LA MAGGIORANZA È ANDATA IN TILT SULLA LEGGE ELETTORALE (E A MELONI NON DISPIACE), È PARTITO L’ITER PARLAMENTARE DELLO “STABILICUM”, MA TRA LEGA E FORZA ITALIA CRESCONO I DUBBI CHE LA RIFORMA SI RIVELI UN BOOMERANG E SI RITORNA A PARLARE DI PROPORZIONALE PURO
LA “VARIABILE” VANNACCI HA FATTO SALTARE L’EQUAZIONE DELLA MELONI, CHE ORA COLTIVA GROSSI DUBBI SULL’OPPORTUNITÀ DI CAMBIARE IL SISTEMA DI VOTO: SENZA I VOTI DEL GENERALE (DATO SOPRA IL 5%, APPAIATO AL CARROCCIO) IL CENTRODESTRA RISCHIA DI NON OTTENERE IL PREMIO DI MAGGIORANZA – RESTA IL NODO DELLE PREFERENZE. E ANCHE FDI ORA PRENDE TEMPO
Nella confusione della lunga vigilia elettorale in cui è spuntato l’incubo Vannacci s’affaccia la nostalgia del proporzionale. Puro, non corretto dal premio di maggioranza come vorrebbe Melo
Il sistema della Prima Repubblica, del “liberi tutti”, in cui ognuno corre per sé e le alleanze si fanno in Parlamento, dopo il voto. Difficile prevedere cosa accadrebbe in un contesto senza “fattore K”, la legge non scritta che impediva a comunisti e fascisti, quanto a dire un terzo del Parlamento, di andare al governo. Con un gioco
aperto “a 360 gradi”, come ama dire la premier, tutte le alleanze sarebbero possibili, e l’instabilità che portava a otto mesi la durata media degli esecutivi diventerebbe la regola.
Tanto fa la crescita del partito del generale che nel sondaggio settimanale del Tg della 7 ha già equiparato la Lega al 5,3 per cento e nel giro di un paio di settimane potrebbe agganciare Forza Italia, spingendosi a occupare la seconda posizione nel centrodestra, guadagnando il diritto, per Vannacci, di rivendicare il ruolo di vicepremier e capovolgendo la direzione del percorso fatto finora anche da Meloni verso posizioni più moderate, sia sul terreno interno che internazionale.
La prima conseguenza infatti è rendere più probabili, sia il pareggio, sia la vittoria del centrosinistra, stando ai sondaggi. E la prima vittima di ciò che sta accadendo sarà la nuova legge elettorale progettata a Palazzo Chigi proprio per evitare il pareggio, ma che essendo maggioritaria, ancorché proporzionale, perché agganciata al premio di maggioranza che dovrebbe garantire la governabilità, renderebbe obbligatoria per Meloni l’alleanza con il generale, a discapito di quella con gli alleati attuali.
Non a caso è Forza Italia il partito che sta dando i più forti segnali di inquietudine e chiede di essere liberata dai vincoli di coalizione.
Se si torna al proporzionale puro infatti, chi potrebbe impedire un domani a Marina e Pier Silvio Berlusconi di sganciarsi da un centrodestra ridotto alla schiavitù dell’alleanza con il generale? L’Italia, a sorpresa, rischia di assomigliare a Francia e Germania.
(da La Stampa)
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