Giugno 10th, 2012 Riccardo Fucile
UNO STUDIO DELLA UIL PER UN APPARTAMENTO MEDIO DI 90 MQ… MENO CARE SAVONA E LA SPEZIA…PRESI D’ASSALTO I CAF
Trecento euro per la prima casa; mille e cento per la seconda casa.
E’ la media che ogni famiglia genovese dovrà pagare per la casa in un anno. L’ufficio studio della Uil ha preso in esame un appartamento di 5 vani, più o meno distribuito su una superficie di 90 metri quadrati e ad esso ha applicato una rendita catastale a metà tra quella per appartamenti di categoria A3 e quelli di categoria A2.
Ha tenuto conto pure delle detrazioni per i figli, dell’aggiornamento recente delle rendite catastali e delle aliquote al 5 per mille (10,6 per mille per la seconda casa) decise ieri dalla giunta di Tursi.
Alla fine ha tirato le somme.
Una famiglia che ha solo una casa pagherà in un anno, 295 euro; mentre per la seconda casa 1.092.
A Savona (aliquote 4 e 9 per mille): 158 per la prima casa, 1.000 per la seconda.
A La Spezia , stesse aliquote, 123, e 839 euro.
Secondo lo studio Uil, Genova è al settimo posto tra i 50 comuni presi in considerazione.
Roma spicca in vetta alla classifica: 639 euro il costo stimato per la prima casa; 1.880 per la seconda.
Poi Milano e Bologna che per la prima casa applicano una aliquota inferiore, 4 per mille, ma chiederanno un versamento Imu di poco più di 400 euro per la prima casa e di 1.700 per la seconda.
E poi Torino, Napoli e Pavia.
Presi d’assalto i Caf già impegnati nella compilazione dei 730.
Le date di pagamento restano per ora il 18 giugno per l’acconto della prima rata e il 17 dicembre per il conguaglio, ma esiste anche la possibilità di pagare l’Imu in tre rate a giugno, il 17 settembre e a dicembre.
Per rendere più veloce il pagamento dell’imposta agli sportelli delle Poste, l’azienda ha attivato sul sito www. poste. it una finestrella da cui è possibile compilare e scaricare il modello F24 da consegnare agli sportelli.
Oppure , dopo la registrazione sul sito, pagare online con addebito in conto corrente o con carta di credito.
Inoltre, sempre allo scopo di agevolare i cittadini, negli uffici postali più grandi, Poste Italiane metterà a disposizione uno sportello dedicato al pagamento dell’Imposta sugli immobili.
Bruno Persano
(da “la Repubblica”)
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Giugno 4th, 2012 Riccardo Fucile
SI PAGA LO 0,4% CON DETRAZIONE DI 200 EURO, PIU’ ALTRI 50 PER OGNI FIGLIO…AGEVOLAZIONI SOLO SE COINCIDONO RESIDENZA ANAGRAFICA E DIMORA ABITUALE… NIENTE SCONTI AI FAMILIARI CON USO GRATUITO
Abitazione principale di nuovo tassata.
Pagano come seconde case gli immobili dati in uso gratuito ai familiari. Finora anch’essi esenti. E margini più stretti per beneficiare delle agevolazioni.
Il passaggio dall’Ici all’Imu non sarà indolore per i contribuenti.
Addio esonero
Dal 2008 al 2011 l’abitazione principale e le relative pertinenze sono rimaste esenti dall’Ici. Ora, invece, tornano nel mirino.
Le disposizioni Imu comprendono una nuova definizione di abitazione principale, che è stata modificata in maniera restrittiva: si tratta dell’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il contribuente risiede anagraficamente e dimora abitualmente.
Queste due circostanze devono verificarsi entrambe.
Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi, ma situati nel territorio comunale, le agevolazioni si applicano su un solo immobile.
Unica eccezione è quella di due coniugi che hanno stabilito la residenza anagrafica e la dimora abituale in due comuni diversi: le agevolazioni spettano a ciascun coniuge.
Inoltre l’abitazione principale deve essere costituita da una sola unità immobiliare iscritta in catasto: se il contribuente utilizza come abitazione principale due appartamenti adiacenti ma accatastati separatamente dovrà scegliere a quale dei due applicare le agevolazioni.
Box e cantine
Si intendono come pertinenze dell’abitazione principale – con diritto alle agevolazioni – esclusivamente:
un’unità immobiliare classificata come C2 (cantina, soffitta o locale di sgombero);
un’unità immobiliare classificata come C6 (posto auto o autorimessa);
un’unità immobiliare classificata come C7 (tettoia).
Entro questi limiti il contribuente ha la facoltà di individuare le pertinenze per le quali applicare il regime agevolato.
Se, per esempio, possiede 3 pertinenze di cui una cantina accatastata come C2 e due box classificati come C6, sarà lo stesso contribuente ad individuare fra questi ultimi la pertinenza da collegare all’abitazione principale.
Se però la cantina risulta iscritta congiuntamente all’abitazione principale, il contribuente deve applicare le agevolazioni previste solo ad altre due pertinenze di categoria catastale diversa da C2, poichè in quest’ultima rientra già la cantina iscritta in catasto congiuntamente all’abitazione principale.
Le eventuali ulteriori pertinenze sono assoggettate all’aliquota ordinaria.
Le assimilazioni
I comuni non possono più assimilare all’abitazione principale gli immobili dati in uso gratuito ai familiari.
Su questi ultimi, quindi, l’Imu va calcolata con l’aliquota delle seconde case (0,76%) e senza diritto alla detrazione.
Le uniche possibili estensioni comunali riguardano l’abitazione di proprietà di anziani in case di ricovero e di cura e degli italiani residenti all’estero, purchè non affittata (vedi schema).
Le aliquote
L’aliquota da applicare all’abitazione principale e alle relative pertinenze, per il versamento di giugno, è pari allo 0,4%.
A regime l’aliquota potrà variare dallo 0,2% allo 0,6% (salvo ulteriori rincari).
Dall’Imu lorda si detraggono, fino a concorrenza, 200 euro.
La detrazione deve essere rapportata al periodo dell’anno durante il quale si protrae la destinazione ad abitazione principale.
Inoltre se l’immobile è adibito ad abitazione principale da più soggetti, la detrazione viene suddivisa fra essi in egual misura (indipendentemente dalla quota di proprietà ) e proporzionalmente al periodo per il quale la destinazione stessa si verifica.
Viene inoltre riconosciuta una detrazione di altri 50 euro per ciascun figlio di età inferiore ai ventisei anni che dimori abitualmente e risieda anagraficamente nell’abitazione (fino a un massimo di ulteriori 400 euro).
Il diritto alla maggiorazione spetta fino al compimento del ventiseiesimo anno di età : dal giorno successivo si decade dal beneficio.
Lo sconto spetta anche se il figlio non è a carico e quindi ha redditi propri. Infine, in caso di nascita di un figlio nel corso dell’anno, la detrazione va ragguagliata ai mesi.
Per fare un mese servono almeno 15 giorni.
Sara Longoni
(Associazione italiana dottori commercialisti)
(da “Il Corriere della Sera“)
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Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI SINDACI: MANCHERANNO 2,5 MILIARDI DI GETTITO RISPETTO ALLA VECCHIA ICI
Nessuna tassa è bella. Ma se ce n’è una che nasce male, con proprio tutte le caratteristiche per farsi odiare, è la nuova Imu. 
I sindaci, che sono pronti a manifestare in piazza a Venezia il 24 maggio, non hanno dubbi.
L’Imu, dicono, è una tassa che non ha niente a che vedere con la finanza locale, visto che serve solo per ridurre il deficit, mentre ai Comuni rischiano di arrivare addirittura 2,5 miliardi in meno rispetto a quanto incassavano con la vecchia Ici.
Oltre che poco trasparente, insistono i sindaci, l’Imu è pure una tassa ingiusta, perchè colpirà più duramente i Comuni che fin qui hanno fatto i salti mortali per tenere bassa l’Ici o quelli che applicavano delle agevolazioni, che ora dovrebbero essere finanziate una seconda volta.
E, soprattutto, sarà una tassa salatissima per i cittadini.
Secondo i calcoli che saranno presentati oggi a Frascati dall’Ifel, l’istituto di ricerca dell’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani, le stime di gettito del governo sono esagerate: mancherebbero all’appello almeno 2,2 miliardi di euro.
Così, per centrare l’obiettivo di bilancio e rimanere sul sentiero che porterà all’agognato pareggio nel 2013, nel corso dell’estate potrebbe esserci la necessità di alzare le aliquote. Un altro uno per mille in più sia sulla prima casa che sugli altri immobili.
A meno di non produrre un buco nel bilancio pubblico di 8-900 milioni di euro, ed un nuovo taglio alle risorse dei sindaci, sul 2012, di 1,3 miliardi.
Che si aggiungerebbe a quello di 2,5 stabilito dal salva Italia e a quello di 1,4 miliardi deciso ad agosto del 2011 dal governo Berlusconi.
Senza contare i 7,9 miliardi di risparmi imposti dalle manovre degli anni scorsi.
Una situazione che i sindaci ritengono insostenibile.
I meccanismi «perversi» dell’Imu, insieme al cordone sempre più stretto del Patto di Stabilità , stanno strangolando la finanza locale.
Se ancora si può parlare di finanza “locale”: i Comuni con l’Imu avranno 2,4 miliardi in più rispetto all’Ici 2010, ma subiranno un taglio dei trasferimenti e del fondo di riequilibrio di 5 miliardi di euro.
Così, sottolinea lo studio dell’Ifel, lo Stato incassa 13 miliardi in più, e i sindaci perdono quasi il 30% del gettito garantito dalla vecchia Ici.
Per cui, se vorranno avere le stesse risorse di prima, dovranno alzare le aliquote dell’Imu. I cittadini, insomma, dovranno pagare più tasse per ottenere gli stessi servizi.
Tasse che saranno, per giunta, tanto più alte rispetto al passato, quanto in passato erano più basse rispetto alla media.
In un Comune che aveva l’aliquota Ici al 4 per mille i cittadini pagheranno tre volte tanto, mentre in un municipio che l’aveva al 7 per mille l’aumento sarà molto più contenuto (e in entrambi i casi le risorse a disposizione del Comune restano identiche).
E siccome la perequazione «perversa» garantisce ai Comuni il gettito attuale, a prescindere dal regime preesistente dell’Ici, saranno ancor più penalizzati i sindaci che adottavano regimi di agevolazione per gli affitti, o le fasce deboli.
Per reinserirli, ora, il Comune dovrà trovare una nuova copertura. In pratica, se li finanzierà due volte.
Finita qui? Magari.
C’è sempre il problema del gettito, che secondo l’Ifel non sarebbe sufficiente a garantire i risultati attesi sul fronte della finanza pubblica.
Le stime dell’Economia sono fondate sui dati catastali, quelle dell’Ifel sono proiezioni sulle basi imponibili Ici (le stesse dell’Imu) fatte dopo 1.200 sondaggi presso i municipi. E divergono un bel po’.
Quelle del governo sono in media del 15% più alte di quelle dei Comuni.
In regioni come Toscana, Emilia Romagna, Marche e Liguria le stime del Mef superano quelle dei Comuni del 20%, ma ci sono regioni come la Basilicata, la Sardegna e il Molise, dove addirittura succede il contrario.
Consapevole del rischio, il governo ha già messo in cantiere una verifica del gettito sulla base dell’acconto Imu di giugno.
Secondo l’Ifel si rischia di avere un minor gettito dall’imposta tra 1,9 e 2,5 miliardi di euro.
Fossero 2,2 miliardi, peserebbero per 400 milioni sui Comuni e 800 sullo Stato, e per recuperare il buco, servirebbe un aumento delle aliquote Imu piuttosto forte.
L’un per mille in più sulle aliquote base, che passerebbero dallo 0,4 allo 0,5% per l’abitazione principale e dallo 0,76 allo 0,86% per tutti gli altri immobili.
Mario Sensini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile
LO RILEVA UN’INDAGINE SUL MERCATO IMMOBILIARE SUI PRIMI MESI DEL 2012
Schiacciati dal peso della crisi, tra il costo della vita che aumenta e l’effetto Imu che già si fa sentire, sempre più anziani sacrificano la
propria casa: nei primi mesi del 2012, si registra un vero e proprio boom della vendita di immobili in nuda proprietà con un aumento del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Ottantamila anziani hanno già scelto questa formula, soprattutto nelle grandi città , a partire da Roma.
E’ quanto emerge da un’analisi dello Spi-Cgil sull’andamento del mercato immobiliare.
Il fenomeno della nuda proprietà rappresenta “il segno tangibile di una crisi che avanza sempre di più e rischia di aumentare ulteriormente a causa dell’Imu. Con la nuova tassa, infatti, la casa avrà un costo di gestione sempre maggiore costringendo di conseguenza gli anziani a dover ricorrere alla vendita”.
Secondo l’analisi realizzata dal sindacato dei pensionati della Cgil, il primato del ricorso degli anziani alla vendita in nuda proprietà spetta al Lazio, con oltre il 40%.
Il 36% è stato registrato nella sola città di Roma, dove gli annunci di vendita con questa formula erano 2.300 nel 2008, 3.100 nel 2009, 5.100 nel 2010 fino ad arrivare ad 8.700 nel 2011.
Seguono la Lombardia con il 14%, la Toscana con il 12%, la Liguria con l’11%, il Piemonte con il 9% e l’Emilia-Romagna con il 5%.
La situazione attuale porta gli over-65 a dover ‘sacrificare’ la propria casa pur di avere una liquidità che gli possa “garantire il proprio mantenimento a fronte di un potere d’acquisto delle pensioni drasticamente in calo e del costante aumento del costo della vita, dei servizi, dei prezzi e delle tariffe. Altrettanto determinante nella decisione dell’anziano di vendere il proprio immobile in nuda proprietà è la possibilità di avere le risorse con le quali aiutare figli e nipoti alle prese con la crisi occupazionale o con le difficoltà ad accedere al mercato del lavoro”. Senza contare l’effetto Imu, che gli anziani temono rappresenti un “salasso insostenibile”.
(da “La Repubblica“)
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Maggio 15th, 2012 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELL’ANCE: “NON VOGLIAMO PAGAMENTI CON BARATTI, BOT, CCT”….TANTE IMPRESE SONO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO
L’immediato pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione o il via ai decreti ingiuntivi. E’ quanto ha annunciato il presidente dell’Associazione costruttori edili, Paolo Buzzetti in occasione del D-Day dell’edilizia.
Una mossa estrema per recuperare i crediti verso la Pa che si accompagna alla bocciatura delle proposte attualmente in discussione per sanare il problema.
Ovvero: “Non ci vanno bene pagamenti che avvengano con baratti, Bot, Cct o garanzie varie: se li tenessero. I contratti parlano di contante e vogliamo contante. Abbiamo deciso di passare alle vie di fatto, stabilire i mancati pagamenti dovuti dallo stato e poi procedere legalmente con i decreti ingiuntivi”.
Le cifre? Per l’edilizia, “parliamo di 19 miliardi se si considera tutta la filiera delle costruzioni (9 miliardi per le solo imprese delle costruzioni, ndr).
Poi, dopo lo studio che ha già raccolto crediti per circa un miliardo di euro, proseguiremo con le azioni legali, con i decreti ingiuntivi”.
Ed ancora: le imprese di costruzioni aspettano in media 8 mesi per ricevere i rimborsi, con punte di oltre due anni.
“Lo Stato che non paga è uno dei motivi fondamentali dei fallimenti e delle perdite di posti di lavoro nel settore” attacca Buzzetti.
E che la situazione sia grave lo si capisce anche da altre cifre. In tre anni, continua l’Ance, i fallimenti nel settore delle costruzioni sono stati 7.552 su un totale di circa 33.000 in tutti i settori economici, spiegano dall’associazione. Ovvero: quasi un fallimento su quattro in Italia riguarda imprese di costruzioni.
La tendenza si conferma anche nel primo trimestre del 2012 con un ulteriore aumento delle procedure fallimentari nel settore.
Sono aumentate, infatti, dell’8,4% rispetto al primo trimestre del 2011.
Per l’Ance, il patto di stabilità è la principale causa dei ritardi.
Agli enti locali è vietato spendere le risorse che hanno in casso e nel triennio 2012-2014 questo meccanismo provocherà un blocco di investimenti pari a 32 miliardi di euro.
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Maggio 4th, 2012 Riccardo Fucile
IL 30% DEI PROPRIETARI E’ ESENTE E CON DUE FIGLI A CARICO COSTERA’ MENO DELLA VECCHIA ICI…L’ITALIA E’ TRA I PAESI CON LA PIU’ BASSA TASSAZIONE IMMOBILIARE
Controffensiva del ministero del Tesoro sul caso Imu. 
A poco più di un mese dal fatidico 18 giugno quando si pagherà la prima rata e di fronte alla minaccia di “rivolta fiscale” della Lega “l’uomo del fisco” di Via Venti Settembre, il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, replica con numeri e tabelle.
“Il 30 per cento dei proprietari di prime case sarà esente dall’Imu mentre il restante 70 per cento pagherà in media 200 euro”, ha dichiarato ieri in un breve incontro con la stampa.
Ma dalle tabelle diffuse in serata emerge anche un altro aspetto: nel confronto tra la vecchia Ici, eliminata da Berlusconi nel 2008, mossa definita un errore da Monti nei giorni scorsi, e la nuova Imu, le differenze sono impercettibili.
Se si confrontano le due tasse, con la stessa aliquota al 4 per mille, considerando la detrazione Ici più bassa (era di 103,29 euro) e quella dell’Imu più alta (200 euro) e tenendo conto anche della rivalutazione delle rendite catastali del 60 per cento, la partita della tassa più pesante è in molti casi vinta dalla vecchia Ici
Se si prende, ad esempio, una casa con una rendita di 400 euro, in pratica di 80 metri quadrati in un quartiere popolare, per un single si scopre – secondo le tabelle del ministero dell’Economia – che con l’Ici si pagavano per lo stesso appartamento 64,7 euro e con l’Imu solo 68,8 euro, in pratica 4,1 euro in più.
Per le famiglie con figli il vantaggio dell’Imu prima casa rispetto all’Ici prima casa è ancora più evidente, visto che c’è una detrazione aggiuntiva di 50 euro per ciascun figlio a carico.
Ad esempio per una famiglia con due figli (detrazione pari a 300 euro) che abita in un appartamento con una rendita catastale media di 500 euro, di solito una zona modesta, il risparmio con l’Imu, rispetto ad una ipotetica Ici del 2012, è di 70,7 euro.
Per case più modeste e con quattro figli, l’Imu arriva addirittura ad essere azzerata: è il caso delle abitazioni con rendite catastali da 100 a 500 euro per una famiglia di quattro figli che non pagheranno nulla.
Il Tesoro propone anche un raffronto tra una ipotetica aliquota Ici al 5 per mille e l’attuale aliquota dell’Imu al 4 per mille.
Questo caso, più aderente alla realtà giacchè l’aliquota media dell’Ici in tutti i Comuni italiani prima dell’abolizione era del 4,8 per mille, mostra che i risparmi dell’Imu rispetto all’Ici sono ancora più marcati.
Il risultato del confronto si inverte per le abitazioni di maggior pregio. In questo caso, dicono i grafici del ministero dell’Economia, si pagherà più oggi con l’Imu che ieri con l’Ici.
Con le due aliquote al 4 per mille, il costo dell’Imu comincia a battere considerevolmente l’Ici oltre agli 800 euro di rendita catastale.
Ad esempio per una appartamento con una rendita di 2.000 euro, situato in una zona residenziale e in categoria elevata, l’aggravio dell’Imu potrà arrivare fino a 407 euro, anche in questo caso la presenza dei figli potrà , per effetto delle detrazioni, mitigare la “gabella” sulla casa.
A conti fatti, spiega la nota del Tesoro, ci saranno 4,6 milioni di immobili (il 23,9%) che grazie alle detrazioni non pagheranno nulla.
Per il restante 76,1% il peso medio della tassa per quest’anno per immobile sarà di 235 euro. Mentre se si prendono i singoli proprietari, su 24,3 milioni di italiani che hanno una casa di proprietà 6,8 milioni saranno esenti, mentre 17,5 milioni, ovvero il 72%, pagheranno in media 194 euro.
La nota del Tesoro, che ricorda come l’Imu sulla prima casa è stata reintrodotta con “l’obiettivo del consolidamento dei conti pubblici”, non manca di sottolineare “l’anomalia italiana”, come l’ha definita Ceriani: nessuno dei principali paesi dell’Ocse esenta infatti la prima casa e in Italia il peso del prelievo sugli immobili è pari allo 0,6% del Pil, mentre in Francia è del 2,4 e in Gran Bretagna del 3,5.
Naturalmente il confronto Imu-Ici è fatto dal Tesoro con una aliquota Imu ferma al 4 per mille e una Ici alla media pre-abolizione.
Tuttavia i conti effettivi potranno farsi solo a fine anno: infatti già 13 comuni di città capoluogo, come testimonia l’Osservatorio della Uil servizi territoriali, hanno deciso di portare l’Imu prima casa in alcuni casi oltre il 5 per mille e avranno tempo fino al 30 settembre.
Senza contare che anche l’aliquota di base potrà variare con un decreto del governo se il gettito non produrrà i 21,4 miliardi attesi.
Roberto Petrini
(da “la Repubblica“)
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Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile
IL FORTINO SULLA BALDUINA DOVE FINO A DUE ANNI FA STAVA CALDERONI A CARICO DI CHI ERA? ….E IL NUOVO TESORIERE STEFANI NON VUOLE DIRE CHI PAGA I 4.000 EURO DI AFFITTO DELL’APPARTAMENTO ROMANO DI BOSSI
Quando si trattava di sbugiardare i contribuenti, l’allora ministro alla Semplificazione
Roberto Calderoli era implacabile: “Staneremo chi mente sulla prima casa”, dichiarava bellicoso nel gennaio 2011.
Con un giornale che tentava di metterlo in difficoltà cercando la sua abitazione romana, piagnucolava: “Vivo in un appartamento in affitto di 65 metri quadrati, in periferia”.
Sarà anche di 65 metri l’appartamento in questione ma si fatica a definirlo “in periferia” e soprattutto non è mai stato pagato da lui.
Il Noe dei Carabinieri su delega della Procura di Napoli ha sentito il proprietario della casa sul Gianicolo e il signor P.C. ha dichiarato che il partito ha pagato per il “ministro con vista” ben 2 mila e 200 euro al mese in comode rate trimestrali da 6 mila e 600 euro, a partire dall’aprile 2010.
Siamo a due passi da Villa Sciarra, nel quartiere chic e sinistrorso di Monteverde Vecchio dove abitano Serena Dandini, Nanni Moretti e Nicola Piovani.
I leghisti sono arrivati di recente e hanno evitato di pagare come i comuni mortali.
Il viceministro Castelli era ricorso all’ente previdenziale degli agenti di commercio, l’Enasarco, per agguantare un affitto da 700 euro per 90 metri in via quattro venti. Sembrava uno scandalo: Castelli fu costretto a levare le tende da quell’angolo di Affittopoli grazie anche ai nostri articoli.
Ma non era nulla a confronto di Calderoli, che ha ottenuto una casa molto più bella e pagata dalla Lega.
A conferma del fatto che nel partito c’erano gli inquilini del cerchio magico e i “barbari paganti”, più che sognanti.
I carabinieri avevano intuito qualcosa. “Come minuziosamente descritto da Francesco Belsito in numerose intercettazioni telefoniche”, scriveva il Comandante del Nucleo Operativo del Noe, Pietro Raiola Pescarini, “rilevanti somme di denaro sono state utilizzate per sostenere esigenze personali e familiari, estranee alle finalità ed alle funzionalità del partito Lega Nord e a favore di: Bossi Umberto, (…..) Mauro Rosi, Calderoli Roberto”.
L’intercettazione-chiave era quella in cui si affrontava il capitolo dei soldi per Calderoli dopo avere parlato del milione di euro chiesto per la scuola cara ai Bossi: “e invece quelli (i soldi Ndr) di Cald (ndr, Calderoli) come faccio? Come li giustifico quelli?”.
Ora spunta la mansardina a carico del partito, un tetto su Roma, con vetrata ad angolo e vista mozzafiato più un terrazzo di venti metri quadrati, pagato dalla Lega.
Sul citofono non c’è il nome dell’ex ministro ma quello del proprietario.
L’ex ministro della semplificazione come un novello Nerone amava le fiamme per far fuori le pandette inutili ma non disdegnava la vista sui sette colli, a sbafo.
Via Ugo Bassi è una strada poco leghista: termina con una scalinata che scende lievemente verso tre simboli della Roma più romantica: la scala di Righetto, Trastevere e Porta Portese.
La casa non è enorme, dicono i vicini, una sessantina di metri quadrati coperti più la terrazza di venti metri. La vista però è impagabile.
“Mi si infanga per aver avuto in dotazione da parte del movimento una casa-ufficio dal costo di 2200 euro al mese, quando io ne verso mensilmente 3000 di euro alla Lega Nord” , è il commento di Calderoli.
”Da dieci anni svolgo l’incarico di coordinatore delle segreterie nazionali della Lega nord, che mi ha portato a lavorare quasi sette giorni alla settimana, feste, sabati e domeniche compresi, girando su tutto il territorio nazionale. Per anni il movimento mi ha riconosciuto solo un rimborso che è stato totalmente devoluto al movimento”.
Il Fatto ha scoperto però che Calderoli, prima di andare ad abitare al Gianicolo, viveva in una casa molto più bella e di valore: una torre antica sul colle della Balduina con piscina e parco a disposizione.
Probabilmente per combattere meglio l’odiata Roma ladrona è bene guardare il nemico dall’alto.
Se oggi l’ex ministro dal Gianicolo scorge in lontananza il Colosseo, dalla vecchia casa poteva quasi toccare il Cupolone.
“La chiamano la ‘torre della luna’”, spiega l’inquilina che è subentrata nella torre, “si sviluppa su tre livelli. È molto romantica ma forse un po’ scomoda. La vista è unica. Calderoli abitava qui e poteva, come facciamo noi, usare la piscina. Non so quanto pagasse”.
La proprietaria, una nobildonna napoletana con accento britannico, abita nella villa accanto.
Alla domanda del Fatto su chi pagasse (“la Lega o il ministro ? ” ) replica: “Non ho intenzione di rispondere”.
Certo è che Calderoli, nel suo comunicato relativo alla sola casa del Gianicolo abitata da due anni a questa parte, eccede ricordando che “da dieci anni svolgo l’incarico di coordinatore della segreteria”.
Come a dire che anche il pagamento dell’affitto precedente per “la torre della luna” sarebbe giustificato.
La risposta di Calderoli, a leggerla in filigrana, legittima altre domande inquietanti anche sulla casa abitata da Umberto Bossi.
Si tratta di un quinto piano su via Nomentana composto di sei vani catastali che dovrebbe superare di poco i 150 metri quadrati.
È stato ristrutturato nel 2008 prima di essere affittato al leader della Lega.
Il canone dovrebbe aggirarsi sui 3-4 mila euro, stando alle quotazioni della zona.
Casa Bossi è di proprietà della Immobiliare Elma.
Il Fatto ha chiesto al titolare, Guido Cespa chi pagasse l’affitto.
La risposta è stata: “non lo dico certamente a un giornalista. Se mi chiameranno i magistrati lo spiegherò a loro”.
Il Fatto ha girato le domande sulle case leghiste all’unica persona titolata a parlare in materia: il tesoriere del partito.
Stefano Stefani, però, sui canoni della torre di Calderoli e sull’attico di Bossi replica: “A queste domande io non voglio rispondere ”.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 30th, 2012 Riccardo Fucile
L’AVVOCATURA CHIEDE I DANNI… MAZZOCCHI (PDL) HA ACQUISTATO L’APPARTAMENTO VENDUTO DAL COMUNE POCO PRIMA A DUE VECCHIETTI PER 206.000 EURO
Il quartiere Prati con la sua piazza Mazzini è il cuore della “city romana”. 
Ma può considerarsi anche il cuore di un’intricata vicenda di case di pregio, oltre 120 metri quadri dal valore alto, fino a 900 mila euro di euro, ma svendute al prezzo di un monolocale in una zona semicentrale. In un bellissimo stabile di via Andreoli 2 (che si affaccia su piazza Mazzini), ben 22 appartamenti sui 90 cartolarizzati dal Comune a partire dal 2005 sono stati prima venduti agli inquilini a prezzi di saldo e poi rivenduti dagli stessi in violazione di una norma locale, la 139 del 2001, che vietava espressamente la rivendita prima di una certa data dal rogito.
Compravendite realizzate in circostanze tutte da chiarire e ora al centro di una complicata vicenda giudiziaria.
La norma vietava agli inquilini — nella maggior parte dipendenti pubblici che alloggiavano negli stabili comunali a canoni agevolati — che avevano acquistato dal Campidoglio gli appartamenti con sconti dal 30 al 45 %, di rivendere prima dei 10 anni.
Questo per evitare speculazioni da parte di chi aveva usufruito dei generosi sconti. L’uomo incaricato dall’ex sindaco Walter Veltroni di occuparsi di una delle più importati operazioni di dismissione immobiliare degli ultimi 20 anni in Italia è stato Claudio Minelli, ex assessore capitolino della Margherita al Patrimonio immobiliare dal 2001 al 2008, oggi desaparecidos della politica.
In ballo 7500 immobili da cartolarizzare e un processo di vendita (fermato dalla giunta Alemanno) a soli 775 immobili venduti e 150 milioni di euro entrati nelle casse del Comune. Una cifra modesta.
“Io mi ricordo le pressioni che mi arrivavano da tutti i partiti, le commissioni, i comitati di inquilini, per fare maggiori sconti — racconta al Fatto Minelli — mi sembravo un punching ball in quel periodo. Fu una lotta incredibile, e non escludo che palazzi in zone importanti della Capitale siano finiti a prezzi troppo scontati”.
In piazza Mazzini nel 2005 i prezzi di mercato al metro quadro, secondo i dati dei broker immobiliari, variavano tra i 6. 700 e i 7. 700 euro, ma nello stabile di via Andreoli 2, gli appartamenti sono stati venduti in molti casi a poco più di 1. 700 euro al mq.
“Io ho comprato 100 mq con due balconi al piano nobile più cantina nel 2006 al prezzo di 360 mila euro — racconta Bruna D’Eustachio, inquilina anziana del palazzo — ma appena comprato si sono presentate delle persone che dichiaravano di essere ‘ ben collegate’: mi offrivano fino a 860 mila euro per ricomprare subito il mio appartamento. Ho risposto loro che c’era il vincolo dei 10 anni, ma loro insistevano che lo si poteva aggirare — continua la donna —. Quella era una speculazione indegna verso il Comune che così tanto ci aveva agevolati. Li ho fatti scappare a gambe levate”.
Ma altri se ne sono fregati della norma e hanno rivenduto al doppio o al triplo a medici, notai, imprenditori, avvocati.
Un inquilino che vuole restate anonimo racconta: “Molti qui dentro hanno fatto un giro strano, l’inquilino legittimo comprava a prezzo scontato anche se non aveva i soldi, però glieli dava un terzo, il secondo compratore, magari in cambio di una generosa buonuscita che poteva arrivare a un sacco di soldi”.
Così, a partire dal 2009, l’avvocatura comunale avvia una serie di cause giudiziarie. “Laddove accerteremo che vi sono state speculazioni a danno del Comune, cercheremo di tornare in possesso anche degli immobili” dichiara il sindaco Alemanno.
Intanto è rimasto impigliato nella vicenda un sodale di Alemanno, un big della politica romana, il deputato Pdl Antonio Mazzocchi, uno dei tre questori della Camera dei deputati, presidente dei Cristiano riformisti, ex presidente della federazione romana di An, ex assessore e consigliere capitolino, padre di Erder Mazzocchi consigliere regionale Pdl.
È lui, il pomeriggio del 19 ottobre 2005, a mettere la firma insieme alla moglie, Bianca Mingoli, sull’atto di compravendita di un appartamento al primo piano nello stabile — 121 mq più cantina — al costo stracciato di 250 mila euro.
L’appartamento era stato acquistato solo poche ore prima da due pensionati de l’Aquila, che avevano comprato l’alloggio a poco meno di 207 mila euro. L’avvocatura comunale, in rappresentanza del sindaco Alemanno, ritiene che i primi compratori, i coniugi Mazzocchi e il loro notaio, N. V., abbiano compiuto una speculazione ai danni delle casse comunali e chiede loro un cospicuo risarcimento, pari al prezzo del valore di mercato dell’appartamento, stimato al 2005 tra gli 860 mila e gli 880 mila euro.
Gli avvocati del sindaco hanno trascinato tutti in tribunale.
Mazzocchi, interpellato dal Fatto, replica: “Ho pagato il prezzo del valore di mercato. Sì, è vero, siamo in comunione dei beni, ma sono stato trascinato dentro la causa anche se a comprare con propri soldi è stata mia moglie. Io ero solo la persona che doveva attestare questo al momento del rogito”.
Ecco perchè chiede un milione di euro di danni al Comune: “Capirete bene, sono deputato e questore della Camera. Comunque la compravendita è regolare, per l’immobile abbiamo interrogato il ministero dei Beni Culturali, loro — prosegue Mazzocchi — hanno un diritto di prelazione, se non lo esercitano il privato può rivendere”.
Ma il Comune la pensa al contrario, è un immobile di un ente locale, nulla c’entra il Mibac. “Siamo arrivati a quella norma dopo un grande lavoro e studio — replica Minelli — nessuno poteva rivendere prima dei limiti imposti dalla legge, chi lo ha fatto deve pagare”.
L’immobile contestato è stato affittato ad uno studio medico, ma sul punto il parlamentare è balbettante: “Da oggi è libero, l’ho sfittato ieri”.
Il deputato dell’Idv Francesco Barbato chiede le dimissioni da questore della Camera di Mazzocchi. “Come può amministrare le casse della Camera dei Deputati se si regola in questo modo? Chiederò oggi d’incontrare il presidente Fini e sottoporgli la “scandalosa” posizione dell’on.Mazzocchi e la conseguente rimozione da questore della Camera”.
Intanto, a distanza di oltre un anno dall’istituzione di una commissione di inchiesta sulle vendite del patrimonio immobiliare capitolino voluta da Alemanno, c’è buio fitto su nomi e dati.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Alemanno, casa, Costume, la casta, Roma | Commenta »
Marzo 28th, 2012 Riccardo Fucile
VERRANNO A BREVE FISSATI I NUOVI IMPONIBILI… OGGI SI PAGANO IMU DIVERSE A PARITA’ DI SUPERFICIE: I VALORI VERRANNO ALLINEATI AI PREZZI DI MERCATO…CHI CI PERDE E CHI CI GUADAGNA
Se ne parla da almeno vent’anni, ma questa dovrebbe essere la volta buona: la legge delega sul
fisco che il governo dovrebbe avviare la prossima settimana porterà con sè la rivoluzione del catasto e cambierà il rapporto che i cittadini hanno con il valore della propria abitazione.
Ora infatti le tasse sulla casa vengono calcolate in base ai vani catastali in cui è divisa l’abitazione: in termini di tasse la cameretta di dodici metri quadrati o il salone di trenta pari sono.
Le nuove regole fisseranno invece il valore della casa in base ai suoi metri quadrati. Cambierà la scaletta delle categorie catastali.
La classificazione attuale nasconde diverse “bugie”: dai dati ufficiali risulta infatti che in Italia ci sono un milione di case senza bagno e che le abitazioni di lusso non vanno oltre le 36 mila unità (su un totale di quasi 33 milioni di immobili residenziali).
La riforma punta a far sì che il valore fiscale della casa corrisponda il più possibile a quello di mercato.
Per raggiungere l’obiettivo si terrà conto di quanto vale l’abitazione sia in termini di reddito che di patrimonio.
Il corretto conteggio sarà effettuato grazie ad un complesso algoritmo.
Ma i contribuenti, nel loro complesso, saranno chiamati a pagare di più. Soprattutto se proprietari di abitazioni in centri storici o in città a vocazione turistica.
Il governo assicura che la manovra sarà a saldo zero: non entrerà un euro in più nelle casse dello Stato perchè i maggiori introiti saranno restituiti ai cittadini attraverso uno sconto sulle aliquote da versare.
La compensazione, però, non potrà essere uguale per tutti. Probabilmente favorirà le nuove periferie urbane.
E, soprattutto, non è detto che la promessa sulla restituzione possa essere mantenuta.
La casa, infatti, per le casse dell’erario resta una delle fonti d’entrata più sicura e veloce: davanti alla necessità di fare cassa, sia da parte dello Stato che da parte delle amministrazioni comunali che – nella partita fiscale sugli immobili – giocano un ruolo importante.
Il saldo zero, in caso di difficoltà , potrebbe saltare.
LA SUPERFICI
Due abitazioni da 100 mq ma una paga 500 euro di più
E’ il punto fondamentale della riforma del catasto: le tasse sulla casa, secondo le nuove norme, saranno pagate in base ai metri quadri “occupati” dall’abitazione, non più seguendo il conteggio dei vani catastali.
La definizione di vano – d’altra parte – ora è piuttosto vaga: può essere considerato tale sia la cameretta di 12 metri quadrati che la camera da pranzo di 30. Lo stanzino dove entra a malapena un armadio e il salotto che ospita un pianoforte a coda.
Non c’è misura e non c’è giustizia: al fini del fisco pari sono. I rischi di sperequazione possono essere enormi.
A Roma, per esempio, due appartamenti, uno con una superficie di 100 metri quadrati e l’altro di 74,4, possono avere lo stesso numero di vani (sei) e pagare – ora – lo stesso importo in tasse.
Su due appartamenti di 100 metri quadri ciascuno, ma con diverso numero di vani, la tassazione può differire anche per 500 euro.
Quando la riforma catastale entrerà in vigore, l’introduzione del parametro “metro quadrato” diminuirà le storture.
Ovviamente, sull’importo da versare, bisognerà considerare anche la localizzazione dell’immobile e lo stato in cui si trova, ma l’ampiezza diventerà il criterio base.
Sarà il metro quadrato a definire il valore reddituale dell’abitazione (l’affitto medio incassato dal proprietario al netto delle spese di manutenzione) e quello patrimoniale.
LE CATEGORIE
Le finte case ultrapopolari un milione risulta senza bagno
Categorie catastali: anche sotto questo profilo la riforma cambierà i parametri rivoluzionando le attuali classifiche.
I criteri oggi individuati per stilarle sono indubbiamente superati, basti pensare che il 70 per cento degli immobili è ora compreso fra la categoria A2 e A3 senza che la distinzione abbia alcun legame con il mercato.
Non solo, visto che a categoria bassa corrisponde basso prelievo fiscale, l’italica fantasia non ha trovato, nel passato, limiti d’applicazione: non si spiegherebbe in altro modo il fatto che – su quasi 33 milioni di immobili residenziali – oggi solo poco più di 36 mila risultano essere di tipo signorile (A1).
Le case accatastate in A6 – l’ultimo gradino della scaletta, quello al di sotto del quale l’appartamento non ha dignità abitativa – sono invece oltre un milione.
Un milione di case ultrapopolari nelle quali, in teoria, non dovrebbe esserci nemmeno il bagno.
Spesso tali “stamberghe” si trovano in pieno centro storico: se l’architetto di turno ha rilevato la stanzetta a pochi soldi dalla vecchiette di turno e ne ha fatto un appartamento mono-vano, very cool, al fisco non è dato saperlo.
Sempre A6 è rimasto. Per non parlare delle case che non sono accatastate affatto. L’Agenzia delle Entrate – grazie ad un sofisticato sistema di sovrapposizioni fotografiche – ha ormai la possibilità di individuarle: in Italia ci sarebbero circa 2,2 milioni di “case fantasma”.
L’IMPONIBILE
Reddito e patrimonio per avvicinarsi alla realta
Dopo aver misurato la casa in metri quadri e averne stabilito la categoria catastale d’appartenenza, all’immobile dovrà essere attribuito un corretto valore fiscale. Per farlo bisognerà prima rapportarlo al suo valore di mercato e definire suoi due valori base: quello reddituale e quello patrimoniale.
Oggi le differenze possono essere molto ampie. Per le abitazioni, il valore corrente di mercato è pari – in media – a 3,73 volte la base imponibile a fini Ici per gli immobili di proprietà delle persone fisiche.
Per i contribuenti Irpef, il rapporto oscilla tra il 3,59 delle abitazioni principali e il 3,85 delle altre abitazioni.
Un intervento sul valore fiscale della casa è già stato effettuato attraverso la rivalutazione del 60 per cento introdotta dal decreto “Salva Italia”.
Ma ora la riforma catastale che viaggia assieme alla legge delega sul fisco introdurrà una variabile nuova di zecca: l’algoritmo.
Si tratta di una complicatissima funzione informatica che – partendo dai valori medi – li rivoluzionerà tenendo conto delle caratteristiche della zona e dell’edificio.
Quel che più conta, però, e che l’algoritmo è “mobile”: ovvero i valori potranno essere periodicamente aggiornati facendo sì che le modifiche di mercato (una zona periferica che diventa di tendenza) possano essere immediatamente recepite dal fisco.
LA COMPENSAZIONE
Possibili tagli di aliquote, c’è l’incognita-Comuni
Di riforma del catasto si parla, con maggiore o minor costanza, da circa venti anni.
Gli ultimi due governi – Berlusconi prima, Monti ora – annunciando l’intenzione di procedere hanno entrambi messo in chiaro un fatto: le nuove norme saranno a saldo zero. “Non servirà a far cassa, non sarà una stangata”, ha precisato l’esecutivo in carica puntando l’attenzione sul valore di equità della riforma.
Dunque i maggior introiti derivati dalla rivalutazione dell’immobile saranno, in qualche forma, restituiti al cittadino.
Come? L’ipotesi più probabile è quella che prevede la compensazione delle maggiori rendite con riduzioni di aliquote “in riferimento alle imposte sui trasferimento”.
Se così fosse le entrate dello Stato risulterebbero di fatto invariate, anche se la correzione avverrà sui valori medi, non sul singolo proprietario che potrà essere del tutto o solo parzialmente compensato dallo sconto sull’aliquota.
In realtà la partita fiscale non sarà tutta nelle mani del governo, un ruolo importante nelle imposizioni fiscali sulla casa è infatti attribuito ai Comuni. Lo Stato potrà anche abbassare le aliquote (sempre ammesso che non abbia disperato bisogno di fare cassa). Ma se taglierà anche i trasferimenti agli enti locali indurrà i sindaci a far quadrare i bilanci intervenendo sull’Imu.
CHI PERDE E CHI GUADAGNA
Zone turistiche tartassate, periferie senza scossoni
Anche se il governo si impegna a compensare le entrate aggiuntive che verranno dall’operazione-catasto con un abbassamento delle aliquote, ciò non eviterà di penalizzare alcuni proprietari di abitazioni e di favorirne altri.
E questo perchè la compensazione non potrà che essere uniforme mentre i maggiori costi della rivoluzione catastale si differenzieranno a seconda delle zone, dei metri quadri e del tipo di abitazione.
Ciò significa che una volta abbassate per tutti le aliquote o le detrazioni nelle tasse sulla casa (per assicurare il saldo zero dell’intera operazione), ci saranno alcune abitazioni, come quelle delle zone di pregio e quelle delle aree di grande interesse turistico, che subiranno quasi sicuramente una vera e propria stangata fiscale.
Altre, soprattutto in provincia, potrebbero vedere invece alleggerito il peso fiscale che attualmente grava su di loro, tra Imu e altre imposte.
Infine, per le periferie delle grandi città , la situazione potrà variare da caso a caso, e non sono esclusi sconti.
Saranno favoriti anche gli appartamenti che, a parità di superficie rispetto ad altri, presentano un numero di vani superiore. Oggi invece pagano di più.
Si tratta soprattutto delle nuove costruzioni, che presentano una distribuzione più razionale degli spazi rispetto a molte vecchie abitazioni.
(da “La Repubblica“)
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