Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
LUI CHE SPERAVA DI DIVENTARE IL PRIMO TRILIONARIO DELLA STORIA NEL 2027, È STATO COSTRETTO A UN BAGNO DI REALTÀ DOPO CHE IN TESLA SONO CROLLATI PROFITTI, RICAVI E CONSEGNE: SI TRATTA DEL PEGGIOR RISULTATO DAL 2021
Il 20 gennaio 2025 Elon Musk assumeva l’incarico di capo del Dipartimento
dell’Efficienza governativa statunitense (Doge), con il mandato trumpiano di tagliare la spesa federale, consolidare il numero dei dipartimenti ed eliminare il Consumer Financial Protection Bureau. Ma nell’arco di questi ultimi tre mesi, da quando il plurimiliardario patron di Tesla è «dipendente governativo speciale», il suo patrimonio si è ridotto, secondo le stime, di oltre 120 miliardi di dollari, scivolando così dai circa 430 certificati a inizio anno ai 310 miliardi del 24 aprile (numeri, ormai da giorni sulle montagne russe, in costante aggiornamento).
Questa slavina finanziaria, però, non ha strappato di mano a Musk il titolo di uomo più ricco del mondo, mantenendolo saldamente davanti (e ben distanziato) da Jeff Bezos, fermo in seconda posizione con un patrimonio di «soli» 200 miliardi. Lo scettro Musk lo ha conquistato verso la fine dell’anno scorso, sfondando il fatidico tetto dei 400 miliardi, cifra schizzata a dicembre sopra i 486 miliardi, sulla scia della vittoria elettorale di Donald Trump, che Elon Musk ha platealmente sostenuto durante tutta la campagna elettorale.
Un’avanzata trionfale, all’apparenza priva di ostacoli, verso l’obiettivo incredibile di diventare il primo «trilionario» al mondo entro il 2027, come avevano previsto molti analisti, che si è però bruscamente interrotta davanti alla poca gentilezza dei numeri. Il 2025 ha costretto Tesla e il suo amministratore delegato a fare un bagno di realtà. Il primo trimestre dell’anno si chiude con una sonora batosta: crollano ricavi, profitti e consegne (utile netto giù del 70%; -13% i veicoli venduti rispetto allo stesso periodo del 2024).
Questo, per Tesla, è il peggior risultato dal 2021. Ieri, a mercati chiusi, la casa automobilistica di Austin ha pubblicato i risultati del primo trimestre: 0,27 dollari di utile per azione e 19,3 miliardi di dollari di ricavi, a fronte di un mercato che si aspettava ben altre performance: 21,3 miliardi di ricavi e 0,41
dollari per azione, secondo FactSet. In soldoni, all’appello mancano almeno 2 miliardi e un terzo degli utili.
Un bello schiaffo per l’imprenditore che per anni ha visto affiancare al suo nome l’aggettivo «visionario». Ma è proprio la visione politica di Musk a non portare fortuna alla sua azienda principale Ora, è venuto il momento di correre ai ripari. Così, il plurimilionario sudafricano con cittadinanza canadese e naturalizzato statunitense ha annunciato di voler fare un passo indietro (dal governo) e tornare a occuparsi delle sue auto.
Oggi, la maggior parte del patrimonio netto di Musk deriva dalla sua partecipazione in SpaceX, ma la sua ricchezza potrebbe ricevere nuovi colpi dai dazi annunciati da Trump il 2 aprile scorso. Ecco perché Musk non ha mancato di criticarli, chiedendo tariffe «zero» e una «zona di libero scambio» tra Stati Uniti ed Europa.
(da Corriere della Sera)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
FRATELLI D’ITALIA SI OPPONE PER LA CLAUSOLA SULLA DIFESA DELL’AUTONOMIA STRATEGICA, CHE PENALIZZEREBBE I CONTRATTI CON LE IMPRESE AMERICANE. E FORZA ITALIA PERCHÉ INTRAVEDE UNA FREGATURA PER LE AZIENDE ITALIANE COME LEONARDO
Il Parlamento europeo ha dato il suo primo via libera al regolamento sul programma per l’industria della Difesa europea, proponendo di finanziare con fondi Ue esclusivamente gli acquisti congiunti di prodotti che abbiano «almeno il 70% dei componenti» di origine europea.
Una clausola fortemente voluta dalla Francia per difendere l'”autonomia strategica” in ambito militare e ridurre così la dipendenza dai fornitori americani. Il testo è stato approvato con una solida maggioranza dalle commissioni Industria e Difesa (70 favorevoli, 46 contrari e 8 astenuti), ma ha visto l’opposizione dei partiti italiani che compongono la coalizione di governo.
I parlamentari del Partito democratico sono stati gli unici italiani ad aver votato a favore: «Questo programma – nota Lucia Annunziata – rimane il primo strumento, e per ora l’unico a disposizione, per costruire una difesa comune e non un riarmo dei singoli Stati».
Il programma Edip, che avrà una dotazione di 1,5 miliardi di euro, era stato proposto ben prima del piano di riarmo lanciato a marzo da Ursula von der Leyen L’obiettivo è infatti quello di portare a una maggiore integrazione delle industrie della difesa europea, favorendo gli appalti congiunti e soprattutto introducendo una corsia preferenziale per i prodotti Ue attraverso la clausola “Buy European”.
Significativo il voto contrario della delegazione di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. «L’attuale posizione mira a rafforzare l’autonomia dell’industria europea – spiega Elena Donazzan, eurodeputata di Fdi e relatrice ombra del provvedimento –, ma in realtà non tiene conto delle sue
reali condizioni: se sul lungo termine è giusto puntare all’indipendenza, nel breve resta forte la dipendenza dai Paesi terzi».
L’eurodeputata non cita esplicitamente gli Stati Uniti, ma il riferimento indiretto è all’industria americana che ovviamente rischia di essere penalizzata. [Nessuno dei tre partiti di maggioranza ha votato a favore del regolamento, seppur con ragioni diverse. Se per Fratelli d’Italia sono necessarie correzioni, per la Lega si tratta di «una proposta squilibrata, pericolosa per l’interesse nazionale e per il bilancio», come ha sottolineato Paolo Borchia.
Più ambigua, invece, la posizione di Forza Italia: gli eurodeputati azzurri non hanno partecipato al voto e anzi hanno delegato i polacchi, apertamente contrari, ma il capo-delegazione Fulvio Martusciello ha esultato per il via libera ad Edip, definendolo «il primo passo concreto verso la realizzazione di un sogno che Silvio Berlusconi ha indicato con forza e visione: una vera difesa comune europea».
Il regolamento prevede che, per poter godere del finanziamento Ue, i progetti nella difesa dovranno essere di interesse comune e coinvolgere almeno quattro Stati membri o almeno tre tra quelli che più sono esposti «a minacce militari convenzionali».
Gli eurodeputati vorrebbero far partecipare al programma anche l’Ucraina e sostengono l’introduzione di un meccanismo di vendita basato su un catalogo di prodotti centralizzato. Il nuovo programma – spiega il Parlamento Ue – dovrà «migliorare la fornitura di armi, munizioni e altri prodotti rilevanti per le crisi, incrementando le capacità produttive o garantendone l’aumento, riducendo i tempi di produzione e consegna e aumentando le scorte».
Nell’ambito di Edip verrà inoltre introdotto uno strumento di sostegno all’Ucraina per favorire la modernizzazione e l’integrazione nella base industriale e tecnologica della Difesa europea.
(da La Stampa)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
LA CENA CON IL PAPA INSIEME AD ALCUNI SENZATETTO
Violetta è una donna di origine belga che vive da anni in strada a Roma. La
incontriamo seduta come sempre su un gradino di marmo lungo il colonnato di piazza San Pietro. Intorno a lei c’è un via vai incredibile di pellegrini, turisti e forze dell’ordine.
Ma lei non sembra notare nulla, volge lo sguardo verso la basilica pronunciando preghiere in francese. Tra le mani tiene un rosario di legno. “Lui veramente ce l’ha messa tutta e noi abbiamo pregato così tanto per lui” ci dice ricordando i mesi di ricovero del Pontefice, le dimissioni dall’ospedale fino all’annuncio della morte il giorno di Pasquetta.
L’incontro con Papa Francesco
La donna ha incontrato diverse volte il Santo Padre durante le cene organizzate
insieme ad altri senza fissa dimora. Ma la prima è quella che le è rimasta più nel cuore. Non le sembrava possibile di potersi sedere a un tavolo per cenare mentre a pochi passi c’era il Pontefice. Al termine dell’incontro tutti hanno ricevuto un rosario, Violetta ne ha ricevuti due. “Mi ha dato un rosario rosa, mentre agli uomini dava uno grigio che mi piaceva di più. Gli ho chiesto di poterlo scambiare e lui mi ha fatto segno di tenere entrambi” racconta la donna. “Mi sono emozionata, ho preso la sua mano e l’ho baciata. La gente mi guardava ma dalle mie parti è normale” afferma ridendo Violetta.
Il saluto dei poveri al Pontefice
La vicinanza di Papa Francesco agli ultimi verrà sottolineata anche il giorno dei suoi funerali. Poveri, migranti, trans e sei detenuti, che hanno ottenuto il permesso speciale dal magistrato di sorveglianza, sabato accoglieranno il feretro di Papa Francesco sul sagrato della Basilica di Santa Maria Maggiore dove ha scelto di essere seppellito.” Sarà un gruppo di quaranta persone che in questi anni hanno incontrato il Papa con le loro povertà e le loro storie dolorose. Tra loro anche donne vittime di tratta, trans e una donna rom. Ognuno avrà in mano una rosa bianca, il fiore che tanto piaceva al Papa” ha racconta don Benoni Ambarus, delegato Cei per la carità.
(da Fanpage)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
LA CARRIERA, LA ROTTURA E L’ADDIO
Il giornalista Andrea Vianello, noto conduttore e già direttore di Rai 3, Rai News 24 e Radio 1, ha annunciato oggi il suo addio alla Rai. «Dopo 35 anni di vita, notizie, dirette, programmi, emozioni e esperienze incredibili, ho deciso di lasciare la “mia” Rai. Accordo consensuale. Ringrazio amici e colleghi, è stato un onore e una magnifica cavalcata. Porterò sempre con me ovunque vada il senso del servizio pubblico», ha scritto sul suo profilo X il giornalista romano. Nessuna polemica aperta dunque, tono anzi diplomatico e insistenza sull’accordo «consensuale» sulla sua uscita di scena. Eppure secondo i giornalisti del Tg3 dietro la rottura ci sarebbero eccome dissidi tra Vianello e la tv di Stato, e di natura tutta politica. «Il Cdr del Tg3 apprende con rammarico e preoccupazione che anche Andrea Vianello è stato messo nelle condizioni di dover lasciare la Rai», scrive in una nota il Comitato di redazione della testata Rai, secondo il quale l’ex conduttore di Mi Manda Rai 3 «è l’ennesimo collega di grande livello che viene messo ai margini dall’azienda per motivi che non possiamo non definire politici, in un progressivo svuotamento di identità e professionalità. Auspichiamo che questa emorragia si arresti e che attraverso la valorizzazione di colleghi interni la Rai, e in particolare la nostra rete Rai3, possa recuperare la sua centralità nel panorama informativo e culturale nazionale, senza restare vittima di derive ideologiche che impoveriscono soltanto l’offerta per i cittadini che pagano il canone», conclude il Cdr del Tg3.
La carriera Rai di Andrea Vianello
Nato a Roma il 25 aprile 1961, Andrea Vianello entra in Rai nel 1990 dopo diversi anni di collaborazioni con quotidiani e riviste. Cronista prima al Gr1 con Livio Zanetti, poi al Giornale Radio Unificato, segue come inviato tanti fatti di cronaca, dalle stragi di Capaci e via D’Amelio al rapimento di Faruk Kassam. Dal 1998 al 2002, sotto la direzione di Paolo Ruffini, cura e conduce Radio
anch’io, poi approda in tv con Tele anch’io su Rai2. Su Rai3, dal 2001 al 2003, è autore e conduttore di Enigma e dal 2004 al 2010 conduce Mi manda Rai3. Vianello arriva nel 2012 alla direzione di Rai3 direttamente dalla conduzione di Agorà, spazio informativo del mattino della rete al quale era approdato nel settembre 2010 dopo l’esperienza di Mi manda Rai3. Nel gennaio 2020 pubblica il libro Ogni parola che sapevo, raccontando la vicenda di salute che lo ha visto coinvolto il 2 febbraio 2019, colpito da una ischemia cerebrale che gli ha tolto temporaneamente la capacità del linguaggio, recuperato dopo lunghe terapie riabilitative. Nel luglio 2020 viene nominato alla direzione di Rai News 24, l’anno successivo approda alla direzione di Rai Radio 1, Rai Radio 1 Sport, del Giornale Radio Rai e di Rai Gr Parlamento. Nel 2023 viene nominato alla direzione generale di San Marino RTV ma si dimette dopo soli dieci mesi dalla nomina. Era al momento in attesa di collocazione e si era parlato di una sua possibile nomina alla direzione di Radio Tre.
(da Open)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
“I TAGLI DEL ‘DOGE’ MUSK? NULLA DI QUESTO HA SENSO. ABBIAMO BISOGNO DI UN RESOCONTO MOLTO SPECIFICO DI CIÒ CHE HA TROVATO IN TERMINI DI FRODI E SPRECHI. FIDARSI VA BENE, MA BISOGNA VERIFICARE”
Steve Bannon, ex capo stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha
dichiarato mercoledì che prima che Elon Musk si ritiri dal suo lavoro con il Dipartimento per l’Efficienza del Governo (Department of Government Efficiency, DOGE), deve chiarire quali frodi e sprechi siano stati scoperti all’interno del governo federale.
“Abbiamo bisogno di un resoconto molto specifico di ciò che ha trovato, in termini di frodi e sprechi, e intendo nei dettagli,” ha detto Bannon. “Nulla di
tutto questo ha senso.”
Bannon ha anche detto di voler una lettera di certificazione che attesti che nessuno ha preso dati dall’amministrazione Trump o dal governo, al che il caporedattore di Semafor, Ben Smith, ha chiesto: “Sembra che tu non ti fidi [di Musk] che non prenda dati?” “Fidarsi, ma verificare,” ha risposto Bannon.
Sebbene Bannon abbia sostenuto gli sforzi del DOGE, ha definito Musk “malvagio”, in uno scontro crescente con il miliardario tecnologico. Bannon ha detto mercoledì che il DOGE era “uno strumento a forza bruta” necessario per eliminare gli sprechi del governo, ma che i tagli apportati finora al governo federale sono solo “programmatici”, osservando che il DOGE non ha scoperto granché al Pentagono.
È proprio al Pentagono e ad altre aree della spesa discrezionale del governo federale che Bannon vuole vedere applicati i tagli di bilancio per finanziare i tagli fiscali.
“A meno che non si faccia questo, i conti non tornano,” ha detto Bannon, osservando che gli Stati Uniti hanno aggiunto 1,3 trilioni di dollari al deficit federale solo quest’anno. “Il sistema attuale che abbiamo non è sostenibile. Semplicemente non lo è.”
Bannon, un convinto sostenitore dell’aumento delle tasse sui milionari, ha anche esortato l’amministrazione Trump “a fare quello di cui parlano”, riferendosi a recenti indiscrezioni secondo cui l’entourage del presidente starebbe considerando tale misura.
“Qui si tratta di persone che mettono i propri interessi al primo posto, come Elon,” ha detto Bannon. Bannon ha espresso fiducia che gli Stati Uniti usciranno vincitori dalla crescente guerra commerciale con la Cina: “È una battaglia tra due sistemi. Se pensi che il loro sistema vincerà, ti stai prendendo in giro. Vinceremo noi.”
Commentando i populisti nazionalisti, Bannon ha messo in guardia sull’alternativa, rappresentata da qualcuno come Luigi Mangione, l’uomo accusato dell’omicidio del CEO di United Healthcare, Brian Thompson, lo scorso anno.
“È trattato come Robin Hood,” ha detto Bannon. “Questo dovrebbe farti tremare fino al midollo delle ossa, perché questa è l’alternativa se il sistema continua come sta andando. I populisti nazionalisti offrono qualcosa che forse
non ti piacerà, ma con cui potrai convivere.”
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
A UNIRLI NON BASTA LA VIOLENZA CHE INSIEME STANNO INFLIGGENDO ALL’AGGREDITO ZELENSKY, NON È L’IDEOLOGIA A RENDERLI SOMIGLIANTI, MA L’IDEA DEL POTERE, QUELLO STESSO APPUNTO CHE TRUMP INVIDIA A PUTIN PERCHÉ NON HA LIMITI
A suo modo ci sarà anche Putin, nelle sembianze di Trump. Provate, domani mattina, ogni volta che, nel recinto blindato di potenti che stanno allestendo sul sagrato, la tv inquadrerà Trump, provate, dicevo, a sovrapporre, come in dissolvenza, il viso dell’assente a quello del presente, a vedere Putin in Trump. A unirli non basta la violenza che insieme stanno infliggendo all’aggredito Zelensky, al più debole, allo sconfitto, e neppure bastano la Trump Tower a Mosca e gli altri affari che il dittatore russo sta offrendo al palazzinaro presidente degli americani. A sovrapporli è un patto antropologico, una somiglianza tra capi che la storia conosce già.
Non è l’ideologia a renderli somiglianti, ma l’idea del potere, quello stesso appunto che Trump invidia a Putin perché non ha limiti, non combatte contro il giornalismo, le università, i giudici, i governatori, la democrazia del proprio paese. In quanto alla religione, quando gli chiesero quale fosse il passo della Bibbia con il quale si identificava, Trump disse: “occhio per occhio”.
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
UNO PARLA E L’ALTRA RESTA FUORI, MA CHE BELLA DEMOCRAZIA SOVRANISTA… LE OPPOSIZIONI INDIGNATE
Scoppia un nuovo caso politico a margine delle celebrazioni del 25 aprile a Genova col
presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alla cerimonia organizzata al teatro Ivo Chiesa, dove il capo dello Stato assiste alla prima dello spettacolo D’oro. Il sesto senso partigiano, non è stata invitata la candidata
sindaca del centrosinistra Silvia Salis, a differenza di numerose personalità politiche e istituzionali autorizzate a sedersi in platea.
“È uno sgarbo istituzionale – tuona Armando Sanna, capogruppo del Pd in Regione, invitato come tutti i colleghi dell’assemblea -. Silvia Salis oggi, oltre a essere vicepresidente del Coni nazionale è anche commendatrice della Repubblica. Peccato, è una brutta pagina. Viviamo spesso e volentieri queste brutte pagine, sotto campagna elettorali sono situazioni che creano imbarazzo e credo che qualcuno dovrà rispondere di questo mancato invito”.
“Sono rimasto colpito che il giorno del 25 aprile, la festa della Liberazione, una festa che deve essere di tutti e di tutte, non siano stati coinvolti tutti i candidati a sindaco, in particolare la nostra candidata Silvia Salis, in un momento per la città così importante come l’ottantesimo della Liberazione con la presenza del presidente della Repubblica che è un momento di gioia, di festa – sottolinea Alberto Pandolfo, deputato genovese del Pd, anche lui presente insieme ai parlamentari -. A maggior ragione, quindi, era importante trovare una coesione ed evitare qualunque forma di esclusione. Credo che questo non sia un segnale positivo, bisogna tenere conto del contesto in cui in cui ci troviamo”.
A rincarare la dose è Alessandro Terrile, dirigente del Pd e invitato in quanto amministratore delegato di Ente Bacini: “Penso che sia un segnale molto brutto per la città perché il 25 aprile si festeggia sempre in primavera e ogni cinque anni ci sono le elezioni comunali, quindi molto spesso si fa in campagna elettorale e fino ad oggi, a mia memoria, si è sempre mantenuto un rispetto per la celebrazione di una memoria condivisa. Questo mancato invito invece sa proprio di voler piegare un evento come quello di oggi a una esigenza di campagna elettorale. Ed è sempre brutto che poi ci si nasconda dietro qualche funzionario, qualcuno che non ha capito, perché mi pare invece evidente che ci sia una volontà politica di escludere. Credo che qualcuno debba spiegare alla città, il teatro e il Comune”.
“Mi guardo intorno dentro il teatro Ivo Chiesa, vedo tutti: c’è chi ha un ruolo istituzionale nella società ligure e genovese ma anche chi non lo ha – continua Davide Natale, segretario ligure del Pd e consigliere regionale -. L’assenza di Salis è una delle scelte politiche più sbagliate che potevano essere messe in campo oggi. Silvia rappresenta già oggi gran parte della politica genovese, oltre ad avere incarichi importanti nel panorama nazionale come commendatore della
Repubblica e vicepresidente vicario del Coni. Sono convinto che la sua assenza non sia una svista, ma una scelta deliberata. Anche su questi aspetti si demarca una differenza di stile sostanziale tra la destra e il centrosinistra.
(da Genova24)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
DIFFONDONO VOCI DI MALATTIE IMMAGINARIE SU ALCUNI FAVORITI, NEL MIRINO PAROLIN
Sono già partiti i corvi che in Vaticano da sempre nidificano con una certa facilità, riproducendosi di papato in papato. Così già da martedì si sono levati in volo sopra San Pietro con un solo obiettivo: il Conclave.
Fra i loro artigli la berretta portata via dalla testa di un papabile, grazie a qualche gracchiata lasciata nei posti che contano. Da qualche giorno i corvi hanno volato in alcune importanti redazioni giornalistiche lasciando cadere lì: «quel cardinale non ce la può fare ad essere eletto. Non si sa molto in giro, ma da tempo è ammalato e non reggerebbe il pesantissimo incarico». Non una novità di queste ore. Un classico da secoli.
Parolin nel mirino per un intervento del 2020, Sarah per uno del 2021
Nelle prime ore la voce stridula ha avuto un obiettivo principale: il segretario di Stato uscente, Pietro Parolin. «Sta poco bene, non ce la può fare», è il messaggio iniziato a girare vorticosamente non appena il cardinale è sembrato nella rosa ristretta dei “papabili”. Il riferimento a dire il vero è un pizzico datato: un intervento alla prostata fatto nel 2020, cinque anni fa. Non c’è stato in tempi recenti segno alcuno di un ritorno del male, e Parolin è sembrato più che mai attivo proprio negli ultimi giorni.
Arma a doppio taglio la salute. Se il Conclave è bloccato, la fragilità aiuta il candidato
Voleranno altri corvi con nuovi messaggi nelle proprie ore, ma l’operazione
malandrina ha un rischio non secondario di trasformarsi in un boomerang. Se nelle discussioni cardinalizie emergessero candidature forti e fin dall’inizio talmente appoggiate da essere in grado di farcela in poche votazioni, allora sì il corvo con i suoi sospetti su una fragilità fisica potrebbe danneggiare il prescelto.
Ma se al contrario il candidato forte non esce né da un gruppo né da un altro e nessuno avesse i voti di partenza, allora un cardinale molto anziano, e poco in salute, insomma fragile e non destinato a durare a lungo acquisterebbe molte chance di essere eletto. Piuttosto che dare al mondo l’impressione di eccessiva divisione e tempi troppo lunghi del conclave, meglio eleggere uno che duri poco. Un calcolo già fatto in passato. Ma non sempre azzeccato
(da agenzie)
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Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile
MOSKALIK ERA UN PEZZO GROSSO DEL DIRETTORATO OPERATIVO CHE PIANIFCA LE OPERAZIONI MILITARI… I SERVIZI DI KIEV HANNO MANDATO UN MESSAGGIO A PUTIN ? TU VUOI LA CRIMEA? NOI VI VENIAMO A PRENDERE UNO PER UNO A CASA
Il generale russo Iaroslav Moskalik, comandante aggiunto della direzione generale
operativa dello stato maggiore delle forze armate, è morto nell’esplosione di un’auto vicino a MOSCA, nella località di Balacjikha a pochi chilometri dalla capitale, ha reso noto il Comitato inquirente che ha aperto una inchiesta per omicidio. A detonare è stato un ordigno esplosivo rudimentale.
L’ordigno era pieno di schegge, hanno precisato gli inquirenti. I video delle telecamere di sicurezza diffusi dai canali Telegram considerati vicini alle forze di sicurezza mostrano una potente esplosione accanto a una strada pedonale che costeggia abitazioni private. Moskalik, che aveva 59 anni, era numero due del
direttorato operativo dello stato maggiore a cui spetta la pianificazione delle operazioni militari e il controllo della prontezza militare, quindi una direzione pesantemente coinvolta nella guerra in Ucraina.
(da agenzie)
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