ESTORSIONI, MINACCE E ARRESTI NON FATTI: LA “DOPPIA VITA” DI CARMELO CINTURRINO, IL POLIZIOTTO ARRESTATO PER L’OMICIDIO DEL PUSHER MAROCCHINO ABDERRAHIM MANSOURI A ROGOREDO
L’AGENTE SAREBBE UN “LUPO SOLITARIO” E AVREBBE MESSO IN PIEDI UN GIRO DI RACKET AI DANNI DEGLI SPACCIATORI NELLE PIAZZE DI SPACCIO AI CONFINI DI MILANO… DIVERSI COLLEGHI HANNO RIVELATO CHE CINTURRINO AVREBBE AGGREDITO E MINACCIATO ALCUNI SPACCIATORI, E IN ALTRI CASI AVREBBE DECISO DI NON ARRESTARE QUANDO RICORREVANO TUTTI I PRESUPPOSTI – I FAMILIARI DI MANSOURI HANNO RACCONTATO CHE IL POLIZIOTTO PRETENDEVA 5 GRAMMI DI COCAINA E 200 EURO AL GIORNO PER PERMETTERE AL 28ENNE DI SPACCIARE
Finora voci e testimonianze arrivate dal Corvetto e da Rogoredo parlano del poliziotto “Luca” come di un lupo solitario. L’assistente capo Carmelo Cinturrino non sarebbe stato un capo branco alla guida di un gruppo più ampio di agenti che avrebbero tradito la divisa deragliando in comportamenti criminali.
Sua sarebbe stata la decisione e sua l’implementazione di un giro di racket ai danni di pusher e tossicodipendenti che gravitavano nella sua zona di competenza. Soldi e droga in cambio di protezione. «Non mi risulta nulla di tutto ciò», si limita a dire il suo avvocato Piero Porciani.
Gli inquirenti non vogliono tralasciare nulla al caso nell’indagine per omicidio volontario che non riguarda solo la morte di Abderrahim Mansouri, ma che vuole scavare nel passato di Cinturrino. Possibili risposte potrebbero arrivare dall’analisi del cellulare, sequestrato all’assistente capo.
In primis, sui suoi possibili contatti con il ventottenne marocchino. Lo spacciatore a lui noto con il soprannome di «Zack». […] Che Cinturrino fosse una testa calda all’interno del commissariato Mecenate, dove presta servizio da una decina di anni,
era cosa risaputa. Almeno per gli altri tre componenti della squadretta investigativa del presidio territoriale di via Quintiliano che erano con lui nell’area boschiva di Rogoredo nel tardo pomeriggio dello scorso 26 gennaio.
Tutti più giovani e soggiogati dal carisma del collega più anziano. Sono stati indagati con una quarta agente con l’ipotesi di averlo aiutato, con diversi gradi di responsabilità, nella messinscena del posizionamento della replica a salve della Beretta 92 vicino al corpo agonizzante di Mansouri dopo essere stato centrato alla testa dal quarantunenne.
Nell’ultima tornata di interrogatori hanno raccontato dei metodi poco ortodossi di Cinturrino nella gestione degli arresti degli spacciatori e nei controlli dei tossicodipendenti nella piazza di spaccio ai confini di Milano. Un’area dove Cinturrino macinava numeri e statistiche. «So che lì nascondono la sostanza e spesso sono rimasto appostato per ore a vedere dove la nascondevano, quindi conosco abbastanza bene quel posto. Ho fatto circa quaranta arresti lì l’anno scorso e quest’anno quattro», ha messo a verbale la notte del 26 gennaio in questura.
Non di rado – hanno riferito i colleghi – avrebbe ecceduto nell’uso della forza e delle minacce. In altri casi, invece, avrebbe deciso di non arrestare quando ricorrevano tutti i presupposti. Spetterà all’inchiesta del pm Giovanni Tarzia, coordinato dal procuratore Marcello Viola, verificare tutto ciò.
Il precedente, segnalato dal Tribunale di Milano con una trasmissione atti alla procura, che vedrebbe ne 2024 Cinturrino essersi intascato alcune banconote da una ragazza quando nel verbale di sequestro aveva scritto di soli 20 euro, non gioca a suo favore.
Più sul piano amministrativo che su quello penale invece ci concentrerà la probabile indagine interna della polizia di Stato per capire se le voci, che oggi travolgono Cinturrino e lo dipingono come un ras di quartiere, non fossero arrivate anche alle orecchie dei suoi superiori in commissariato e in questura. Non risulta che sia stato mai adottato un provvedimento disciplinare nei confronti dell’assistente capo. Anzi nel 2017 era stato insignito della lode dall’ex capo della polizia, Franco Gabrielli, per un’operazione dell’ottobre del 2015 quando era solo un agente scelto.
(da agenzie)
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