Marzo 26th, 2012 Riccardo Fucile
LA NOSTRA INCHIESTA RIDICOLIZZA BOSSI CHE AVEVA SOSTENUTO: “RIXI E’ UNO BRAVO: HA LAVORATO A LUNGO A MILANO E LI’ MICA TI ASSUMONO SE NON SEI CAPACE”… PECCATO CHE IL SENATUR SI FOSSE DIMENTICATO DI DIRE CHE ERA STATA PROPRIO LA LEGA A PIAZZARLO IN REGIONE CON CONTRATTO A TERMINE A 38.000 EURO L’ANNO, DAL 2005 AL 2009
Un esempio per i giovani genovesi costretti a cercare lavoro a Milano, uno che saprebbe
certamente rappresentarli perchè conosce la difficoltà di trovare un lavoro senza raccomandazioni, un giovane disposto ad accettare anche un misero stipendio pur di non scendere a compromessi e di far valere le proprie qualità , altro che quei meridionali che vengono al nord a rubare il lavoro ai locali, avvalendosi della spintarella degli “amici degli amici”.
Appena il partito lo aveva candidato sindaco di Genova, Rixi aveva già così indicato chi avrebbe voluto rappresentare, perchè nessuno come lui identifica il “nuovo che avanza” nella politica ligure, nessuno come lui sa “cosa vuol dire fare il pendolare”.
E pazienza se aveva esordito sbagliando la data del suo pendolarismo: “Ho fatto il pendolare dal 1996 al 2002, dopo la laurea in Economia e Commercio, come tanti giovani che a Genova non hanno trovato lavoro”,
Di fronte alla nostra osservazione che ciò non sarebbe stato possibile visto che si è laureato nel 1999, in una seconda intervista Rixi ha riposizionato il suo pendolarismo dal 2005 al 2009: “Certo che son stato pendolare. E certo che ho lavorato come funzionario a contratto alla commissione bilancio della Regione Lombardia. Quanto guadagnavo? Sono pronto a esibire la mia dichiarazione dei redditi”.
Lasciamo pure da parte il fatto che, visto che Rixi è stato anche consigliere comunale a Genova fino al 2007, non si comprende come potesse avere per tre anni, dal 2005 al 2007, il dono dell’ubiquità (fare il consigliere comunale a Genova ti occupa almeno 2-3 giorni su 5).
Veniamo ai fatti provati e documentati, frutto delle nostre ricerche.
Rixi non era un funzionario a contratto della “regione Lombardia”, come da lui sostenuto, ma era stipendiato da “regione Lombardia – Consiglio regionale”: non a caso i due enti hanno due distinte partite Iva.
In Regione Lombardia si entra con regolare concorso e nessuno ti può più mandare via, mentre in “Regione Lombardia – Consiglio regionale” si entra su segnalazione dei partiti di riferimento, con un contratto pari alla durata della legislatura e con chiamata diretta.
In pratica è la prassi per cui ciascun partito e/o consigliere fa assumere i propri portaborse, alias collaboratori di fiducia.
Quindi Rixi è entrato su segnalazione del gruppo leghista alla Regione Lombardia e non per altri meriti oggettivi o per concorso.
E quando è scaduta la legislatura di 5 anni è cessato il suo contratto.
Visto che Rixi non risponde su quanto guadagnava, lo diciamo noi: giusto per avere un’idea, circa 33.000 euro nel 2007, circa 35.000 euro nel 2008, circa 38.000 nel 2009, circa 12.500 euro per quattro mesi nel 2010 (poi scadette il contratto).
Il coordinamento del gruppo di “portaborse” o collaboratori del Carroccio dal 2005 al 2009 era affidato all’assessore Davide Boni, attualmente inquisito.
Rixi allora era vicino a quello che è stato definito il “cerchio magico” e la segnalazione del suo nome, è cosa risaputa nei corridoi di via Bellerio, ha origine nelle sue frequentazioni e nelle sue amicizie personali.
Fa sorridere che Bossi, intervenuto a Genova alla presentazione della candidatura di Rixi, si sia reso ridicolo sostenendo che “Rixi è uno bravo, ha lavorato a lungo a Milano e lì mica ti assumono se non sei capace”, dimenticando come e tramite chi Rixi avesse ottenuto quel lavoro a chiamata diretta.
O forse Bossi pensava che Rixi avesse vinto un concorso letterario alla Mondadori o avesse superato una dura selezione per fare l’assistente alla Bocconi?
In fondo in un Paese che aveva un “presidente operaio” può anche starci un “sindaco portaborse”: purchè non nasconda la verità e non si ponga ad esempio per i giovani genovesi che un posto di lavoro lo vorrebbero trovare senza l’aiuto di quella Casta che solo a parole qualcuno dice di voler combattere.
A Genova, è risaputo, i giovani veri badano più al sodo che alle badanti.
Forse in padagna funziona diversamente.
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Marzo 24th, 2012 Riccardo Fucile
PER EVITARE UNA LISTA DELLA LEGA E UNA PERSONALE DI TOSI, ALLA FINE LE HANNO FATTO DIVENTARE SETTE, TUTTE CON IL NOME DI TOSI CHE NON POTRA’ COSI’ DIRE DI AVER VINTO LUI… “ALFANO NON ESPELLE, MA SOSPENDE SOLO, 14 PIDIELLINI IN LISTA CON TOSI
Saranno sette liste – quella della Lega e sei civiche – a sostenere la ricandidatura di Flavio Tosi a sindaco di Verona e in tutte ci sarà la formula “per Tosi”.
Questo l’accordo patacca raggiunto nella riunione pomeridiana tra Umberto Bossi e il sindaco uscente di Verona.
Un’intesa raggiunta dopo mesi di tensioni in cui i vertici del Carroccio – contrari alla lista personale – avevano perfino minacciato l’espulsione del primo cittadino dal partito.
In pratica ci sarà una lista, tra le sei civiche, che sarà composta da candidati vicini al sindaco di Verona. Si chiamerà “Civica per Verona – Tosi sindaco”.
Per quanto riguarda la lista del Carroccio, il simbolo riporterà la dicitura “Lega Nord – Liga Veneta per Tosi” mantenendo il nome di Bossi nella parte inferiore.
Poi altre cinque civiche con la dicitura “per Tosi” del tutto simili a quella principale.
Simboli e aggiustamenti grafici sono stati esaminati e concordati dai vertici leghisti a Milano prima del via libera definitivo.
Una soluzione che fa ridere tutta Italia, visto che la speranza del cerchio magico è che da un lato, con la dicitura “per Tosi” sulla lista ufficiale della Lega, essa recuperi qualche voto in più e dall’altro che quella gestita da Tosi, confusa con altre cinque simili, ne perda parecchi, visto che l’elettore non capirà più una mazza.
Ma la comica veronese non finisce qua.
Acque agitate nel Pdl a causa dell’appoggio di 14 dirigenti politici veronesi del Pdl al sindaco leghista Flavio Tosi e alla sua lista civica.
Il segretario del partito, Angelino Alfano, ha deciso la sospensione dei politici locali che si sono impegnati a favore del sindaco uscente.
In un comunicato del Pdl si legge: “Il segretario politico nazionale, ai sensi dell’articolo 48 dello statuto del Popolo della libertà , ha sospeso in via immediata dall’attività politica del partito 14 esponenti politici locali della città di Verona che, ne i giorni scorsi, avevano esplicitamente annunciato la loro intenzione di voler costituire liste d’appoggio all’attuale sindaco di Verona Flavio Tosi. Tale posizione è in netto contrasto con la decisione presa dal Pdl di sostenere, alle prossime elezioni comunali, l’avvocato Luigi Castelletti come proprio candidato a sindaco di Verona”.
E il coordinatore veneto del Pdl, Alberto Giorgetti, aggiunge: “Chi ha fatto la scelta di sostenere Flavio Tosi alle prossime comunali “è fuori dal Pdl, non può rappresentarlo e parlare ad alcun titolo a suo nome”.
Domanda spontanea: e allora perchè non li avete espulsi, invece che sospenderli temporaneamente?
Per recuperarli dopo il voto?
Ma chi volete prendere per i fondelli?
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Marzo 22nd, 2012 Riccardo Fucile
DOPO LE SALE DESERTE AL CINEMA, IL FILM SU RAIUNO IN PRIMA SERATA… BUTTATI 6,8 MILIONI DI EURO PUBBLICI PER L’ESALTAZIONE DEL PERSONAGGIO IN CHIAVE “LUMBARD” CHE INTERESSAVA SOLO A BOSSI
Dopo tre anni la vendetta di Alberto da Giussano è arrivata.
Il condottiero che, nella ricostruzione del regista Renzo Martinelli (caro amico di Umberto Bossi), sfodera la spada e muove contro il tiranno e coalizza i comuni lumbard.
Ci siamo, domenica e lunedì torna su Rai 1 a riempire uno schermo di simboli antichi che galvanizzano la Lega Nord.
Ci voleva la coppia Lorenza Lei-Antonio Marano (leghista), direttore generale e uomo palinsesto, per resuscitare una pellicola già stroncata per una volta insieme dai critici e dal pubblico.
La pellicola fu realizzata nel 2008, finanziata per 4,5 milioni di euro da Rai Fiction e 2,6 da Rai Cinema e il distributore 01 per volere della Lega di Umberto Bossi, è finita al cinema per un breve periodo (uscì nelle sale il 9 ottobre 2009).
Il film totalizzò nel primo weekend di uscita appena 402 mila euro d’incasso; per arrivare a 830 mila euro il 22 novembre.
Ed è costata 12 milioni.
Ora domenica 25 e lunedì 26 la fiction (con Rutger Hauer nei panni del cattivo Federico I, Raz Degan in quelle del prode condottiero e Kasia Smutniak in quelli della bella) verrà trasmessa su Raiuno in prima serata.
A pochi giorni dalla scadenza del Consiglio d’amministrazione di viale Mazzini e in un periodo a dir poco delicato per la Rai: quello di garanzia, in cui la tv pubblica e Mediaset si giocano la partita degli ascolti piazzando il meglio. Partita da cui dipendono i futuri investimenti pubblicitari. La degna fine, quindi, per una fiction di regime.
Dunque conviene ricordare la telefonata tra il Berlusconi premier e l’ex direttore di Rai Fiction Agostino Saccà .
Berlusconi: “Senti, io avevo bisogno di vederti… Perchè c’è Bossi che mi sta facendo una testa tanto… con questo cavolo di… fiction… di Barbarossa… Puoi chiamare la loro soldatessa (allora come oggi Giovanna Bianchi Clerici, ndr) che hanno dentro il consiglio… dicendogli testualmente che io t’ho chiamato… che tu mi hai dato garanzia che è a posto”.
Saccà : “La chiamo subito, presidente”.
Berlusconi: “Chiamala, perchè ieri sera… a cena con lei e con Bossi, Bossi mi ha detto: ma insomma, di qui, di là …”.
Saccà : “Allora diciamola tutta, Presidente… Il signor regista ha fatto un errore madornale perchè un mese fa ha dato un’intervista alla Padania, dicendo che era tutto a posto perchè aveva parlato col Senatur… Il giorno dopo, il Corriere scrive… che Saccà fa quello che gli chiede la politica…”.
Berlusconi: “Chi è il regista?”.
Saccà : “Il regista è Martinelli, che è un bravo regista, però è uno stupido, un ingenuo, un cretino proprio… Un cretino, mi ha messo in una condizione molto difficile, perchè mi ha scritto un articolo sul Corriere della Sera e poi, non contento, Aldo Grasso sul Magazine del Corriere della Sera scrive: il potente Saccà fa quello che gli dice Berlusconi e basta… Che poi non è vero, lei non mi ha chiesto mai… Lei è l’unica persona che non mi ha chiesto mai niente… Voglio dire…”.
Berlusconi: “Io qualche volta di donne… E ti chiedo… perchè…”.
Saccà : “Sì, ma mai…”.
Berlusconi: “… per sollevare il morale del capo…”. (Risate)
Ecco. Quando manderanno in onda il Barbarossa, dovrebbero farlo precedere dalla registrazione di questa telefonata.
Così, tanto per ricordare come nasce un capolavoro.
Francesco Ridolfi e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile
UN INDAGATO: “SOMME DA DIVIDERE TRA FORZA ITALIA E LEGA”
«Della dazione dei 20 mila euro – dice ai pm l’ex assessore leghista al Comune di Cassano d’Adda, Marco Paoletti, parlando della tangente che ammette di aver ricevuto dall’architetto Michele Ugliola, cioè dal principale accusatore del leghista presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni – io non ho mai parlato nè con Dario Ghezzi (capo della segreteria di Boni, ndr) nè con Boni o altri esponenti della Lega, anche se presupponevo che Ugliola glielo avrebbe riferito in quanto li frequentava abitualmente».
Paoletti, nei mesi scorsi espulso dalla Lega, spiega che sul «gradimento politico di Ugliola anche nei confronti del partito Lega Nord», e cioè «sul fatto che Ugliola fosse l’uomo di fiducia della Lega, ero stato già rassicurato sia da Boni sia da Ghezzi».
E «del fatto che Ugliola fosse colui che doveva occuparsi delle provviste di denaro per il movimento ebbi conferma in un successivo incontro con Ghezzi nell’autunno 2009 quando già avevo preso i 20 mila euro. Mostrai la disponibilità a contribuire alle spese della campagna elettorale di Boni, ma Ghezzi mi rispose: “Tu pensa a portare i voti, che il resto ce lo aspettiamo da Michele”» (cioè da Ugliola), «facendomi così capire che non vi erano problemi per quanto riguardava l’approvvigionamento a sostenere i costi della campagna elettorale».
Anche Gilberto Leuci, il cognato di Ugliola tra alterni rapporti, non ha notizie dirette: «Personalmente non ho mai consegnato denaro a Boni o a Ghezzi», perchè i pagamenti «sono stati gestiti da Ugliola».
Leuci, però, riferendosi a «12 operazioni a Cassano d’Adda per le quali ho percepito dagli imprenditori circa un milione e mezzo di euro e insieme a Ugliola abbiamo trattenuto generalmente tra un quarto e un terzo», si dice «consapevole che un terzo dei profitti sarebbero andati alla Lega»; nonchè «a conoscenza che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta di Cassano d’Adda, in particolare Forza Italia e Lega Nord».
Ma con quale «copertura politica»?
«Non so indicare un esponente politico preciso per quanto riguarda Forza Italia, mentre posso indicare Boni e Ghezzi come i politici di livello più alto, con cui Ugliola aveva stretti rapporti, da cui avevamo copertura».
Leuci ritiene di «averne avuto conferma quando, in un incontro con l’amministratore delegato della Serenissima Sgr, egli mi rappresentò che era a conoscenza del fatto che per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni e Ghezzi, i quali dirigevano l’imprenditore verso me e Ugliola».
Anche dopo il deposito al Tribunale del Riesame dei verbali resi mesi fa da questi indagati, il peso maggiore e diretto delle accuse a Boni resta dunque appeso al controverso valore delle note dichiarazioni di Ugliola, che «a Ghezzi la mattina presto nel suo ufficio in Regione» dice di aver «dato 200 mila euro nel 2008, credo in 6-7 tranche in contanti all’interno di una busta, in relazione a un centro commerciale di Albuzzano» d’interesse per l’imprenditore veronese Monastero.
Questi, «preannunciatomi da Ghezzi, venne da me accompagnato da Monica Casiraghi», avvocato, ex vicesindaco leghista di Lissone, moglie di un ex pm monzese in forza all’Ispettorato del ministero della Giustizia, e «all’epoca consulente dell’assessorato regionale di Boni al Territorio.
Casiraghi disse a Monastero di affidarsi completamente a me perchè ero la loro persona di fiducia per queste questioni, aggiungendo che l’accordo che Monastero avrebbe preso con me sarebbe andato bene anche a Boni, a Ghezzi e a lei».
Altri «100 mila euro» Ugliola afferma di aver versato a Ghezzi «per l’area di Rodano Pioltello», una di quelle (con l’area Falck a Sesto San Giovanni e l’area Santa Giulia a Milano) per le quali a suo dire l’immobiliarista Luigi Zunino era «stato d’accordo con la proposta avanzatami da Boni e Ghezzi»: e cioè con «l’accordo stretto nell’ufficio di Ghezzi, nel senso che Boni si impegnò, in cambio della somma di un milione e 800 mila euro che Zunino avrebbe pagato, a farmi ottenere la valutazione di impatto ambientale ai fini dell’autorizzazione commerciale, impegnandosi perchè anche Nicoli Cristiani rilasciasse quella di propria competenza» (Nicoli, allora assessore regionale pdl, di recente è stato arrestato per 100 mila euro di tangente dall’imprenditore Locatelli per l’ok su una cava). Eccetto i 100 mila euro a Ghezzi asseriti da Ugliola, però, promesse e progetti di Zunino sono tutti rimasti «non concretizzati»: come pure gli ulteriori 800 mila euro che, secondo Ugliola, «Ghezzi mi disse andavano bene a lui e a Boni» per un’altra «area commerciale Marconi 2000 di Varedo», a cuore dell’immobiliarista Gabriele Sabatini «in un pranzo al ristorante “Riccione” con me, Ghezzi e Boni».
«D’altronde – è la tesi di Ugliola riparlando di Cassano d’Adda – il benestare politico a Ghezzi non poteva che venire dal suo diretto referente politico. Quando parlavo con lui parlavo con interposta persona, con Boni, essendo Ghezzi il suo capo di gabinetto. Schema di comunicazione anche in altri accordi di tangenti per aree non di Cassano».
Luigi Ferrarella
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile
IL SENATUR A MONACO DI BAVIERA: “DA SOLI ALLE URNE PER CONTARCI, COSI’ DOPO NON CI SARANNO PIU’ DUBBI”… SVELATA LA FARSA DELL’OPPOSIZIONE PATACCA DEI MARONIANI
«Se dovesse andare male? Almeno avremmo dimostrato la necessità dell’alleanza con Berlusconi».
Nella notte bavarese, Umberto Bossi lo dice.
Elena Artioli, leader leghista dell’Alto Adige nonchè sua interprete in terra di Germania, lo invita al silenzio: la stampa ascolta.
Ma il Senatur è di ottimo umore.
L’accordo firmato ieri mattina tra l’assessore lombardo Luciano Bresciani, suo fedelissimo, e il ministro della Sanità del land, Marcel Huber, è un pezzo pregiato della strategia leghista di Europa delle Regioni.
E, sorpresa, la birraia tedesca, Sara, lo ha riconosciuto: «Perchè noi siamo una forza popolare».
E così, il capo padano – qui tutti lo chiamano «Panzer Bossi» – si lascia andare a qualche considerazione più nostrana: «Berlusconi continua a dirmi che dobbiamo vederci per le amministrative. Ma quelle, ormai sono andate…».
Sulla corsa solitaria, nessun ripensamento.
Per «tre motivi. Il primo è che dobbiamo contarci. Vedere quanti siamo. Il secondo è che ormai alla gente è arrivato quel messaggio. Il terzo…».
Il Senatur – giacca blu, cravatta a righe sur tone e pochette verde che affiora a stento dal taschino – si prende un attimo.
Poi, la butta fuori: «Se andasse male, non ci saranno più dubbi sulla necessità dell’alleanza con Berlusconi».
Insomma, Umberto Bossi per la prima volta lo ammette.
Non ha mai condiviso la scelta dell’«amico Silvio» di porre fine al suo governo.
Ancor meno ha digerito la scelta di sostenere l’esecutivo degli «affamatori».
Eppure, non è mai stato convinto fino in fondo dell’opportunità di spezzare il rapporto con il Pdl per le elezioni nei municipi: la convinzione profonda di Bossi era, e resta, che da Berlusconi non si possa prescindere.
E allora, si superino le amministrative: se si vince, bene.
Se si perde, basta con gli schizzinosi: con la puzza sotto il naso rispetto al Cavaliere non si va da nessuna parte.
Certo: l’ex premier, dice Bossi, è «sottotono perchè non riesce a trovare l’idea giusta».
Ma lì, prima o poi, si dovrà tornare.
Intanto, guerra a Mario Monti. Con l’aiuto di un altro amico, Giulio Tremonti.
Entrerà nella Lega? «Vedremo, vedremo… per adesso lo teniamo un po’ lì…».
Di certo, non sembra un no.
Anche perchè con l’ex superministro all’economia, Umberto Bossi da tempo lavora al programma elettorale per le prossime politiche.
Ma perchè ora? Perchè così presto?
È guerra non convenzionale: «Perchè se noi presentiamo un programma forte, anche gli altri dovranno farlo». Dovranno rispondere a tono e spiegare i loro progetti per il dopo: «E quando i programmi elettorali ci saranno, Monti cade e si va alle urne».
E così, la campagna elettorale per le amministrative sarà assai politica: «Tra poco – annuncia Bossi – partiranno migliaia di gazebo in tutta la Padania. Raccoglieremo le firme per una serie di leggi di iniziativa popolare».
La prima, è la più nota: «Li martelleremo sulla riforma delle pensioni».
Ma il Carroccio aprirà almeno due nuovi fronti.
Parola di Bossi: «No ai mafiosi al nord, basta con i soggiorni obbligati».
E poi, dato che «le banche non danno più una lira a nessuno e l’economia muore», la Lega chiederà una legge per «separare le banche d’affari da quelle commerciali».
Marco Cremonesi
(da “Il Corriere della Sera”)
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Marzo 14th, 2012 Riccardo Fucile
E’ SEMPRE GUERRA INTERNA NEL CARROCCIO, I MARONIANI PREVALGONO NEI NUMERI INTERNI MA MANCA UNA STRATEGIA E UN CAPO CREDIBILE… E I RISULTATI ELETTORALI POTREBBERO DETERMINARE NUOVI EQUILIBRI INTERNI
Nel Carroccio è ancora guerra aperta tra bossiani e maroniani e non rientra lo scontro sulla lista civica di Tosi.
Dal partito di Arcore, intanto, continuano i tentativi di dialogo in vista delle prossime amministrative ma dal fortino di via Bellerio la chiusura rimane totale “Ce ne faremo una ragione, siamo convinti che i cittadini ci ripagheranno e puniranno la Lega”, stuzzica Maurizio Lupi.
“Berlusconi mi fa pena” è l’affettuosità più recente di Umberto Bossi nei confronti dell’ex alleato.
Che gentilmente ricambia a mezzo stampa, dedicando la prima pagina de Il Giornale di famiglia con un cordiale “Bossi suicida la Lega” vergato da Vittorio Feltri.
Il dialogo tra Arcore e via Bellerio è a questi livelli.
Il Carroccio ha ben altri problemi da affrontare e l’unica cosa certa sembra essere proprio la volontà di correre da soli.
La guerra interna tra i Barbari Sognanti di Maroni e i cerchisti integralisti bossiani è ormai deflagrata a ogni latitudine della Padania e la resa dei conti si avrà ai congressi nazionali, che in gergo leghista sono regionali.
Si salva solo il Piemonte, dove ieri è stato riconfermato segretario Roberto Cota, per il resto, dalla Lombardia all’Emilia, giorno dopo giorno si contano le “truppe” elette ai congressi e l’esercito più consistente è quello dei maroniani.
A Bergamo il rapporto dei delegati è 65 a 5 per i seguaci di Bobo, in Valtellina addirittura 26 a zero.
Anche a Como, città dove si rinnoverà Provincia e Comune (entrambi oggi a guida leghista) il risultato è impietoso per i bossiani: 27 a 1.
Infine Milano, dove ieri è stato nominato segretario Igor Iezzi, la partita è finita 16 a 5. Un rapporto di forza impietoso a favore dei Barbari Sognanti.
Ma i congressi si terranno solo a giugno, prima ci sono le amministrative.
Per tentare di riequilibrare i rapporti di forza il Cerchio Magico ha in mente di far candidare sindaco tutti i parlamentari maroniani espressione del territorio in cui si vota, così da lasciarli fuori dalle politiche del 2013.
A partire da Nicola Molteni, a Cantù.
Ma la sorta dovrebbe toccare anche ad alcuni uomini forti del cerchio, come Marco Desiderati, infaticabile braccio operativo di Marco Reguzzoni (nemico di Maroni che educatamente ricambia) e sindaco di Lesmo.
C’è poi un problema di precedenti: come introdurre l’incompatibilità tra l’incarico di sindaco e quello di parlamentare finora non prevista?
Certo, il segretario federale è Bossi e quello che decide lui è (ancora) per tutti legge.
Ma la mossa sarebbe una palese ritorsione contro i “dissidenti” e inasprirebbe ulteriormente gli animi scatenando nuove contestazioni al Capo.
La figura del Senatùr è già stagliata sul tramonto.
Il problema per Bossi non è dunque il Pdl, ma la sua stessa sopravvivenza politica.
O almeno questo è il quadro che gli prospettano i soliti cerchisti, a partire da Rosi Mauro che, per quanto le sia stato revocato il ruolo di legato (così i leghisti chiamano il commissario politico), rimane la fidata ombra del Capo su ordine della moglie, Manuela Marrone.
Il braccio di ferro con Flavio Tosi a Verona sulla lista civica del sindaco uscente, finora miseramente fallito, è stato suggerito come prova di forza indispensabile per fermare l’avanzata dei maroniani.
Che in realtà tutto vogliono tranne che “eliminare” Bossi. Tutt’altro.
A Verona la partita è cruciale.
Tosi rischia di vincere a mani basse al primo turno, la sua lista civica è data al 30%.
E qui si assiste in anteprima a quello che saranno le prossime amministrative in buona parte del Nord: per tentare di limitare i danni il Pdl ha sperimentato una alleanza con Futuro e Libertà e Udc proprio per sbarrare il passo alla Lega. Testa d’ariete in riva all’Adige è Luigi Castelletti, 57 anni, avvocato, ex presidente di Veronafiere e vicepresidente vicario di Unicredit.
Maroni spinge per il dialogo. “Bossi ha anche detto che si troverà una soluzione quindi sono certo che così sarà ”, ha detto.
La parola chiave è trattativa.
Ma, Verona a parte, la Lega rischia un tonfo elettroale al nord di non poco conto, sia in termini di voti che di sindaci.
A quel punto ereditare un partito sfasciato non gioverebbe a nessuno.
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Marzo 13th, 2012 Riccardo Fucile
DICHIARATA INAMMISSIBILE LA MOZIONE DELLE OPPOSIZIONI CHE CHIEDEVA LE DIMISSIONI DELL’ESPONENTE LEGHISTA CHE SI AUTOASSOLVE DA SOLO
Dario Ghezzi, capo della segretaria del presidente del consiglio regionale Davide Boni, si è dimesso dal suo incarico.
Lo si apprende da fonti vicine alla presidenza.
Ghezzi è indagato assieme a Boni nell’inchiesta per presunte tangenti.
Intanto il presidente del Consiglio regionale ha ribadito a margine della seduta la sua intenzione di non dimettersi.
Nessun passo indietro, ha detto, mentre la riunione dell’assemblea è sospesa per un incontro tra i capigruppo, «perchè sono innocente».
Più volte, negli scorsi giorni, Davide Boni aveva dichiarato di voler prendere la parola nel dibattito in aula sul caso che lo riguarda.
E’ probabile invece che non lo farà .
Letteralmente assediato dalle telecamere, Boni a fatica è riuscito a raggiungere il suo ufficio dietro l’Aula scortato da numerosi commessi.
Intanto ha inviato una lettera a tutti i consiglieri: «Ho svolto sino ad ora il mandato affidatomi dall’aula nel rispetto dello Statuti e del Regolamento; intendo proseguire su questa strada, dal momento che nessuna delle accuse che mi vengono rivolte può avere la minima influenza sul ruolo di rappresentanza che attualmente esercito».
La mozione delle opposizioni che chiedeva le dimissione del presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni, indagato per corruzione, è stata dichiarata inammissibile.
Con questo colpo di scena si è aperta l’assemblea al Pirellone sul caso tangenti.
Il centrosinistra ha protestato per la decisione della maggioranza.
Ora si attende la decisione dei capigruppo.
In difesa di Boni è intervenuto Renzo Bossi, il figlio del Senatùr eletto in consiglio regionale nel 2010. “Io le prove non le ho viste”, ha detto il Trota, come lo ha soprannominato il padre. “Conosco comunque i principi della Lega e non sono quelli, sono altri” rispetto al quadro che emerge sui giornali in questi giorni.
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Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
VITTORIA A RISCHIO NELLE ROCCAFORTI DEL NORD: “COSI’ VINCE IL CENTROSINISTRA”… E SONO IN MOLTI A DIFENDERE TOSI
Alla fine lui obbedirà , perchè i leghisti son soldati, anche quando fanno i sindaci.
Ma è fortissimo il mal di pancia di Marco Mariani, primo cittadino di Monza, di fronte all`urlo di Bossi, riecheggiato di nuovo ieri a Collegno, nel Torinese: alle amministrative di maggio «meglio soli che male accompagnati», tanti saluti al Pdl e a Berlusconi che regge il moccolo a Monti e «fa un po` pena».
Vallo a spiegare al Mariani, che dal 2007 amministra insieme al Pdl la capitale della Brianza, la terza città della Lombardia (122mila abitanti) dopo Milano e Brescia.
Lui si adeguerà , ma il harakiri proprio non lo capisce, e ha pure cercato di spiegarlo all`Umberto, che il 3 marzo è sceso a Monza per partecipare a una manifestazione della Lega assai poco partecipata: «Guarda che se andiamo da soli finisce come nel 2002, quando ha vinto il centrosinistra».
Il vecchio capo ha risposto così: «Dammi ancora qualche giorno di tempo», e il sindaco adesso prega che la città di Teodolinda possa rientrare in quelle eccezioni alla regola (già fissata dal “federale” del Carroccio) di cui Bossi ha parlato ieri, intestando a sè il potere esclusivo di decidere.
Insomma, si fa presto a dire «soli al voto».
Roba buona per pompare i militanti, ma la speranza di aumentare i voti «perchè siamo l`unica opposizione a Monti-Dracula» non riesce a far velo fino in fondo alla fifa tremenda del harakiri.
Che sembra annunciarsi, per l`ex centrodestra di governo, pure a Como, 85mila abitanti, l`altra città capoluogo della Lombardia che vota.
Qui per la prima volta, il centrosinistra ci crede davvero.
Tutto già deciso, dopo anni diguerriglia nella giunta, divorzio nelle urne.
La Lega candida a sindaco Alberto Mascetti, che se la vedrà con una donna del Pdl scelta con inedite primarie.
E il candidato del Pd Mario Lucini, cattolico ex dc ed ex Margherita, sembra perfetto per incunearsi tra i due litiganti e accaparrarsi una discreta fetta del tradizionale voto moderato dei comaschi.
Per testare in terra lombarda, si va in ordine sparso anche a Sesto San Giovanni, dove però da sempre governa la sinistra: e anche lì il candidato ben- chè ancora ufficioso del Carroccio, Celestino Pedrazzini, è tormentato dai dubbi.
In “Padania” sono in ballo 12 città capoluogo.
Otto hanno giunte uscenti Pdl-Lega (Alessandria, Asti, Como, Monza, Verona, Belluno, Gorizia, Parma), le altre quattro sono di centrosinistra: Genova, La Spezia, Cuneo, Piacenza).
Tra le prime otto non c`è n`è una dove l`alleanza di centrodestra si riproponga.
Il caso più clamoroso è Verona, dove il divorzio dal Pdl il sindaco leghista l`ha annunciato ben prima della delibera del “federale”.
Flavio Tosi gioca una partita doppia: rivincere nella sua città , quasi 270mila abitanti, e imporsi come uomo forte del partito in Veneto, sospinto dalle truppe dei “barbari sognanti” di fede maroniana.
I pronostici sono tutti per lui, ma la partita vera Tosi l`avrà vinta solo se riuscirà a bloccare il veto di Bossi alla sua lista “personale”.
Non a caso a difenderlo dagli attacchi di ieri del Senatùr è un maroniano doc come Matteo Salvini:
«Tosi è un grande sindaco e un grande leghista; se per le liste civiche è solo un problema di cognomi odi aggettivi, aVerona sapranno scegliere per il meglio».
Car- roccio in solitaria anche a Belluno, dove il leghista Antonio Prade sfida l`ex alleato di giunta del Pdl Leonardo Colle.
Dovrebbero essere, quelle di Verona e Belluno, gare tutte interne al centrodestra, che però rischia qualcosa a Gorizia.
Peggio per il Pdl, colpa sua, sembra dire Massimiliano Fedriga, commissario cittadino del Carroccio: «Non abbiamo scelto noi di allearci a Roma con il Pd; se la sinistra vincesse a Gorizia, vincerebbero gli alleati del Pdl».
Passando al Piemonte, potrebbe succedere anche ad Alessandria, ora amministrata da Pdl e Lega, che divorziano dopo aver combinato guai spaventosi con il bilancio. E forse perfino ad Asti.
Discorso rovesciato a Cuneo, dove l`harakiri si annuncia per un centrosinistra che dopo cinque anni di amministrazione si divide imitando il centrodestra.
In Emilia il “liberi tutti” di Bossi è un motivo in più per accendere le speranze di rivincita del centrosinistra a Parma e sembra invece ininfluente a Piacenza.
Proprio come a Genova (candidato leghista il giovane Edoardo Rixi, suo obiettivo dichiarato portare al ballottaggio Marco Doria) e a La Spezia: fila sinistra governa da sempre.
Rodolfo Sala
(da “La Repubblica”)
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Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
“NON FAREMO ACCORDI COL PDL ALLE AMMINISTRATIVE”: BEN DETTO COSI’ NON RACCOGLIERA’ UNA MAZZA NEANCHE LA LEGA
L’appello di Alfano alla Lega (“Non lasciamo il nord nelle mani del
centrosinistra”) è caduto nel vuoto.
Dopo le parole di Roberto Maroni che ha intimato al Pdl a togliere il sostegno al governo Monti come condizione necessaria per tornare a parlare con il Carroccio di elezioni amministrative, sono arrivati anche i commenti di Umberto Bossi e Roberto Calderoli.
Che non solo parlano la stessa lingua del titolare del Viminale, ma, come nel caso del Senatùr, ci mettono pure il carico: “Berlusconi mi fa pena, va a votare il contrario di quello che faceva. Per questo non è possibile fare un accordo per le amministrative”.
Una chiusura totale a ogni ipotesi di accordo per la coalizione che fino a pochi mesi fa ha governato il Paese.
Ma i problemi non si fermano qua.
Perchè dopo la porta in faccia al Pdl, il leader del Carroccio ha tagliato le gambe a ogni “ipotesi secessionista” all’interno del suo partito. “Se Flavio Tosi fa una sua lista autonoma, si mette automaticamente al della Lega”, ha tuonato Bossi contro il sindaco di Verona che, questa mattina, in un’intervista alla Stampa, aveva avanzato l’ipotesi di correre da solo per la conferma alla guida del comune veneto.
In attesa di capire se Bossi ha ragione, e se cioè alla fine Tosi farà un passo indietro, i problemi della ex maggioranza di governo rimangono tutti e le amministrative di primavera sono alle porte.
Il segretario Pdl Angelino Alfano, dal palco della scuola di formazione del partito a Orvieto, aveva invitato il Carroccio a fare come l’Italia dei Valori: opposizione a Roma in Parlamento, ma alleanze strategiche a livello territoriale.
Ma dopo il “no grazie” di Maroni, oggi sono arrivati i niet di Calderoli e Bossi. “Alle prossime amministrative la Lega correrà da sola, la strada è in salita, ma per la prima volta dopo tanti anni dobbiamo andare a contarci nelle urne”, ha detto l’ex ministro della Semplificazione aggiungendo che la prossima tornata sarà fondamentale per capire se, dopo tanti anni, “il popolo padano ha finalmente capito da che parte stare o continuare a votare ancora per il Pdl o per il Pd”.
Non rientra nel novero delle eccezioni, almeno per il momento, la scelta di Tosi di correre da solo con una lista civica con il suo nome.
In un intervista alla Stampa di Torino, il “dissidente” ha spiegato le ragioni della sua scelta: “Senza una lista Tosi, cioè presentandomi con la Lega, potrei anche vincere al primo turno ma non avrei la maggioranza in consiglio comunale e non potrei governare. Con la lista Tosi, non avrei questo problema”.
La situazione all’interno del Carroccio è in movimento.
Anche se il sindaco di Verona si dice sicuro della sua decisione (“Non sono io a spaccare il partito”), il vecchio leader ostenta sicurezza: “Io non gli voglio male. Verrà a trattare”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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