Luglio 7th, 2013 Riccardo Fucile
IMU, LA FARSA CONTINUA: ORA SPUNTA LA STANGATA SUI VILLINI O IL FAR PAGARE OLTRE I 600 EURO DI TASSAZIONE
L’operazione di “rimodulazione” dell’Imu sta imboccando l’ultima curva.
La tempistica è stata dettata dal ministro dell’Economia Saccomanni: prima delle vacanze.
Le modalità sancite dal discorso di Letta in Parlamento: “riforma” dell’attuale tassazione sulla casa.
I tecnici sono al lavoro per trovare una soluzione e, ad oggi, il campo delle ipotesi di intervento si è ristretto a due.
La prima è quella più tradizionale, di cui si discute da settimane e che sarebbe in grado di esentare dal pagamento l’85 per cento di coloro che possiedono la prima casa.
Si tratterebbe di elevare, figli esclusi, la franchigia di ulteriori 400 euro che si aggiungono agli attuali 200 di base portando il totale delle detrazioni a 600 euro.
In questo modo il livello di coloro che non pagano l’Imu sulla prima casa si alzerebbe e la tassa rimarrebbe a carico solo di coloro che possiedono abitazioni con una rendita catastale molto alta.
Tuttavia con questo meccanismo, a scarsa selettività , non si riuscirebbe a colpire immobili di basso valore catastale, spesso situati nei centri storici, ma con un alto valore di mercato e abitati dalle fasce più abbienti.
A meno che non si leghi l’entità della detrazione al reddito Isee come emergerebbe dagli orientamenti della Commissione Finanze del Senato.
Questa operazione viene comunque valutata in un costo approssimativo di 3,3 miliardi
Nelle ultime ore tuttavia si sarebbe concretizzata una nuova ipotesi tecnica. L’obiettivo sarebbe sempre quello far pagare l’Imu a chi sta meglio ed esentare le fasce più basse.
Il parametro sarebbe tuttavia quello della classe catastale di appartenenza dell’abitazione: verrebbe tracciata una linea di demarcazione tra esenti e pagatori, come del resto è stato fatto per il rinvio dell’acconto di giugno quando le classi catastali di lusso (A/8, A/9 e A/1, circa 44.792 abitazioni principali) hanno continuato a pagare mentre tutte le altre tipologie hanno beneficiato del rinvio.
A differenza di allora il nuovo provvedimento prevederebbe lo spostamento, dalla classe degli esenti a quella dei pagatori, della cruciale categoria A/7, quella dei villini, che sarebbe di fatto equiparata ad una abitazione di lusso.
Non si tratta di una cosa di poco conto: i villini, cioè le casette a schiera e le bifamiliari, che popolano la tranquilla provincia italiana, sono 1 milione e 333 mila pari al 6,5 per cento del totale e in grado di fornire 800 milioni di gettito secondo le stime della Uil servizio politiche territoriali.
Presumibilmente abitate dalla piccola borghesia.
Il popolo dei villini si troverebbe così colpito di nuovo dall’Imu prima casa: dal punto di vista del numero degli esenti, l’operazione avrebbe sicuramente un impatto positivo in grado di sgravare la maggioranza dei possessori di prima casa (circa il 90 per cento)
Tuttavia anche in questo caso il parametro della classe catastale di appartenenza non garantirebbe la selettività in base alla situazione patrimoniale del contribuente.
Molti villini vengono infatti ancora accatastati in classi come la A/2 e non cadrebbero così nelle maglie della nuova Imu.
Inoltre resterebbe sempre aperto il problema di far pagare agli attici di Piazza di Spagna e Via Montenapoleone, oggi ancora spesso inseriti in classi popolari, in base ad una adeguata rendita catastale.
Tutto ciò a meno che non si inserisca all’ultimo momento la variabile-Fassino.
Il nuovo presidente dell’Anci ha sul suo tavolo il dossier-Imu, con i Comuni in cronica mancanza di liquidità .
Costretto ad agire rapidamente, il governo potrebbe decidere di mettere una croce sopra l’Imu e di stabilire che la tassa sulla casa si paghi non più in base alle rendite catastali ma in base ai metri quadrati e ai componenti del nucleo familiare.
Saranno così i singoli Comuni, sotto i propri gonfaloni, a gestire le maggiori imposte che gravano sulla prima casa.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
LO DICONO LE STIME A CAMPIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA
Non solo una palestra ospitata in casa, come l’ormai ex ministro Josefa Idem.
Ma anche una stalla nel salone, per evitare pagare quanto dovuto sulla propria villa.
Il dibattito sull’Imu in Italia dovrebbe arricchirsi di un paio di nuove domande: non più soltanto quando si paga, ma anche chi la paga e quanto?
Dalle indagini compiute dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza emerge un dato abbastanza allarmante: un contribuente su quattro nel 2012 ha fatto il furbo. Sono circa dieci milioni di persone.
LE CAPRETTE IN SALONE
Il record dell’assurdo lo vince un avvocato della provincia di Bari, finito in un’inchiesta del nucleo di polizia tributaria.
La Finanza aveva avviato un’indagine sugli evasori dell’Imu e così ha chiesto al professionista di visitare quella che aveva accatastato come una stalla fuori città . Quando sono arrivati, i finanzieri pensavano di essere in un film di Vanzina: per motivare la propria dichiarazione, l’avvocato aveva fatto trovare loro nel salone della villa una decina di pecore, con tanto di paglia per terra, che pascolavano tra il camino, i doppi infissi e un televisore.
«Ho voluto creare – ha messo a verbale – un ambiente accogliente».
Seppur con la palma dell’originalità , il professionista non è stato l’unico a essere scoperto.
Nell’ambito della stessa operazione sono stati 187 gli immobili sequestrati e 2.874 le persone denunciate, quasi il 50 per cento di quelle controllate, perchè non versavano completamente l’Imu.
E così le piscine erano dichiarate come vasche uso irriguo, i campi da tennis battuti per le mandorle, le case risultavano capanne per attrezzi agricoli oppure stalle.
L’EVASIONE
Ma quanto è grande l’evasione? Secondo un recente studio dell’Ifel, fondazione dell’Associazione dei comuni, agli enti locali manca circa mezzo miliardo di euro di incasso rispetto a quanto doveva portare il gettito Imu dello scorso anno.
«Ma il problema – spiegano le Fiamme gialle – non è tanto quello che non viene versato. Ma quello che non viene conteggiato».
«È difficile fornire un dato nazionale – dicono dal centro studi dall’Anci – perchè la raccolta dei tributi è affidata ai singoli comuni».
Ma, in Emilia Romagna, l’evasione sul comparto “casa-edile” è stimata intorno al 58 per cento.
Mentre stime a campione effettuate dalla Guardia di Finanza raccontano che almeno il 25 per cento dei contribuenti paga meno del dovuto.
Il nodo è l’“incongruità catastale”.
«La mancata riforma del registro immobiliare – spiegano Alessandro Buoncompagni e Sandro Momigliano di Bankitalia – causa differenze fra la base imponibile basata sulle rendite catastali e gli effettivi valori di mercato degli immobili».
Significa che la maggior parte delle abitazioni di pregio sono accatastate sotto altre voci perchè le banche dati non sono mai state aggiornate.
I FINTI ACCATASTAMENTI
Prendiamo il caso di Civitanova Marche, 41mila abitanti in provincia di Macerata. Basta guardare la piantina di Google map per contare almeno una ventina di ville con piscina.
Eppure, come ha denunciato la commissione bilancio del Comune, «in tutta la città ci sono due ville e zero case signorili».
In compenso al comune risultano 1.987 case popolari (quelle che cioè avrebbero i servizi igienici in condivisione) e 387 ultrapopolari, cioè senza servizi igienici.
Ecco, se queste sono bugie, i proprietari di tutte quelle abitazioni sono evasori.
Il caso è emblematico ma sarebbe possibile ripeterlo in tutte le città d’Italia.
A partire da Roma, che è capitale anche del paradosso.
Ci sono appartamenti in piazza Navona accatastati ancora come case popolari e ci sono abitazioni nuove nella periferia più estrema della città che pagano tariffe residenziali.
«Facendo un paragone di prezzi sulla stessa metratura – spiegano i tecnici della Guardia di Finanza – la casa in centro vale almeno un milione di euro in più. Eppure pagano un Imu irrisoria».
La maggior parte dei comuni capoluogo (Roma, Bari, Torino per dirne alcuni) ha sottoscritto protocolli d’intesa con Finanza e Agenzia delle Entrate (che ora ha inglobato anche quella del Territorio) per incrociare i dati e scovare i “furbetti”.
PRIMA E SECONDA CASA
Come insegna il caso Idem, sono frequentissimi i casi di marito e moglie che decidono di prendere la residenza in due posti diversi in modo tale da pagare l’imposta su due prime case.
Spesso la residenza è fissata nelle case di vacanza.
Ecco, quindi, che in un villaggio turistico pugliese risultano abitare per tutto l’anno 450 persone.
Il comune di Genova che ha lanciato la caccia ai “finti” residenti ad Albisola o a Rapallo, quello di Pescara che li cerca nei comuni di mare vicini.
A Cortina hanno invece preparato tutto un sistema di sgravi Imu per chi affitta ai parenti. Mentre, da Milano alla Sicilia, sono sempre più frequenti le “finte separazioni” per eludere l’imposta.
Giuliano Foschini e Fabio Tonacci
(da “La Repubblica“)
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Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
OCCUPY ITALIA, QUANDO GLI ITALIANI PERDONO LA CASA… BOOM DI SFRATTATI, AZZERATO IL FONDO DI SOSTEGNO PER GLI AFFITTI: LE CIFRE DRAMMATICHE
Altre 67.790 famiglie italiane rischiano di finire in strada. 
Il ministero dell’Interno ha diffuso i dati sugli sfratti del 2012 che raccontano con la cinica freddezza dei numeri il dramma dell’onda lunga della crisi che sta colpendo duramente chi non ha mai avuto soldi per comprare una casa e ora non ha nemmeno più i mezzi per pagarne l’affitto.
E’ il volto degli sfrattati, il volto più buio di dodici mesi da paura, tra tasse sulla casa schizzate alle stelle e indici di disoccupazione troppo elevati per non denunciare un malessere profondo.
È un esercito di persone, sempre più numeroso ovunque, da Milano a Palermo.
Nel 2012 sono stati emessi 67.790 nuovi provvedimenti, il 6,18% in più del 2011.
Per la prima volta hanno superato la soglia dei 60mila gli sfratti per morosità , quelli dovuti alla incapacità di pagare da parte dell’inquilino, sono a quota 60.244 e rappresentano l’88,86% delle nuove sentenze emesse.
E questo è ancora nulla perchè ancora si devono far sentire gli effetti dell’azzeramento del finanziamento del fondo sociale per gli affitti, cancellato per il 2013 con un colpo di mano a sorpresa lo scorso dicembre.
A rischio ci sono altre 300 mila famiglie che vanno ad aggiungersi alle centinaia di migliaia di persone che hanno ricevuto un ordine di lasciare la loro casa negli anni scorsi.
Sono le cifre di un dramma che dilaga e travolge anche chi pensava di potercela fare. Basta una spesa imprevista, un intoppo finanziario qualsiasi, per finire nel girone degli sfrattati.
Da quel momento in poi la strada diventa un faticoso cammino tra porte chiuse perchè è difficile trovare qualcuno in grado di dare una mano a chi è finito in strada.
Non ci riesce la politica, se non in pochi, limitati casi: da tempo non esistono più Piani per la costruzione di case popolari nè a livello nazionale nè a livello locale, e solo qualche giorno fa un gruppo di senatori del Pd ha portato il problema all’attenzione del nuovo governo chiedendo una nuova proroga sui provvedimenti in corso, risorse e un Piano.
Ci riescono sempre meno anche le famiglie, il welfare super-garantito delle mamme e dei papà che finora hanno tenuto in piedi l’Italia: i tagli alle pensioni e le tasse sulle case hanno messo in ginocchio anche loro.
Alla fine, a chi non ha più nulla, resta un’ultima porta aperta, quella degli sportelli dei Movimenti per il diritto alla casa.
«Ormai si rivolgono a noi anche i Municipi: quando c’è uno sfratto ce lo segnalano e ci chiedono di andare a fare un picchetto per impedire che le persone vengano mandate via», raccontano gli attivisti.
A Roma sono saliti quasi a 60 gli edifici pubblici e privati presi d’assalto. Gli ultimi nove sono stati requisiti il 6 aprile con un blitz organizzato dal Coordinamento cittadino di lotta per la casa, dai i Blocchi precari metropolitani, Action e i Movimenti per il diritto all’abitare.
Un’altra decina di edifici erano stati occupati a dicembre.
Circa tremila famiglie salvate dalla strada dove molti già vivevano.
Ma se fino a due anni fa ad entrare negli immobili altrui erano soprattutto immigrati senza permesso di soggiorno, rom e precari vicini ai collettivi e ai movimenti di lotta, da qualche mese è diverso.
Ad occupare sono i nostri vicini di casa che non ce la fanno più, quelli che abbiamo incontrato in strada per anni finchè un giorno l’ufficiale giudiziario è arrivato a mandarli via.
Sono pensionate e pensionati, badanti e baby sitter troppo spesso senza tutele e in balia di persone senza scrupoli, che le buttano via come un giocattolo rotto se sono incinte.
Sono gli idraulici e i pittori sconfitti dalle tasse che hanno svuotato le tasche di chi ancora si permetteva il lusso di fare piccoli o grandi lavori di ristrutturazione in casa.
Molti di loro hanno fatto domanda per gli alloggi dell’edilizia popolare e come unica risposta hanno ottenuto un triste silenzio.
Dopo mesi di nulla, e spesso di vita sotto i ponti, hanno capito di non avere alternativa. Hanno iniziato a sfidare la legge e le regole della società .
Ma, se a farlo è una nonna di quasi 71 anni con 23 anni di lavoro come portantina e di contributi alle spalle e nessun tipo di pendenza con lo Stato, è la società ad avere un problema, non la nonna.
Flavia Amabile
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Maggio 22nd, 2013 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEL RIO: “L’IMPOSTA NON SARA’ TOLTA TUTTA A TUTTI”
Il decreto sull’Imu e il rifinanziamento della cassa integrazione è stato firmato ieri dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma sebbene la riforma delle tasse sulla casa sia solo rinviata, e la soluzione ancora lontana da venire perchè oggi i soldi non ci sono, per il governo si apre un nuovo problema, forse ancora più costoso da affrontare.
Dal primo luglio l’aliquota Iva ordinaria aumenterà , come previsto dalla Legge di Stabilità del 2013, di un punto, dal 21 al 22%.
E dalla maggioranza è scattato un pressing forsennato sul governo perchè scongiuri l’aumento dell’imposta sui consumi, che rischia di deprimere ancora di più l’economia, che quest’anno ha già messo in cantiere una flessione dell’1,5%, superiore a quella temuta dall’esecutivo.
Sui rischi dell’aumento dell’Iva concordano tutti, anche lo stesso governo guidato da Enrico Letta.
Ma il problema è sempre quello, nel bilancio pubblico non ci sono più soldi.
Per cancellare l’aumento dell’Iva servono 4 miliardi l’anno dal 2013, più altri 2 per coprire il mancato gettito della seconda metà del 2013.
E se non è stato possibile trovare un po’ di soldi la settimana scorsa per togliere l’Imu sulle prime case, o su una parte di queste, sembra difficile che il governo possa trovare agevolmente le risorse per scongiurare l’aumento dell’Iva in appena un mese e mezzo. Tanto più che sui conti pubblici 2013, che viaggiano sul filo del tetto del 3% di deficit, pendono dei rischi, a cominciare dall’effetto prodotto dal calo del pil superiore al previsto. Senza contare che ci sono altre incombenze da affrontare.
«Avremo un mese complicato per trovare le risorse che consentano di evitare l’aumento dell’Iva. Credo sia opportuno che nel momento in cui si affronta questo problema si abbia chiaro il quadro e l’insieme delle scadenze, perchè la coperta è corta» ha detto il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, del Pd.
In quegli stessi giorni scadono le detrazioni fiscali del 55% sulle ristrutturazioni edilizie, poco dopo bisognerà provvedere al rifinanziamento delle missioni di pace, poi tornerà al nodo il pettine dell’Imu.
L’imposta sulla prima casa «non sarà tolta a tutti», ha detto il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, ieri sera in tv a Ballarò.
«Io, ad esempio – ha aggiunto – ho un reddito che mi può consentire di pagare».
«Non sarà facile fare tutto e bisognerà scegliere», osserva Baretta. «Il governo deve fare un’agenda da qui a dicembre».
Senza contare troppo sui maggiori margini di manovra che Bruxelles potrebbe concederci una volta chiusa la procedura d’infrazione per il deficit eccessivo. «Non libera risorse in automatico e il nodo finanziario resta» ammette Baretta.
Nonostante la difficoltà dell’operazione, il PdL è scattato lancia in resta contro l’aumento dell’Iva «che può e deve essere scongiurato», con un «decreto immediato» ha detto il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta.
Mentre Maurizio Gasparri propone addirittura di ridurre l’Iva, dal 21 al 20%.
Fortissimo è anche il pressing sul governo delle categorie produttive.
Secondo la Confederazione degli agricoltori il rialzo potrebbe comportare un calo ulteriore dei consumi alimentari di 1,5 punti, mentre la Coldiretti sottolinea che nei primi mesi di quest’anno le vendite sono già scese del 3,8%.
Nel frattempo in Senato è iniziato l’iter del decreto sui debiti della pubblica amministrazione, dove potrebbe confluire anche il decreto su Imu e Cig.
Venerdì il Consiglio dei ministri potrebbe avviare la discussione sui primi provvedimenti a favore del lavoro.
Il ministro Enrico Giovannini sta incontrando le parti sociali, ieri banchieri e commercialisti, oggi i sindacati, e prepara un intervento per rendere più flessibile i contratti a termine.
Mario Sensini
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 21st, 2013 Riccardo Fucile
GLI INCENTIVI SCADONO A FINE GIUGNO E SI CERCA DI PROLUNGARLI
Non ci sono solo Imu, Iva e Tares-rifiuti a riempire il dossier fiscale del governo.
A fine giugno scadono due superbonus assai utilizzati: quello sulle ristrutturazioni a carattere energetico e quello «storico» sulle ristrutturazioni edilizie.
Come per l’Iva ambienti di Palazzo Chigi considerano le misure importanti ma temono di non avere a disposizione i margini finanziari per coprire una eventuale proroga.
«La proroga delle ristrutturazioni è una delle opzioni su cui lavorare ma non è nè semplice nè scontato farlo», spiegano fonti vicine al governo. G
li sconti così dal primo luglio rischiano di ridursi dal 50-55 per cento al 36 per cento, circoscrivendo notevolmente l’effetto-risparmio.
Il bonus energetico è attualmente al 55 per cento con un tetto massimo di detraibilità che va dai 30 ai 100 mila euro a seconda degli interventi: se non sarà rinnovato lo sconto fiscale che può essere portato in detrazione dall’Irpef in dieci anni scenderà dal 1° luglio prossimo al 36 per cento (e il tetto di detraibilità scenderà e sarà unificato a 48 mila euro) come dispone il testo unico delle imposte dirette modificato nel 2011.
Il bonus riguarda una serie di misure ad alto risparmio energetico che si possono realizzare negli appartamenti: dai pavimenti agli infissi, dall’introduzione dei pannelli solari per l’acqua ai riscaldamenti con caldaie a compensazione.
Stando ai dati del 2010 la misura ha avuto un certo successo: le domande sono state 405 mila per 4,6 miliardi di lavori realizzati e le detrazioni sono costate allo stato 2,6 miliardi.
Analoga la vicenda del bonus ristrutturazioni, introdotto più di dieci anni fa dal governo Prodi: dal gennaio del 2012 l’importo detraibile è salito al 50 per cento spalmabili in dieci anni con un tetto di detraibilità raddoppiato a 96 mila euro: la misura scade il 30 giugno prossimo e dunque dal 1° luglio lo sconto scenderà al 36 per cento con un tetto di 48 mila euro di detraibilità .
Il bonus ristrutturazioni esiste dal 1998 e fino al 2010 ha totalizzato oltre 4 milioni e mezzo di domande toccando il 20 per cento del patrimoni abitativo: solo nel 2010 l’incremento è stato dell’11 per cento con 496 mila beneficiari.
Intanto è guerra di cifre sulla riforma delle tasse sulla casa che dovrà arrivare entro fine agosto: il Pd vorrebbe far pagare solo il 15 per cento più «ricco» per finanziare la sterilizzazione dell’Iva , il Pdl vorrebbe l’esenzione totale.
Scende in campo anche il sottosegretario all’Economia Baretta che propone un aumento selettivo dell’Iva dal 21 al 22 per cento.
Il viceministro dell’Economia Fassina aveva proposto di portare la detrazione Imu prima casa a 450 euro (attualmente sono di 200 euro base per tutti e di 50 euro a figlio) eliminando così la tassa per l’85 per cento delle famiglie e lasciando pagare l’Imu prima casa al 15 per cento più «ricco» (che versa di più in termini assoluti) in modo da lasciare intatto il gettito dei 2 miliardi necessari.
Ieri è arrivata la risposta del capogruppo Pdl alla Camera Brunetta: «La soluzione non funziona e crea confusione».
L’esponente Pdl rileva che, siccome il 15 per cento che attualmente paga più di 400 euro di Imu versa già complessivamente 1,8 miliardi, se si portasse la detrazione a 450 euro la platea si ridurrebbe e il gettito sarebbe ancor meno sufficiente a raccogliere le risorse per depotenziare l’aumento dell’Iva (che costa 2 miliardi).
Roberto Petrini
(da “La Repubblica“)
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Maggio 15th, 2013 Riccardo Fucile
NITTO PALMA: “I CITTADINI NON POSSONO VEDERE LA LORO CASA ANDARE GIU'”, MA QUANDO SALE SU, LUI NON LA VEDE… OGNI ANNO 6.000 IMMOBILI ABUSIVI, CIRCA 170.000 QUELLI CENSITI
Abusiva era abusiva, una villetta costruita senza uno straccio di licenza edilizia, ma il boss che l’aveva tirata su ad Afragola l’aveva dotata di un modernissimo impianto fotovoltaico.
Abusivo sì, ma ecologico.
La scoperta è di ieri, ed è l’ultima in quel Vietnam che è la lotta all’abusivismo edilizio in Campania.
I dati sono impressionanti. 129mila case illegali, 6mila ogni anno, 500 al mese, 16 al giorno, una industria che non risente di spread e crisi e che per rilanciarsi aspetta una sola parola d’ordine: sanatoria.
È questa la linea Maginot del Pdl: riaprire i termini del condono edilizio del 2003 per aggirare una legge regionale del 2004 (giunta Bassolino) che riteneva insanabili gli immobili edificati senza licenze e in aree vincolate.
Perchè in Campania si è costruito dovunque, nella città di Napoli, dove il simbolo dell’abusivismo è un intero quartiere, Pianura, sulle coste (dal Cilento alla Penisola Sorrentino) e finanche nella “zona rossa” vesuviana, quella a più alto rischio eruzione. Secondo l’Agenzia del territorio nel 2012 in Campania sono state censite 2222 case abusive ogni 100mila abitanti, migliaia di famiglie e di voti.
Basta promettere il colpo di spugna ed è fatta.
Silvio Berlusconi ha vinto così le elezioni politiche in Campania, una delle regioni chiave per impedire la vittoria del centrosinistra anche al Senato.
Bastava essere alla chiusura della campagna elettorale a Napoli nel catino della Fiera, piena zeppa di abusivi, tutti di necessità , ovviamente, con i loro cartelli “Sì alla casa”, “No alle demolizioni”, per capire.
I gerarchi del Pdl, Nitto Palma, Gigino Cesaro, Alessandra Mussolini e Carlo Sarro, promisero sanatorie e riaperture di termini, e gli abusivi votarono compatti per il Cavaliere.
Ora il Pdl si appresta a pagare la ricca cambiale.
Francesco Nitto Palma nella sua prima intervista da presidente della Commissione giustizia del Senato, lo ha giurato: “Presenteremo subito una iniziativa di legge per tutelare gli interessi dei cittadini campani che non possono vedere andar giù la loro casa”. Un disegno di legge è già pronto.
“Il condono — dice Arturo Scotto, deputato napoletano di Sel — è l’autobiografia del Pdl in Campania, qui alle scorse elezioni, in due settimane, Berlusconi è riuscito a recuperare migliaia di voti concedendo quella che è una vera e propria licenza di uccidere il territorio.
Ora vogliono riaprire i termini del condono, una iattura, con il Pd che sembra essere dentro un incantesimo e vuole trasformare i rospi (Alfano, Cesaro, Nitto Palma) in fatine”.
“L’abusivismo in Campania — è la reazione di Michele Buonomo, presidente di Legambiente — ha creato situazioni di non ritorno, le case illegali sono migliaia, quelle costruite per necessità una piccolissima percentuale. Si vada a vedere piuttosto chi c’è dietro l’urbanistica totalmente abusiva”.
La camorra, parlano i dati.
L’81% dei comuni sciolti per mafia in Campania negli ultimi vent’anni è stato commissariato anche per gli abusi edilizi e per il mattone illegale. In provincia di Napoli sono l’83%, il 77 in quella di Caserta. Napoli città ha anche un record, Pianura, 58mila abitanti e 70mila domande di sanatoria, il quartiere con il più alto indice di abusivismo d’Italia.
Debole e malamente attrezzato l’esercito che combatte mattone selvaggio.
Nell’ufficio condoni del Comune di Napoli si sono accumulate 110mila pratiche di sanatoria, quando verranno evase è un mistero.
Sta di fatto che nel corso degli ultimi trent’anni è bastato il solo annuncio di un provvedimento di condono perchè case e villette abusive spuntassero come funghi.
La prima sanatoria, quella del 1985 varata dal governo Craxi, che metteva in regola gli abusi fino al 1983, in soli due anni provocò l’edificazione di 230mila vani abusivi. “Ecco perchè — sostiene il presidente di Legambente Campania — questa nuova offensiva sulla sanatoria è pericolosissima”.
Difficile sanzionare gli abusivi, al limite dell’impossibile abbattere le case costruite in zone vincolate, molti Comuni preferiscono chiudere un occhio.
“I procuratori della Repubblica denunciano che a fronte del dilagare del fenomeno — che, assieme alla devastazione del territorio, afferma la presenza di una illegalità così diffusa tanto da non essere più percepita come tale — si registrano gravissime inerzie degli amministratori locali che non procedono alla demolizione dei manufatti abusivi, consentendo, di fatto la prosecuzione del godimento da parte dell’occupante”, ha denunciato nella sua ultima relazione il procuratore della Corte dei conti della Campania, Tommaso Cottone.
Insomma, chi costruisce abusivamente non solo ha altissime probabilità di farla franca, ma ci guadagna pure.
Perchè sulle “case fantasma” l ‘Imu è stata cancellata all’origine.
I magistrati contabili hanno fatto delle simulazioni contabili arrivando a scoprire che se le 170mila case illegali già censite dall’Agenzia del territorio della Campania pagassero tutte le imposte, porterebbero nelle casse di comuni oltre 120 milioni di Imu e 53 milioni per il recupero dell’Ici non pagata.
Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
IL GIOCO DELLE TRE TAVOLETTE: I SOLDI PER LA CASSA INTEGRAZIONE LI SI PRENDE INVECE DAI FONDI EUROPEI PER LA FORMAZIONE E DAI CONTRATTI DI PRODUTTIVITA’: SI TAGLIA DA UNA PARTE PER POTER DARE DALL’ALTRA
All’ordine del giorno del Cdm, previsto per le 18, ci sarà anche la sospensione della rata di giugno dell’Imu e il rifinanziamento della Cig in deroga.
Queste ultime misure sono iscritte come “provvedimenti urgenti”.
ll governo, come ha riferito ai giornalisti il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, è orientato infatti a varare un decreto legge ad hoc e pare non intenzionato a seguire la strada dell’emendamento al decreto sui debiti della Pa.
Un decreto da un miliardo di euro.
Tale decreto varrebbe un miliardo: tale è infatti la somma prevista per rifinanziare la cassa integrazione in deroga.
L’Imu, viceversa, tecnicamente non ha bisogno di copertura, visto che si tratta solo di un rinvio a settembre della rata di giugno solo sulla prima casa (due miliardi) e, fino a fine anno, quando è fissato il saldo, ci sarà tempo per rimediare, in funzione della riforma promessa da Enrico Letta.
Il decreto legge che il governo varerà , lascerebbe fuori, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari e di governo, capannoni e fabbricati.
Saranno anticipi di Tesoreria e della Cassa Depositi e Prestiti, garantiti dal Tesoro, a finanziare i Comuni al posto dell’acconto Imu sulla prima casa di giugno che viene rinviato.
Da coprire, per quel che riguarda i soldi dovuti ai Comuni, sono soltanto gli interessi sulle somme anticipate dal Tesoro (e dalla Cdp) che sono, tuttavia, di modesta entità .
La copertura per la Cig, come si apprende da fonti governative, è garantita per metà da risorse che saranno attinte dalla detassazione dei fondi incentivanti dei contratti di produttività e, per l’altra metà , da fondi comunitari ancora disponibili, come già fatto nella legge di stabilità .
In particolare, i fondi saranno disponibili per Puglia, Campania, Calabria e sSicilia, le quattro regioni meridionali che hanno il più elevato numero di ore utilizzate di cig in deroga.
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Maggio 1st, 2013 Riccardo Fucile
LA TASSA SULLA PRIMA CASA VERRA’ COMPENSATA GRAZIE ALL’AUMENTO DEL GETTITO LEGATO ALL’ADEGUAMENTO DELLE RENDITE CATASTALI AL VALORE REALE DELL’IMMOBILE…COSI’ I SOLDI RISPARMIATI DA UNA PARTE USCIRANNO DA UN’ALTRA
Abolire l’Imu sulla prima casa, cancellarla su tutte, sospenderla a giugno, ottenere la restituzione di quanto si è già pagato.
Quali di queste affermazioni è più vicina a quello che il governo Letta si appresta a fare?
Andiamo per gradi.
La rata di giugno
Dalla discussione in Parlamento è emersa un’unica certezza: lunedì 17 giugno non si pagherà l’acconto dell’Imu e i Comuni si troveranno due miliardi in meno nelle loro casse rispetto alle previsioni.
Prorogare la rata a dicembre (o sospenderla a giugno, come alcuni preferiscono dire) consente di mantenere una copertura nel caso in cui la riforma non vedesse la luce: una sorta di «clausola di salvaguardia». Dopodichè i partiti hanno già detto che faranno di tutto per cambiare l’imposta perciò il pagamento di dicembre resta un’ extrema ratio che tutti intendono evitare.
La prima casa
Per il centrodestra va abolita sulla prima casa restituendo quella già pagata, sempre sulla prima casa. Quanto vale quest’operazione? L’Imu sull’abitazione principale porta un incasso complessivo per i Comuni di circa quattro miliardi di euro all’anno. Restituire quanto è stato pagato nel 2012 raddoppia il conto, portandolo a otto miliardi.
L’effetto sui cittadini sembra scontato: un sospiro di sollievo.
Ma è meglio andarci piano: il mancato pagamento dell’Imu, già da giugno, provoca un buco di cassa per i Comuni che va compensato per evitare di creare dei problemi sui pagamenti delle spese già impegnate.
Ad esempio i Comuni potrebbero rischiare di non avere le risorse necessarie per attuare il decreto legge sui pagamenti dei debiti dei Comuni alle imprese.
La soluzione più semplice è che il governo trasferisca risorse ai Comuni, già da subito con un anticipo di cassa, e poi integrando le somme mancanti.
Ma si pone un problema: a quanto devono ammontare questi trasferimenti?
Come è noto, entro il 9 maggio i Comuni hanno l’obbligo di indicare al ministero dell’Economia l’aliquota Imu che intendono applicare. Dunque ogni Comune, secondo le attuali norme, può regolare entro certi limiti l’aliquota.
Lo Stato dovrà rimborsare ciascun Comune tenendo conto dell’aliquota da questo scelta o dell’aliquota base?
Nel primo caso i Comuni che hanno deciso di tassare maggiormente i cittadini ne trarrebbero maggiori rimborsi.
Nel secondo caso i Comuni dovrebbero coprire in altro modo il mancato introito, con tagli o nuove tasse.
Palazzo Chigi lavora a un decreto legge che dovrà normare il rinvio della rata di giugno e compensare i Comuni, per un miliardo e 600 mila euro.
Il ministro Delrio è già stato oggetto di centinaia di telefonate e ha il suo da fare per rassicurare i sindaci sulle entrate legate all’Imu: basti dire che a Salerno le banche hanno già bloccato il fido al Comune… Niente Imu, niente fido.
E il rischio è che da giugno molti Comuni saltino per aria: niente più asili e servizi pubblici, per capirci.
L’alleggerimento
Tra i tecnici del Tesoro è scattato l’allarme sulle coperture, che potrebbero richiedere tagli lineari alla spesa pubblica, sanità e istruzione in primis.
Molti non sono d’accordo sulla abolizione dell’Imu sulla prima casa.
Lo stesso premier ha parlato di una riforma mirata a dare «ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti».
L’ipotesi sarebbe aumentare le detrazioni sull’abitazione principale per le famiglie più numerose. Costo: 2-2,5 miliardi.
Quale la soluzione per fare gli italiani cornuti e contenti?
Basta rivedere i coefficienti di calcolo dell’Imu, facendo intendere che inizialmente si potrebbe fare per i meno abbienti per poi estenderla a tutti.
L’apripista è il sindaco Gianni Alemanno che, per motivi elettorali contingenti, ha già detto che l’Imu sulla prima casa non la pagheranno le famiglie con reddito Isee inferiore ai 15 mila euro.
E dove prenderebbe i soldi?
Aumentando le rendite catastali di 175 mila famiglie.
L’operazione romana è possibile grazie alla Finanziaria del 2005 che per ora consente solo ai Comuni che hanno almeno tre microzone (250 comuni su 8 mila) di operare una perequazione delle rendite catastali, avvicinandole al valore di mercato.
In Italia sono stati 16 i Comuni a operare in questo senso.
E gli altri? La riforma generale degli estimi catastali, quella che avrebbe consentito a tutti i Comuni di riclassificare gli immobili, si è arenata al Senato, ma basta rimettere in moto e perfezionare il meccanismo, estendendolo a tutti i comuni, e il gioco è fatto.
Si triplica il valore degli immobili e poi si fa pagare un’Imu ridotta in percentuale a un terzo rispetto a quello attuale: il gettito non cambia.
Il gran bluff renderà gli Italiani cornuti e mazziati, ma forse è quello che meritano: chissà quando la finiranno di farsi prendere per i fondelli.
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Maggio 1st, 2013 Riccardo Fucile
DEMAGOGIA E REALTA’: IL PIANO PDL AZZEREREBBE TUTTI GLI INTERVENTI URGENTI
Per finanziare le misure più immediate, inserite nel programma del nuovo governo, servirebbero quasi 18
miliardi: dal credito di imposta per il lavoro al bonus ristrutturazioni, dal fondo per le piccole e medie imprese alla cassa in deroga.
Restano forti i dubbi sulle coperture: un secondo round di spending review, nuove tasse su giochi, tabacchi e alcolici oppure un inasprimento di quelle sulla seconda casa.
E se l’Imu si mangia tutte le risorse?
Tanto più che si tratta di risorse, per ora assolutamente virtuali e tutte da trovare.
L’aut aut di Silvio Berlusconi, che insiste perchè il governo adotti interamente la sua linea, imperniata sull’abolizione dal 2013 e sulla restituzione di quanto versato nel 2012 per la prima casa, costa 8 miliardi tondi.
Una misura in grado di vanificare anche un eventuale, e tutto da negoziare con Bruxelles, allentamento dei criteri che potrebbe liberare lo 0,5% del Pil pari a 7-8 miliardi.
Se passasse l’ipotesi sostenuta con forza ieri da Brunetta e appoggiata dal vicepremier Angelino Alfano non si potrebbe fare niente altro.
Tra le misure annunciate dal presidente del Consiglio Letta rimarrebbero un semplice “spot” la rinuncia all’aumento dell’Iva, il rifinanziamento della Cig in deroga, la proroga dei precari dello Stato, il credito d’imposta per le assunzioni, le missioni militari, i bonus energia, il fondo anti credit cruch.
Veramente allora si tratterebbe del libro dei sogni del neopremier: perchè complessivamente queste misure costano altri 9,7 miliardi.
Che sommati all’Imu berlusconiana fanno salire il conto a circa 18.
Anche se, per pura ipotesi, si arrivasse a mettere insieme 0,8 punti di Pil, circa 12 miliardi, non si arriverebbe a soddisfare tutte le emergenze perchè la proposta mangiatutto di Berlusconi non lascerebbe spazio alle altre misure.
Ad un teorico bonus europeo si potrebbero infatti aggiungere le traballanti proposte del Pdl che contano di recuperare 2 miliardi dall’aumento della tasse su giochi, tabacchi e alcolici oltre ad altri 2 dal concordato con la Svizzera (peraltro messo in dubbio dal recente accordo tra i 5 maggiori Paesi europei, Italia compresa, a favore della trasparenza bancaria sul modello Obama).
Anche in questo caso ci sarebbe solo lo spazio per sterilizzare l’Iva (1,9 miliardi), rifinanziare la cig in deroga (1 miliardo), e rimarrebbe circa un miliardo per missioni militari e ristrutturazioni.
In questo caso i precari potrebbero aspettare, come pure il credito d’imposta per le nuove assunzioni e il fondo per le Pmi anti credit crunch: in tutto all’appello, in questo caso, mancherebbero 5,8 miliardi.
La parola chiave è, come ha detto il responsabile economico del Pd Stefano Fassina, «compromesso», tra le due ipotesi di cancellare l’Imu dalla faccia della terra e alleggerirne saggiamente il peso.
L’intervento ispirato al buon senso è quello proposto in campagna elettorale da Pd e Scelta civica: si tratta di agire sulla detrazione di base, attualmente a 200 euro, per elevarla con la spesa di un paio di miliardi.
Ma sul campo c’è anche l’idea di esentare i redditi bassi, sotto i 15 mila euro di Isee (la denuncia dei redditi sociale) oppure di rilanciare a dicembre la fusione tra Imu e Tares-rifiuti facendo nascere la Ics, l’imposta su casa e servizi, ben modulata e progressiva.
Se lo “sfondamento controllato” in Europa trovasse ostacoli tra gli ultimi alfieri dell’austerità , incapaci di andare oltre, e se si volessero mantenere le promesse di Letta al Parlamento, bisognerebbe raschiare il barile.
Si potrebbe essere costretti a “cifrare” la lotta all’evasione, continuare con la spending review con esiti incerti ed essere pronti a respingere le tentazioni parlamentari — mai sopite — di un condono da parte del Pdl che potrebbe contrabbandare la necessità di una sanatoria con la crisi delle imprese.
Altrimenti la strada è quella minimale: 5 miliardi per l’ingorgo fiscale: tra rata di giugno e Iva.
E poi si vedrà .
Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)
argomento: casa, economia, governo | Commenta »