NON C’È PACE PER L’EX ILVA . FEDERACCIAI LANCIA LA CORDATA DI IMPRENDITORI ITALIANI PRONTA A RILEVARE LO STABILIMENTO DI TARANTO. LA MANIFESTAZIONE D’INTERESSE PER IL GRUPPO SIDERURGICO DOVREBBE ESSERE PRESENTATA DOPO FERRAGOSTO MA PREOCCUPA LA “BOMBA SOCIALE” PRONTA AD ESPLODERE
LE PRIME STIME PARLANO DI ALMENO 3MILA ESUBERI… LA CAUTELA DEL PRESIDENTE DI FEDERACCIAI ANTONIO GOZZI: “VERIFICHEREMO LE CONDIZIONI CON CHIGI” (I DISASTRI DI URSO SI FANNO SENTIRE SEMPRE DI PIU’)
Discesa in campo della cordata italiana per rilevare l’ex Ilva di Taranto. Dopo l’impegno
pubblico preso mercoledì scorso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ieri il consiglio di presidenza di Federacciai ha dato mandato al presidente Antonio Gozzi di trasmettere ai commissari di Acciaierie d’Italia una manifestazione d’interesse.
Che dovrebbe essere presentata dopo Ferragosto, per quanto sia subordinata a una serie di condizioni da verificare con Palazzo Chigi. «Lo faremo nei prossimi giorni», dice subito Gozzi. Una delle richieste al governo dovrebbe essere di dare mandato ai commissari di restringere il bando alla sola area a freddo.
I tempi sono strettissimi. E pesa non poco quella che il ministro Adolfo Urso ha definito una «bomba sociale, produttiva e occupazionale» innescata dallo stop dell’area a caldo, disposta dalla Corte d’appello di Milano che ne prevede la chiusura entro il 24 ottobre per motivi di salute e sicurezza.
L’innesco altro non è che quelle «iniziative forti» annunciate dalle imprese dell’indotto post tavolo permanente per Taranto convocato d’urgenza: si dicono pronte a «procedere con la richiesta di licenziamento collettivo», oltre a continuare lo stato di mobilitazione. Previsto un «esubero diretto di tutto il personale dell’indotto impegnato in quell’area e successivamente di un’altra parte di risorse impiegate nell’area a freddo».
Quest’ultima, «per mancanza di alimentazione di acciaio, sarà la prossima a fermarsi», riporta una nota a riunione conclusa delle associazioni Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Aigi, Confartigianato Taranto e Federmanager. Secondo fonti industriali, riferisce Radiocor, si parla di circa 3.000 addetti dell’indotto interessati.
Stime preliminari o forse sovrastimate, sostengono le stesse fonti, dato che molte aziende hanno diversificato committenze o ridotto i processi. Eppure, dai sindacati sottolineano che tra metalmeccanici e servizi ci sono 5.000 lavoratori per l’indotto. Con valutazioni che arrivano anche a quasi 8.000. Le imprese, peraltro, hanno rimarcato «la gravità di una crisi senza precedenti». Ora l’apertura di Federacciai. Tra le imprese siderurgiche coinvolte nella cordata figurano, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Acciaierie del Veneto. E ancora: Feralpi, Duferco, Beltrame, Lucchini. […]
Il tassello della cordata italiana, comunque, prende forma. E si tratta dell’opzione che è stata più volte auspicata anche da Urso. I famosi 90 giorni stabiliti dalla Corte d’appello di Milano, però, si rincorrono. Anche i sindacati reclamano soluzioni immediate. Tra le strade percorribili emerse dai tavoli, c’è quella avanzata dalle regioni per una nuova autorizzazione integrata ambientale calibrata su volumi produttivi più bassi rispetto alle attuali 6 milioni di tonnellate di acciaio annue.
E poi c’è il ricorso contro il decreto della Corte d’appello. Gli avvocati dei commissari sono al lavoro per predisporlo alla Corte di Cassazione. Potrebbe essere presentato entro fine mese. Eppure, «i problemi sono immediati», osserva Gozzi, secondo cui «bisognerebbe attendere almeno due anni» per il ricorso.
Gli effetti dovrebbero sentirsi a settembre, per raggiungere il picco a ottobre. Quello dell’ex Ilva è uno dei tavoli di crisi attivi più complessi al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ieri il dicastero ha comunicato che da inizio legislatura il numero complessivo è passato da 55 a 37. Con un bacino di «poco meno di 30 mila lavoratori» a rischio rispetto agli originali 70 mila.
(da “la Stampa” )
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