Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO LA RICHIESTA DI ESPULSIONE DI QUATTRO SUOI FEDELISSIMI DA PARTE DEI MARONIANI, IL SENATUR SBOTTA: “TANTI ANNI PER METTERE INSIEME UN’ORGANIZZAZIONE, POI QUESTI PENSANO A MANDAR VIA LA GENTE…”
“Questi sono matti. Tanti anni per mettere insieme un’organizzazione e poi… Alla fine non resterò lì
neppure io, se va avanti così”.
Umberto Bossi ha risposto così a chi gli chiedeva di commentare la decisione del consiglio nazionale della Lega lombarda, che ha proposto provvedimenti disciplinari nei confronti dell’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, insieme con Marco Desiderati, Alberto Torazzi e Monica Rizzo, tutti appartenenti all’ala fedele al Senatùr (il quale presiede il consiglio federale, a cui spetta la decisione definitiva).
La richiesta di espulsione stata comunque sospesa, almeno per il momento, come ha spiegato lo resso Salvini.
Il quale ha riferito di aver avuto un incontro a pranzo con Reguzzoni e che ha in programma di rivederlo la settimana prossima.
“C’è la possibilità di evitare il provvedimento, se ci sarà disponibilità a lavorare tanto e parlare meno”, ha aggiunto il segretario della Lega Lombarda con riferimento indiretto ad alcune critiche fatte da Reguzzoni su Facebook.
Intervistato dai giornalisti locali, a Varese, a margine di una cerimonia in onore di Calogero Marrone, nonno della moglie, a chi gli ha chiesto se darà vita a una nuova Lega,Bossi aveva risposto: “No, questo no”.
E poi: “Io non ho mai messo nessuno fuori dalla Lega, tranne chi si era venduto visibilmente”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile
PROSEGUE L’OCCUPAZIONE MILITARE DEI SEGUACI DEL SASSOFONISTA, PICCATO PER LA CONTESTAZIONE A PONTIDA
Il Consiglio nazionale della Lega lombarda ha proposto l’espulsione dell’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, dell’assessore lombardo allo Sport, Monica Rizzi e degli ex parlamentari, Marco Desiderati e Alberto Torazzi.
La decisione al termine della riunione, avvenuta in serata nella sede di via Bellerio.
Si tratta delle prime proposte di provvedimenti disciplinari per esponenti ‘bossiani’ lombardi, dopo le politiche e le contestazioni al raduno di Pontida.
Già lunedì d’altra parte Roberto Maroni – che è segretario federale, oltre che governatore lombardo – aveva annunciato: “Chi ha contestato subirà delle conseguenze”.
Le decisioni finali spettano comunque al Consiglio federale della Lega Nord e, per coloro che hanno più di dieci anni di militanza, c’è la possibilità di appello al comitato di disciplina guidato dal presidente federale Umberto Bossi.
“La decisione è passata con 25 voti contro uno”, ha fatto sapere il segretario Matteo Salvini, che ha chiesto provvedimenti disciplinari nei confronti di 6 militanti. Durissima la reazione di Reguzzoni: “In mezzo alla situazione economica e politica che stritola il Paese e all’evidente crisi che attraversa la Lega, il Consiglio nazionale
del movimento che fa? Unisce, come chiesto da Bossi e Maroni a Pontida? Rilancia una nuova strategia politica? No, propone espulsioni senza motivazioni. Ci sentiamo tutti delle vittime: è una vicenda che si commenta da sola”.
La situazione è tesissima anche in Veneto, dove il sindaco di Verona Flavio Tosi non ha alcuna intenzione di cedere alla richiesta di un congresso avanzata da Bossi.
E anzi si prepara, nel consiglio nazionale di sabato, a chiedere misure analoghe a quelle adottate in Lombardia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 7th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX SENATORE LEONI, FEDELISSIMO DI UMBERTO, AMMETTE DI AVER GIA’ REGISTRATO L’ATTO FONDATIVO: “SERVE UN NUOVO CONTENITORE”
“Re Salomone? Certo che lo ricordo”, Umberto Bossi trattiene le parole. 
Si sforza. “Vediamo come va a Pontida”.
In questi giorni non è andato a Roma, è rimasto nel suo ufficio in via Bellerio dove il via vai è tornato incessante.
Molti di quelli che gli avevano girato le spalle saltando sul carro di Roberto Maroni, fanno la fila, telefonano: vogliono rivedere il Capo.
Daniela Cantamessa, storica e fidata segretaria del Senatùr prova a gestire il flusso. Perchè l’11 marzo, quando Maroni è stato confermato capo del partito nonostante avesse più volte annunciato le sue dimissioni, Bossi ha capito di essere stato messo in soffitta e ha deciso di fondare un nuovo movimento politico.
L’ex senatore Giuseppe Leoni è già andato dal notaio per l’atto fondativo, i documenti sono pronti.
Nessuno lo dice apertamente, ma tra le file dei bossiani la notizia è più che nota. “Aspettiamo Pontida, poi si vedrà ma certo a forza di epurare, è ovvio che si arriverà a creare un contenitore politico”, ammette Leoni.
Che aggiunge: “Del resto, bisogna vedere se la strategia del segretario è azzerare il partito, la politica si fa tirando dentro mica cacciando tutti”.
E le epurazioni della Lega maroniana sono solo all’inizio.
Marco Desiderati, unico bossiano presente nel consiglio federale, sarà una delle prossime vittime.
Mentre l’ex capogruppo Marco Reguzzoni, ora semplice militante, è già stato scomunicato e poi “graziato” da Matteo Salvini e dall’intervento, fra gli altri, di Luca Zaia.
Oggi tutti sul sacro pratone di Pontida su cui il “popolo padano” non mette piede dal 19 giugno 2011.
E se allora ad accogliere Maroni c’era uno striscione che lo indicava “Presidente del Consiglio subito” questa volta ne troverà di ben altri toni.
I bossiani promettono infatti dure contestazioni.
In meno di un anno, dicono, non ha mantenuto nessun impegno e si è dimostrato incapace di guidare il partito. “Berlusconi prima e Monti poi: erano il diavolo e ora sono nostri imprescindibili alleati e amiconi”, si lamentano su Facebook sempre un maggior numero di militanti.
I più attivi nella protesta sono gli ex: Reguzzoni, Monica Rizzi, Flavio Tremolada, Alberto Torazzi, Max Parisi e persino l’ex direttore della Padania, Stefania Piazza, che battibecca con Aurora Lussana che l’ha sostituita.
Tutti vittime delle ramazze maroniane.
Ma anche l’unico forum ancora in vita dei giovani padani ha cominciato a criticare l’operato dell’ex titolare del Viminale. Lo stesso forum che ne sostenne l’avanzata.
I post sono identici a quelli di allora: “Basta alleanza con Berlusconi”, è il più ripetuto.
Ma “l’alleanza serve perchè Maroni ha paura del voto”, come dice Reguzzoni. “Maroni ha puntato tutto sulla Lombardia e ha pure detto che non sa e non gli interessa cosa succederà a Roma. Adesso che pensa di fare? La moneta padana? La banca padana? La sanità padana? Le macroregioni? Chiederà di uscire dall’euro? Tutte cagate senza capo nè coda, ci aspettano 5 anni di nulla cosmico”.
E via così, con moltissimi che scrivono la loro delusione e di aver stracciato la tessera perchè “almeno Bossi i maroni li aveva”.
Al Senatur da settimane riportano i malumori.
Lui freme, si trattiene. Ma quando il 15 marzo si è presentato a Montecitorio ha sbottato: “Maroni da sei mesi dice ‘mi dimetto’ poi, all’ultimo momento, si è accorto di avere il culo molto più largo, per poter stare su molte poltrone”.
E ancora: “La Lega è in subbuglio, perchè è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”.
I fedelissimi di ortodossia bossiana hanno letto in quello sfogo il via libera alla rivolta contro l’ex titolare del Viminale.
La convocazione di Pontida ha raffreddato di nuovo il vecchio Capo. “Aspettiamo Pontida e poi vediamo”, ripete a quanti lo spronano.
Il padre della Lega sa di non potersi riprendere il suo partito. Lo sa da quando è stato costretto a lasciarlo nelle mani di Maroni il 1° luglio 2012 ad Assago, il giorno dell’incoronazione di Bobo da Varese.
Costretto dalle inchieste sull’uso allegro dei fondi da parte dell’allora tesoriere Francesco Belsito.
Bossi dal palco si scusò, pianse e lasciò la sua creatura. “Ho fatto come Salomone, non ho voluto tagliare in due la Lega”, disse dal palco citando la Bibbia.
Salomone, dovendo decidere a chi affidare un bambino reclamato da due donne, ordina di tagliarlo a metà .
Per salvarlo, una delle donne rinuncia e Salomone decide di lasciarlo a lei, “la madre vera. Questo ho fatto io: non ho voluto tagliare a metà il bambino”.
Maroni, in meno di un anno, l’ha già diviso in due.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 7th, 2013 Riccardo Fucile
BOSSI: “CHI DICE CHE TUTTO VA BENE E’ UN LECCACULO, MA NON HO FATTO LA LEGA PER ROMPERLA”… CONTESTATO E FISCHIATO TOSI… MARONI NEGA LE DIVISIONI: “ARGOMENTI DEI GIORNALISTI DI REGIME”
“Chi dice che tutto va bene è un leccaculo, ma io non ho fatto la Lega per romperla”.
Così Umberto Bossi su palco di Pontida.
Parole respinte da Roberto Maroni, che nega le divisioni: “Argomenti dei giornalisti di regime”. Con questo “assetto” la Lega Nord torna su quello che i dirigenti definiscono “sacro suolo”.
Ma dopo gli scandali del cerchio magico di Bossi, la segreteria affidata a Maroni, le elezioni che hanno visto l’ex ministro trionfare in Lombardia (ma il partito affondare nei consensi), il movimento si trova ancora spaccato tra bossiani e maroniani.
Prima degli interventi lite tra una ventina di militanti per uno striscione che raffigura il presidente lombardo come Pinocchio.
E la spaccatura è resa evidente anche dallo striscione “congresso subito” esposto da alcuni dirigenti veneti.
Il discorso di Bossi
Prima parla il Senatur: “Non sono d’accordo con Maroni quando dice che non bisogna combattere anche a Roma”.
E ancora: “Niente insulti e niente fischi perchè così facendo accontenterete la canaglia romana. I fischi teniamoli per lecchini di regime, i giornalisti che scrivono sui giornali che ci stiamo dividendo. Certo miglioreremo la Lega senza timore e abbiamo capito la protesta” e, dice rivolgendosi sempre al popolo leghista, “abbiamo capito che volete contare di più e quindi conterete di più”.
Però la contrapposizione con Maroni è evidente: “Non la penso come Maroni quando dice che ce ne stiamo al nord e ce ne freghiamo di Roma: noi dobbiamo combattere su tutti i fronti, anche a Roma”.
Maroni chiude la kermesse
Il segretario del partito cerca di stemperare le voci di tensione e se la prende con i giornalisti: “Chi dice che la Lega è divisa vada a quel paese, giornalisti di regime”.
Poi aggiunge: “Un anno fa, dopo gli scandali, la Lega era a pezzi. Siamo riusciti a rimetterla in sesto, con l’aiuto dei militanti, dei governatori e di Umberto Bossi”.
La seconda parte dell’intervento è dedicata al decreto sui debiti della pubblica amministrazione verso le imprese: “Hanno fatto il decreto per dare isoldi a quei comuni del sud che non li hanno. I nostri comuni i soldi li hanno. Ecco il grande inganno del governo che deve andare subito a casa”.
La mattinata di tensione
L’aria di tensione si era già assaporata quando è stato dispiegato lo striscione “Umberto Bossi la Lega sei tu” nel luogo in cui due anni fa fece scalpore quello che chiedeva “Maroni presidente del Consiglio subito”.
La lite è avvenuta tra una ventina di militanti leghisti al raduno di Pontida, dopo che alcuni di loro — probabilmente veneti — hanno esposto un manifesto che raffigura il segretario Maroni come Pinocchio.
La scenetta è avvenuta in un angolo del pratone mentre dal palco parlavano alcuni dirigenti di secondo piano del movimento: la situazione poi è tornata alla calma.
Una situazione di tensione strisciante che ha messo in difficoltà anche i giornalisti che sono stati tenuti lontani dal gruppo dei “bossiani” per presunte questioni di sicurezza.
Ma è stato lo stesso presidente del partito, il Senatur, a cercare di riportare la calma dal palco. Nonostante gli interventi dei dirigenti fossero previsti nel pomeriggio, infatti, Bossi si è presentato davanti al microfono: “Roma vuole che ci meniamo, diamoci la mano — ha detto – Andiamo d’accordo per non fare contenti la canaglia di Roma e i lecchini di regime (i giornalisti, ndr)”.
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Marzo 15th, 2013 Riccardo Fucile
“DA MESI DICE CHE SI VUOLE DIMETTERE, MA NON LO FA”…”LA BASE E’ IN SUBBUGLIO, LA PAROLA VA MANTENUTA”
Umberto Bossi usa parole dure contro il segretario della Lega e neo governatore della Lombardia.
Parlando con i giornalisti alla Camera, il senature afferma che “Maroni da sei mesi dice ‘mi dimetto'”, dopo l’elezione alla presidenza della regione, “poi, all’ultimo momento, si è accorto di avere il culo molto più largo, per poter stare su molte poltrone”.
Ma, osserva Bossi, “la Lega è in subbuglio, perchè è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”.
“La strategia di Maroni è quella di non dare importanza a Roma e di darla solo al nord. Ma come fai se Roma un importanza la ha?”.
Il senatur ha parlato anche della legislatura: “Stando così le cose si andrà al voto molto presto. Mi sembra che possa durare poco, difficilmente arriverà a giugno”.
Sul governo possibile, Bossi è stato ancora più categorico: “Appoggiare un governo targato Pd sarebbe passare da traditori rispetto a Berlusconi”.
“Il Cavaliere ha fatto vincere Maroni in Lombardia – sottolinea Bossi – e allora come si fa” ad appoggiare un governo del Pd, visto che poi “siamo assieme anche in Veneto… Come si fa…”.
Detto questo, per Bossi “se un governo si mette in piedi poi non c’è più niente che lo butta giù…”.
“Se Berlusconi non è contrario, a fare un governo con il Pd, lo faccia lui… Non tocca a noi fare il primo passo”.
E sui processi a Berlusconi, il senatur non usa mezze parole: C’è un accanimento giudiziario nei sui confronti? a prima vista sembrerebbe di sì”.
Su Grillo, infine, il giudizio di Bossi è netto: “Grillo farà fatica a far entrare il suo schema in Parlamento: lui non vuole essere parlamentarizzato, ma alla fine sarà costretto a fare dei cambiamenti”.
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“I SONDAGGI DI SILVIO SONO PITTURATI”…”NAPOLITANO HA NOMINATO MONTI CON UN COLPO DI MANO”
Dice il vecchio leone che i “bossiani” non mollano mai, rispolverando un “brand” autoreferenziale che da molto tempo Umberto Bossi non usava più.
Maroni prenderà la Lombardia?
“Penso di sì. Nell’ultimo sondaggio è in testa. A questo giro possiamo davvero cambiare la storia”.
In che senso?
“Che ci stacchiamo dallo Stato centrale, quello che munge le mammelle del Nord. Basta, andiamo per conto nostro: senza più minacce o secessioni. Adesso c’è una legge europea che ce lo permette. Maroni è stato intelligente, ha portato avanti il mio vecchio progetto della macroregione europea”.
Non la chiamate più Padania?
“È qualcosa di più. È un’area più vasta, a gestione autonoma. Vinciamo anche in Lombardia, prendiamo il Nord e lo agganciamo ad altre regioni della bassa Europa, i cantoni Svizzeri, la Francia meridionale. I soldi resteranno qui. È quello che ci chiedono i cittadini”.
Mettiamo che Maroni non ce la fa. Che succede?
“Maroni è il segretario federale, se sbaglia si cambia. In Lega si può sempre cambiare, siamo tutti utili e nessuno è inamovibile”.
Beh, l’ultimo più che un cambiamento è stato un terremoto. Molti, a partire da lei, sono stati spazzati via dalle “scope padane”. A proposito: aveva annunciato che in veste di presidente avrebbe fatto rientrare nel movimento molti espulsi. Lo ha fatto?
“Certo, sono rientrati. Funzionari e segretarie che erano stati cacciati ingiustamente in un momento un po’ particolare”.
E i big, quelli del vecchio cerchio magico inviso a Maroni? Le Rosy Mauro, le Monica Rizzi…
“Sto valutando anche loro, vedremo”.
Molto è cambiato, nella Lega, ma non le alleanze: siete ancora lì con Berlusconi. Quanto ha pesato la parola dell'”amico Umberto” in questa ennesima riedizione dell’asse Lega-Pdl?
“Si è accorto Maroni da solo. All’inizio era l’unico modo per stare in piedi e provare a portare a casa qualcosa. Adesso gli equilibri si stanno rovesciando: al Nord siamo noi che tiriamo il carro dell’alleanza. Il candidato in Lombardia è nostro”.
I sondaggi dicono che Berlusconi è in rimonta. È davvero cosà?
“Si sta battendo come una tigre, va in televisione, la campagna elettorale la sa fare. Ma i suoi sondaggi sono un po’ “pitturati”. E poi la politica non si fa con Balotelli”.
Gliel’ha detto?
“No, è da un po’ di tempo che non lo sento”.
Rapporti più tiepidi?
“Lui abita a Arcore, io a Varese…”
Ha sentito l’uscita su Mussolini?
“Ha detto una stupidata, troppi processi lo mandano in confusione. Io lo capisco”.
Che cosa pensa del premier Monti adesso che è sceso in campo per guadagnarsi i voti?
“È un furbacchione. Uno pieno di sè. Ora è uscito il suo vero volto, ma che ci avrebbe preso gusto l’avevo capito subito, appena Napolitano lo ha messo su con un colpo di mano. Monti è l’uomo delle banche, è lontano dal popolo, infatti ha candidato gente con la puzza sotto il naso. Quanti voti riuscirà a tirare su, poi, è ancora tutto da vedere”.
Di Napolitano lei un tempo aveva stima, diceva che da lui si sentiva garantito. Che cosa è cambiato in questi anni?
“Napolitano è la causa di tutto il casino dell’Italia, è quello che un bel giorno ha chiamato il “Professùr” e gli ha detto “Vai, adesso pensaci tu”. E così la riforma federalista, dopo tutto il mazzo che ci eravamo fatti per costruirla, è andata a gambe per aria. Il popolo della Lega si è imbufalito, non gliel’ho perdonata”.
Ammetterà che con il governo Berlusconi-Lega era l’Italia che stava andando a gambe per aria. Con tanto di figuracce internazionali legate alle vicende private e pubbliche dell’ex premier.
“Ma poi è andata ancora peggio, hanno chiuso le aziende, la gente è finita sul lastrico, uccisa dalle tasse. È stata una rapina di Stato. Se sono riusciti a mandare in crisi il Nord, che ha sempre trainato l’Europa, pensi il resto d’Italia. Le uniche che ci hanno guadagnato, coi loro maneggi, sono state le banche”.
Che cosa pensa della vicenda Monte dei Paschi?
“Un pasticcio della sinistra, ma non solo della sinistra. Ci vorrebbe una banca che finanzi le piccole imprese, che le aiuti a rinascere. Basta con le eurobanche che rubano soldi”.
Ancora favorevole all’uscita dall’euro?
“Spero che l’euro si sfasci, e che si ritorni alle monete dei popoli. La democrazia è fatta di popoli, non di Stati e di banche centrali. L’intuizione mia e della Lega è stata questa, lo dicevamo 30 anni fa. La storia ci sta dando ragione e tra un po’ ci arriviamo”.
La sua candidatura è stata una scelta solo onoraria, un riconoscimento al vecchio capo?
“Eh no, non sono ancora in pensione. Sono vivo, lotto. Chi pensa che ormai sia solo il grande vecchio della Lega sbaglia, i bossiani non mollano mai, e la politica è il mio pane”.
Ma il vostro candidato premier è Alfano si o no?
“Mah. Noi puntiamo su Maroni governatore, ci interessa la Lombardia, non Roma. Dopo il voto andiamo da soli e facciamo la macroregione. È inutile far finta di niente o girarci intorno. Lo sa anche il Pdl”.
Scusi, ci spiega il ruolo di Tremonti? È un po’ indefinito.
“Tremonti è con noi, ed è già molto”.
La convincono i magistrati in politica?
“Sono bravi solo a litigare tra loro. Per ora non vedo molte altre qualità “.
E Grillo? L’M5S ricorda molto la Lega picconatrice delle origini.
“Noi avevamo e abbiamo un progetto preciso. Grillo fa casino, usa il bastone e sprona la gente. Però prenderà voti. Come la Lega”.
Paolo Berizzi
(da “il Corriere della Sera“)
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Febbraio 1st, 2013 Riccardo Fucile
CHIESTE LE DIMISSIONI DI TOSI E MARONI…NEI SONDAGGI LA LEGA IN VENETO CROLLATA DAL 35,1% AL 14,3% IN TRE ANNI
La guerra è ormai dichiarata, la Serenissima fiammeggia.
La pax maroniana che regna in Lombardia non alberga tra Verona e Belluno. Da queste parti, la Lega è dilaniata quasi al punto di non ritorno.
Con i bossiani che a chiare lettere dicono che voteranno Pdl alla Camera e Pd al Senato.
Oltre a chiedere le dimissioni di Roberto Maroni e Flavio Tosi subito dopo le elezioni.
Tutto comincia con le liste elettorali messe a punto dal sindaco-segretario, Flavio Tosi: una strage.
Usando come una scimitarra il limite statutario dei due mandati parlamentari, Flavio da Verona annienta tutta la vecchia guardia bossiana del partito, quella che fino a un annetto fa chiedeva rumorosamente la sua espulsione.
Persino Gianpaolo Dozzo, il capogruppo alla Camera per cui lo stesso Maroni aveva chiesto la deroga, è falcidiato.
Un’eccezione c’è, l’ex sindaco di Cittadella Massimo Bitonci, addirittura capolista al Senato: «Ma xe come el capo nemico portato a Roma» dice un deputato non ricandidato.
La risposta è stata Pearl Harbour.
Un attacco a sorpresa, per fare male.
Il consigliere regionale Santino Bozza da Monselice, classe 1948, assai vicino alla pasionaria bossiana Paola Goisis, ha presentato un esposto riguardo alle spese del gruppo regionale del Carroccio.
A cui ha fatto seguito l’arrivo della Guardia di finanza in Regione, il 24 gennaio, per sequestrare carte e registri.
Faccia quadrata e modi più che spicci, Bozza prima ha negato di essere l’autore dell’esposto, poi ha ammesso e rilanciato: ne presenterà un altro.
Per coprire anche gli anni in cui in Regione c’era Flavio Tosi, prima come capogruppo e poi come assessore.
Ma ieri Bozza ha anche chiesto, nell’aula consigliare, le dimissioni di Maroni e Tosi. E a margine, si è fatto strappare l’inaudito: «Voteremo Pdl alla Camera e Pd al Senato».
Quanti siano i ribelli, difficile dire: ma al congresso veneto che lo scorso giugno incoronò Tosi, la minoranza era del 43% dei delegati.
Il governatore Luca Zaia, uno che prima di parlare di vicende interne al partito ci pensa 100 volte, l’altro giorno ha dovuto allargare le braccia: «Siamo a una guerra fra bande e allo scambio di prigionieri. Invito tutti a fare un passo indietro, così non va». Tra l’altro, a sentire i bossiani assetati di sangue, sarebbe proprio lui, il governatore, a essere il bersaglio finale della manovra di Tosi.
Il primo cittadino scaligero smentisce, ma secondo la stampa locale per il 2015 vorrebbe costruirsi una lista civica per conquistare palazzo Balbi
Resta il fatto che, a furia di schiaffoni tra gli uni e gli altri, i sondaggi, per la Lega, registrano un autentico smottamento proprio nella regione che più di ogni altra è sempre stata sensibile al canto leghista: secondo Swg, il Carroccio sarebbe intorno al 14,3%.
Un disastro, se si pensa che nel 2010 il movimento aveva conquistato il 35,16% dei consensi.
C’è chi si frega le mani: Alberto Bombassei.
Il presidente della Brembo, capolista dei montiani nelle terre di San Marco, ha insistito con il premier-candidato per intensificare il suo impegno da queste parti.
Ci potrebbero essere sorprese: sempre secondo Swg, i centristi sfiorano il 20 per cento (19,1%), un dato ben superiore a quello nazionale.
E non è un caso che martedì Mario Monti sarà , col suo tour elettorale, proprio in Veneto.
Marco Cremonesi
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
BERLUSCONI “E’ UNA BRAVA PERSONA”… SULL’ALLEANZA SCARICA SU MARONI: “CI PENSA IL SEGRETARIO”
Torna Umberto Bossi, e i toni sono quelli di sempre: Mario Monti “deve solo sparire dalla faccia della terra, ha fatto tanti danni al Nord e alle famiglie”.
L’attacco arriva dopo l’annuncio che Bossi alle prossime elezioni si ricandiderà , come spiega ai giornalisti a Montecitorio, ”a meno che la Lega decida di non venire più a Roma e passare a mezzi più espliciti, più rumorosi”.
Ovvero “tirare fuori i fucili e raggiungere la forza nelle regioni del Nord”. In sintesi, spiega, “o lotta in Parlamento o lotta popolare”.
Poi si sente in dovere di precisare che non diventerbbe “mai e poi mai senatore a vita, è una cosa che non accetterei mai. Senatur sì, ma per scelta popolare”.
L’ex segretario della Lega, visto in parlamento insieme all’ex ministro Giulio Tremonti, attacca Monti e difende Berlusconi.
Tutti se la prendono con quest’ultimo, lamenta, “tutti i poteri sono contro di lui, mentre lui è una brava persona. Non è come Monti, non ha mai fatto suicidare nessuno, nè fa gli interessi delle banche”.
Quanto alla possibile alleanza nelle regioni del nord, oggetto di un recente vertice nella residenza milanese del Cavaliere, “non è arrivata nessuna minaccia”.
Ma “non so se ci sono le condizioni. Se ne occupa Maroni”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
VICINO ALLA CHIUSURA IL LICEO LINGUISTICO AVVIATO NEL 2010 CONTRO IL PARERE DEL MINISTERO…. ORA SI CERCA DI SALVARE MATERNA, ELEMENTARI E MEDIE
Nessuno vuole più iscriversi al liceo aperto dalla moglie di Bossi. 
Avviato nel 2010 contro il parere del consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, alla fine dell’anno scolastico in corso il liceo linguistico paritario della scuola Bosina chiuderà i battenti.
Una parabola velocissima quella del liceo di lady Bossi che nel 2010, assieme a tutta la scuola Bosina, riceveva 800mila euro di finanziamento grazie alla “legge mancia” (contributo per i lavori di ristrutturazione eampliamento dell’edificio scolastico) e, dopo appena tre anni di attività , annuncia la chiusura, vittima della carenza di iscrizioni e, forse, anche del destino avverso che si è abbattuto su Umberto Bossi e sul sistema di potere che fino a pochi mesi fa ruotava attorno alla sua figura.
A confermare la chiusura del liceo è Bruno Specchiarelli, assessore provinciale di Varese e presidente della cooperativa che gestisce l’istituto fondato nel 1998 da Manuela Marrone (moglie del Senatùr, ndr).
“A chiudere — puntualizza Specchiarelli — sarà solo il liceo. Abbiamo preso questa decisione a malincuore, ma siamo stati costretti dalle circostanze per salvare la situazione e mantenere attivi la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la secondaria di primo grado”.
E poi continua: “Purtroppo la situazione contingente non aiuta. Siamo un’azienda e dobbiamo fare i conti con i quattrini, se l’esborso per pagare gli insegnanti è più alto di quello che incassiamo dalle rette e dai contributi, l’unica scelta possibile è quella della chiusura. Lo abbiamo già comunicato alle famiglie”.
Attualmente sono due le sezioni attive nel liceo linguistico in salsa padana.
Si tratta di una seconda e una terza che contano rispettivamente 8 e 15 studenti. Il numero di iscritti, che era già poca cosa rispetto alle classi affollate dei licei statali, è crollato ulteriormente.
Così quest’anno la scuola non è riuscita a far partire la prima e le preiscrizioni per l’anno venturo non hanno lasciato intravedere nulla di positivo, al punto che l’unica soluzione individuata è stata quella che porterà alla chiusura.
Ai genitori dei liceali è stato spiegato che la scuola garantirà le attività per l’anno scolastico in corso, dopodichè verranno messe in atto tutte le procedure necessarie al trasferimento degli alunni verso altri istituti.
L’informativa è stata data il 20 di ottobre, a poco più di un mese dall’avvio delle lezioni.
Ad oggi già due alunni della seconda sono riusciti a cambiare scuola, facendosi accettare da un altro liceo.
Per gli altri il percorso potrebbe non essere altrettanto celere, non si tratta infatti di una passeggiata.
Nel programma scolastico del liceo paritario della scuola Bosina ci sono differenze sostanziali rispetto ai licei linguistici statali: manca completamente la terza lingua straniera.
Una differenza che potrebbe rappresentare un ostacolo non da poco per il riconoscimento del percorso di studi effettuato dagli alunni della scuola paritaria varesina nel trasferimento verso un istituto pubblico.
Proprio la mancanza della terza lingua straniera è stato uno dei punti cardine del parere negativo rilasciato dal Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione il 26 agosto 2010, alla vigilia dell’apertura del liceo.
Un documento di tre pagine nel quale gli esperti del ministero hanno elencato tutte le lacune del progetto didattico, culturale e formativo del liceo Bosino che “non risponde del tutto ai requisiti previsti per il riconoscimento di curricoli da attivare in chiave sperimentale”.
Ma non solo, nelle conclusioni si sottolineava anche come nel progetto mancasse “il profilo educativo culturale e professionale degli alunni” e con esso altri elementi considerati fondamentali: “nulla si dice circa le azioni previste a supporto della formazione integrale della persona ed a beneficio dello studio delle discipline in prospettiva sistematica, storica e critica”, per finire poi con la sottolineatura relativa alla mancanza della terza lingua straniera: “La soppressione di una materia caratterizzante l’indirizzo di studi non può essere condivisa. Si propone, pertanto, parere contrario”.
Alessandro Madron
(da “il Fatto Quotidiano”)
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