Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
INTORNO ALLA PIAZZA CI SONO I MILITARI CON “BAZOOKA” SPECIALI PER NEUTRALIZZARE I DRONI. L’AERONAUTICA È IN PRE-ALLERTA, PER ASSICURARE PROTEZIONE DURANTE LE ESEQUIE … IL QUARTIERE PARIOLI SI BLINDA IN ATTESA DELL’ARRIVO DI DONALD TRUMP, CHE ALLOGGERÀ A VILLA TAVARNA … CI SARANNO GESTIRE 170 DELEGAZIONI ESTERE STIMA DEI FEDELI CHE ARRIVERANNO
Duecentomila persone in piazza e 170 delegazioni di capi di Stato e di governo a San Pietro soltanto il giorno del funerale: è la stima venuta fuori ieri dalla riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
«Crediamo che questa possa essere la cornice massima e poi vediamo come si confermerà spiega Piantedosi – . Siamo di fronte ad un evento straordinario per una serie di concomitanze che credo quasi mai si siano verificate: i funerali del Santo Padre, in un momento in cui abbiamo le celebrazioni del 25 aprile, che si svolgeranno secondo canoni già previsti e per cui non ci sono preoccupazioni. E poi abbiamo il Giubileo degli adolescenti, i cui eventi sono stati confermati». Sabato maxischermi a Piazza Pia, Piazza del Risorgimento e via della Conciliazione per chi resterà fuori.
Ma da oggi Roma è pronta ad assistere fino a due milioni di persone che, già dall’alba e fino a sabato, faranno la fila per rendere omaggio alla salma di Papa Francesco. Nessuna zona rossa, ma una grande area di prefiltraggio prima dell’ingresso in piazza San Pietro.
Duemilacinquececento volontari della Protezione civile arrivati da tutta Italia, 250 medici che si affiancheranno alla Sanità del Lazio per l’assistenza ai pellegrini, la gestione dei flussi e della mobilità, il sistema informativo che dovrebbe utilizzare anche l’It-alert per far giungere direttamente sui cellulari di chiunque entrerà nella zona del Vaticano notizie e suggerimenti.
E naturalmente un imponente servizio di sicurezza e di intelligence con l’estensione della no-fly zone ben oltre l’area del Vaticano, duemila uomini di polizia, carabinieri e guardia di finanza, oltre a quelli messi in campo dalla polizia locale e dai vigili del fuoco. Tiratori scelti sui tetti a vegliare sulla sicurezza della folla e delle delegazioni e poi sabato sul corteo che porterà la salma del Papa in Santa Maria Maggiore per la sepoltura.
Nel quartier generale della Protezione civile si lavora senza sosta all’organizzazione dei flussi dei pellegrini, ai percorsi che dovranno seguire, all’assistenza da mettere in campo. L’evento di riferimento è quello dei funerali di Giovanni Paolo II, nel 2005. Allora furono due milioni le persone presenti
ma quell’anno gli eventi del Giubileo ebbero ben più partecipanti di quello attuale che, proprio da venerdì, vedrà l’evento finora più affollato, con 150mila ragazzi in arrivo per il Giubileo degli adolescenti.
Già da ieri sera, tutti in campo per indirizzare i primi pellegrini che, dalle 11 di questa mattina potranno entrare a San Pietro per rendere omaggio al Pontefice. L’accesso sarà consentito solo da Piazza Pia dove avverrà il filtraggio affidato naturalmente alle forze dell’ordine con passaggio sotto ai metal detector . Da lì in fila per percorrere tutta via della Conciliazione. L’ingresso alla Basilica avverrà solo da destra, l’uscita solo da sinistra dopo l’omaggio alla salma del Papa.
Il dispositivo di Protezione civile sarà attivo già prima, attenderà la gente alle fermate della metropolitana in modo da indirizzarla lungo i percorsi corretti. Già pronto anche il piano sanitario con punti medici all’interno della zona post-filtraggio mentre altri saranno previsti nelle aree limitrofe con l’impiego di personale medico di Protezione civile, Croce Rossa, 118, Regione Lazio e Sanità militare. L’utilizzo del sistema It-alert consentirà ai cellulari agganciati dalle celle dell’area del Vaticano di ricevere in tempo reale notifiche sui tempi di attesa, movimenti con i mezzi pubblici e il link ad una pagina con tutte le informazioni.
(da La Repubblica)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
MUSK ORA VUOLE DEDICARE PIU’ TEMPO ALL’AZIENDA, FARA’ IL POLITICO SOLO UN GIORNO ALLA SETTIMANA
Che gli affari di Tesla non stessero andando a gonfie vele lo si era intuito già da
qualche tempo. Ora, però, è arrivata anche la conferma ufficiale.
La casa automobilistica di Elon Musk ha chiuso il primo trimestre del 2025 con numeri molto negativi. I ricavi del colosso delle auto elettriche sono scesi del 9% a 19,3 miliardi, mentre l’utile netto è crollato del 71% a 409 milioni di dollari. Guardando ai prossimi mesi, le prospettive sono tutt’altro che rosee. Non solo per la crescente disaffezione dei consumatori – americani e non – per le aziende di Musk, ma anche a causa della guerra commerciale scatenata da Washington.
«L’incertezza sui mercati automobilistico ed energetico continua ad aumentare
perché la rapida evoluzione delle politiche commerciali influisce negativamente sulla catena di approvvigionamento globale e sulla struttura dei costi di Tesla e dei nostri rivali», ha spiegato in una nota il colosso americano delle auto elettriche.
Musk: «Dedicherò più tempo alla mia azienda»
Il sodalizio con Trump, insomma, non sembra aver giovato agli affari di Tesla. Anzi, il protagonismo politico di Elon Musk si è trasformato in un vero e proprio boomerang, che ha finito per dare vita a campagne di sabotaggio contro i suoi marchi in tutto il mondo. Ed è proprio per mettere un freno a questa situazione che il miliardario americano ha deciso di ridurre il lavoro per l’amministrazione americana a partire da maggio. Secondo il Washington Post, Musk è stanco di dover affrontare quella che considera una serie di attacchi immorali da parte della sinistra alle sue aziende. Ma la verità è che non sono solo le campagne di boicottaggio ad aver contribuito alla brutta performance economica di inizio 2025. Da ormai diversi mesi, le azioni e le vendite di Tesla
sono calate bruscamente, anche a causa della forte concorrenza di marchi cinesi come Byd, sempre più presenti anche in Europa.
Il sollievo di Wall Street per l’annuncio di Musk
In una conference call con alcuni analisti finanziari, Elon Musk ha precisato che continuerà a dedicare «uno o due giorni alla settimana» al suo incarico governativo, probabilmente per tutta la durata della presidenza Trump. Oltre a Tesla, l’imprenditore americano possiede diverse altre aziende, tra cui SpaceX e il social network X. La casa automobilistica è però il marchio che più ha contribuito a rendere Musk l’uomo più ricco del mondo.
Si stima, infatti, che circa il 60% del suo patrimonio provenga proprio dalle azioni di Tesla. In seguito alle difficoltà degli ultimi mesi, gli azionisti della casa automobilistica hanno chiesto a Musk di defilarsi dal governo americano e tornare a lavorare con più attenzione e costanza al futuro di Tesla. Ed è anche per questa ragione che l’impegno a lavorare meno per Trump è stato accolto con un sospiro di sollievo dai mercati: a Wall Street il titolo di Tesla ha guadagnato oltre il 3%.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
COSA C’È SCRITTO NEL PIANO: LA RUSSIA OTTIENE IL RICONOSCIMENTO “DE JURE” DEL CONTROLLO DELLA CRIMEA E QUELLO “DE FACTO” DELLE AREE ATTUALMENTE OCCUPATE; LA PROMESSA CHE L’UCRAINA NON ENTRERÀ NELLA NATO; LA REVOCA DELLE SANZIONI; UNA COOPERAZIONE ECONOMICA RAFFORZATA …. L’UCRAINA UNA VAGA PROMESSA DI “GARANZIE DI SICUREZZA SOLIDE”: CIOÈ, UN CAZZO
Gli Stati Uniti attendono per oggi la risposta dell’Ucraina a una proposta di pace “finale” che include il riconoscimento della Crimea come parte della Russia e il riconoscimento non ufficiale del controllo di Mosca su quasi tutte le aree occupate dall’invasione del 2022. Lo ha riferito Axios citando fonti a conoscenza diretta della proposta.
L'”offerta finale” e’ stata presentata a funzionari ucraini a Parigi la scorsa settimana. la Casa Bianca sostiene di essere pronta ad abbandonare l’iniziativa se le parti non raggiungeranno presto un accordo. la proposta di Trump richiederebbe importanti concessioni da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che in precedenza aveva escluso la possibilita’ di accettare l’occupazione russa della Crimea e di parti di quattro regioni dell’Ucraina orientale.
Una fonte vicina al governo ucraino ha fatto sapere che per Kiev la proposta e’ fortemente sbilanciata a favore della Russia. “la proposta indica molto chiaramente quali vantaggi tangibili otterra’ la Russia, ma solo vagamente e in modo generico cosa otterra’ l’Ucraina”.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
CIRCA 80 CARDINALI AL RITO DELLA TRASLAZIONE… ALMENO 20.000 IN PIAZZA SAN PIETRO
Il rito della traslazione della salma di papa Francesco è terminato. Il canto finale è
stato dedicato alla Madonna: il Salve Regina. «Laudetur Jesus Christus», sono state invece le prime parole della cerimonia.
I cardinali si erano riuniti in preghiera alla cappella della Casa di Santa Marta, residenza di Bergoglio, nonché luogo dove è deceduto. «Accompagniamo Francesco in questo ultimo viaggio con tutte le buone opere che lui ha compiuto per il bene della Chiesa». È poi iniziata la processione che ha trasportato la salma da Santa Marta alla Basilica di San Pietro, guidata da cardinali, patriarchi, il camerlengo e il maestro delle celebrazioni liturgiche, seguiti dai familiari, dai segretari e dal personale dell’anticamera.
Tra le prime a portare l’omaggio al Papa esposto nella basilica di San Pietro è Suor Genevieve Jeanningros, amica del Papa ultraottantenne, visibilmente commossa.
La bara, semplice e aperta, è stata portata dai sediari pontifici, affiancati dagli alabardieri della Guardia Svizzera e dai penitenzieri con stole rosse e candele accese. Tra i presenti anche il fidato infermiere del Papa, Massimiliano Strappetti, che aveva raccolto le sue ultime parole: «Grazie per avermi riportato in Piazza». Alla processione partecipano anche i canonici di San Pietro, parroci, sacerdoti, vescovi e cardinali giunti a Roma. I laici erano disposti in quattro file davanti al Palazzo San Carlo. Tanti i fedeli in piazza raccolti in preghiera che, al passaggio della salma, hanno fatto un lungo applauso.
Nella liturgia cattolica, la traslazione è un passaggio fondamentale. Si tratta del movimento della salma del Pontefice dalla sua residenza alla Basilica Vaticana. Il corteo si snoda attraverso la via della Sacrestia, passando per la piazza dei Protomartiri Romani e l’Arco delle Campane, per poi salire sul sagrato e accedere alla Basilica dal portone centrale, fino all’altare della Confessione. Dentro la chiesa, il camerlengo celebra la Liturgia della Parola all’altare della Confessione. Dopo la traslazione, avviene l’ostensione, ovvero l’esposizione del corpo del papa ai fedeli. Traslazione e ostensione sono due passaggi stabiliti dal libro liturgico Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, dedicato alle esequie del Pontefice.
Folla di fedeli a San Pietro e la polizia schiera la sicurezza in 3D
Sin dalle prime ore del mattino, migliaia di fedeli si sono messi in fila in via di Porta Angelica per accedere alla Basilica di San Pietro e rendere omaggio a Bergoglio. Accorrono da tutta Italia, ma anche dall’estero. C’è chi arriva dall’Argentina, paese natale del pontefice defunto: «È stato un punto di riferimento spirituale per il mondo». Tra gli italiani, chi lo definisce il «Papa degli ultimi» e il «Papa del popolo». Per l’occasione, la questura ha messo in campo un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine per garantire la sicurezza. Pattuglie in superficie, nel sottosuolo e in volo: agenti presidiano le vie d’accesso al Vaticano, le stazioni metro e le banchine.
Supportano le operazioni anche droni e tecnologie 3D di ultima generazione per una sorveglianza a 360 gradi dell’area intorno a piazza San Pietro. Attiva anche la Polizia fluviale, impegnata nel monitoraggio costante del Tevere. L’organizzazione è affidata anche ai volontari della Protezione Civile, impegnati fin dalle prime luci dell’alba per garantire ordine e assistenza ai pellegrini.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
“HA PROVATO AD OPPORSI AL PROCESSO DI SCRISTIANIZZAZIONE DEL MONDO OCCIDENTALE”
La missione di papa Bergoglio era già scritta nel nome che scelse quella sera del 13 marzo 2013, quando il conclave lo elesse. Il filosofo Massimo Cacciari parte da lì, da quel richiamo al santo poverello d’Assisi, per ragionare sul ruolo e l’eredità del pontefice appena scomparso: «È un unicum: nessun papa si era riferito prima direttamente a Francesco. Non fu certo una scelta casuale».
Cosa voleva significare?
«Voleva rifarsi al gesto più rivoluzionario della storia della Chiesa: fatto non da un eretico, ma proprio da una persona interna alla Chiesa. Il gesto di colui che, come lo ha rappresentato Giotto, sorregge il Laterano che sta cadendo a pezzi».
Quello che è toccato anche a papa Francesco?
«È come dire: sono consapevole che la Chiesa sta crollando e serve un Francesco: non un restauro, ma una riforma radicale. Questo è l’implicito».
Si riferisce al fatto che venne eletto in epoca di scandali e corvi, dopo le amare dimissioni di Benedetto XVI?
«C’erano gli scandali, certo, ma c’era infinitamente di più: l’incapacità della Chiesa di predicare il Verbum nel mondo. Non solo un problema di costumi, ma della missione della Chiesa nel mondo, che era ed è in evidente crisi».
Se dice che è ancora in crisi, significa che il tentativo di riforma di papa Francesco è fallito?
«Papa Francesco ha iniziato una rivoluzione, con gesti decisi e precisi, a partire dalla scelta di prelati, vescovi e cardinali. Ma è tutto in fieri, non è detto che riesca. E intanto il processo di scristianizzazione del mondo occidentale prosegue».
Cosa intende per scristianizzazione del mondo occidentale?
«Viviamo in un mondo che ha dimenticato Cristo, e lo dico da non credente. Non c’è più neanche un riferimento ipocrita alla tradizione cristiana: è evidente da personaggi come Trump, ma anche nella vita quotidiana. La nostra religione è il progresso diventato sviluppo, e tutto si misura su quel metro. Il grande segno di quello che stiamo vivendo è stato l’incendio di Notre-Dame a Parigi».
Cioè?
«Tutti i veri cristiani che conosco hanno vissuto quell’incendio come un simbolo della scristianizzazione. Che è evidente in tutti quanti i leader politici occidentali: gli ultimi con ispirazione cristiana sono stati i padri fondatori dell’Europa, Schuman, De Gasperi e Adenauer».
Se l’incendio è stato un segno, la ricostruzione in tempi record è stato un segno che qualcosa sta cambiando?
«Mah, è come la Fenice di Venezia: nient’altro che un monumento di un centro storico».
E papa Francesco ha provato a opporsi a questa scristianizzazione?
«Papa Francesco lo ha denunciato fin dal suo primo documento ufficiale con accenti durissimi».
Quanto ha influito sul suo messaggio il fatto di essere un gesuita?
«Come Francesco nel ’200, in un momento decisivo della sopravvivenza della
Chiesa, in conflitto con i poteri politici da una parte e le grandi eresie dall’altra, capì che occorreva una grande riforma, così nel ’500 Ignazio di Loyola e l’ordine gesuita sono quelli che resistono, che stanno al centro del processo di riforma cattolica. Questa è l’eredità dell’ordine di sant’Ignazio che ha portato con sé Francesco».
L’eredità gesuita e quella francescana insieme?
«Che non sono in contraddizione, perché hanno un modo analogo di vivere le grandi crisi. Quando si parla di personaggi come questi, capaci di leggere i fatti secondo onde lunghe e non in base alla cronaca o alle occasioni, si comprende la distanza rispetto ai politici di oggi, la sproporzione tra papa Francesco e qualunque personaggio politico sulla faccia della Terra».
Cosa ha rappresentato papa Francesco per i non credenti?
«Tantissime cose. Perché essere non credenti non vuol dire ritenere con realismo cinico che vale il diritto del più forte, la prepotenza, volere i respingimenti degli immigrati o le disuguaglianze che dilagano nel mondo… Nella misura in cui papa Francesco era l’unica voce autorevole anche nel mondo politico a denunciare questi crimini, è stata una figura di riferimento anche per i non credenti. E poi dal punto di vista storico c’è una riflessione più generale da fare».
Dica.
«In tutti i suoi atti ha dichiarato, a volte anche in modo diretto, la fine irreversibile di ogni centralità europea. Questo interessa la riflessione storico- filosofica, ma è vero da ogni punto di vista: demografico, economico, politico».
La fine della centralità europea o occidentale?
«Dal punto di vista dell’Occidente in generale se ne può discutere, perché gli Stati Uniti mantengono una loro grandezza. Ma per l’Europa le cose sembrano fatte».
Era un papa di sinistra, come spesso è stato definito?
«Stupidaggini. Ha cercato di predicare il Verbum in un sistema planetario a un Occidente incapace di ascoltarlo».
La politica lo ha più amato o patito?
«Lo ha strumentalizzato dove poteva. La politica da decenni ha una visione strumentale di questi grandi temi che la Chiesa solleva: se vede un vantaggio in quello che dice il Papa, allora lo appoggia. Altrimenti lo critica più o meno velatamente. Gran parte della politica nostrana si è schierata contro, come non era mai successo coi pontefici precedenti».
Perché secondo lei?
«Perché si è messo in mezzo senza se e senza ma denunciando il massacro di Gaza, o predicando la necessità di una trattativa nella guerra in Ucraina. Si è messo contro vastissimi settori di leadership politiche».
Cosa si aspetta ora dal conclave?
«Bisogna avere più contezza dei rapporti interni per capire se riuscirà a determinarsi una maggioranza che voglia la continuità con la via intrapresa da papa Francesco oppure no. Credo nessuno sappia come andrà a finire».
Lei cosa si augura?
«Il grande rischio per me è che prevalga la parte rappresentata da un ampio settore del clero anglosassone, che negli ultimi anni ha criticato papa Francesco sui diritti umani e civili e sulle questioni politiche».
L’eredità di papa Francesco è questa rivoluzione in fieri nella Chiesa o c’è anche altro?
«C’è anche il tentativo di costruire una pace che abbia a che fare col messaggio evangelico. Non armistizi, ma veri e propri trattati di pace»
(da La Stampa)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
SIAMO ENTRATI IN UN’EPOCA STORICA SURREALE
Trump che annuncia la morte del Papa avendo accanto un enorme coniglio di peluche
è un’immagine di comicità irresistibile. Ed è una specie di conferma ufficiale dell’entrata in un’epoca storica surreale, comica almeno quanto tragica, con molti dei presupposti etici, estetici, razionali, politici e scientifici del passato (le famose “regole”) che saltano come birilli.
Provate a mettere insieme le minacce di invasione della Groenlandia; la pettinatura di Trump; la ministra americana che spara al suo cane perché non era performante; il pope Cirillo, vestito da pope, che dice che bisogna invadere l’Ucraina per non farla cadere nelle mani dei gay; la destra israeliana che rinomina con i nomi biblici (sono passati tremila anni…) alcune sfortunate regioni, e sarebbe come se noi pretendessimo di chiamare Bitinia e Frigia la Turchia; i creazionisti che negano Darwin e dunque negano i fossili; i terrapiattisti che non riescono a spiegare come mai, arrivati in fondo alla Terra, non si cade di sotto; i novax che ritengono 999 studi scientifici su mille una frode di Big Pharma; i negazionisti climatici che mentre annegano facendo glu
glu glu dicono che non è vero che piove più di prima; gli avvistatori delle scie chimiche, che a noi stupidi sembrano ordinarie scoregge di aeroplano e loro invece sanno che è la strategia del Potere per ucciderci tutti quanti; gli ayatollah che affidano alla copertura dei capelli femminili la salvezza del mondo, misurando con il centimetro quanto capello si vede, e quanto velo; beh, che cosa ci manca per concludere che l’uomo non è recuperabile alla ragione, non più del coniglio, comunque?
Voglio solo aggiungere che vedendoli assieme, Trump e il coniglio, mi è sembrato molto più autorevole il secondo.
(da La Repubblica)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
“DA SEMPRE LA CHIESA INTERESSA AGLI ASPIRANTI IMPERATORI: E’ LA PRETESA DI CHI CREDE AL DIRITTO DELLA FORZA PIU’ CHE ALLA FORZA DEL DIRITTO”
Il professore Alberto Melloni, uno dei più noti e stimati storici del cristianesimo, ha maturato una tesi sorprendente (e inquietante) sul prossimo conclave. L’ha esposta in un lungo articolo – L’opzione carolingia di J.D.
Vance – sulla rivista di geopolitica Le Grand Continent.
Quale sarebbe questa opzione, o tentazione, “carolingia” della Casa Bianca e del vicepresidente Usa? Un’Opa sulla Chiesa?
«In sintesi, sì. Del resto da sempre la Chiesa interessa molto agli imperatori e agli aspiranti imperatori. È la pretesa imperiale di chi crede al diritto della forza più che alla forza del diritto».
Non starà esagerando con Vance?
«Ma guardi che J.D. Vance è un personaggio di primissima grandezza. Basta leggere il suo libro Hillbilly Elegy, che rappresenta una vera teologia, una concezione del mondo secondo la quale – sostiene – noi poveri americani siamo messi così male perché qualcuno non ha fatto quello che doveva. Al cattolicesimo si imputa di non aver fatto argine a quella discesa in basso della classe media, La Chiesa di Roma ha denunciato i danni della globalizzazione non a favore dei vicini ma dei lontani».
Con Trump e il conclave cosa c’entra?
«C’entra tutto. Oggi alla destra quello che manca è un collante, che naturalmente non può essere quello nostalgico o totalitario, per questo l’interesse è verso un collante religioso. Negli Stati Uniti Trump si è appoggiato al protestantesimo evangelico, Vance invece offre al movimento Maga un’altra prospettiva, quella del cattolicesimo universale».
Perché i cardinali dovrebbero assecondare questo disegno egemonico?
«Perché, non detta ma chiaramente sul tavolo, c’è una minaccia terribile: se vi comportate bene saremo buoni con voi, altrimenti verrete trattati come abbiamo fatto con Zelensky. Non ci dimentichiamo che c’è anche Musk con Trump».
Il potere della Rete e dei social potrebbe arrivare fin dentro le sacre stanze del conclave?
«La Chiesa di oggi è vulnerabile a queste influenze. Ogni tipo di maldicenza è esposta a uno strumento nuovo, l’allusione di massa. Un esempio: un atteggiamento negligente oppure omissivo nei confronti di una denuncia del passato, da parte di un cardinale papabile, potrebbe diventare virale e tradursi nella fine di quella candidatura. Non c’è nessuno che possa resistere. Un meccanismo che può mettersi in moto da qui all’elezione»
Non sarebbe la prima volta che, nella storia, il potere politico prova a influenzare l’elezione di un Papa…
«Nel mio libro sulla storia del conclave, dal I al XXI secolo, dimostro che il meccanismo non è mai stato assente. L’ultima volta che una corona cattolica ha interferito pesantemente è stato nel 1903, quando l’imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe, mise il veto sul cardinale Mariano Rampolla, il favorito per la successione a Leone XIII».
Bisogna aggiungere tuttavia che l’udienza di Vance in Vaticano non è stata proprio sfavillante. È tornato a casa con un uovo di cioccolata dopo aver visto Bergoglio e Parolin.Un bilancio deludente?
«Vance era venuto a Roma con l’idea di chiedere l’incoronazione da vice-imperatore ed è tornato a casa con tre ovetti Kinder. Non so se l’idea sia venuta al Papa o al segretario di Stato Parolin, ma certo è stata una risposta appropriata a chi si è autodefinito baby-catholic».
Questa idea neo-carolingia di un papato condizionato dal potere “imperiale” che promana dalla Casa Bianca potrebbe concretizzarsi in un Papa conservatore o in che altro?
«In quello, oppure in una forma nemmeno troppo sottile di pressione. Come il fra’ Cristoforo dei Promessi sposi, la Casa Bianca intima a tutti “fate luogo!”. Con i dazi hanno fatto così: non si sa se i dazi resteranno oppure no, ma intanto si è capito chi comanda. Vance in sostanza ha detto alla Chiesa: vi dovreste fidare di me o vi dovrete fidare di me. Scegliete voi il verbo che preferite».
(da La Repubblica)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
IL PNRR ARRANCA E ARRIVA LO STRATAGEMMA PER NON PERDERE GLI 830 MILIONI EUROPEI: FAR PASSARE UN PORTO MERCANTILE COME “MILITARE”…. I LAVORI SONO IN RITARDO
Non solo mercantili e navi da crociera, ma fregate e portaerei: come il ponte sullo
Stretto, anche la nuova diga del porto di Genova non servirà solo al traffico civile del primo scalo commerciale del Paese, ma anche alla difesa italiana ed europea.
È di questo che, secondo quanto appreso dal Fatto, l’Autorità portuale di Genova e Marco Bucci, governatore ligure e commissario alla maxiopera da 1,3 miliardi – coperti da 830 milioni di fondo complementare al Pnrr e 270 milioni di prestito della Banca europea degli investimenti – stanno cercando di convincere i ministeri di Infrastrutture e Difesa.
La valenza militare di un’opera finora presentata unicamente come strumento di potenziamento mercantile è spiegata da un passaggio dell’allegato infrastrutture al Documento di finanza pubblica, che per la prima volta contiene un paragrafo sulla “mobilità militare”: “Con l’obiettivo di prioritizzare, stante le esigue risorse finanziarie, gli investimenti sulla rete duale (…), in vista del negoziato sul nuovo Bilancio dell’Unione europea 2028-2034, gli sforzi sono oggi indirizzati nel definire un elenco di rilevanti progetti infrastrutturali nazionali” a doppio uso. Se per il ponte, cioè, il paravento mimetico serve a bypassare i limiti ambientali, per l’infrastruttura genovese il problema da aggirare è di soldi (e tempi). La diga doveva essere realizzata in due fasi, la prima, entro il 2026, da 950 milioni, coperta da 500 milioni del fondo complementare; la seconda da 350 nel 2030. Aggiudicata a un consorzio guidato da Webuild la prima tranche, Bucci ha ottenuto dal governo altri 330 milioni del fondo per la seconda, promettendo di accorpare i lavori e terminare tutto alla scadenza della fase A.
Mentre sulla prima parte emergevano problematiche tecniche, incidenti, ritardi e richieste dall’appaltatore di riserve per 300 milioni, Bucci un mese fa confermava, presente il concittadino, e vice di Matteo Salvini, Edoardo Rixi, che al massimo si sarebbe arrivati a metà 2027. Pochi giorni prima, però, commissario e Autorità portuale approvavano il progetto esecutivo della seconda tranche di lavori: secondo i documenti Webuild ora visionati dal Fatto occorreranno 39 mesi dall’aggiudicazione di una gara nemmeno bandita. Considerato che una simile procedura richiede almeno sei mesi, significa 2029 inoltrato. Il quadro economico per questa seconda parte è poi già lievitato a 470 milioni. E la Bei non ha confermato il prestito, perché sta “esaminando le procedure di appalto relative al contratto di costruzione” di fase A. Oggetto di un’inchiesta della Procura europea che vede indagati l’ex presidente del porto Paolo Signorini per turbativa d’asta e due rappresentanti dell’appaltatore per indebita percezione di erogazioni pubbliche e malversazione. Insomma, mentre a Roma va in scena il confronto-scontro fra Economia e Difesa sui piani di riarmo Ue, a Genova si sono portati avanti e hanno scoperto la vocazione militare della diga che potrebbe togliere le castagne dal fuoco a Bucci e Rixi
(da Il Fatto Quotidiano)
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Aprile 23rd, 2025 Riccardo Fucile
“QUESTA INCOERENZA SI SMASCHERA FACILMENTE SE PENSIAMO ALLE MIGRAZIONI. ‘DEPORTARE LE PERSONE LEDE LA DIGNITÀ UMANA’, AVEVA SCRITTO POCHI GIORNI PRIMA DI ESSERE RICOVERATO, COME REAZIONE AI MIGRANTI IN CATENE NEGLI STATI UNITI, MA ANCHE A QUELLI SBALLOTTATI DA UNA COSTA ALL’ALTRA DEL MEDITERRANEO”
Papa Francesco ha spalancato le porte della Chiesa, l’ha voluta aperta come il sepolcro di Cristo nel giorno della Resurrezione. Non credo sia un caso se il Padre l’ha chiamato a sé proprio in questo giorno così carico di significato.
«Non cercate tra i morti colui che è vivo», dice l’Angelo alle donne venute a onorare il corpo di Gesù. E Francesco ci ha sempre spronato a costruire una Chiesa più viva, più consapevole, più in relazione col mondo. «Una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade».
È proprio in questa dimensione della strada che ci siamo incontrati. Spesso il Papa ha dimostrato che la vita degli esseri umani, con le loro fragilità e contraddizioni, gli stava a cuore più di certe rigidità dottrinali. Ha amato i poveri, gli ultimi, i diseredati, i maltrattati del pianeta, e ha messo in guardia questo nostro mondo sempre più diseguale sui rischi che tutti corriamo se abbandoniamo una parte dell’umanità all’ingiustizia.
Ricordo con emozione la prima volta che ci siamo incontrati, in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno del 2014. Lui aveva accettato di incontrare un migliaio di famigliari delle vittime innocenti delle mafie nella Chiesa di San Gregorio VII a Roma, regalando loro un incoraggiamento fraterno e sincero: «Preghiamo insieme, tutti quanti, per chiedere la forza di andare avanti, di continuare a lottare contro la corruzione». Aveva però anche chiamato in causa «i grandi assenti», «gli uomini e le donne mafiosi». «Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi, smettete di fare il male! – aveva implorato -. Convertitevi, lo chiedo in ginocchio; è per il vostro bene. Ancora c’è tempo, per non finire all’inferno».
Parole altrettanto forti hanno segnato, più di recente, l’incontro con un gruppo di donne che stanno faticosamente rompendo il legame con le famiglie mafiose di origine. «Siete nate e cresciute in contesti inquinati dalla criminalità mafiosa, e avete deciso di uscirne. Benedico questa vostra scelta, e vi incoraggio ad andare avanti. Immagino che ci siano momenti di paura, di smarrimento… è normale. In questi momenti pensate al Signore Gesù che cammina al vostro fianco. Non siete sole, continuate a lottare».
Il suo messaggio si è sempre espresso in queste due forme: vicinanza a chi soffre e denuncia di ciò che causa la sofferenza. E una grande spinta a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per cambiare le cose. L’abbiamo sentita, questa spinta, anche quando ci ha accolti in Vaticano per il convegno sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie: un tema che non si pensava potesse rientrare fra gli interessi della Chiesa, e che lui ha invece sentito importante nella sua concretezza e capacità di incidere nel contrasto al male e nella ricostruzione del bene comune.
Suscita invece dolore constatare che alcuni di coloro che lo celebrano in morte, non hanno mai raccolto le sue raccomandazioni da vivo! Anzi hanno fatto scelte del tutto opposte, non solo alle parole del Papa, ma anche alla Parola evangelica di cui Francesco è stato puntualissimo interprete.
Questa incoerenza si smaschera facilmente se pensiamo ad alcuni temi in particolare, primo fra tutti quello delle migrazioni. «Deportare le persone lede la dignità umana», aveva scritto pochi giorni prima di essere ricoverato, come reazione ai migranti in catene negli Stati Uniti, ma anche a quelli sballottati da una costa all’altra del Mediterraneo, nel tragico tentativo di “spostare altrove” problemi che sono in realtà volti, nomi, corpi e speranze umane.
Pensiamo a un altro argomento scomodo, quello delle carceri. Papa Francesco ha voluto aprire una Porta Santa del Giubileo nella Chiesa del carcere di Rebibbia, mentre la vigilia di Pasqua si è recato nel carcere di Regina Coeli. «La reclusione – ha detto – non è lo stesso di un’esclusione, dev’essere parte di un cammino di reinserimento nella società». Nessun appello per l’indulto o l’amnistia ha però mai trovato ascolto.
E che dire dell’ambiente o delle ingiustizie sociali? Il monito a una
“conversione ecologica” è stato costantemente ignorato
I poveri, che Papa Francesco aveva più di tutti nel cuore, sono ancora tanti, e immensamente poveri. Le guerre, contro le quali ha tuonato – è davvero il caso di dirlo – fino all’ultimo respiro, non concedono respiro ai popoli martoriati.
Privati della sua guida, dobbiamo cedere alla disperazione? No, perché il lutto che viviamo porta in sé il segno della speranza e della Resurrezione. «La speranza non delude» è l’esortazione scelta per l’anno giubilare, e oggi più che mai Papa Francesco ci chiede di non deludere chi ancora ripone speranza nel nostro impegno. Glielo dobbiamo, e lo dobbiamo a noi stessi, di tenere il suo passo, e la sua strada.
Don Luigi Ciotti
per “La Stampa”
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