VANNACCI NON E’ SALVINI
IL SORPASSO NON E’ UNA STAFFETTA E NEMMENO UNA SUCCESSIONE
Ormai Vannacci sta in tutti i sondaggi e ieri ne è uscito uno che certifica l’inesorabile: dopo un breve
inseguimento, il Generale ha superato il Capitano nelle intenzioni di voto.
Però il sorpasso a Salvini non è una staffetta né una successione. Un po’ perché gli elettorati non si sovrappongono (Vannacci pesca tantissimo nel lago dell’astensione, placido solo in superficie) e soprattutto perché i due tribuni della destra sono molto diversi tra loro.
Salvini è un timido che in pubblico si traveste da cattivo, ha un culto per l’approssimazione e non è mai stato uno stratega (vi dice niente il Papeete?), semmai un influencer con uno sterminato guardaroba di felpe e parole d’ordine capaci di creare disordine anzitutto a lui.
Vannacci no. Non è un militare da macchietta, come qualche avversario pigramente si ostina a dipingerlo. Ha iniziato la carriera politica grazie a un libro, mica a un selfie. Difficilmente diventerà un oratore trascinante (ai suoi comizi non si contano gli sbadigli), ma sa maneggiare con perizia le parole, tanto da avere imposto nel dibattito «remigrazione» (con quel sapore rassicurante di ritorno a casa) al posto di «deportazione», decisamente più indigesta benché più sincera. E, a differenza di Salvini, è abituato alla disciplina e ai progetti di lungo periodo. Non sembra il tipo che entra in una coalizione per una poltrona: la sua aura di «uomo nuovo» svanirebbe in un baleno. Vannacci si terrà lontano dal potere finché non avrà la forza di prenderselo tutto.
(da agenzie)
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