Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
COME FORLANI, E’ IL NUOVO “FREGAPIANO”, INTESO COME UN LEADER CHE HA LA CAPACITÀ DI OTTENERE I MASSIMI RISULTATI CON IL MINIMO SFORZO: NEL SUO CASO ADDIRITTURA SENZA MUOVERE UN DITO
Il precedente più illustre, nella storia della Repubblica, è Forlani, il
custode della formula del pentapartito che consentì al regime di andare avanti, fino al grande crollo del ’93. Fu Forlani, in una delle tante crisi del periodo finale – la caduta del primo esecutivo presieduto da Spadolini, che succedette a se stesso con un “governo fotocopia”, a dire che il segreto della stabilità era «l’eterno ritorno del sempre uguale», frase mutuata, nientemeno da Nietzsche.
E fu sempre lui a ricevere per primo il soprannome di “Fregapiano”, inteso come un leader che ha la capacità di ottenere i massimi risultati con il minimo sforzo: nel suo caso addirittura senza muovere un dito.
Ecco, il nuovo Fregapiano è Tajani. Così come Forlani aveva inanellato una serie di cariche importanti – presidente del Consiglio, ministro, due volte segretario della Dc e solo per un soffio mancato presidente della Repubblica -, il leader di Forza Italia ha alle spalle una prestigiosa carriera in Europa: cinque volte eurodeputato, commissario europeo, presidente dell’Europarlamento di Strasburgo.
E se le cose andranno come dicono i sondaggi, in Abruzzo porterà Forza Italia davanti alla Lega, come ha già fatto in Sardegna
Tutto questo senza agitarsi, anzi mantenendo sempre la calma. In certi passaggi delicati, Tajani sembra a un filo dal lasciarsi scappare la famosa battuta di Alberto Sordi: «Boni… boni!». Convinto com’è che la virtù più apprezzata dagli elettori sia la pazienza.
L’altro aspetto del carattere di Tajani che ha riconvertito in politica è la disciplina, che gli viene dalla formazione di ufficiale nelle Forze Armate. Non passa giorno che Tajani non si consulti con la premier Meloni, con la quale trova sempre, o quasi sempre il modo di andare d’accordo. Con queste premesse Tajani punta a fare di Forza Italia il secondo partito della coalizione. Ci riuscirà?
(da la Stampa)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
STEFANIA POMPEO, L’INSEGNANTE CHE DOVEVA ESSERE ALLONTANATA, ERA SUL PALCO A CONDURRE LA SERATA DI PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA DI D’AMBROSIO…LA DOCENTE NON E’ STATA ALLONTANATA DALLA SCUOLA
Da Faccetta Nera fatta cantare ai bambini in classe per la Giornata della Memoria da un’insegnante nella sua scuola alla candidatura alle elezioni regionali in Abruzzo con il presidente uscente e candidato di FdI Marco Marsilio.
È la parabola di Laura D’Ambrosio, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Nereto, 5.240 abitanti in provincia di Teramo. La storia, rimasta sottotraccia fino ad oggi, affonda le sue radici al 28 gennaio 2023. Quel giorno, nell’ambito di un approfondimento sulla Giornata della Memoria rivolto a due classi di quinta elementare, per far capire ai bambini come “all’epoca del fascismo la vita per un bambino non era colorata come oggi” – parole sue – l’insegnante Stefania Pompeo ha intonato e fatto cantare ai giovanissimi alunni la canzone di propaganda fascista Faccetta nera e ha mostrato loro il saluto romano. Applauso finale collettivo
Il resoconto di quella singolare mattinata a scuola è finito nel verbale di una riunione convocata il 28 febbraio 2023 dopo le lamentele di alcuni genitori degli alunni, che si sono rivolti all’Anpi Val Vibrata. “Sconcertati, ci hanno riferito che i figli erano arrivati a casa canticchiando Faccetta Nera e hanno chiesto un nostro intervento”, dice Massimo Pizzingrilli, vicepresidente Anpi. Il quale ne ha subito parlato con la preside. Lei, Laura D’Ambrosio.
Del curioso “approfondimento” sono emersi dei dettagli. In classe si è parlato di grembiuli, penne e calamaio, come appunto ai tempi del fascismo; la maestra Pompeo ha poi cominciato a ragionare sullo sfruttamento dei bambini, facendo riferimento al periodo di occupazione italiana in Africa. Particolare: tra gli allievi c’era anche una bambina africana. Anche lei alla fine della lezione si è trovata in mezzo al canto di Faccetta Nera con tanto di applauso da karaoke.
Come riportato nel verbale della riunione nella quale è stato affrontato il caso, la preside D’Ambrosio definì una scelta “sconsiderata da parte della docente” la presentazione di Faccetta Nera ed “esprime tutto il suo biasimo per l’agghiacciante episodio e per i terribili contenuti trasmessi illegittimamente dalla docente Stefania Pompeo”.
Su richiesta dell’Anpi la dirigente scolastica si impegnò a prendere provvedimenti nei confronti della professoressa e ad allontanarla. Cosa che poi non è avvenuta. Anzi. È successo il contrario. La docente di Faccetta Nera risulta ancora fiduciaria di plesso. Quest’anno ha presieduto un Collegio docenti ed è stata incaricata di celebrare la ricorrenza delle Foibe a Nereto. Non solo. E qui entra in ballo la scelta della dirigente scolastica D’Ambrosio di candidarsi alle imminenti elezioni regionali in Abruzzo.
Il 4 febbraio scorso Stefania Pompeo – l’insegnante che doveva essere punita e allontanata dalla preside – era sul palco a condurre la serata di presentazione della candidatura politica della stessa preside. Candidata con FdI per Marco Marsilio Presidente. […] La seconda: il sindaco di Nereto, Daniele Laurenzi – vicino a FdI – qualche anno fa fu ritratto con busto del duce a Predappio. In fondo, in questa storia, tutto si tiene.
(da La Repubblica)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
“INSISTERE SULL’ANALOGIA TRA PERSONE TRANS E MALATTIE TRASMISSIBILI E’ UN UN CONCETTO DIFFAMATORIO”
L’Associazione per la cultura e l’etica transgenere «Acet» ha
presentato con l’avvocata Cathy La Torre una querela nei confronti del consigliere comunale della Lega di Milano, Simone Piscina, finito al centro della bufera dopo le frasi shock pronunciate durante una seduta del consiglio comunale («In via Mosso c’erano transessuali che sputavano sangue infetto alle forze dell’ordine», ndr). «Innanzitutto le ricordiamo che “transessuale” – comunque termine errato da utilizzare, perché siamo persone transgender e non transessuali – è un aggettino, non un sostantivo, ma soprattutto non indica una professione – si legge nel post-. Inoltre, nel 2024, continuare a insistere sull’esistenza di un’analogia per principio d’identità tra persone trans e malattie sessualmente trasmissibili è non solo un concetto sbagliato e che di nuovo rimanda all’idea che trans* sia una professione e non, al contrario, una caratteristica della persona, ma è anche profondamente diffamatorio», sottolinea l’associazione.
«Piscina si ricorda di Bruna?»
Secondo Acet inoltre «è facile strumentalizzare una comunità già marginalizzata per una motivazione squisitamente politica, ma noi non ci stiamo – prosegue il post -. Le ricordiamo che le forze dell’ordine sono violente e abusanti spesso e volentieri nei nostri confronti. Si ricorda di Bruna? La donna trans picchiata da 4 agenti della polizia locale mentre non stava opponenti alcun tipo di resistenza? Anche in quel caso ci si inventò, in primis fu proprio Silvia Sardone, sua collega di partito in Consiglio Comunale a Milano, a diffondere questa fake news, che esponeva i genitali e infettava i bambini. Eppure non era vero».
E poi ancora: «In queste ore – scrivono – siamo statə contattatə da diversi mezzi stampa e persone per avere un commento sulle parole espresse dal Consigliere Leghista Samuele Piscina in Consiglio Comunale a Milano. Noi più che parlare abbiamo pensato ad agire: abbiamo avviato una denuncia per diffamazione con La Torre», conclude il post su Instagram.
Le scuse della Lega
«Chiediamo noi scusa per il consigliere Piscina se qualcuno dovesse essersi offeso dalle sue parole, per una frase travisata».
A scriverlo in una nota congiunta sono il capogruppo e vice-capogruppo del Gruppo Lega al Comune di Milano, Alessandro Verri e Deborah Giovanati, dopo le frasi del consigliere e segretario provinciale del partito, Samuele Piscina. «È chiaro che è inaccettabile un certo tipo di linguaggio per di più in una Istituzione e ci assumiamo tutta la responsabilità per un componente del nostro gruppo politico – sottolineano -. Per questo motivo pretendiamo lo stesso rispetto da parte del consigliere Albiani che non si può permettere di offendere la Lega di Milano dicendo che è arretrata dal punto di vista umano e culturale”
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
CI VOLEVA TANTO PER USARE UN MINIMO DI UMANITA’, MA IN CHE CAZZO DI PIANETA VIVETE? … ORA LA MAGISTRATURA CHIARISCA PERCHE’ CI SONO VOLUTE 9 ORE PER SOCCORRERE GLI ALTRI FERITI
La Sea Watch 5 non ha dovuto navigare fino a Ravenna, alla fine. Nella notte, su indicazione del Viminale, la nave che trasportava circa cinquanta persone migranti e anche il corpo di un 17enne morto ha potuto fare sbarco a Pozzallo, in Sicilia, evitando diversi giorni di viaggio fino all’Emilia-Romagna. Il caso della Sea Watch 5 era montato ieri, quando la Ong aveva segnalato che un ragazzo era morto a bordo.
Secondo quanto riportato, l’equipaggio della nave aveva allertato le autorità immediatamente dopo il salvataggio, alle ore 14 italiane, segnalando che diverse persone avevano bisogno di un’evacuazione immediata per motivi medici.
Queste persone, tra cui il 17enne, erano rimaste sul fondo della barca di legno su cui viaggiavano, e per almeno dieci ore avevano respirato le esalazioni del carburante, venendo ustionate dall’acqua di mare stagnante e dal carburante stesso.
C’è però stato un rimpallo di responsabilità: secondo Sea Watch, l’Italia ha risposto che un elicottero ci avrebbe messo troppo tempo e che Lampedusa non era attrezzata, mentre Malta non ha risposto affatto e la Tunisia non ha voluto prendersi la responsabilità dell’intervento.
Nelle ore seguenti, il ragazzo è morto. Solo più di otto ore dopo, quando la Sea Watch 5 era già nei pressi di Lampedusa, la Guardia costiera italiana è intervenuta.
Qui è partito un altro caso, perché i militari hanno rifiutato di prendere con sé il corpo del giovane. Hanno caricato le quattro persone che necessitavano di un’evacuazione medica, ma hanno detto che la salma avrebbe dovuto essere portata fino al porto di sbarco. Che, in quel momento, era a Ravenna: a oltre quattro giorni di navigazione. La Sea Watch 5, peraltro, non è dotata di una cella frigo adatta a conservare il corpo in modo dignitoso. Per ore, l’equipaggio della nave ha sostituito manualmente il ghiaccio nella sua body bag per mantenerlo al meglio.
Si sono sollevate le proteste politiche, e il Partito democratico ha presentato un’interrogazione ai ministri Salvini e Piantedosi per capire perché la Guardia costiera sia intervenuta così tardi per l’evacuazione medica, ma anche perché non abbia caricato il cadavere e perché il porto indicato sia stato così lontano come quello di Ravenna.
A quest’ultima questione è arrivato un rimedio: attorno alle dieci e mezza di ieri sera, ora italiana, Sea Watch ha fatto sapere che alla nave era stato assegnato un nuovo porto, quello di Pozzallo. L’arrivo e lo sbarco sono avvenuti nella notte.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
LO STIMATO ECONOMISTA, EX RETTORE DI TERAMO CREDE NELLA RIMONTA
Luciano D’Amico è il candidato del fronte progressista per il
ruolo di governatore dell’Abruzzo, al voto per le elezioni regionali di domenica 10 marzo.
Economista, già rettore dell’università di Teramo, D’Amico è riuscito nell’impresa di convogliare a sostegno della sua candidatura tutte le forze del centrosinistra, in quello che è stato definito il “campo larghissimo”. Sotto la sigla del “Patto per l’Abruzzo”, infatti, ad appoggiare la sua corsa ci sono il Pd e i 5 Stelle, ma anche Azione e Italia Viva, fino all’Alleanza Verdi e Sinistra.
I leader del centrodestra e il governatore uscente ricandidato Marco Marsilio hanno attaccato spesso D’Amico su questo punto, accusandolo di guidare una compagine troppo disomogenea, composta da partiti spesso in disaccordo tra loro. Per il candidato del centrosinistra invece, la pluralità delle forze che lo sostengono è un valore aggiunto.
“La ricchezza di questa coalizione ne rappresenta il punto di forza – dice D’Amico ai microfoni di Fanpage.it -. La capacità di osservare i problemi, di cercare delle soluzioni da più punti di vista, da diverse prospettive ci consentirà di riportare l’Abruzzo sul sentiero dello sviluppo”.
D’Amico racconta come è nata la sua candidatura: “Parte da un progetto politico molto bello. I rappresentanti regionali delle forze politiche che hanno dato vita al Patto per l’Abruzzo hanno condiviso delle linee programmatiche, riuscendo a trovare uno straordinario consenso su come affrontare i problemi della regione e come riportare l’Abruzzo nel futuro”.
Prosegue l’ex rettore: “Dopo di che mi hanno chiesto la disponibilità a correre come governatore. Io ho accettato, onorato di questa proposta. E davvero con spirito di servizio nei confronti delle abruzzesi e degli abruzzesi, mi auguro di poter essere uno strumento utile perché si realizzi questo grande sogno”.
La corsa alla presidenza dell’Abruzzo si è infiammata ancora di più, dopo l’inaspettata vittoria di Alessandra Todde, in Sardegna. Il centrosinistra ora crede nella rimonta anche in una regione, considerata fino a poco tempo fa un fortino inespugnabile di Meloni e Fratelli d’Italia.
Un’eventuale vittoria in Abruzzo, a questo punto, sarebbe un segnale forte anche per il governo nazionale? Risponde D’Amico: “Io credo che il segnale sia già stato dato, perché la semplice costituzione di una coalizione così ampia è di per sé un grande risultato. Il Patto per l’Abruzzo ha già dimostrato che è possibile un’alternativa a queste destre. Poi sono convinto che il 10 marzo riusciremo a realizzare concretamente questa alternativa”.
Nella sua campagna elettorale, tuttavia, D’Amico si è concentrato soprattutto sulle questioni del territorio, a partire dalla sanità, tema sul quale ha attaccato duramente la gestione di Marsilio.
“La sanità regionale è stata lasciata a se stessa – dice il candidato del centrosinistra -. Noi vogliamo realizzare con rapidità un piano di riordino della medicina territoriale, il primo baluardo per offrire agli abruzzesi un servizio sanitario degno di questo nome.E vogliamo poi riprogrammare la rete ospedaliera”.
L’obiettivo è che “si inizi a pensare non più in termini di assistenza sanitaria, ma di benessere da assicurare ai cittadini. Questa la svolta che in cinque anni vogliamo realizzare. Naturalmente immaginiamo che già nei primi mesi si possano risolvere problemi gravissimi come le liste d’attesa, i pronto soccorso intasati, la mobilità passivi”.
La battaglia sulla Roma-Pescara
Anche le questioni dello sviluppo economico e infrastrutturale della regione sono ovviamente al centro del dibattito. Su questo punto, nei giorni precedenti al voto, il governo ha provato a dare una spinta al governatore uscente Marsilio, assicurando quasi un miliardo di euro, per opere da realizzare sul territorio. Tra questi, la parte del leone la fanno i 720 milioni destinati al raddoppio di alcune tratte della linea ferroviaria Roma-Pescara. L’esecutivo in questo modo ha rifinanziato una parte del progetto, che era stato tagliato dal Pnrr.
“Io spero che sia vero questo annuncio, perché la Roma-Pescara è un’infrastruttura davvero strategica per la nostra regione e auspico che si possa realizzare al più presto. Ci batteremo perché questo accada”, replica D’Amico.
La sua ricetta per il rilancio economico della regione però è più ampia: “Vogliamo innovare, innovare, innovare. Innovare nelle imprese, negli enti e nella pubblica amministrazione”. Spiega D’Amico: “Noi abbiamo in Abruzzo quattro università di primo ordine davvero straordinarie, che fanno una ricerca di grande qualità e abbiamo un sistema imprenditoriale altrettanto di prim’ordine. Dobbiamo mettere in collegamento il sistema universitario con il sistema delle imprese. Trasformare i risultati della ricerca scientifica delle università in conoscenza utile per le imprese. Ci riusciremo, ne sono convinto e rilanceremo lo sviluppo”.
(da Fanpage)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
POI DENUNCIA: “HANNO IMBRATTATO UN MIO MURALE A ISCHIA” … LA PIDDINA PINA PICIERNO VICE PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO, HA ANNUNCIATO DI AVER CHIESTO ALL’UE DI ADOTTARE SANZIONI CONTRO JORIT
“La recente visita in Russia è coerente rispetto al percorso di militanza artistica che porto avanti da anni e, come le precedenti, ambisce a diffondere un messaggio di pace. Lungi da me elogiare Putin, ma come non rompere la bolla di propaganda che ci vuole in conflitto e sempre su più fronti?”. Così, in un post su Instagram, Jorit dopo la foto e le sue frasi su Putin.
“I politici europei devono immediatamente riprendere i contatti diplomatici e aprire un dialogo con la Russia. Bisogna fermare la guerra, bisogna costruire ponti tra i popoli, bisogna farlo ora”
Un tentativo di vandalizzazione di un murale di Jorit, al centro delle polemiche dopo la foto con Putin, è stato effettuato nella notte a Ischia. Lo denuncia all’Ansa lo stesso artista. Ignoti hanno gettato della vernice bianca contro il murale e appeso una bandiera ucraina su una balaustra adiacente. Il murale si trova all’esterno del
Pina Picierno (Pd), vice presidente del Parlamento europeo, ha annunciato di aver chiesto all’Ue di adottare sanzioni contro Jorit, accusandolo di avere aderito «al disegno criminale e genocidario del popolo ucraino da parte di Putin».
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
IL NOSTRO FANTOZZI DAVANTI AL DIRETTORE MEGALATTICO: “COM’E’ UMANO LEI”
Non siamo qui per criticare Ciro Cerullo, in arte Jorit, l’artista
di strada napoletano che ha chiesto e ottenuto una foto con Vladimir Putin. Siamo qui per lodarne anzitutto l’impresa, visto che nemmeno gli inviati del Papa erano riusciti ad avvicinarsi fisicamente al signore del Cremlino e lo stesso Macron si era dovuto accontentare di parlargli dall’altro capo di un tavolo infinito.
Jorit invece ha potuto stringergli la mano, che ha poi sventolato come un trofeo e forse non si laverà per settimane, senza minimamente lasciarsi attraversare dal sospetto che si trattasse di una mano insanguinata.
Se proprio gli dovessi trovare un difetto, direi che ha sbagliato a rivolgersi a Putin in inglese, rivelando una deprecabile sudditanza nei confronti del modello culturale anglosassone. Però si è riscattato quando ha detto di volere una foto con lui per dimostrare alla propaganda occidentale che Putin «è umano come tutti».
Mi ha ricordato il Fantozzi in piena salivazione azzerata davanti al megadirettore galattico: «Com’è umano, Lei…».
Ma il vero motivo per cui Jorit merita tutta la mia stima è la coerenza. Stiamo parlando di uno che è andato nella Mariupol sventrata (lui direbbe liberata) dai russi per disegnare un murale che raffigura una bambina bombardata dai missili della Nato.
Un perfetto artista di regime che non ha mai preteso di essere equidistante, a differenza dei tanti pacifisti a senso unico che, appena gli dici che stanno facendo il gioco di Putin, si offendono pure.
(da corriere.it)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
LO ZAINO CON CARTE DI CREDITO, DOCUMENTI E CARTELLE CLINICHE ABBANDONATO DAL TASSISTA PER STRADA
La corsa in taxi di un 50enne a Torino si è trasformata in un incubo. Kanda, muratore di origini maliane, arrivato nel capoluogo piemontese una decina di anni fa, deve raggiungere il Centro delle Molinette per un «trapianto».
Aspettava da mesi la telefonata, la struttura ospedaliera «ha un rene compatibile» per l’operazione. È felicissimo, intravede finalmente la fine dei suoi problemi di salute. Prende un taxi, ma all’arrivo in corso Bramante, Kanda – scrive il Corriere della Sera – si accorge di avere in tasca solo 15 euro, 6 in meno del costo del viaggio. «Ho detto al tassista che sarei andato a prelevare al bancomat, ma non ne ho trovato nessuno funzionante nelle vicinanze – racconta -. A quel punto sono tornato indietro e ho chiesto a quell’uomo di aspettare ancora. Pensavo di andare allo sportello dentro l’ospedale, ma lui ha risposto che doveva tornare a lavorare ed è ripartito. E il mio zaino con carte di credito, documenti d’identità e tutte le cartelle cliniche è rimasto sul sedile posteriore».
Il ritrovamento dello zaino in strada
Il 50enne è riuscito a raggiungere il centro trapianti delle Molinette – con un altro taxi – e poche ore dopo è entrato in sala operatoria. L’intervento sembra riuscito perfettamente. Ora, Kanda è ricoverato in terapia intensiva dove lunedì ha ricevuto la visita di un agente del comando della polizia locale di San Salvario. Gli agenti hanno, infatti, ritrovato il suo zaino in strada, non troppo distante dalla struttura. «Ci saranno indagini per capire cosa è successo, ma mi sembra probabile che il tassista lo abbia abbandonato in strada quando si è accorto che Kanda aveva lasciato il suo bagaglio in auto», ipotizza Rosario Cutri, ex consulente del Centro Internazionale di Formazione dell’Onu a Torino.
La storia di Kanda
50 anni, di origine maliana, da dieci anni in Italia, Kanda «è arrivato nel nostro Paese con un barcone, lasciando i suoi fratelli a Bamako. Ha ottenuto il permesso di soggiorno e ha sempre lavorato con contratti regolari. I suoi problemi di salute, però, erano diventati importanti e aspettava questo trapianto come un miraggio. Ha completato anche il corso da carrellista e riprendere a lavorare per lui significa avvicinare la possibilità di ricongiungersi alla sua famiglia», conclude. Il 50enne è ancora ricoverato, ma è intenzionato – precisano gli investigatori – a sporgere denuncia.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2024 Riccardo Fucile
IL FIGLIO DEL SENATUR HA PERCEPITO 280 EURO PER 43 MENSILITA’… MA I SOVRANISTI NON HANNO SEMPRE SOSTENUTO CHE I TRUFFATORI DEL REDDITO ERANO I MERIDIONALI?
E’ indagato per truffa ai danni dello Stato Riccardo Bossi,
primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi. Secondo gli inquirenti tra il 2020 e il 2023 ha incassato indebitamente il reddito di cittadinanza.
Il pubblico ministero della Procura di Busto Arsizio (Varese) Nadia Alessandra Calcaterra ha depositato l’avviso di conclusione indagini e si prepara a chiedere il rinvio a giudizio.
Riccardo Bossi, assistito dall’avvocato Federico Magnante, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Avrà ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere ascoltato e depositare memorie difensive.
Moroso
Stando a quanto ricostruito dal pm Calcaterra, il figlio del Senatur ha percepito 280 euro ogni mese per 43 mensilità per un ammontare complessivo di 12.800 euro.
L’erogazione del reddito di cittadinanza era però collegata al canone di locazione di un appartamento come sostegno al pagamento. Appartamento dal quale, però, secondo quanto accertato dagli inquirenti, Bossi era già stato sfrattato in quanto moroso. Di qui la contestazione del reato. L’indagine è scattata da una segnalazione dell’Agenzie delle Entrate. La notifica dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari prelude una richiesta di rinvio a giudizio.
Chi è Riccardo Bossi
Classe 1979, il primogenito di Umberto Bossi, non si è buttato in politica ma si è dedicato ad attività imprenditoriali. In passato aveva già avuto guai giudiziari per merce non pagata in alcuni negozi e per conti non pagati al ristorante e rifornimenti di benzina non saldati. Appassionato di rally, si è sposato e separato. E’ finito spesso sulle copertine di riviste di gossip per i flirt avuti dopo la fine del matrimonio.
(da agenzie)
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