Ottobre 10th, 2025 Riccardo Fucile
CI MANCHERAI SOTTOCORONA
Dispiace assai (e credo dispiaccia a molti) che se ne sia andato, così all’improvviso, il
meteorologo della Sette, Paolo Sottocorona. Chiaro, asciutto e senza fronzoli, come dovrebbe essere sempre un divulgatore scientifico (tale è il meteorologo, non uno showman o un accalappiatore di clic mediante annunci sensazionali). E per giunta, come per un regalo non richiesto, era
anche una persona spiritosa. Di quelli dallo humour impassibile, mai sottolineato. Era un’apparizione sempre piacevole, direi confortante.
Nella enfatica comunicazione moderna, uno come Sottocorona era una mosca bianca. Credo che avrebbe annunciato anche il diluvio universale con lo stesso tono e lo stesso aplomb di ogni giorno. Come una perturbazione decisamente intensa, anzi più intensa di ogni altra, e comunque inclusa nelle regole del pianeta Terra, le uniche che contano in meteorologia. Magari con una breve raccomandazione finale: se avete una barca, tenetela da conto.
Ci sarebbe da capire se sia più produttivo il modo prevalente di fare informazione, tutto punti esclamativi e retorica, oppure il suo. Bisognerebbe analizzare bene i flussi dell’audience, per saperlo: ma il sospetto è che alla lunga sia più produttivo, anche dal punto di vista dei numeri, parlare normalmente, usare la televisione come un servizio, confidare nell’intelligenza di chi ti sta ascoltando, in ultima analisi considerarlo uguale a te.
Ecco, forse proprio questo è il punto: il tono di voce normale è il tono di voce democratico per eccellenza. Considera tutti quanti capaci di intendere e di volere senza bisogno di trucchi o artifizi. Ci mancherà, Sottocorona, pioggia o sole, gelo o canicola, ci ricorderemo di lui: soprattutto quando la temperatura è normale, e il tempo niente di straordinario.
(da Repubblica)
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Ottobre 10th, 2025 Riccardo Fucile
“IL PROBLEMA E’ IL TALENTO”… “CI SONO TANTI GIOVANI DI TALENTO IN ITALIA CHE NON AVENDO APPOGGI DEVONO ANDARE ALL’ESTERO PER POTERSI AFFERMARE”
Sulle pagine di Gente, a commentare la vicenda Venezi è il violinista Uto Ughi. “Non c’entrano né il sessismo né la politica: è questione di curriculum e talento. Lei non ha la statura per quel ruolo”.
Un giudizio tranchant, che prosegue così: “Ci sono tanti giovani di talento che non sono mai invitati a fare concerti perché non sono appoggiati da nessuno: devono espatriare per avere sbocchi di lavoro e costruirsi un curriculum. Se davanti gli si mette un direttore che al momento non ha la statura per farlo, è normale che si facciano sentire”.
Il sessismo non c’entra, dice il maestro. “Molte altre direttrici sono venute prima di Beatrice Venezi, ma non hanno sollevato alcuna polemica. Nella musica classica non esiste uomo, donna, giovane, meno giovane. Esistono solo talento e curriculum”.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2025 Riccardo Fucile
“SIAMO CONTRARI. SAREBBE UN RICONOSCIMENTO PER HAMAS” … WEISS E GLI ALTRI COLONI, CHE GIRANO CON I MITRA IN SPALLA, HANNO STABILITO I LORO INSEDIAMENTI AL CONFINE DELLA STRISCIA PER FAR CAPIRE AI PALESTINESI CHE STANNO PER TORNARE … L’EVENTO ORGANIZZATO CON BEN GVIR DURANTE IL QUALE OGNI VOLTA CHE SI SENTIVA IL RUMORE DELLE ESPLOSIONI SU GAZA LA FOLLA APPLAUDIVA…
Il rumore dei bombardamenti non turba la preghiera. Mentre su Gaza city, ben visibili
a occhio nudo, si alzano colonne di fumo delle esplosioni, dall’altra parte del confine sotto una tenda bianca un gruppo di uomini con indosso il talled, lo scialle della preghiera, è intento a recitare la benedizione di Sukkot, la festa che ricorda la permanenza nel deserto degli ebrei in fuga dall’Egitto. «Loro sono tornati, lo faremo anche noi», ci dice Ayalet Schlussel.
La signora Schlussel è la leader del gruppo di coloni appartenenti al movimento estremista Nachala che quest’anno hanno scelto di onorare la tradizione di mettere tende – tipica di Sukkot – a modo suo. Piantando le loro al confine fra Israele e Gaza, il più vicino possibile alla Striscia.
Dal suo punto di vista, il luogo prescelto – il monumento Black Arrow accanto al kibbutz Mefalsim, dove tredici persone furono uccise dagli uomini di Hamas il 7 ottobre 2023 – è perfetto: la
recinzione di confine da qui non dista più di un chilometro e mezzo, Gaza city qualcosa in più. Da questa collinetta i palazzi sventrati di quello che era il centro abitato più popoloso della Striscia si vedono a occhio nudo. I cumuli di macerie pure.
Schlussel era parte dei coloni di Gush Katif, il gruppo di 17 insediamenti ebraici i cui ottomila abitanti furono portati via con la forza da Gaza nel 2005, quando il premier Ariel Sharon decise l’evacuazione della Striscia.
Da qualche anno il suo movimento, a lungo marginalizzato, è tornato al centro della scena: dapprima (era il settembre 2022) con l’arrivo al governo dei due rappresentanti dell’estrema destra espressione dei coloni, i ministri delle Finanze BezalelSmotrich e della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir.
E, dopo il 7 ottobre 2023, con un’offensiva per tornare a Gaza politica e mediatica fortissima: conferenze, manifestazioni, proteste e continue apparizioni tv di Daniella Weiss, leader del gruppo. Qualche mese fa nei pressi di Sderot (la città principale di questa zona) a marciare verso la Striscia erano in 50mila, arrivati da tutti gli insediamenti della Cisgiordania.
Allora Weiss presentò il piano per la costruzione delle colonie sotto gli occhi di Ben Gvir: ogni volta che si sentiva il rumore delle esplosioni su Gaza la folla applaudiva.
A quella marcia è seguita una conferenza a Gerusalemme con ospiti da tutto il mondo. E dibattiti alla Knesset, il parlamento. Ma poche iniziative hanno fatto rumore come quella delle tende
di Sukkot con vista Gaza: per il luogo dove si tiene, certo. Ma anche perché dura per otto giorni: il segno che non si tratta di una mossa estemporanea, ma che è un piano concordato con le autorità, chiamate a offrire protezione a pochi chilometri da una zona di guerra attiva. «Siamo stati autorizzati dall’esercito e dalla polizia», conferma Schlussel. «Noi non ci nascondiamo. Ogni volta che organizziamo qualcosa, lo facciamo più vicino a Gaza. È il nostro modo per dire che torneremo».
A pensarla come lei sono una dozzina di famiglie radunate qui: le donne indossano gli abiti lunghi tipici delle colone e i loro grandi turbanti. Gli uomini girano con le pistole in tasca e gli m16 di ordinanza a tracolla, i bambini – tanti, tantissimi – corrono scalzi fra gli alberi. Domenica a loro si uniranno migliaia di persone, con la presenza di parlamentari e forse anche di Ben Gvir e Smotrich.
La prospettiva dell’applicazione di un piano, quello di Trump, che prevede il ritiro dell’Idf e la possibilità per la gente di Gaza di restare, preoccupa la signora Schlussel e i suoi. «Siamo contrari. Sarebbe un riconoscimento per Hamas – ci dice – se li premiamo lasciando la Striscia, per quale motivo non dovrebbero preparare un altro attacco? Tutti parlano degli ostaggi catturati il 7 ottobre, noi ci preoccupiamo degli ostaggi futuri. Quando ci costrinsero a lasciare le nostre case nel 2005, ci dissero che se fossimo andati via tutti saremmo stati più sicuri: abbiamo visto il risultato. Solo se Israele tornerà a Gaza potremo assicurarci che
non ci sarà un altro 7 ottobre».
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2025 Riccardo Fucile
IL PONTEFICE HA INCONTRATO I VESCOVI AMERICANI, INCORAGGIANDOLI A “ESPRIMERSI CON FERMEZZA” CONTRO LE POLITICHE DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO – NEI GIORNI SCORSI PREVOST AVEVA ATTACCO IL PRESIDENTE USA SEMPRE SUI MIGRANTI – DOPO LO SCAZZO CON ISRAELE, LA CHIESA TORNA A ESPRIMERSI SULLA QUESTIONE MEDIORIENTALE: “L’UNICA SOLUZIONE IN PROSPETTIVA POSSIBILE È QUELLA DEI DUE STATI, CON UNO STATUS SPECIALE PER GERUSALEMME”
Quando si tratta di migranti, papa Prevost fa saltare il protocollo. Ne parla con schiettezza, mettendo al secondo posto le cautele diplomatiche. Durante l’udienza privata, avuta con Leone XIV ieri mattina, ha raccontato ad Avvenire Dylan Corbett, direttore dell’Hope Border Institute della diocesi di El Paso, il Pontefice ha sottolineato agli operatori umanitari, impegnati sul confine tra Messico e Stati Uniti, che «la Chiesa non può restare in silenzio» perché «quello che sta accadendo negli Usa in questo periodo» con le deportazioni di massa dei migranti «è un’ingiustizia».
Nell’incontro con la delegazione guidata dal vescovo della città di frontiera, Mark Joseph Seitz, il Papa, ha riportato Corbett, si è
mostrato «molto recettivo, risoluto, e nel parlare di migranti non ha misurato le parole», anzi è stato «emotivamente partecipe e ha ribadito che lui è al nostro fianco». Anche Seitz ha sottolineato l’importanza dell’incontro di ieri, in cui hanno avuto occasione di «testimoniare gli abusi che subiscono i fratelli migranti».
Il vescovo e i laici di Hope Border, ha spiegato Corbett, hanno presentato a Leone XIV «il messaggio delle persone senza documenti che stanno subendo le deportazioni di massa negli Usa». Centinaia di lettere da ogni parte del Paese, in cui i migranti hanno descritto le sofferenze e le paure, ma anche i desideri e le speranze per un mondo migliore, per continuare ad essere parte della comunità negli Usa.
«Alcune di queste le abbiamo raccolte in un video che il Papa ha guardato davanti a noi – ha aggiunto Corbett –. Ha detto che vorrebbe che la Chiesa fosse più unita e risoluta sui provvedimenti di espulsione collettiva, e ci ha incoraggiati moltissimo nella nostra missione».
La situazione dei migranti negli Stati Uniti, ha sottolineato il leader dell’organizzazione cattolica che opera nei territori sul confine, tra le città di El Paso, Ciudad Juárez e Las Cruces, «è alquanto drammatica da quando il governo ha stanziato straordinarie quantità di risorse per l’Immigration and Customs Enforcement che controlla le frontiere, e ora il loro budget è maggiore persino di quello delle Forze di difesa israeliane».
Leone XIV conosce molto bene la situazione e ha più volte
criticato le politiche anti-immigrazione promosse dalla presidenza di Donald Trump. « Il Pontefice – ha aggiunto Corbett – ci ha detto che ha intenzione di parlare con le Conferenze episcopali, perché i leader religiosi prendano una forte e più decisiva posizione riguardo alle ingiustizie ».
Anche molte associazioni legate alla Chiesa cattolica, fondazioni e progetti per i rifugiati, infatti, «sono state colpite dai tagli ai finanziamenti voluti da Trump».
Di frontiere e di pace, papa Prevost ha parlato ieri anche nell’udienza generale. Ai consacrati presenti in piazza San Pietro per il loro Giubileo, ha rivolto l’invito ad essere «strumenti di pace in ogni ambiente», testimoniando «la speranza sulle tante frontiere del mondo moderno».
(da “Avvenire”)
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Ottobre 10th, 2025 Riccardo Fucile
PER LE ARMI SONO STATI DESTINATI 15 MILIARDI DI EURO PER I PROSSIMI 15 ANNI, UNA CIFRA INSUFFICIENTE SECONDO IL PARERE DEL DICASTERO GUIDATO DA GUIDO CROSETTO
Al settore dell’armamento e del munizionamento “sono stati destinati 15,4 miliardi di
euro, con un piano di spesa che copre i prossimi 15 anni. L’obiettivo è potenziare la capacità produttiva dell’industria nazionale e garantire uno sviluppo equilibrato in tutte le aree strategiche”.
È quanto contenuto nel documento programmatico pluriennale della Difesa 2025-2027, trasmesso alla commissione Difesa del Parlamento. Dal documento emerge che tale cifra appare insufficiente, per questo il comparto Difesa punta ad investimenti che possano dare maggiore autonomia strategica al settore, affiancata a piani di ricerca e sviluppo che possano anche garantire un ritorno economico al Paese.
La legge di bilancio 2025-2027 ha recato rifinanziamenti in linea con il trend registrato negli anni precedenti. Il budget della Difesa per l’esercizio finanziario 2025 mostra un incremento del 7,2%. Il volume complessivo del bilancio ordinario della Difesa per l’esercizio finanziario 2025 ammonta a 31.298,4 miliardi di euro.
Per il 2026 e il 2027, gli stanziamenti previsionali ammontano invece rispettivamente a 31.208,6 miliardi di euro e 31.749,4 miliardi di euro. È quanto contenuto nel documento programmatico pluriennale della Difesa 2025-2027, trasmesso alla commissione Difesa del Parlamento
(da agenzie)
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