Destra di Popolo.net

LA “LEGIONE STRANIERA” DI HACKER DI PUTIN . I FALSI ALLARMI BOMBA CHE HANNO MANDATO IN TILT IL TRAFFICO AEREO EUROPEO NON PARTONO QUASI MAI DA TERRITORIO RUSSO: I CYBERCRIMINALI MOSCOVITI SI APPOGGIANO A STATI “AMICI” IN ASIA E IN SUDAMERICA: LE ATTENZIONI SI CONCENTRANO IN COLOMBIA E IN BOLIVIA

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

PER LE INTELLIGENCE EUROPEE, GLI ATTACCHI INFORMATICI POTREBBERO AUMENTARE NEI PROSSIMI MESI, MA NON PENSANO CHE LA RUSSIA VOGLIA PROVOCARE INCIDENTI AEREI: PUTIN VUOLE CREARE CAOS E UNA CONDIZIONE PERMANENTE DI PREOCCUPAZIONE, MA NON PUO’ SPINGERSI TROPPO OLTRE

La minaccia viene dalla Russia. O almeno, la testa operativa si trova a Mosca. Dopo l’ondata di falsi allarmi bomba che hanno scosso e allertato quasi tutti gli aeroporti europei, sono scattate immediatamente le indagini dei servizi di Intelligence europei.
E stavolta sono intervenute anche le strutture della Nato per capire cosa stesse succedendo. In particolare il Nato StratCom Coe (Strategic Communications Centre of Excellence) che ha sede a Riga, in Lettonia. […] Il risultato è esattamente quello sospettato: le operazioni che puntano ad una sorta di “strategia della tensione” fanno base a Mosca.
Le strutture dell’Alleanza atlantica in questi casi si attivano in automatico. Non hanno bisogno di un input “politico”. Il ruolo ostativo che a volte ha esercitato Donald Trump nella ridislocazione delle truppe in Europa, in questo caso non esiste. Non può impedire l’intervento dello StratCom Coe se non rivedendo gli accordi complessivi.
In ogni caso, bisogna partire da un dato statistico: rispetto allo scorso anno, gli episodi di guerra tecnologica in grado di provocare effetti concreti sono raddoppiati, superando la soglia psicologica dei mille incidenti. Segno che la guerra ibrida ha compiuto un salto di qualità nel 2026 e che probabilmente ne compirà un altro nei prossimi mesi. Ma il punto nevralgico risiede nella convinzione che tutto venga orchestrato dal Cremlino per destabilizzare l’Europa.
In base a quanto sta emergendo dalle indagini in corso, gli attacchi ibridi non vengono quasi mai avviati dal territorio russo, ma da Paesi confinanti dell’ex blocco sovietico, in particolare asiatici, e ancora di più dal Sud America. Le attenzioni si concentrano nello specifico in Colombia e in Bolivia.
Le strutture amministrative di La Paz – secondo le analisi di diversi servizi segreti occidentali – sono state penetrate e infiltrate pesantemente dal Cremlino durante la presidenza di Evo Morales. Quindi fino al 2019. E quel retaggio resta ancora molto efficiente. Ma appunto, non sarà facile accertare documentalmente le responsabilità anche se non ci sono dubbi sull’origine.
Il tentativo di confondere le acque è evidente: la minaccia inviata ad esempio giovedì scorso all’aeroporto di Fiumicino era stata attribuita al gruppo sciovinista russo Male State, il cui fondatore Vladislav Pozdnyakov ha però negato il coinvolgimento dell’organizzazione. Gli investigatori non ritengono […] che la Russia voglia provocare dei veri e proprio incidenti aerei. Almeno non volontariamente, in questa fase.
Gli allarmi bomba sugli aerei o gli attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati puntano soprattutto a creare caos e una condizione permanente di preoccupazione. Una “strategia della tensione” che mira a insinuare nelle opinioni dei cittadini l’idea che la responsabilità dei disagi ricada sulle classi dirigenti locali.
Soprattutto in concomitanza dei turni elettorali che si susseguiranno nei prossimi mesi: Spagna, Francia, Italia, Grecia e Polonia. Il sospetto delle intelligence del Vecchio Continente, però, è che Mosca non voglia andare oltre, per evitare una reazione popolare e quindi anche elettorale contro i partiti europei filorussi. La guerra ibrida in Europa, quindi, non finirà presto.

(da agenzie)

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LA FILOPUTINIANA MARINE LE PEN NON SI SMENTISCE MAI: LA LEADER DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL HA RIFIUTATO L’INVITO DI ZELENSKY A VISITARE KIEV. IL MOTIVO UFFICIALE? “TROPPI IMPEGNI PER LA CAMPAGNA PRESIDENZIALE”

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

EPPURE NEL 2017, POCHI GIORNI PRIMA DELLA SFIDA POI PERSA CONTRO MACRON, LA ZARINA SOVRANISTA FRANCESE È ANDATA AL CREMLINO PER INCONTRARE PUTIN, UTILIZZANDO ANCHE LA FOTO DELLA SUA STRETTA DI MANO CON “MAD VLAD” IN CAMPAGNA ELETTORALE … NON È UN SEGRETO CHE, SE FOSSE ELETTA, INTERROMPERA’ GLI AIUTI PER L’UCRAINA

Marine Le Pen non ha tempo per andare a Kiev, nonostante Zelensky l’avesse invitata. Il 15 ottobre la favorita nella corsa all’Eliseo, che vuole tagliare gli aiuti all’Ucraina una volta eletta, ha cercato di riequilibrare un po’ la sua immagine filo-Putin dichiarando che sarebbe andata con piacere in Ucraina, se fosse stata invitata.
Zelensky ha subito colto l’occasione di un’intervista al settimanale francese L’Express per risponderle: «Sì, che venga, che veda la nostra popolazione, che passeggi per la strada, che chieda a chi incontra come vivono le persone e che cosa pensano di Putin. Penso che cambierà la sua posizione».
Marine Le Pen ha mandato avanti il suo deputato Julien Odoul, che ha escluso un viaggio nel Paese in guerra: «I tempi della campagna presidenziale non le permetteranno di andare in Ucraina. Ma se Zelensky dovesse venire a Parigi, lei lo incontrerà ben volentieri».
Marine Le Pen è largamente in testa nei sondaggi per il voto presidenziale della prossima primavera, e di sicuro è molto impegnata. In passato però è riuscita a trovare il tempo per gli impegni internazionali, anche a poche settimane dal voto.
Il 24 marzo 2017, per esempio, pochi giorni prima della sfida poi persa contro Emmanuel Macron, Marine Le Pen è andata al Cremlino per incontrare Vladimir Putin, all’epoca sua figura di riferimento e sostenitore di rilievo. Ha usato la foto della stretta di mano con Putin per darsi un tono da statista, tanto da usarla anche per la campagna presidenziale successiva, quella del 2022: un milione e 200 mila volantini erano stati già stampati, quando l’invasione dell’Ucraina ha reso imbarazzante quell’immagine di intesa con il presidente russo, e i volantini sono stati mandati al macero.
Resta il fatto che Marine Le Pen ha trovato il tempo per andare da Putin pochi giorni prima del voto, e non lo trova adesso per visitare l’Ucraina quando mancano ancora oltre cinque mesi alle elezioni. Del resto, i rapporti del Rassemblement national con la Russia sono solidi e di lunga data.
Nel 2014, l’allora Front National (ora RN) ha contratto un prestito di 9 milioni di euro presso la First Czech Russian Bank. Il prestito è stato poi rilevato dalla società russa Aviazapchast, e il suo rimborso è stato oggetto di trattative e di piani di rateizzazione, alimentando le accuse di dipendenza finanziaria nei confronti del Cremlino.
Nei giorni successivi all’invasione dell’Ucraina, Marine Le Pen ha cercato di minimizzare i legami con Mosca. E anche le uscite pro-Putin di Thierry Mariani, l’esponente lepenista che da anni intrattiene rapporti privilegiati con il Cremlino, si sono fatte più discrete. Adesso però c’è la questione degli aiuti all’Ucraina, e il Rassemblement national non vuole rinnovarli.
«Non possiamo più aiutare l’Ucraina in questo modo, lo stato delle nostre finanze pubbliche non lo consente», ha detto Marine Le Pen il 16 settembre, promettendo di interrompere gli aiuti finanziari sei mesi dopo il suo eventuale insediamento all’Eliseo.

(da corriere.it)

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NEURODELIRI. DOPO LA SCONFITTA ALLE MIDTERM, DONALD SI PREPARA ALLA GUERRA CONTRO IL CONGRESSO AMERICANO, ORDINANDO AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA DI APRIRE INDAGINI SUI SUOI AVVERSARI POLITICI, ACCUSANDOLI DI ESTORSIONE E MINACCIANDO PERSINO IL CARCERE

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

OLTRE AD AVER OFFERTO L’INCARICO DI PORTAVOCE DELLA CASA BIANCA A DANA WHITE, IL CAPO DELLA UFC (CHE PERO’ AVREBBE RIFIUTATO), IL “DERAGLIATO MENTALE” DI MAR-A-LAGO HA CHIESTO (SCHERZANDO?) ALL’AMICO DI PORTARE CON SÉ DEI COLLABOARTORI, TRA CUI I FIGHTER RUSSI DI FEDE MUSULMANA ISLAM MAKHACHEV E KHABIB NURMAGOMEDOV (“ABBIAMO BISOGNO DI LORO PER DIFENDERCI DALLA SINISTRA FOLLE”)… “REPUBBLICA”: “DOPO AVER ATTACCATO PER LA SUA FEDE MUSULMANA ABDUL EL-SAYED E ILHAN OMAR, ACCUSANDOLA DI NON ESSERE AMERICANA, TRUMP VUOLE PORTARE ALLA CASA BIANCA UN ISLAMICO E NEANCHE AMERICANO”

Donald Trump vuole trasformare il conflitto politico in uno scontro personale con chiunque eserciti un potere di controllo su di lui. Ma non a parole. Dopo aver nominato capo del suo staff il falco Stephen Miller, che in passato aveva minacciato la repressione della sinistra radicale, il presidente ha annunciato sul social Truth, – e non si è capito se fosse una proposta vera o una provocazione – di aver chiesto a Dana White, presidente e ceo dell’Ufc, la più grande organizzazione di arti marziali, di diventare portavoce della Casa Bianca.
«Gli ho chiesto di portare con sé dei collaboratori, alcuni dei quali non provengono dal nostro Paese, tra cui Islam Makhachev, Khabib Nurmagomedov, Justin Gaethje, Daniel Cormier, Amanda Nunes e Kayla Harris». Sono due campioni russi, due americani, una brasiliana soprannominata La Leonessa e una judoka americana, che in realtà si chiama Harrison e non Harris.
Makhacev è russo originario del Daghestan, è un lottatore di religione musulmana sunnita. In pratica, dopo aver attaccato per la sua fede musulmana il senatore eletto democratico per il Michigan Abdul El-Sayed e la democratica Ilhan Omar, accusandola di non essere americana, Trump vuole portare alla Casa Bianca un islamico e neanche americano. «Abbiamo bisogno di queste persone per difenderci dalla sinistra folle. Dana, ti prego, accetta l’incarico». Secondo la Cnn, White non avrebbe accettato.
La mossa di Trump, che non ha spiegato come vorrebbe impiegare i lottatori, lascia immaginare che da qui all’insediamento del nuovo Congresso, a maggioranza democratica, prevista il 3 gennaio, lo scontro diventerà ancora più duro.
Poco prima di annunciare l’offerta a White, il presidente aveva dichiarato su Truth di aver ordinato al dipartimento di Giustizia di avviare indagini «immediatamente» sull’opposizione. «I democratici vanno in giro minacciando molte persone, tra cui il ministro della Giustizia, prospettando l’impeachment e svariate altre forme di punizione, pur ammettendo di non avere alcuna motivazione per farlo», ha scritto.
«Si tratta di estorsione ai massimi livelli, e i responsabili devono pagarne le conseguenze». Il presidente ha evocato la possibilità di mandare in prigione i suoi avversari politici. «I repubblicani devono svegliarsi e in fretta», ha concluso. A questo punto i democratici devono scegliere se difendere le istituzioni e andare allo scontro. Membri del Congresso hanno promesso indagini sulla corruzione di Trump, i figli Donald Jr ed Eric, il genero Jared Kushner, membri del governo e donatori, tra cui Elon Musk. Ma qui entra in gioco il futuro assetto dei democratici: gli attuali leader di Camera e Senato, Hakeem Jeffries e Chuck Schumer, sono stati contestati dalla base elettorale, che li accusa di essere stati troppo deboli.
El-Sayed ha promesso di sostenere una eventuale candidatura al Senato del progressista Chris Van Hollen, del Maryland. Peggy Flanagan, che ha vinto in Minnesota, ha ringraziato Schumer, ma aggiunto «che è arrivato il momento di una nuova leadership». Juliana Stratton (Illinois), Adam Hamilton (Kansas) e Troy Jackson (Maine) non voteranno per Schumer. James Talarico, eletto in Texas, e Chris Pappas, in New Hampshire, sono pronti a sostenere un cambio.
Secondo un sondaggio Nbc, solo il 13 per cento degli elettori dem approva Schumer. E il 18 per cento Jeffries. Una petizione contro il leader alla Camera, sostenuta dall’attore Mark Ruffalo, ha raccolto più di 900 mila firme.

(da Open)

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PARLA IL PAPA’ DELLA BAMBINA A CUI E’ STATO NEGATO IL PASTO IN MENSA: “ERA TRISTE MA LE HO DETTO CHE A CASA C’ERA LA PASTA AL FORNO”

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

L’ESCLUSIONE SALTATA PER 12 EURO E 980 CENTESIMI NON SALDATI DALL’ANNO PRECEDENTE

Sua figlia di 9 anni non ha potuto mangiare in mensa a scuola, per via di un presunto debito del valore di 12 euro e 80 centesimi, relativo al precedente anno scolastico. Il caso della bimba di Taranto è stato ricostruito oggi da Repubblica, che ha intervistato Antonio P., padre della piccola. L’uomo ha diffidato il Comune di Taranto, invitandolo a ripristinare il servizio. Mentre l’assessora alla Pubblica Istruzione, Maria Lucia Simeone sostiene che la famiglia sapesse della morosità dallo scorso 15 aprile. E che la bimba avrebbe «usufruito del servizio mensa gratuitamente per diversi mesi».
«Ogni anno la refezione scolastica comincia in una data diversa. Quella dell’istituto di mia figlia doveva partire il 2 novembre. Si doveva dunque fare l’iscrizione così come ho fatto, conservo anche la ricevuta. Lunedì ho portato mia figlia a scuola come tutti i giorni e mi aspettavo che uscisse alle 16 e 15. Ma ho ricevuto una telefonata in cui mi si diceva che dovevo prendere la bambina alle 13», racconta Antonio. Non era arrivato dall’ente comunale l’elenco con il pass della bambina. «Ho inviato una Pec sia all’ente comunale sia all’istituto scolastico, i quali, alla luce di queste mie richieste formali, hanno iniziato a rimpallarsi le responsabilità l’uno con l’altro», racconta l’uomo.
Il rimpallo e lo screenshot senza intestazione
«La scuola diceva che gli elenchi non li fanno loro ma il Comune – precisa il padre della piccola – mentre il Comune asseriva che gli elenchi degli alunni richiedenti la mensa vengono mandati dalle scuole al Comune e non viceversa. Inoltre mi è stato comunicato che solo dopo aver effettuato il saldo poteva essere ripristinato il servizio».
E lì lo screenshot con i 12 euro e 80 centesimi non saldati dall’anno precedente. «Senza intestazione, senza niente», sottolinea Antonio, mettendo tutto in mano al suo legale.
«Le ho detto che la nonna aveva fatto la pasta al forno»
Da lunedì la piccola non ha accesso alla mensa. L’altro giorno Antonio ha chiamato a scuola chiedendo se la situazione fosse tornata regolare o meno. «Se non avessi telefonato cosa sarebbe successo? Che la bambina si sarebbe trovata lì seduta mentre gli altri mangiavano. Non lo voglio neanche immaginare», racconta a Repubblica.
La bimba non sa perché sta saltando i pasti con i suoi compagnetti. Quando il papà andò a riprenderla a scuola, le raccontò una piccola storia, a fin di bene. «Mi ha chiesto: ma che è successo? Le ho detto che la nonna aveva fatto la pasta al forno e ci teneva che venisse. Ho trovato questa piccola scusa per giustificare la sua perplessità».
La Cgil: «Il diritto allo studio non ammette discriminazioni»
Sul caso è intervenuta anche la Cgil di Taranto. La segretaria Tiziana Ronsisvalle definisce inaccettabile scaricare sui minori problemi burocratici o difficoltà economiche, chiedendo al Comune di rivedere con urgenza i regolamenti e di aprire un tavolo permanente con scuole e parti sociali: «Le difficoltà finanziarie dei genitori non devono mai tradursi in umiliazioni per i più piccoli».

(da Open)

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ISRAELE, IL PARTITO ARABO RA’AM APRE A UN GOVERNO CON EISENKOT, OGGI L’INCARICO

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

SI AGGRAVA L’EMERGENZA TRA GLI SFOLLATI A GAZA DOPO L’ULTIMA ONDATA DI MALTEMPO: 70.000 TENDE ALLAGATE MA IL GOVERNO CRIMINALE DI NETANYAHU BLOCCA GLI AIUTI, NONOSTANTE L’INTERVENTO DELL’ONU…SE ISRAELE AVESSE UN GOVERNO SERIO IL PRIMO ATTO SAREBBE QUELLO DI CONSEGNARE NETANYAHU E LA SUA CORTE DI GERARCHI NAZISTI ALLA CORTE PENALE EUROPEA

Il presidente Isaac Herzog conferirà alle 17, ora locale, a Gadi Eisenkot l’incarico di formare il nuovo governo israeliano. Il leader di Yashar è stato invitato alla residenza presidenziale e avrà 28 giorni di tempo, prorogabili di altri 14. Dalle consultazioni sono emersi 67 seggi a favore dell’ex capo di stato maggiore contro i 46 di Netanyahu, mentre per la maggioranza alla Knesset ne servono 61. Decisivo il sostegno dei partiti arabi, anche se il blocco è diviso sull’opportunità di un accordo. Netanyahu ha proposto un governo di unità nazionale. Yashar replica che chi ha diviso il Paese parla di unità solo quando i suoi giorni sono contati e ricorda che «non ha mai rispettato un accordo firmato con partner politici». Per Eisenkot, intanto, «è il momento di formare un governo di emergenza nazionale».
Ra’am pronto a sostenere un governo Eisenkot
Il partito arabo Ra’am voterebbe a favore di un esecutivo Eisenkot anche senza un’intesa di coalizione, riporta Haaretz citando un esponente anonimo, notizia ripresa dal Times of Israel. L’obiettivo è superare lo stallo del blocco di 48 membri, che dipende dall’appoggio del partito ultraortodosso Giudaismo Unito della Torah, evitando contromisure e permettendo di sostituire Netanyahu il prima possibile, anche senza la garanzia di un governo stabile. Sempre secondo Haaretz, la Lista Unita, anch’essa a guida araba, non voterà a favore ma nemmeno agirà per far cadere l’esecutivo. Alcuni esponenti vicini a Eisenkot, però, si oppongono pubblicamente all’idea di affidarsi ai partiti arabi.
I media di Gaza pubblicano su X video e foto di alcune zone della Striscia dove si trovano i campi di tende degli sfollati completamente allagati a causa delle piogge di ieri e della notte scorsa. In particolare l’area centrale di Gaza sembra essere la più colpita. Attualmente la temperatura nella Striscia è di 22 gradi ma il vento e la pioggia hanno aggravato la già catastrofica situazione degli sfollati. Negli ultimi due mesi, stando alle informazioni ufficiali del Cogat, sono entrati a Gaza rifornimenti con migliaia di tende nuove e autopompe per drenare l’acqua ma non è chiaro se l’attrezzatura sia già in uso.
La pioggia ha allagato 70.000 tende che ospitano gli sfollati nella Striscia di Gaza, e i danni causati finora dal maltempo invernale sono stimati in 3 milioni di dollari. Il dato è riportato dal Times of Israel, che lo attribuisce a Hamas, ma è stato confermato anche dalle Nazioni Unite. In diverse zone dell’enclave sono crollati numerosi muri, con alcuni feriti. Hamas accusa Israele di bloccare l’ingresso di rifugi e altre attrezzature necessarie per affrontare le piogge. Il governo israeliano replica di limitare il passaggio dei materiali che potrebbero essere usati anche come armi e accusa a sua volta Hamas di saccheggiare gli aiuti umanitari.
Cosa chiede l’Onu e qual è la situazione degli sfollati
L’ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari nei Territori palestinesi occupati ha diffuso una nota in cui chiede che «occorre consentire subito l’ingresso di forniture per l’inverno» nella Striscia. Secondo l’agenzia, gli operatori umanitari «si sono mobilitati subito» per rispondere ai bisogni delle famiglie colpite, ma «le scorte disponibili sono insufficienti», e per questo «sono urgenti» anche nuovi finanziamenti per l’azione umanitaria. Le tende in cui vivono gli sfollati sono circa 270.000 e le persone senza una casa sono almeno 950.000. Più di 400.000 persone si trovano in zone molto vulnerabili, esposte al rischio di allagamenti, oppure vicino alla costa, dove sono più esposte a tempeste e freddo. Negli ultimi tre inverni diverse persone, tra cui molti neonati, sono morte a causa delle basse temperature.

(da agenzie)

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IN PIAZZA LA RABBIA DEI POLIZIOTTI: “ANCHE NOI BEFFATI DAL GOVERNO”

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

IN MANOVRA NESSUNA RISORSA PER LA PENSIONE DEDICATA PROMESSA DA PIANTEDOSI…”GARANTIAMO SICUREZZA, BASTA PROMESSE DISATTESE”

Pronti ad abbassare gli scudi, a togliere caschi e divise. E a scendere in piazza. Questa volta non per fronteggiare o contenere chi manifesta contro il caro vita, ma per rivendicare il loro diritto ad una pensione dignitosa. «Saremo in piazza sicuramente per lo sciopero generale del 20 novembre», annuncia Pietro Colapietro, segretario generale del Silp Cigil.
Un nuovo sabato di cortei
Alla vigilia di un nuovo sabato di cortei che, da Torino a Bologna a Genova, porta con sè i timori di tensioni e scontri, esplode la protesta dei poliziotti italiani contro il governo. «Legge di stabilità, la grande beffa. Impegni totalmente disattesi, nessuna traccia delle risorse promesse.Stavolta nelle piazze manifesteranno i poliziotti.Sarà una stagione di proteste senza precedenti», promette il volantino del Siulp, il sindacato di polizia più rappresentativo che chiama a raccolta le forze dell’ordine deluse dall’assenza nella manovra delle norme e dei finanziamenti sulla previdenza dedicata su cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si era impegnato già l’anno scorso.
In chat la rivolta dei poliziotti
La rivolta dei poliziotti corre sulle chat: «Avrei voglia di togliere la divisa e manifestare insieme alla gente che sta vedendo il proprio lavoro andare a rotoli». E ancora: «Come posso ferrare un camionista che a causa del caro del gasolio non riesce più ad andare avanti?». «I giovani vanno in corteo perché non hanno futuro. E hanno ragione, qui stiamo tutti nella stessa barca». «La benzina la facciamo anche noi, la spesa la facciamo anche noi». E così a centinaia. Nessuna solidarietà con i violenti e con chi sfascia le vetrine e saccheggia ovviamente, ma con chi protesta perché non ce la fa più sì.
La beffa sulla pensione a 60 anni
«Sapete quanto prenderanno di pensione, a 60 anni, questi poliziotti che stanno in trincea, pronti a prendersi pietre, sputi, calci e pugni dalle frange violente dei cortei? Non più di 1200-1300 euro, il 65 per cento di stipendi da 2.000 con i quali già si fa fatica a campare», dice Felice Romano, segretario del Siulp.
Nella legge di stabilità le forze dell’ordine contavano di trovare ben altro: le norme che – così come era stato assicurato loro già nel 2025 al tavolo delle trattative con il governo – avrebbero previsto una previdenza dedicata al comparto in cui l’età pensionabile, fissata a 60 anni, legata al sistema contributivo dà una grossa sforbiciata alle pensioni che, con un pensionamento a 65 anni, salirebbero mediamente di 500 euro al mese.
Le assunzioni degli agenti ausiliari
E non è una questione di risorse. A fare inferocire il comparto sono i soldi che il governo ha invece trovato per le assunzioni degli ausiliari. «Sfruttamento e precariato di Stato – denuncia ancora il Siulp -si assumono agenti ausiliari con uno stipendio più basso di quello effettivo e solo per un anno. E poi li si manda a casa, costo 251 milioni di euro. Dunque i soldi c’erano, questione di priorità. Il governo ha scelto di non mettere in sicurezza chi la sicurezza la fa veramente».
Protesta a cui si associano sindacati militari e vigili del fuoco: «Il governo ci riceva, senza soluzioni scenderemo in piazza anche noi»

(da Repubblica)

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IL CENTRODESTRA HA CAPITO CHE IL SUD PUO’ MANDARE A CASA IL GOVERNO MELONI E FDI VA IN TOUR NELLE REGIONI MERIDIONALI. IN CAMPANIA ALLARME ROSSO: CON SANGIULIANO E CIRIELLI SI TEME UN’ALTRA DISFATTA. MALE ANCHE LA PUGLIA CON GEMMATO CHE AMMETTE: “NON ABBIAMO SAPUTO RACCONTARE QUELLO CHE ABBIAMO FATTO PER IL SUD” (OVVERO NIENTE)

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

IN SICILIA, FRATELLI D’ITALIA È IN FORTISSIMA DIFFICOLTÀ E SI AFFIDA A CATENO DE LUCA. LE ARMI DELLA PROPAGANDA SONO SPUNTATE: SI PARLA DELLA ZES, MA NESSUNO SA COSA SIA

In pellegrinaggio nelle regioni del Sud. Nella speranza di racimolare voti. Partendo da Napoli, visto che la situazione più nera per Fratelli d’Italia è in Campania. È il tour “la locomotiva d’Italia”, la trovata del partito della premier per risalire la china nel Mezzogiorno. A guidare per le città del Sud le truppe di parlamentari autoctone sarà la deputata Carolina Varchi, responsabile del dipartimento delle Politiche per il Sud del partito.
I parlamentari meloniani da mesi rimuginano sul rischio che alle prossime elezioni il Sud presenti il conto. E mandi a casa il centrodestra. Un primo campanello d’allarme c’era stato dopo il referendum: a Sud la separazione delle carriere era stata bocciata con forza anche nelle regioni storicamente amiche. Una frase pronunciata a bassa voce rimbalzava dalle parti del centrodestra: “Occhio che a Sud si perde”. Il secondo segnale è arrivato con le elezioni amministrative: nei comuni popolosissimi alle porte di Napoli FdI ha preso una percentuale da zerovirgola. Poi sono arrivate le proteste contro il carovita, animate da camionisti e agricoltori, storici bacini elettorali del centrodestra (…)
I più preoccupati sono i campani, dove la gestione di Gennaro Sangiuliano e la posizione controversa di Edmondo Cirielli hanno causato non pochi malumori. Il rischio che FdI alle politiche ottenga un risultato magrissimo è più che un timore. Per questo il cellulare di Varchi ha squillato più volte nei giorni scorsi: “Fate partire il tour dalla Campania, è importante” (…)
In Puglia il più preoccupato è l’amico di Giorgia Meloni, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato: “Non abbiamo saputo raccontare quello che abbiamo fatto per il Sud. Governare e non comunicare è un errore di sistema. Lo dobbiamo correggere, soprattutto in vista della campagna elettorale”, ha detto all’iniziativa organizzata da Varchi per presentare il tour. E così, per fare contenti i pugliesi, la seconda tappa sarà a Bari. Ne seguiranno altre, l’ultima sarà a Palermo.
Non basterà un tour a far salire la china. In casa FdI lo sanno bene e così stanno correndo ai ripari anche allargando le alleanze. Non è casuale l’arruolamento di Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord: uno che sta cercando di sottrarre voti alla Lega, ma che soprattutto ha consenso in Sicilia, dove Fratelli d’Italia è in fortissima difficoltà

(da agenzie)

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SUPERMEDIA SONDAGGI YOUTREND: CAMPO LARGO 45% CENTRODESTRA 42,5%

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

VANNACCI 6,9%, AZIONE 3,2%

La fotografia scattata dall’aggiornamento del 5 novembre della Supermedia YouTrend per l’agenzia AGI descrive uno scenario parlamentare complessivamente consolidato, ma segnato da uno scossone rilevante nell’area delle opposizioni. Al netto di oscillazioni minime per gran parte degli schieramenti, a catalizzare l’attenzione è l’impennata del Movimento 5 Stelle, che guadagna un punto pieno rispetto alla rilevazione di due settimane fa.
Un balzo che consente all’intero campo progressista di allargare il divario rispetto alla coalizione di maggioranza, mentre al vertice Fratelli d’Italia conferma una tenuta granitica e si arresta la parabola discendente di Futuro Nazionale, che trova un punto di equilibrio a ridosso della soglia del 7%.
M5S trascina le opposizioni, tiene FdI e si assesta Vannacci
Entrando nel merito dei singoli partiti, la variazione più marcata riguarda proprio il Movimento 5 Stelle, che compie un salto in avanti di un punto percentuale netto e raggiunge il 13,1%. Una crescita robusta che risente in modo decisivo dell’effetto traino di una rilevazione particolarmente favorevole targata Ipsos, senza la quale il dato pentastellato sarebbe rimasto in linea con i valori precedenti.
Nel medesimo schieramento il Partito Democratico accusa una limatura quasi impercettibile di un decimo, posizionandosi al 20,2%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra cede due decimali e si ferma al 6,3%. Chiudono il fronte progressista +Europa, che sale all’1,5%, e Italia Viva, in lieve calo al 2,3%.
Sul versante governativo, la vetta resta saldamente nelle mani di Fratelli d’Italia, perfettamente stabile al 27,9%.All’interno dell’alleanza di maggioranza si registrano movimenti contenuti ma divergenti: Forza Italia lascia sul campo tre decimi e scivola al 7,0%, mentre la Lega mette a segno un piccolo recupero salendo al 5,7% (+0,1%) e Noi Moderatiregistra l’1,0% (-0,1%).
Nelle formazioni d’area conservatrice si interrompe intanto la fase critica di Futuro Nazionale: il movimento guidato da Roberto Vannacci guadagna un decimo e si attesta al 6,9%, fermando un’emorragia di consensi che proseguiva da settimane. Fuori dai due schieramenti maggiori, Azione flette leggermente al 3,2%.
Il confronto tra coalizioni e il distacco nel campo largo
La spinta impresso dal Movimento 5 Stelle si riflette direttamente sui rapporti di forza complessivi. Il campo largoprogressista compie un deciso passo in avanti guadagnando sette decimi, che portano l’alleanza a quota 45,0%. Una prestazione che allarga la forbice sul centrodestra, il quale nel suo perimetro tradizionale di governo arretra di quattro decimi e scende al 42,5%.
A completare il quadro dei raggruppamenti concorrono Futuro Nazionale, rilevato in solitaria al 6,9%, e l’area di Centro, che perde otto decimali collocandosi al 3,2%. Per questa tornata di rilevazioni non figurano invece le stime relative a Sud chiama Nord e ai LiberalDemocratici, escluse dal computo per insufficienza di basi statistiche. L’analisi odierna della Supermedia scaturisce dall’elaborazione ponderata dei dati raccolti tra il 22 ottobre e il 4 novembre da sei istituti demoscopici di primo piano: SWG, Only Numbers, Ipsos, Youtrend ed Eumetra.

(da Fanpage)

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BEN VENGA LA BOTTA DI OTTIMISMO DELL’ECONOMISTA AMERICANO PREMIO NOBEL MICHAEL SPENCE: “TUTTI GLI EUROPEI E IL RESTO DEL MONDO TRARREBBERO BENEFICIO DA UN’EUROPA PIÙ UNITA. NON AL LIVELLO DI AGIRE COME UN UNICO PAESE, MA CENTRALIZZANDO LE DECISIONI E LE SCELTE CHE CONTANO DAVVERO”

Novembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

“IL DINAMISMO DELL’EUROPA SAREBBE MAGGIORE E LA CRESCITA PIÙ ELEVATA. L’EUROPA SAREBBE UNA GRANDE POTENZA BENEVOLA E BENEFICA PER IL RESTO DEL MONDO. CI ALLONTANEREBBE DA UNA SITUAZIONE IN CUI L’ECONOMIA GLOBALE E TUTTO IL RESTO SONO DOMINATI DA AMERICA E CINA” – MA PER FARLO, SERVONO INVESTIMENTI COMUNI E MENO CHIACCHERE

Quando l’economista americano Michael Spence, insignito del Premio Nobel nel 2001, ha rilasciato quest’intervista a Qn, le urne non erano ancora aperte ma alcuni sondaggi d’Oltreoceano avevano già pronosticato la vittoria dei democratici sia alla Camera che al Senato come riflesso della caduta verticale di popolarità di Donald Trump.
Una delle questioni che resta centrale sui mercati finanziari, e non solo, è il debito americano di cui Spence si dice preoccupato, anche se, osserva, rispetto all’Europa dove pure il debito pubblico è elevato, gli Stati Uniti crescono di più. Così non ha dubbi: «L’Europa – dice – ha bisogno di un’agenda per la crescita economica. Perché un’Europa più forte è un bene per il resto del mondo».
La soluzione è tagliare la spesa e aumentare le tasse? In Europa i giovani sono scesi nelle piazze… Qui da noi i decisori politici sono più tentati dall’aumentare la spesa piuttosto che ridurla.
«Aumentare le tasse e ridurre le uscite è una ricetta troppo semplice o incompleta. Quando parliamo con i giovani dovremmo spiegare i problemi in modo concreto e con un linguaggio chiaro. Dobbiamo dire loro che abbiano certamente ereditato questa situazione e che ci vuole un po’ di tempo per uscirne. Allo stesso tempo dovremmo offrire loro una prospettiva».
In che modo?
«La mia opinione è che tutti gli europei e il resto del mondo trarrebbero beneficio da un’Europa più unita. Con un po’ intendo non al livello di agire come un unico Paese, ma almeno centralizzando le decisioni e le scelte che contano davvero.
Il finanziamento della ricerca di base, il completamento dell’unione del mercato dei capitali, certi tipi di politica industriale, sarebbero gestiti al meglio. Se ciò accadesse, il resto del mondo ne trarrebbe beneficio per due ragioni».
Quali?
«Primo, il dinamismo dell’Europa sarebbe maggiore e la crescita più elevata. Secondo, l’Europa sarebbe una grande potenza benevola e altamente benefica per il resto del mondo. Penso che questo sarebbe molto positivo perché ci allontanerebbe da una situazione in cui l’economia globale e tutto il resto sono dominati da America e Cina».
In cosa deve investire l’Europa per diventare più forte?
«Tra gli investimenti che vedrei necessari, ci sono quelli che possono accelerare la riduzione della dipendenza dalla Russia e da altri combustibili fossili, e la difesa. Quindi, penso che occorra essere reattivi rispetto alla situazione attuale e porsi degli obiettivi di lungo termine. In definitiva, c’è bisogno di politiche fiscali restrittive con eccezioni per le cose importanti».
Lei sta dicendo che l’Europa, al di là dell’aspetto fiscale, si avvantaggerebbe sul piano geopolitico da una maggiore crescita. È così?
«Guardiamo a come stanno le cose oggi. Penso che la Cina stia sostenendo la Russia nella guerra in Ucraina. E lo penso perché l’economia russa, che nel suo complesso ha dimensioni simili a quella italiana, nell’ordine di 2,7-2,8 trilioni di dollari di pil, non potrebbe finanziare uno sforzo bellico di quella portata per così lungo tempo. Dunque, sì: un’Europa che cresce a ritmi più elevati potenzierebbe il suo ruolo di forza ‘buona’ in campo nell’attuale polarizzazione americana e cinese».

(da agenzie)

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