Luglio 14th, 2012 Riccardo Fucile
IL NOME DEL FONDATORE DEL CARROCCIO EPURATO NEI NUOVI LOGHI… ARRIVANO VIA MAIL LE DISPOSIZIONI DELLA NUOVA NOMENKLATURA DI CORTE
Dopo l’uscita di scena reale anche quella simbolica.
Il nome di Umberto Bossi ‘esce’ ufficialmente dal simbolo della Lega Nord.
La scritta ‘Bossi’, infatti, non è presente nei nuovi loghi. Il nuovo simbolo è stato inviato via mail a tutte le segreterie del Carroccio.
Nella circolare, letta dall’Ansa, si raccomanda di utilizzare il nuovo logo “in ogni ambito”.
E’ una delle prime decisioni della nuova era della Lega, quella targata Roberto Maroni.
La circolare ha come oggetto il “Nuovo simbolo Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”. E’ stata inviata alle sezioni e alle Circoscrizioni, allegando “una comunicazione pervenuta dalla Segreteria federale” destinata “alle Segreterie Nazionali e Provinciali Lega Nord”.
La guerra per il simbolo.
Proprio il neo-segretario del Carroccio aveva posto, come discriminante del proprio incarico, la volontà di non “essere segretario a metà ” ne un capo “sotto tutele”.
Quella di oggi è solo l’ultimo capitolo della guerra per il simbolo del Carroccio.
In molti, negli ultimi mesi avevano sostenuto che il Senatur fosse pronto a rivendicarlo. Ma nel nuovo Statuto presentato nell’ultimo Congresso Federale di Assago, era scritto nero su bianco che “il simbolo della Lega Nord – per l’indipendenza della Padania appartiene al patrimonio della Lega Nord e, in quanto tale, il Consiglio federale è delegato alla gestione dello stesso e a sue eventuali modifiche”.
Torna la “Padania”.
Inoltre, nessun accenno al nome di Bossi: “Il simbolo è costituito da un cerchio racchiudente la figura di Alberto da Giussano, così come rappresentato dal monumento di Legnano – si continua – sullo scudo è disegnata la figura del leone di San Marco, il tutto contornato, nella parte superiore dalla scritta ‘Lega Nord’. Nella parte inferiore è la parola ‘Padania’. Alla destra del guerriero è posizionato il ‘sole delle Alpì rappresentato da sei petali disposti all’interno del cerchio”.
Del resto, la stessa descrizione era contenuta nello statuto dei leghisti del 2002.
Ma, di fatto, la parola Padania era stata ben presto sostituita dal cognome del fondatore.
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Luglio 10th, 2012 Riccardo Fucile
LE PRESSIONI DEL TESORIERE PER FAR OTTENERE UN POSTO DA DIRIGENTE ALL’UOMO DEL SENATUR…L’ASSUNZIONE CONCORDATA MENTRE SI PARLAVA DI CIG
«Sbattiamocene i coglioni e pensiamo a noi». Questo frammento di una conversazione
telefonica fra l’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito e l’ex capo della sicurezza di Umberto Bossi, Maurizio Barcella, dice tutto a proposito della considerazione che certa politica ha delle aziende di Stato.
Perchè questo colloquio imbarazzante nella forma e nei contenuti, che potrete ascoltare stasera alle 21.30 durante la prima puntata de Il Lecito , programma di inchieste del giornalista del Sole 24 Ore Claudio Gatti trasmesso da La7 , riguarda proprio una impresa di Stato: la Fincantieri, leader mondiale delle navi da crociera controllata dal Tesoro italiano.
Dice Belsito a Barcella: «Mauri, ho parlato adesso con Scarrone… Lui mi ha detto guarda, mi ha dato un consiglio: è meglio che venite giù all’una perchè poi loro devono pubblicizzare la cassa integrazione, non possono far passare il contratto da dirigente che devono fare casino con il governo. Quindi sbattiamocene i coglioni e pensiamo a noi».
«Scarrone» è Sandro Scarrone, capo del personale della Fincantieri il quale, secondo la ricostruzione di Gatti, ha in evidenza sul tavolo una pratica fortemente caldeggiata dall’ex tesoriere leghista.
Ovvero, l’assunzione come dirigente della grande industria navale del fido Barcella, che Bossi ha portato a Roma come suo capo di gabinetto al ministero delle Riforme, nonostante un curriculum non proprio ortodosso per quel ruolo.
Una pratica talmente importante da essere chiusa, a quanto lascia intendere quello scambio verbale, proprio mentre ci si sta apprestando ad annunciare la cassa integrazione.
Che cosa c’entra Belsito in tutto questo?
Il tesoriere del Carroccio è consigliere di amministrazione della Fincantieri, in quota Lega. Lo è stato una prima volta nel 2003.
Ma ora è tornato con una prospettiva folgorante: quella di essere nominato vicepresidente. E ancora non sa che alla morte di Maurizio Balocchi, che lo ha preceduto nell’incarico di partito, ne erediterà anche la poltrona governativa: sottosegretario alla Semplificazione.
Caso unico, nella storia repubblicana, di un membro del governo che è anche contemporaneamente amministratore di un’azienda pubblica. Lo è per sette mesi, prima di dimettersi nel luglio 2011.
Poi perderà anche la poltrona da sottosegretario con la caduta del governo Berlusconi, e in seguito allo scandalo della gestione dei rimborsi elettorali della Lega verrà espulso dal partito insieme a Rosi Mauro.
Ma torniamo indietro di un paio d’anni. Belsito sponsorizza quindi Barcella, all’epoca capo di gabinetto di Bossi, per un posto da dirigente della Fincantieri.
E la cosa, conclude Gatti, va in porto.
Lo proverebbe un altro breve colloquio telefonico che Il Lecito manderà in onda. Parlando con Belsito, l’amministratore delegato della Fincantieri Giuseppe Bono gli preannuncia una telefonata proprio a Rosi Mauro, capo del sindacato padano, vicepresidente del Senato e allora potentissima esponente del cerchio magico bossiano, per informare anche lei «che ho fatto la lettera di assunzione per Barcella e per quell’altro… come si chiama?», «Dalmir Ovieni», lo aiuta Belsito.
Ovieni Dalmirino, come ha raccontato sul Corriere Luigi Ferrarella, è stato fondatore della società consortile «Il Quartiere» promossa dal sindacato padano e presieduta da Rosi Mauro, nonchè consigliere di una società di costruzioni di cui la stessa vicepresidente del Senato nel 1994 era amministratrice.
Dimostrazione ulteriore che curriculum e competenze, in questa operazione, non sembrano affatto prioritari.
Belsito ne parla al telefono addirittura con la moglie di Bossi Manuela Marrone, riferendole il commento di Scarrone: «…Il direttore mi ha detto: Franci, già che siamo in confidenza, guarda che noi a un diplomato di scuola professionale non l’abbiamo mai fatto firmare un contratto del genere. È la prima volta nella storia della Fincantieri…».
L’ex insegnante Manuela Bossi inorridisce: «Scuola professionale? Non ha neanche un diploma? Francesco…».
E Belsito: «No. Questo qui cosa ha mai fatto nella vita? Tutto gli hanno messo per iscritto. Tutto! Persino la casa! Non è mai uscito un contratto così da quell’azienda, mai!».
Interpellata in merito, la Fincantieri ha risposto che nè il nome di Barcella nè tantomeno quello di Ovieni, hanno mai avuto un riscontro negli organici aziendali. Meglio così. Dunque era soltanto una sceneggiata? Chissà .
Ma quelle innocenti telefonate confermano pur sempre che la politica e le imprese pubbliche sono ancora la stessa cosa.
Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera“)
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Luglio 10th, 2012 Riccardo Fucile
“MARONI ALLA REGIONE? FACCIA IL SEGRETARIO, NON E’ FACILE, FORMIGONI RESTERA’ FINO AL 2013″… “GLI EPURATI DELLA LEGA? FORSE TROPPI”
“Formigoni per ora resta lì, ha dimostrato di non essere legato a Roma. Poi si vedrà : se dovrà pagare pagherà , ma noi non lo facciamo cadere. Non ancora”.
Avrà pure perso la guida della Lega Nord, ma Umberto Bossi conserva piglio e modi da Capo.
L’incognita vera è quale potere effettivo abbia, quanto le sue parole possano effettivamente influenzare la linea del nuovo Carroccio guidato da Roberto Maroni. Poco, stando al nuovo statuto.
Ma per lui “questo è secondario: “io e Roberto decideremo tutto insieme, sono il presidente e siamo uguali”.
Il resto della frase la indica col dito: “Umberto Bossi la Lega sei tu”.
La scritta è su uno striscione, esposto davanti alla sede di via Bellerio quando il Senatur si dimise da segretario, e domenica sera srotolato alla festa del Carroccio in un paesino della Bassa bresciana, Castelcovato.
La sua prima uscita pubblica dopo il congresso che lo ha messo ai margini del movimento , la prima occasione utile per intervistarlo.
Un comizio di venti minuti davanti a un centinaio di leghisti, poi la cena con alcuni militanti e gli esponenti locali del partito.
Rosi Mauro non è più la sua ombra e non c’è neanche il fido Roberto Calderoli, “si vede che sta male”, sussurra Bossi mentre firma autografi su magliette bianche con scritte verdi che i militanti in coda gli mettono davanti.
Presidente…
Sono ancora il Capo.
Mi diceva di Formigoni.
Resta lì fino alle politiche, credo primavera 2013 e accorperemo le regionali.
E candiderete Maroni alla presidenza della Lombardia.
Lui ora è segretario e ha molte cose da fare, anche se ha venti persone con lui e io l’aiuto, ma il governatore si fa a tempo pieno.
Salvini ha chiesto a Formigoni di lasciare l’incarico in Expo anche per questo, per concentrarsi solo sulla Regione.
Ce ne sono tante di persone valide che si possono candidare, ancora è presto per parlarne, ma ognuno deve fare il suo lavoro.
Lei fa il presidente, quindi da statuto può solo decidere sui ricorsi degli espulsi, o sbaglio?
Ora devo capire bene, con Daniele (Molgora, ndr) stiamo già lavorando per vedere caso per caso quelli che sono stati cacciati, se era giusto o se sono stati vittime di qualche errore. So che molti hanno da ridire, anche qui stasera mi hanno avvicinato una decina lamentandosi. Gli ho detto di scrivermi che sistemo tutto io.
Se Francesco Belsito e Rosi Mauro dovessero far ricorso, lei che farà ?
Tutto il casino l’avete montato voi giornalisti e la magistratura, ma poi quello lì non è stato arrestato. Lusi è finito in carcere e il nostro amministratore no. Significa che è stata una montatura, a Roma noi non appoggiamo questo governo e qualcun altro ha voluto colpirci così, perchè armi oneste non ne avevano, continuiamo a far paura.
Qualcun altro? A chi si riferisce? Al Viminale fino a novembre guidato da Maroni?
Potevano informarci, eravamo al governo, questo qui (Belsito, ndr) ci rubava i soldi e nessuno ci ha detto niente. A Roma ti si avvicinano per sussurrarti “oh succede questo”, “guarda che coso lì tra poco lo beccano” e a noi nessuno ci ha detto niente? Puzza. Ma ormai è andata così, ora dobbiamo pensare a lavorare e recuperare la nostra gente. Io non appoggio nessuno di quelli che litigano… che vogliono litigare.
Chi sono? Leoni? Quelli che facevano parte del cosiddetto cerchio magico?
Fesserie, dobbiamo pensare a impegnarci. Noi le cose le facciamo, la Lega per me è un figlio, ho fatto quello che dovevo perchè altrimenti altri fermavano il nostro progetto. La Lega oggi non siamo nè io nè Maroni, ma è quello che riusciremo a fare per la nostra gente.
Se cancellate Pontida e la cerimonia dell’ampolla con l’acqua del Po, perderete altri consensi?
È una cazzata dei giornali, non si può cancellare Pontida, è impossibile. Come il Va’ pensiero, sono cose sacre, intoccabili per ogni leghista.
Il partito è al minimo storico.
Questo governo qui riduce il Paese allo zero e la Padania paga ancora e sempre di più, abbiamo sbagliato a lasciare.
Non pensa che uno dei motivi per cui Maroni è diventato segretario, oltre alla gestione Belsito, ai soldi del partito ai suoi figli, sia proprio il suo aver appoggiato acriticamente Berlusconi?
Berlusconi ci ha dato molto.
Soldi per la sede e il simbolo?
Sono cazzate, cazzate di voi giornalisti. Abbiamo fatto il federalismo fiscale prima di tutto. Poi Tremonti e Napolitano l’hanno fatto slittare, ma ci sarebbe già . E la risposta alla Ue, la lettera l’abbiamo scritta io e Berlusconi a casa sua a Roma. Noi l’Imu non l’avremo mai messa e avremo fatto meglio. Ormai sarà la storia a fare i conti.
A proposito di Imu: Maroni l’ha pagata, e lei?
Ma boh, questa era una ratina, ma se devo dico di non far pagare le tasse, altro che Imu.
Quanto tempo è che non vi sentite con Berlusconi?
Mi ha chiamato per lo scandalo lì: sono stato massacrato dai tribunali, io e la mia famiglia. Lui è sensibile.
Berlusconi ha detto che non si ritira ed è pronto a candidarsi di nuovo. Dobbiamo aspettarci il ritorno dell’asse Arcore-Gemonio
Eh eh… sarebbe un buon segnale, ma è ancora troppo presto e dipende se cambiano la legge elettorale o no. A noi il Porcellum andrebbe ancora bene, parlare di alleanze è prematuro. Ho visto che qualcuno pensa al Pd, altri parlano con Alfano. Dobbiamo metterci d’accordo.
Lei è presidente, da Statuto non può decidere le alleanze da solo.
Mai deciso da solo, ne parleremo. Io sono qui da sempre, abbiamo cambiato la storia, mi ascoltano, mi ascoltano. Poi decideremo insieme, ma conosco bene tutti, amici e nemici.
Nel 1994 quando fece cadere il governo Berlusconi il nemico era Maroni, tanto che al congresso straordinario di Milano quell’anno gli disse: “Il coraggio non lo vendono al supermercato”.
Volevo cacciarlo, viene da sinistra, polemizzava. Ma è stato bravo.
A quanto pare ha anche trovato il coraggio: l’ha sfidata ed è diventato segretario riorganizzando totalmente il partito.
Non è solo, ci sono io. E non è facile, tanto che ha distribuito incarichi a tutti. Tenere insieme la Lega è difficilissimo, di coraggio ne serve tanto. Veneti, lombardi poi i piemontesi e giù ormai siamo arrivati in Umbria.
Di tutto quello che è successo, cosa le dispiace di più?
Non essermi candidato, non essere più segretario.
Ricandiderebbe suo figlio Renzo?
Erano tutti d’accordo e hanno aiutato tutti a farlo vincere. Gli ho dato quattro ceffoni, si metterà a posto perchè alla fine non ci sarà nulla. Ma è stato difficile.
Cosa?
Tutto. Quando il Papa ha detto messa a Milano io sono andato. Mi ha visto Bagnasco ed è venuto a salutarmi. “Come va?” mi chiede e io rispondo “male”, lui insiste gentile “e la famiglia?” e io “peggio”. M’ha quasi fatto piangere. Ora è passata, ripartiamo. Mai mula’…”
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile
MARONIANI VITTIME DELLA SINDROME DA RIMOZIONE: FINO AL 26 GIUGNO SUL SITO DELLA LEGA CAMPEGGIAVA ANCORA LA FOTO DI BOSSI, POI E’ STATA ELIMINATA PER UNA SETTIMANA, SALVO POI RIAPPARIRE IN FORMATO RIDOTTO
Bossi come Trotzkij. Un’esagerazione. Ma nel sito della Lega e sulla Padania sembrano aver preso alla lettera la lezione staliniana.
Cancellare tutto ciò che ricorda il passato, annichilire ogni immagine di Umberto Bossi e del suo «cerchio magico».
Riscrivere la storia del rinnegato abolendolo in effigie.
Anche se, stavolta, il «rinnegato Bossi» contrattacca e la sua gigantografia con il sigaro, momentaneamente sbianchettata, riconquista con impresa napoleonica il centro della scena usurpata.
È tutto vero. Non è un’esagerazione.
Da quando Roberto Maroni e i maroniani hanno proclamato il nuovo inizio della Lega umiliata dal clan familistico bossiano, è cominciato il rito della profanazione mediante annientamento dell’immagine del Capo un tempo venerato e amato a cui si doveva obbedienza pronta e incondizionata.
Per qualche giorno sul sito www.leganord.org si vedevano solo foto di Maroni sul palco, Maroni circondato dai suoi fedelissimi, Maroni omaggiato, Maroni in trionfo.
E Bossi? Di Bossi non c’era più traccia.
Solo il nome, in piccolo, sul simbolo della Lega Nord: cambiare stemma in fretta non è poi l’impresa più facile.
Ma per il resto, via ogni raffigurazione dell’ex Capo.
Se qualcuno avesse voluto leggere i discorsi di Bossi, un tempo onnipresenti, invasivi, schiaccianti, avrebbe dovuto andare in fondo alla pagina d’apertura del sito, tra link dal tono generico e anaffettivo come: «Libri e pubblicazioni», oppure «Retroscena».
La Padania , poi, si era dimostrata meritevole del nomignolo che già le era stato affibbiato ai tempi del Bossi trionfante: la «Pravdania», in onore della leggendaria Pravda , la «Verità », monumento alla menzogna di regime nel comunismo reale.
Solo che la «Pravdania» si era adeguata agli imperativi del nuovo gruppo dominante, accodandosi all’opera zelante e meticolosa di cancellazione di ogni reperto del passato. Specializzazione: fotomontaggio.
Ecco allora la fotografia di gruppo in cui i reprobi bossiani vengono sostituiti con il maroniano ortodosso, un’immagine in cui un drappello di dirigenti leghisti sventola il vessillo con il Sole delle Alpi: solo che al posto di Luciano Bresciani e della sudtirolese Elena Artioli compare il vicepresidente della Lombardia Andrea Gibelli, che non era nemmeno presente nella cerimonia in cui era stata scattata l’istantanea. Senza considerare le folle oceaniche che, sulla Padania , circondavano due giorni fa Maroni che galvanizzava i leghisti.
Folle oceaniche ma così oceaniche che certo non avrebbero potuto ondeggiare così massicciamente in uno spazio ampio ma non proprio oceanico come il Forum di Assago, dove è avvenuta l’intronizzazione del nuovo Capo.
Il sito con Bossi ripristinatoIl sito con Bossi ripristinato
Per carità , ritocchino. Per carità , miracoli di Photoshop.
Per carità , solo problemi, come dicono alla Lega, di ristrutturazione del server in un sito che sta cambiando volto e che ha avuto qualche problema.
Fatto sta che ieri Bossi, con un blitz, è tornato grandissimo e imponente, munito di quel sigaro che fa molto arma minacciosa e carismatica.
Il server si sta riaggiustando. Ma chissà se gli aggiustatori hanno mai letto il passaggio del «1984» di Orwell in cui è descritto il funzionamento del Ministero della Verità : «C’erano i vasti depositi dei documenti corretti, e le fornaci, dove si distruggevano i documenti originali. E in qualche posto, del tutto sconosciuti, c’erano i cervelli che coordinavano tutto il lavoro e definivano la linea politica secondo la quale si rendeva necessario che questo frammento del passato venisse conservato, quello falsificato, quell’altro ancora cancellato dall’esistenza».
Uguale alla Padania , alla «Pravdania», alla Pravda .
Del resto, l’arte della falsificazione dei nuovi regimi è stata splendidamente descritto da un libro di Alain Jaubert, «Commissariato degli archivi», pubblicato in Italia qualche anno fa da Corbaccio con una prefazione di Sergio Romano.
È l’arte di rettificare, scontornare, ritoccare, cancellare le immagini imbarazzanti di qualche vecchio dirigente caduto in disgrazia.
È un’arte molto in uso nei regimi totalitari, realizzata con criteri scientificamente inesorabili. Il «Ministero» orwelliano si è materializzato in Unione Sovietica con l’«Amministrazione centrale per gli affari letterari e l’editoria», a sua volta ricalcato sul modello del Ministero goebbelsiano della propaganda.
È l’arte di nascondere la realtà , come il palafreniere cancellato mentre la foto ufficiale ritrae il Duce, in groppa a un robusto cavallo, che sguaina la spada dell’Islam, apparentemente senza nessun aiuto.
È l’arte delle foto ufficiali in cui Trotzkij veniva annullato e con lui Kamenev, Bucharin, tutti i bolscevichi sacrificati sull’altare del Terrore staliniano.
E veniva annullato anche Liu Shaoqi vittima della angherie maoiste durante la Rivoluzione Culturale e poi la «Banda dei Quattro» scomparsa dalle foto dopo la morte del Grande Timoniere.
E venivano annullati i guerriglieri cubani, primo fra tutti Carlos Franqui, che aveva osato dissentire dalla linea ufficiale di Fidel Castro e del leggendario ma spietato «Che» Guevara.
Bossi annullato? Lui e il suo sigaro resistono stoicamente.
Ma chissà per quanto: chi controlla il passato, spiegava Orwell, controlla il futuro.
Il nuovo motto dei nuovi padani?
Pierluigi Battista
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LA CENA SEGRETA DEL SENATUR CON I FEDELISSIMI: “NESSUN PASSO INDIETRO, MARONI SE NE ACCORGERA'”
“Una Lega bis sarebbe solo uno specchietto per le allodole”. Umberto Bossi ne è sempre stato
convinto.
Lo disse al congresso straordinario del 1994, quando decise di far cadere il primo governo Berlusconi, lo ha ripetuto domenica a quanti lo invitavano a dar vita a una scissione.
I fedelissimi di sempre. Giuseppe Leoni, Roberto Castelli, Leonardo Carioni, Marco Desiderati.
Due congressi, quello del 1994 e quello di domenica, celebrati a parti invertite.
Nel primo fu Maroni a rischiare l’esilio. “A Roberto ho scaldato il latte tutte le mattine, ma è il nostro braccio debole e va amputato”, annunciò il Senatùr.
E all’allora ministro dell’Interno e vicepresidente del consiglio dei ministri (per appena otto mesi) non rimase che lasciare il Palatrussardi tra i fischi e gli insulti dei militanti, prendere un aereo e volare alle Maldive.
Altra sorte è toccata domenica a Bossi. Celebrato comunque come padre fondatore, con ancora molti militanti dalla sua parte, il Capo ha tentato di modificare il nuovo statuto del partito così da vedersi garantito un maggior potere, ma non c’è stato nulla da fare.
Non del tutto estromesso ma sicuramente arginato, commissariato, reso inoffensivo perchè privo di qualsiasi autonomia decisionale.
Ma nessuno però lo ha fischiato e nessuno può cacciarlo anche se in molti sperano che Maroni riesca ad arginarlo tanto da spingerlo al definitivo pensionamento.
Ma chi conosce davvero Bossi sa che l’idea è utopica.
Maroni lo sa bene. E infatti teme ciò che è facile prevedere: il Capo continuerà a fare il Capo. Rilascerà dichiarazioni e interviste su qualsiasi argomento, frequenterà con assiduità via Bellerio, lo studio che da venti anni utilizza e l’appartamento ricavato per lui nel quartier generale, dopo la malattia che lo ha colpito nel 2004.
Insomma Bossi sarà un pungolo insistente, una spina ingombrante nel fianco dell’ex titolare del Viminale. Una scheggia impazzita per la Lega di Maroni.
Perchè il Senatùr ha la certezza, alimentata dai seguaci di stretta osservanza bossiana, che il popolo leghista non è “quello lì di Internet, di facebook”.
Lo ha detto lui a cena domenica sera.
A tavola con pochi intimi, appena sei, tra cui Castelli e Carioni. Gli amici di sempre. A mezzanotte aveva già dimenticato le lacrime versate ad Assago e ritrovato la forza. Da madre naturale di quel bambino che è la Lega affidata usando la parabola di Re Salomone a Maroni. “Ma solo temporaneamente, se ne accorgerà ”.
Ieri Bossi ha trascorso la giornata a Gemonio, dove in serata l’hanno raggiunto gli amici fidatissimi. Tra cui il solito Carioni.
Lo ha chiamato verso le sette. “Vieni qui”. E come sempre l’ex presidente della provincia di Como, uno dei recordman di voti del Carroccio (eletto nel 2002 con il 60% delle preferenze), è salito in macchina ed è corso a casa del Capo.
Perchè è certo che Bossi non molla.
Neanche nel giorno per lui più difficile, domenica, ha ceduto di un passo.
Dal palco ha ricordato a Maroni che la Lega è la sua creatura e che l’affidamento è solo temporaneo.
Le truppe del Carroccio che vedono solo in Bossi il leader sono ancora numerose.
“Se fosse stato concesso il voto segreto, come avevo chiesto, la mia non sarebbe rimasta una posizione isolata” ha detto ieri la parlamentare padovana Paola Goisis che da delegata al congresso ha votato contro Maroni segretario.
Flavio Tremolada, assessore-sceriffo del Carroccio a Lesmo lo ha fatto mettere a verbale il suo voto contrario. “Ora vediamo come lavora, poi valuteremo”.
Tremolada è il braccio destro di Marco Desiderati, bossiano eletto al congresso nella segreteria lombarda con 24 preferenze dopo Paolo Grimoldi (31) e Andrea Mascetti (26).
Venerdì ci sarà la prima riunione del consiglio federale e Bossi parteciperà .
Già giovedì sarà nel suo ufficio di via Bellerio. Non prima perchè oggi e domani, salvo imprevisti, sarà a Roma.
“Adesso dobbiamo pensare all’unità del partito”, garantisce Giuseppe Leoni, cofondatore col Senatùr della Lega nonchè sua spalla fedele.
Che al “nemico” Maroni invia un suggerimento “quasi paterno”, dice.
“Se io fossi al suo posto userei Bossi, Umberto è un genio e conosce benissimo il partito e la realtà politica, quindi io se lo avessi a portata di mano come l’avrà Maroni, lo coinvolgerei in tutto. Mi farei aiutare, suggerire; sceglierei con lui la strada migliore da percorrere e poi la presenterei, in accordo con Bossi, come mia”.
Ma per adesso, garantisce, “non c’è alcuna ipotesi di scissione nè di fare un altro partito, figuriamoci: la Lega è Bossi e Bossi è la Lega”.
I vecchi slogan saranno difficili da dimenticare.
E così il consiglio che Leoni invia al neosegretario appare più una minaccia. Soprattutto quel “se lo avessi a portata di mano come l’avrà Maroni”.
Questo è il timore più grande di Bobo.
Il più facilmente prevedibile, del resto.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 1st, 2012 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI TALE BOBO MARONI, CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE… BOSSI ATTACCA LO “SCOPAIOLO” TOSI: “QUALCUNO CHE ALZAVA LA SCOPA FAREBBE MEGLIO A FARSI PAGARE L’AUTISTA DAL SUO COMUNE E NON DALLA LEGA”… “VEDRO’ SE CI SONO IMBROGLI NELLO STATUTO”
Tutto come previsto (o quasi): le lacrime di Umberto Bossi, i sorrisi di Robero Maroni e dei suoi sostenitori in bermuda (Salvini in primis), gli applausi telecomandati, la regia della cappella votiva Isabella..
La seconda e ultima giornata del Congresso federale della Lega Nord al Forum di Assago ha segnato il passaggio tra la vecchia e la nuova gestione del partito.
Non sono mancate frasi polemiche e frecciate reciproche nei discorsi del nuovo segretario del Carroccio, eletto per alzata di mano da circa i due terzi dei congressisti, e del Senatur.
Quest’ultimo, dopo la proclamazione di ‘Bobo’, riprendendo la parabola legata a Re Salomone, ha spiegato di aver agito per evitare la divisione della Lega: “Ho fatto come la donna di quella parabola che lascia il bambino alla rivale pur di non farlo tagliare in mezzo. Il bambino è tuo”, ha detto Bossi.
”Umberto Bossi per me è mio fratello, lo porterò sempre nel cuore – ha commentato il fariseo – Ma oggi inizia una fase nuova”.
Slurp slurp dei barbari in platea che già sognano nuove poltrone.
Poco prima l’ex ministro dell’Interno aveva preso la parola mettendo in chiaro la sua posizione e la volontà di lavorare senza tutele e commissariamenti ( a parte gli imput che gli impartirà la Isabella, ovvio…. n.d.r.).
”Noi siamo qui a congresso per l’attacco della magistratura”. Con queste parole Umberto Bossi ha aperto il suo intervento sul palco del Forum di Assago.
“Il sogno è una cosa sola. E lo dico per gli imbecilli che stanno nella Lega che girano col tricolore. Il sogno è la Padania libera. Quando vedevo avanzare una corrente nella Lega ero preoccupato non tanto per la Lega perchè c’era il rischio che morisse il sogno nella testa di tanta gente”.
Il senatur ha poi attaccato Roma: “La Lega non ha rubato niente. I ladri sono a Roma, sono farabutti i romani non sono padani”, ha detto, ma questa affermazione è stata accompagnata da qualche fischio della platea.
Le vicende giudiziarie che hanno toccato la Lega Nord negli ultimi mesi sono state, per Bossi, “tutte studiate al tavolino” perchè “Berlusconi è stato fatto fuori e se ci sono elezioni i voti vanno alla Lega, che è molto peggio di Berlusconi” (siamo lì, n.d.r.).
“È un attacco preparato al tavolino – ha aggiunto – un attacco della magistratura. Ma certo qualcuno ha aperto la fortezza della Lega dall’interno” (Maroni ?)
Umberto Bossi ha attaccato “quelli che alzavano le scope”, cioè i militanti leghisti, in grande maggioranza maroniani, che in occasione di una manifestazione a Bergamo dopo l’avviso di garanzia al tesoriere Belsito chiedevano pulizia all’interno del movimento.
“Quelli che alzavano le scope – ha detto Bossi parlando al Congresso della Lega ad Assago – non hanno capito che la cosa era organizzata. Di più. Spesso quelli che alzavano le scope – ha proseguito Bossi – se si andasse a fondo, farebbero meglio a non alzarle troppo. Perchè c’è n’è uno poi, è ridicolo, alzava la scopa, gridava e poi il suo autista, invece di farlo pagare dal suo comune, lo faceva pagare alla Lega. Meglio essere tranquilli”.
Secondo alcuni fedelissimi bossiani il riferimento di Bossi è all’autista del sindaco di Verona Flavio Tosi.
Umberto Bossi non dimostra molta fiducia nei confronti dei nuovi dirigenti e ha chiesto di vedere il nuovo statuto approvato dal congresso federale stamane: ”Vado a vedere se mi avete fatto degli imbrogli”, ha affermato, chiamando, sul palco, di fianco a lui, il presidente dell’assise, Luca Zaia.
Lo statuto ”è stato votato all’unanimità ”, gli ha risposto il governatore del Veneto.
”Questo è preoccupante”, ha replicato Bossi. ‘
‘Oggi, secondo me, non è necessario fare lo statuto, avete votato lo statuto, spero che qualcosa non sia cambiato che io non sappia”, ha aggiunto.
Poi è toccato a Maroni rivolgersi ai militanti, con uno dei suoi noti discorsi “trascinanti”, fatto di due slogan, una pausa e un’occhiata al testo preparato in ore di contemplazione mistica: “Io vorrei che da domani si ricominciasse a lavorare tutti insieme: chi è qui per lavorare sarà benvenuto, chi è qui per chiacchierare a vanvera può andarsene domani mattina”.
A quel punto, temendo che il discorso potesse ritorcercersi contro se stesso, ha seguito il consiglio della nuova badante mettendo le mani avanti: “Non sarà facile recuperare la fiducia di chi non ci vota più, ma io ci credo. Garantisco il mio impegno totale: lavorerò per unire. Devo tutto alla Lega”.
Applausi convinti di tutto il congresso sul fatto che lui “debba tutto alla Lega”.
“Basta beghe interne, basta piangerci addosso. Io non credo ai complotti. Abbiamo fatto pulizia e continueremo a farla”, ha dichiarato.
Infatti l’inquisito on. Pini non è stato espulso. Lui è maroniano, mica bossiano.
Da un condannato in via definitiva a diversi mesi di galera per resistenza a pubblico ufficiale e che non si è vergognato di fare il ministro degli Interni non possiamo in fondo chiedere troppa coerenza.
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
“PRESIDENTE FEDERALE A VITA” MA AVRA’ MENO POTERI DI ISABELLA VOTINO… STRETTA SULLE CANDIDATURE: RISERVATE AI MILITANTI CON LUNGA ANZIANITA’ PURCHE’ FEDELI ALLA LINEA DI SVENDITA AL PDL PERSEGUITA MAI BARBARI TRASOGNANTI
“Non sarò più segretario, togli quella targa dalla porta”. Umberto Bossi si è rassegnato: non si candiderà contro Roberto Maroni alla guida di quello che era il suo partito, la Lega Nord. Nonostante le insistenze di molti fedelissimi, che lo hanno accompagnato per venti anni e che vorrebbero vederlo sfidare frontalmente l’ex titolare del Viminale al congresso federale di sabato e domenica.
L’impegno a non candidarsi, messo nero su bianco e siglato ormai un mese fa con Bobo, poteva essere l’ennesimo dei patti non rispettati da Bossi e invece sarà uno dei pochi cui ha tenuto fede.
Hanno tentato di tutto in questi giorni.
A cominciare dal fidato Roberto Castelli, cui il Capo da anni promette un futuro da presidente della Regione Lombardia; il cofondatore della Lega, Giuseppe Leoni, confidente notturno del Senatùr e con lui proprietario del vecchio simbolo; Leonardo Carioni, amico di Giulio Tremonti, rappresentante della Lega in molte società pubbliche, che tre giorni a settimana da Como raggiunge Gemonio per spronare l’amico Umberto.
Lo zoccolo duro dell’ortodossia bossiana ha tentato. Fino a lunedì.
Ma con l’approvazione del nuovo statuto, desideri e speranze sono state accantonate. Tutto è diventato vecchio.
Simbolo, struttura del movimento, incarichi, ruoli, poteri. E Bossi. Definitivamente fuori gioco.
In 40 pagine la legge della nuova Lega.
Cambia il simbolo: sostituito il nome di Bossi con la scritta “Padania”, il cerchio con Alberto da Giussano, ora “appartiene al patrimonio della Lega Nord”.
Così come “beni immobili e da beni mobili, partecipazioni, titoli e disponibilità finanziarie, marchi e brevetti di proprietà della Lega Nord o dalle sue sezioni, a tutti i livelli, o da lasciti o donazioni comunque pervenuti”.
Tutto al nuovo Carroccio.
Ma il passaggio fondamentale dello Statuto che riguarda il Capo è nell’articolo 14: “Umberto Bossi è il padre fondatore della Lega Nord e viene nominato Presidente Federale a vita” ed “è garante dell’unità del Movimento”.
Se dunque ci saranno nuove guerre interne la responsabilità ricadrà su di lui, il vecchio Senatùr. Il recente passato, con le spese allegre compiute con i fondi del partito dall’ex tesoriere Francesco Belsito, la candidatura (forzata) di Renzo Bossi, nonostante non fosse un militante, la malattia del Capo nel 2004 e il potere finito nelle mani del Cerchio Magico, hanno spinto Maroni e i suoi a creare norme ad hoc per evitare che tutto ciò si ripeta.
Quindi si possono candidare solo militanti con un’anzianità dimostrata; in caso “di inerzia” o “mancata osservanza” è automatica l’espulsione.
Sono vietati gli investimenti con “finalità speculativa”. Inoltre, per essere nominati nel comitato amministrativo federale, nonchè a segretari nazionali e altri incarichi servono almeno dieci anni di militanza continuativa.
Per essere candidati al parlamento, infine, è richiesta come requisito anche una esperienza in amministrazioni ed enti locali.
Al vecchio Senatùr i suoi ripetono da lunedì che Maroni l’ha fregato, che lo statuto è stato scritto in buona parte proprio per metterlo ai margini, che quell’incarico è fittizio e che sarà fatto definitivamente fuori alla prima occasione.
L’hanno convinto a rilasciare un’intervista a Sky per ribadire un po’ della propria autonomia. “Io sono un soggetto che non ha bisogno di ‘titoli’ per poter fare le cose, perchè io tante cose le so fare.
Ed è difficile impedire a chi sa fare le cose di farle”, ha detto.
“Maroni viene dalla sinistra”, ha sussurato senza troppa convinzione.
Per poi correggersi, quasi per timore, invitando a “cercare l’unità del movimento”.
Il Capo è stato messo in soffitta. E lo sa.
Sulla porta del suo ufficio, nel quartier generale di via Bellerio, c’è la targa “Segretario federale Umberto Bossi”.
Finita l’intervista, uscendo, s’è girato infastidito verso la segretaria: “Ti ho detto di toglierla, non sarò più segretario”. È lì da venti anni, non si toglie con facilità .
Così come con difficoltà Maroni si è fatto spazio nel partito.
Sponda involontaria è arrivata dal Trota e dal Cerchio magico.
Lunedì, dopo lo statuto, il consiglio federale ha approvato la revisione compiuta sul bilancio del 2011 dalla Price Waterhouse Coopers.
La società di revisione ha appurato che all’appello mancano 1 milione 300mila euro.
Di questi 800mila sono spariti con assegni, altri 500mila sono invece finiti in forme e modalità diverse, stando a quanto appurato dalla Price, per le spese dei ragazzi e della famiglia Bossi. Dati contenuti nella relazione illustrata durante la riunione lunedì alla presenza del Senatùr.
Che si è ritrovato in lacrime a scusarsi davanti ai membri del federale.
Sono poca cosa i 24mila euro spesi per l’abbigliamento del Capo, canottiere comprese, come riportato ieri da La Stampa e Il Messaggero che ha pubblicato parte delle verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta milanese che vede Bossi indagato per truffa ai danni dello Stato.
Dai conti della Lega sarebbero stati dirottati alle spese familiari quasi quattro milioni di euro, ma le verifiche sono ancora in corso.
E per quanto il Senatùr continui a scusarsi, il dispiacere maggiore, raccontano i fedeli bossiani, è vedersi sfilare la sua creatura: la Lega.
Dopo aver accettato di non candidarsi più aveva espresso il desiderio di intervenire al congresso federale domenica, prima del voto per l’elezione del nuovo segretario.
No, deve parlare in apertura dei lavori, sabato mattina, perchè lui è il segretario uscente e la prassi vuole che apra i lavori del congresso.
Sabato, però, i lavori sono a porte chiuse: zero giornalisti.
E poi basta interviste o comunicazioni incontrollate: una circolare inviata ai parlamentari e ai loro addetti stampa invita tutti a far riferimento a Isabella Votino, portavoce storica di Maroni al Viminale, oggi in forza alla comunicazione del Milan e incaricata di riordinare e riorganizzare i rapporti con la stampa della Lega.
Quella del segretario Maroni.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 27th, 2012 Riccardo Fucile
LE SPESE ALLEGRE PER IL GUARDAROBA DEL SENATUR: CANOTTIERE A 20 EURO L’UNA, BOXER A 17,50, MAGLIA A 208, CINTURA A 34, GIACCONE A 480, GUANTI A 85, CAMICIA A 90, CAMICIA VERDE A 70, ABITO BLU A 600, PANTALONI A 185… COI SOLDI PUBBLICI PAGATI ANCHE 15.000 EURO DI LEASING PER LA BMW DI RICCARDO BOSSI, 7.462 EURO DI FIORI, 15.000 EURO PER UN VIAGGIO IN LAPPONIA
Le canottiere, simbolo del Senatur, sono in filo di Scozia e costano 20 euro l’una. 
Per le camicie “verde Padania”, comprate cinque alla volta, ci vogliono 70 euro.
Poi ci sono gli abiti da 600-700 euro e i pantaloni spezzati da 185 euro al paio. E ancora pigiami, giacconi, maglie, cinture, calze, mutande e tutto quanto serve a vestire il Capo per un totale di 24.286 euro nel periodo 2008-2011.
E poi? Poi è scoppiato lo scandalo del tesoriere Belsito, è arrivata la Finanza in via Bellerio e si è portata via una ventina di scatoloni con tutta la contabilità della Lega Nord.
Si è così scoperto che con i soldi dei contribuenti, il movimento esploso al grido di “Roma ladrona” pagava di tutto: dal guardaroba di Bossi senior alle rate della Bmw X5 del figlio Riccardo, passando per le rate universitarie, le bollette di Sky e i conti del fioraio.
Il primo ostacolo che si trova di fronte l’inchiesta dei pm milanesi è proprio la gran mole dei pagamenti e prelievi in contante che figurano sui conti della Lega presso la Popolare di Lodi, il Banco di Napoli e la Popolare di Novara.
Nel periodo 2008-2011 manca qualsiasi giustificazione di spesa per 1.160.495 euro.
A questa somma va aggiunta quella di 1.460.495 euro che ha spiegazioni generiche (tipo “rimborso spese”) ed è poi è priva di pezze giustificative.
Restano 1,2 milioni di euro che sembrano contabilizzati correttamente, con tanto di scontrini fiscali, fatture varie e rimborsi chilometrici.
In quattro anni è uscita dalla Lega l’enorme cifra di 3.869.430 euro, di cui due terzi circa senza giustificazioni contabili.
Altro mistero su cui sta indagando la G:d.F. : in questi 4 anni le entrate della Lega ammonterebbero a 3,5 milioni di euro, le uscite a 3,8 milioni di euro. Da dove è sortita la differenza?
Decisamente salato il conto del guardaroba di colui che ha sognato di guidare l’immaginifica Padania.
Come per l’Imperatore, hanno pagato i sudditi, attraverso il meccanismo dei rimborsi elettorali.
Il conto dell’ultima stagione di governo arriva a 24.286 euro.
Come si è certi di qeusta cifra?
Perchè mani imprudenti hanno segnato vicino agli scontrini e sul libro giornale della Lega Federale, di volta in volta, la dicitura “Umberto Bossi” e “abbigliamento per Capo”:
E allora, in negozi di MIlano e di Bollate, ecco scontrini da oltre 1.000 euro a botta, con la distinta della quantità e dei prezzi per ogni singolo capo.
Le celebri canottiere sono in filo di Scozia a 20.000 euro l’una (cinque alla volta), le camicie verdi d’ordinanza a 70 euro l’una, i boxer a 17,50 euro, il pigiama a 79 euro, i calzini a 10 euro.
E ancora abiti blu o neri a 600 euro, camicie firmate Canali a 90 euro, pullover da 290 euro, giaccone da 480 euro.
Nelle spese allegre di via Bellerio figurano poi gioielli per 2.200 euro, 15.000 euro per il leasing della Bmw X5 del primogenito Riccardo, 3.400 euro per un anno all’Università Insubria di Varese.
Persino un misterioso viaggio in Lapponia da 15.000 euro di cui si ignora il beneficiario. Non manca una bolletta da 612,70 euro.
E per chi pensava che i leghisti non fossero romantici e galanti, ecco il conto del fiorista da 7.462 euro.
Forse, vista la passione di Belsito per gli investimenti esotici, avrebbe fatto prima a dotarsi di un vivaio di partito.
Francesco Bonazzi
(da “Il Secolo XIX“)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
A UNA SETTIMANA DAL CONGRESSO, BOSSI CAMBIA STRATEGIA E FA RITORNARE SULLA TERRA I BARBARI TRASOGNANTI: “QUELLI CHE HANNO FATTO LA LEGA NON POSSONO ESSERE BUTTATI FUORI PER BEGHE LOCALI”
Umberto Bossi non molla. 
Ad una settimana dal congresso federale che dovrebbe decretare la definitiva uscita di scena del Senatùr a favore di Roberto Maroni e della sua Lega 2.0, il vecchio Capo fa sapere da Cermenate (Como) di voler restare in sella, ora più che mai.
Ha dato la sua disponibilità per fare il presidente al fianco di Maroni (con cui ha chiuso un accordo), ma vuole capire quali saranno i reali poteri attribuiti alla sua figura.
Così Bossi, che dopo la batosta di marzo si sente nuovamente al timone del suo partito, parla già di far rientrare nella Lega tutte le persone espulse “quelli che hanno fatto la Lega e non possono essere buttati fuori per delle beghe locali”.
Bossi lo ha detto durante un incontro con i militanti a cui ha preso parte anche l’indipendentista Mario Borghezio.
L’eurodeputato ha dato l’ennesima prova di sobrietà e mansuetudine, attaccando lo Stato (“mafioso”) ma anche quei leghisti troppo morbidi che “accarezzati dalle brezze romane pensano che la situazione possa cambiare dialogando con Roma”.
Insomma, la vecchia Lega non vuole cambiare e punta a sopravvivere a sè stessa.
La leadership di Maroni peraltro si è dimostrata scarsa, com’era prevedibile, e il partito è dato in costante calo, segno evidente che le epurazioni non hanno portato ai risultati auspicati dai barbari trasognanti. Sono state viste piuttosto come un regolamento di conti interni tra bande rivali accompagnate da una strategia di riavvicinamento al Pdl che la base elettorale non condivide per nulla.
Non a caso l’emorragia di voti di protesta verso i grillini ha colpito in gran parte proprio l’elettorato della Lega.
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