Luglio 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA NUOVA DINAMICA DEL DELITTO… GLI INQUIRENTI PUNTANO SU MICHELE BERSANI
Uno schizzo di sangue. Sopra la cornetta del telefono di casa Poggi. Una traccia che
all’epoca delle prime indagini sul delitto
di Garlasco era stata notata ma mai spiegata. E che oggi invece secondo la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi nel villino di via Pascoli può fornire una nuova dinamica. E spiegare perché quella goccia di materiale ematico si trova in quella posizione sull’apparecchio.
Ma anche dare un’identità a Ignoto 3. Una delle (almeno) tre persone che secondo la procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone ha partecipato all’assassinio. Il Dna avrebbe già escluso gli amici di Andrea Sempio (Mattia Capra, Alessandro Biasibetti e Roberto Freddi), del resto mai sospettati. Ma gli inquirenti sembrano puntare su Michele Bertani.
Lo schizzo di sangue
Secondo la nuova ricostruzione Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 ha aperto la porta in pigiama a una o più persone disinnescando anche l’allarme della villetta. Poi qualcosa l’ha spaventata. Spingendola a provare a fare una telefonata. Magari per chiedere aiuto. E proprio lì può essere iniziato l’omicidio. Davanti al telefono. E non «nell’ingresso, ai piedi della scala di accesso al piano superiore», come scrivono i giudici nella sentenza che condanna Alberto Stasi. Uno degli aggressori ha provato a metterle una mano sul viso. Lei lo ha morso. E questo spiega la traccia di Dna di uno sconosciuto sulla lingua della vittima rilevata nel corso dell’incidente probatorio dalla perita Denise Albani sul tampone orofaringeo repertato all’epoca. Sempre che le repliche dell’esame confermino il primo risultato.
La fuga di Chiara
Secondo questa ricostruzione Poggi ha provato a fuggire ed è
stata bloccata dal secondo uomo. I colpi sul corpo potrebbero essere stati inferti da mani diverse. Poi la vittima è stata trascinata verso la porta delle scale che conducono alla tavernetta. Evidentemente da qualcuno che conosceva bene la casa. Sul muro delle scale c’è l’impronta 33. Che una consulenza dell’aggiunto Stefano Civardi attribuisce alla mano destra di Sempio. «Con riferimento alle cause dello scivolamento del corpo (lungo i gradini, ndr) il collegio peritale ritiene ragionevole affermare che vi siano stati altri contatti violenti: indicativi in tal senso sarebbero gli spruzzi di sangue sulla parte alta delle pareti del vano scala», scrisse nella sentenza il giudice Stefano Vitelli.
L’aggressione
Questa nuova prospettiva dice che Chiara non è stata colta di sorpresa da una persona di cui si fidava, ovvero il fidanzato Stasi. Ma è stata invece aggredita da una o più persone delle quali aveva paura. Il Dna sulle unghie testimonia la lotta. Così come l’ipotesi dell’utilizzo di due armi diverse: una tagliente, l’altra pesante. Marco Ballardini, il medico dell’autopsia, parla anche di una «lesione ecchimotico-escoriata» sulla parte anteriore della coscia sinistra della vittima. Che «sembra assumere un carattere ‘figurato’, corrispondente ad un calpestamento violento mediato dal tacco o dalla punta di una scarpa». Le scarpe marca Frau taglia 42 di Stasi non hanno tacco. E nemmeno le Lacoste color bronzo, numero 41, che lo studente bocconiano indossa quel 13 agosto 2007.
Le due-tre personeIl Quotidiano Nazionale aggiunge oggi che
nel febbraio del 2009 il professor Francesco Avato, consulente medico legale della difesa di Alberto Stasi, ha depositato una relazione di 104 pagine che riproponeva la figura di un complice. Avato si chiedeva se il trasporto del cadavere in posizione bocconi, con gli arti inferiori rivolti verso l’ingresso dell’abitazione e il capo rivolto, invece, verso il tinello (come si deduce dalle tracce di sgocciolatura), del peso di circa 55-60 chili, «potesse essere stato eseguito da unica persona ovvero da una pluralità di soggetti. Chi scrive ritiene che tale trasporto richiedesse per essere eseguito l’attività di almeno due persone. È, quindi, da ipotizzare che una persona sostenesse gli arti inferiori ed un’altra persona provvedesse a sollevare il tronco, ad esempio mediante presa bimanuale ascellare (ciò che rende ragione della doppia filiera di gocciolature tra loro intervallate da area sostanzialmente immune da macchie)».
(da Open)
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Luglio 14th, 2025 Riccardo Fucile
SONO STATI GETTATI LI’ DAL 1925 AL 1961, QUANDO LA CASA E’ STATA DEMOLITA… OGGI GLI SCAVI PER IDENTIFICARLI
Sepolti senza nome, il corpicino di 796 neonati gettato in una fossa settica ormai in disuso e dimenticato. La loro unica colpa: essere nati fuori da una relazione coniugale.
Dopo oltre sessant’anni, inizia uno tra i più macabri scavi archeologici degli ultimi anni. A Tuam, nella contea irlandese di Galway, un’area di 5mila metri quadrati sarà messa sottosopra e penetrata fino a una profondità di 2 metri per recuperare ciò che rimane di centinaia di scheletrini e per tentarne una identificazione che, a distanza di decenni, è un’impresa quasi disperata.
Lì, prima di essere demolita nel 1961 e sostituita con un complesso residenziale, si erigeva la casa di cura per madri e bambini, gestita dall’ordine delle suore del Buono Soccorso.
La casa di cura per giovani madri e gli orrori durati 35 anni
Un orrore andato avanti con la complicità dello Stato, che era consapevole di quanto accadeva in quell’edificio, e durato dal 1925 al 1961. Lì, nella casa gestita dalle suore del Buon Soccorso, veniva data accoglienza alle giovani donne e madri che andavano a partorire e che lì vivevano in una situazione di maltrattamenti e privazione.
Sono poco meno di 800 gli scheletri dei neonati gettati nel dimenticatoio, senza neanche tenerne traccia in un registro di sepolture. La loro scoperta è stata però possibile grazie ad alcuni certificati di morte rinvenuti.
Il ritrovamento e gli esperti sulla scena del crimine
I lavori dureranno due anni, con l’aiuto di un team di quasi 20 esperti volati in Irlanda da tutto il mondo. Ma iniziano dopo tanto tempo di stallo e incredulità. I primi ritrovamenti risalgono al 1975, quando due ragazzi che raccoglievano mele si imbatterono in ossa umane.
La prima ricerca a riguardo, però, fu pubblicata nel 2014 dall’ex segretaria di unna fabbrica tessile Catherine Corless, appassionata della storia del suo paese. Solo a quel punto, quando ormai la storia era stata pubblicata su media nazionali e non solo, le autorità si sono messe in moto.
L’operazione, grazie a una scavatrice non dentellata per evitare di danneggiare i resti, mira a riesumare quanti più scheletri possibile, identificarli e restituirli alle famiglie per dare loro una sepoltura dignitosa. «Si tratta di un recupero di livello forense, quindi è come un’indagine di polizia», ha commentato Corless. «La gestiamo come una scena del crimine».
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2025 Riccardo Fucile
L’ANALISI DI ALTROCONSUMO SU AUTOGRILL E GLI ALTRI PUNTI RISTORO IN 16 AREEE DI SERVIZIO
Avevamo appena evitato l’ennesimo rincaro dei pedaggi autostradali di 1 € ogni 1000
km, che sarebbe scattato a inizio agosto; ma per fortuna il governo ha ritirato l’emendamento pochi giorni fa. Non sfuggiamo invece al caro-carburanti, che colpisce come sempre la benzina e sempre di più il diesel, dopo che a maggio il governo ha riallineato le accise, aumentando di 1,5 cent quelle sul gasolio. E ora, con le vacanze alle porte, ci si mettono pure i maxi-prezzi segnalati dall’inchiesta di Altroconsumo nei punti di sosta autostradali. Non che in passato le cose andassero molto meglio, ma quest’anno il divario tra i prezzi fuori e dentro l’autostrada è ancora più notevole. Un salasso per tutti, dai single alle famiglie.
Prezzi da ristoranti stellati
Per coca cola e panino tocca sborsare più di 16 €, per la colazione con cappuccio e brioche 3,86. Si intende a testa, ovviamente. Altroconsumo ha esaminato i prezzi di bevande, snack e alimenti di 16 punti di ristoro gestiti da Autogrill, Chef Express, My Chef, Hermes, Sarni, Ristop in autostrada, nei pressi di Milano, Venezia, Roma e Napoli. La rivista ha poi messo a confronto i prezzi con quelli degli esercizi fuori dalla rete autostradale avvalendosi dell’Osservaprezzi del Mise per quanto riguarda il costo di caffè, cappuccino e panino nelle quattro città considerate, e di due sue indagini: una del 2024 sui costi della colazione al bar; l’altra di marzo 2025, realizzata nei supermercati e relativa ai prezzi di acqua, cola e gelati.
I magnifici cinque
Acqua, panini, Coca cola, brioche e gelati sono i prodotti sui cui è stato rilevato il maggior divario rispetto ai prezzi di bar e supermercati fuori dalla rete autostradale. Si va dal +47% della brioche al +484% della Coca cola. Rispetto al 2024 non sono mancati cali di prezzo del 3-5%, riduzioni abbastanza relative su prodotti già cari e comunque ampiamente compensate da aumenti, come quelli del 7% per il caffè e del 16% per la brioche. Ma entriamo nel dettaglio della colazione “salata”. Il prezzo del cornetto oscilla tra 1,50 e 2,20 €, per un esborso
medio di circa 2 €, cioè il 47% in più rispetto a un bar di città (in media 1,37 €). La tazzina di caffè costa mediamente 1,46 €, il 21% in più rispetto a un locale fuori dall’autostrada, con prezzo medio di 1,20 €. A seconda delle catene, il prezzo del cappuccino varia da 1,60 a 2,20 €, cioè mediamente 1,85 € contro gli 1,60 € del bar fuori dall’autostrada: una differenza del 16%, a fronte comunque di un prezzo invariato rispetto al 2024. Avanzando nella giornata (e aumentando il caldo), cresce il desiderio di qualcosa di fresco, ma i prezzi delle bevande sono tutt’altro che dissetanti, a partire dalla semplice acqua minerale. Liscia o frizzante cambia ben poco: ci aggiriamo sui 3,18 € al litro, il 405% in più rispetto ai 63 cent del supermercato. Consola poco sapere che rispetto all’anno scorso l’acqua costa il 5% in meno: è pur sempre un prezzo alto, tanto più per un genere di prima necessità. Ma un divario ancora maggiore si riscontra sulla Coca cola, venduta in bottiglie da 450 e 700 ml, al costo di 8,12 € al litro – il 3% in meno rispetto all’anno scorso, ma ben il 484% in più rispetto ai supermercati. Prezzi calati del 6% rispetto al 2024 per i panini, ma comunque che prezzi! Per la farcia più semplice (formaggio o salame) si sborsano 6,80 €, ma per altri tipi si può arrivare a 8,50 €, a paragone di una spesa media di 4,30 € in un bar cittadino (il 57% in meno). Notevole anche il divario autostrada-supermercato sul prezzo del gelato: +145%. Lo stecco ricoperto di cioccolato costa mediamente 3 € nei punti ristoro autostradali, contro 1,30 € del Magnun Algida del super.
Dai cracker al cioccolato
Rispetto al 2024 si paga meno per il cioccolato (-12%), che invece registra ovunque aumenti. Ma stiamo pur sempre parlando di una media di 30,73 € al kg. A seconda dei punti vendita, si trovano prezzi che variano da 1,30 a 4,99 per tavoletta. In compenso, sono aumentati del 23% gli energy drink (Red Bull in particolare), che vengono a costare circa 16 € al litro. Scendono del 28% le patatine, ma perché quest’anno i formati sono più grandi (165-200 g) e quindi più economici. Bisogna comunque pagare in media 3,5 €. Il calo dei cracker (Tuc in particolare, i più diffusi in autostrada) è in media dell’8%. La confezione da 100 g ha un prezzo variabile da 2,49 a 3,70 €, comunque non indifferente. Anche perché poi viene sete e bisogna comprare l’acqua a 3,18 € al litro!
E i diretti interessati?
Contattate dal FattoQuotidiano.it per un riscontro sull’inchiesta di Altroconsumo, le aziende non hanno risposto, con l’eccezione di Autogrill che, tramite l’ufficio stampa, ha dichiarato di non voler rilasciare commenti.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Luglio 14th, 2025 Riccardo Fucile
AYA ASHOUR INSULTATA SUI SOCIAL PERCHE’ LO INDOSSA
“Il velo islamico non rappresenta in alcun modo un ‘valore europeo’. In Europa le donne si sono liberate, dopo secoli di battaglie, da simboli di sottomissione come questi e non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare alle nostre conquiste in nome del politicamente corretto caro alla sinistra”. Era il luglio 2022 quando Giorgia Meloni postava queste parole. Evidentemente, il velo delle donne islamiche è adattissimo alle campagne estive di semina dell’odio: attività cui oggi si dedica la Lega, che presenta (a firma dei deputati Rossano Sasso e Silvia Sardone) in Commissione Cultura della Camera una risoluzione con cui impegna il governo a “vigilare su iniziative scolastiche legate alla religione islamica”: fino ad adombrare il divieto del velo nelle scuole.
Sardone spiega perché, con la consueta finezza leghista: “Per la mia opinione personale tutti i veli islamici sono simboli di sottomissione. Perché io non credo che una donna libera, con la temperatura che abbiamo in questi giorni, abbia voglia di andare in giro con un sacco dell’immondizia addosso. Per non urtare i musulmani ci stiamo annullando. L’islamizzazione non avviene da un giorno all’altro, ma se non mettiamo dei paletti sarà un
epilogo certo”. Parole capaci di attizzare incendi, specie in ambienti tossici come il social X di Elon Musk, dove, per esempio, la giovane ricercatrice di Gaza Aya Ashour è stata linciata perché nelle sue prime immagini italiane indossa il velo. “Non riesco davvero a capire”, ha scritto: è molto triste doverle spiegarle che l’Italia è anche questo. Triste, ma istruttivo: perché ci costringe a vedere meglio le caratteristiche fondamentali di questa schifosa campagna.
La prima è la totale strumentalità: delle libertà e della dignità delle donne a costoro non importa ovviamente un fico secco, come dimostrano le posizioni su aborto e natalità.
Non risulta che i nostri sovranisti si siano mai scagliati contro il velo delle monache e delle suore cattoliche, o delle ‘donne modeste’ delle comunità ebraiche degli haredim, in Israele.
Né che abbiano fatto polemica contro il protocollo vaticano, che imporrebbe (almeno in teoria) il velo nero alle donne ricevute dai pontefici.
Ad essere simboli di sottomissione sarebbero soli i veli “islamici”, non quelli imposti alle donne da altre religioni: il punto non è l’emancipazione delle donne, ma l’odio verso l’Islam. E questo ci porta alla questione di fondo: l’“epilogo certo” dell’islamizzazione dell’Italia, dell’Europa, dell’Occidente. Bisogna essere chiari: non sono solo i due improbabili leghisti a pensarla così.
Nell’imbarazzante monologo che Giorgia Meloni ha pronunciato davanti a un genuflesso Alessandro Sallusti (La versione di Giorgia, Rizzoli 2023), la (anzi, il: a proposito di emancipazione delle donne) presidente del Consiglio ribadisce la sua convinzione sull’esistenza di un complotto delle “grandi concentrazioni economiche” per favorire una immigrazione africana e islamica “funzionale al disegno del cosiddetto melting pot, cioè di mescolare il più possibile per diluire” l’identità occidentale, europea, italiana. Lo scopo scientemente perseguito sarebbe quello (parole di Meloni) di “snaturare l’identità delle nazioni” europee (cioè bianche e cristiane).
Coerentemente, Meloni difende il cognato ministro Lollobrigida, che giudica incomprensibilmente attaccato per aver parlato di ‘sostituzione etnica’, un’espressione per lei da evitare solo per il bollo d’infamia che la sinistra sarebbe riuscita ad imprimerle, ma giusta ed esatta nella sostanza: “È l’altra faccia della medaglia buonista – dice Meloni – una faccia mostruosa: famiglia, sesso biologico, appartenenza nazionale, fede religiosa, ogni ambito identitario è diventato improvvisamente e velocemente un problema. Tutto ciò che ti definisce, che dice chi sei, è un nemico da abbattere, viceversa tutto ciò che diluisce viene sbandierato come fosse la nuova frontiera del progresso”.
Sono le parole d’ordine che uniscono il fronte mondiale delle estreme destre: dai più violenti neonazisti (anche quelli che sparano, come il leghista Luca Traini) fino a Orbán, e Trump. È bene ricordarlo a chi ciancia di una Meloni moderata, ma circondata da trogloditi e scalmanati. Ebbene, no: chiamare il velo islamico “sacco di immondizia” significa solo esplicitare le idee continuamente ripetute da Meloni in persona. E infine c’è un terzo punto: il disprezzo per la Costituzione e per le sue libertà, tra le quali c’è anche quella di vestirsi come si vuole, e di non essere discriminati per la propria religione.
Non c’è alcun dubbio che ci sia molta strada da fare perché tutte le donne siano libere (nell’islam, nel cristianesimo, nel consumismo capitalista…) di fare davvero ciò che vogliono del loro corpo: ma è una strada decisamente diversa da quella percorsa dal razzismo, dall’islamofobia, dal suprematismo bianco.
(da ilfattoquotidiano.it)
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