ORA SERVE UN BILANCIO SU QUANTO HA PAGATO L’ITALIA PER IL TRUMPISMO SERVILE DI MELONI
LA SUBALTERNITA’ AI POTERI ESTERNI DOVREBBE FAR APRIRE UNA DISCUSSIONE IN PARLAMENTO
Il voto del 3 novembre, l’onda blu che ha investito il potere di Trump, ha determinato effetti negli Stati Uniti e in larga parte del mondo. Negli Usa, Trump aveva minacciato la guerra civile, l’invalidazione delle elezioni, poi ha rinunciato alle soluzioni estreme e ha annunciato che avrebbe messo il veto ad ogni provvedimento avanzato dalla nuova maggioranza del Parlamento. Poi anche l’annuncio dell’ostruzionismo è venuto meno quando ha visto quanto vasto, profondo, inappellabile era venuto fuori dal voto, dove un ventaglio di posizioni, di interessi, di una parte profonda della società ha aperto la strada ad una nuova politica, non solo dei democratici che hanno guidato l’offensiva nelle elezioni, ma anche delle quelle minoranze vitali e innovative, tanto da fare affiorare un partito politico delle nuove generazioni. Trump ha allora moderato ulteriormente l’ostilità, si è detto disposto anche a collaborare. Naturalmente tra un despota battuto e una maggioranza popolare parlamentare c’è poco da collaborare, se il despota è disposto solo alla clemenza.
Gli effetti italiani del trumpismo fervente
Gli effetti di questa forza ostativa al despotismo di Trump, dicevamo, trasmette effetti imprevedibili sulle relazioni tra gli Stati Uniti e gli altri paesi del mondo. Soprattutto con quei paesi come l’Italia che avevano mostrato nei confronti di Trump l’accettazione servile delle sue decisioni e dei suoi orientamenti. Il governo italiano, all’indomani dell’impetuosa ondata blu, ha detto che rispettava il voto, ma che non avrebbe modificato la linea che tenuta in passato. A parte l’illogicità dell’affermazione – non si capisce come si può rispettare quello che è stato profondamente distrutto – questo pone un problema: il trumpismo era stato introdotto in Italia come una furbata, la corta iniziativa di adeguarsi senza pagare il costo del despotismo. Oggi dobbiamo chiederci quali effetti reali questa linea ha avuto sia nella condotta del paese sul piano internazionale, sia su quello nazionale.
L’Italia è presente in 39 missioni nel mondo, con 7 mila connazionali sparsi nei cieli, nei mari e nella terra. Le aree geopolitiche e geografiche di mezzo mondo sono state tutelate? In parlamento non c’è cenno di un’analisi su ciò che è avvenuto. I presidenti delle commissioni Esteri, Tremonti e Gasparri, non hanno sollevato interrogativi. E invece ci aspettiamo non solo l’apertura di una discussione parlamentare, ma una presa di posizione da parte del massimo garante della vita democratica del paese, il presidente della Repubblica. L’Italia non deve solo rispettare le elezioni di un paese alleato: deve schierarsi secondo Costituzione, se si troverà di fronte a decisioni contraddittorie tra Trump e il Parlamento Usa.
La servente servile
Davanti a noi abbiamo due occasioni importanti. Prima, la scadenza elettorale, dove speriamo che ci sarà uno tsunami che spazzerà via il fervente trumpismo italiano. Seconda, la vicenda più profonda della subalternità ai poteri esterni. Sulla prima, dobbiamo iniziare da oggi a preparare la manifestazione di protesta organizzata per il 20 novembre dalla Cgil, e creare il movimento di sostegno annunciato presentando i ricorsi alla legge elettorale, fondato su una grande alleanza politica e sociale, fondata sul trinomio Costituzione-Europa-Pace: la Carta va resa nuovamente centro elaborativo di una trasformazione profonda della società italiana.
Dunque dobbiamo affrontare la campagna contro la degenerazione del trumpismo in Italia attraverso il melonismo. Perché con il suo silenzio, la servente servile Meloni, a lungo rispettosa della volontà di un despota, si prende burla del nostro Stato. La spinta del voto americano serva da spinta agli Stati uniti d’Europa, forza di unità politica, rinnovamento e trasformazione. La parola d’ordine deve essere «Un secolo di pace».
Gli Stati uniti hanno fatto riconquistare al popolo americano la forza e il prestigio che negli ultimi due secoli ha avuto. Certo, l’America ha appoggiato regimi, personaggi e forze illiberali o autoritarie. Ma in questi due secoli, quando si è trattato di scegliere fra il fronte mondiale della libertà e quello della sua negazione, è stata sempre alla parte della difesa universale della libertà.
Il popolo americano si è riappropriato dei suoi diritti. Noi, in Italia, alla scelta dell’antitrumpismo dobbiamo aggiungere la liquidazione di tutto ciò che è stato asservimento alle illusioni antidemocratiche del melonismo. Il popolo che si è ribellato in America, dall’America ha voluto dare un segnale a tutto il mondo.
(da editorialedomani.it)
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