Marzo 6th, 2012 Riccardo Fucile
E’ GIUNTO IL MOMENTO DI FERMARLO: NON C’E’ BISOGNO DEL CARCERE, BASTA UN RICOVERO COATTIVO
Sono molti anni che a Bossi e ai suoi discepoli viene concessa un’ampia licenza verbale e
non solo verbale.
Pernacchie, dito medio, gesto dell’ombrello; annunci di pallottole contro i Bingo Bongo, di valligiani pronti a imbracciare il mitra, di autobus separati per gli immigrati e di carta igienica tricolore.
Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, al punto che al cospetto dell’oratoria padana anche gli scontri tra berlusconiani e antiberlusconiani sembravano pagine di bon ton. S’è sempre lasciato fare, e c’era perfino chi sorrideva.
Tanta tolleranza per due motivi.
Il primo è perchè – va riconosciuto – i militanti leghisti hanno dato sempre l’impressione di essere personaggi folcloristici, ma mai pericolosi; finora, insomma, nessuna camicia verde ha mai provato a tradurre in opere il verbo del capo.
Il secondo motivo è che, specie negli ultimi tempi, Bossi ha goduto di una certa umana pietà per le sue condizioni di salute.
In ogni caso, comunque, siamo abituati a reagire dicendo che con quella bocca può ruttare ciò che vuole.
C’è però da chiedersi, ora, se si possa continuare a lasciar perdere.
Dire che Monti deve stare attento perchè il Nord lo farà fuori (chissà di quale Nord parla Bossi) è, diciamo così, un discreto «salto di qualità » anche nell’ambito del delirio.
È vero che l’Italia ha corso pericoli ben più gravi di quanti ne passi adesso (pensate a quando chi pronuncia simili bestialità era addirittura ministro), ma stiamo comunque vivendo un tempo difficile, pieno di tensioni, di insoddisfazioni e di rabbia crescente; di proteste di piazza, di violenze.
Profetizzando, con evidente compiacimento, l’assassinio del presidente del Consiglio, Bossi ha passato ogni limite.
E quindi è forse il momento di sospendere quella licenza di cui quest’uomo ha sempre goduto, e fermarlo.
Non dovrebbe esserci neanche bisogno del carcere: basta un ricovero.
Michele Brambilla
(da “La Stampa”)
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Marzo 4th, 2012 Riccardo Fucile
PATACCARI PADAGNI: IL SENATUR HA GOVERNATO CON LUI PER 10 ANNI, MA NON SI ERA ACCORTO DI NULLA…”SOSTIENE MONTI PER INTERESSE PERSONALE”… MA BOSSI CHE CI ANDAVA A FARE OGNI LUNEDI’ A CENA AD ARCORE? PER IL RISOTTO MANTECATO?
Il Senatur riscopre i fucili padani e, in un revival anni 90, rispolvera slogan contro il Cavaliere: “Ragiona come Mussolini”, dice.
“Era un delinquente ora è stato assolto. Sostiene l’esecutivo per interesse personale”.
Ma Calderoli usa uno slogan dell’ex premier: “L’evasione fiscale a volte è legittima difesa”
“Se Monti non ci ascolta portiamo a Roma centinaia di migliaia di persone e facciamo saltare il suo scranno”.
Umberto Bossi rispolvera i fucili padani e, in un revival anni novanta, torna a definire Silvio Berlusconi un “delinquente”.
Che non sarà incisivo come “il mafioso di Arcore” che usò nel 1995 per indicare il Cavaliere, ma conferma come il Sènatur tenti di prendere le distanze in ogni modo dall’ex amico.
Ma per cancellare quasi venti anni di alleanza e governi non basta qualche vecchio slogan.
E di fatto alla fiaccolata organizzata a Monza contro il governo guidato da Mario Monti partecipano poche decine di militanti.
Le centinaia di migliaia di persone di cui parla Bossi sono lontane da qui e, forse, anche dal partito.
La Lega sta infatti vivendo una profonda lacerazione interna.
La base da mesi invoca con forza l’incoronazione di Roberto Maroni alla guida del movimento.
A deludere i militanti è stato proprio il sostegno che Bossi ha dato al governo Berlusconi, arrivando persino a salvare dal carcere Nicola Cosentino, coordinare campano del Pdl accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
E oggi Bossi tuona anche contro la mafia. Il via libera al trasferimento della sorveglianza speciale per Salvatore Riina junior a Padova “è un attentato contro il nord, che il nord dovrebbe punire con la pena di morte per le conseguenze che avrà nella nostra società : rapine, violenze e mafia”.
Della decisione Bossi ha incolpato il governo Monti che a suo dire “ha fatto tornare il soggiorno obbligato”, ma “non accetteremo di essere invasi ancora una volta dai mafiosi”.
Qualche slogan, forse, non basta.
Ma il Sènatur ci prova.
Berlusconi, dice il leader del Carroccio, sostiene il governo in loden perchè prima “era un delinquente, ora è stato improvvisamente assolto (prescritto, ndr) in tribunale” al processo Mills.
“E’ poco ma sicuro” che sta con Monti per interesse, aggiunge.
E ragiona “come Benito Mussolini“. Perchè “dire ‘facciamo l’accordo fra le forze maggiori e cancelliamo quelle minori’ per non disperdere i voti è un ragionamento che fece Mussolini, ma sono cose che non portano da nessuna parte”.
Pochi minuti dopo però il Carroccio dimostra di ragionare come Berlusconi: Roberto Calderoli, con ritrovato slancio padano, afferma che “quando si paga il 50% di tasse l’evasione fiscale è legittima difesa”.
Dichiarazione di cui il Cavaliere detiene il copyright.
Ma capita di far confusione. ”In questo momento ce l’abbiamo con tutti e due”, dice Calderoli.
Con Monti e Berlusconi, “perchè uno è l’assassino e l’altro il palo, il complice”. Poi certo, che “il complice” sia stato un amico fino a tre mesi fa, poco conta.
A Bossi e Calderoli lo ricorda Sandro Bondi. “Vorrei dire agli amici della Lega,con i quali fino a pochi mesi fa abbiamo lavorato con spirito di collaborazione e amicizia, che non risponderemo a toni polemici che sono lontani dai bisogni e dagli interessi veri degli italiani”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 28th, 2012 Riccardo Fucile
E’ DERBY ALL’ULTIMO COMIZIO, MARONI SEMBRA AVERE PIU’ APPEAL E RIEMPIE LE SALE PIU’ DI QUANDO SUONAVA IL SAX… IL SENATUR ARRANCA TRA POSTI VUOTI E MALUMORI CERCHISTI… MA C’E’ CHI DICE CHE MARONI NOLEGGI PULMANN DI TRUPPE CAMMELLATE
Maroni batte Bossi. Almeno sul palco.
Un tempo, i comizi del Senatur erano oggetto imperdibile. Posti in piedi, autografi. Slogan.
Oggi il vecchio leone sembra ruggire meno forte. C’è un delfino di nome Bobo che può vantare un appeal più fresco. Basta prendere come esempio il comizio dell’altra sera a Sassuolo.
Sul palco c’è l’Umberto, come lo chiamano confidenzialmente quelli del cerchio magico.
La platea supera a mala pena le 150 persone. Tanto che Bossi fa un comizio dove dice l’essenziale.
Giusto che Berlusconi gode dell’assoluzione (in realtà si riferiva alla prescrizione per il caso Mills, ndr) solo perchè il governo ha bisogno dei suoi voti.
Applausi, certo. Ma pochi.
Basta confrontare con quello che è accaduto una settimana prima a Parma: in questo caso il numero dei presenti è superiore e di molto ai 300. Molti sono in piedi.
Maligni dicono che Maroni si porti dietro i suoi fan con pullman da lui (o dalla Lega?) pagati. Ma sicuramente è un altro comizio, con un’altra platea.
Che la lotta tra i due sia aperta da mesi non è un mistero.
E se il termometro sono le presenze ai comizi, un vincitore c’è già e non si chiama Bossi.
La foto è proprio quella che pubblichiamo in quest’articolo.
Parma: lunedì 20 febbraio alle 21, nell’auditorium della Camera di commercio l’ex ministro dell’interno, Roberto Maroni, davanti a una sala colma (più di 280 i posti disponibili) presenta il candidato sindaco per le prossime amministrative.
Forse dell’ordine schierate all’esterno e tanti militanti non trovano sedie libere.
Sassuolo: domenica 26 febbraio, stessa ora.
Il senatur scende dall’auto coi vetri oscurati. Oltre il muro di giornalisti, telecamere e fotografi trova tante seggiole vuote.
Un cartello all’ingresso dell’aula magna dell’istituto scolastico Volta dove si tiene il comizio recita: capienza massima 250 persone.
Forse il discorso di un qualunque politico locale avrebbe riempito di più quella sala e magari ci sarebbero state, come ieri sera, due o tre utilitarie della polizia.
Quali problemi di ordine pubblico ci possono essere a un comizio di Bossi?
Maroni è da giorni impegnato in un tour per il nord e dovunque vada riempie teatri.
A Vigonza, provincia di Padova, venerdì sera il gestore della sala dove Bobo doveva parlare ha dovuto chiamare i carabinieri per bloccare gli accessi: in sala c’erano 250 persone in più rispetto alle 380 ospitabili.
Stasera a Milano ci sarà una cena organizzata dalla segreteria provinciale del Carroccio con già 500 adesioni.
Nei giorni scorsi in un meeting leghista a Bergamo con Bossi e Roberto Calderoli lo stesso senatur avrebbe mal digerito le ovazioni tributate a Bobo.
Una cosa simile era successa a Milano un mese fa, in piazza.
L’ex titolare degli Interni, sotto gli occhi di ‘re Umberto’ si era rifiutato di stringere la mano a due esponenti del cerchio magico bossiano, Rosi Mauro e Roberto Reguzzoni, mentre il popolo in piazza Duomo gridava “Maroni, Maroni”.
Ma ieri a Sassuolo erano anche le assenze alla visita di Bossi a far più rumore.
Da Bologna, poche decine di chilometri di distanza, c’era solo la consigliera comunale Lucia Borgonzoni (che, va detto, era presente anche a Parma), mancavano invece le altre due.
Dei consiglieri regionali assenti due su quattro. Mancavano Roberto Corradi e Manes Bernardini, ex candidato sindaco a Bologna per il centrodestra e maroniano doc, che lunedì non aveva esitato a farsi il viaggio dal capoluogo fino a Parma per seguire Bobo in prima fila.
Non è bastata insomma la direttiva di metà gennaio (subito ritirata) con cui il segretario della Lega lombarda, col placet del segretario federale Bossi, vietò l’organizzazione di comizi del partito in cui parlasse il solo Maroni.
“Mi viene da vomitare — scrisse allora l’ex ministro dell’Interno — c’è chi mi vuole cacciare dalla Lega, ma io non mollo”.
E infatti, almeno a vedere la situazione da questa sponda del “dio Po”, Bobo sta conquistando il partito. Conosce la macchina dello Stato (quello italiano e non solo quello padano), cita tutte le sue conquiste da ministro.
Soprattutto non c’è comizio in cui non tessa le lodi dell’amico Umberto. “Mia moglie mi dice sempre che io sono sposato prima con Bossi”, ha ripetuto scherzosamente anche a Parma.
Poi dice che le divisioni ai vertici del partito sono “invenzioni dei giornalisti”.
Il vecchio leader, anche ieri sera, la parola Maroni non l’ha pronunciata nemmeno una volta e, allo stesso modo, non ha fatto alcun cenno alle divisioni interne al partito.
Dopo il Va pensiero di rito ha parlato per qualche minuto di governo e dell’ex alleato Berlusconi, tanto per dare due notizie ai giornalisti in sala.
Ma dietro il muro delle tv, quelle sedie vuote erano davvero tante.
Il cuore leghista batte da un’altra parte.
David Marceddu
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL SENATUR BLOCCA IL SINDACO USCENTE DI VERONA… QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I DURI COMINCIANO A GIOCARE: ORA VEDIAMO CHI SONO I CACASOTTO, SE I CERCHISTI O I BARBARI SOGNANTI
Il sindaco di Verona Flavio Tosi “non può fare una lista personale”. Alla fine è arrivata la voce del
Capo, Umberto Bossi, per stoppare il primo cittadino scaligero. Ma la volontà del Senatùr questa volta potrebbe cadere nel vuoto.
Tosi non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua lista.
Lo ripete da un mese, da quando cioè la segreteria nazionale, guidata dal bossiano Gian Paolo Gobbo, ha emesso il verdetto: divieto categorico di liste nominali.
Lui prima ha tentato la mediazione, poi ha minacciato di ritirarsi, infine è andato a In Onda a garantire che la sua lista “ci sarà ”.
Ricordando che “già nel 2007 presentammo una lista Tosi che ottenne il 17%”, più di quella della Lega.
E concludendo: “Il punto è riuscire a vincere e la Lega da sola non raggiunge il 50%”. Al suo fianco si è schierato da subito il sindaco di Varese, Attilio Fontana, che ha definito Tosi “indispensabile” per il Carroccio, e il governatore Luca Zaia che, in un’intervista al quotidiano veronese l’Arena ha definito Tosi “Leghista vero e nostro uomo di punta”.
Caduto nel vuoto dunque il diktat della segreteria nazionale, rimasto inascoltato il monito di Roberto Calderoli (che ha anche cacciato Tosi dalla vicepresidenza del Parlamento Padano), adesso è intervenuto il Capo, Bossi.
E la parola del Senatùr, per i leghisti, è legge.
O almeno lo è stata fino a oggi.
Perchè il partito è letteralmente spaccato in due: da una parte i Barbari Sognanti, che invocano il passaggio del Carroccio nelle mani di Roberto Maroni, dall’altra i cosiddetti cerchisti, i “badanti” che hanno accerchiato Bossi manipolandolo (secondo la base) in funzione del proprio tornaconto.
E dopo gli scontri in Lombardia, con il congresso di Varese finito tra contestazioni al Senatùr, il repulisti fatto in Emilia e Liguria, commissariate da Rosi Mauro, ora la battaglia arriva in Veneto.
A Verona, in particolare, dove il sindaco Tosi, convinto e fedele maroniano, rischia di vincere le prossime elezioni a mani basse.
Ma per gli ortodossi bossiani una sua vittoria equivarrebbe alla presa del potere da parte dei Barbari Sognanti.
La guerra interna ha ormai raggiunto l’apice, tanto che Calderoli (da sempre acerrimo nemico di Tosi) e gli altri colonnelli di via Bellerio, sono propensi a commissariare il Veneto fino a cacciare dal partito lo stesso Tosi.
La filosofia dei talebani bossiani la riassume chiaramente Flavio Tremolada, “l’assessore sceriffo” alla sicurezza del comune di Lesmo, nonchè braccio destro del cerchista Marco Desiderati.
“A noi non interessa vincere le elezioni o conquistare un Comune, non ce ne facciamo niente: noi vogliamo ripulire il partito, anche se questo significa tornare al 2, 3 per cento”.
Tremolada intravede il commissariamento del Veneto come una necessità e applaude anche all’annuncio di Bossi sulla possibilità di lasciare la giunta di Roberto Formigoni in Regione Lombardia.
“Dobbiamo ricominciare? Lo faremo, ma prima di tutto bisogna ripulire in casa nostra”.
Dovrà ricredersi dunque Maroni che lunedì scorso, durante un comizio a Parma, aveva archiviato lo scontro sulla lista di Tosi come “un film visto solo dai giornalisti”.
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Febbraio 19th, 2012 Riccardo Fucile
LEGA NEL CAOS: TOSI “DIMESSO” DAL “CERCHIO MAGICO” PER PRESUNTO ASSENTEISMO… IL SENATUR CAMBIA NUMERO DI TELEFONINO E FA IL DEMOCRATICO: “CHIAMATEMI DIRETTAMENTE”, MA POI RISPONDONO LE SEGRETARIE
Flavio Tosi non è più vicepresidente del parlamento della Padania. 
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, il sindaco di Verona sarebbe stato sostituito, nella carica che ricopriva assieme a Federico Bricolo e Roberto Castelli, da Gianpaolo Dozzo, da poco nominato capogruppo del Carroccio alla Camera.
La scelta di sostituire Tosi, presa all’unanimità , sarebbe legata all’assenteismo del primo cittadino, mai presente finora alle quattro convocazioni ( ma lui ribatte di esserci stato in due) dell’ufficio di presidenza del parlamento della Padania riaperto dopo il cambio di governo e l’approdo a Palazzo Chigi di Mario Monti.
L’avvicendamento rischia di creare un nuovo caso per il partito, attraversato da forti polemiche e liti interne. Il Carroccio è ormai di fatto spaccato in due.
Da una parte il cosiddetto Cerchio Magico e dall’altra i Barbari Sognanti, i militanti che sostengono Roberto Maroni come successore e leader della nuova Lega.
Lo scontro negli ultimi mesi ha raggiunto lo stesso Capo, contestato anche alla manifestazione di Milano a fine gennaio perchè non ha voluto lasciare la parola dal palco all’ex titolare del Viminale.
In questa spaccatura, dunque, si inserisce anche il braccio di ferro in corso tra Flavio Tosi e i vertici del partito, quel Giancarlo Gobbo, segretario federale Veneto, che ha bocciato senza mezzi termini la volontà espressa dal sindaco scaligero di presentarsi con una propria lista alle prossime amministrative.
Gobbo è un leghista di stretta osservanza bossiana, Tosi, invece, è considerato un maroniano e soprattutto è uno dei sindaci, insieme ad Attilio Fontana, che hanno fortemente criticato il sostegno del governo Berlusconi da parte dei vertici del partito e, in particolare, i tagli agli enti locali.
Secondo quanto riporta l’Adnkronos le assenze di Tosi dalle riunioni del parlamento della Padania non sarebbero state casuali, alla luce delle ultime dichiarazioni in cui il primo cittadino veronese ha sottolineato di essere molto nazionalista, di non credere nella secessione e di reputare il programma della Padania solo un concetto filosofico e senza concretezza. Inoltre, il sindaco uscente, ha recentemente espresso la volontà di presentarsi alle prossime amministrative con una lista civica e i vertici glielo hanno vietato. Ma la questione è ancora aperta, tanto che lui ha minacciato di poter rinunciare a candidarsi di nuovo.
Ma contemporaneamente ieri è scoppiato un secondo caso, derivante dal fatto che Umberto Bossi ha un nuovo telefonino.
Nel proteiforme mondo leghista la cosa ha suscitato parecchio subbuglio. Oltre che una robusta – meglio: robustissima – dose di dietrologia.
È accaduto che dalla tarda mattinata di ieri un gran numero di senatori e deputati padani, ma anche esponenti di spicco del Carroccio di territorio abbiano ricevuto un sms totalmente inaspettato.
Anzi. Gli sms sono (almeno) due, il che non ha contribuito a placare gli interrogativi.
La versione numero uno è, in sostanza, la seguente: «Da questo momento, contattatemi direttamente al mio nuovo numero di cellulare».
A seguire, un recapito telefonico e, soprattutto, quella firma: Umberto Bossi.
La seconda versione è un po’ più freddina e impersonale. Qualcosa come «Il nuovo numero del segretario federale Umberto Bossi è…».
In molti padani, la prima reazione è stata di incredulità : «Dà i, prova a chiamare, tanto è uno scherzo…». «Se è uno scherzo, perchè non provi tu?». «Se poi fosse vero, non saprei che cosa dire…».
Alla fine, tuttavia, qualcuno ci ha provato davvero a chiamare il «Capo».
E, secondo quanto riferiscono gli audaci, a rispondere all’altro capo della cornetta ieri erano le due fedelissime segretarie di Bossi in via Bellerio, il quartier generale della Lega. Doriana e Daniela hanno confermato ai cauti interlocutori che sì: il messaggio è autentico.
E sì: per parlare con il «Capo» d’ora in avanti il numero è quello.
Occorre precisare che con il passare delle ore e della crescita della curiosità è circolata anche una spiegazione ufficiosa.
Il telefonino a cui fino al giorno prima ci si rivolgeva per tentare di parlare con Bossi era ancora quello di proprietà del ministero alle Riforme (o meglio, della presidenza del Consiglio), che poi l’ha rivoluto indietro.
E dunque, occorreva cambiare.
Anche se la portabilità del numero è consentita ai ministri così come ai comuni cittadini.
Fatto sta che, al di là delle spiegazioni fatte filtrare, erano in molti i leghisti che almanaccavano sull’inedito sms.
Significativa, tuttavia, la spiegazione corrente prima della versione para ufficiale: «Bossi – spiega un deputato – si è reso conto di aver perso quello che è sempre stato uno dei suoi punti di forza, l’accessibilità da parte del movimento. E ha dunque deciso di limitare i filtri che negli ultimi anni – almeno dal 2009 – si sono frapposti tra lui e il suo popolo».
Una spiegazione evidentemente condizionata dall’opinione degli avversari del cosiddetto «cerchio magico», che si basa su una vulgata che nei suoi termini generali suona più o meno così: «Bossi non ha più il polso del movimento in quanto circondato da individui che filtrano le persone e le informazioni a cui il “Capo” ha accesso».
Ecco allora la farsa del nuovo numero che si può democraticamente comporre a dimostrazione che è ancora in libera uscita.
Anche se si fa la pennichella pomeridiana in via Bellerio rispondono pur sempre le segretarie.
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Febbraio 16th, 2012 Riccardo Fucile
IL BLOG VICINO AL “CERCHIO MAGICO” TIRA IN BALLO INCARICHI ALLA SUA PORTAVOCE, ISABELLA VOTINO, NOMINE ASL E I RAPPORTI CON AERMACCHI DOVE LAVORA LA MOGLIE… NEL CARROCCIO SEMBRA ORMAI UN REGOLAMENTO DI CONTI
Pubblichiamo l’articolo apparso sul blog “Velina verde” che sta girando negli ambienti della Lega e che è
stato citato dalla stampa nazionale, allo scopo di documentarsi su quanto dallo stesso denunciato. Ciò al fine di semplice elemento di informazione, non parteggiando noi per alcuna corrente interna al Carroccio, essendo notoria la nostra siderale distanza dalle tesi politiche leghiste in sè, indipendentemente da chi le rappresenta e dalla veridicità delle reciproche accuse.
CHE COSA VUOLE VERAMENTE MARONI
Che cosa vuole realmente Maroni? Ci aveva già provato nel 1995, e allora il Capo lo fermò. La storia ha dimostrato che aveva ragione Bossi.
Maroni dice di rappresentare la Lega degli onesti.
Perchè, ci sarebbe una Lega dei disonesti? Se sì, quale? La Lega degli onesti di Maroni qual’è?
Quella del Suo Distretto 51, due dei quali sono stati nominati direttori generali ASL di Varese e altrove e un paio di altri assunti in ospedali, senza particolari competenze tranne quelle di saper suonare uno strumento.
Quella di Maroni che fa assumere la sua bella Isabella Votino alla Camera a tremila (3000) euro al mese? Pagata dai contribuenti padani … con aggiunta di altro stipendio (3000? 4000?) al Milan?
Maroni sì che ha un ottimo rapporto col Berluska, infatti basta che batte un colpo, e via … altrochè dire che Bossi è l’amico di Berlusconi!
In ogni caso, Lui sì che sa fare le telefonate giuste al Berluska, quando (gli) servono! Ricordatevi anche la questione Ruby Rubacuori.
Maroni capo degli onesti? Ma va … balle!!!
A Maroni piace Roma, e piacciono i laghi romani, le ville sul lago di Bolsena e le belle barche (ma i soldi per tutte queste barche a vela dove li trova?).
È uno che fa fatica a pronunciare la parola “Padania” visto che dei Padani gli interessano solo i voti.
Infatti stranamente ha partecipato pochissimo nel corso dei lunghi anni di storia della Lega agli incontri con le sezioni e ai comizi e alle feste.
Adesso invece si fa aiutare dagli amici degli amici a organizzare incontri a destra e a manca per tutta la Padania, promettendo posti e posticini. Tanto non potrà mantenere e qualcuno resterà a bocca asciutta.
Gira voce che uno dei suoi amici è presente su FB con almeno un centinaio di false identità a buttare saliva e a scrivere Maroni presidente, Maroni segretario bla bla bla e salivazioni varie.
Almeno una cosa la Votino, passata dalla segreteria del fascista e romanissimo Alemanno al servizio di Maroni, per lui l’ha fatta.
Maroni e Votino sono stati abilissimi a strumentalizzare i media, utilizzando la storia di Cosentino. Bossi non ha mai detto di essere favorevole, ma non essendoci documenti che attestano la colpevolezza ha lasciato i suoi liberi per votare ognuno secondo coscienza.
Ma, da ministro degli interni, davvero non sapevi nulla del tuo sottosegretario Cosentino? Con a diposizione polizia e servizi segreti? Che fai? Ci consideri tutti dei coglioni?
E poi Cosentino è stato per tre anni sottosegretario di Maroni e Maroni non ha mai avuto nulla da dire.
C’è persino qualche maligno che dice che se Cosentino è un camorrista e lavora per qualche cosca, magari è stato proprio lui a dare una mano a Maroni per qualche arresto eccellente di cosche avversarie.
Se Cosentino è un camorrista, questo può essere vero. Se non lo è, allora bisognava votare contro il suo arresto.
Magari anche per evitare chiacchere sulla sua Isa-bella , l’onesto Maroni ha sistemato ambedue, moglie e bella.
Volete ridere?
Alla Aermacchi, gruppo Finmeccanica, lavora come dirigente del personale Emilia Macchi.
E allora? Niente, è solo la moglie dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Essì, colui che ha sponsorizzato Giuseppe Orsi, l’amministratore delegato della capogruppo Finmeccanica…
Vi ricordate? Si tratta della stessa azienda delle tante e lunghe tangenti!
Dai, un piccolo sforzo e un’occhiatina ai nomi della “Lega degli onesti” riportati dai giornali, che ora tacciono, ma che al momento giusto tireranno fuori tutto …
Maroni, senza Bossi non vai da nessuna parte, ti tengono per le palle, e dovrai pagare quelli che adesso fanno la campagna stampa a tuo favore … non pagare con i soldi, ma con il tuo servilismo.
Hai fatto un bel regalo a Roma. Hanno cercato per anni di spaccare la Lega e ora ci sono riusciti. Hanno usato te come cavallo di Troia.
Bravo, bravo davvero.
A Maroni interessa il potere, non la libertà della Padania.
Vuole il posto di capogruppo per mettere le mani sui soldi della Lega, che sono i soldi dei militanti.
A proposito, una domanda: la Votino è militante?
Perchè non si è scelto il portavoce tra di noi?
Che bisogno c’era di prendersi una di Caserta o giù, molto giù, di lì?
E per chi lavora realmente la Votino?
Chi vuol far fuori la Lega da dentro, spaccandola in due?
Maroni ha voluto incontrare il Capo con un unico obiettivo: dopo tutti i vari scontri e i ricatti personali, lo scopo era, ottenere come ha ottenuto, di scegliersi il capogruppo alla Camera, da manovrare come vuole lui e così gestire i soldi del gruppo.
Il cerchio magico non esiste! È una tua invenzione, e la dimostrazione è che tutti i dirigenti della Lega che hanno avuto e dato balzelli, privilegi, posti etc etc oggi sono con te.
Il cerchio magico siete voi!
Volevate mettere da parte Bossi e prendere la Lega.
Cerchio magico? Se lo pensi davvero, Bobo, fai i nomi! E spiega perchè ce l’hai con loro.
La colpa di quelli che tu chiami cerchio magico è di avere detto al Capo che c’era qualcuno che usava la Lega per posti, potere e magari qualche tangente.
Non è che vi volete disfare dei pochi onesti?
Giuda in confronto non era nulla.
(dal Blog “Velina Verde“)
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Febbraio 1st, 2012 Riccardo Fucile
SUL TG1 DECIDONO LORO E SI SPARTISCONO LA TORTA: AL TG1 RIMANE MACCARI (PDL), AI TG REGIONALI ARRIVA CASARIN (LEGA)… RIZZO NERVO SI DIMETTE, GARIMBERTI RIMANE
La prima riforma di viale Mazzini la scrivono loro. 
Quelli che comandano davvero la Rai, Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, la coppia di alleati che finge di litigare e poi si ritrova per condividere il potere più prezioso: l’informazione.
Certo, il direttore generale Lorenza Lei ha faticato per la riconferma di Alberto Maccari (quota Pdl) al Tg1 e per la nomina di Alessandro Casarin (Lega) ai Tg regionali.
Il Consiglio di amministrazione si è diviso in gruppi e gruppetti che nemmeno si salutano, il presidente Paolo Garimberti ritira le annunciate dimissioni, il consigliere Nino Rizzo Nervo (Pd) dice addio: “Quanto avvenuto è l’ultimo scriteriato atto di una gestione aziendale – scrive a Garimberti – condizionata da logiche di parte che sta spingendo l’azienda verso un rapido declino”.
La Rai non ha trasmesso una commedia, ma l’ha inscenata al settimo piano di viale Mazzini.
Il centrodestra contava nervosamente i voti; il centrosinistra elencava regole interne violentate; il deputato e consigliere Antonio Verro (Pdl), due stipendi e due poltrone, lasciava Montecitorio per onorare il patto fra i due partiti.
E Lorenza Lei vince di misura: 5 a 4 per le sue proposte , a favore il centrodestra, contraria l’opposizione (compreso il presidente).
Il governo osserva con attenzione, studia per ricostruire l’azienda (complicato senza l’assenso del Cavaliere), e Mario Monti fa sapere di non condividere le scelte di Lorenza Lei, condannata a sperare che i progetti di Palazzo Chigi (la riforma pronta entro un mese) siano soltanto buoni e inutili propositi: in caso contrario, sarà sostituita.
In teoria, il Cda scade a fine marzo. In pratica, di nuovo in maggioranza, Pdl-Lega insistono per la proroga.
Qui dove qualsiasi incarico è precario, Alberto Maccari può festeggiare: ieri doveva andare in pensione, oggi incassa la guida del Tg1 sino al 31 dicembre.
Il partito democratico invade le agenzie di stampa, prepara mobilitazioni.
Parlano il segretario Pier Luigi Bersani e il presidente Rosy Bindi: “Non resteremo con le mani in mano. Non staremo fermi davanti a coloro che vogliono vedere distrutta un’azienda pubblica”, dice Bersani.
Rizzo Nervo scrive una lettera a Sergio Zavoli per spiegare le sue ragioni: “È stato un gesto meditato e inevitabile anche — dice al presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai — nella speranza che possa suscitare, come lei auspicava nei giorni scorsi, un’adeguata riflessione politica e istituzionale a tutela del servizio pubblico”.
E a Radio 24, Rizzo Nervo conferma il regalo per Bossi e Berlusconi: “È chiaramente un accordo politico tra Pdl e Lega Nord con lo scambio di Maccari al Tg1 e Casarin al Tgr”.
E il presidente Garimberti, che minacciava ritorsioni e azioni clamorose?
Non molla l’istituzionale poltrona, anzi: firma un comunicato istituzionalmente impeccabile, un appello al ministero del Tesoro, l’azionista di viale Mazzini. Garimberti dice che l’azienda è ingovernabile, ma ovviamente non si dimette perchè il nemico si combatte all’interno.
In viale Mazzini fanno notare: “Sono tre anni che combatte, nessuno se ne accorge, e lui perde sempre”.
Adesso senza Rizzo Nervo, mentre il veltroniano Giorgio Van Straten e il casiniano Rodolfo De Laurentiis restano seppur dissidenti, i partiti di centrosinistra si scaldano per viale Mazzini.
Nichi Vendola (Sel) è il più combattivo: “Sono senza parole. Quello che si è consumato in Cda è uno scandalo lungamente preparato. Il servizio pubblico dell’informazione ancora una volta è umiliato dalla protervia di un potere politico volgare e dozzinalmente padronale. Non si può tacere, non si può rimanere inerti, nelle istituzioni e nel Paese. L’opposizione si muova, il governo da parte sua non ha nulla da dire?”.
Di solito Lorenza Lei tace, non commenta mai, non replica mai.
In serata, stranamente, prende la parola: “Rivendico l’autonomia delle scelte e spiace che possano essere state interpretate con logiche che non mi appartengono”.
La Lei fa riferimento a logiche di spartizione.
Ma quelle in Rai non appartengono a qualcuno, esistono e basta.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 1st, 2012 Riccardo Fucile
CALDEROLI CHIEDE LA SUA TESTA: “PER COLPA DEI VOSTRI CASINI, MARONI HA ACQUISTATO SPAZIO”… I BARBARI SOGNANTI ORA CHIEDONO I CONGRESSI REGIONALI A MARZO
Via Rosi Mauro dalla Liguria e dall’Emilia, dove era legato federale del Carroccio (in altre parole un
commissario).
Stasera la vicepresidente del Senato – colonna del cerchio magico bossiano – dovrebbe dire ufficialmente addio a Reggio Emilia, dove è stato convocato il direttivo nazionale.
La stessa cosa succederà a Genova domani.
La scelta, raccontano i rumor, è scattata dopo una riunione tesissima nel quartier generale di via Bellerio.
Presenti, tra gli altri, l’interessata e l’altro cerchista Federico Bricolo.
Davanti a loro, un Roberto Calderoli inferocito: «Per colpa dei vostri casini» avrebbe detto l’ex ministro della Semplificazione «Maroni sta acquistando spazio e visibilità ». Risultato: cartellino rosso per la Mauro.
Da quando è stata spedita in Liguria ed Emilia (era il 2010) il Carroccio ha deciso rispettivamente un paio sospensioni e quasi cinquanta espulsioni.
In Liguria, con la vicepresidente del Senato al comando sono stati celebrati quasi tutti i congressi provinciali. Segretari eletti in quota cerchio magico: zero.
La rissa è quindi scoppiata quando si dovevano rinnovare le cariche nel Tigullio, dove è commissario il tesoriere della Lega Francesco Belsito, l’ex portaborse di Alfredo Biondi famoso per i titoli di studio misteriosi, i soldi investiti in Tanzania e la Porsche Cayenne mollata nei parcheggi della polizia.
Lì, il congresso è stato rinviato per ben due volte.
Secondo le linguacce per evitare l’ennesima sconfitta del cerchio magico, rappresentato nel Tigullio dalla fedelissima di Belsito, Sabrina Dujany, che però sarebbe stata “trombata”, non avendo i voti sufficienti in sezione.
Fatto sta che proprio la Mauro aveva deciso di sospendere il candidato non sostenuto dal tesoriere, Giorgio Roncisvalle, scatenando più di un malumore.
In Liguria il leader è Francesco Bruzzone (vicino a Roberto Maroni), ma nella zona c’è anche una colonna cerchista come Giacomo Chiappori.
Il capogruppo in Regione è invece Edoardo Rixi, che negli ultimi tempi pare stia smarcandosi dalla Mauro e dal clan di Gemonio.
Ancora più intricata la faccenda in Emilia, che nella geografia leghista è indipendente dalla Romagna.
La vicepresidente del Senato era stata inviata per placare una vera e propria rissa tra i padani di Reggio e quelli di Bologna.
Un clima teso nonostante gli scintillanti risultati elettorali degli ultimi anni. Il leader regionale, Angelo Alessandri, è stato addirittura accusato di usare i soldi della Lega per pagarsi le multe.
Le prime teste a rotolare sono state quelle di Marco Lusetti, ex braccio operativo di Alessandri, e del suo sodale Alberto Magaroli.
Poi toccò a tre consiglieri comunali (su sei) a Modena, e a Marco Veronesi a Bologna. In Emilia, da più di dieci anni il cassiere è Franco Barigazzi.
In due province (Parma e Piacenza) sono stati spediti due legati, guarda caso in zone dove la Lega è rappresentata da maroniani come Fabio Rainieri da una parte e Maurizio Parma con Massimo Polledri dall’altra.
Nella città ducale, proprio Daniel Barigazzi è diventato responsabile organizzativo aggiunto e segue passo passo i direttivi.
A Piacenza il legato è il senatore Giovanni Torri. Già autista di Maroni ai tempi del Parlamento della Padania (fine anni ’90), ora è un cerchista di ferro.
Si racconta che l’ex ministro dell’Interno (era il 2008) subì un’aggressione in via Bellerio: Torri voleva essere messo in lista a tutti i costi e cercò di convincere Bobo. Un pomeriggio un tizio arrivò a strattonare Maroni, bloccandolo nel suo ufficio e facendogli cadere gli occhiali.
Bobo denunciò la cosa sia a Bossi che a Calderoli, ma non aveva l’ultima parola sulle candidature. Risultato: oggi Torri è a Palazzo Madama.
Pochi giorni fa, quando Libero aveva svelato il veto per i comizi dell’ex ministro in Emilia, il senatore aveva negato tutto chiedendo al Maroni di smentire la notizia.
Non è successo.
Torri se l’è poi presa con Rainieri, accusandolo di essere «un soldato arrabbiato e irresponsabile» perchè chiedeva il congresso.
Replica: taci, «chiami coglionazzi i militanti».
Questo è il clima. E in questo quadro Maroni vuole accelerare sui rinnovi dei dirigenti.
L’ultimo consiglio federale aveva stabilito che i congressi in Piemonte, Lombardia e Veneto devono avvenire entro giugno.
A Torino, Roberto Cota ufficializzerà domani che si farà il 10 e 11 marzo.
Venerdì, invece, è in programma il consiglio nazionale lombardo.
Giancarlo Giorgetti, secondo le aspettative dei maroniani, dovrà indicare anch’egli una data precisa.
A marzo. Non più tardi.
Giorgetti è deciso a lasciare l’incarico (e sta pensando di fare il presidente della Lega Lombarda, che attualmente è Roberto Castelli).
Per il ruolo di segretario nazionale (ovvero regionale) girano i soliti nomi: Matteo Salvini, Giacomo Stucchi e Andrea Gibelli da una parte e Marco Reguzzoni dall’altra. Attenzione alla partita in Veneto, dove lo scontro tra i maroniani come Flavio Tosi e i cerchisti come l’attuale leader regionale Giampaolo Gobbo è sempre più teso.
Con l’addio di Rosi Mauro da Liguria ed Emilia le truppe maroniane cantano vittoria.
Matteo Pandini
(da “Libero”)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
SENZA L’ACCORDO CON LA “MEZZA CALZETTA” BERLUSCONI, IL CARROCCIO PERDEREBBE LE POLTRONE IN CITTA’ CHIAVE COME MONZA, COMO E SESTO CALENDE
Lega e Popolo delle libertà divisi alle elezioni amministrative? 
I numeri dicono che la corsa solitaria non conviene a nessuno dei due. Così sono sempre di più gli osservatori che puntano sull’accordo in extremis.
In queste settimane Umberto Bossi sta facendo la voce grossa contro l’ex alleato Silvio “mezza calzetta” Berlusconi, minacciando addirittura il Pdl di far cadere la giunta lombarda qualora l’uomo di Arcore non si decida a staccare la spina al governo Monti.
Parole urlate dal palco della grande manifestazione leghista del 22 gennaio e ribadite in ogni occasione utile dai colonnelli in missione sul territorio.
Il tutto mentre Roberto Maroni non perde occasione per esprimere l’auspicio di una corsa separata dagli ex alleati in tutte le città che andranno al voto a maggio, anche a costo di perdere: “Perchè quello che conta è riaffermare l’identità leghista e diventare il partito egemone del nord, senza più compromessi”.
Mentre la Lega sbraita, raccogliendo la crescita nei sondaggi e l’entusiasmo della base (che non ha mai visto con favore l’alleanza con i berluscones), l’ex premier si frega le mani ostentando sicurezza.
I bene informati riferiscono infatti che Berlusconi è sicuro che alla fine il rapporto con l’amico Bossi verrà recuperato e l’accordo per le amministrative sarà raggiunto, se non dappertutto, quasi ovunque.
L’unica vera incognita resta Verona, dove il sindaco Flavio Tosi, forte di un consenso altissimo, sta puntando i piedi spingendo per presentarsi alle urne sotto il simbolo della Lega e quello dalla sua lista civica.
Una situazione che sta innervosendo, oltre al Popolo delle Libertà , anche il segretario nazionale veneto del Carroccio, Giampaolo Gobbo (ma, come recitava uno striscione alla manifestazione milanese: “Il Veneto no xe Gobbo, il veneto xe Tosi”).
Eccezione scaligera a parte, l’asse del nord sembra destinato (per forza o per amore) a essere rinsaldato, pena la consegna delle amministrazioni “padane” nelle mani del centro sinistra.
Un fatto con cui Lega e Pdl dovranno fare i conti in tutto il nord Italia.
In Veneto si vota anche a Belluno, dove Pdl e Lega non hanno altra scelta se non quella di chiudere un accordo se vogliono restare alla guida dell’amministrazione cittadina e di quella provinciale.
Si vota anche a Monza, dove si sente forte l’influenza di Silvio Berlusconi, che sta monitorando le vicende politiche locali tramite il suo uomo di fiducia Francesco Mangano (appositamente nominato coordinatore).
Il tutto mentre la Lega sembra intenzionata a puntare sulla candidatura del sindaco uscente Marco Mariani, nonostante gli scetticismi interni e l’eredità pesante del fallimento dei ministeri del nord di Villa Reale.
A Sesto San Giovanni, roccaforte rossa, la corsa in tandem sembra obbligatoria per abbattere la Stalingrado d’Italia.
Dubbi e tentennamenti tra correnti, stanno ritardando l’accordo, così anche a Como. Tra le realtà minori merita attenzione Cassano Magnago (Varese), città natale del Senatùr, amministrazione da 20 mila abitanti, dove il Pdl è già pronto e la Lega non ha un candidato presentabile.
Anche qui l’alleanza sembra inevitabile.
A Genova i problemi sono tutti interni al Pdl, qui l’ex liberale Enrico Musso ha annunciato la corsa in solitaria e il resto del partito sta cercando di orientarsi.
Il Carroccio intanto reclama la candidatura di un proprio uomo (a questo proposto circolano i nomi di Edoardo Rixi, Francesca Bruzzone e Alessio Piana).
Se a Genova Pdl e Lega dovessero rompere ne risentirebbero inevitabilmente le giunte delle altre città liguri guidate dall’asse (Imperia, Savona, Albenga e Diano Marina). Sulla Liguria incombe inoltre anche la presenza di Claudio Scajola, uomo forte del Pdl, che potrebbe rientrare in gioco facendo l’asso piglia tutto (magari stringendo accordi con Casini e Fini).
In Piemonte si vota ad Alessandria e Cuneo, anche qui non c’è ancora nulla di definito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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