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BELSITO PREPARAVA DOSSIER SU MOLTI LEGHISTI: E’ CACCIA A UN CONTO SEGRETO MILIONARIO IN SVIZZERA DELLA LEGA

Aprile 28th, 2012 Riccardo Fucile

L’EX TESORIERE VOLEVA INDAGINI SU MOLTI ESPONENTI DEL CARROCCIO, ANCHE TRA I FEDELISSIMI DI BOSSI, COME REGUZZONI…IN AZIONE ANCHE TALPE NELLE BANCHE DATI PER CONOSCERE REDDITI E PROPRIETA’… LICENZIATI ENTRAMBI GLI AUTISTI DI RENZO BOSSI

Non solo Maroni. Nel mirino degli investigatori privati ingaggiati dall’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito c’erano anche altri esponenti del Carroccio: dossier illegali che l’ex amministratore delle casse del partito, indagato per riciclaggio e appropriazione indebita, custodiva nei suoi computer.
Li hanno trovati gli uomini della Dia, come scrivono La Stampa e il Corriere della Sera, e ora saranno analizzati.
Gli inquirenti hanno trovato fotografie, documenti riservati, informazioni segrete.
Ma i magistrati, in particolare quelli di Reggio Calabria, stanno seguendo il filone aurifero dei soldi: in particolare la traccia che dovrebbe portarli in Svizzera, dove cercano un conto cifrato che Belsito ha, secondo le accuse, utilizzato per alcuni investimenti e che potrebbero definire meglio i contorni dei rapporti dell’ex tesoriere della Lega Nord con le non poche figure vicine alla ‘ndrangheta di questa vicenda.
Belsito è stato sentito dai magistrati ai quali ha confermato che aveva informato di tutti gli investimenti della Lega lo stesso Bossi, a sorpresa è stato ascoltato anche il capogruppo al Senato Federico Bricolo, mentre il senatore Piergiorgio Stiffoni (la cui firma è stata trovata sugli ordini d’acquisto per i diamanti) si è autosospeso da amministratore del gruppo parlamentare e dal partito.
Dopo che si è saputo del licenziamento uno degli autisti di Renzo Bossi, Oscar Morando, ieri si è avuta notizia anche dell’allontanamento da parte del Carroccio dell’altro autista del Trota, Alessandro Marmello, protagonista dei video pubblicati da Oggi in cui ostentava il passaggio di denaro della Lega a Bossi Jr (per questo è stato querelato dal figlio del leader della Lega). La motivazione è la stessa: è venuto meno il rapporto di fiducia.
Il legale di Marmello Franz Sarno ha annunciato che impugnerà  il licenziamento davanti all’autorità  giudiziaria “perchè si basa su motivi pretestuosi e infondati”.
I dossier di Belsito, dunque. Secondo le prime verifiche della Dia di Reggio Calabria nella lista delle persone fatte “indagare” privatamente e probabilmente anche pedinare da Belsito non c’erano solo Roberto Maroni e i “Barbari sognanti”: scatenatissimi dopo che a gennaio il Secolo XIX rivelò degli investimenti milionari in Tanzania e a Cipro, erano “pericolosi perchè potevano destabilizzare la struttura della Lega e soprattutto portare alla rimozione del tesoriere dal suo posto.
Ma c’erano anche l’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni (considerato componente del “cerchio magico” intorno a Umberto Bossi) e il segretario della Lega Lombarda, anche lui deputato, Giancarlo Giorgetti.
Secondo il sostituto della Dia reggina Giuseppe Lombardo sarebbe stato lo stesso gruppo criminale che gravitava intorno a Belsito a procurare informazioni e materiale sugli avversari politici da tenere “sotto controllo”.
Banche dati, Agenzia delle Entrate, catasto, Camera di Commercio: tutto era utile per spiare gli altri leghisti, dai redditi alle proprietà  immobiliari fino alle partecipazioni in aziende.
Nei computer di Belsito sono state trovate anche decine di fotografie dei “pedinati”.
Le carte segrete di Fincantieri.
Ma c’è di più: gli esperti informatici della Direzione antimafia e della Polizia postale hanno trovato atti che riguardano appalti esteri ottenuti da Finmeccanica e Fincantieri, l’azienda di costruzioni navali di cui Belsito è stato anche vicepresidente.
Carte che in teoria sono coperte dal segreto e che rivelano il procacciamento di informazioni preziose come i costi di gestione, i nomi dei mediatori scelti per le trattative, i manager impegnati, gli eventuali collegamenti di questi ultimi con uomini politici, le autorità  straniere coinvolte negli affari.
Dati “sensibili” che in alcune circostanze potrebbero essere addirittura coperti dal segreto di Stato visto che queste aziende si occupano di armamenti e di altre sofisticate apparecchiature impiegate nei sistemi di difesa.
Il sospetto di chi indaga è che Belsito abbia potuto contare anche su “talpe” interne alle aziende disposte a fornirgli materiale riservato.
L’ex tesoriere si è servito di un investigatore privato, come già  emerso nelle scorse settimane. I contatti intercettati rivelano anche la collaborazione di un appartenente alle forze dell’ordine che poteva consultare gli archivi di polizia e degli uffici giudiziari e sul ruolo di questa persona sono state disposte ulteriori verifiche.
Emerge con sempre maggiore chiarezza che il personaggio chiave nella questione Belsito è l’ammiraglio, come viene chiamato, cioè il procacciatore d’affari genovese Romolo Girardelli. Quest’ultimo non ha girato intorno ai cassieri della Lega solo da quando c’è Belsito, ma già  da prima, quando la cassa era gestita dal predecessore Maurizio Balocchi.
Girardelli è stato il ponte grazie al quale Belsito ha conosciuto l’avvocato calabrese Bruno Mafrici, con studio in via Durini a Milano, dove il socio più importante è Pasquale Guaglianone, condannato con sentenza definitiva per aver fatto da cassiere ai Nuclei Armati Rivoluzionari, il gruppo terroristico neofascista della fine degli anni Settanta.
Nello studio di via Durini Belsito aveva pure una stanza, secondo la testimonianza di una segretaria della Lega.
Qui si apre una parentesi: entrambi, secondo le prime verifiche, risultano aver avuto rapporti con il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.
Quest’ultimo aveva ironizzato: “E’ reato tifare Reggina?”.
Ma dall’inchiesta emerge che proprio la sera di quella partita della squadra calabrese Scopelliti, a casa di Mafrici, si appartò con Guaglianone per discutere di affari.
Mafrici è stato sentito la scorsa settimana dai magistrati calabresi e l’impressione è che abbia scaricato Belsito: “Mi chiese di poter investire soldi all’estero e io gli misi a disposizione almeno dieci faccendieri di mia fiducia che avrebbero potuto aiutarlo ad operare in Svizzera, in particolare a Lugano».
Tra i documenti già  acquisiti ci sono tracce che fanno ipotizzare passaggi di denaro per un totale di almeno 50 milioni di euro.
Soldi della Lega, ma non solo. Il sospetto è che quello stesso deposito cifrato possa essere stato utilizzato da tesoriere del Carroccio e dalla ‘ndrangheta.
Nei prossimi giorni la Procura di Reggio Calabria inoltrerà  una richiesta di rogatoria alle autorità  svizzere per chiedere di interrogare i mediatori indicati da Mafrici e visionare la documentazione bancaria.
Altra questione tocca la banca Arner, famosa perchè qui hanno un conto Silvio Berlusconi, Cesare Previti, l’altro uomo Fininvest Salvatore Sciascia.
Il direttore di Arner viene convocato da Belsito in via Durini e il dirigente bancario ci va.
La fretta di Belsito è legata al rientro dei 7 milioni che hanno fatto il giro dell’oca in Tanzania e a Cipro: i giornali hanno scoperto l’operazione e quindi serve che quei capitali rientrino il prima possibile.
Ma non è facile e Stefano Bonet, l’imprenditore veneto indagato insieme a Belsito per riciclaggio, gli consiglia la Arner.
Belsito e il direttore della Arner parlano, cercano l’accordo, ma poi tutto salta: arrivano le perquisizioni che rivoltano tutto e la Lega finisce nella bufera.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“RENZO BOSSI CON SIRENA E PALETTA A BRESCIA PER I MASSAGGI”: LA DENUNCIA DEL SUO AUTISTA

Aprile 28th, 2012 Riccardo Fucile

IL FIGLIO DEL SENATUR ANCORA NELLA BUFERA….”OGNI DUE GIORNI 1.000 O 2.000 EURO USATI PER LE SUE SERATE, MACCHINE E VIAGGI”

Vabbè, ormai lo sanno tutti che il Trota è un dandy, un viveur, un corteggiatore brillante, uno che se anche non è particolarmente bello, con le donne ci sa fare.
Che abbia una passione per le auto di lusso e le cene con gli amici, poi, è stato scritto dappertutto, lo dicono anche le sue pupe che scorrazzano in tivù.
Quella dei videogiochi, dei massaggi e delle sirene a manetta, però, è roba nuova.
A Tgcom 24 il suo autista, anzi ex autista, in quanto appena licenziato da mamma Manuela Marrone, Oscar Morando, ha spifferato che Bossi jr «spendeva quattrini per comprare giochi e accessori per la sua consolle Xbox e andare a farsi massaggiare nelle beauty farm di Brescia».
«il mio compito era incentivarlo a fare il suo lavoro, a seguire il territorio di Brescia -continua Morando- . Però lui era molto più concentrato a fare le sue serate, a trattare la scorta come un giocattolo, a andare in giro con sirena e paletta per andare dal dentista o per andare a farsi qualche massaggio a Brescia».
Il Trota era pure un ladruncolo: «Dalla sede (della Lega, ndr) ogni giorno o due ritiravo mille o duemila euro per la benzina o l’hotel, nel caso dovessi pernottare fuori casa al termine di qualche conferenza. I soldi però sparivano, li usava il Trota per le sue serate, la sua macchina e i suoi viaggi».
Certo, magari Morando è in collera per il licenziamento e gonfia la storia, ma sulla testa di Renzo è appena cascata un’altra tegola.
L’ennesima.

(da “Il Corriere della Sera”)

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BELSITO AI GIUDICI: “BOSSI SAPEVA TUTTO”

Aprile 27th, 2012 Riccardo Fucile

L’EX TESORIERE PARLA DI INVESTIMENTI…LA LEGA LO QUERELA PER IL DOSSIER SU MARONI…DA BOLOGNA NUOVE ACCUSE SULLA FALSIFICAZIONE DELLE SPESE ELETTORALI

Più che un interrogatorio, un vero e proprio monologo.
Con Francesco Belsito, il plurindagato ex tesoriere del Carroccio, che ha spiegato – venerdì scorso, nella caserma del Nucleo di polizia tributaria di via Filzi -, ai pm di Milano, Alfredo Robledo, Paolo Filippini e Roberto Pellicano, la sua versione sullo scandalo dei fondi elettorali della Lega, in parte spariti, in parte investiti all’estero con meccanismi poco chiari.
Ma, soprattutto, con un atteggiamento molto preciso sul coinvolgimento dei vertici di via Bellerio sulle sue “uscite”.
E senza che i pm lo incalzassero, l’ex tesoriere indagato a Milano per truffa e appropriazione indebita, ha anche spiegato come ogni investimento “fosse a conoscenza del segretario Umberto Bossi”.
Minime, secondo questa versione, le sue responsabilità .
Addirittura nessun illecito per gli acquisti dei diamanti, operazione che secondo le parole dello stesso ex tesoriere lumbard, non sarebbe stata effettuata utilizzando i suoi conti bancari.
Una tesi che, però, non avrebbe convinto a pieno i tre magistrati impegnati nell’inchiesta milanese, che da giorni stanno tentando di rimettere a posto tutte le tessere del complicato rompicapo nella gestione dei fondi della Lega nord.
Sui magistrati di Milano interviene Bossi: “Stanno coprendo qualcuno. Noi siamo sotto attacco perchè sfidiamo lo Stato. Ma non si illuda chi pensa che la lega scomparirà “.
L’accusa più pesante che coinvolge Belsito è quella di riciclaggio.
Ieri, dal primo pomeriggio fino a sera, in una caserma della Dia di Milano, con al fianco i suoi avvocati, Alessandro Vaccari e Paolo Scovazzi, l’ex tesoriere ha dovuto rispondere alle domande del pm di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo.
Spiegando, soprattutto, le motivazioni che lo hanno spinto a mettere nelle mani di un uomo in odore di ‘ndrangheta, il denaro del suo ex partito.
Ma i guai sembrano solo appena iniziati.
Infatti, sempre ieri, la Lega ha dichiarato apertamente guerra a chi, fino a poche settimane fa, ha gestito i milioni di finanziamenti pubblici (solo 18 quelli ottenuti ad agosto).
In questo caso, la denuncia è partita per il presunto dossier che Belsito avrebbe confezionato nei confronti di Roberto Maroni, ma fino a oggi mai emerso nell’inchiesta.
Intanto, si è presentato in procura Alberto Veronesi, ex leghista di Bologna che aveva denunciato già  due anni fa alla procura della sua città  i meccanismi messi in atto “per falsificare spese elettorali e rendiconti”.
Nell’esposto di una decina di pagine con 14 allegati di documentazione, consegnato ieri a Milano alla Guardia di Finanza, Veronesi punta il dito contro Nadia Dagrada, segretaria amministrativa della Lega Nord.
Era lei, si legge nel documento, ad “apporre delle “correzioni” al prospetto spese, indicando modalità  di spese che apparivano anomale o irregolari, financo specificando come alcune di esse dovessero essere effettuate in contanti senza lasciare traccia”. Veronesi parla dell'”escamotage del versamento sul conto corrente del partito di Reggio Emilia che avrebbe provveduto a pagare le spese elettorali, mentre le fatture venivano poi intestate alla Lega Nord di Milano”.
Per Veronesi sarebbero la prova di un sistema di “false redazioni di rendiconti”.
“Già  nel 2010 – scrive – questi rilievi erano certamente a conoscenza degli organi di controllo della Lega Nord, perchè inviati per raccomandata al Consiglio federale composto tra gli altri dagli allora ministri Bossi, Calderoli, Maroni e dagli allora sottosegretari Giorgetti e Belsito e Alessandri”.

Sandro De Riccardis e Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)

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BOSSI A COMO DAVANTI A UNA PLATEA VUOTA: “ITALIA PAESE DI MERDA, LOTTA DI LIBERAZIONE AL NORD”

Aprile 26th, 2012 Riccardo Fucile

“SPERO CHE NESSUNO VADA PIU’ A FARE IL DEPUTATO DELLA LEGA A ROMA, IO COMPRESO”… CRISI DI PANICO TRA I PARLAMENTARI DEL CARROCCIO: POI COME VIVREBBERO?

Inneggia alla guerra, invoca la libertà  per il nord, denuncia trame e complotti. Umberto Bossi ha l’aspetto di un leader stanco e ferito, ma non disdegna di ritirare fuori i vecchi argomenti, cercando forse di rinverdire quel sentimento antinazionale a cui la Lega ricorre puntualmente nei momenti di difficoltà .
Il presidente del Carroccio è arrivato a Como con mezz’ora di anticipo sulla tabella di marcia e si è trovato davanti ad una sala deserta.
Ad aspettarlo solo un manipolo di militanti e un centinaio di sedie vuote.
Nella città  lariana, dove si vota per le amministrative tra meno di due settimane, uno scenario così desolato non si era mai visto, men che meno ad un evento padano.
Il leader stanco si è seduto in disparte ad attendere il suo pubblico.
All’ora prefissata il comizio del Senatùr a sostegno del candidato sindaco Alberto Mascetti è cominciato.
Ad ascoltarlo una ventina di candidati consiglieri, qualche quadro di partito e una cinquantina di sostenitori.
È tornato a evocare la “battaglia per l’indipendenza”, Umberto Bossi, perchè “il nord, dopo tanti anni di Italia e di Roma, ne ha piene le scatole”.
Il presidente della Lega ha rilanciato il messaggio leghista della prima ora. Ha spiegato come secondo lui la Lega debba ripartire “unita e compatta”, lasciandosi alle spalle le difficoltà  del momento.
Sull’ultimo capitolo della telenovela giudiziaria, quella della presunta maxi tangente arrivata da Finmeccanica, Bossi ha messo subito un freno alle insinuazioni: “Lì di solito lavorava Giorgetti, che è un pretino. Di Giorgetti sono ultrasicuro, se gli davano le tangenti lui gliele portava indietro”.
Bossi è tornato ad alimentare la tesi del complotto antileghista ordito dallo Stato: “Se eravamo al governo tutto questo non sarebbe successo”.
Secondo il Senatùr la bufera giudiziaria è stata studiata a tavolino: “Se Napoli, Reggio Calabria e Milano si mettono a cercare le corna in casa della Lega evidentemente qualcosa non quadra, oppure è un paese di merda”.
L’espressione escatologica è stata salutata da un caloroso applauso del pubblico a cui è seguita un’altra esternazione del leader leghista, che non si capacita del perchè i pm di Reggio Calabria “avanzano il tempo di pensare alle beghe della Lega con tutta la mafia che hanno”.
Sempre nell’ottica dell’estremizzazione delle posizioni, Bossi è anche riuscito a rinnegare anni di permanenza nei palazzi romani: “Spero sempre che nessuno vada più a fare il deputato a Roma, io compreso — ha spiegato -. A posteriori andare a Roma è stato un errore: quando siamo andati sul Po e a Venezia dovevamo lanciare la lotta di liberazione, perchè se gli dai tempo lo Stato si organizza e ti mette i mafiosi”.
Sulle divisioni interne Bossi conferma la linea del momento e dice di aver chiarito tutto con Roberto Maroni: “La Lega si era divisa, ma dobbiamo essere assolutamente compatti e uniti, sono andato apposta a Besozzo per parlare con Maroni e sono convinto che se io e lui siamo uniti non ci sono più discussioni”.
Sempre in chiave di Lega unita, Bossi ha annunciato la sua presenza al “Lega Unita Day” organizzato il primo di maggio a Zanica, in provincia di Bergamo.

Alessandro Mandron
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CARROCCIO, ECCO LE EMAIL DELL’AFFARE TANZANIA: QUEI 90.000 EURO PRELEVATI NON SI SA DA CHI (E PER CONTO DI CHI) E SPARITI NEL NULLA

Aprile 25th, 2012 Riccardo Fucile

BELSITO TENEVA I DIAMANTI DENTRO IL SUO ARMADIO…SI INDAGA SU 20 ASSEGNI SOSPETTI DI STIFFONI

“Non abbiamo alcun motivo per fornirvi prove testimoniali o documentali che sono in nostro possesso”.
Dopo tre mesi di fax, raccomandate e mail, “tutti rimasti senza seguito”, il 23 marzo 2012 l’avvocato di Stefano Bonet invia l’ultima comunicazione ai revisori della Lega Stiffoni e Castelli e all’avvocato di Belsito, Paolo Scovazzi.
Gli inquirenti hanno ricostruito il carteggio dal quale emerge come in via Bellerio molti fossero al corrente degli investimenti.
Bonet, indagato per riciclaggio e truffa, ritenuto l’ideatore dell’affaire Tanzania, è sotto pressione: i vertici del Carroccio, in particolare Castelli (con cui si incontrerà  più volte) spingono affinchè restituisca i 4,5 milioni che Belsito gli ha inviato a Cipro.
Ma Bonet, titolare della Siram (da cui è partita l’indagine del Noe) sostiene di non averli e di non esserne mai entrato in possesso.
Perchè Belsito non gli ha mai comunicato il “giustificativo” per farsi accreditare i fondi.
E’ la versione dell’imprenditore : la ripete più volte a Castelli.
“Dei soldi sa tutto Belsito”.
A gennaio, quando emerge lo scandalo Tanzania, da via Bellerio il pressing su Bonet si fa intenso:il 28 gennaio deve incontrare a Varese i vertici del partito.
Inizialmente è prevista anche la presenza di Roberto Maroni.
Tre giorni prima, ricostruiscono i pm, “Bonet contattava Restaini, la quale lo avvertiva che aveva appena mandato un messaggio a Maroni”.
L’imprenditore “chiedeva se ci fosse stata una fuga di notizie in merito all’incontro poichè Belsito si manifestava particolarmente nervoso.
Lubiana affermava che ciò era dovuto al fatto che Belsito era stato scaraventato sui giornali, non solo per la vicenda dei fondi, ma soprattutto per quello che riguardava tutta una serie di acquisti di immobili da parte di Bossi ed altri da parte di altri membri (…) del Cerchio Magico.
Se ciò fosse risultato vero il partito ne sarebbe venuto fuori distrutto e tutti sarebbero andati sotto la corrente di Maroni”.
Quello che poi è accaduto.
Ed è la Lega che si è data appuntamento a Zanica (Bergamo) il primo maggio per il “Lega day”:
Intanto domani a Palazzo di Giustizia di Milano ci sarà  un incontro tra i magistrati milanesi e quelli di Reggio Calabria, titolari di due inchieste distinte ma con al centro Belsito.
I pm della Dda raggiungeranno Milano per interrogare l’ex amministratore del Carroccio, indagato dalla Procura reggina per riciclaggio.
Nel pomeriggio si terrà  il vertice.
Altre operazioni sospette riguardano Stiffoni.
Nel rapporto della Uif della Banca d’Italia, inviata ai pm Robledo, Filippini e Pellicano, sono indicate alcune operazioni bancarie ritenute “anomale”.
Oltre 20 assegni circolari e un prelievo in contanti di 90 mila euro senza giustificativo.
Intanto, ieri a Milano sono stati repertati i diamanti sequestrati dalla Gdf nella sede della Lega perchè acquistati da Belsito non per il partito ma per se stesso.
Diamanti che l’ex amministratore custodiva dietro un armadio nella sua casa-ufficio di Genova, ha riferito agli inquirenti, prima di restituirne alla Lega 11 e non 12 come da fattura intestata all’ex tesoriere.
Uno dei suoi avvocati, Alessandro Vaccaro, ci dice di non saperne nulla del diamante mancante ma ribadisce che non c’è stata appropriazione indebita:
“Erano della Lega. Per l’intestazione della fattura a Belsito e non alla Lega ci possono essere motivi burocratici”.

Antonella Mascali e Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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BELSITO COLLABORA E CONSEGNA DOCUMENTI AI PM

Aprile 23rd, 2012 Riccardo Fucile

DICHIARAZIONI SPONTANEE E VERBALE SECRETATO… CONCLUSO L’INTERROGATORIO, VERRA’ ANCORA RISENTITO

È stato secretato il verbale dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto in mattinata l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, indagato per truffa e appropriazione indebita nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi elettorali del Carroccio.
Un segnale, questo, che potrebbe fare pensare a un atteggiamento di collaborazione da parte di Belsito nei confronti dei magistrati.
Tesi confermata anche dal suo avvocato, Paolo Scovazzi, che ha precisato come il suo assistito stia collaborando con i magistrati, senza però addossare colpe ad altri.
Anche se «parlare di collaborazione è un po’ forte, almeno nel senso che s’intende di solito in italia, cioè avere commesso dei reati e scaricare su altri.
È corretto in questo caso parlare di collaborazione nel senso che ci mettiamo a disposizione dei pm per chiarire il ruolo di Belsito», ha proseguito il suo legale.
A confermarlo, anche la circostanza che l’esponente leghista ha consegnato dei documenti al procuratore aggiunto Alfredo Robledo e ai pm Antonio Filippini e Roberto Pellicano.
Inoltre, nei prossimi giorni, è prevista una “seconda puntata” del confronto tra Belsito e la procura. Lunedì, a quanto si è appreso, l’ex gestore della cassa di via Bellerio si è limitato a rendere dichiarazioni spontanee.
Nei giorni scorsi, ai media Belsito aveva detto di avere sempre agito per il bene e nell’interesse della Lega.

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“SOLDI NOSTRI”: L’ULTIMA GAFFE DELL’ILLUSIONISTA BOSSI

Aprile 21st, 2012 Riccardo Fucile

MA CHE SOLDI LORO, SONO SOLDI DEGLI ITALIANI, PRESTATI ALLA CASTA POLITICA CHE DOVREBBE RESTITUIRCELI IN OPERE E NON SOTTRATTI PER PAGARE L’AFFITTO A CALDEROLI O LE MULTE AL TROTA

Dice Bossi: quei soldi erano nostri, potevamo farci quel che ci pareva, anche buttarli dalla finestra.
Se era un tentativo di migliorare la posizione della Lega agli occhi degli elettori, temo non gli sia riuscito troppo bene.
La sua frase rivela semmai lo spirito della Casta e il morbo che ha devastato il rapporto fra partiti e cittadini.
Quei soldi, signor Bossi, non sono vostri. Sono nostri.
Dei contribuenti che li hanno versati attraverso le tasse, spremendoli dal frutto del proprio lavoro.
Sono un prestito che facciamo alla politica e che la politica è tenuta a restituirci con le sue opere e a documentarci con rendiconti precisi.
Essendo soldi nostri, non solo ci interessa sapere come li spendete, ma saperlo è un nostro diritto.
Altro che buttarli dalla finestra o negli stravizi del Trota.
In fondo è la stessa forma di rispetto che pretendiamo dal dipendente pubblico, quando allo sportello ci tratta da postulanti.
Ma come si permette? Siamo noi a pagargli lo stipendio, perciò deve mettersi al nostro servizio: persino quando siamo insopportabili (a volte lo siamo anche noi).
Così almeno diceva mio padre, impiegato statale.
È incredibile, ma forse no, come la Lega abbia mutuato dalla burocrazia di Roma ladrona i difetti che canzonava nei comizi delle origini.
La visione proprietaria del bene pubblico e dei fondi della comunità .
Quel pensiero molto italiano che ciò che è dello Stato non appartenga a nessuno e quindi chiunque ne possa approfittare.
Invece appartiene a tutti: impariamo a difenderlo dai Bossi di oggi e possibilmente anche da quelli di domani.

Massimo Gramellini

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LA LEGA TREMA: BELSITO PRONTO AD “APRIRE IL LIBRO” CON I MAGISTRATI

Aprile 21st, 2012 Riccardo Fucile

SPOSTATA LA DATA DEL PASSAGGIO DI CONSEGNE AL NUOVO TESORIERE, LUNEDI’ BELSITO VERRA’ ASCOLTATO DAI PM E INTENDE RISPONDERE SU TUTTO

Prima l’interrogatorio, poi il passaggio di consegne con il nuovo tesoriere.
È stata la premessa che ha consentito, nelle ultime ore, di trovare un accordo fra i difensori di Francesco Belsito e la Procura di Milano.
E di fissare per lunedì quello che, nell’inchiesta da cui è stata travolta la Lega Nord, si profila come il passaggio cruciale.
Poichè lo stesso Belsito (ex tesoriere del Carroccio indagato per riciclaggio, truffa allo Stato e appropriazione indebita) ha manifestato la chiara intenzione di rispondere, svariando fra i molti fronti finora solo accennati nelle intercettazioni telefoniche.
Nel frattempo, sempre gli investigatori milanesi hanno ascoltato Piergiorgio Stiffoni, parlamentare leghista citato più volte nelle carte dell’indagine.
Per chiedergli di spiegare come mai, mentre Belsito investiva duecentomila euro del partito in oro e diamanti (gli stessi restituiti tre giorni fa), pure lui e Rosy Mauro avessero aperto conti correnti ad hoc per comprare gli stessi preziosi.
Erano davvero loro, i soldi che risultano ufficialmente sborsati in forma privata?
«Nei documenti consegnati – sostiene Stiffoni – viene confermata la provenienza personale del denaro utilizzato. Avendo lavorato per oltre venti anni in banca ho scelto quando, dove e come mettere al sicuro i miei soldi. Così ho voluto proteggere i risparmi d’una vita dall’incertezza dei mercati. Solo in questi giorni ho appreso dai giornali degli acquisti di preziosi fatti dal signor Belsito (con cui non avevo alcun rapporto di frequentazione personale o professionale) con soggetti, banche e intermediari a me sconosciuti. Investimenti scelti dal signor Belsito all’insaputa di tutti».
E però non v’è dubbio che l’audizione dell’ex tesoriere sia il passaggio più atteso, dagli stessi dirigenti politici che pochi giorni fa lo hanno espulso e oggi dicono di non averlo praticamente mai conosciuto sebbene gestisse decine di milioni. Q
ualificate fonti investigative confermano al Secolo XIX come i pm di Milano abbiano accelerato temendo che lo scambio del testimone – documenti, estratti conto – fra Belsito e il nuovo tesoriere Stefano Stefani potesse indirettamente annacquare le prove.
Alla fine i difensori Paolo Scovazzi e Alessandro Vaccaro hanno fatto slittare il summit con la nuova dirigenza della Lega, comunicandolo ai pm.
Non solo.
Nelle ultime ore Belsito ha ricevuto una convocazione dai pm di Reggio Calabria (indagano sui collegamenti ‘ndrangheta-trasferimenti in Tanzania), per giovedì 26; ma non è detto che l’interrogatorio in Calabria rati calabresi si faccia in tempi sfalsati.
L’inchiesta si sviluppa su più fronti e proseguono i sequestri: ieri la Procura di Milano ha fatto sigillare 350 mila euro nello studio d’un notaio di Rovigo.
La cifra sarebbe parte dell’investimento di 1,2 milioni effettuato a Cipro dal consulente Paolo Scala, indagato assieme a Belsito e all’imprenditore Stefano Bonet.
Nell’opinione di chi indaga, di quella somma in Italia erano rientrati solo 850 mila euro. Il saldo è stato depositato da Scala dal notaio di Rovigo.
La Lega resta in fibrillazione politica.
Ieri sera Umberto Bossi ha lanciato l’amo a Bobo Maroni: «Voglio un accordo con lui».
Insomma, il padre-padrone della Lega cerca di mettere un argine alle guerre interne e cerca un modo per conciliare le due anime del partito.
Maroni con gli altri due triumviri intanto mette il bavaglio ai parlamentari: in tv si va solo se la presenza è concordata con i presidenti dei gruppi. «Dobbiamo mettere ordine nella comunicazione».

(da “Il Secolo XIX”)

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SEQUESTRATI 350.000 EURO PER IL CASO TANZANIA

Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile

LEGA E DIAMANTI: I MAGISTRATI SENTONO SCIFFONI, IL SENATORE DELLA LEGA LA CUI FIRMA E’ STATA TROVATA SULLE RICEVUTE D’ACQUISTO DEI PREZIOSI…LUNEDI’ I PM DI MILANO SENTIRANNO BELSITO

I magistrati milanesi che indagano sull’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito hanno disposto il sequestro preventivo di 350mila euro presso un notaio di Rovigo.
La somma, stando a quanto si apprende, farebbe parte dell’investimento fatto a Cipro. Un’operazione finanziaria da 1,2 mln di cui rientrarono solo 850 mila euro.
Il saldo dell’operazione, hanno ricostruito i magistrati, è stato depositato dall’imprenditore Paolo Scala, uno degli indagati, dal notaio.
A eseguire il sequestro, finalizzato a riconsegnare le somme alla Lega Nord, sono stati i militari della Guardia di Finanza.
I magistrati milanesi nel pomeriggio hanno ascoltato il senatore Piergiorgio Stiffoni per la vicenda dell’acquisto di diamanti per un valore di circa 200mila euro.
Il senatore è testimone, ma sulle ricevute d’acquisto dei preziosi c’è la sua firma.
La Procura cerca però di capire se i diamanti siano stati pagati con i soldi della Lega Nord o con i suoi risparmi.
Una circostanza che vale anche per l’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro che ha già  detto di aver comprato i diamanti con propri soldi.
Stiffoni, nei giorni scorsi, aveva dichiarato più volte di voler chiarire la situazione parlando con gli inquirenti.
Intanto è stato fissato per lunedì prossimo l’interrogatorio di Belsito a Palazzo di Giustizia a Milano.
A sentirlo sarà  il pm Alfredo Robledo, nell’ambito della tranche di inchiesta sull’utilizzo dei fondi della Lega Nord.
Belsito già  durante la prossima settimana potrebbe essere ascoltato anche dai pm delle altre procure che lo hanno indagato (Napoli e Reggio Calabria).
Secondo quanto si è appreso a Genova, non esisterebbe alcun “dossier” su esponenti della Lega a cui Belsito avrebbe contribuito, anche se questi aveva confermato una serie di “accertamenti” su Roberto Maroni in un’intervista a Panorama.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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