Marzo 21st, 2015 Riccardo Fucile
IL CASO LUPI SCUOTE NCD E IL PARTITO SI SPACCA
Le dimissioni del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi continuano ad agitare le acque all’interno
del Nuovo centro destra con tensioni che rischiano di tracimare sulla solidità del governo.
All’interno dell’Ncd sembrano confrontarsi in queste ore un’ala più intransigente, che scalpita per rompere con Matteo Renzi, ed una piuù accomodante, pronta ad archiviare l’incidente senza eccessivi scossoni.
“Il passo indietro di Lupi è un gesto di grande responsabilità . Da non indagato ha preferito rinunciare al suo incarico per rilanciare l’azione del governo e del nostro partito. Non ci sarà nessun ridimensionamento nella nostra presenza nel governo: è interesse del presidente del consiglio e dell’intera maggioranza”, ha spiegato il capogruppo di Area Popolare al Senato Renato Schifani.
“Siamo certi – ha aggiunto – che il presidente del Consiglio garantirà l’equilibrio e il mantenimento della nostra forza di governo, per fare in modo che la nostra area abbia il riconoscimento che merita e che il nostro partito possa attuare il suo programma”.
Decisamente più bellicosa la reazione di Nunzia De Girolamo, che è tornata a ribadire le accuse già espresse in un’intervista a Repubblica. “Non possiamo continuare ad essere subalterni nei confronti di un premier che ha una arroganza insopportabile anche nei confronti di un amico (Lupi, ndr) che non è stato difeso”, ha lamentato l’ex ministro dell’Agricoltura.
“La battaglia – ha sottolineato – possiamo farla all’esterno, appoggiando le riforme”.
Sul fuoco di questo malcontento cerca di soffiare Forza Italia, con Maurizio Gasparri che stuzzica gli ex alleati.
“A Ncd dico di riflettere sulla grande ipocrisia di Renzi che ha fatto dimettere Lupi ma poi si tiene sottosegretari indagati e candida De Luca in Campania”, ha ricordato. “Senza arroganza .- ha proseguito Gasparri – diciamo di riflettere su cosa fare, se vogliono continuare a prendere schiaffi da Renzi che agisce in questo modo forse perchè non sufficientemente incalzato o contrastato”.
Intanto in questo clima di divisioni e incertezza si moltiplicano le voci di defezione e cambi di casacca, con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha bollato come “destituite di fondamento e messe in giro ad arte per creare destabilizzazione in Ncd” le notizie di un suo passaggio al Pd.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 20th, 2015 Riccardo Fucile
NUNZIA DE GIROLAMO TENTATA DA FORZA ITALIA, LA LORENZIN DA RENZI
Pare una barca affondata, il partito di Alfano, una barca che si è schiantata sugli scogli dell’inchiesta di Firenze, la capitale del paese nell’era Renzi. In un angolo del Transatlantico, Nunzia De Girolamo a telefono ha la voce alta: “Lo vuoi capire che siamo a un bivio? Il bivio è: o ricostruiamo il centrodestra o ci consegniamo al partito della Nazione. Ncd per come è stata è morta, mor-ta. E io voglio fare il centrodestra”.
Si capisce che è una telefonata delicata. Si allontana, ma la voce si sente ancora: “Io domani vado a Roccaraso (dove c’è un’iniziativa coi giovani, ndr) e vado a dire che io, e ripeto io, non andrò mai con Renzi pur di salvare la poltrona”
L’allusione, neanche tanto velata, è ad Angelino Alfano.
In parecchi hanno notato che neanche Lupi lo ha mai nominato nel corso della sua informativa. Sull’Innominato pesa il sospetto, neanche tanto velato, di “tradimento” perchè su Lupi non si può dire che abbia fatto le barricate.
Quando esce dall’Aula, Fabrizio Cicchitto incrocia Landolfi, ex parlamentare del Pdl: “Fabrì, che piglio fiero Alfano, che difesa con gli attributi…” gli dice scherzando. L’altro: “Mario, lascia perdere, è meglio che non parlo che già questa giornata… Guarda, lascia perdere”.
È un inferno. Nessuna assicurazione su chi andrà al posto di Lupi, veleni su chi a questo punto entrerà al governo che ha abbattuto il ministro delle Infrastrutture.
Faide sulle poltrone, col capogruppo Nunzia De Girolamo che viene data per sostituita nel suo ruolo di capogruppo proprio da Lupi, senza aver ricevuto una telefonata da Angelino Alfano. Contattata per telefono, dice: “Il problema non è il mio ruolo. Io sono disponibile a costruire il centrodestra, non a fare il capogruppo di una specie di nuova scelta Civica. Punto e arrivederci”.
“Tradimento” è la parola che rimbalza dai capannelli di Forza Italia, riferita ad Alfano.
In molti in queste ore sono stati raggiunti da una telefonata di Silvio Berlusconi, pronto a offrire ai naufraghi la sua scialuppa: “Quando uno tradisce una volta — è la frase scolpita nei cuori dei naufraghi – tradisce sempre”.
La ricostruzione che viene accredita è questa: nel corso degli ultimi incontri con Renzi c’è stato un momento in cui il Alfano ha scelto di schierarsi per il passo indietro di Lupi.
Ed è stato quando il premier ha sbattuto sul tavolo la sua difficoltà a reggere due situazione imbarazzanti: quella di Lupi e quella di Castiglione, sottosegretario all’agricoltura e fedelissimo di Alfano, indagato pochi giorni fa per abuso di ufficio e turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sul centro di accoglienza a Cara Mineo.
Dunque chi sacrificare: Lupi (che non è indagato) o Castiglione (che è indagato)?
Alla fine il caso Castiglione è rimasto sottotraccia — anche mediatica – e Lupi si è dimesso.
Castiglione è uno dei senatori che, ai tempi dell’elezione di Mattarella, scrisse una lettera assieme a una quindicina di senatori a favore del sì al nuovo capo dello Stato proposto da Renzi proprio mentre il suo partito si era posizionato sull’astensione assieme a Forza Italia.
Mentre Lupi interpretava la linea dura, pronta anche alla crisi di governo.
La posizione di Castiglione anticipò di poche ore quella di Alfano. Poi arriva l’inchiesta fiorentina e nelle carte compare anche il nome di Andrea Gemma, un giovane avvocato siciliano che ha costruito la sua carriera all’ombra di Alfano.
Gemma non è indagato ma è a lui che, su indicazioni di Lupi e Alfano, si affida Claudio de Eccher, titolare del Colosso delle costruzioni Rizzani de Eccher dopo una interdittiva anti-mafia firmata dal prefetto di Udine che minaccia di precludere la partecipazione dell’azienda a lavori e appalti.
E Gemma risolve la questione presentando un ricorso al Tar: “Te lo chiedo in modo molto deciso, serve un intervento del ministro degli Interni” scrive de Eccher in una mail inviata a Franco Cavallo, l’uomo di Lupi.
Morale, affidata a un ragionamento di uno dei big di Ncd: “Tutto torna. La cosa di Castiglione non molta, quella di Alfano nemmeno. Angelino scarica Lupi e resta al Viminale, che è l’unico punto fermo della sua azione politica”.
In Transatlantico è uno sfogo continuo.
Cicchitto chiede di valutare l’appoggio esterno, Giovanardi pure, Formigoni è nero.
L’ala dei critici si infittisce di ora in ora: Pizzolante, Sammarco, la Scopelliti, Tancredi, Vignali, Piso, per non parlare di Sacconi, Schifani ed Esposito.
Sono loro che dicono che ormai il vero segretario di Ncd è Renzi e “Angelino fa sempre quello che dice lui”. È accaduto su Mattarella. Ora su Lupi.
E già si sente il profumo del “tradimento” di domani. Che passa per la Campania.
Se fosse stato per Nunzia De Girolamo l’intesa con Berlusconi su Caldoro sarebbe già stata chiusa. Ma Alfano prende tempo. Mentre dal territorio i suoi invocano il dialogo col Pd in Campania.
Come Gioacchino Alfano, che oggi mentre parlava Lupi non sedeva sui banchi del governo.
La verità è che il vero motivo per cui Angelino non chiude su Caldoro è che Renzi gli ha spiegato che sta facendo di tutto per far saltare la candidatura di De Luca e arrivare a un altro candidato buono per tutto il Pd e su cui potrebbe convergere.
Il nome è quello del guardasigilli Andrea Orlando su cui il sondaggio è serissimo: “Renzi — dice una fonte autorevole — ha detto ad Alfano che deve fare come con Mattarella: all’ultimo, si schiera col governo”.
E ormai dentro Ncd c’è tutta un’ala che, capendo l’aria che tira, dialoga direttamente con Renzi e i renziani: Misuraca, Nino Bosco, Dorina Bianchi.
E soprattutto Beatrice Lorenzin. La quale, raccontano fonti degne di questo nome, è pronta a entrare nel partito di Renzi.
Ne ha parlato col premier, ma per ora l’operazione è prematura.
Nunzia De Girolamo è invece pronta a rientrare, in grande stile, in Forza Italia.
Sono le prime naufraghe che hanno trovato le scialuppe. Pd e Forza Italia. In mezzo, la barchetta di Alfano imbarca sempre più acqua.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 13th, 2015 Riccardo Fucile
LA RICERCA DELL’APPOGGIO DELL’ANGELO AZZURRO
Berlusconi gioca il tutto per tutto per stringere un patto con Alfano, per tenere dentro Salvini e salvare il
salvabile alle regionali. Dal Veneto alla Campania.
Sarà la prova del nove per la tenuta della sua leadership.
Tant’è che, dopo la minaccia di sospensione dal partito, tira un altro colpo a Raffaele Fitto, imponendo d’autorità un candidato nella «sua» Puglia.
Vuole spingere con tutte le sue forze l’ex governatore fuori da Forza Italia. E non fa nulla per nasconderlo: «Raffaele deve adeguarsi, deve rispettare le regole del partito, altrimenti è bene che vada e che lo faccia prima delle Regionali», è lo sfogo che l’ex Cavaliere consegna ai tanti che vanno e vengono per tutto il giorno da Palazzo Grazioli, dai fedelissimi Toti, Bergamini, Rossi, Ghedini, al coordinatore pugliese Francesco Amoruso.
Il timore, non confessato, è che un’eventuale disfatta al voto di maggio nelle sette regioni – fosse pure con la conferma dell’unico uscente forzista Caldoro a Napoli – consenta ai dissidenti di chiedere ben più che l’azzeramento dei vertici: la sua testa. L’ultimo sondaggio consegnato allo staff berlusconiano sulle regioni al voto non è confortante.
Il dato più soddisfacente si registra proprio in Campania, dove Fi si attesterebbe al 21 per cento, ben oltre la media del 13-14 nazionale, ma per vincere occorre molto di più. E altrove è un disastro, dal 4,5 della Toscana al 7,8 del Veneto.
È una guerra dei nervi. In un partito già logorato dal recente strappo al patto del Nazareno.
Nelle seduta fiume di ieri, solo poco più della metà delle postazioni forziste si accendeva durante le votazioni.
Ieri intanto la scelta del candidato in Puglia dopo aver incontrato il solo coordinatore locale Amoruso. E la scelta del leader per fronteggiare Michele Emiliano cade su Francesco Schittulli, oncologo ed ex presidente della Provincia di Bari, assai gradito all’Ncd.
Fitto non fa una piega. Si limita a dire che Schittulli è suo «amico », che sul suo nome non c’è nulla da eccepire, ma che ancora una volta il problema è il metodo: lui e la sua corrente avevano invocato invano le primarie.
Stamattina l’ex governatore pugliese tornerà alla carica con una conferenza stampa alla Camera, mentre resta confermata la kermesse del 21 a Roma con cui tornerà a sparare a palle incatenate contro la gestione del partito.
«Mi auguro che Fitto non se ne vada, ma nemmeno che il suo diventi un bombardamento continuo al gruppo dirigente fine a se stesso – avverte il consigliere Giovanni Toti – Adesso o Fitto fa la sua proposta oppure viene da pensare che ci sia dietro qualcosa». La minaccia di sospensione entro due settimane resta in piedi.
Proprio Toti, con Deborah Bergamini, ha incontrato ieri sera nella stanza del governo di Montecitorio il leader Ncd Angelino Alfano.
Si lavora a un incontro con Berlusconi per la prossima settimana.
Il ministro ha risposto con la battuta che ripeteva ai suoi nel pomeriggio: «Siamo così importanti adesso per le regionali e per la Campania? Ma non eravamo un partito dell’1,6 per cento?»
Il loro orientamento sarebbe quello di presentare candidature autonome. Ed è un avvertimento per fronteggiare il veto contro di loro annunciato dal capo del Carroccio. Quanto alla Campania, «usciamo da una giunta con Caldoro, ma lì molto dipenderà dalla coalizione, dalla presenza della lista Salvini – ragiona Alfano – e da quel che accadrà in Veneto, per esempio ».
Perchè, per dirla con Quagliariello, Campania e Veneto per l’Ncd «camminano insieme ».
E dunque, o l’intesa di centrodestra si farà in quelle due regioni, oppure non si farà da nessuna parte.
A quel punto, addio al loro 8-9 per cento in Campania, decisivo per Caldoro.
Così, Berlusconi si ritrova stretto fra tre fuochi: Salvini e Alfano agli antipodi e Fitto sul fronte interno.
Ieri, prima di imbarcarsi per Milano, si mostrava fiducioso coi fedelissimi: «Convincerò Salvini ad accettare l’intesa con l’Ncd in Campania. Del resto, Zaia in Veneto ha bisogno dei nostri voti».
Ma è tutto appeso a un filo.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 4th, 2015 Riccardo Fucile
ANDARE CON IL PD O CON IL CENTRODESTRA?
Scena di ieri. In capigruppo si sta definendo il calendario della Camera, quando Nunzia De Girolamo
chiede di dare priorità alla responsabilità civile dei magistrati.
Il ministro Maria Elena Boschi risponde: «Non c’è una scadenza e c’è la riforma costituzionale in sospeso».
Tradotto, la responsabilità civile dei magistrati può attendere. «Così non va» chiosa De Girolamo. Gli alleati di governo sono in disaccordo su tutto, ultimamente.
Ncd è davanti a un bivio esistenziale: morire renziano o strappare.
Sono ore complicate, e i neocentristi tentano di uscire dall’angolo dove li ha costretti la mossa di Matteo Renzi sul Quirinale.
Niente veti o vertici di maggioranza vecchia maniera: ribadisce il premier, ben consapevole che da qui in avanti ogni ddl, ogni decreto potrebbe trasformarsi in una mina.
Basta sentire i senatori di Ncd, agguerritissimi sulla legge che trasforma le banche popolari in Spa. «Se non cambia non la votiamo»: Pippo Pagano, uno di quelli che acceso dall’orgoglio siciliano aveva spinto per Mattarella sin dall’inizio, lo ha messo per iscritto in un comunicato.
Spedito direttamente a Renzi. «Corre, corre, ma ‘ndo corre senza voti…» fa velenoso al premier Carlo Giovanardi che, come memento, stila l’elenco delle cose di cui disfarsi: «Legge sulle banche, indottrinamento gender nelle scuole, riforma del lavoro».
Ecco il terreno minato. Vogliono un segnale, i neocentristi.
Da Renzi, ma anche da Angelino Alfano. Il leader resta dov’è, ma avrà un mandato condizionato per il governo.
Roberto Formigoni la mette così: «Facciamo una verifica. Renzi e Alfano annuncino il programma della seconda fase della legislatura. Punto per punto».
Il tagliando non dovrebbe risparmiare nemmeno la compagine governativa di Ncd, secondo Formigoni: «Sono gli stessi ministri scelti da Berlusconi. Ci farebbe bene cambiare un po’, forse».
Ma toccare Alfano potrebbe essere controproducente, lo indebolirebbe ulteriormente, dopo il pasticcio del Quirinale.
A nessuno è sfuggito che Maurizio Lupi ieri fosse l’unico ministro non seduto tra i banchi del governo, mentre Alfano se la rideva con Renzi.
In vista delle regionali è al ministro dei Trasporti che starebbero pensando in tanti per guidare il partito.
Gaetano Quagliariello gli lascerebbe il posto di coordinatore, per coprire il ruolo di capogruppo in Senato lasciato vacante da Maurizio Sacconi, che potrà così dedicarsi a riempire di spine i decreti attuativi sul Jobs act.
C’è solo un’incognita: il premier guarderà a sinistra?
Nell’agenda ha rimesso ius soli, diritti civili, e quant’altro possa essere indigesto ai cattolici di Area Popolare.
Mentre dagli ex 5 Stelle a Sel, dopo l’asse su Mattarella, si aspetta solo di essere lusingati ancora. Alfano deve imparare da Renzi, e giocare su più tavoli.
Perchè è tempo di fare i conti con se stessi, e con la maturazione di un progetto che rischia di evaporare nell’irrilevanza.
Eppure ancora ieri, alla riunione dei coordinatori di Ncd, non è stata data la risposta alla grande domanda che coinvolge le sette regioni prossime al voto: andare con il Pd o con il centrodestra?
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
“DOVREMMO FARE COME LA LEGA CON BERLUSCONI”
Tra loro, lo chiamano «l’incubo di diventare Scelta civica». La paura di precipitare allo zero virgola, fagocitati da Renzi.
Ne hanno discusso in una riunione l’altra sera. E sono soprattutto quattro, tra i vertici di Ncd, a voler arrivare in fondo alla questione, pronti a chiedere ad Alfano di dimettersi da ministro dell’Interno per avere mani libere nel rapporto di alleanza col Pd: non solo l’ex capogruppo al Senato Maurizio Sacconi, ma anche Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello e soprattutto Nunzia De Girolamo.
E’ lei, la capogruppo alla Camera, a essere così infuriata per i fatti degli ultimi giorni da aver fatto pensare a un suo possibile passaggio alla Lega.
Una «fantasia giornalistica», smentisce, ma chi ieri l’ha sentita, ritirata in una domenica in famiglia, la descrive furibonda.
Se possibile, ancora più di sabato, dopo aver letto il colloquio con Renzi pubblicato ieri dalla «Stampa»: «Ma come — è sbottata al telefono con un’amica — Renzi dice che facciamo confusione, fa riferimento a vicende territoriali come il sindaco di Milano, e Angelino e Lupi stanno zitti? Così la nostra gente pensa che siamo solo attaccati alla poltrona!»
E’ stata gestita male tutta la partita del Colle, secondo lei.
Non per il nome di Mattarella, ma perchè la sensazione, alla fine, è di una subordinazione di Ncd a Renzi.
E lei l’ha detto ad Alfano: «Dobbiamo essere un partito di lotta e di governo, com’era la Lega nel governo Berlusconi del 2008. Dobbiamo ricostruire il centrodestra e riempire lo spazio che c’è tra la Lega di Salvini e il Pd del premier. Ma non possiamo farlo se facciamo i maggiordomi di Renzi!».
Al premier, in questo passaggio, lei e gli altri in sofferenza in Ncd riconoscono la bravura, «ma non si può andare avanti così», masticavano amaro sabato a Montecitorio
E infatti, prima ancora di una verifica di governo, ne chiedono una nel partito.
Dove vogliano arrivare, lo fa capire Cicchitto in un’intervista a «Libero», quando parla di una «verifica dei ruoli» di Alfano: cioè che possa dimettersi dal Viminale per «esercitare pienamente la sua leadership».
Il che fa il paio con la riflessione fatta dalla De Girolamo: «Dovremmo essere come la Lega per Berlusconi: ma come fa Alfano a fare da pungolo mentre è ministro dell’Interno?».
Un malumore tale da portarla fuori dal partito? Lei ha un buon rapporto con Berlusconi, e più volte è stata data vicina al ritorno in Fi.
Per ora, però, garantisce chi le ha parlato, non si muoverà da Ncd. In attesa di un chiarimento con Alfano.
Francesca Schianchi
(da “La Stampa“)
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Febbraio 1st, 2015 Riccardo Fucile
“SCHEDA BIANCA E’ RINUNCIARE A PROPRIE IDEE, SE MARTINO GLI FACEVA SCHIFO POTEVANO VOTARE PER ME”
Il vincitore è chiaro, lo sconfitto pure. Lineare la strategia di Renzi, incomprensibile la tattica di
Berlusconi. Da ricovero, invece, l’“altalena” di Alfano e del suo Ncd.
È questa, idopo l’elezione di Mattarella, la sintesi di Vittorio Feltri, che si è pure portato a casa 46 voti.
Feltri, chi vince e chi perde?
«Questa partita l’ha vinta Renzi. Ha imposto il suo candidato, considerato da Berlusconi, e me ne stupisco, non degno di essere votato. Se avesse scelto di votarlo, Forza Italia avrebbe fatto una discreta figura. Mattarella è un democristiano, non un ex segretario del Pd, del Pds o del Pci, e Berlusconi aveva detto proprio di non volere un ex comunista. Votare scheda bianca ha significato rinunciare anche alle proprie idee. Tra l’altro c’era un candidato di bandiera, Antonio Martino, che ha preso due voti, e questo è squallido. E se poi proprio Martino gli faceva schifo, c’ero io, che avevo i voti di Lega e Fratelli d’Italia.
Il numero di schede bianche dimostra che in Forza Italia c’è stato un serio smottamento. Siamo al declino di Berlusconi?
«Forza Italia non solo si è indebolita ma ha creato scompiglio al proprio interno. Ci sono delle crepe che minacciano di segnalare in anticipo un brutto crollo. Anche perchè non si capisce se a votare per Mattarella siano stati i parlamentari fedeli a Fitto o qualcun altro».
Se Forza Italia è all’angolo, Salvini ride?
«L’alleanza tra Salvini e la Meloni può portarli al 20% dei consensi, una forza con la quale, alle prossime elezioni, dovrà fare i conti soprattutto Forza Italia, che ne avrà di meno. Il futuro del centrodestra, dunque, non è più legato a Berlusconi quanto ai leader di Lega e FdI».
La rottura con Renzi è stata una pantomima e in realtà i due erano d’accordo?
«Non credo abbia senso parlare di pantomima. Se così fosse, Berlusconi avrebbe dovuto votare per Mattarella già al primo turno. Stavolta la sua strategia sfugge alle mie pur modeste capacità logiche».
Alfano è passato dal “no” al “sì” a Mattarella in men che non si dica, provocando lo sconquasso nell’Ncd. La maggioranza che sostiene Renzi è a rischio?
«Alfano dovrebbe farsi curare da un traumatologo. Non ne azzecca una neanche per sbaglio. Finora ha ottenuto solo la sua poltroncina. Quanto al rischio per la maggioranza, per buttare giù dalla poltrona quelli dell’Ncd ci vorrebbe la fiamma ossidrica. Mi stupisce l’ingenuità con cui questi strateghi della politica agiscono. E Berlusconi è quello che mi ha stupito più di tutti».
A proposito di strategia errata, il M5S proprio non le sa giocare le partite politiche.
«E infatti anche le loro scelte sfuggono a ogni logica. All’inizio, tra l’altro, loro, nemici dell’euro, avevano proposto Prodi, cioè colui che l’euro l’ha introdotto».
Renzi ha compiuto il suo capolavoro politico: Pd compatto, Berlusconi spalle al muro, Alfano piegato, Grillo irrilevante, un uomo che non gli farà ombra al Quirinale.
«Io non lo vedo questo capolavoro. Renzi è stato lineare. Berlusconi gli aveva detto di non volere un ex comunista e Renzi è stato di parola. Un atteggiamento normale a cui gli altri hanno risposto con strane elucubrazioni, facendolo sembrare un furbacchione».
Lei ha avuto 46 voti. Ci farà un pensierino la prossima volta?
«La prossima volta forse sarò al cimitero».
Lu.Ro.
(da “il Tempo”)
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Febbraio 1st, 2015 Riccardo Fucile
PREOCCUPAZIONE PER LE REGIONALI
“Angelino, lascia il Viminale e pensa al partito”. Soprattutto adesso che si avvicinano le elezioni regionali. 
È la richiesta che arriva, in modo più o meno velato, da tanti di Ncd al segretario.
Il ritiro di Alfano, dal ministero più pesante che ci sia, sarebbe un passo indietro doloroso, per farne due avanti, che i maggiorenti del partito non hanno in certi casi il coraggio di domandare direttamente a lui, ma caldeggiano tra loro nelle conversazioni agitate di queste ore, in seguito al Ground Zero del centrodestra in tutte le sue articolazioni.
Angelino Alfano però non sembra voler lasciare l’incarico di Governo: “Ora faremo sentire forte la nostra voce all’interno del governo, a partire dalla riforma delle popolari e i decreti sul Jobs Act” dice in un’intervista al Tg1.
“Ho deciso io di votare Mattarella come presidente della Repubblica. Sono convinto di aver fatto bene anche se questo ha creato malumori nel mio partito. Io non tratterrò nessuno come non ho costretto nessuno a venire, chi ci sta ci sta”.
Ed ancora: “Noi al governo ci rimaniamo per affrontare le nostre battaglie”.
Il cambio di rotta repentino di Alfano nella partita del Colle e l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale hanno fatto dunque esplodere il Nuovo centrodestra, diviso tra chi non vuole morire renziano, chi vuole tornare con Silvio Berlusconi e chi invece vuole restare nella terra di mezzo ma non capisce bene come, con chi e fino a quando. In Ncd adesso si è tutti contro tutti.
Lasciare il Viminale, ma non il governo, e sostituire Alfano in quel ruolo con qualcuno di area centrista, sarebbe la risorsa con cui Ncd spera di recuperare forza agli occhi di Renzi tramite il potenziamento vero di un partito che adesso deve affrontare le elezioni regionali e che soltanto l’azione diretta di un segretario impegnato a tempo pieno potrebbe mettere o rimettere in piedi
In questo contesto c’è anche chi vorrebbe lasciare l’esecutivo – in seguito all’asse con Sel nella scelta del Capo dello Stato- per giocare meglio la partita sui territori.
Dove però rimane il dubbio amletico di sempre: Come conciliare la presenza nel governo di Renzi con la voglia di correre con il centrodestra sui territori?
Il risultato, nel day after l’elezione di Matrarella, è che Ncd non ha più il capogruppo dei senatori, perchè Maurizio Sacconi si è dimesso, e neanche un portavoce dal momento che Barbara Saltamartini ha lasciato l’incarico, probabilmente per traslocare nella Lega Nord, con Salvini che la attende a braccia aperte.
Venerdì sera, quando le agenzie iniziavano a lanciare la notizia che Ncd avrebbe votato per il giudice costituzionale proposto da Renzi per il Quirinale, le urla provenienti dalla sala dove gli alfaniani si sono visti – salvo poi far slittare l’incontro alla mattina dopo – si sentivano nei corridoi circostanti.
Roberto Formigoni e Carlo Giovanardi, tra gli altri, avrebbero manifestato apertamente la loro insofferenza per l’atteggiamento di Matteo Renzi, che ha proposto un nome senza cercare il dialogo con gli alleati di governo, forte del sostegno di Sel. In particolare, l’ex governatore lombardo, chiede una verifica di governo perchè “i rapporti con questo esecutivo non vanno bene e questo lo dimostra non soltanto il caso Mattarella ma anche cosa è successo sulla cosiddetta norma salva Berlusconi, sui decreti per le banche popolari e sul Jobs act”.
Anche Fabrizio Cicchitto chiede di “aprire una riflessione” sia sul governo sia sul partito.
“Premesso che io ritengo la leadership di Alfano fondamentale per l’aggregazione di Area popolare e per la ricostruzione del centrodestra – dice – va aperta una riflessione sui suoi ruoli. Si pone l’esigenza che Alfano possa esercitare pienamente la sua leadership”.
A chi chiede una verifica di governo, il premier però ha risposto che non ci sarà : “È roba da prima Repubblica”.
Nunzia De Girolamo, presidente dei deputati di Ncd, ha espresso i suoi malumori per il cambio di linea nella partita del Colle e in un tweet precisa che non sta valutando le dimissioni da partito ma chiede “al centrodestra un sussulto di dignità “.
Quella dignità che secondo i malpancisti non si è dimostrata per l’elezione del presidente della Repubblica.
Ora tocca alle elezioni regionali di cui si sente il peso.
In Campania alcuni di Ncd vorrebbero correre con il Pd, altri invece con Stefano Caldoro dunque con Forza Italia, e altri ancora come Area popolare da soli.
Su Milano il discorso è ancora più complicato.
Maurizio Lupi, secondo quanto viene raccontato in ambienti di Ncd, vorrebbe essere il candidato sindaco. Ma con quali alleati?
Forza Italia è necessaria, ma i berlusconiani stanno tentando il dialogo con la Lega Nord, su cui buona parte degli alfaniani mette il veto.
In più trattare sulle alleanze nei territori, da una posizione di governo, risulta più complicato
Da domani inizieranno le riunioni tra i parlamentari di Area popolare, con un confronto che sarà molto “duro”, come lo definisce Formigoni.
E bisognerà scegliere anche il nuovo capogruppo al Senato.
Tra i nomi che circolano c’è quello di Renato Schifani.
Ma anche su questo non mancano le difficoltà interne.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 31st, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI E ANGELINO NAZARENI DI COMPLEMENTO… FI PRIMA MINACCIA L’AVENTINO, POI CI RIPENSA
Succede alla sei della sera. 
La pioggia non cade più e Sergio Mattarella nei calcoli degli sherpa renziani supera il muro dei 600 voti.
Dalle parti di Sel, dove i vendoliani sono raggianti manco dovessero votare l’erede di Che Guevara, ironizzano: “Magari prende 666 voti”.
Il numero della Bestia. Non proprio il massimo per un cattolico praticante come Mattarella.
Stavolta i 101 sono al contrario. Non franchi tiratori. Ma soccorritori. Addizione, non sottrazione. Dentro il Pd, Lorenzo Guerini prevede al massimo trenta defezioni isolate, per mal di pancia vari. Nulla di organizzato.
L’amaro pomeriggio del Nuovo Centro Destra
Nella noia e nell’attesa di un’elezione che appare ormai scontata, gli unici brividi arrivano da Ncd, il partitino ministeriale di Angelino Alfano.
Un ultrà renziano di primissima fila, spavaldo, confida ai cronisti: “Domani mattina alle nove arriverà una dichiarazione congiunta di Berlusconi e Alfano che dicono sì a Mattarella”.
In realtà , il ministro dell’Interno cede prima. Ed è proprio Renzi, in un colloquio teso, a rinfacciargli il delicato ruolo ricoperto al Viminale.
“Ma ti rendi conto, tu sei il ministro dell’Interno come fai a non votare il capo dello Stato? Dovrai avere con lui un contatto costante”.
Risposta: “Ma io sono un grande elettore, ho il diritto di decidere cosa fare”.
I toni si alzano e “Angelino” cerca di fare la faccia feroce: “Matteo sinora ci hai sempre trattato con sufficienza. Se vuoi meritarti la nostra considerazione il primo passo fallo tu. Fai un appello e poi vediamo”.
Le pressioni su Alfano sono tremende. Si fa vivo, con una telefonata, persino Giorgio Napolitano: “Nella tua posizione devi votare”.
In cuor suo, l’ex delfino (senza quid) di B. sa che non schioderà mai dall’amata poltrona ministeriale ma deve conciliare il suo cerchiobottismo centrista con la rabbia berlusconiana e con le faide interne di Ncd.
I socialisti di Cicchitto e Sacconi, per esempio, sono fuori dalla grazia di Dio.
I più duri. Si sentono traditi da Renzi sul loro “compagno” Amato e non hanno dubbi. Rompere.
La filorenziana Lorenzin è sul fronte opposto. Rimanere.
Poi ci sono i democristiani del sud. I siciliani in primis, capitanati da Castiglione: “Sergio lo votiamo certamente”.
Ed è a quel punto che si supera il primo ostacolo. Non più Aventino. Bensì scheda bianca.
Una sorta di libertà di coscienza: “Chi vuol votare Mattarella faccia pure”. Gli alleati dell’Udc, Casini e Cesa, con cui Ncd ha fatto gruppi comuni, sono già d’accordo.
La linea l’ha dettata, riferiscono, De Mita in persona: “Dobbiamo sostituire Berlusconi nel patto del Nazareno”.
L’attivismo di Gianni Letta
A dare man forte alla linea trattativista è soprattutto Gianni Letta. È lui che prende il posto di Verdini e tiene aperto un canale con il premier.
Letta propugna la dottrina aziendalista di Confalonieri. Per la serie: “Silvio non ci conviene rompere, buttiamo giù il rospo Mattarella”.
Il Condannato è ad Arcore , reduce dalla giornata di servizi sociali a Cesano Boscone. Ed è ancora sotto choc.
Non si capacita del “tradimento di Matteo”. I sostenitori del mezzo sì a Mattarella (scheda bianca), se non di un voto a favore, gli sussurrano che in fondo “nel 1997, Mattarella non votò per l’arresto di Previti per l’inchiesta Imi-Sir”.
È il tema del salvacondotto che ritorna. La fatidica Salvasilvio del 3 per cento e l’agibilità politica.
Alle otto di sera, gli alfaniani non sono contenti del tiepido appello renziano e fanno slittare la riunione a stamattina.
Berlusconi e Alfano si sentono in tardissima serata. La risposta al premier è prevista oggi. Due le ipotesi. Scheda bianca per entrambi. Oppure Ncd sì e Forza Italia scheda bianca.
Tramonta l’ipotesi fuga non i malumori
Tra gli azzurri, lo smarrimento da caos è totale. La minaccia dell’Aventino viene archiviata con sprezzo e con scherno dal capo dei ribelli pugliesi, Raffaele Fitto: “Non votare è un atto sudamericano”.
Loro in aula ci saranno comunque. Tentati dal voto per Mattarella. Il toscanaccio Bianconi infierisce: “I nazareni dovrebbero dimettersi e fare il pellegrinaggio a Santiago de Compostela per espiare i peccati ai danni del centrodestra”.
Vincenzo D’Anna, altro ribelle azzurro: “Io non prendo ordini da chi ha sbagliato tutto”.
Nel frattempo undici senatori di Ncd, siciliani e calabrasi, di dichiarano pubblicamente per Mattarella.
Pronostica un berlusconiano: “Se noi arriveremo a quaranta schede bianche sarà già tanto”. Nel voto a Mattarella si concentrano tre sentimenti: la vendetta antinazarena, l’umore antiberlusconiano di ritorno, l’orgoglio trasversale dei democristiani del sud. Nel Pd le uniche tensioni sono tra giovani turchi e bersaniani.
Per i primi, Stefano Fassina rinfaccia a Miguel Gotor di spargere voci false su franchi tiratori dei “turchi”: “Non è vero e tu stai mettendo le mani avanti ”.
Già , il Pd. Ci saranno i traditori?
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 30th, 2015 Riccardo Fucile
FINISCONO TRAVOLTI DALLA FRONDA INTERNA… E SILVIO SI PERDE FORZA ITALIA
È più di una “resa” sul Quirinale, quella che si materializza quando Angelino Alfano e Silvio Berlusconi si
telefonano per concordare che, sabato mattina, cederanno su Mattarella.
Il ministro dell’Interno ha già annunciato il suo sì attraverso Gaetano Quaglieriello in tv e, soprattutto, che lo ha già pronunciato di fronte a Matteo Renzi.
L’ultima notte dei comunicati ufficiali serve solo per aspettare l’ultima capriola di Berlusconi.
Dal paventato Aventino alla scheda bianca annunciata nel pomeriggio dal suo consigliere Giovanni Toti. Al possibile sì.
Perchè è l’ultima trattativa è nelle mani di Gianni Letta, impegnato a portare Berlusconi sul voto favorevole a Mattarella.
Dice una fonte vicina al dossier: “Se a questo punto votiamo scheda bianca, Berlusconi esce in minoranza nel suo partito. Meglio votare sì per salvare la faccia. Tutto il resto è perso”.
È più di una resa perchè è successo che Berlusconi (e Alfano) hanno perso totalmente il controllo dei rispettivi partiti.
Con truppe di parlamentari pronte a votare Mattarella, come atto di malessere verso la linea oscillante di Angelino, dentro Ncd.
E come atto di rivolta verso Berlusconi, il suo cerchio magico, Verdini, quelli che lo hanno condotto verso una disastrosa sconfitta politica, dentro Forza Italia: “Ha dato tutto — è il refrain – ci ha ammazzati, sacrificati con la legge elettorale e si è fatto scaricare senza incassare nulla”.
Succede che col passare delle ore, dentro i due partiti, il voto su Mattarella diventa il catalizzatore di malesseri, frustazioni, dissenso politico represso per mesi.
A metà giornata quasi una trentina di parlamentari di Area Popolare sono pronti a votare Mattarella, e una cinquantina di Forza Italia, la metà del gruppo.
Berlusconi e Alfano, i grandi azionisti fino a qualche giorno fa, del partito della Nazione sembrano due estranei a casa loro.
Ed è più di una resa perchè arriva dopo un azzardo. Che segna anche un rapporto tra i due — Berlusconi e Alfano – nuovamente incrinato.
E allora occorre partire dall’inizio, per capire le macerie del centrodestra alla fine della giornata di passione.
Da quando Silvio Berlusconi, furibondo, chiama Alfano nel tardo pomeriggio di giovedì. E gli fa la grande offerta. Che, vista la delicatezza della materia, la portavoce dell’ex premier non conferma.
Ma più di testimone vicinissimo al ministro dell’Interno e “oculare” nel caso di Berlusconi) racconta all’HuffPost: “Angelino, se apri la crisi andiamo dritti al voto e sarai tu il candidato del centrodestra”.
Ecco, la crisi di governo in cambio delle chiavi di casa. Subito.
Quello che Alfano voleva ai tempi della scissione. Prosegue il testimone: “Significava voltare pagina, intestarsi la ricostruzione del centrodestra. Per Alfano l’occasione della vita. Tornare da leader nella guida dei moderati ed emanciparsi da Renzi”.
Ma Alfano prende tempo.
Perchè, al fondo, ha paura di essere risucchiato da Berlusconi: “Non si fida” dicono i colonnelli del suo partito.
Già vede il film di una campagna elettorale devastante, all’ombra di un rinato Caimano, contro tutto e tutti: governo, nuovo capo dello Stato, procure.
Già vede le riunioni ad Arcore col cerchio magico e Dudù. È per questo che nella prima riunione coi suoi all’alba spiega che vuole tenere “il patto di consultazione con Forza Italia” ma che la linea è “scheda bianca”, senza forzature. Senza crisi.
Ed è una posizione che, col passare delle ore, rischia di scricchiolare, stretta tra la pressione di Berlusconi che per tutto il giorno gli chiede di forzare e quella di Renzi, furioso perchè non si è mai visto un ministro dell’Interno che vota contro il candidato al Colle del suo presidente del Consiglio.
Col passare delle ore, le truppe “non tengono”.
A metà mattinata, il senatore Castiglione ha già il consenso di una ventina di parlamentari di Area popolare, soprattutto siciliani, per “votare Mattarella”.
Il pallottoliere dice che possono salire fino a 30. Ma è la “mossa” di Berlusconi a trasformare il centrodestra in un campo di battaglia.
Perchè l’Aventino sul Quirinale era un’ipotesi che non doveva uscire.
Doveva rimanere riservata. Un conto è dirselo a telefono anche con dei testimoni, un conto è dirlo a un ufficio di presidenza.
Invece esce dall’ufficio di presidenza degli azzurri: “Forza Italia — battono le agenzie — valuta di non partecipare alle votazioni sul capo dello Stato”.
Parole che hanno l’effetto di fiammiferi accesi vicino a un candelotto di dinamite. Perchè già è anomalo che un ministro dell’Interno si astenga sull’elezione di un capo dello Stato proposto dal suo premier, ma l’uscita dall’Aula sarebbe la crisi.
È il Mezzogiorno di fuoco del centrodestra.
La prospettiva della crisi (e di elezioni) fa partire i “frenatori” sia dentro Forza Italia sia dentro Ncd.
Riunito a pranzo con i suoi, Fitto ci mette un secondo a pensare la contromossa. Ecco il ragionamento di Fitto, raccontato da un commensale: “Fanno l’Aventino e vogliono andare fuori dall’Aula? Ma no, questa è una cretinata. Non è una posizione politica, è uno sgarbo quasi personale a Mattarella. Noi non ci stiamo. E questa sera annunceremo che entriamo in Aula e votiamo scheda bianca, perchè come dice Berlusconi critichiamo il metodo e non la persona”.
A quel punto, nell’urna, Dio ti guarda, Berlusconi no, e il Padreterno non si dispiace se qualche voto va a Mattarella.
I “qualche voto” sono i 40 fittiani più i trenta di Area Popolare. Questi i numeri ufficiali, di quelli che ci mettono la faccia, dichiarano e firmano documenti. Nel segreto dell’urna sono ancora di più.
Le riunioni di Ncd sono un qualcosa a metà tra un ring e una seduta di autocoscienza. Volano parole grosse l’ala filo-berlusconiana (Lupi, De Girolamo, Saltamartini, pure Quagliariello è tra i duri) pronti alla crisi e i filogovernativi. Beatrice Lorenzin lavora tutto il giorno per una ricucitura politica con palazzo Chigi: per votare Mattarella — è il suo ragionamento – serve un appiglio.
E l’appiglio è una dichiarazione distensiva da parte di Renzi che svelenisca il clima consentendo ad Alfano si votare Mattarella senza perdere la faccia.
È quello che poi accadrà . E che scava un solco con Berlusconi.
L’ex premier, che solo una settimana fa sembrava il numero due del partito del Nazareno e fantasticava di un suo ingresso al governo assiste da Cesano Boscone alla rivolta del suo partito ed è costretto a una resa umiliante: dall’annuncio dell’Aventino al possibile quasi sì a Mattarella.
(da “Huffngtonpost”)
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