Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
“10 ANNI DI RESIDENZA SONO DISCRIMINANTI PER GLI STRANIERI”
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha bocciato l’Italia sui criteri stabiliti nel 2019 dal
governo Conte per concedere il reddito di cittadinanza, emettendo una sentenza significativa sul trattamento dei cittadini provenienti dall’estero che soggiornano per lunghi periodi in Italia.
Secondo la Corte, l’Italia non può imporre che i cittadini di paesi terzi debbano risiedere nel paese per almeno dieci anni, di cui gli ultimi due continuativi, per poter accedere a prestazioni sociali, assistenza sociale e protezione sociale. Questo requisito è stato considerato una «discriminazione indiretta» perché, di fatto, penalizza in modo sproporzionato i cittadini stranieri, ha affermato la Corte pronunciandosi su un rinvio a Lussemburgo del Tribunale di Napoli, relativo al reddito di cittadinanza.
La direttiva europea, ha ricordato la Corte di giustizia Ue, prevede che lo status di soggiornante di lungo periodo venga concesso dopo aver vissuto per cinque anni senza interruzioni. Status che deve essere sufficiente a garantire a queste persone i diritti e le condizioni paragonabili a quelli dei cittadini del paese in cui vivono, riguardo a prestazioni sociali, assistenza sociale e protezione sociale.
Il caso
Il caso è nato da un rinvio del Tribunale di Napoli alla Corte di giustizia dell’Unione europea, a seguito dell’accusa verso due cittadine di paesi terzi soggiornanti da lungo periodo in Italia. Queste erano state accusate di aver falsamente dichiarato di avere i requisiti, tra cui quello di residenza per almeno 10 anni nel nostro Paese, per ottenere il reddito di cittadinanza. E aver quindi percepito rispettivamente 3.414 e 3.187 euro, in modo illegale. Tuttavia, la Corte ha imposto all’Italia (ma in generale vale per gli Stati membri), il divieto di sanzionare penalmente una falsa dichiarazione che riguarda un requisito di residenza che è illegale secondo la normativa europea.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
IL NUOVO GOVERNO LABURISTA VUOLE UN RIAVVICINAMENTO ALL’EUROPA
Nonostante la Brexit, sotto il governo del Labour il Regno Unito potrebbe tornare a essere un Paese per giovani europei: cominciando, magari, da quelli della Spagna. Secondo rivelazioni del Guardian, il primo ministro laburista Keir Starmer ha discusso recentemente con il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez la possibilità di creare un programma di “mobilità giovanile” che permetterebbe ai rispettivi cittadini di vivere, studiare e lavorare liberamente per un periodo limitato di tempo nei loro due Paesi.
Lo scorso aprile l’allora premier conservatore britannico Rishi Sunak aveva respinto una proposta analoga da parte dell’Unione Europea per tutti i giovani fra i 18 e i 30 anni per un periodo massimo di quattro anni. Ora Sanchez l’ha rilanciata nel quadro di un eventuale patto bilaterale fra Regno Unito e Spagna, riporta il quotidiano londinese, e Starmer avrebbe risposto che la prenderà in considerazione. La questione è stata discussa dai due capi di governo a margine del recente convegno della Comunità Politica Europea tenutosi in Inghilterra a Blenheim Palace.
Come è noto, l’effetto principale della Brexit è stato quello di mettere fine alla libertà di movimento per i lavoratori dei Paesi della Ue, che ora per emigrare nel Regno Unito hanno bisogno di un visto di lavoro e di un salario alto. Ma questo non ha fatto diminuire complessivamente l’immigrazione nel Regno Unito, che è anzi aumentata rispetto a prima della Brexit, mentre molti settori dell’economia britannica si ritrovano senza abbastanza lavoratori. Un programma di “mobilità giovanile” offrirebbe una soluzione almeno parziale al problema.
Resta da vedere come l’intesa che sembra prospettarsi con la Spagna possa replicarsi con altri paesi Ue. Prima della Brexit moltissimi giovani italiani venivano a Londra per lavorare qualche anno in ristoranti e caffè per imparare l’inglese. Al di la’ di possibili contatti bilaterali, secondo fonti diplomatiche italiane, la regia della questione è comunque a Bruxelles, che coordina i rapporti tra i 27 membri della Ue e il nuovo governo laburista britannico
Nel programma presentato per le elezioni dello scorso 4 luglio, il Labour ha promesso che non ci sarà un ritorno alla libertà di movimento, ovvero che non riaprirà almeno per ora il tema della Brexit. Se l’indiscrezione riportata dal Guardian avrà un seguito, la stampa di destra britannica e il partito conservatore accuseranno probabilmente Starmer di essersi rimangiato la promessa.
Di fatto, tuttavia, un accordo con la Spagna e altri Paesi europei non violerebbe l’impegno preso dal leader laburista con gli elettori sulla libertà di movimento: i giovani dovrebbero comunque ottenere un visto, il permesso di lavoro sarebbe soltanto temporaneo e chi ne usufruisce dovrebbe pagare a proprie spese un’assicurazione medica. Del resto, il Regno Unito ha già in vigore accordi analoghi con una dozzina di Paesi non europei, tra i quali Australia, Canada, Nuova Zelanda, Giappone, Islanda e Uruguay. Una decisione simile sarebbe comunque un primo passo nella direzione indicata da Starmer: riavvicinare il proprio Paese all’Europa, dopo che tutti i sondaggi riconoscono la Brexit come uno storico errore e un grave danno per Londra.
(da La Repubblica)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
LA CRISI IDRICA E LE PERSONE IN FILA ALLA FONTANA CON LE TANICHE DA RIEMPIRE, MENTRE ALTRI CONDOTTE SONO SIGILLATE O DISPERDONO L’ACQUA NEI CAMPI
Fonte Picarella disperde la sua acqua in un campo formando un ruscelletto, salvo quando
viene un’autobotte privata a raccogliere il suo prezioso zampillare per venderlo a prezzi senza controllo. Fonte Amara, che una volta riforniva i vigili del fuoco, è ufficialmente chiusa per motivi non chiari ma un grosso tubo nero che corre lungo la parete della collina su cui sorgono orribili condomini racconta che qualcuno, per fini privati, quell’acqua la preleva ancora. Così, Fontana Bonamorone, sulla provinciale 4, ribattezzata panoramica Valle dei Templi per il suo approdo, resta l’unica ufficialmente a disposizione dei cittadini di Agrigento per fare scorte d’acqua in una crisi idrica virtuale che va avanti da mesi, se non da anni, in gradazione diversa.
In coda al fontanone per le scorte
Virtuale, sì, perché queste non sono zone agricole dove la siccità per mancanza di pioggia è un dato non aggirabile. Ad Agrigento e provincia l’acqua c’è, ci sarebbe, ma in una incredibile serie di sprechi (oltre il 60 percento delle forniture va perso, più della già alta media regionale), abusi, incapacità e forse non volontà di risolvere il problema sul quale in tanti si arricchiscono, la gente è costretta a mettersi in fila alla fontana con taniche da cinque, dieci, venti litri, bottiglie ammassate in cassette per la frutta, vecchi contenitori di detersivi per fare scorte: «È la seconda volta che vengo qui oggi — spiega Francesco Giardino, 49 anni e un figlio di tre in braccio — il turno di distribuzione nella strada dove abito (zona via Cicerone, afferente al serbatoio Forche, ndr) è previsto domani, ma so già che verrà rimandato come ormai avviene sempre e allora mi premunisco. Ormai passano quindici giorni tra uno e l’altro». Il che significa venire alle 12 sotto un sole cocente a riempire tutto il riempibile dopo essersi messo in fila con altri nella stessa situazione. Il via vai alla fontana è ininterrotto, c’è chi viene all’alba chi di notte. Si formano capannelli, si chiacchiera, si raccontano storie su questa carenza d’acqua che non esaspera neanche più, tanta è la rassegnazione che ha seminato: «Agrigento non ha acqua corrente — dice ancora Francesco — è sempre stato così e anche mio padre nei momenti più difficili veniva qui a fare scorte. Gli ultimi due turni di riempimento delle vasche del palazzo hanno fornito in totale quattro metri cubi d’acqua, nulla. Il prossimo, quando sarà, andrà forse meglio perché su dodici famiglie, otto sono al mare e ci sarà meno richiesta».
Sperperi e abusi
I grossi serbatoi sui tetti sono più numerosi delle antenne tv. Di plastica, di metallo, grandi o più piccoli offrono un servizio imprescindibile ma poche garanzie. Esposti al sole, vecchi di anni, colmi di acqua (quando c’è) stagnante, avrebbero bisogno di manutenzioni, pulizie e verifiche costanti, che — stante l’emergenza continua — sono impossibili. E allora, scorte a parte, si cercano soluzioni per limitare i consumi e conservare l’acqua anche in casa per riutilizzarla finché è possibile. Secchi, bacinelle, vasche da bagno. E poi bottiglie di plastica a centinaia per bere e cucinare, altro che Green Deal e Agenda 2030, in una città che, a completare il quadro di un fallimento politico-amministrativo, trabocca di rifiuti, sporcizia, ruderi abbandonati, opere incomplete. Il lavoro da fare per una accoglienza decente a chi verrà nella città designata come Capitale della Cultura 2025 è tantissimo e forse impossibile. Basterebbe fare due chiacchiere con ristoratori e albergatori per capire che prendersela con il Nytimes per la presunta cattiva pubblicità offerta in un recente reportage non fa che spostare l’attenzione dai problemi per non risolverli. I bar chiudono di tanto in tanto un paio di giorni quando l’acqua non arriva. In alcuni B&B i turisti devono lavarsi con le bottiglie, le disdette fioccano (il 50% secondo alcune stime) anche se nessun ente (Federalberghi in primis) è disposto ad ammetterlo. E d’altronde la vicina Sciacca ha diffuso un messaggio proprio per i turisti invitandoli a fare base qui, anziché ad Agrigento, per non avere problemi.
Inchieste e fondi svaniti
Ma come è possibile che il capoluogo che esprime anche l’assessore regionale ai servizi di pubblica utilità, l’ex sindaco Giovanni Di Mauro (il primo cittadino Francesco Micciché era nella sua giunta), non abbia l’acqua e alcuni paesi satelliti sì? La città, come detto, non usa o usa male le proprie fonti. La produzione d’acqua dipende da una società della Regione, Siciliacque, poi c’è il consorzio Aica che è incaricato della distribuzione tra i 43 comuni dell’agrigentino. Solo 35 di questi però vi hanno aderito, molti sono morosi, altri si muovono in maniera indipendente, venendo meno all’obbligo di ridistribuire tra tutti le forniture in eccesso. Aica, che ha già morosità per milioni ma continua ad assumere personale, è sorta due anni fa sulle ceneri di Grigenti Acque, raggiunta nel 2021 da una interdittiva antimafia con 20 milioni di euro sequestrati. La svolta poteva arrivare nel 2023, con i 49 milioni di fondi europei destinati al rifacimento della rete idrica ma andati incredibilmente persi dopo due anni di inedia. Ora dovrebbero arrivare quelli del Pnrr, quelli della Regione e della Protezione civile, ma sul corretto utilizzo è lecito avere qualche dubbio. Finora sono stati utilizzati per comprare autobotti che però restano vuote. E questo dopo che il sindaco aveva autorizzato i trasporatori non autorizzati, non è un gioco di parole, a potenziare la flotta di mezzi comunali. Quindi privati senza certificazione e controlli vendono acqua dei propri pozzi a prezzi triplicati.
Soluzioni rimandate
Gli esempi potrebbero essere tanti. Per un pozzo che viene riattivato, uno resta chiuso per un banale problema alla pompa di sollevamento. Nel vademecum regionale diffuso già a marzo sono elencati 24 punti per limitare gli sprechi. Da quelli di comune buon senso, come radersi e lavarsi i denti senza far scorrere l’acqua, ad altri più fantasiosi come dotare i tetti delle case di «coperture vegetali» o dotarsi di «strumenti per il recupero delle acque grigie». La stessa riattivazione del dissalatore di Porto Empedocle, sul quale punta forte il governatore Renato Schifani, lascia perplessi tanti, anche il sindaco della cittadina, Calogero Martello, sia per i tempi e i costi di rimessa in funzione (abbandonato da oltre 10 anni oggi è assai deteriorato) sia per la sua reale efficacia, dato che le cause che portarono alla sua chiusa dopo soli 5 anni di funzionamento (e 11 milioni di investimento), non sono stati né saranno risolti: le correnti marine lo riempiono di sabbia. Più efficaci e immediate negli effetti sarebbe forse una nave dissalatrice da agganciare alle condutture già esistenti.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
A PESCOLUSE, NEL SALENTO. GLI SVIZZERI: “A NOI NON SEMBRA CARO”
Un brivido freddo ci attraversa quando vediamo Hugh Grant camminare a tre metri da noi, con la borsa da mare e il berretto in testa. Naturalmente non è lui. Ma la suggestione di essere arrivati in quel set a cielo aperto che è diventato il Salento era cominciata già all’aeroporto, quando Helen Mirren ci aveva preceduti sulla scaletta dell’Airbus Ita atterrato a Brindisi da Milano Linate. Neppure Helen era Helen, ma questa caccia al vip non ci abbandona per tutto il giorno nel Cinque Vele Beach Club a Marina di Pescoluse — se non qui, dove? — il lido più caro d’Italia secondo l’ultima ricerca diffusa da Codacons, dove un gazebo per due persone nell’«area exclusive» ad agosto, con opzione rimborsabile, costa 652 euro.
Quei cattivoni dell’associazione consumatori non hanno specificato che il prezzo comprende letti king-size, teli mare in spugna, frutta e champagne, «servizio concierge e butler».
Ci accontentiamo di meno: un ombrellone e due lettini con materasso in «area relax», prima fila, prenotati la sera prima online e agguantati a 124,20 euro anziché 276. Uno «sconto» per riempire i 64 ombrelloni e i sei gazebo del Club, non fosse che il fondatore e direttore Alessandro Andrea Stivala quella parola non vuole sentirla nominare: «È una variazione di prezzo calcolata dall’algoritmo del gestionale per garantire l’occupazione». Di questa «variazione», però, abbiamo beneficiato in tanti. Con il risultato che a fine giornata sono stati occupati 46 ombrelloni e cinque gazebo.
In prima fila
«Noi con lo sconto abbiamo speso 145,80 euro, con tre lettini e un ombrellone. Sinceramente siamo stati consigliati male: l’accesso al mare non è facile», protesta dalla prima fila Attilio, 38 anni, carabiniere pugliese in forze in Veneto, dove vive con la moglie Shaila, estetista, e il figlio adolescente. Si riferisce ai sassi che riempiono la battigia per gran parte della spiaggia e che, ahinoi, imperversano per un lungo tratto, rendendo impervio l’accesso all’acqua senza scarpine di plastica.
Per non parlare del mare color del Gange, sul quale l’unico imputato è lo Scirocco che ha soffiato in questi giorni. Diverso il giudizio della famiglia milanese che occupa un gazebo nell’area exclusive, più un ombrellone in quella relax. Papà, mamma, due figlie, un fidanzato, la cagnolina: per due giorni hanno speso 1.200 euro. Spiega la signora: «Non siamo avventurosi, qui ci sono il ristorante, le docce calde e fredde, il parco verde, la spa, il parcheggio. Ci hanno offerto perfino lo Champagne. Se vuoi spendere meno, puoi andare altrove: a Otranto un gazebo costa un quarto. Il prezzo è adeguato al servizio: i dipendenti devono pur pagarli».
Niente video
I dipendenti, in effetti, sono 34: circa uno ogni tre ospiti. E le spese non devono essere poche, se si considera che nel 2022 (ultimo bilancio disponibile) i ricavi sono stati poco più di un milione di euro, ma l’utile di 20.733. La società è amministrata da Andrea Stivala, fratello minore di Alessandro, mentre i soci sono la madre, Maria Pirelli (non è parente), Andrea e Simone, un altro fratello.
«L’anno scorso hanno speso 150 mila euro di sabbia, ma è servita a poco», racconta il ragazzo che ci serve la bottiglietta d’acqua da mezzo litro dentro una deliziosa borsetta trasparente piena di ghiaccio (2 euro e 50, contro i 2,60 dell’aeroporto di Brindisi). Per il 2025 hanno in programma un ripascimento naturale, il primo preventivo è arrivato ora.
Per il pranzo al ristorante la prenotazione è obbligatoria. Nei 10 tavoli tondi siedono soprattutto famiglie con bambini piccoli, e sono tutte straniere. Nei 4 quadrati più piccoli, coppie e persone sole. Prendiamo i tagliolini della casa con le cozze e il pesto di pistacchio più un piatto di frutta e una bottiglia di acqua che riporteremo in spiaggia: costo dell’operazione, 38,50 euro. I francesi Walter e Natalie, qui con la figlia, ne hanno spesi 260 (ma con il pesce fresco). Lui è chirurgo ortopedico: «Tutti definiscono questa zona le Maldive del Salento, quando siamo arrivati il parcheggio era vuoto. Non avevamo prenotato, abbiamo pagato 120 euro». Anche per loro lo sconto, pardon, la variazione di prezzo. Come pure per Sofia e Guerrino, lei impiegata e lui bancario sul Garda: ombrellone e due letti in prima fila 140 euro. «Ci siamo presentati stamattina, senza prenotazione. I lettini sono grandi e comodi, con un materassino e i teli di spugna. C’è molto spazio tra una postazione e l’altra. Però, fischia!, il doppio non lo avremmo mai speso. Anche perché l’acqua oggi è talmente brutta che non posso neanche mandare un video ai miei amici: mi prenderebbero in giro».
Piscinette
Niente sconti, invece, e prezzi «ragionevoli» per Emanuela, insegnante di Sassuolo, che è qui con marito, direttore di uno stabilimento ceramico, e tre figlie di 17, 15 e 9 anni. «Abbiamo speso 120 euro in quarta fila (l’ultima, ndr) per due ombrelloni e quattro letti. Tutto sommato i prezzi sono in linea con Cervia e Milano Marittima». Si stanno riposando nell’area parco, mentre Maria, la più piccola, studia da scrittrice con Tonja Valdiluce di Maria Parr. «La spa, però, non l’abbiamo presa in considerazione: sono solo due piscinette», chiude la madre. In totale, compreso il cibo, a fine giornata spenderanno 250 euro.
Flavio dixit
«Flavio Briatore io lo vorrei invitare qui, perché sono d’accordo con il suo discorso: non puoi chiedere 60 euro per un ombrellone e due lettini senza offrire dei servizi. Noi quei servizi li offriamo», chiosa il direttore. E allora, siccome l’acqua è troppo torbida per farci un bagno ed è anche l’ora della siesta per poter importunare gli altri clienti, ci mettiamo a sognare come se disponessimo di una carta di credito aziendale illimitata. Simulazione: un gazebo per due, più due aperitivi salentini, più la «wellness experience» (massaggio e idromassaggi), totale 932 euro. Aggiungiamo un pranzetto con due antipasti e due primi buoni (i tagliolini all’astice, 35 euro, parevano favolosi), l’acqua e il rosè di Negroamaro e siamo intorno ai 150. La giornata immaginaria per il giorno di San Lorenzo sfora in abbondanza i mille euro. Decisamente fuori budget. Ci consoliamo acquistando a 30 euro (e con bancomat) una collanina di acciaio dorato con tormaline da Mushan e Zahid, pachistani prestati alla Puglia per la stagione estiva. Vogliono farci credere di aver guadagnato soltanto 35 euro il giorno prima a Gallipoli, dove però in effetti è tutto un lamentarsi della fuga dei turisti.
Chi pare non curarsi dei prezzi sono le famiglie svizzere nel lato opposto al nostro, vicino allo stabilimento Flota (dove ombrellone e due lettini costano 40 euro). Dice Sasha, accanto alla moglie e alle quattro figlie piccole: «Abbiamo speso 170 euro in seconda fila più altri 180 per mangiare. E c’è pure la baby sitter. È tutto pulitissimo, siamo molto contenti». Un suo concittadino italo-svizzero è doppiamente soddisfatto: «Mia moglie ieri sera ha continuato a fare tentativi sul sito finché non ha trovato l’offerta più vantaggiosa. Così abbiamo portato anche mia suocera. Qui una caprese costa 18 euro: in Svizzera ce la sogniamo».
Nell’area parco preparano il barbecue per l’«apericena». È in quel momento che ci sembra di vedere Philip Seymour Hoffman. È davvero ora di andare via.
(da il Corriere della Sera)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
NELLA PIAZZA SEMIVUOTA IN SEGNO DI PROTESTA CONTRO LE ISTITUZIONI, L’ARCIVESCOVO BATTAGLIA: “L’ODORE DELLA MORTE PERVADE IL QUARTIERE”
È il giorno del dolore e del lutto cittadino. A Scampia si celebrano i funerali delle tre vittime
Roberto Abbruzzo, Margherita Della Ragione e Patrizia Della Ragione, dopo la tragedia di lunedì scorso. Un ballatoio nella Vele Celeste è crollato: tre morti e dodici feriti, tra cui sette bambine ancora ricoverate. Le esequie sono state anticipate alle 9, per l’allerta caldo. Nella Piazza Giovanni Paolo II di Scampia dove l’arcivescovo Domenico Battaglia celebra la messa sono stati allestiti due gazebo. A sinistra siedono le autorità (unica rappresentante del governo, la sottosegretaria leghista Pina Castiello), a destra i familiari delle vittime. Eppure molte sedie restano vuote. Il quartiere non ha risposto come ci si aspettava. Colpa anche del caldo torrido. Ma l’assenza, a partire dai Comitati, sembra un messaggio chiaro di protesta contro i ritardi e le istituzioni. Oltre a familiari e istituzioni sono circa 300 i presenti: se ne attendevano 2mila. Alla fine della funzione vengono lasciati volare in cielo palloncini bianchi: salutano l’ultimo viaggio delle tre vittime. La sorella di Patrizia Della Ragione ha un malore quando la bara viene portata via.
L’arcivescovo
Don Battaglia dice: «Siamo in una periferia che è al centro dell’attenzione di tutti, non per una rinascita, ma perché l’odore della morte pervade il quartiere. Scampia è già stata fatta oggetto dell’attenzione dell’opinione pubblica attratta soprattutto per la superficialità del male. Oggi piangiamo Roberto, Margherita e Patrizia e preghiamo per i feriti. Scampia, al di là di certe dichiarazioni parziali e stereotipate, ha sempre saputo rialzarsi, fulgido esempio di resilienza. Questa è l’ora del silenzio e della preghiera». Nell’omelia: «Signore, venga il tuo Spirito e soffi su chi ha il compito di governare e amministrare il bene comune, affinché attraverso politiche di risanamento e di inclusione, possa rispondere con azioni concrete e immediate alle vite segnate dalla sofferenza. La politica è autentica se fa sua l’etica della cura e solo la cura può trasformare il dolore in speranza, la sfiducia dei singoli in un nuovo slancio comunitario». «Venga il tuo Spirito – aggiunge – e soffi sulle strade di Scampia, dove in queste ore gli sfollati camminano tra timori e speranze, dove tante persone costrette alla precarietà portano il peso di giorni difficili, dove tante famiglie lottano per un domani migliore, per un presente e un futuro abitato dalla giustizia e dalla pace». Battaglia auspica infine che lo Spirito del Signore soffi «sulle vele della nostra città, non su quelle di ferro e cemento deteriorate dal tempo e dall’incuria, ma su quelle vive, quelle fatte di carne, su quelle che oggi più che mai devono essere dispiegate, su quelle che raccontano un passato di dolore e di lotta e la cui stoffa lascia intravedere il colore della resilienza, della forza di chi non si arrende, della tenacia di chi spera ancora nel domani, della fede evangelica di chi trova bellezza anche nelle sue cicatrici».
Il sindaco
Presenti il prefetto Michele Di Bari, il sindaco Gaetano Manfredi, il presidente della Regione Vincenzo De Luca. Sinora i provvedimenti presi dalle istituzioni non hanno convinto gli abitanti delle Vele. Manfredi dice: «Abbiamo stanziato un contributo di un milione di euro fino a fine anno, che verrà erogato anche a chi si sistemerà presso i familiari. Contiamo di far rientrare parte dei residenti in casa nel giro di un paio di settimane. Stiamo poi raccogliendo la disponibilità degli alberghi». Quanto all’ordinanza di sgombero della Vela Celeste, datata 2015, ma rimasta in un cassetto come ha scritto per primo il Corriere del Mezzogiorno, il sindaco è perentorio: «Chiedetelo a chi c’era prima di me».
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
LA PERQUISIZIONE, DISPOSTA DALLA PROCURA, HA PORTATO ANCHE AL SEQUESTRO DI UN CALENDARIO DI MUSSOLINI, CIMELI LEGATI AL VENTENNIO FASCISTA E ALCUNE ARMI E MUNIZIONI (REGOLARMENTE DETENUTE)… IL MILITARE E’ STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI, PROBABILMENTE PER APOLOGIA DEL FASCISMO
La divisa “incriminata” delle SS, un calendario di Benito Mussolini, alcuni altri cimeli legati al ventennio fascista. Ma soprattutto, seppure regolarmente detenute, alcune armi con relative munizioni. È quanto è stato sequestrato venerdì dalla polizia nell’abitazione del colonnello Giovanni Fuochi.
La perquisizione è stata disposta dalla procura della Repubblica in seguito alla notizia – accompagnata da grande risonanza anche su scala nazionale – del post su Facebook in cui Fuochi, ex ufficiale al comando dell’aeroporto militare di San Damiano oggi in pensione, ha posato con indosso giacca grigia, fascia rossa con svastica nera sul braccio, croce di ferro al taschino. Come frase-presentazione si leggeva la scritta “Sinistrorsi vi aspetto”.
Il post ha subito suscitato le polemiche e, dopo aver ricevuto numerosi commenti, è stato rimosso dall’autore. La notizia era stata riportata venerdì da “Libertà”, con un’intervista a Fuochi. L’uomo ha rivendicato il contenuto pubblicato sul social. «Colleziono uniformi e volevo dire “sveglia” un po’ come Vannacci» ha detto Fuochi. Ad alcuni utenti che avevano commentato, aveva risposto con frasi come: «Devi vedere l’intera uniforme: stivali e pistola Luger L8 compresa»; «se mi dessero un po’ di spazio vedresti come spariscono gli Lgbt e coglioni vari», o ancora «sono fascista e ne sono orgoglioso, chi si professa democratico è di gran lunga più intollerante di me».
Come detto, dopo aver percepito (anche durante una telefonata con il direttore di Libertà) che il suo post era destinato a suscitare energiche riprovazioni, l’ex militare ha rimosso la foto shock dal profilo, scrivendo un altro messaggio: «Ci vogliono tutti sudditi». Concetto che aveva espresso nel colloquio con il nostro quotidiano: «Non sono un nostalgico e non ho nemmeno l’età per combattere certe cose. Mi duole però vedere l’Italia inginocchiata davanti a certe cose che a me non piacciono».
La mossa della procura è stata immediata. Nella stessa giornata, infatti, uomini della Digos hanno perquisito l’abitazione di Fuochi. Risulta che in via cautelativa siano state sequestrate alcune armi, con le munizioni, che l’uomo deteneva regolarmente; tra queste pare anche la pistola Luger L8 a cui faceva riferimento in una delle risposte a un commento. […] Fuochi risulta ora iscritto nel registro degli indagati. Quanto all’ipotesi di reato contestata potrebbe essere riconducibile all’apologia di fascismo.
(da la Libertà)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
IL RIFERIMENTO E’ ALLA DECISIONE DEL GOVERNO MELONI, A DICEMBRE SCORSO, DI USCIRE DALLA “BELT AND ROAD INITIATIVE” (LA FAMIGERATA “VIA DELLA SETA”
Roma chiede equità, trasparenza e rispetto delle regole. Pechino domanda in cambio
sincerità. Entrambi sperano in un nuovo capitolo delle relazioni. Giorgia Meloni nella Grande Sala del Popolo che affaccia su Piazza Tienanmen inizia ufficialmente la sua visita in terra cinese – la prima di un premier italiano qui dal 2019 – per rilanciare i rapporti dopo l’uscita dalla Via della Seta.
Italia e Cina hanno firmato un piano triennale che comprende sei intese per rafforzare la collaborazione in settori quali il commercio, gli investimenti, l’istruzione, la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare. E un memorandum di cooperazione industriale che “comprende settori industriali strategici come la mobilità elettrica e le energie rinnovabili, settori dove peraltro la Cina già da tempo opera sulla frontiera tecnologica, il che le richiede di agire come un’economia pienamente sviluppata, quale è, condividendo con i partner le nuove frontiere di conoscenza”, dice la premier aprendo i lavori del forum, i cui lavori proseguiranno oggi, al quale sono state invitate 40 aziende italiane.
C’è un rapporto economico da rilanciare nonostante i due non si risparmino qualche frecciata. “Per noi è fondamentale che i nostri partner si dimostrino genuinamente cooperativi, che giochino secondo le regole per assicurare che tutte le aziende possano operare sui mercati internazionali in condizioni di parità perché se vogliamo un mercato libero deve essere anche equo”, dice la premier.
“Chi trova un amico trova un tesoro”, dice il premier cinese, Meloni sorride. “Apriremo ancora di più le porte alle aziende italiane”, Li Qiang aggiunge però bisogna “trattarsi l’un l’altro con sincerità”. E ne approfitta per inserire un richiamo allo “spirito della Via della Seta”.
Dopo la giornata sull’economia, domani la visita prenderà una piega più politica: l’incontro con Xi Jinping. [Tra i timori che Donald Trump possa vincere le elezioni statunitensi facendo venire meno il sostegno all’Ucraina, la premier sa che Xi potrebbe diventare un interlocutore sempre più fondamentale in questa crisi.
(da la Repubblica)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
TANTE POLEMICHE SOVRANISTE, MA E’ STATO UN SUCCESSO PERSINO PER I SUOI ELETTORI
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024 fa ancora discutere. E mentre l’ideatore dello spettacolo Thomas Jolly spiega che la scena delle drag queen non voleva ricalcare l’Ultima Cena ma «una festa pagana legata agli Dei dell’Olimpo». E la presenza di un Dioniso nudo ne è la prova. Anche se in molti hanno trovato invece somiglianze tra l’immagine e l’Ultima Cena di Leonardo.
Intanto il filmato della cerimonia è stato tolto dal canale del Cio su Youtube, ma per una questione di diritti digitali. E secondo il sondaggio Harris Interactive l’86% dei francesi ha giudicato la cerimonia «un successo». Mentre il 77% ha un’immagine positiva dei giochi. Oggi a difendere la cerimonia su Repubblica è la ministra della Cultura francese Rachida Dati.
La cerimonia e la ministra
La ministra della Cultura Rachida si schiera dalla parte degli artisti e dice che «spesso l’arte tocca i limiti della sensibilità delle persone». La cerimonia, secondo lei è stata «formidabile, e sarebbe stata ancora più formidabile senza la pioggia. C’era gioia, la gioia degli atleti sui barconi. La gioia dei ballerini. E, come parigina e francese, sono stata orgogliosa e felice di aver ricevuto questo riconoscimento per il nostro Paese e per i servizi governativi che hanno lavorato per rendere sicura la cerimonia in modo che milioni di francesi potessero goderne. È stato un grande momento di cultura»
.E spiega che «siamo un Paese con una lunga storia. È questo il messaggio. La cerimonia è iniziata a Saint-Denis, a due passi dalla necropoli dei Re che hanno fatto la Francia. Poi è stato celebrato il nostro Paese che con la Rivoluzione francese si è trovato all’avanguardia nella battaglia per la libertà e la democrazia. E lo è ancora. Siamo anche un popolo variegato, ma sappiamo unirci intorno all’essenziale. Come abbiamo appena dimostrato. I francesi hanno la passione per lo sport. Il messaggio principale è che siamo e restiamo una nazione piena di energie, e che ha ancora qualcosa da dire al mondo».
Dati poi risponde a chi parla di “insulto ai cristiani” per il banchetto con le drag queen interpretato come una parodia dell’Ultima Cena: «La République è il rispetto delle credenze delle persone, e l’arte spesso tocca i limiti della sensibilità delle persone. Difendo la libertà artistica. Posso capire la reazione della Conferenza episcopale francese e il disagio di alcuni credenti. E anche io sono molto attenta al rispetto dei credenti. Abbiamo anche aperto i Giochi con una messa, alla quale ho partecipato. All’epoca del Mondiale di rugby, era l’estrema sinistra a pensare che lo spettacolo fosse troppo patriottico, ed era sbagliato. Tutte queste polemiche saranno superate dalle prestazioni dei campioni. Lo spettacolo sportivo e la passione per le gare mi sembrano la cosa più importante».
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2024 Riccardo Fucile
CONTE E IL COMICO SEMPRE PIU’ DISTANTI
E ora il Garante potrebbe scendere in trincea. Cioè provare a complicare l’assemblea
costituente, chiedendo votazioni a maggioranza qualificata da parte degli iscritti. Oppure addirittura spingere il bottone rosso, dichiarando che il Movimento, quello che immaginò con Gianroberto Casaleggio, non esiste più. Questi e altri timori – o cattivi pensieri – circolano nel M5S, dopo il sabato del durissimo scambio epistolare tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte.
Con il fondatore che per lettera pretendeva un incontro preliminare per decidere con l’ex premier temi e contenuti della prossima assemblea costituente, in quanto “custode dei valori del Movimento”. Per poi disseminare critiche: “Ritengo che la nostra crisi di consenso derivi anche e soprattutto da una crisi d’identità, oggi le stelle sono diventate un firmamento, le cui stelle appaiono indistinguibili l’una dall’altra”. Missiva inviata una settimana fa anche al comitato di Garanzia, di cui fa parte la fedelissima Virginia Raggi. Ma Conte ha fatto muro: “Beppe, non posso accogliere la tua proposta di discutere ‘preventivamente’ i temi da sottoporre all’assemblea, perché diametralmente opposta al progetto che stiamo avviando e allo spirito che mi ha spinto a indirla”. Tradotto, saranno gli iscritti a decidere di cosa si discuterà e su cosa si voterà nella Costituente, con le loro proposte che verranno scremate e messe in ordine dai mediatori dell’azienda Avventura urbana. Nei giorni scorsi l’ex premier aveva discusso con alcuni big della lettera di Grillo, anticipando la dura reazione. Ora vuole andare dritto con i suoi piani. La Costituente sarà un evento di tre giorni, con inizio fissato per il 4 ottobre, l’anniversario della fondazione del Movimento, nonché la festa di San Francesco. Potrebbe tenersi nella terra del santo, in Umbria, dove tra qualche settimana si voterà per le Regionali, Magari ad Assisi. Di certo si punta a coinvolgere il più possibile gli iscritti, facendo votare loro modifiche allo Statuto e nuovi principi sia in presenza che sul web. Però Grillo potrebbe far leva sul comma I dell’articolo 10 dello Statuto, che consente al Garante di “chiedere la ripetizione della votazione delle modifiche allo Statuto che, in tal caso, s’intenderà confermata solo qualora abbiano partecipato almeno la metà più uno degli iscritti”. Può essere la via per ingolfare tutto. E poi c’è il nodo dei due mandati, la regola totemica. Grillo – lo ha ripetuto nella lettera a Conte – è contrarissimo a cambiarla. “Però è una norma che non è nello statuto, ma nel codice etico” notano alcuni veterani. Come a dire che modificarla dovrebbe essere più semplice. Ma il Garante è pronto a resistere. Fino – è il sospetto diffuso – ad arrivare a dire che il Movimento contiano non è più il suo. Sarebbe la scomunica, dal Grillo che nelle settimane scorse, dicono, ha comunque rinnovato il suo contratto di consulenza da 300mila euro con il Movimento.
(da ilfattoquotidiano.it)
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