Destra di Popolo.net

“BASTA GRIDARE AL LUPO, SVEGLIAMOCI. E’ ORA DI TRARRE LE CONSEGUENZE”

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

DA GAD LERNER A ERNESTO RUFFINI,, LA TENTAZIONE DI UN MOVIMENTO CIVICO CONTRO IL GOVERNO MELONI

I partiti – leggi il Pd di Elly Schlein – non bastano più, o se non altro vanno profondamente «stimolati». Con l’azione dal basso dei cittadini. Guidati, magari, da professionisti e intellettuali d’area.
A una settimana dalla riuscita manifestazione per l’Europa di piazza del Popolo a Roma, torna a farsi forte la tentazione civica nell’area progressista.
A dare la scossa al popolo di centrosinistra sono questa mattina sono due figure diverse tra loro come Ernesto Maria Ruffini e Gad Lerner.
Che dai rispettivi punti di vista vedono entrambi lo spazio per far nascere qualcosa di nuovo, di più largo, aperto e forte del Pd. Per raccogliere energie e canalizzarle in un progetto in grado di reggere il confronto con l’arsenale politico-culturale di Giorgia Meloni, sintetizzato questa settimana nell’«affronto» al Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.
Gli Stati Uniti d’Europa e il movimento popolare
A lanciare la tentazione/provocazione per primo è Gad Lerner, con un post sui social media in cui indica la strada ai due compagni di avventura dei sogni: «Ieri sera ho partecipato con Massimo Cacciari a una puntata di ⁦Otto e mezzo e ho pensato: “Sarebbe bello se persone come lui e Barbara Spinelli, invece di crogiolarsi nel sarcasmo del ve o avevo detto, si impegnassero a promuovere un movimento per gli Stati Uniti d’Europa”». Proprio quel sogno indicato giù da una settimana fa alla piazza da Michele Serra e dagli altro intellettuali e artisti accorsi sul palco (o streaming) di piazza del Popolo. «Non dobbiamo aspettare che lo facciano i partiti, facciamolo noi», gli fa eco Ernesto Maria Ruffini da un altro palco romano, quello di Libri Come 2025. L’occasione è la presentazione del nuovo libro dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Più uno. La politica dell’uguaglianza. «Si svegliassero i cittadini e si dessero da fare. I partiti sono molto più attenti quando si svegliano i cittadini», fa appello Ruffini.
Il vuoto del centrosinistra: «Gridano al lupo, all’allarme democratico, ma non sono credibili»
Secondo Ruffini, il problema principale è trovarsi con un centrosinistra che «grida all’allarme democratico, ci si trova in piazza e si grida al lupo». Ma manca una proposta alternativa per il Paese: «Se si grida al lupo, bisogna trarne le conseguenze o non si è credibili». Come fare allora? Sicuramente bisogna evitare il tramite dei partiti: «Non ce n’è bisogno, penso che ce ne siano anche troppi. Abbiamo visto l’effetto che fanno i partiti legati a una persona…».
Ruffini e le tasse: «La notizia è che questo governo non le ha abolite…»
Rispondendo alle domande di Giovanni Floris, Ruffini ha poi raccontato di aver lasciato l’Agenzia delle Entrate per conflitti interni: «Era giusto mettere un punto a una esperienza per me importante, si può servire lo Stato anche in tanti altri modi. Non mi riconoscevo più in alcune scelte che il legislatore stava facendo ma, da servitore dello Stato, sarebbe stato irrispettoso metterle in discussione». E sulle tasse ha aggiunto, con sarcasmo: «Mi hanno chiamato “uomo delle tasse”, ma ce n’era uno prima di me e ce n’è uno dopo. La vera notizia è che da quando sono andato via il governo non le ha abolite».
(da agenzie)

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DANNO ERARIALE, IL SALVACONDOTTO PER I POLITICI, NIENTE PIU’ CONDANNE

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

LA CONDANNATA MONTARULI (FDI) FA VOTARE UN EMENDAMENTO PER SALVARE GLI AMMINISTRATORI

Un salvacondotto erariale per i politici a qualsiasi livello, a partire dagli amministratori locali, che si salveranno in base al principio della cosiddetta “buona fede”. Non saranno più punibili per danno alle casse dello Stato, tranne che si provi il “dolo”.
È questo il contenuto di un emendamento approvato mercoledì nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera alla riforma della maggioranza sulla Corte dei Conti in discussione da mesi a Montecitorio che modifica l’assetto e limita il potere di controllo dei giudici contabili.
La norma ha una prima valenza politica perché è stata voluta da Fratelli d’Italia – che propone anche il disegno di legge con l’attuale ministro per gli Affari europei Tommaso Foti – ed è firmata da due dirigenti di peso del partito di Giorgia Meloni: la vice capogruppo Augusta Montaruli e il deputato Luca Sbardella, appena nominato commissario di FdI in Sicilia dopo gli scandali che hanno coinvolti i dirigenti del partito sull’isola.
Montaruli è stata condannata il 17 febbraio 2023 in via definitiva dalla Cassazione a un anno e sei mesi per peculato per aver utilizzato in maniera impropria i fondi pubblici della Regione Piemonte tra il 2010 e il 2014: sentenza che ha portato alle sue dimissioni da sottosegretaria all’Università. Ora, da parlamentare e aspirante al ruolo di vice capogruppo vicario di FdI al posto di Manlio Messina, ha fatto approvare l’emendamento.
La norma, che sta preoccupando non poco i giudici contabili, introduce una sorta di salvacondotto extra large per i politici che non saranno più punibili per danno erariale, eccezion fatta nel caso in cui venga provato il dolo.
Lo scudo, si legge nell’emendamento, riguarda i “titolari degli organi politici” in base a una presunta “buona fede” e “fino a prova contraria” quando “gli atti adottati dai medesimi titolari, nell’esercizio delle proprie competenze, sono proposti, vistati o sottoscritti dai responsabili degli uffici tecnici o amministrativi, in assenza di pareri formali, interni o esterni, di contrario avviso”.
La norma va a modificare la legge del 1990 sui poteri della Corte dei Conti secondo cui già oggi i titolari degli organi politici non sono punibili se approvano o autorizzano atti che “rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi”. Il nuovo emendamento rende automatica l’attivazione dello scudo per “buona fede”. Per tutte le decisioni che saranno anche solo “vistate” dai tecnici , i politici non saranno punibili per danno erariale, eccezion fatta nel caso di dolo. Un salvacondotto extra-large che si applica, di fatto, a tutti gli atti perché qualsiasi delibera viene sempre almeno “vistata” da un dirigente amministrativo. Si va quindi
dalle delibere comunali e regionali fino ai rimborsi spese che tanto preoccupano gli amministratori locali. Il danno erariale, dunque, verrebbe di fatto cancellato per i politici e gli amministratori perché – presumendo la buona fede – non si potrà contestare la cosiddetta “colpa grave”, unico paletto rimasto per processare gli amministratori per danno erariale.
Non è chiaro se l’emendamento proposto e approvato dalla maggioranza con parere favorevole del governo serva a qualcuno nello specifico, ma una cosa è certa: come qualsiasi norma di carattere penale, si applicherebbe retroattivamente, cioè anche ai processi in corso. Come ha scritto Il Fatto a gennaio, la riforma è co-firmata da due esponenti della maggioranza condannati per danno erariale – il capogruppo di Forza Italia alla Camera Paolo Barelli e il meloniano Riccardo De Corato – e altri quattro parlamentari nella stessa condizione la voteranno alla Camera nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali. La riforma a prima firma Foti è in discussione alla Camera e andrà a stravolgere assetto e poteri della Corte dei Conti limitandoli notevolmente, a partire dalle procure regionali contabili.
(da il Fatto Quotidiano)

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DAZI, SOS DEI RISTORATORI USA: “L’80% DEI NOSTRI PRODOTTI VIENE DALL’ITALIA, RISCHIAMO DI CHIUDERE”

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

“LE PRIME A PAGARE SARANNO LE ATTIVITA’ ECONOMICHE STATUNITENSI”… “LA PIZZA E’ UN PASTO SOCIALE, NON POSSIAMO AUMENTARE TROPPO I PREZZI”

La scure dei dazi paventata da Donald Trump incombe sul comparto enogastronomico italiano, per cui gli Stati Uniti sono un mercato fondamentale. Il presidente americano ha minacciato di imporre tariffe doganali del 200% su vini e champagne dall’Unione Europea, alimentando i timori di una guerra commerciale a tutto campo sulle due sponde dell’Atlantico che possa estendersi anche ad altri prodotti. E la mancanza di certezze su come il tycoon intende procedere fa aumentare la preoccupazione tra i ristoratori italiani negli Usa per il rischio concreto di aumenti consistenti dei costi delle materie prime, e di conseguenza dei prezzi, anche per il consumatore finale.
Il Gusto ha interpellato alcuni esponenti del settore per capire i rischi e le strategie con cui si preparano ad affrontare eventuali nuove tariffe doganali.
“L’80% delle nostre materie prime viene dall’Italia. Siamo preoccupati se questo succede, non solo per il cibo, ma anche per i vini e le birre, che da noi sono tutti italiani”, spiega Roberto Caporuscio, noto pizzaiolo di New York, proprietario di Kesté Pizza e Vino. “E’ un salto nel buio perché non sappiamo se la farina o il pomodoro saranno soggetti ai dazi, o i vini, come sembra, ma dobbiamo essere pronti – continua – C’è chi mi ha chiesto se andrò in un’altra direzione usando prodotti locali, e io rispondo assolutamente no, una cosa che non faremo mai è scendere a compromessi sulla qualità. Cercheremo di tagliare i costi in altre maniere per incidere il meno possibile sul prodotto finale, ma senza alterare l’eccellenza dei nostri prodotti”. Caporuscio sottolinea che “la pizza nella mentalità delle persone è un pasto ‘sociale’ a cui tutti possono avvicinarsi”, quindi l’obiettivo sarebbe nel caso di applicare un aumento contenuto, “magari del 10%, ma non del 25%, in questa maniera penso che i clienti capiranno, garantendo loro la stessa qualità e la stessa esperienza autentica a cui sono abituati”.
Nicola Fedeli, chef del ristorante Fasano su Park Avenue, dice di “credere e sperare che i rapporti tra Usa e Italia non danneggino l’importazione dei prodotti aumentando i dazi”. D’altra parte, a suo parere, “la clientela americana vede il prodotto italiano come di alta qualità, e anche se un domani dovessero costare qualche dollaro in più non credo ci siano problemi da parte del pubblico a pagare un prezzo leggermente più alto”. “Ovviamente in tal caso le aziende produttrici dovrebbero far capire alle persone che il prodotto italiano è sempre più naturale, salutare, senza conservanti: c’è il trend il cibo è medicina – prosegue – per noi è ovvio, ma per gli americani non lo è”.
Molta preoccupazione c’è anche per Roberto Paris, wine director de Il Buco: “Nel nostro gruppo il vino da solo è il 30% dell’indotto, ma l’80% del profitto – racconta – Già se ci saranno dazi del 25%, che sarebbe a questo punto l’ipotesi più rosea, sarà un problema, ma se poi si arriva al 50%, o al 75%, o addirittura al 200%, sarebbe una follia. E questo è solo per quanto riguarda i vini, ma sicuramente i dazi saranno anche sul cibo”. Secondo Paris è probabile che “diversi ristoranti dovranno addirittura chiudere, e poi ci sono importatori che operano solo con vini europei e probabilmente smetteranno di comprare, venderanno tutto quello che hanno in inventario sperando che si torni alla normalità. E’ vero quindi che i produttori italiani subiranno un danno, ma in realtà le prime a pagare saranno le attività economiche statunitensi”.
E inoltre, anche se si pensasse di acquistare solo vino americano, per esempio, “non sarebbero in grado di soddisfare nemmeno il 5-10% del fabbisogno nazionale, oltre al fatto che ci sono tariffe doganali sui materiali per la produzione che vengono dall’Europa come le botti e i silos, quindi soffriranno anche i produttori nazionali”. Da Los Angeles invece, Tommaso Iorio, private chef di Tuscany at Home, sottolinea che “i nostri prezzi hanno già subito un rialzo a causa dell’aumento delle materie prime. Un’ulteriore impennata dovuta ai dazi rischierebbe di mettere in ginocchio noi operatori del settore. Non si tratta solo dei vini, ma anche di prodotti fondamentali del made in Italy come farine, pasta e pomodori”. A suo parere, “fortunatamente il cliente americano apprezza sempre di più l’Italia e sta acquisendo una crescente consapevolezza della qualità dei nostri prodotti. Tuttavia, di fronte a un ulteriore aumento dei prezzi, potrebbe passare dal consumare cibo italiano tre volte a settimana a una sola, con gravi conseguenze per l’intero settore”.
(da agenzie)

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L’ALLARME DELLA CORTE DEI CONTI PER GLI EFFETTI DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA TARGATA NORDIO: I CAMBIAMENTI PREVISTI DALL’ESECUTIVO PORTERANNO A “UN’INEFFICIENZA DELLA GIUSTIZIA CONTABILE. LA CORTE DEI CONTI, COSÌ COME LA CONOSCIAMO, SCOMPARIREBBE. E NON CI SARÀ PIÙ CONTROLLO SU COME SI SPENDONO I SOLDI PUBBLICI”

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

L’APPELLO AI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO, NELLA SPERANZA DI UNA CONVOCAZIONE

«Serve un percorso condiviso per una riforma che permetta un’efficace controllo su come vengono spesi i soldi pubblici dei cittadini». L’appello dell’Associazione magistrati della Corte dei Conti è accorato. Si rivolgono direttamente ai presidenti di Camera e Senato nella speranza di una convocazione.
I cambiamenti previsti dall’esecutivo porteranno a «un’inefficienza della giustizia contabile». Il messaggio è chiaro: «La Corte dei Conti, così come la conosciamo, scomparirebbe. E non ci sarà più controllo su come si spendono i soldi pubblici». L’equazione è semplice: meno controlli, meno servizi. Anche perché sarà più complesso individuare l’evasione e recuperare il denaro.
La presidente Paola Briguori la spiega con una metafora: «La Corte dei Conti è come un termometro che misura l’andamento dei conti pubblici. Compresa la malagestione. Se questo termometro viene tarato al ribasso, o peggio gettato via, non è più possibile misurare nulla».
Un’apertura da parte della maggioranza, in realtà, c’era stata. «Siamo stati chiamati in audizione e la sensazione era quella di essere ascoltati», spiega la presidente Briguori. «Quando si è andati all’esame del testo, però, pare che poco o nulla sia stato recepito».
I temi principali, che più preoccupano, sono la quantificazione del danno erariale, la riduzione delle corti, il problema della responsabilità e il cambiamento dei rapporti tra procure e procura generale: «La Corte dei Conti verrebbe azzerata nelle sue funzioni».
E la questione, sottolineano, diventa ancora più rilevante in un momento in cui, grazie ai fondi del Pnrrr, in Italia si registrano grandi flussi di denaro. Dall’Associazione sottolineano: «I conti sono soldi dei cittadini e servizi per i cittadini e noi siamo al servizio dei cittadini».
(da agenzie)

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IN CULO A GUFI E CORVI, PAPA FRANCESCO SARÀ DIMESSO DOMANI DAL POLICLINICO GEMELLI E TORNERÀ A CASA SANTA MARTA, IN VATICANO

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

I MEDICI CHE L’HANNO CURATO: “È IN CONDIZIONI STABILI ORMAI DA DUE SETTIMANE. IL PERIODO DI RIPOSO CONTINUERÀ E IL PONTEFICE SARÀ IN CONVALESCENZA PER ALMENO DUE MESI”… “NON È MAI STATO INTUBATO, NON HA AVUTO IL COVID E NON È DIABETICO”

“Il Papa domani è in dimissione. Domani sarà a Santa Marta”. Lo hanno annunciato i
medici che hanno in cura il Pontefice al Gemelli.
La convalescenza del Papa durerà almeno due mesi
“Il Papa sarà dimesso domani, in condizioni stabili ormai da due settimane. Il periodo di riposo a Casa Santa Marta continuerà e il Pontefice sarà in convalescenza per almeno due mesi”. Lo ha spiegato il prof. Sergio Alfieri, responsabile dell’equipe medica che ha in cura il Pontefice al Policlinico Gemelli.
“Il Santo Padre non è mai stato intubato, è stato sempre vigile” anche se sono stati “due gli episodi in cui è stato in pericolo di vita”. Lo ha chiarito il professore Sergio Alfieri, direttore dell’équipe medica del Gemelli che ha seguito Papa Francesco nel corso del briefing con la stampa.
Recupero parola per il Papa possibile in tempi brevi

“Le tempistiche sul recupero della parola sono difficili poterle dire, però guardando i miglioramenti avvenuti il recupero è possibile in tempi brevi”. Lo ha detto il dottor Luigi Carbone, medico referente del Papa in Vaticano durante il briefing con la stampa. “Quando un paziente ha un ‘infezione di questo tipo ed è stato in una condizione così grave gli ulteriori progressi sono a casa propria – ha aggiunto il prof. Sergio Alfieri, responsabile dell’equipe del Gemelli -. L’ospedale è il posto peggiore per continuare la convalescenza perché è il posto dove più si possono prendere le infezioni”.

(da agenzie)

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MARTUSCIELLO OUT: L’EURODEPUTATO DI FORZA ITALIA, VICINO AD ANTONIO TAJANI, NON SI CANDIDERÀ ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE CAMPANIA

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

MARTUSCIELLO, NON ANCORA INDAGATO, È COINVOLTO NEL CHINA-GATE CHE STA TERREMOTANDO IL PARLAMENTO EUROPEO: LA SUA ASSISTENTE, LUCIA SIMEONE, ACCUSATA DI CORRUZIONE, È STATA ARRESTATA PER AVER RICEVUTO UN BONIFICO DA MILLE EURO DAI LOBBISTI DI HUAWEI – LO STESSO MARTUSCIELLO, CHE A BRUXELLES HA REDATTO “EMENDAMENTI FAVOREVOLI” AL COLOSSO CINESE, AVREBBE RICEVUTO QUATTRO BONIFICI DI 3MILA, 1.250, 1.250, 1.200 EURO – L’INTERCETTAZIONE DEL LOBBISTA ITALO-BELGA VALERIO OTTATI: “NOI SPESSO OLTREPASSIAMO IL LIMITE. PAGHIAMO PER GLI EMENDAMENTI”

«Noi spesso oltrepassiamo il limite. Paghiamo per gli emendamenti»: tarda mattinata del 17 settembre 2024, il lobbista italo-belga Valerio Ottati, dal 2019 responsabile per gli affari pubblici europei di Huawei dopo due legislature come assistente parlamentare a Strasburgo, si lascia sfuggire questa confidenza mentre, a bordo di una Volkswagen Tiguan, parla di affari con un collega polacco.
Adesso la conversazione è agli atti dell’inchiesta della Procura federale belga che ipotizza un «patto corruttivo» all’interno delle istituzioni europee per favorire il gigante cinese delle telecomunicazioni nella complessa partita sulla tecnologia 5G. Il colloquio è citato nel mandato di arresto che ha portato in carcere Luciana Simeone, la 48enne segretaria dell’eurodeputato Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia, giunto alla terza legislatura con un bottino personale di quasi 100mila preferenze.
Gli investigatori collegano le parole di Ottati non solo agli altri elementi al centro dell’inchiesta, ma «anche alla redazione da parte dell’onorevole Martusciello di emendamenti legislativi favorevoli a Huawei».
Simeone è sospettata di aver ricevuto, personalmente o per distribuirla a terzi, una parte della presunta tangente di poco meno di 46mila euro che sarebbe stata pagata dai lobbisti vicini a Huawei per la lettera del 10 febbraio 2021, firmata da otto eurodeputati fra i quali Martusciello, diretta a tre commissari europei ed avente ad oggetto la implementazione della tecnologia 5G nella Ue.
La provvista sarebbe stata ricavata attraverso due fatture, rispettivamente del 7 gennaio e del 15 febbraio 2021, per l’importo di 18.450 e 27.500 euro, formalmente intestate a consulenze ma ritenute fittizie, inviate a due società (beneficiarie tra il 2021 e il 2023 di versamenti da parte di Huawei) dal portoghese Nuno Miguel Benoliel de Carvalho Wahnon Martins, ex collaboratore di Martusciello.
La lettera sarebbe stata materialmente redatta da Wahnon e Ottati: il primo avrebbe creato il file, il secondo lo avrebbe modificato per l’ultima volta. Dal conto corrente di Wahnon Martins sul quale era stata accreditata la fattura da 27.500 euro risultano un bonifico di mille euro del 21 febbraio 2021 a Luciana Simeone e quattro bonifici a favore di Martusciello tra il 26 febbraio 2021 e il 10 giugno rispettivamente di 3mila, 1.250, 1.250, 1.200 euro.
(da La Repubblica)

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MARTUSCIELLO, LO SCANDALO FRENA LA CORSA IN CAMPANIA DI MISTER PREFERENZE

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

L’ESPONENTE DI FORZA ITALIA VOLEVA CANDIDARSI ALLE REGIONALI

Ho già firmato la mia candidatura come “Martusciello Fulvio detto Fulvio”. Meloni arriva seconda». Aveva un sorriso sornione, il frontman di Forza Italia in Campania, alla vigilia delle ultime elezioni Europee. Sentiva che quell’appuntamento sarebbe diventato il punto di svolta di una carriera politica ormai trentennale e non si sbagliava: dopo il voto, con le quasi 98mila preferenze racimolate nella circoscrizione Sud, Martusciello si guadagnerà non solo l’inevitabile soprannome di “Mister Centomila” ma anche il trampolino di lancio verso il sogno di una vita: la presidenza della Regione Campania.
Una candidatura partita da lontano, costruita con pazienza e promossa dal leader del partito in persona, Antonio Tajani, in video collegamento con il congresso provinciale in corso a Salerno: «In Campania con la guida di Fulvio Martusciello, che si sta dimostrando veramente un leader della vostra Regione, credo che potremo ottenere degli ottimi risultati. Fulvio è per noi il miglior candidato possibile, poi vedremo cosa accadrà».
Era solo pochi giorni fa, il 16 marzo. Ma sembra passato un secolo. In quelle stesse ore, nella banca dati Schengen, veniva inserito dalla Procura federale belga il mandato di arresto europeo nei confronti di Lucia Simeone, segretaria tuttofare e assistente parlamentare di Martusciello, già dal 2022 capodelegazione azzurro a Strasburgo e considerato l’uomo forse più vicino al ministro degli Esteri, nonché
successore di Berlusconi alla guida di Forza Italia.
Cinquantasette anni da compiere a maggio, dirigente della Banca d’Italia, uomo dal carattere brillante ed estroverso, capace di intrecciare relazioni e di coltivarle negli anni, Martusciello ha traghettato il partito campano oltre la palude degli scandali che, agli inizi degli anni Duemila, avevano accompagnato la leadership di Nicola Cosentino e Luigi Cesaro, entrambi travolti dagli scandali giudiziari e dalle accuse di collusioni con la camorra. Ma anche quando erano altri ad avere le redini di Forza Italia a Napoli, Martusciello ha sempre conservato il rapporto privilegiato con Silvio Berlusconi stretto sin dagli albori di FI. Quando l’uomo di Arcore lancia la corsa per Palazzo Chigi, nel 1994, c’è anche Fulvio a sostenerlo, sia pure in posizione più defilata: al tempo il Martusciello in prima linea è il fratello maggiore Antonio, primo coordinatore regionale del partito in Campania, che viene eletto parlamentare, diventa viceministro e nel 2001 sfiderà senza successo Rosa Russo Jervolino come sindaco di Napoli.
Ma già nel 1995, il più giovane dei Martusciello comincia a farsi largo con l’elezione in consiglio regionale, assemblea nella quale resterà per quasi vent’anni, con una parentesi come assessore alle attività produttive, tra il 2013 e il 2014, nella giunta di centrodestra guidata da Stefano Caldoro. Nel 2014, mentre Antonio ha ormai lasciato la politica attiva, Fulvio sbarca a Bruxelles e dall’Europarlamento consolida progressivamente la sua influenza a Roma come in Campania. Mattone dopo mattone, si guadagna la rielezione, incrementa i consensi e nel 2022 ottiene il prestigioso riconoscimento come capodelegazione. Nel frattempo a Napoli il partito è nelle sue mani e il rapporto con Tajani è divenuto sempre più saldo. Nel 2024, il vicepremier chiude la campagna elettorale proprio a Napoli, feudo di Fulvio e garanzia di un cospicuo bottino di preferenze.Il bilancio delle Europee mette Martusciello nelle condizioni di guardare da una posizione di forza al prossimo snodo, le Regionali del 2025. Il resto è storia recentissima. Nel risiko del centrodestra, tramontate precocemente le ambizioni di Gennaro Sangiuliano, costretto a dimettersi da ministro della Cultura sull’onda del caso Boccia, restano sul tavolo i nomi del vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli per FdI e di un riluttante ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in quota Lega. “Mister Centomila” appare oggettivamente lanciatissimo. Una scalata prepotente che ora, trent’anni dopo e a pochi metri dal traguardo, il caso 5G Gate rischia di interrompere.
(da agenzie)

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UNA PISTOLA ALLA TEMPIA DELLA DEMOCRAZIA AMERICANA

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

TRUMP E’ LA NEGAZIONE DI UNA SOCIETA’ DEMOCRATICA

Niente è più distopico, niente più destabilizzante, che immaginare un’America non più democratica, dunque non più americana. Capisco chi dice, fiducioso, “non succederà mai”: lo dice perché gli risulta incredibile e insopportabile l’idea.
Generazioni di europei sono cresciute con la certezza che l’America, per quanto contraddittoria, per quanto violenta, per quanto “gendarme del mondo”, fosse libera. Un luogo vasto e disponibile agli uomini, aperto al futuro, allo spirito di avventura, alla libertà di parola.
L’America di Trump è invece arcigna, brutale, chiusa, sopraffattrice. Taglia i fondi a qualunque ente sgradito, censura le università, azzoppa il welfare, punisce i disobbedienti, ringhia ai deboli e ai diversi, fino all’inaudito proclama del suo presidente che definisce «illegali» gli organi di informazione che lo criticano. Illegali!
Con incredibile flemma, ancora si discute, in America e nel mondo, se la democrazia americana sia in pericolo. Non solo lo è, ma in alcuni suoi fondamenti (la libertà di opinione, la libertà di ricerca, la libertà di non riconoscersi nella “famiglia tradizionale” e nella religione tradizionale) è già adesso sotto schiaffo.
Trump è una pistola alla tempia della democrazia americana, è l’assalto al Parlamento, è l’asservimento dell’istruzione al conformismo religioso, è l’odio per i deboli, è il suprematismo bianco al potere: che cosa serve, ancora, per prenderne atto?
Riguardatevi l’ultima scena di Easy Rider. Con i due farmer che incrociano i due hippy sui loro chopper e risolvono la questione con due colpi di fucile. È solo un film, ma nell’ultimo paio di mesi mi torna in testa quasi ogni giorno.
(da repubblica.it)
–

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I CASI DI TURISTI EUROPEI RESPINTI CHE FINISCONO IN MANETTE O NEI CENTRI DI DETENZIONE NEGLI STATI UNITI

Marzo 22nd, 2025 Riccardo Fucile

CALANO I PREZZI DEI VOLI PER GLI USA…. IL CASO DEL PROFESSORE FRANCESE CHE AVEVA SUL CELLULARE POST CRITICI SU TRUMP

Cittadini fermati al confine, incatenati, detenuti per due o tre settimane e poi rilasciati perché rei di aver violato le normative di accesso agli Stati Uniti, come scrive Il Corriere della Sera in un pezzo di Leonard Barbieri. Oppure, come Repubblica stamane, ci sono professori universitari fermati, a cui viene controllato il cellulare e trovati messaggi «di odio verso Trump» – sono rispediti in patria: è successo per un docente francese, rispedito nel suo Paese di provenienza per via dei suoi post contro il presidente.
La rigida gestione americana dei confini, promessa elettorale del presidente Donald Trump, inizia a pesare sul turismo e sugli spostamenti oltreoceano. Tanto da spingere il Ministero degli Esteri tedesco a cambiare le linee guida e le indicazioni per i viaggiatori diretti verso gli Stati Uniti. O motivando l’intervento diretto del ministro dell’Istruzione Superiore e della Ricerca francese, Philippe Baptiste, che ha giudicato la situazione «deplorevole».
Il professore francese cacciato per «messaggi di terrorismo contro Trump»
La storia più eclatante è proprio quest’ultima e risale allo scorso 9 marzo. Un noto professore francese, studioso del Centro nazionale di ricerca scientifica (Cnrs) e impegnato in attività spaziali, sarebbe infatti stato bloccato alla dogana in Texas, dove di lì a poco avrebbe dovuto prendere parte a una conferenza a Houston. Gli agenti americani lo hanno perquisito e hanno chiesto di controllare il suo cellulare, nel quale avrebbero ravvisato la presenza di «messaggi di odio verso Trump, qualificabili come terrorismo». A quel punto, lo hanno fatto risalire sul primo aereo diretto verso la Francia. Il caso ha scosso Parigi fino a far muovere il ministro dell’Istruzione superiore, che pur riconoscendo il diritto degli americano di rispedire indietro chiunque volessero, ha comunque rimarcato l’importanza della «libertà di espressione, ricerca e attività accademica». Bollando, dunque, come «deplorevole» il rimpatrio di un professore che aveva solamente «espresso un’opinione personale sulla politica dell’amministrazione riguardo agli studi scientifici».
L’allerta di Berlino: «Anche un leggero superamento della validità del visto porta a detenzione»
Anche Berlino ha dovuto adeguarsi alle nuove politiche americane. Il sito del Ministero degli Esteri, ora, cita tra le raccomandazioni di viaggio un elemento nuovo: «Le false dichiarazioni sul motivo del soggiorno o anche un leggero superamento della validità del visto possono portare all’arresto, alla detenzione e all’espulsione». Sono moltissimi, infatti, i cittadini tedeschi (e in generale europei) a essere stati detenuti brevemente nei centri di permanenza o respinti alla dogana. Molti hanno raccontato di essere stati trasportati al centro di deportazione «con una catena attorno allo stomaco, le manette e i ceppi alle gambe». Una 28enne inglese sarebbe stata tenuta per tre settimane perché, arrivata in Canada, era stata rispedita brevemente negli Stati Uniti per compilare alcuni fogli per il visto. Qui, nello spazio di pochi minuti, è stata ammanettata.
L’impatto sul turismo: perdita di 64 miliardi di dollari
E il turismo? Secondo tutte le compagnie aeree non c’è nessun impatto concreto: «Non notiamo alcun calo significativo della domanda di viaggio verso gli Usa», ha
detto il ceo di Air France-Klm Ben Smith. Ma le testimonianze di viaggi programmati e poi cancellati iniziano ad accumularsi. Le tariffe aeree nelle ultime tre settimane sono di molto inferiori alla media rispetto all’anno scorso e non subiscono il classico rialzo di prezzo nei giorni precedenti alla partenza. Secondo Tourism Economics i viaggi verso gli Stati Uniti caleranno del 5% quest’anno, causando una perdita di 64 miliardi di dollari per il settore turistico. Dall’Europa si registrano diminuzioni a tappeto dei viaggi verso l’altro continente: -9,5% dall’Italia, -6% dalla Francia, -7% dalla Germania a fronte di un -1,7% dall’intero Vecchio Continente.
(da Open)

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