà affermare che non è necessario essendo tutto molto soggettivo
In accordo con il Garante della Privacy, i ristoratori potranno di fatto essere dei pubblici ufficiali e chiedere i documenti in caso di palese incongruenze.
In pratica solo se ti trovi di fronte a un ventenne con un grenn pass intetato a un 90enne, o a un uomo con uin green pass intestato a una donna.
Una farsa
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA PROCURA COSTRETTA A CHIEDERE L’INCIDENTE PROBATORIO PERCHE’ QUALCUNO STA FACENDO PRESSIONI SUI TESTIMONI
Altro che legittima difesa, altro che fatalità. Quello che è accaduto sembra sempre di più un’azione premeditata per dimostrare al marocchino con problemi psichici che in città c’era qualcuno che lo avrebbe fatto figure dritto.
L’omicidio di Voghera ha nuove elementi. Dalle indagini della Procura di Pavia è emerso che l’assessore leghista alla Sicurezza di Voghera Massimo Adriatici avrebbe pedinato la futura vittima Youns El Boussettaoui.
Dall’analisi dei filmati delle prime telecamere sparse per Voghera, – si legge sul Corriere della Sera – si sta registrando una «coincidenza quantomeno anomala». Ovvero la presenza, nei medesimi tratti cittadini, dell’avvocato di 47 anni Adriatici e del vagabondo e molestatore seriale 39enne, ammazzato da un proiettile.
E sempre, in quei filmati, chi camminava davanti (pare ignaro della presenza alle spalle) era El Boussettaoui, seguito da Adriatici che forse, con quella attività di monitoraggio (e pare non da una posizione distante) voleva appurare eventuali nuove scorrerie del marocchino.
Il pm Roberto Valli, – prosegue il Corriere – uno dei magistrati diretti dal procuratore aggiunto Mario Venditti, ha chiesto al gip l’incidente probatorio per cristallizzare due delle tre testimonianze di clienti del bar «Ligure» di piazza Meardi, fuori dal quale, alle 22.14 dello scorso martedì 20 luglio, dalla pistola con il colpo in canna e senza sicura Adriatici aveva sparato in direzione di El Boussettaoui che lo aveva aggredito con un improvviso pugno in volto.
Al di là delle indagini resta un assessore alla sicurezza noto per i suoi metodi spicci che girava per la città armato, con la pistola senza sicura e il colpo in canna e che ha sperato ad un uomo disarmato e in evidente stato di alterazione psichica.
Il pubblico ministero ha chiesto al giudice delle indagini preliminare che sia concesso l’incidente probatorio, per evitare che l’influenza dell’assessore inquini le prove. Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera uno dei due testimoni, che aveva deposto spontaneamente, ha cambiato la sua versione mitigando la posizione dell’assessore.
Rimane in queste ore la paura che i due stranieri utili al processo possano lasciare la città preferendo rimanere fuori dalle vicende giudiziarie.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
“IL SINDACATO HA UN SENSO SE E’ SCUOLA DI RESPONSABILITA’ ED AGENZIA EDUCATIVA, NON CASSA DI RISONANZA DELLE CORPORAZIONI”
Non riesco a capacitarmi della guerra che i nuovi gilet gialli della sanità hanno
dichiarato al green pass scomodando tutti gli ‘’ismi’’ malefici in voga nel Secolo breve. Ma ciò che più indigna è l’invocazione dei diritti della persona e della libertà dell’individuo, fino a paragonare la somministrazione del vaccino (sui riferimenti alla Shoah ha già risposto Liliana Segre) alla sterilizzazione forzata degli inabili e dei dementi che purtroppo, nel secolo scorso, non è avvenuta soltanto della Germania nazista, ma anche nei Paesi democratici.
Occorre fare chiarezza sul principio della obbligatorietà della vaccinazione che è giusto stabilire per alcune categorie, mentre è discutibile (e nessuno lo propone) che possa divenire un vincolo di carattere generale.
Il green pass non impone alcun obbligo; è solo un requisito necessario per poter accedere in certi luoghi o essere ammessi allo svolgimento di alcune attività, insieme ad altre persone. La mobilità delle persone è certamente un diritto importante nel mondo di oggi. Questa possibilità (con appresso il turismo) è meglio garantita da un passepartout che attesti una condizione di relativa immunità di chi viaggia oppure da regimi di quarantena in entrata e in uscita?
Nei 100 giorni di lockdown duro (e inutile perché si basava sull’illusione di liberarsi del virus attraverso un periodo di apnea sociale), quando le restrizioni provocavano un crollo del Pil, noi non eravamo neppure liberi di andare a messa, perché le chiese erano chiuse, né di sposarci; era vietato persino di morire circondati da amici e famigliari ai quali era proibito anche venire al funerale.
I runner rischiavano il tiro dei cecchini; era in vigore il coprifuoco e gli elicotteri della Polizia e dei Carabinieri volavano come avvoltoi, di notte, sulle città deserte per indicare alle pattuglie a terra eventuali ‘’assembramenti’’. I delatori denunciavano i vicini che avevano ricevuto parenti e amici. I locali pubblici erano chiusi.
Le persone erano confinate nei comuni in cui risiedevano. I nonni non potevano vedere i nipoti; solo un’estensione impropria del concetto di ‘’congiunti’’ consentiva normali rapporti umani. E magari quelli che oggi scendono in piazza erano gli stessi muezzin che si arrampicavano sulle terrazze, alle 18, al canto di ‘’tutto andrà bene’’.
E i ristoratori che non vogliono effettuare i controlli per chi entra nei locali interni, hanno dimenticato i mesi delle serrande abbassate o della possibilità di servire solo all’esterno, del distanziamento tra i tavoli o del controllo sul grado di parentela delle persone che pranzavano assieme o dell’accertarsi che chi si alzava da tavola per andare alla toilette indossasse la mascherina?
Da decenni, nei locali pubblici è vietato fumare; e a controllare che ciò non avvenga ci pensano il titolare e i camerieri. Il tabagismo è una dipendenza che è stata tutelata persino durante il lockdown: le tabaccherie non sono mai state chiuse al pari delle farmacie.
Eppure, si può fumare solo in casa propria, nelle camere a gas riservate ai fumatori e all’aria aperta. Queste limitazioni sono previste per la tutela della salute anche di chi è sottoposto agli effetti del fumo passivo. I fumatori non hanno neppure la scappatoia del green pass. Non entrano e basta.
Ma l’atteggiamento che dovrebbe indurre una rivolta morale è quello dei grandi soggetti collettivi: i sindacati. Come ha scritto Marco Bentivogli, un ex sindacalista troppo bravo per continuare ad esserlo: ‘’Il sindacato ha un senso se è scuola di responsabilità ed agenzia educativa’’ e non ‘’se è cassa di risonanza delle corporazioni’’.
Ma quelli ancora in servizio permanente effettivo non sanno che pesci pigliare. I sindacalisti, epigoni dell’Asino di Buridano, dovrebbero rispondere ad alcune domande: 1) il dipendente che non vuole vaccinarsi può entrare ugualmente al lavoro oppure (come afferma la giurisprudenza) può essere sospeso a meno che non si rimedi, in azienda, una diversa mansione che metta in sicurezza sia lui che i collegi e i terzi?; 2) nel caso che diventi inevitabile un provvedimento di sospensione il ‘’renitente ‘’ deve essere retribuito e a che titolo?; 3) se gli altri dipendenti sostengono che la loro sicurezza è minacciata dai non vaccinati che cosa fa il sindacato? Difende il diritto di coloro che rifiutano il vaccino?; 4) se il datore di lavoro, avvalendosi delle sentenze nel frattempo intervenute, sospende senza retribuzione gli ‘’irriducibili’’, come reagisce il sindacato? Chiama i vaccinati a scioperare in solidarietà coi colleghi ‘’renitenti’’ (i quali, secondo l’azione di moral suasion dei sindacalisti sono in errore)? Almeno la CGT francese ha assunto una decisione coerente sia pur degna di un sindacato divenuto irriconoscibile da quando si è messo, per disperazione, a rimorchio di ogni refolo di protesta: chiama i lavoratori a scioperare contro quello che definisce ‘’obbligo vaccinale’’.
(da Huffingtonpost”)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
PER LA CISL E’ UN ATTEGGIAMENTO DISCRIMINATORIO, MA IL SINDACATO CHI RAPPRESENTA? PERCHE’ UN LAVORATORE DOVREBBE STARE ACCANTO A UNO CHE NON RISPETTA LA LEGGE E IL PROSSIMO, RISCHIANDO DI CONTAGIARSI?
Niente mensa o al limite consumo dei pasti all’aperto per i lavoratori senza green pass di due aziende torinesi: la Stamet di Feletto (stampaggi metallici e verniciature), che ha diffuso una circolare il 3 agosto ricordando che l’accesso ai locali al chiuso è riservato a vaccinati, guariti o possessori di tampone negativo; e la Hanon system di Campiglione Fenile (600 dipendenti che producono componenti per automotive), dove ieri la direzione risorse umane ha ricordato che chi non ha il green pass “dovrà consumare il proprio pranzo/cena al sacco in un’area differente” dalla mensa aziendale al chiuso.
A denunciare quello che viene ritenuto un comportamento “discriminatorio” è il segretario Fim-Cisl di Torino e del canavese Davide Provenzano, per cui ci sono le condizioni per “valutare uno sciopero”, “forse già nella giornata di domani”
Provenzano, che si è vaccinato e aggiunge che la Fim sostiene la profilassi anti Covid “di massa”, replica all’accusa di tutelare lavoratori no vax: “perché si crea una riserva di lavoratori senza green pass, e questo è alquanto discriminatorio”
Il sindacato dovrebbe ricordare che nelle società civili non esistono solo diritti, ma anche doveri, in primis il rispetto del prossimo. Se non ti sta bene stai a casa.
(da agenzie)
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