ALTA TENSIONE A BUENOS AIRES, DOVE SONO SCOPPIATI VIOLENTI SCONTRI TRA LE FORZE DELL’ORDINE E I MANIFESTANTI, CHE SONO SCESI IN PIAZZA PER PROTESTARE CONTRO LA LEGGE SULL’INVIOLABILITÀ DELLA PROPRIETÀ. I CORTEI SONO PROSEGUITI NONOSTANTE IL PRESIDENTE, JAVIER MILEI, ABBIA RITIRATO IL CAPITOLO PIÙ CONTESTATO, QUELLO CHE AVREBBE LIBERALIZZATO LA VENDITA DI TERRENI A STRANIERI, CHE SECONDO LE OPPOSIZIONI AVREBBE PORTATO ALLA SVENDITA DELLE RISORSE STRATEGICHE DEL PAESE
L’ESECUTIVO HA DOVUTO FARE PIPPA E STRALCIARE IL PASSAGGIO, AMMETTENDO DI NON AVER RIUNITO LA MAGGIORANZA NECESSARIA ALL’APPROVAZIONE
Almeno due agenti feriti e un arresto hanno caratterizzato a Buenos Aires la manifestazione
contro la legge sull’inviolabilità della proprietà privata davanti al Parlamento argentino. Gli scontri sono iniziati quando alcuni manifestanti hanno abbattuto una delle transenne di sicurezza, provocando l’intervento delle forze dell’ordine con gas lacrimogeni e camion idranti.
La protesta, convocata da organizzazioni sociali, sindacati, gruppi culturali e settori dell’opposizione, è proseguita nonostante il governo del presidente Javier Milei avesse ritirato il capitolo più contestato del progetto, quello relativo alle modifiche alla legge sulle terre e all’acquisto di terreni rurali da parte di capitali stranieri.
Secondo fonti della sicurezza, un agente della prefettura è stato medicato sul posto e un gendarme è stato ricoverato dopo essere stato colpito alla testa da una pietra. Le forze dell’ordine hanno inoltre riferito di un arresto. Gli scontri sono ancora in corso nelle strade attorno al Parlamento, dove gruppi di manifestanti continuano a fronteggiarsi con le forze di sicurezza, che hanno fatto ricorso a gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla.
Alla manifestazione ha partecipato anche il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, che ha criticato il progetto di legge, mentre i manifestanti accusano l’iniziativa di mettere a rischio la sovranità nazionale sulle risorse strategiche. L’esecutivo la difende come parte del programma di apertura economica e il Senato argentino la sta discutendo in una sessione prevista particolarmente lunga dopo diversi scontri politici e un tentativo fallito del Partito peronista di far mancare il quorum e interrompere i lavori.
Il governo ultraliberista di Javier Milei ha subito una dura sconfitta in Parlamento su un controverso disegno di legge che mirava a liberalizzare la vendita di terre argentine a stranieri. L’iniziativa si sarebbe dovuta discutere giovedì in Senato ed era inclusa all’interno di un pacchetto di leggi sulla ‘Inviolabilità della proprietà privata’, ma l’esecutivo ha dovuta stralciarla prendendo atto di non aver riunito la maggioranza necessaria all’approvazione del capitolo in particolare e che era a rischio l’approvazione dell’intero pacchetto.
A nulla sono servite le diverse modifiche proposte dall’esecutivo nel corso dei negoziati con settori moderati dell’opposizione. Il capogruppo della maggioranza alla Camera Alta, Patricia Bullrich, era arrivata a proporre l’applicazione di un limite complessivo del 25% delle terre in possesso di stranieri ma senza successo.
“La decisione di stralciare il capitolo è stata adottata all’unanimità dai membri della coalizione con l’obiettivo di proseguire i lavori su questo capitolo e raggiungere un maggiore consenso. Questo non implica la sua eliminazione dal disegno di legge, ma riflette piuttosto la volontà politica di continuare a lavorare sul testo e di arricchirlo con nuovi contributi, ha affermato oggi Bullrich confermando la resa del governo.
L’iniziativa dell’esecutivo si sarebbe scontrata domani anche con una forte protesta indetta da organizzazioni ambientaliste, sindacati e movimenti sociali che denunciano un presunto piano del governo per favorire la massiccia vendita di terre a grandi corporazioni internazionali e magnati della cosiddetta ‘oligarchia digitale’ con gravi implicazioni sulla sovranità nazionale.
(da agenzie)
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