MA CHE LE PEN, A BOLOGNA VA IN SCENA IL FLOP DELLA “DESTRA CHE FA PEN”: E SILVIO SI BECCA PURE I FISCHI
APPENA 30.000 PRESENTI, META’ CAMMELLATI DA 280 PULMANN… SALVINI PARLA DI PANE E SALAME TRA LA MASCOTTE GIORGIA E IL VECCHIO ZIO SILVIO TRATTATO COME RIMBAMBITO
Doveva finire alle 14, a causa di Valentino Rossi, e alle 14 è finita., in tutti i sensi.
Tutto come previsto, a Bologna in piazza Maggiore, alla manifestazione del centro-destra (o della Lega con la partecipazione del sedicente centro-destra, a seconda delle interpretazioni).
Alla fine è un flop di presenze, qualche dirigente leghista stasera sarà cazziato: invece che i 100.000, a stare larghi saranno stati 30.000 i leghisti presenti, truppe cammellate da altre regioni con 280 pulmann esatti (fate voi i conti).
Garantito con riprese basse il colpo d’occhio a uso televisivo e un ringraziamento speciale agli stand di Cioccoshow, la fiera del cioccolato, che occupavano metà piazza.
Politicamente, l’aspetto rilevante è il passaggio di consegne fra Berlusconi e Salvini. Silvio ha parlato prima di Matteo, e va bene.
Ma ha pure parlato troppo, è stato contestato da quegli “screanzati” padagni che erano in prima fila («Basta!», «Vai a casa!», «Mat-teo! Mat-teo!») ed è anche stato sfortunato perchè durante il suo discorso è scoppiato un tafferuglio in piazza fra leghisti e qualche autonomo che era riuscito ad attraversare gli sbarramenti, e la gente si è distratta.
Nonostante il look giovanilista, un total black con camicia nera senza cravatta sotto un Caraceni scuro, Silvio sembrava il vecchio zio un po’ prolisso che racconta sempre le stesse storie (in effetti: i giudici politicizzati, i brogli elettorali della sinistra) e subisce le intemperanze dei più giovani.
Rilevante il discorso dello statista Salvini che ha strillato «Viva pane e salame!» contro quei cattivoni di Bruxelles «che vogliono farci mangiare gli insetti».
Poi la solita sequela di insulti («cretino che non sei altro» all’ex alleato Alfano) e slogan, con un finale dove incespica pure su una citazione di Salvemini e fa un guazzabuglio tra federalismo e meridionalismo.
La mascotte Meloni (“una di noi”) fa finta di essere Marine Le Pen di dieci anni fa e si guadagna la colazione pagata.
Tra colore, folklore e canti, il centrodestra riparte da qui, ma più che una destra “alla Le Pen” il flop certifica che siamo di fronte a una “destra che fa pen”.
Facile la chiosa velenosa di Alfano: “Salvini è un quaquaraquà incolto e ignorante cui nessun paese al mondo affiderebbe neanche la delega alle zanzare”.
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