Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL GRADIMENTO PER IL CAPO DEL GOVERNO AVEVA RAGGIUNTO UN LIVELLO IMBARAZZANTE TRA LA BASE LEGHISTA E I TAROCCATORI PADAGNI CENSURANO IL SONDAGGIO DA LORO STESSI PROMOSSO… ROBA CHE NON ACCADREBBE NEANCHE IN TANZANIA
La spaccatura fra la base leghista e i vertici del partito esiste oppure o è un’invenzione mediatica?
I fischi che piazza Duomo aveva riservato a Bossi erano proprio per il Senatur, oppure (come dice Renzo) c’è stato un problema di sincronizzazione fra audio e video ed erano rivolti a Monti?
E’ tempo di dilemmi, in casa Lega.
Nelle ultime ore a chiarire qualche dubbio ci aveva pensato Radio Padania Libera.
O meglio, gli ascoltatori delle frequenze leghiste.
Subito dopo la manifestazione di sabato, infatti, la radio aveva deciso di lanciare un sondaggio on line sul proprio sito.
Domanda secca: «Cosa ne pensi dei primi mesi di attività del governo Monti?».
Un quesito che, seguendo quello che è il pensiero del partito, non avrebbe dovuto lasciare scampo all’attuale premier.
Del resto la Lega è, ad oggi, il più grande partito d’opposizione.
E Bossi non nasconde, un giorno sì e l’altro pure, il malcontento verso questo esecutivo, definito “infame”.
Invece il risultato era stato sorprendente.
Oltre l’80% dei votanti (su 5493 voti) s’era detto favorevole a Mario Monti.
Il 71,1, addirittura, si diceva «molto soddisfatto».
I delusi erano circa il 3%.
Gli «arrabbiati», invece, il 12,9.
Un giudizio che lasciava poco spazio ai commenti.
E che forse evidenziava in modo netto, se i numeri hanno ancora un senso, la divisione fra la base del partito e chi sta al timone.
Ma il sondaggio non si trova più.
E in Rete la notizia già spopola sui social media.
Sulla home page del sito non ve n’è traccia. Sparito.
L’area sondaggi, nella side bar sinistra, è completamente vuota.
Solo chi ha conservato il vecchio link può ancora accedere e visualizzare i risultati.
Biagio Simonetta
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
DAL “MAFIOSO DI ARCORE” ALLA “MEZZA CARTUCCIA”… QUANDO SILVIO REPLICAVA “CADAVERE POLITICO” E “MENTALITA’ DISSOCIATA”
“Mezza cartuccia” è ancora poco, per gli standard di Umberto Bossi.
L’altra grande frattura con Silvio Berlusconi, consumata nel 1994 con la caduta del primo governo del Cavaliere, aprì una stagione di insulti senza precedenti nella storia politica italiana.
Per il leader leghista, l’ex alleato era diventato “il mafioso di Arcore”, “il grande fascista”, nonchè un “suino”. E via così.
Tra il 1994 e il 1999, la Lega ha condotto una durissima campagna contro il Cavalier “Berluskà z” o “Berluskaiser”.
Il primo filone prendeva spunto dalle inchieste palermitane sui rapporti tra Cosa nostra e la Fininvest.
Per Bossi, “Berlusconi è l’uomo della mafia, un palermitano che parla meneghino, nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord”, scrive sulla Padania il 19 agosto 1998.
“La Fininvest è nata da Cosa Nostra. Ci risponda, Berlusconi, da dove vengono i suoi soldi”.
Silvio “riciclava i soldi della mafia” (7 luglio 1998), o meglio “quel brutto mafioso” guadagna “i soldi con l’eroina e la cocaina (Corriere della sera, 15 settembre 1995).
Il secondo filone dipinge l’ex e futuro alleato come un fascista, anzi “il grande fascista di Arcore” (10 aprile 1995, La Repubblica). Berlusconi è “peggio di Mussolini” (16 giugno 1998, La repubblica), “un mostro antidemocratico” (11 febbraio 1995), “suino Napoleon” (4 luglio 1995, La Stampa), “Nazista, nazistoide, paranazistoide” (14 gennaio 1995, Corriere della Sera). In più è un “incapace”, una “febbre malarica”, con una “tendenza alla vaccaggine” (13 gennaio 1995, Corriere della sera).
Bossi lo dice chiaro: “Bisogna che si mettano in testa tutti, anche il Berlusconi-Berluskà z, che con i bergamaschi ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che avrei fatto di tutto, che sarei arrivato fino in fondo, per avere il cambiamento. E non c’è villa, non c’è regalo, non c’è ammiccamento che mi possa cambiare strada… Berlusconi deve sapere che c’è gente che ne ha piene le tasche e che è pronta a far il culo anche a lui” (1 novembre 1994).
Bossi è incontenibile. Per lui, Berlusconi è “Wanna Marchi”, “bollito”, “povero pirla”, “ubriaco da bar”, “piduista”, “molto peggio di Pinochet”.
Berlusconi, di rimando, definiva Bossi “un uomo dalla mentalità dissociata”, “ladro di voti”, “pataccaro”, “cadavere politico”, “sfasciacarrozze” con il quale “non mi siederò mai più allo stasso tavolo”.
Poi all’avvicinarsi delle elezioni politiche del 2001, i due leader del centrodestra capirono che solo una nuova alleanza avrebbe garantito la vittoria nel collegi elettorali del Nord e quindi nel Paese, come in effetti avvenne.
Cinque anni di insulti sanguinosi furono archiviati, Berlusconi ritirò la montagna di querele contro Bossi e La Padania.
Con l’avvento del governo di Mario Monti, la saga ricomincia.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 26th, 2012 Riccardo Fucile
LA REPLICA DEL CAVALIERE: “NON CI SFILIAMO”…BOSSI VUOLE OTTENERE LA PRESIDENZA DELLA LOMBARDIA PER TOGLIERSI DALLE SCATOLE MARONI E MINACCIA IL PDL
“Berlusconi in questo momento ha paura, è una mezza calzetta. C’è tutto il paese che vuole
strozzare Monti e Berlusconi ha paura di mandarlo via”.
Continua il braccio di ferro tra il leader della Lega, Umberto Bossi e l’ex presidente del Consiglio. Il Capo del Carroccio ha ribadito, stamani in Transatlantico, quanto detto durante la manifestazione a Milano domenica scorsa: “Se Berlusconi non fa cadere il governo Monti è a rischio la giunta di Formigoni in Lombardia”.
Spero, ha aggiunto Bossi, che Monti “cada presto” perchè “c’è tutto il Paese che vuole strozzarlo”.
Ma Silvio Berlusconi non sembra preoccuparsi delle minacce dell’amico Bossi: “Io sono sereno. Penso che al momento opportuno il centrodestra sarà compatto”, ha detto commentando a Montecitorio il rinnovato invito del Senatur a ritirare la fiducia al governo, come condizione essenziale per evitare la caduta della giunta regionale lombarda.
Il leader del Pdl sceglie la via della moderazione e sull’esecutivo Monti dice: “Sta operando con grande prudenza ed è difficile avanzare critiche fondate”.
In questo momento — prosegue Berlusconi — chi ha senso di responsabilità e ha dato il sostegno al governo non può tirarsi indietro”.
E nello stesso momento in cui queste parole vengono pronunuciate, la Camera vota la fiducia al decreto Milleproroghe.
Nel dibattito si inserisce anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani che scambia due battute con il leader della Lega.
E’ Bersani a chiedere al Senatur: “Che fai, lo sostieni questo governo?” .
Pronta la replica del segretario federale: “ma vaf…”, è la risposta che Bossi dà sorridendo.
Intanto oggi è stato eletto all’unanimità il nuovo presidente del gruppo Lega Nord alla Camera: Gianpaolo Dozzo.
Marco Reguzzoni, ex capogruppo a Montecitorio che gli ha lasciato il posto commenta, intervistato dalla Stampa, il suo passo indietro: “Per un anno e mezzo ho avuto la fortuna e la sfortuna di svolgere un incarico complesso, diventando il parafulmine di molte tensioni (…) Credo che Bossi abbia scelto me per la difficoltà del compito, il che mi fa onore. Poi ci sono state alcune difficoltà che mi hanno esposto al fuoco di artiglieria, ma sono corazzato. Chi oggi mi critica aveva intrapreso una raccolta firme contro di me prima ancora che fossi nominato”.
Le divisioni ci sono, ammette Reguzzoni, “come in tutti i partiti. Ma fare critiche pubbliche al capogruppo è fuori dalle regole. Siamo forti solo se restiamo uniti”. Tuttavia, la manifestazione a piazza Duomo ha rivelato nuovi rapporti di forza.
“Se siamo in 80 mila contro il governo Monti, ma qualcuno porta 20 amici coi fischietti è ovvio che sui media passa quello”.
Qualcuno aveva organizzato il tifo a favore di Maroni? “No -replica l’ex capogruppo leghista- ma io i fischi della piazza li ho sentiti solo contro Berlusconi. Bossi mi ha citato tre volte, dicendo che sono stato un buon capogruppo, e nessuno ha fiatato”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL “CERCHIO MAGICO” INONDA LE CASELLE DEGLI ISCRITTI PADANI CON IL FAC SIMILE DI UNA LETTERA DOVE SI ESPRIME SOSTEGNO A BOSSI E CHE VA RESTITUITA FIRMATA… I MARONIANI INSORGONO MA POCHI GIORNI PRIMA AVEVANO FATTO LA STESSA COSA
Le ferite interne alla Lega, apparse pubblicamente nella manifestazioni di Milano, continuano a dilaniare il partito del Carroccio anche sottotraccia.
L’ultimo scontro si sta consumando infatti via posta elettronica attraverso una “conta” digitale degli schieramenti.
In questi giorni nelle caselle degli iscritti al Carroccio circola infatti una mail datata 18 gennaio – di cui l’agenzia di stampa Dire ha una copia – con allegato il fac simile di una lettera da inviare al segretario Umberto Bossi per fargli sentire la propria “vicinanza”, in “questo momento di duri attacchi”.
Ma sempre la Dire ha scoperto che i maroniani, nei giorni precedenti, avevano bombardato di mail il Senatur.
Mentre, nel clima agitato in casa Lega, si inserisce anche un incontro tra Bossi e Berlusconi.
Partiamo dall’iniziativa dei bossiani del cosiddetto “cerchio magico”.
La mail, da inviare all’indirizzo “sempreconbossi@gmail.com”, prevede uno spazio da compilare con la sezione di appartenenza, e comincia così:
“Caro Umberto, come tanti fratelli padani ho deciso di scriverti dopo mesi che su tutti i giornali assisto ad un incredibile teatrino di interventi fratricidi che nulla hanno a che vedere con la nostra battaglia per la libertà “.
Una “serie di articoli sui giornali dei poteri forti – prosegue la lettera – che denigrano il nostro impegno e che infangano, abbassandola ad una questione di poltrone e potere, la nostra lotta per l’indipendenza della Padania”.
E ancora: “Noi vogliamo essere padani a casa nostra, non nei consigli di amministrazione e sulle poltrone di potere. Hai detto che la Lega deve produrre libertà e non posti, noi vogliamo cambiare e non gestire”.
Perchè, si legge ancora, “il potere corrode e confonde, il potere romano da duemila anni divide e opprime la padania”.
Da qui l’appello al Senatur: “Solo tu hai avuto il coraggio di ribellarti quando tutti tacevano, solo tu con il tuo esempio di coraggio e rinunce hai saputo risvegliare il nostro popolo. In questo momento, quando il nemico è nell’angolo costretto dalla tua tattica a mostrarsi per la prima volta con il suo vero volto tutto unito nel governo Monti, non permettere che divisioni e gelosie facciano fallire ancora una volta il nostro sogno di libertà regalando a Roma la vittoria”.
nsomma: “i militanti, i dirigenti, i colonnelli, nessuno è in grado di unire i padani. Solo tu. Decidi tu, dicci tu cosa dobbiamo fare, guidaci come hai sempre fatto. Solo tu hai l’autorità per farlo. Noi ti seguiremo”.
Fin qui niente di strano: la mail sembra rientrare nella normale attività di propaganda interna di un partito.
Ma i leghisti più scafati sentono puzza di bruciato.
In coda alla mail si chiede infatti di rimandare “il prima possibile” il messaggio agli indirizzi “segretarioumbertobossi@gmail.com” e “dcantamessa@leganord.org”.
Chi è pratico di Carroccio sa che gli indirizzi “leganord.org” sono riservati esclusivamente ai membri della segreteria di via Bellerio.
E in particolare, quello a cui si chiede di rispedire la lettera, appartiene a Daniela Cantamessa, funzionaria della segreteria particolare di Umberto Bossi, su cui regna incontrastata la fedelissima Rosi Mauro
In pratica, quindi, è il ragionamento che si fa tra i “maroniani”, la mail non avrebbe altro scopo che indicare al Cerchio Magico, attraverso il feedback, su quante forze può contare.
Sempre la Dire, però, ha scoperto che nei giorni precedenti anche i maroniani avevano lanciato una massiccia campagna a colpi di mail.
“Come tanti fratelli padani ho deciso di scriverti- si legge nella lettera – dopo mesi che su tutti i giornali assisto ad un incredibile teatrino di interventi mirati a fare piazza pulita di chi tra i primi ti ha seguito nel ‘folle’ progetto di conseguire la libertà del nostro popolo. Liberati di coloro che sfruttano il tuo nome per creare divisioni tra i militanti, e infangano per biechi motivi di interessi personali, il nome di chi con te ha lanciato, scrivendoli sui muri, i primi ruggiti del popolo oppresso”.
Da segnalare infine l’incontro per cena, tra Bossi e Berlusconi, nella residenza milanese del Cavaliere.
Domenica il numero uno del Carroccio, dal palco della manifestazione di piazza Duomo, aveva lanciato l’ultimatum all’ex premier: o fa cadere il governo Monti o la giunta Formigoni sarà a rischio.
Ventiquattro ore dopo, il faccia a faccia per rassicurare il leader del Pdl che stava scherzando: chi lo dice poi ai leghisti lumbard che devono lasciare la poltrona?
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Gennaio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER FATICA A TENERE IL PARTITO E C’E’ CHI AMMETTE: “NON E’ PIU’ QUELLO DI UN TEMPO”…IL SUO POPOLO NON RISPONDE PIU’ AI SUOI APPELLI E ANCHE LA NOMENKLATURA LITIGA AL SUO COSPETTO
Di fischio in fischio, dissacrazione dopo dissacrazione, fra cataratte, incidenti domestici, congiure,
cambiamenti d’umore e malinconie, Bossi è sempre meno Bossi: l’idolo s’incrina, l’icona scolora la sua tinta dorata e come in un dramma elisabettiano l’osservazione spassionata del potere trova in tutto questo la conferma di una verità inesorabile.
Che il carisma non è mai dato per sempre e quando comincia a fuggire, chi lo perde “sente il suo titolo cascargli addosso, come il vestito di un gigante sul nano che l’ha rubato”.
E dunque: «Non ho più la Lega, non ho più la Lega, mi viene voglia di mollare tutto» l’avevano sentito ripetere qualche giorno fa a via Bellerio dietro le porte di una riunione convocata dopo che il diktat anti-Maroni, poi repentinamente contraddetto, aveva messo in moto la più prevedibile levata di scudi contro il Senatùr.
Ora le immagini del palco di Milano, con quell’affollamento di malcelata discordia, dicono che la Lega ce l’ha ancora, ma certo Bossi non riesce a tenerla assieme.
O almeno: il suo popolo non risponde più ai suoi appelli.
Non solo la nomenklatura si guarda bene dal manifestare segni di ravvedimento, rifiuta di mettere in scena plateali rappacificazioni, abbracci, strette di mano, ma dalla piazza lo interrompono nel mezzo del rito: chi invoca il nome di Maroni, chi lo osteggia, chi comunque fischia all’indirizzo del vecchio capo che nei momenti d’imbarazzo, da consumato comiziante quale è rimasto nonostante tutto, chiama il “Padania libera!”, o minaccia Formigoni, o si abbandona alle consuete volgarità : ma per quanto potrà andare avanti in questo modo?
Oltretutto, dopo il tempestoso congresso a porte chiuse di Varese, è la seconda volta in tre mesi che Bossi deve subire dei fischi.
In quell’occasione, dopo la baraonda nella sala Arc de triomphe dell’Ata hotel, c’è chi lo vide con gli occhi lucidi.
Nell’estate era dovuto andare via nottetempo dall’albergo Ferrovia, in Cadore, sempre per il rischio di contestazioni.
E allora viene da chiedersi se questi momenti di pur umanissima emotività non abbiano il potere di oscurare il ricordo di quello che il leader è stato per tanti anni e ha rappresentato per una moltitudine di fedeli; se la fatica, gli sbadigli compulsivi, l’andatura incerta, la maschera di sofferenza, la voce spesso incomprensibile non siano da mettersi in relazione con il turpiloquio, le pernacchie, i gestacci
Ma il sospetto più grave e sempre più plausibile è che proprio le condizioni di Bossi abbiano accelerato e fatto esplodere la sorda guerra di successione che da tempo covava dentro la Lega e che nessuna autorità personale e residuale ormai potrà spegnere.
L’altro giorno si è permesso di dirlo con inusitata chiarezza perfino l’eurodeputato Speroni: “Bossi non ha più l’autorità di un tempo”.
Da questo punto di vista l’emergere di un’entità insieme sanitaria e cortigiana come il Cerchio magico, così come l’ansia della moglie del Capo, il destino del Trota, la defenestrazione di Reguzzoni, la probabile chiusura della Padania, i fondi d’investimento in Tanzania, il vomito polemico di Maroni, cui è prolungato il divieto di parola, e l’ambiguo barcamenarsi di quelli che l’ortodosso e purista Gilberto Oneto ha ribattezzato “i Robertidi” (Calderoli, Castelli e Cota), ecco, tutto questo, insieme agli imminenti congressi e alle frequenti telefonate da Arcore contribuisce a rendere lo scontro sempre meno ideale e al tempo stesso sempre più cupamente incentrato sul potere.
E tuttavia, riguardando l’ennesimo e crudele video di questo leone malandato che un tempo sferzava le platee e oggi parla al vento e raccoglie fischi, si coglie per un volta qualcosa di autenticamente drammatico nella sua incredulità , qualcosa che riscatta l’andazzo folkloristico e l’intonazione eroicomica che da sempre aleggiavano sopra le manifestazioni della Lega.
Perchè “il sole del potere è splendido, ma spesso tramonta a mezzogiorno nel pubblico disprezzo”, come dire a suon di rumorose contestazioni.
Così, nel logoramento dell’autonomia fisica e nel crepuscolo del comando politico va in scena un dramma tutto personale e perfino shakespeariano — si perdoni qui l’azzardo interpretativo — per cui c’è un po’ di Macbeth, con mogli che si danno un gran da fare, un po’ di Re Lear, con sovrani stanchi e figli inadatti, e poi c’è un po’ del Giulio Cesare, con la faccenda ineluttabile del parricidio da parte chi, all’apice del successo e dell’energia, capisce che è arrivato il suo momento, e gli eventi lo portano a fare fuori colui che gli ha dato fiducia, ma ha anche abusato della sua grandezza
Poi sì, certo che è sconveniente misurare le miserie di questo tempo con le poetiche riflessioni del Bardo.
Ma la tragedia del potere, in fondo, sta esposta lì magnificamente, così come a volte pare addirittura di scovarla, anche con qualche soddisfazione, negli impicci tardo-padani.
E quindi tutto torna, tutto presenta il conto, tutto si paga nel gran teatro della politica, dove il biglietto per assistere è gratis, e la lezione che vi si apprende in genere non conosce pietà .
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
SE C’ERA DORMIVA O GLI ANDAVA BENE COSI’, ORA FA IL “COMPROMESSO SPOSO” CHE SI SCANDALIZZA PER I FONDI IN TANZANIA…LA LOTTA DI POTERE ALL’INTERNO DELLA LEGA PER ASSICURARSI LA RIELEZIONE E’ APPENA COMINCIATA
“La pace di Milano”, come la chiama lui, non esiste.
Non esiste per la base. Non esiste per Roberto Maroni e Marco Reguzzoni. Non esiste per nessun esponente dei vertici del Carroccio.
Che siano sindaci (come Flavio Tosi e Attilio Fontana) o presidenti di Regione (a partire da Roberto Cota e Luca Zaia), nessuno va dietro all’auspicio espresso da Umberto Bossi.
La pace non solo non esiste, dunque, ma non va assolutamente trovata: i militanti vogliono che lo scontro tra maroniani e cerchisti si concluda sul campo e con un solo vincitore.
Così molti, lasciando la manifestazione milanese, si dicono delusi e annunciano la volontà di lasciare il partito.
Perchè all’ombra della Madonnina i più erano arrivati per assistere all’incoronazione definitiva del “barbaro sognante” Bobo.
Invece, nonostante la piazza abbia invocato con forza e ripetutamente “un saluto da Maroni”, Bossi ha deciso di non farlo parlare.
Invece di sentirsi dire che il tesoriere Francesco Belsito, il responsabile dei fondi investiti in Tanzania, e “la terrona” Rosi Mauro, dovranno trovarsi un impiego, il Capo ha insistito nel tentare di convincere Maroni a stringere la mano ai cerchisti.
Generando un siparietto molto imbarazzante per tutti.
Quando Bossi si augura che “scenderemo dal palco tutti insieme stringendoci la mano”, la piazza reagisce invitando l’ex capogruppo ad andare “fuori dai coglioni”.
E a Rosi Mauro rivolge l’invito generalizzando: “I terroni fuori dai Maroni”. Il clima è questo.
E per la prima volta durante un comizio Bossi è interrotto da cori, grida, slogan.
Lui alza la voce, sposta l’attenzione sul governo Monti e su Roberto Formigoni.
Che minaccia: “Li stanno arrestando ogni giorno, se continua così andiamo a elezioni e corriamo da soli; Formigoni ricordati che i soldi sono i nostri”, grida.
Ma agli oltre ventimila riuniti in piazza del Duomo nteressa di più sentire Maroni, assistere al passaggio di consegne.
Invocano i congressi, gridano a gran voce Bobo, instancabili mostrano manifesti contro il cerchio magico (“ormai è stato inquadrato, basta giochi”) e i suoi componenti (“Bossi e Maroni in Padania gli altri 4 coglioni in Tanzania”), se la prendono con la consigliera regionale Monica Rizzi, cerchista e tutrice del trota Renzo (“Sei falsa come la tua laurea”).
Insomma sono arrivati fin qui nella speranza di assistere al passaggio di consegne.
Maroni è visibilmente soddisfatto.
Sul palco un passo davanti a tutti gli altri raccolti intorno a Bossi, saluta e applaude quando lo invocano, per poi suggerire con il labiale di scandire il nome “Bossi, Bossi”.
E quando Matteo Salvini e altri sventolano dal palco la sciarpa “Barbari sognanti” finge di non vedere, ma il sorriso è soddisfatto, il momento è arrivato.
E la differenza con Pontida e Venezia, dove per la prima volta era stato acclamato come “premier” e “successore di Bossi”, è che l’ex titolare del Viminale ci crede.
Ha capito di avere la forza politica e la spinta per lo scontro.
Scendere dal palco senza parlare brucia un po’. Ma le rimostranze sono state presentate al Capo in via Bellerio.
E così al termine della segreteria federale, è lui che comunica le scelte adottate nel fortino leghiste.
Come già annunciato: “I congressi provinciali si svolgeranno entro tre mesi ed entro giugno ci saranno i nazionali”, comunica.
E sulla manifestazione, Bobo punzecchia: ”Fischi? Io ho sentito applausi e incitamenti per Bossi e per la Lega. E qualcuno anche per me e questo mi fa piacere”, sottolinea.
Ma dal suo profilo facebook, poco dopo scrive: “Una folla immensa ha invaso la nostra Milano! Un popolo di barbari sognatori ! Vorrei ringraziarvi uno per uno : tutti ! Ognuno di voi ! Il mio pensiero va alle/ai militanti che si sono alzati a notte fonda per essere in piazza uniti più che mai ! Mi è dispiaciuto molto non poter parlare per salutarvi e condividere con voi queste sensazioni ! Sono molto felice di comunicarvi che poco fa si è concluso il “Federale” che ha deliberato la convocazione dei congressi provinciali e nazionali così come richiesto dai nostri militanti ! Il vostro Barbaro Sognante!”
Forse più che sognante sarebbe meglio dire “dormiente”, visto che per venti anni non ha mai preso posizione contro gli investimenti in Croazia, sulla fallimentare iniziativa della banca padana, sugli investimenti nei Bingo, sul governo Berlusconi (forse la poltrona di ministro gli aveva fatto dimenticare la sua passione di barbaro sognante…).
Per non parlare dell’imbarazzante inchiesta giudiziaria sulle sue consulenze orali e lo stipendio di 2,000 euro al mese elargite da un inquisito alla sua portavoce per organizzare feste in discoteca.
Dal capocomico al caratterista, ma la rappresentazione è sempre da avanspettacolo.
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Gennaio 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IN CORSO IL CONSIGLIO FEDERALE DELLA LEGA: I MARONIANI ATTACCANO LA GESTIONE FINANZIARIA DEL PARTITO, IN MANO AL CERCHIO MAGICO… PER VENTI ANNI BOBO NON AVEVA VISTO NULLA, ORA SI E’ ACCORTO CHE QUALCOSA NON VA
«Maroni in Padania, Cosentino & C in Tanzania». 
Lo striscione dell’altra sera a Varese descriveva lo stato d’animo della stragrande maggioranza dei delegati e dei militanti leghisti.
È la rappresentazione plastica di un feroce malumore che sta montando su tutti i siti internet d’area, che fa capolino nei salotti tv, che striscia senza censure tra la folla “padana”. I
l “Cerchio magico”, ossia il gruppetto minoritario che, a detta dei maroniani, sta (stava) separando il leader stanco e malato Bossi dal resto della Lega, avrebbe i giorni contati.
E se non fosse perchè la moglie del Senatur ne è un pilastro, probabilmente sarebbe già saltato in aria.
Travolgendo Rosi Mauro, apostrofata addirittura come «terrona» dai maldipancia sul Web, e il segretario amministrativo Francesco Belsito, al centro della bufera per i trasferimenti milionari all’estero dei soldi del partito.
Quasi sette milioni di euro, come ha scoperto nei giorni scorsi il Secolo XIX , partiti tra Natale e Capodanno alla volta di Cipro (1,2 milioni) e della Tanzania (4,5 milioni), oltre che cambiati in corone norvegesi (1 milione).
Belsito, sulla Padania, ha ribadito: tutto regolare. Ha parlato di altri investimenti al di fuori dell’area euro e ha negato l’esistenza di investimenti in fondi in Tanzania o a Cipro.
In effetti, i trasferimenti di denaro verso l’isola mediterranea e verso il Paese africano, erano usciti dalla gestione di Banca Aletti (dove la Lega aveva collocato quasi dieci milioni di euro per poi svuotare il conto l’ultimo giorno del 2011) attraverso un banale bonifico i cui beneficiari erano privati.
La Kripsa Enterprise a Cipro, società di consulenza gestita dall’avvocato Paolo Scala (sede a Larnaca in una casella postale, ufficio da legale a Nicosia, ma al numero telefonico pubblicato sul sito risponde un’altra società di consulenza, la Exitor).
E l’ex socio del “ministro meteora” Aldo Brancher (indagato per le scalate bancarie) Stefano Bonet per quanto riguarda la Tanzania.
Due privati, quindi, chiamati a gestire parte dei soldi che la Lega ha ricevuto nel 2011 come quota annuale dei rimborsi elettorali delle Politiche 2008 e delle Europee 2009 (9 milioni in tutto nel 2011 di finanziamento pubblico dei partiti).
A questi punti la “non smentita” di Belsito alla Padania non basta ai leghisti. Lo ha detto l’altra sera in tv a L’ultima parola il parlamentare romagnolo Gianluca Pini: «Voglio vederci chiaro, chiarissimo».
Inutile chiedergli come intenda farlo, ma trapela dal Carroccio che oggi al Consiglio federale del partito (il massimo organismo interno), i maroniani non faranno sconti.
Arriverà al tavolo della presidenza un documento per l’apertura di un’inchiesta interna sui fondi migrati all’estero.
Chiederanno la pubblicazione (all’interno del partito) di tutti i conti, voce per voce.
Chiederanno l’istituzione di un comitato di controllo che parta dal Comitato degli amministratori (con i parlamentari Castelli e Stiffoni, oltre che lo stesso Belsito) e sia estesa alla partecipazione di un delegato per ogni federazione regionale.
Addirittura cresce tra i maroniani la paura di conseguenze penali o amministrative sulle operazioni gestite da Belsito (e note solo alla famiglia Bossi, almeno da quanto ricostruito da tutti i giornali italiani in occasione dell’ultima segreteria politica, dieci giorni fa): se davvero i fondi pubblici italiani sono partiti verso l’estero per speculazioni finanziarie off-shore, c’è il rischio che la segnalazione automatica inoltrata alla Banca d’Italia (che certamente Banca Aletti ha fatto) sia oggetto di rilievi.
Secondo alcuni leghisti esperti della materia, per la legge 2/1997 sul finanziamento dei partiti e secondo le norme dell’antiriciclaggio, la stessa legittimità dell’operazione potrebbe essere messa in dubbio.
Con il rischio di accusa (e sanzione) per violazione della legge sui finanziamenti pubblici.
Ma la cosa che pesa, dentro il Carroccio, è tutta politica.
Maroni lo ha detto in prima persona: «Qui ci sono sezioni che non hanno di che pagare la corrente e noi investiamo in strane operazioni?».
L’ex ministro non ha detto altro.
Ma dai siti e dalle radio, dai blog e dalle stesse sezioni (persino da quelle liguri che Belsito frequenta in quanto vicesegretario regionale) sale una volontà che non ha bisogno di aspettare la Banca d’Italia.
Quei giri di fondi della Lega sono stati sbagliati e fuori luogo: chi ha sbagliato abbandoni la nave.
Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX”)
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Gennaio 22nd, 2012 Riccardo Fucile
BOSSI BONFONCHIA: “BERLUSCONI FACCIA CADERE IL GOVERNO DEI BANCHIERI”… LUI DI INVESTIMENTI CON LE BANCHE SE NE INTENDE: I FONDI IN TANZANIA QUANTO RENDONO?
Giunge alla fine di una settimana di fendenti, accuse e polemiche interne la manifestazione carnevalesca di stamane a Milano organizzata dalla Lega contro il governo Monti.
Dopo le lacerazioni, ormai pubbliche, del gruppo dirigente leghista, migliaia di militanti si sono ritrovati nel capoluogo lombardo sotto il segno (imposto in queste ore da Bossi) dell’unità , dopo aver assistito in soli nove giorni prima al diktat, poi rientrato, contro l’ex ministro Maroni, a cui era stato vietato di partecipare a incontri pubblici leghisti; alla repentina riscossa dello stesso Maroni, celebrata a Varese mercoledì scorso in un plebiscito di consensi; al successivo «passo indietro» di uno dei protagonisti dello scontro, l’ormai ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni; e alla pax interna tattica, decretata due giorni dal «capo».
Annunciata il 4 dicembre scorso alla riunione del sedicente parlamento padano a Vicenza, la manifestazione è anche un test per capire come si schiererà la base leghista dopo gli ultimi eventi.
Dopo il «cacciare chi vuole cacciarmi» pronunciato da Maroni, a Bossi interessa scongiurare nuove polarizzazioni.
Un grande striscione sul fondo di piazza Duomo prova a certificare la ritrovata unione all’interno della Lega: «Bossi sei tutti noi».
Ma gli slogan dei militanti e dei cartelli esposti mostrano anche un’altra realtà : «La Lega con Maroni fa fuori i cerchioni», si legge su uno striscione di un gruppo di maroniani che se la prende con i cerchisti.
«Noi padani siamo uniti ma guai a chi ci tradisce», è scritto ancora su un altro striscione.
I militanti chiamano in causa anche il voto su Nicola Cosentino: «Maroni in Padania, Cosentino in Tanzania», si legge un cartellone che fa riferimento all’investimento dei fondi elettorali della Lega nel paese africano.
«Monti e Maroni in Padania quattro gatti in Tanzania», urlano alcuni leghisti. E quando Umberto Bossi prende la parola dalla piazza vola un mare di fischi.
«Nella lega hanno dimostrato tanta saggezza per evitare rotture, sono stati fatti passi indietro e abbiamo messo da parte ogni discussione» ha esordito il leader del Carroccio.
«Io non avrei mai fatto niente contro Maroni, che è con me da tanti anni». Anzi invito «Maroni e Reguzzoni a darsi la mano ad abbracciarsi». Ma al nome di Reguzzoni una parte dei manifestanti ha quasi interrotto il discorso del leader della Lega con fischi.
E Reguzzoni e Maroni la mano non se la daranno.
Poi un invito all’ex alleato Silvio Berlusconi. «Caro Berlusconi non si può tenere il piede in due scarpe. Devi scegliere, tanto alle elezioni ci arriviamo ugualmente».
Per Bossi non è possibile «pretendere che la Lega sostenga il governo della Regione Lombardia quando Berlusconi sostiene il governo infame di Mario Monti».
Immediata la replica diFabrizio Cicchitto (Pdl): «Non possiamo accettare diktat di alcun tipo, nè quelli di chi ci dice che dobbiamo far cadere il governo domani, nè quelli di chi ci intima di andare avanti fino al 2013».
Dalla segreteria, che gestisce la manifestazione milanese del Carroccio e distribuisce magliette e bandiere, avevano infilato all’ultimo momento delle piccole bandiere con la scritta in rosso ‘Bossi’.
Ma le pettorine dei “bobo boys” sono un po’ ovunque, come le sciarpe “barbari sognanti”.
E poi quelle bandiere della Tanzania. Una trentina, non di più, che vengono srotolate quando parla il capo. E che pure bastano, per ricordare che non tutto nel Carroccio è stato sanato.
Quando il corteo parte verso piazza Duomo, alla testa ci sono Bossi, Maroni e Rosi Mauro. L’immagine della pace ritrovata. Apparente.
Perchè ci sono cartelli “cerchio tragico” che il servizio d’ordine cerca di far abbassare, senza risultato.
E ci sono slogan contro Reguzzoni, “fuori dai coglioni”, che lo speaker Salvini, pur controvoglia, zittisce.
Mercoledì a Varese, del resto, anche lui, maroniano doc, si era dilettato nei coretti contro il cerchio magico. Uno su tutti: “Rosi puttana lo hai fatto per la grana”.
Ma oggi l’ordine del fortino di via Bellerio è tenere bassi i toni, evitare scontri. Cosi Salvini grida nel megafono: “Monti, Passera, Fornero vi facciamo il culo nero”, tanto per non perdere la tradizionale eleganza.
Alla fine della carnevalata, tutti i massimi dirigenti corrono in via Bellerio per una riunione rsitretta dove non avranno bisogno di far finta di volersi bene.
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Gennaio 22nd, 2012 Riccardo Fucile
LA PACE TRA CERCHIO MAGICO E MARONITI E’ SOLO APPARENTE: IL SENATUR L’HA IMPOSTA PER EVITARE OGGI CONTESTAZIONI IN PIAZZA DUOMO, MA IL RISCHIO RIMANE ALTO…PREVISTI FISCHIETTI E BANDIERE DELLA TANZANIA…INSULTI A ROSI MAURO, I BOSSIANI PRONTI A REAGIRE: “IL CONGRESSO GLIELO FACCIAMO FARE AL NIGUARDA”
Pericolo Milano per la Lega. 
Il Carroccio si è dato appuntamento in piazza Duomo per manifestare contro il governo Monti ma è forte la preoccupazione che oggetto della contestazione diventi Umberto Bossi.
E che il corteo si trasformi in una resa dei conti (anche fisica) tra i “barbari sognanti” di fede maroniana e i seguaci del fantomatico Cerchio Magico, capitanato da Rosi Mauro, braccio armato di Manuela Marrone, moglie del Senatùr e strenua sostenitrice di Marco Reguzzoni e, ovviamente, nume tutelare del figlio, il trota Renzo, che vorrebbe mettere a Capo del partito. Progetto e protetti fermati dalla base leghista che, come noto, ha investito Roberto Maroni di fare pulizia intorno al Capo così da ridare nuova vita al partito, ormai diventato scendiletto del Pdl di Silvio Berlusconi.
La rottura definitiva tra le due leghe si è consumata tutta nell’ultima settimana.
Venerdì scorso il divieto a Maroni di partecipare a eventi pubblici e incontrare i militanti.
L’immediata protesta della base in sostegno dell’ex ministro dell’Interno ha spinto Bossi a battere in ritirata e accettare di partecipare al “Maroni day” mercoledì a Varese.
Poi il Capo ha accettato le richieste invocate a gran forza dal teatro Apollonio: Reguzzoni lascia l’incarico di capogruppo e congressi nazionali entro giugno. Insomma, Bobo ha vinto la battaglia. Ma la vittoria è solo di facciata.
Ed è stata conquistata grazie all’appuntamento di domenica a Milano: Bossi ha voluto ad ogni costo ricucire in tempo utile una apparente unità nel tentativo di fermare le proteste.
Che si annunciavano pesanti: bandiere della Tanzania, fischietti, magliette pro Maroni, e slogan contro i cerchisti.
A cominciare da Rosi Mauro che già mercoledì sera è stata oggetto di insulti e cori del tipo “Rosi puttana lo hai fatto per la grana“.
Ma se i maroniani hanno segnato due punti a loro favore, i cerchisti stanno organizzando la controffensiva.
Uno degli uomini più vicini a Reguzzoni da giorni sta inviando a tutti i sostenitori dell’ormai ex capogruppo sms di rassicurazione sulla prossima rivincita. “Siamo in silenzio, valutiamo la strategia ma stai certo che torneremo presto”.
Questo mercoledì pomeriggio. Il giorno successivo al Maroni day, un altro sms: “Pensiamo a Milano, non hanno vinto nulla, andiamo dietro al Capo lui sa cosa fare, fidati”.
E ancora: “Il Capo, un colpo al cerchio e uno alla botte, ci porterà alla quadra”.
La tregua è dunque temporanea.
Tanto che a Milano i maroniani, nonostante i successi incassati, porteranno comunque le bandiere della Tanzania, manifesti, volantini, striscioni pro Bobo e fischietti.
Da usare per contestare Monti, certo, ma anche Reguzzoni e gli altri nel caso salissero sul palco.
E i cerchisti? Non stanno a guardare.
Si mobilitano via sms. “Loro avranno Maroni, ma noi abbiamo le palle” scrive un parlamentare reguzzoniano. “Se fanno casino in piazza il congresso glielo facciamo fare al Niguarda”, l’ospedale.
Non solo. I cerchisti avrebbero arruolato dei ‘provocatori’ a cui infilare magliette maroniane e far contestare Bossi.
Il condizionale è d’obbligo perchè sono indiscrezioni.
Ma se accadesse la piazza prenderebbe fuoco e volerebbero solenni schiaffoni padani.
Nel dubbio alcuni militanti pensano sia più sicuro portare aste di legno per tenere la bandiera e non quelle di plastica.
Gli elmetti con le corna questa volta potrebbero rivelarsi utili.
Rischi che Bossi conosce bene. Perchè bene conosce la sua gente.
Oltre a darla vinta a Maroni su capogruppo alla Camera e congressi, ha cercato di mostrare unito il partito.
Venerdì sera ha riunito tutti, cerchisti e maroniani, nel fortino di via Bellerio “per un chiarimento definitivo”.
Poi ha fermato le rotative del quotidiano la Padania e ha dato alle stampe intervista con foto da piazzare in prima pagina.
Alle parole possono credere tutti, ma l’immagine ritrae l’impossibilità della tregua: al centro Maroni e Rosi Mauro sorridenti, con al fianco Bossi, Calderoli, Reguzzoni, Giorgetti, Bricolo, Stucchi e Cota.
Acerrimi nemici insieme a brindare? Irreale. Il tentativo appare quanto mai disperato. L’ordine è mostrarsi uniti.
Tutti sembrano aver capito e accettato.
Persino Rosi Mauro tenta di buttare acqua sul fuoco. E smentisce le indiscrezione sulla volontà di far contestare Bossi durante la manifestazione. “C’è stato qualcuno che ha detto che volevamo utilizzarla per far credere che all’interno della Lega si stia litigando. Io non litigo mai con nessuno ma c’è chi ha manovrato, e sono convinta che si tratti di una grossa spinta esterna, per far passare in secondo piano quella grande manifestazione che domani chiederà al governo Monti di andare a casa”.
Ma i cori contro di lei bruciano.
E risponde senza farsi pregare. “C’è chi scrive che dopo la malattia di Bossi ci sarebbero attorno a lui persone che lo condizionano. Leggere queste cose mi fa un po’ schifo”.
E ancora: “Io non sono una ipocrita ma la battaglia la faccio sempre dentro e mai fuori dal partito. Non denigro mai i colleghi di partito, anche se qualche matto lo abbiamo anche noi”.
Infine, perchè forse era poco chiaro il messaggio, ha aggiunto: “Io non parlo attraverso i giornali, attraverso Facebook ma incontrando la gente”.
E il re leghista dei social network è Maroni. L’apparenza della pace è durata appena 24 ore. La tappa milanese è vitale per il Carroccio.
I dirigenti del movimento si attendono una partecipazione di massa alla manifestazione che si aprirà , alle 10, con un corteo dal Castello sforzesco a piazza Duomo, dove è allestito il palco.
Decine i pullman in arrivo dalle altre province della Lombardia, dal Veneto e dal Piemonte. Bus anche da Emilia-Romagna, Liguria, Friuli, Trentino, Marche e Toscana, con una macchina organizzativa che tocca i livelli degli storici raduni di Pontida e Venezia.
Per l’occasione sono stati anche prenotati due treni, che attraverseranno le province di Varese e Bergamo, e faranno tappa in tutti i paesini, nella rotta verso Milano.
Si chiamano “Freccia verde”, ovvero “l’ultimo treno per l’indipendenza della Padania”.
Non è ancora chiara la scaletta degli interventi, ma, dopo il chiarimento di ieri, sembra scontato che la foto sul palco sarà corale.
Certi gli interventi di Bossi, Maroni e Calderoli e quelli di alcuni sindaci e presidenti di provincia.
Al termine della manifestazione, tutti i dirigenti si trasferiranno in via Bellerio, dove è convocato l’atteso consiglio federale che deve affrontare il nodo spinoso della convocazione dei congressi nazionali (regionali) entro l’estate. E dove si placheranno gli eventuali attriti nati in piazza.
Se le contestazioni interne sono ancora ipotetiche, certe sono invece quelle dei socialisti (che hanno organizzato una contromanifestazione a quella della Lega mostrando il tricolore) e di un gruppo spontaneo su Facebook che ha promosso l’appuntamento “Tutti al circo hanno aperto le gabbie … è gratis a Milano il 22 Gennaio“.
Tra loro gli autori dei manifesti apparsi venerdì notte in città contro il Carroccio. “Leghisti in città , dichiarato lo stato di massima allerta. L’appello ai cittadini: segnalate i sospetti vestiti di verde”, si legge nei volantini che ritraggono la caricatura di Bossi in un cerchio sbarrato con la scritta: “Attenzione passaggio leghisti”.
Altri, invece, ritraggono la finta locandina di “Benvenuti al Nord”: si vedono Bossi e Roberto Formigoni seduti in moto, “per la regia di Nicola Cosentino“, si legge.
Queste sono state affisse anche davanti consolato della Tanzania.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Bossi, Costume, emergenza, la casta, LegaNord, Politica | Commenta »