A FORZA DI GUARDARE I SONDAGGI FAVOREVOLI A VANNACCI, I FRATELLINI D’ITALIA ACCUMULANO UN PASTROCCHIO DOPO L’ALTRO SULLA LEGGE ELETTORALE: L’IPOTESI BALLOTTAGGIO E’ DESTINATA AL MACERO MENTRE L’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” VOLUTO DA FORZA ITALIA POTREBBE USCIRE DAL TESTO
I MELONIANI VOGLIONO ABBASSARE LA SOGLIA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA AL 41% MA PESANO I DUBBI DEGLI AZZURRI
Dentro Fratelli d’Italia ci si aspetta che l’ex presidente del Senato Marcello Pera ritiri il suo emendamento sul ballottaggio già oggi, al più tardi domani. È il passaggio formale che renderà effettivo un orientamento chiaro da giorni all’interno dalla maggioranza: il doppio turno, valutato in chiave anti-Vannacci, è stato infine scartato per motivi tecnici e politici
E troppo complicato aggirare il rischio di risultati diversi tra Camera e Senato. FI, che pure si era interessata all’ipotesi, ha accantonato la battaglia quando ha capito che non se ne sarebbe fatto nulla (non presentando un proprio testo). FdI, laica, ha valutato che le complicazioni superassero i vantaggi. […]
L’ultimo, vero nodo da sciogliere, al tavolo della maggioranza riguarda la soglia per vincere il premio: un emendamento di FdI a firma Paola Ambrogio propone di abbassare l’asticella dal 42% al 41%, vicino al totale che la destra oggi ha nei sondaggi.
Non è un’iniziativa isolata, ma l’orientamento di via della Scrofa: «Del resto nella prima versione era al 40%», dice un dirigente meloniano. Il confronto sarà sulle simulazioni: un punto percentuale può bastare ad allontanare una maggioranza solida con il premio fisso a 105 parlamentari.
Gli azzurri sono freddi all’ipotesi. È uno dei temi affrontato ieri mattina in una riunione tra la capogruppo Stefania Craxi e i suoi senatori della commissione Affari costituzionali. Si è ragionato anche della norma anti-cespugli, voluta da FI alla Camera, per rendere nulli i voti dei partiti sotto il 3%, escluso il “miglior perdente” della coalizione. […]
Gli sherpa dovranno confrontarsi anche sulla modifica – suggerita da FdI – che permetterebbe ai sindaci di dimettersi quando accettano la candidatura per le Politiche, e non 180 giorni prima del voto come prevede oggi la legge. Misura sartoriale per il sindaco meloniano dell’Aquila Pierluigi Biondi.
(da agenzie)
Leave a Reply