Destra di Popolo.net

IL SEGNO DELLA GIUSTIZIA

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

E’ ORA CHE LE BIG TECH AMERICANE PAGHINO LE TASSE

Ognuno di noi ha un lato oscuro, in ciascuno di noi alberga un ultrà, un rissante, un facinoroso. La civilizzazione serve a tenerlo a bada, ma ci sono momenti nei quali l’ultrà che è in noi sente di potere ululare liberamente. Quel momento, per me, verrà se per davvero l’Unione Europea deciderà di far pagare le tasse a Big Tech, i colossi americani della comunicazione e dei servizi. I giornali la chiamano “rappresaglia” contro i dazi di Trump, ma no, non sarebbe rappresaglia, sarebbe giustizia. Molto tardiva: ma giustizia.
Come scrivo da una vita, in proporzione uno come me (appartengo al famoso popolo delle partite Iva) o un lavoratore dipendente, paga due, tre, dieci volte più tasse di Bezos, Musk, Zuckerberg. Incredibile ma vero.
La distruzione del ceto medio – che coincide, in parte rilevante, con la distruzione della democrazia – discende anche da questa mostruosa eccezione al principio dell’equità fiscale. E le folli, grottesche ricchezze da Ancien Régime accumulate da pochissimi ai danni di moltissimi sono un capo d’accusa tremendo, implacabile, nei confronti del neocapitalismo.
Capita, quasi occasionalmente, che l’avvento di Trump abbia reso urgente occuparsi di cose delle quali nessuno ha inteso occuparsi, sebbene fossero urgenti ben prima di Trump. Tassare Big Tech – tassarla almeno quanto un operaio, una gelateria, un’impiegata – è una di queste cose. Poi ci sarebbe, volendo, la riscoperta del concetto di antitrust, che fu uno degli archetipi della democrazia americana. Ricordarsene almeno in Europa non sarebbe male.

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QUANDO L’AVV. FRAGALA’ DISSE: “ROBERTO FIORE AGENTE DEI SERVIZI INGLESI”

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

L’ALLORA DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE IN COMMISSIONI STRAGI: “E’ UN DATO CERTO, C’E’ SCRITTO”… FRAGALA’ VENNE UCCISO ANNI DOPO DALLA MAFIA

Roberto Fiore, leader di Forza Nuova ed in passato condannato per banda armata e associazione sovversiva come capo di Terza posizione, sarebbe stato un agente dell’M16, il servizio segreto britannico, fin dal 1980, con il compito di infiltrato nel movimento della destra radicale e nazionalista inglese, al fine di annientare il ‘National Front’ di Griffin, considerato eversivo in Inghilterra.
Questo veniva indicato nella relazione pubblicata nel 1991 dalla commissione di inchiesta del Parlamento europeo su razzismo e xenofobia e contenuta in un dossier citato in commissione Stragi dall’allora capogruppo di Alleanza Nazionale Enzo Fragalà.
“Quello tra Fiore e i servizi inglesi è un rapporto che dura ancora oggi – diceva in un’audizione nel 2000 – dal 1991 Fiore ha continuato a dimorare tranquillamente in Inghilterra e a prosperare per le sue attività imprenditoriali. Oggi fa la spola tra l’Italia e la Gran Bretagna, quindi non è considerato un estremista pericoloso. E non c’è dubbio che da questo tipo di collegamenti e attività non ci si dimette dall’oggi al domani”.
Il presidente della commissione stragi aveva poi domandato specificatamente: “Ritiene che Fiore e Morsello fossero agenti del servizio inglese?”. E Fragalà rispondeva: “Non ritengo, c’è scritto, è un dato obiettivo, mai smentito da nessuno… D’altro canto, altrimenti come si fa a immaginare che due latitanti italiani, segnalati come pericolosi, possano costruire lì in Inghilterra un impero economico con 1.300 appartamenti?”
Al tempo l’avvocato Fragalà, ucciso da Cosa nostra nel 2010 a Palermo, cercava di ridimensionare le accuse di terrorismo rivolte a Fiore
Dubbi ed interrogativi che si allargano se si guarda all’impero economico costruito dal leader di Forza Nuova nel corso del tempo. L’Espresso ha sviluppato una lunga
inchiesta sul politico di estrema destra mettendo in evidenza come il nome di Fiore si incordi con quello di tre trust, ovvero società fiduciarie i cui titolari possono essere anonimi così come i donatori. Nell’inchiesta emerge come alla società fiduciaria intitolata all’Arcangelo Michele sono arrivati 475mila euro di elargizioni liberali e che gran parte di quei soldi sono stati poi girati a tre aziende controllate dalla famiglia Fiore. E ad oggi non è dato sapere chi ha compiuto quelle donazioni.
(da agenzie)

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REGNO UNITO, CHIUSO IL SAINT GEORGE TRUST DI ROBERTO FIORE, LEADER DI FORZA NUOVA: CONGELATO MEZZO MILIONE DI STERLINE

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

ATTIVITA’ “NON CONFORME CON GLI SCOPI CARITATIVI E GESTIONE OPACA DEI FONDI”

Il Saint George Educational Trust (SGET), organizzazione fondata nel 1994 a Londra da Roberto Fiore, leader del movimento neofascista Forza Nuova, è ufficialmente al capolinea. A metterlo fuori gioco è stata la Charity Commission, l’autorità britannica che supervisiona le associazioni del terzo settore, la quale ne ha annunciato il commissariamento e l’imminente chiusura per gravi irregolarità finanziarie e gestionali, con il patrimonio dell’ente affidato a due liquidatori incaricati di recuperare e ridistribuire i fondi in modo conforme alla legge.
Secondo Il Fatto Quotidiano – che ha diffuso la notizia in Italia – l’indagine sarebbe partita nel 2022, anno in cui le autorità britanniche avrebbero iniziato a notare alcune anomalie nei bilanci e nell’operato del trust.
Le verifiche hanno confermato l’esistenza di un sistema opaco: sul conto bancario dell’ente sarebbero confluite “donazioni” provenienti da fonti sconosciute, fondi che venivano poi trasferiti ad altre entità di cui neppure gli amministratori fiduciari erano a conoscenza. In questo quadro poco trasparente, l’organizzazione ha anche ricevuto indebitamente 80.455 sterline attraverso il Gift Aid, un meccanismo fiscale britannico che consente alle charity di ottenere rimborsi fiscali sulle donazioni ricevute.
Le anomalie, tuttavia, non si fermano ai flussi bancari. Alcune delle donazioni ricevute sarebbero infatti state convertite in lingotti d’oro per un valore di 30mila sterline, successivamente finiti nelle mani di soggetti completamente esterni all’organizzazione.
Tuttavia, a rendere il quadro ancora più grave sono le finalità dichiarate del Saint George Trust, in netto contrasto con le attività effettivamente svolte. Sulla carta, l’associazione si proponeva di promuovere l’educazione religiosa cattolica, i diritti umani e le politiche di inclusione.
In realtà, i contenuti pubblicati sul sito e sui social media ufficiali raccontano una storia ben diversa. L’inchiesta ha infatti rivelato che il trust aveva condiviso messaggi di sostegno a gruppi estremisti, come Hezbollah, e appelli pubblici a favore di Roberto Fiore per attività che nulla avevano a che vedere con gli obiettivi caritatevoli previsti dallo statuto. Tutte queste violazioni hanno portato la Charity Commission a congelare mezzo milione di sterline, rimuovere i contenuti controversi, sfiduciare gli amministratori fiduciari, che ora non potranno più ricoprire incarichi analoghi in Inghilterra e Galles, e vendere i lingotti d’oro, destinandone il ricavato al fisco britannico.
Inoltre, il Saint George avrebbe anche sostenuto economicamente l’associazione culturale ultraconservatrice “Vicit Leo”, fondata nel 2020 e vicina a Forza Nuova. Secondo alcune ricostruzioni, almeno 33 mila euro sarebbero transitati dal trust verso questa realtà. All’interno di questo scenario è emersa anche la figura di Michael Fishwick, devoto cattolico britannico, già militante del National Front e del movimento Terza Posizione assieme a Fiore. Fishwick era presidente del Saint George Trust prima del commissariamento, nonché proprietario di Carmel Books, una libreria cattolica online collegata ai fondi destinati a Vicit Leo. La libreria,
considerata da tempo inattiva, era stata in passato associata alla Società di San Pio X, una setta cattolica tradizionalista nota per le sue posizioni estremiste, antisemite e anti-LGBTQ+.
(da agenzie)

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RAPINAVA ROLEX AI RAMPOLLI DI ROMA NORD: ARRESTATO IL FIGLIO DEL DEPUTATO ANTONIOZZI DI FRATELLI D’ITALIA

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

TANCREDI, CHE LO SCORSO ANNO AVEVA AGGREDITO DUE CARABINIERI, E’ STATO PORTATO IN CARCERE CON L’ACCUSA DI RAPINA

Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato Alfredo Antoniozzi di Fratelli d’Italia, è stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di rapina. Il 22enne, secondo gli agenti della Polizia di Stato che indagano sul caso, sarebbe a capo di una banda di rapinatori di Rolex che avrebbe agito soprattutto nella zona di Roma Nord. Vittime dei colpi, loro
coetanei adocchiati sui social. In alcuni casi, Tancredi Antoniozzi e gli altri indagati sono accusati di aver messo in atto anche dei ‘cavalli di ritorno’. Oltre al figlio del deputato, sono indagati anche David Cesarini, che si trova in carcere, Manuel Fiorani di 24 anni, e Michael Giuliano di 25 anni, che sono invece a piede libero. Sarebbe stato proprio Fiorani a collaborare con gli inquirenti e fare luce sulle attività della banda.
Tancredi Antoniozzi non è un nome nuovo alle cronache giudiziarie. Fermato dai carabinieri perché stava viaggiando al di sopra dei limiti con la sua auto, una Range Rover, è stato denunciato per averli insultati e aggrediti. Tre anni fa, invece, era stato indagato per una rissa a Cortina d’Ampezzo. Questa volta, per Antoniozzi, si sono aperte le porte del carcere.
Le indagini della polizia sono cominciate a dicembre 2024, quando una pattuglia del commissariato Ponte Milvio è intervenuta presso un’abitazione di via Gallese 18, dove erano state segnalate alcune persone che tentavano di irrompere in un appartamento. La casa era quella di Manuel Fiorani, uno degli indagati. Il ragazzo, che ha collaborato con le forze dell’ordine, ha confessato di essere stato complice di Antoniozzi in due rapine avvenute pochi giorni prima. I due ragazzi si erano conosciuti a luglio 2024 in palestra: qui, secondo l’accusa, il figlio dell’onorevole avrebbe chiesto a Fiorani di effettuare per suo conto delle consegne di cocaina. Da lì, le rapine insieme, poi le minacce: secondo quanto riportato da Fiorani Antoniozzi, in più di un’occasione, avrebbe dato in escandescenze, minacciando anche di uccidere sua madre nel caso avesse deciso di parlare.
(da Fanpage)

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LA BANCA CENTRALE CINESE ANNUNCIA CHE POTREBBE DISTRUGGERE IL DOMINIO DEL DOLLARO: PECHINO ALLARGA IL SUO SISTEMA DI PAGAMENTI INTERNAZIONALI, BASATO SULLO YUAN DIGITALE, AI DIECI PAESI DELL’ASEAN E A SEI DEL MEDIO ORIENTE

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

PER LA PRIMA VOLTA DISINTERMEDIA IL SISTEMA DI PAGAMENTI SWIFT A REGIA AMERICANA (CHE AVEVA DOMINATO IL MONDO FIN QUI) GRAZIE UN SISTEMA DIGITALE MOLTO PIÙ RAPIDO ED EFFICIENTE. COPRE GIÀ IL 38% DEGLI SCAMBI MONDIALI, MENTRE GLI STATI UNITI SI ISOLANO

Giovedì scorso la banca centrale di Pechino ha annunciato all’improvviso che allarga il suo sistema di pagamenti internazionali imperniato sullo yuan digitale ai dieci Paesi dell’Asean (il gruppo di potenze commerciali asiatiche) e a sei Paesi in Medio Oriente.
Di fatto per la prima volta Pechino disintermedia il sistema di pagamenti Swift a regia americana – che aveva dominato il mondo fin qui – grazie un sistema digitale molto più rapido ed efficiente. Copre già il 38% degli scambi mondiali, mentre gli Stati Uniti si isolano.
Una mossa che potrebbe incidere sul 38% del volume commerciale mondiale, offrendo un’alternativa concreta al sistema Swift, ancora dominato dal dollaro statunitense. “Questo cambia tutto”, scrive il bollettino news di Binance. O almeno, “potrebbe cambiare”.
Ciò che è certo è che il salto tecnologico compiuto da Pechino nel campo delle valute digitali si fonda sull’impiego di tecnologie blockchain che abbattono tempi e costi di transazione
A titolo di esempio, analisti finanziari emiratini raccontano che durante una prova tra Hong Kong e Abu Dhabi, una transazione in e-Rmb ha richiesto appena sette secondi per essere completata, eliminando la necessità di passare attraverso sei banche intermediarie e riducendo del 98% le commissioni rispetto ai sistemi tradizionali.
Un’efficienza che, se da un lato attira l’interesse di molti osservatori internazionali, dall’altro solleva interrogativi sul nuovo equilibrio dei poteri finanziari globali. Un equilibrio in cui Pechino vuol far sentire il suo peso.
La capacità del sistema cinese di integrare in tempo reale tracciabilità delle operazioni e regole anti-riciclaggio automatiche rappresenta un’ulteriore leva di attrattività, in particolare per partner commerciali che cercano maggiore rapidità e sicurezza nei pagamenti. Paesi come Indonesia, Malesia e Singapore hanno già cominciato a includere il renminbi tra le proprie riserve valutarie, mentre la Thailandia ha effettuato la prima transazione petrolifera in valuta digitale cinese. Inoltre, oltre 23 banche centrali, tra cui quelle di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, stanno partecipando attivamente ai test sulle valute digitali promossi da Pechino.
Ma al di là della componente tecnologica, è il quadro strategico a suscitare maggiori riflessioni — indipendentemente se siano vere o soltanto verosimili le ultime notizie.
L’e-Rmb non è solo un mezzo di pagamento, bensì uno strumento d’influenza inserito nella più ampia cornice della Belt and Road Initiative. Progetti infrastrutturali come la ferrovia Cina-Laos o la linea ad alta velocità Giacarta-Bandung sono già accompagnati da un’infrastruttura digitale che comprende navigazione satellitare Beidou e comunicazioni quantistiche.
È la “Digital Silk Road”. Anche nel settore marittimo, le rotte artiche diventano terreno di sperimentazione per regolamenti digitali più efficienti, coinvolgendo — per necessità geostrategiche e geoeconomiche — anche attori industriali europei.
Secondo i dati forniti da Pechino, anche questi difficilmente conformabili in modo indipendente, l’e-Rmb è oggi compatibile con l’infrastruttura digitale di 87 Paesi, e il volume di transazioni transfrontaliere ha superato i 1.200 miliardi di dollari. Ossia, mentre negli Stati Uniti continua il dibattito interno sulla digitalizzazione del dollaro, la Cina starebbe costruendo una rete di pagamenti che si estende ormai in quasi tutto il mondo.
(da agenzie)

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L’ARCIVESCOVO TIMOTHY P. BROGLIO, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEGLI STATI UNITI, HA ANNUNCIATO LA FINE DELLA COLLABORAZIONE CINQUANTENNALE CON IL GOVERNO FEDERALE PER IL REINSEDIAMENTO DEI RIFUGIATI

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

TRUMP HA BLOCCATO I FINANZIAMENTI PER I PROGRAMMI DI ACCOGLIENZA E I LEADER CATTOLICI HANNO IMPUGNATO L’ORDINANZA IN TRIBUNALE. MA IN ATTESA DI UNA RISPOSTA DEI GIUDICI, I VESCOVI HANNO SFANCULATO “THE DONALD”

I leader cattolici statunitensi pongono fine alla collaborazione cinquantennale con il governo federale e cercano nuove modalità per aiutare i rifugiati.
L’arcivescovo Timothy P. Broglio, presidente della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti, ha annunciato il cambiamento in un comunicato stampa e in un articolo sul Washington Post lunedì, sostenendo che l’amministrazione Trump ha costretto la sua confessione religiosa a questa decisione.
«La decisione dei vescovi è arrivata dopo che il governo federale ha sospeso i nostri accordi di cooperazione per il reinsediamento dei rifugiati. La drastica riduzione di questi programmi ci ha costretti a riconsiderare il modo migliore per servire i bisogni dei nostri fratelli e sorelle in cerca di un porto sicuro contro la violenza e la persecuzione», ha scritto sul Washington Post.
Come osserva l’arcivescovo Broglio, la Chiesa cattolica negli Stati Uniti è in difficoltà da quando il presidente Donald Trump ha bloccato i finanziamenti federali per i programmi di reinsediamento dei rifugiati poco dopo il suo insediamento a gennaio.
I leader cattolici stanno impugnando quell’ordine in tribunale, ma hanno determinato che non possono permettersi di mantenere i programmi attuali per i rifugiati a causa dell’incertezza.
«Il lavoro semplicemente non può essere sostenuto ai livelli attuali o nella sua forma attuale con le sole risorse della Chiesa. Ho pregato per i rifugiati coinvolti, ma vorrei anche chiedere che vi uniate a me nella preghiera per i tanti operatori dedicati che hanno svolto questo lavoro con altruismo», ha dichiarato l’arcivescovo Broglio.
Le collaborazioni della Chiesa cattolica con il governo
Con la decisione di porre formalmente fine al rapporto con il governo federale, i leader cattolici statunitensi stanno interrompendo uno sforzo secolare della loro Chiesa per servire immigrati e rifugiati. Dal 1920, i leader cattolici hanno lavorato per aiutare famiglie vulnerabili, compresi fedeli perseguitati, a ricostruire le loro vite negli Stati Uniti, secondo quanto riportato nel comunicato stampa dell’arcivescovo Broglio.
«Nel corso degli anni, la collaborazione con il governo federale ha permesso di
espandere programmi salvavita, a beneficio dei nostri fratelli e sorelle da molte parti del mondo. Tutti i partecipanti a questi programmi sono stati accolti dal governo degli Stati Uniti e sottoposti a rigorosi controlli prima del loro arrivo. Sono anime in fuga che vedono nell’America un luogo di sogni e speranza», ha scritto.
Le tensioni tra la Chiesa cattolica e Trump
L’annuncio di lunedì si aggiunge a un conflitto crescente tra i leader cattolici e l’amministrazione Trump. Dal giorno dell’insediamento, il 20 gennaio, le due parti si sono scontrate su quale sia il modo migliore per conciliare l’assistenza a immigrati e rifugiati con le esigenze di sicurezza nazionale.
Questo contesto aiuta a spiegare perché l’arcivescovo Broglio abbia fatto attenzione a descrivere nel suo comunicato e nell’articolo la natura del rapporto passato tra la Chiesa cattolica e il governo federale.
Il suo commento secondo cui i fondi governativi non coprivano mai del tutto i costi di ciò che la Chiesa faceva per i rifugiati è quasi certamente una risposta all’affermazione del vicepresidente JD Vance, secondo cui la Chiesa sarebbe diventata troppo dipendente dai fondi federali. «Penso che la Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti debba guardarsi allo specchio e riconoscere che, quando riceve oltre 100 milioni di dollari per aiutare a reinsediare immigrati illegali, si preoccupa davvero di questioni umanitarie? O è solo preoccupata del proprio bilancio?», ha detto Vance in un’intervista a CBS News a gennaio, come riportato dal Deseret News.
Il servizio della Chiesa cattolica per i rifugiati
Nel suo nuovo comunicato e articolo, l’arcivescovo Broglio chiarisce che la Chiesa cattolica continuerà ad assistere i rifugiati anche in futuro. Tuttavia, resta incerto quale sarà la nuova struttura di questo servizio.
(da agenzie)

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ALEXANDRE DE MORAES, GIUDICE DELLA CORTE SUPREMA BRASILIANA E RELATORE DEL PROCESSO CONTRO BOLSONARO: “SE GOEBBELS FOSSE VIVO E AVESSE AVUTO ACCESSO A X SAREMMO STATI SPACCIATI. I NAZISTI AVREBBERO CONQUISTATO IL MONDO”

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

PER MORAES IL ‘NUOVO POPULISMO ESTREMISTA’ SI NUTRE DEI SOCIAL

“Se Joseph Goebbels, il ministro della propaganda di Adolf Hitler, fosse vivo e avesse avuto accesso a X, “saremmo stati spacciati”, perché “i nazisti avrebbero conquistato il mondo”: lo ha detto il giudice della Corte suprema brasiliana, Alexandre de Moraes, in un’intervista alla rivista americana The New Yorker. “L’estrema destra ha notato che, durante la primavera araba, i social erano in grado di mobilitare le persone senza intermediari”, ha affermato il giudice.
“Inizialmente gli algoritmi sono stati perfezionati per scopi economici, per catturare l’attenzione dei consumatori. Poi la gente si è resa conto di quanto fosse facile reindirizzare tutto questo al potere politico”, ha continuato Moraes, relatore del processo contro l’ex presidente di destra, Jair Bolsonaro, rinviato a giudizio per presunto tentativo di golpe.
“L’estrema destra vuole ottenere potere non dicendo di opporsi alla democrazia, perché ciò non otterrebbe il sostegno pubblico, ma sostenendo che le istituzioni democratiche sono manipolate. È un populismo altamente strutturato e intelligente. Sfortunatamente, in Brasile e negli Stati Uniti, non abbiamo ancora imparato come
combatterlo”, ha aggiunto il magistrato
(da agenzie)

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BESTIARIO EUROPEO: CI SONO I FALCHI, LE COLOMBE E…GLI AVVOLTOI

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

LA VERITÀ È CHE GLI STATI MEMBRI SONO DIVISI: FRANCIA E GERMANIA SONO I FALCHI CHE CHIEDONO UNA RISPOSTA MUSCOLARE AGLI USA, CHE COMPRENDA IL RICORSO ALLO STRUMENTO ANTI-COERCIZIONE SU BENI E SERVIZI. POI C’È L’ITALIA DI GIORGIA MELONI, CHE INSIEME ALL’IRLANDA (PARADISO FISCALE PER BIG TECH), CHIEDE DIALOGO IN NOME DEI RICCHI RAPPORTI COMMERCIALI CON GLI USA. INFINE, LA MAGGIORANZA DEI GOVERNI, SPAVENTATI DALLE POSSIBILI RITORSIONI

Gli europei sono ancora intenti a riprendersi dallo choc per la brutalità commerciale di Donald Trump. La riunione dei ministri del Commercio di ieri a Lussemburgo ieri si è conclusa con una dichiarazione ufficiale di “unità”.
Ma, in realtà gli Stati membri dell’Ue sono divisi in tre campi: i falchi, le colombe e tutto quello che c’è nel mezzo. Francia e Germania hanno indossato il ruolo dei falchi favorevoli a una risposta muscolare con Trump. “Non dobbiamo escludere nessuna opzione sui beni e sui servizi”, ha detto il ministro del Commercio francese, Laurent Saint-Martin.
“E’ necessario aprire la scatola degli attrezzi europea che è molto completa e che può essere estremamente aggressiva nella risposta. Penso allo strumento anti coercizione”, ha spiegato Saint-Martin
Il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, gli ha fatto eco chiedendo di andare “oltre alle misure doganali” nelle contromisure ai dazi di Trump. Grazie allo strumento anti coercizione “potremmo fare pressione sugli americani rendendo più costose le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti” che “sono vulnerabili”, ha detto il tedesco.
Lo strumento anti coercizione ha “una portata ampia, include i servizi digitali, ma ha anche un’ampia gamma di strumenti, molto più di una semplice tassa digitale”, ha spiegato Habeck, invitando l’Ue a prepararsi a usarlo.
La posizione dei falchi appare minoritaria dentro l’Ue. Le colombe contano su due paesi particolarmente vocali, l’Irlanda e l’Italia, che hanno stretti legami commerciali con gli Stati Uniti e vogliono ridurre i danni di una potenziale escalation.
Dietro di loro c’è una maggioranza di governi spaventati dal rapporto di forza con Trump che insistono per il negoziato prima dell’azione. “La Commissione e la maggioranza Stati membri non vogliono una risposta colpo su colpo”, ha detto il ministro degli Esteri irlandese, Simon Harris, invitando a “”restare calmi”. “Parlare, parlare, parlare”, ha detto il suo omologo italiano, Antonio Tajani, chiedendo di “evitare le reazioni scomposte che provocherebbero danni al commercio italiano ed europeo”.
Secondo Harris, “se si inizia a parlare dell’uso dello strumento anti coercizione è l’opzione nucleare”. Sarebbe “un’escalation straordinaria in un momento in cui dovremmo lavorare per la de-escalation”. L’Italia ha chiesto invano anche di “congelare” fino alla fine del mese la lista delle contromisure sui dazi contro l’alluminio e l’acciaio che dovrebbe essere votata domani dagli Stati membri ed entrare in vigore il 12 aprile. “Si può rinviare di qualche settimana in modo che ci sia più tempo per il dialogo”, ha detto Tajani.
(da agenzie)

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SI CHIUDE IL SIPARIO SUL CINEMA ITALIANO, I DATI HORROR: DELLE 2.700 SALE CINEMATOGRAFICHE ITALIANE, NE RESTANO MENO DI MILLE, A ROMA IN POCHI ANNI NE SONO STATE CHIUSE 102.

Aprile 9th, 2025 Riccardo Fucile

L’ALLARME DEL DOCENTE DI ARCHITETTURA SILVANO CURCIO: “UNA SOLUZIONE POSSONO ESSERE I ‘TERZI LUOGHI’ ALLA FRANCESE, SITI POLIVALENTI CHE COMPRENDONO ANCHE UN CINEMA”

“I dati sono drammatici: di 2.700 sale cinematografiche che avevamo in Italia ne restano meno di mille, a Roma in pochi anni ne sono state chiuse 102″.
Così Silvano Curcio, docente di architettura alla Sapienza, intervenendo all’assemblea
pubblica sul tema ‘Terzi Luoghi – Una città che si-cura’ alla Basilica di San Saba a Roma, promossa dal Comitato Sos Sale, che raccoglie decine di realtà civiche per salvare i cinema chiusi o abbandonati della capitale e contrastare la proposta di legge regionale del centrodestra nel Lazio che a loro giudizio potrebbe trasformarne molti in centri commerciali, alberghi o parcheggi.
Curcio ha pubblicato a dicembre dello scorso anno ‘Fantasmi urbani – La memoria delle sale cinematografiche di Roma’ (Palombi editore), in cui per la prima volta veniva rivelato il progetto di nuova normativa urbanistica che “ad agosto 2024 aveva avuto il primo voto favorevole in Giunta” regionale.
“Me lo disse un amico che lavora alla Regione – ha raccontato Curcio -, la chiamano ‘legge Metropolitan’ (dal nome di uno storico cinema romano in via del Corso, ndr)”. Una soluzione sono i ‘terzi luoghi’ alla francese, secondo l’architetto, siti polivalenti che comprendono anche un cinema, ma con esso possono accogliere teatri, sale concerti, asili nido, bar e mense per senza tetto, tra le altre cose.
“I terzi Luoghi li abbiamo inventati in Italia, anche se ora sono più noti con il nome francese o inglese – ha detto ancora Curcio -. Non dobbiamo dimenticare la nostra cultura e la nostra storia”.
(da agenzie)

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