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ADESSO TOCCA A ODESSA, LA SUA POSIZIONE È STRATEGICA: SE PUTIN RIUSCISSE A CONQUISTARLA, CHIUDEREBBE COMPLETAMENTE L’ACCESSO AL MARE AL GOVERNO DI KIEV

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

PIÙ CHE NEL DONBASS, ORA LE TRUPPE RUSSE SI STANNO CONCENTRANDO PROPRIO NEL SUD DEL PAESE, MA NON RIESCONO A SFONDARE: NEPPURE A MARIUPOL

I russi tornano a bombardare a Kharkiv, a Est, la seconda città ucraina. Ieri sera le autorità locali hanno parlato di 23 feriti, ma potrebbero esserci anche delle vittime, anche bambini. Trovato un Sukhoi Su-35, un caccia russo, abbattuto. Ma c’è pure l’attacco a sud, sulla costa del mar Nero.
Obiettivo: Odessa e Mykolaiv, raggiunte dai missili dell’esercito di Putin ieri mattina. In particolare a Odessa, il porto più importante del Paese, sono risuonate per tutta la giornata le sirene di allarme antiaereo. Dopo la ritirata dall’area di Kiev, con la scia di orrori che stanno emergendo, i russi hanno deciso di concentrare gli sforzi a Sud.
Finora è andata male: nella fascia meridionale avanzano, ma a Mariupol, una città ormai distrutta e dove in 150mila sono condannati alla fame e alla sete, non hanno il pieno controllo del territorio. Se prendiamo la striscia di Ucraina che si affaccia prima sul Mar d’Azov, poi sul Mar Nero, Mariupol (dove ieri è stato ucciso il regista lituano Mantas Kvedaravicius, autore di un documentario sulla città) è all’estremità orientale, a ridosso del confine con la Russia, nell’estremità inferiore del Donbass.
Ma l’obiettivo di Putin, anche per avere una posizione di forza nei negoziati, è ricucire l’area controllata fino a all’estremità opposta, a occidente, lasciando senza affaccio sul mare l’Ucraina, tenendo conto che la Crimea è già stata presa nel 2014.
Le forze armate russe non sono riuscite a oltrepassare la resistenza che hanno trovato a metà strada, a Mykolaiv, dove hanno provato in tutti i modi a passare, bombardando la città, fino a distruggere nei giorni scorsi il palazzo della Regione, causando 35 vittime solo in quell’attacco.
Ieri mattina l’annuncio del sindaco Oleksandr Senkevych sul suo canale Telegram: «Abbiamo in corso diversi attacchi missilistici contro la città. Stiamo raccogliendo dati ora».
Alcuni testimoni parlano anche di tre aerei (o probabilmente tre droni) che volavano a bassa quota. Conferma Anton Gerashchenko del Ministero dell’Interno ucraino: «Diversi razzi russi hanno colpito il porto di Mykolaiv».
In serata il governatore Kim ha tracciato un bilancio: 14 feriti e un morto. Ma l’attacco più importante di ieri mattina è avvenuto un centinaio di chilometri dopo, a Est, a Odessa, dove i missili dei russi hanno distrutto «alcune infrastrutture», in particolare una raffineria da cui si sono alzate enorme colonne di fumo.
L’azione è stata rivendicata anche da Mosca. Il ministero della Difesa russo ha confermato di aver «distrutto una raffineria di petrolio e tre impianti di stoccaggio di carburante nelle vicinanze della città di Odessa». Giusta l’annotazione del quotidiano Kyiv Independent: la Russia «continua a prendere di mira i depositi di petrolio nel Paese, compresi quelli di Leopoli e Dnipro nei giorni scorsi».
Qui però il pensiero va a quanto avvenuto, venerdì scorso, invece in territorio russo, a Nord, a 40 chilometri dal confine con l’Ucraina.
A Belgorod otto depositi di carburante, di una compagnia petrolifera russa, sono stati distrutti da esplosioni provocate da alcuni missili lanciati, probabilmente, da due elicotteri. I russi hanno accusato l’Ucraina per questa azione, Kiev ha negato ogni responsabilità. Ieri da Belgorod sono state segnalate nuove esplosioni anche se non è stato chiarito cosa e chi le avesse causate. Infine, altro attacco missilistico, ma al centro del Paese, a sud della Capitale.
L’aviazione ucraina sostiene che a Vasylkiv è stato colpito «un edificio di una struttura educativa locale, una persona è in condizioni critiche, diverse ferite riportate».
Secondo gli Usa, la scelta di Mosca di ritirare le truppe dalla regione non è solo strategica, ma segnala delle difficoltà incontrate dall’esercito di Putin: «Stiamo assistendo a un rovescio spettacolare per la Russia – ha detto il capo della diplomazia Usa, Antony Blinken, alla Cnn – Avevano tre obiettivi all’inizio: il primo era di assoggettare l’Ucraina e toglierle la sua sovranità e indipendenza, il secondo era affermare la potenza russa e il terzo dividere l’Occidente e la Nato. Stiamo facendo di tutto per sostenere l’Ucraina». In questa direzione va la decisione degli Stati Uniti di favorire l’invio di forniture di carri armati a Kiev.
(da agenzie)

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UNO DEI SOPRAVVISSUTI A BUCHA: “HANNO UCCISO UN UOMO ANZIANO, SEDUTO SU UNA PANCHINA. UN RUSSO SI È AVVICINATO E GLI HA SPARATO IN TESTA, POI SE NE È ANDATO“

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

“UN GIORNO MI HANNO PUNTATO LA MITRAGLIATRICE ALLA TESTA, POI HANNO SPARATO UN COLPO SINGOLO VICINO ALL’ORECCHIO SENZA COLPIRMI. INFINE MI HANNO DATO UN CALCIO IN TESTA E MI HANNO LASCIATO LÌ. C’ERANO SOLDATI BIELORUSSI, RUSSI E DELLA BURIAZIA. ERANO SQUADRE SPECIALI”

Vladislav Kozlovskiy ha visto il peggio: «Hanno ucciso un uomo anziano, uno che non conoscevo. Era davanti a me, seduto su una panchina. Un russo si è avvicinato e gli ha sparato in testa, poi se ne è andato ».
Kozlovskiy ha 28 anni e faceva il manager di un ristorante nel centro di Bucha, prima dell’occupazione. È stato ostaggio per circa un mese, assieme a un centinaio di persone, in un rifugio antimissili che è diventato la loro prigione.
È un testimone diretto degli orrori di cui adesso vediamo le prime immagini.
Lui ha visto con i suoi occhi, sa cosa vuol dire essere sull’orlo, di qua la vita, di là la morte: «Un giorno mi hanno puntato la mitragliatrice alla testa, poi hanno sparato un colpo singolo vicino all’orecchio senza colpirmi. Infine mi hanno dato un calcio in testa e mi hanno lasciato lì».
E da dove venivano queste truppe che hanno massacrato la città? Dall’accento ha riconosciuto «soldati bielorussi, russi e della Buriazia. Erano squadre speciali». Chiede se si può diffondere il suo racconto, «voglio che tutto il mondo sappia cosa ci hanno fatto».
I bambini e le donne uccisi a sangue freddo, un colpo alla nuca. Gli uomini rastrellati, un colpo alla nuca. Le fosse comuni, «hanno messo i cadaveri nella pala di un escavatore, il buco era già stato fatto, li hanno scaricati e coperti di terra».
Altri corpi sono stati seppelliti dai cittadini, «ogni giorno c’era da seppellire qualcuno, venivamo fatti uscire e lavorare. Erano tutti colpiti alla nuca, avevano le facce tagliate e altre ferite sul corpo».
Quindi, torturati e poi giustiziati, come si vede anche in un video diffuso dall’esercito ucraino, la prima perlustrazione della città dopo l’uscita degli occupanti.
Nella stanza di una caserma, la luce di una pila illumina una fila di grossi fagotti, uno ha la giacca a vento rossa, sono uomini. Hanno le mani legate dietro la schiena, ed erano in ginocchio con la faccia contro il muro, nel momento dello sparo
Una donna anziana, Tania, racconta di aver perso il marito nel caos dell’occupazione, e di averlo cercato a lungo, «infine sono andata alla Croce Rossa. Una donna mi ha detto che avevano dei cadaveri nel seminterrato, di andare a vedere lì. C’era. L’ho riconosciuto dalle scarpe e dai pantaloni. Allora sono andata a cercare un amico che mi aiutasse a girarlo, perché aveva la faccia sul cemento e non volevo che stesse così. Era lui, pieno di sangue secco. Lì dentro c’era un odore forte di morti, e una grande puzza di urina».
Un uomo spiega che «la loro artiglieria era piazzata nel cortile della scuola, il quartier generale al sesto piano di un altro edificio che era anche l’asilo dei bambini». La gente sperava che arrivassero i liberatori, «ma eravamo scudi umani, così ci hanno usato per un mese».
Sulla via Kirova, una ventina di cadaveri. Più o meno, un chilometro di morti. Questi sono stati lasciati lì, nessuno ha avuto il coraggio di andarli a prendere, e sono stata l’ultima fiammata dei russi che abbandonavano Bucha. La mitragliata finale, questa volta a raffica.
Altri corpi sono stati seppelliti nei giardini davanti alle case, perché il cimitero era troppo lontano. Seppelliti alla buona, da parenti terrorizzati, in buche scavate in fretta, di notte, nella terra gelata.
Altri testimoni raccontano di case vandalizzate, di perquisizioni alla ricerca di soldi, gioielli, cibo. Ma questo è niente, visto che alcuni soldati hanno ucciso gli abitanti di una casa, «hanno buttato i cadaveri giù dai letti e si sono messi a dormire lì».
E tornando a Vladislav, ci sono stati anche dei russi “buoni”, se così si può dire. «Il 2 marzo ci eravamo rifugiati nel bunker collettivo, che è vicino alla vetreria. Ma ci hanno trovati subito. Battevano contro le porte, alla fine abbiamo aperto. Quei primi soldati non ci hanno fatto niente, ci hanno promesso di farci uscire dopo due giorni, e dato persino le loro razioni perché mangiassimo. Il sesto giorno siamo usciti. Le donne con i bambini e gli anziani sono stati rilasciati, noi siamo rimasti in quindici, tutti uomini. Era un reparto speciale. Uomini aggressivi, violenti. Ci hanno portato via i telefoni, ci hanno fatti mettere in ginocchio ». Poi, uno a uno, fatti spogliare. «Cercavano i tatuaggi, i simboli, le rune, ma nessuno di noi li aveva».
Nei telefoni però c’erano messaggi, foto e chat sospette, «due ragazzi sono stati uccisi subito. Un altro, colpito al fianco. Gli hanno urlato “adesso corri a casa!”. E noi sopravvissuti, ci hanno picchiato, volevano sapere dov’ erano i partigiani. In quel momento mi hanno puntato la mitragliatrice alla testa». Dei quindici che erano, «siamo rimasti in sei. Ero incredulo di essere vivo, ero sotto shock». Ma libero, vivo, incredibilmente vivo.
(da la Repubblica)

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L’INTELLIGENCE UCRAINA HA DIFFUSO IN RETE I DATI PERSONALI DI OLTRE 600 UFFICIALI CHE RISULTEREBBERO IN FORZA ALL’FSB, I SERVIZI SEGRETI RUSSI

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

LA LUNGA LISTA INCLUDE NOMI E COGNOMI, LUOGO E DATA DI NASCITA, INDIRIZZO, NUMERO DI TELEFONO, SIM CARD A DISPOSIZIONE, NUMERO DI TARGA DELLE AUTO DI PROPRIETÀ, RIFERIMENTI DEL PASSAPORTO

Il Direttorato per l’Intelligence del Ministero della Difesa ucraina ha diffuso attraverso Internet i dati personali di oltre seicento ufficiali che risulterebbero in forza al celeberrimo FSB.
La lunga lista include nomi e cognomi, luogo e data di nascita, indirizzo, numero di telefono, SIM card a disposizione, numero di targa delle auto di proprietà, riferimenti del passaporto.
Le informazioni sono state rese di dominio universale sul sito web del Servizio Segreto ucraino con l’indicazione “Dipendenti dell’FSB russo coinvolti nelle attività criminali dell’aggressione all’Europa”.
Non accontentandosi di aver piazzato online i riferimenti personali dei “nemici”, il Ministero della Difesa ha “linkato” la lista sulla propria pagina Facebook richiamando l’attenzione degli utenti del social network scrivendo “Ogni cittadino europeo dovrebbe conoscere i loro nomi!”.
E Twitter è stato l’amplificatore “naturale” della rivelazione di una così delicata rubrica. Tutte le persone coinvolte in questo terribile “leak” risultano residenti alla Lubianka, quartier generale dell’FSB.
Tra le tante curiosità ce n’è una segnalata da The Times. Uno di questi agenti russi avrebbe un account su Skype dal bizzarro nome “jamesbond007”.
(da agenzie)

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I SOPRAVVISSUTI DI BUCHA: “HO RICONOSCIUTO IL CADAVERE DI MIO MARITO DALLE SCARPE“

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

IL REPORTAGE DAI LUOGHI DELLA STRAGE

Il un reportage pubblicato dalla Televisione militare ucraina vengono mostrate le drammatiche immagini delle atrocità commesse dall’esercito russo nella regione liberata di Kiev
«L’esercito russo è composto da un branco di assassini e saccheggiatori. Questo dovrebbe essere ricordato ogni volta da chi pensa ancora che la Russia mandi in Ucraina “ragazzi di diciotto anni che non sanno sparare”. La Russia ha mandato degli assassini qui. E niente scuse, tanto meno perdono per loro».
È quanto si legge nella didascalia di un reportage realizzato da Військове телебачення України (Televisione militare ucraina, ndr) e pubblicato oggi su YouTube, in cui vengono mostrate le drammatiche immagini delle atrocità commesse dall’esercito russo nella regione liberata di Kiev.
Nella piccola città alle porte della capital ucraina, a lungo occupata dalle forze russe, sono stati trovati in una fossa comune i corpi di 410 civili, secondo quanto riferito dagli investigatori ucraini.
«Tutte queste persone sono state uccise con colpi d’arma da fuoco alla nuca», ha denunciato il sindaco Anatoly Fedoruk. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha accusato la Russia di essere responsabile di un «genocidio» volto a eliminare «l’intera nazione»: «Questo è un genocidio, l’eliminazione dell’intera nazione e del popolo ucraino. In Ucraina abbiamo cittadini di più di 100 nazionalità e si tratta della distruzione e dello sterminio di tutte queste nazionalità».
Nel reportage, vengono raccolte le testimonianze dei cittadini e dell’esercito ucraino che dal 27 febbraio scorso, ha portato avanti la resistenza nella città di Bucha. «Terrificante, è stato terrificante, (i russi) sono stati qui per oltre un mese, sparavano dalle scuole», racconta un uomo.
I militari ucraini, invece, spiegano come i russi abbiano anzitutto «distrutto le infrastrutture cittadine (strade, ponti, reti del gas, elettricità e acqua, ndr) , a cui ha fatto seguito la strage di civili, privi di armi, abbandonati per strada o gettati nelle fosse comuni».
Nel video vengono mostrati i corpi dei civili uccisi ancora abbandonati per strada: «Hanno ucciso tutti, anziani, donne, bambini, persone che percorrevano la città in bici, persone nel giardino di casa».
E una donna racconta: «Tre giorni fa, quando le truppe russe hanno abbandonato Bucha sono andata alla Croce Rossa per segnalare la scomparsa di mio marito, dopodiché una donna mi ha accompagnato presso l’obitorio: ho riconosciuto mio marito dalle scarpe e dai pantaloni e quando il suo corpo è stato voltato ho visto la suo volto completamente bruciato e la sua mano gelida era posta sulla sua faccia coperta di sangue. Una mia vicina di casa gli ha fatto una foto e l’abbiamo cremato l’altro ieri».
(da Open)

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LE BUFALE RUSSE SULLA STRAGE DI BUCHA FATTE CIRCOLARE DAI CRIMINALI SOVRANISTI IN ITALIA

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

IL “BRACCIO CHE SI MUOVE“ NON ESISTE

La Russia nega la strage di Bucha e per farlo si affida all’analisi del falso sito di fact-checking russo, già noto per diffondere teorie del complotto
Quanto accaduto a Bucha, cittadina a nord di Irpin e Kiev, è stata definita «la nuova Srebrenica del 21° secolo» dal capo delegazione ucraino Mikhailo Podolyak.
Le immagini riprese mostrano cadaveri ovunque, persino famiglie intere poste in fosse comuni.
Un massacro che i russi negano di aver compiuto, portando come prova un’analisi pubblicata dal finto sito di fact-checking russo “Guerra ai falsi”, diffusa poi dai canali istituzionali di Mosca come il Ministero della Difesa russo.
A diffondere la teoria del complotto sono gli autori anonimi del falso sito di fact-checking aperto il giorno stesso in cui è iniziata l’invasione dell’Ucraina.
Sito noto per aver diffuso precedenti falsità a favore della propaganda russa.
La teoria del complotto è stata diffusa dai canali istituzionali dell’amministrazione russa e poi dai singoli utenti sui social.
I teorici del complotto sfruttano un video parziale e sgranato diffuso dal canale televisivo Espreso.TV.
Un video completo e di migliore qualità, diffuso via Telegram da TSN.ua, smentisce la narrativa russa.
Non è presente alcun braccio che si muove, tutto è dovuto a una “macchia bianca” (una goccia d’acqua) presente nel parabrezza dell’auto dal quale veniva fatto il filmato
Non è presente un corpo che si siede dopo il passaggio dell’auto, la posizione è la stessa delle riprese precedenti del video completo
Non risulta che Bucha sia stata liberata dai russi in data 30 marzo 2022, come affermato dai russi. Nei giorni successivi le autorità avevano denunciato la presenza di forze armate russe ancora sul terrotirio. L’effettiva liberazione è stata annunciata il primo aprile sera.
(da Open)

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“DOPO IL MASSACRO DI BUCHA PUTIN PUO’ DIVENTARE UN RICERCATO ENTRO LA FINE DELL’ANNO“

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

L’EX GIUDICE DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA: “CRIMINI DI GUERRA OGNI GIORNO“

Un mandato di cattura nei confronti del presidente russo e dei suoi generali «potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. In questa guerra non bisogna andare lontano per individuare i responsabili e raccogliere le prove».
A dirlo oggi in un’intervista al Corriere della Sera, è il giurista Cuno Tarfusser, 67 anni, che dal 2009 al 2019 è stato giudice della Corte penale internazionale con sede all’Aia.
L’ipotesi di reato per la quale il presidente russo Vladimir Putin può diventare un ricercato dalla Corte penale internazionale è quella di crimini di guerra. Ma bisogna avere le evidenze, spiega Tarfusser: «In Ucraina si commettono crimini di guerra ogni giorno – sottolinea – Il punto è raccogliere prove ‘genuine’, cosa non facile in una situazione di conflitto aperto. È quanto sta cercando di fare la squadra del procuratore generale della Cpi Karim Khan».
E se fosse nei suoi panni, Tarfusser cercherebbe «innanzitutto le prove per pochi crimini. Per esempio l’attacco all’ospedale e al teatro di Mariupol, le fosse comuni e i civili uccisi nelle strade di Bucha. Basterebbero per un’incriminazione. La Cpi non deve fare la storia».
E questo perché se Putin «fosse raggiunto da un mandato di cattura, la sua capacità di muoversi sulla scena internazionale diminuirebbe fortemente – osserva -, Se andasse in uno dei 123 Paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma (che ha dato vita alla Cpi, ndr ) rischierebbe l’arresto. Per lui anche solo questa possibilità rappresenterebbe un danno».
Infine, riguardo all’ipotesi di creare un tribunale Onu ad hoc, come quelli per l’ex Jugoslavia e il Ruanda: «Un discorso che non ha senso nel caso dell’Ucraina. Quei tribunali furono istituiti dal Consiglio di sicurezza, dove la Russia ha diritto di veto».
(da agenzie)

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QUEI CIVILI UCCISI PER STRADA CON LE MANI LEGATE DIETRO LA SCHIENA

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

ESECUZIONI SOMMARIE DI CIVILI DISARMATI E BIMBI USATI COME SCUDI UMANI: QUESTA E’ LA FECCIA DELL’ESERCITO RUSSO

Esecuzioni in strada di civili disarmati, cadaveri buttati nelle fosse comuni, alcuni con le braccia legate dietro la schiena.
A Bucha, nella Regione di Kiev, si è consumato negli ultimi giorni un vero e proprio massacro. “Un genocidio”, l’ha definito il presidente dell’Ucraina Volodymir Zelensky.
“L’eliminazione dell’intera Nazione e del popolo. Abbiamo più di cento nazionalità nel nostro Paese. Questa è la distruzione e lo sterminio di tutte queste nazionalità”, ha dichiarato Zelensky in un’intervista alla Cbs.
Alcuni cadaveri mostravano il segno di torture, mani mozzate, colpi alla nuca. Altri avevano ancora una benda intorno agli occhi.
Le immagini si stanno diffondendo a macchia d’olio sul web, scatenando l’indignazione dei leader mondiali.
Dai resoconti di testimoni a Bucha emergono anche accuse rivolte ai soldati russi che avrebbero usato i bambini ucraini come “scudi umani” sui loro mezzi per proteggere i loro spostamenti, come riporta il Guardian, mentre cinquantasette corpi sono stati trovati in una fossa comune.
“La Russia è peggio dell’Isis“, ha detto il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba intervistato dalla emittente radio Times Uk chiedendo una missione della Corte penale internazionale a Bucha per raccogliere evidenze sui crimini di guerra perpetrati dai russi.
“Il massacro di Bucha è un atto deliberato, i russi vogliono eliminare più ucraini che possono”, ha continuato Kuleba, sollecitando nuove sanzioni da parte del G7.
Sanzioni che l’Unione europea sembra pronta a introdurre, promettendo che sarà il tribunale dell’Aja a giudicare i crimini di guerra commessi da Putin.
“L’Ue lavora alla messa a punto di nuove sanzioni contro la Russia e a nuovi sostegni all’Ucraina”, scrive su Twitter il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel il quale si è detto “scioccato dalle immagini delle atrocità commesse dall’esercito russo nella regione di Kiev ora liberata”. Forte anche la condanna di Mario Draghi, che definisce la crudeltà dei massacri di civili inermi “spaventosa e insopportabile”.
(da agenzie)

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LUBA, STUPRATA A 29 ANNI DAI RUSSI A KHARKIV

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

“DAVANTI AI SUOI OCCHI HANNO UCCISO LA MAMMA INVALIDA“

«Un dolore insopportabile, che non potrà mai essere superato o dimenticato». Poche parole per descrivere la storia di Luba, un ragazza di 29 anni di Kharkiv, violentata per una settimana dai russi che le hanno ucciso davanti agli occhi la mamma invalida. È una delle tante storie di orrore e disperazione della guerra in Ucraina che rimbalzano sui media di Kiev. Testimonianze raccolte da volontari e soccorritori che indignano il mondo.
Luba non aveva potuto lasciare Kharkiv. O meglio, non aveva voluto farlo per non lasciare sola la mamma costretta da tre anni su una sedia a rotelle.
Ed è rimasta nella sua casa, sotto il fuoco nemico, con il rumore delle esplosioni che scandivano le sue giornate. Fino a quella mattina in cui – riporta l’Ukrainska Prava raccogliendo la testimonianza di una volontaria su Fb – «sono arrivati alcuni soldati russi: tre pidocchi, non posso definirli in altro modo, non posso chiamarle persone», racconta la volontaria.
«Hanno rubato il cibo, quello che c’era in casa. Due se ne sono andati, il terzo è rimasto e ha violentato Luba per più di una settimana. La ragazza ha tentato di chiamare aiuto ma il soldato le ha distrutto il telefono.
Poi le ha confessato di essersi innamorato di lei e di volerla portare via. Luba si è opposta, ovviamente, e si è rifiutata di lasciare la casa e la mamma anziana e malata. A quel punto il russo si è innervosito, ha puntato la pistola contro la donna e le ha sparato, uccidendola, davanti a Luba».
Un orrore senza motivo, racconta la volontaria sottolineando che «l’esercito russo stupra e uccide gli ucraini per divertimento: la storia di Luba è solo una delle tante, ma ti uccide dentro».
(da agenzie)

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ECCO CHI E’ IL COMANDANTE RUSSO RESPONSABILE DELLA STRAGE DI CIVILI E DELLE TORTURE DI BUCHA

Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile

OMURBEKOV ASANBEKOVICH COMANDA LA 64° BRIGATA DI ARTIGLIERIA MOTORIZZATA

Fonti dei media ucraini hanno diffuso stamattina informazioni sull’identità del presunto comandante delle truppe russe a Bucha, responsabili del massacro nella città appena liberata.
Secondo gli attivisti di InformNapalm l’unità militare 51460, 64ma brigata di artiglieria motorizzata coinvolta in crimini di guerra a Bucha, sarebbe stata comandata dal tenente colonnello Omurbekov Asanbekovich, del quale si riportano anche i recapiti privati.
A breve saranno diffusi i dettagli che hanno portato a questa indicazione.
A Bucha sono ormai centinaia le vittime – per lo più civili, uccisi a sangue freddo – scoperte in quello che è al momento il massacro più grave dall’invasione russa del 24 febbraio scorso.
(da agenzie)

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