Marzo 12th, 2012 Riccardo Fucile
I PARLAMENTARI ( O PERSONA DA LORO PRESENTATA) COMPRANO CASA PAGANDO UN TASSO CHE E’ MENO DELLA META’ DI QUANTO PAGA UN COMUNE CITTADINO
Sul testo della convenzione è scritto chiaramente: «Condizioni particolari per
senatori in carica, cessati dal mandato, gruppi parlamentari, dipendenti in servizio o in quiescenza».
Quell`aggettivo «particolari» – è la chiave di tutto.
Spiega i tassi agevolati di cui può usufruire chi ha la fortuna di avere un conto alla Bnl di Palazzo Madama.
Spiega le condizioni di favore di cui si gode anche al Banco di Napoli della Camera, dove il massimo scoperto va (secondo i racconti dei correntisti) dai 12 ai 20mila euro.
Spiega perchè – con una telecamera nascosta – l`onorevole Barbato sia riuscito a dimostrare a Piazza pulita quanto sia più conveniente – per chi gira in Parlamento – avere un prestito in banca.
«Il tasso presentato al deputato era sbagliato precisa Bnl – nessun mutuo è stato mai acceso a quelle condizioni».
Repubblica è però riuscita a vedere l`accordo (seb-bene considerato “privato” dagli uffici del Senato e della banca) e a verificare che i tassi applicati sono, oltre che particolari, decisamente vantaggiosi.
Partiamo dai mutui a tasso fisso a 10 anni: con un tasso irs del 2,25% (è quello fissato a livello internazionale, pagato dalla banca) la maggiorazione è dello 0,70.
Sui variabili, considerando l`euribor a 6 mesi, la maggiorazione accordata dalla banca del Senato è dello 0,70% a 10 anni, dello 0,75 a 15, dello 0,85 a 20, dell` 1,10 a 25, contro condizioni di mercato (le migliori) che vedono una differenza di quasi un punto e mezzo, dal 2,50 al 3%.
Meglio ancora i costi della pratica:
«Eppure – assicura Bnl – negli ultimi tre anni i senatori che hanno acceso mutui si contano sulle dita di una mano. I dipendenti sono stati solo 27. C`è stato un momento in cui un`altra convenzione, perla pubblica amministrazione, era più conveniente».
Di accordi privilegiati ce ne sono stati, ad esempio per enti di previdenza, ma – spiegano alcuni bancari – sono accordi commerciali:
l`istituto offre un pacchetto di servizi, guadagna su una cosa, magari perde un po` su un`altra, ma ad accendere un mutuo a persone con stipendi alti e sicuri (come avviene in Parlamento) si rischia meno.
Semmai, mormora qualcuno, «da cittadino trovo sconveniente che un`istituzione imponga una gara al ribasso. Che dicano invece: vogliamo pagare come tutti gli altri».
«Tra poco ci sarà la nuova gara – spiega il questore pd di Palazzo Madama Benedetto Adragna – potremmo perfino strappare regole più vantaggiose.
Deve però essere chiaro che il Senato non sborsa un euro per questo.
La banca offre condizioni vantaggiose per fornire il servizio, non c`è un costo che ricade sui cittadini». T
ra l`altro, di quei privilegi godono anche i giornalisti parlamentari che aprono un conto li.
Ammette, Adragna, che quei tassi sono privilegiati.
Il suo collega questore della Camera, l`onorevole Albonetti, dice invece che al Banco di Napoli «sono più in linea col mercato».
E addirittura «rivisti al rialzo dopo la crisi».
Sarà , ma due anni fa un deputato – lo rivela lui stesso – ha avuto un mutuo variabile a dieci anni con un tasso maggiorato dello 0,65% più l` euribor a un mese.
A Montecitorio la convenzione è nascosta meglio: è un`intesa privata, «è il mercato bellezza». Alle istituzioni, però, si può chiedere trasparenza anche su questo.
Accordi e convenzioni sui siti, ad esempio.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Marzo 11th, 2012 Riccardo Fucile
BEN 1.082.000 GLIM IMMOBILI MAI DENUNCIATI, 817 MILIONI DI RENDITA CATASTALE, 472 MILIONI DI TASSE ANNUALI EVASE
Un tesoretto inaspettato da 2 miliardi di euro, ben nascosto in un milione e 82 mila immobili fantasma, scovati e riportati alla luce del Catasto (e del Fisco) da un’azione capillare e super-tecnologica dell’Agenzia del territorio.
Mille persone, otto mesi di lavoro sul campo, per indagare 818 mila particelle, ovvero pezzetti di terreno su cui negli anni si è costruito in totale libertà , a cui aggiungere quelle relative ai contribuenti che si sono autodenunciati entro lo scorso aprile.
Risultato: individuati oltre un milione di fabbricati totalmente sconosciuti che valgono 817 milioni di euro di rendita catastale e 472 milioni di tasse per l’anno in corso (tra Imu, cedolare secca, imposta di registro).
Considerati gli arretrati (fino a 5 anni di retroattività per le tasse non pagate), il tesoretto potrebbe davvero centrare quota 2 miliardi di euro.
Entro giugno, poi, il lavoro sarà completato, fino alla quota record di 2,2 milioni di particelle resuscitate.
Tasse comprese.
Il metodo è quasi banale: sovrapporre le ortofoto aeree ad alta risoluzione del territorio italiano alla cartografia catastale.
E poi segnare con un puntino rosso i tetti che prima non c’erano.
Scovare i fantasmi del mattone è nient’altro che il frutto di questa operazione.
Nella pratica, un enorme lavoro.
Tecnologico, innanzitutto: la Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) ha messo a disposizione, gratis, le foto all’Agenzia del territorio, che però ha dovuto adeguare la propria cartografia, un tempo solo cartacea, ora “vettorializzata”, ovvero digitalizzata ad altissima risoluzione.
E lavoro pratico, poi: mille uomini dell’Agenzia in giro a svelare le incongruenze dei due scatti.
I RISULTATI
Nel mirino sono entrate oltre 2,2 milioni di particelle (pezzetti di terreno), identificate nel 2011 come sospette, di cui 1,8 milioni già controllate (le restanti lo saranno entro giugno), anche grazie a più di un milione di contribuenti che si sono autodenunciati al 30 aprile dello scorso anno.
Se si escludono le particelle che non richiedono di essere accatastate (spianate, ruderi, case in corso di costruzione) e quelle che i tecnici dell’Agenzia non sono riusciti a controllare perchè inaccessibili (costruzioni con mura di cinta alte, parchi, cancelli, alberi), l’intera operazione ha portato alla luce un milione e 81 mila immobili fantasmi, inesistenti per la banca dati del Catasto e a Fisco zero. I proprietari non hanno mai versato un euro di tasse.
TIPOLOGIE DI IMMOBILI
Un terzo delle nuove strutture (34%) è costituito da abitazioni e quasi un terzo (31%) da magazzini. Il resto si divide tra autorimesse (18%) e “altro” (17%).
La categoria “altro” è molto interessante anche perchè ad essa fa capo il 72% della nuova rendita catastale rilevata (tra definitiva, in quanto autodenunciata, e presunta), ovvero 585 su 817 milioni totali.
Un importo rilevante, spiegabile proprio perchè dentro “altro” ci sono stabilimenti industriali, uffici e negozi.
CHI NASCONDE DI PIÙ
Nella classifica delle Province e Regioni con più “fantasmi” vince Bari per i magazzini (13.003), Cosenza per le abitazioni (18.801), Cuneo per “altro” (12.817), Perugia per le autorimesse (6.502), Napoli come Provincia sul totale (37.519), la Sicilia come Regione (153.276), Trapani come rendita catastale totale (88,5 milioni di cui 85 in “altro”), Salerno per le particelle ancora da verificare (42.788).
Un’Italia che appare spaccata in due: al Nord più capannoni e negozi, al Sud più case.
LE PREVISIONI DI GETTITO
Il Dipartimento delle Finanze stima che la maggiore rendita catastale, ora regolarmente iscritta (817,39 milioni), determinerà per quest’anno un gettito aggiuntivo di circa 472 milioni di euro, così diviso: 356 milioni ai fini Imu (anche sulla prima casa), 110 milioni da Irpef e cedolare secca (affitti), 6 milioni dall’imposta di registro su canoni di locazione.
A questo importo, quasi mezzo miliardo, vanno aggiunte le somme recuperabili in modo retroattivo, fino a 5 anni, a meno che il proprietario non dimostri che l’immobile ex-fantasma esiste da meno tempo. La cifra di 2 miliardi totali, un vero e proprio tesoretto, non è considerata del tutto peregrina.
IL RUOLO DEI COMUNI
Pagate le tasse dovute, spetterà ai Comuni esprimersi sulla regolarità delle nuove costruzioni e decidere se abbattere o condonare le irregolari. A Roma, scovate 32 mila strutture in tutto (di cui 12.711 case), a Milano 12 mila (3.701 case), a Napoli 37 mila (17.849 case).
Questi «straordinari risultati», ha commentato Gabriella Alemanno, direttore dell’Agenzia del territorio, «sono stati resi possibili per effetto di soluzioni organizzative e tecnologie innovative mai utilizzate prima».
Valentina Conte
(da “La Repubblica”)
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Marzo 10th, 2012 Riccardo Fucile
IL 7,3% DELLE TRANSAZIONI NEI PRIMI DUE MESI DEL 2012 SONO STATE EFFTTUATE DA ITALIANI
Secondo la rete di agenzie immobiliari Knight Frank, nei mesi di gennaio e febbraio 2012, il 7,3 per cento delle transazioni sono state effettuate da nostri connazionali, contro il 7,2 dei russi.
E 2011 lo scambio d’affari ha riguardato 450 milioni di sterline pari a 540 milioni di euro. I quartieri preferiti?
I migliori e i più cari: Chelsea, Maida Vale, Saint John’s Wood e Kensingto
Gli italiani a Londra non sono mai mancati.
Ma ora gli abitanti del Belpaese che emigrano o investono nella capitale inglese hanno una caratteristica in più: hanno tanti, ma tanti soldi.
Secondo la rete di agenzie immobiliari di case di lusso Knight Frank, nei mesi di gennaio e di febbraio di quest’anno gli italiani hanno superato i russi nell’acquisto di ville e appartamenti di pregio.
E ora rappresentano la prima comunità estera, nei primi due mesi del 2012 ben il 7,3 per cento delle transazioni sono state effettuate da italiani, contro il 7,2 per cento dei russi. Proprio in questi giorni, a Londra, è in scena la fiera dell’Italia, “La Dolce Vita”.
«I ricchi italiani vogliono investire fuori dall’Eurozona, che, come sappiamo, non se la passa bene», spiega Liam Bailey, responsabile del centro studi sul residenziale di Knight Frank.
«Lo stesso grande interesse per gli immobili londinesi lo vediamo da Paesi come la Grecia e la Spagna. Da Atene arriva, per esempio, un 3 per cento delle transazioni, e questo fa della penisola ellenica la quinta area in ordine di importanza per quanto riguarda la provenienza dei compratori».
Ma perchè proprio Londra?
«La capitale è un posto “logico” per investire. È un enorme mercato molto liquido e dove i prezzi delle case salgono di continuo, c’è la City e l’alta finanza, lo stile di vita è interessante. Insomma, a Londra si è sempre al centro del mondo».
Nel 2011, gli italiani hanno comprato da Knight Frank case e ville per un totale di 450 milioni di sterline, al cambio attuale quasi 540 milioni di euro.
Il prezzo medio di una casa acquistata dagli abitanti dello Stivale è di 2 milioni di sterline.
«Ma abbiamo venduto anche proprietà da 10 milioni di sterline — riprende Frank — e ancora nella nostra memoria è quella villa nel quartiere di South Kensington da 7,4 milioni venduta a un italiano».
Chelsea, Maida Vale, Saint John’s Wood e Kensington, appunto, i quartieri preferiti, dove gli italiani trovano ottime scuole, ottimi servizi e tanto, tanto lusso.
Ma a Roma e a Milano stanno riscoprendo pure quartieri periferici e meno di pregio come Clapham e Fulham.
Gli inglesi, chiaramente, rappresentano ancora la maggioranza, con un 40,1 per cento delle transazioni.
Secondi gli italiani con il 7,3 e terzi i russi con il 7,2 per cento, appunto.
Poi vengono i francesi, con il 5,2 per cento e gli indiani con il 4,4 per cento.
Al quinto posto i greci, con un 3 per cento.
«Gli italiani sono sempre stati fra i “top buyer” — aggiunge Bailey — e da anni sono fra le prime cinque posizioni. Ma non possiamo nascondere che questo sorpasso dei russi, ora, ci ha proprio stupito». Poi, una cosa Bailey suggerisce. Non ci sono solo le case, ma c’è tutto un mondo legato all’Italia che gira attorno.
Così i nostri connazionali con i portafogli pieni si incontrano al ristorante San Lorenzo di Kensington o al bar Frankie’s fondato dal famoso fantino Frankie Dettori.
Ancora, fanno frequentare ai figli le migliori scuole private e i migliori college e, di sera, vanno nei club esclusivi della capitale, fino a ieri riservati agli inglesi, ma che ora si sono aperti anche ai ricchi possidenti stranieri.
Ma chi sono questi facoltosi italiani?
Knight Frank non fa nomi, nel rispetto della privacy dei suoi clienti, ma si sa che ci sono tanti uomini e donne della finanza, attratti dalla City, attori, imprenditori, gente dello spettacolo e dello sport e persino intere famiglie che scelgono di vivere definitivamente all’ombra del Big Ben.
«Soprattutto dall’Italia del nord — spiega John Kennedy, dell’agenzia Knight Frank di South Kensington — e ci ha impressionato il numero di genitori che comprano case di lusso per i loro figli che studiano a Londra. Poi ci sono i compratori professionali, come le agenzie immobiliari italiane che acquistano per poi rivendere».
Secondo gli analisti dell’agenzia, che ha sedi in tutto il mondo, gli italiani, i greci e gli spagnoli sono spinti ad acquistare nel Regno Unito anche dalle recenti misure di austerity messe in atto dai rispettivi governi.
E l’interesse è alto, nonostante i prezzi.
Le valutazioni sono aumentate, infatti, in tutto il 2011, dell’11,6 per cento e, solo nel mese di febbraio di quest’anno, dell’1 per cento.
Dal collasso della Lehman Brothers e dalla crisi economica del 2008/2009, i prezzi delle case di lusso londinesi sono aumentati del 43 per cento.
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Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2011 DALLA LOTTA ALL’EVASIONE IL 23% IN PIU’
La lotta all’evasione procede senza sosta.
Anche cercando quei beni che sono sotto gli occhi di tutti, tranne che del Fisco. Sono infatti ben 1.081.698 le case fantasma scovate dall’Agenzia del Territorio nell’azione di accertamento condotta nel 2011.
Si tratta di unità immobiliari di diverse tipologie a cui è stata attribuita una rendita (definitiva o presunta) pari a 817,39 milioni di euro.
L’Agenzia aveva individuato inizialmente 2.228.143 particelle del Catasto terreni, nelle quali si era constatata la presenza di potenziali fabbricati non presenti nelle banche dati catastali.
Il gettito stimato complessivo, erariale e locale, è pari a circa 472 milioni di euro.
Intanto crescono le entrate fiscali.
Nel 2011 le entrate totali ammontano a 411.790 milioni di euro (+4.823 milioni di euro, pari a +1,2%).
Il 2011 «chiude con un risultato molto positivo degli incassi da ruoli relativi ad attività di accertamento e controllo che hanno generato incassi per 7.361 milioni di euro, facendo registrare un incremento del 22,7% rispetto al 2010 (pari a +1.361 milioni di euro)».
Bene anche il mese di gennaio nel quale: «le entrate tributarie erariali registrate ammontano a 32.680 milioni di euro in crescita del 4,5% (+1.405 milioni di euro) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente».
I dati sono stati comunicati dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia precisando che «a partire dalla seconda metà dell’anno il peggioramento del quadro congiunturale dell’economia italiana, conseguente all’aggravarsi della crisi del debito sovrano, ha determinato un’attenuazione del ritmo sostenuto di crescita delle entrate tributarie registrato nei primi mesi dell’anno, in parte compensato dagli effetti delle misure delle manovre correttive di finanza pubblica varate a partire dall’estate».
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Dicembre 28th, 2011 Riccardo Fucile
L’ADEGUAMENTO DEI VALORI POTREBBE INCIDERE SULLE COMPRAVENDITE E SULLA TASSA DELLA CASA
Il governo Monti è pronto a mettere mano al catasto e a riformarne i valori. Un’operazione che servirà a fare cassa anche se non immediatamente e che si pone come base per eventuali e futuri interventi sul principale bene degli italiani, la casa. L’obiettivo principale è di aggiornare le rendite adeguandole al mercato e di riequilibrare gli estimi delle grandi città sperequati tra centro e periferia.
L’operazione porterebbe da subito maggiori entrate nell’ambito delle compravendite. Ma – spiega una fonte di governo all’Ansa – all’adeguamento dei valori base dovrà corrispondere una riduzione delle aliquote.
Il nuovo provvedimento potrebbe arrivare velocemente, per consentire una reale applicazione prima della fine della legislatura.
L’ultimo tentativo di riforma, avviato nel 2006 dal governo Prodi con un “collegato” alla legge Finanziaria, finì nel dimenticatoio proprio per l’arrivo anticipato della fine della legislatura.
“E’ noto – è scritto nel documento – che le attuali rendite catastali, su cui si basa in larga parte la tassazione immobiliare, non sono più congrue rispetto ai valori di mercato”.
L’ultimo rapporto dell’Agenzia del Territorio indica in particolare che per le abitazioni il valore corrente di mercato è pari, in media a 3,73 volte la base imponibile ai fini Ici. Se si guarda all’Irpef, invece, lo stesso rapporto oscilla tra il 3,59 della abitazioni principali e il 3,85% delle seconde case.
I canoni di locazione, poi, sono superiori di 6,46 volte a quelli delle rendite catastali.
A tracciarne le basi del nuovo catasto è un documento elaborato dal ministero dell’Economia che fissa i cinque criteri che saranno utilizzati.
“Il disegno di riforma – spiega il ministero dell’Economia – è imperniato sui seguenti elementi: 1) la costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita (ovvero il reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione; 2) la rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari; 3) il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie; 4) il superamento, per abitazioni e uffici, del “vano” come unità di misura della consistenza a fini fiscali, sostituendolo con la “superficie” espressa in metri quadrati; 5) la riqualificazione dei metodi di stima diretta per gli immobili speciali”.
Sul punto 2), la “rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari”, oggi, ad esempio, per le sole ‘abitazioni’ sono previste 11 classi: dalla Casa signorile ai castelli (A9), passando per abitazioni di tipo economico (A3), popolare (A4)e ultrapopolare (A5) che spesso, con i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, non rispettano più la realtà .
Il documento del ministero fa espressamento un esempio: “Tipicamente – è scritto – abitazione classate come popolari (A4) lo sono rimaste nel tempo, anche se oggi, pur essendo ubicate in zone centrali, il loro valore è di fatto più elevato di edifici di “civile abitazione (A2) ubicati in zone semicentrali o, addirittura, periferiche”.
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Dicembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO ALFANO HA ABITATO PER TRE ANNI IN UN APPARTAMENTO VICINO A PIAZZA NAVONA PAGANDO MENO DI UN TERZO DEL PREZZO DI MERCATO… IL LOCATORE E’ OGGI COINVOLTO IN UNA INCHIESTA PER EVASIONE FISCALE E RICICLAGGIO
Il più fortunato è stato sicuramente Claudio Scajola: Diego Anemone gli pagò parte dell’ormai mitica casa con vista Colosseo senza che lui ne sapesse nulla.
Giulio Tremonti si è dovuto accontentare soltanto di un affitto in pieno centro a Roma preso a nome del suo collaboratore Mauro Milanese.
Angelino Alfano, invece, a quanto pare l’affitto lo ha pagato di tasca sua, ma è stato davvero fortunatissimo.
Per quasi tre anni, fino al 2008, l’attuale segretario del Pdl ha occupato un alloggio di circa 60 metri quadri a Roma, in via del Paradiso, a metà strada tra Campo de’ Fiori e piazza Navona a un prezzo decisamente conveniente: 485 euro al mese.
E dire che gli affitti, in quella zona centralissima della Capitale, sono piuttosto altini: per un bilocale in via dei Chiavari – a poche centinaia di metri da via del Paradiso – ci vogliono 1.500 euro; per sessanta metri in piazza Farnese, invece, il prezzo lievita fino a 1.800.
La notizia – raccontata per primo da Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera – salta fuori da un’inchiesta per evasione fiscale, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio del pool reati finanziari della Procura di Milano, che ha notificato l’atto di chiusura delle indagini agli interessati.
Tra questi figura Roberto Saija, imprenditore nel campo energie rinnovabili, il quale, tramite la la società Immobiltel a lui riconducibile, risulta aver preso in leasing l’appartamento di Campo de’ Fiori dalla banca milanese Italease.
Quest’ultima risulta proprietaria di due immobili (uno da 1,5 vani, l’altro da 3,5 vani, categoria A10 “studi e uffici privati”), in via del Paradiso 41.
Uno di questi è stato dato in affitto dal febbraio 2006 alla fine del 2008 all’allora deputato del Pdl Angelino Alfano, allo straordinario prezzo di 485 euro al mese.
Il locatore Saija non nega di aver affidato l’appartamento all’ex ministro della Giustizia, motivando il fatto con la scelta di una persona fidata.
L’imprenditore, infatti, dichiara di conoscere da molto tempo Alfano, il quale avrebbe occupato la casa per pochi giorni alla settimana, impegnadosi a lasciarla subito in caso di necessità .
Una disponibilità evidentemente meritevole di un canone di affitto pari, in media, a meno di un terzo di quanto un normale cittadino sarebbe tenuto a pagare.
Alcuni negozianti ricordano bene Alfano: “Abitava qui – racconta il tabaccaio – lo vedevamo spesso. à‰ andato via poco prima di diventare ministro”.
Altri sono arrivati dopo: “Mai visto Alfano – racconta il pasticciere – ma se trovate chi gli ha affittato una casa in via del Paradiso a quel a quel prezzo portatemelo. Magari ne ha una anche per me…”.
Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 4th, 2011 Riccardo Fucile
IL PDL, DOPO AVER SFASCIATO INSIEME ALLA LEGA I CONTI DEL PAESE, ORA SI OPPONE ALLA REINTRODUZIONE DELL’ICI E ALLA TASSAZIONE DEI GRANDI PATRIMONI
La prima casa potrebbe essere salva. E la patrimoniale è in bilico.
Nella manovra in preparazione, che avrà un’entità intorno ai 25 miliardi di euro (5 di delega fiscale), è in corso un braccio di ferro pesante tra Monti e le forze politiche dell’ex maggioranza.
Se la Lega ha già ribadito la sua più ferma contrarietà alla modifica del regime pensionistico sul fronte dell’anzianità , nel colloquio con Angelino Alfano di questo pomeriggio il premier Monti si sarebbe sentito ribadire la netta chiusura del Pdl all’introduzione della patrimoniale sui capitali anche oltre il milione di euro.
Nelle parole di Alfano, che subito dopo ha pubblicamente invocato “equità e attenzione alle famiglie”, non si può non leggere il tentativo estremo degli uomini di Silvio Berlusconi di tutelare non solo il proprio elettorato di riferimento ma, soprattutto, il Cavaliere stesso.
Certo, difficilmente il Pdl si prenderà la responsabilità di bocciare la manovra Monti, ma il segnale politico potrebbe arrivare anche da un’astensione, in modo da far passare la manovra solo con i voti dell’ex opposizione.
Le voci che circolano in queste ore parlano anche della possibilità che Monti, vista la situazione, possa anche chiedere la prima fiducia del suo esecutivo sull’intero pacchetto, in modo da costringere il Pdl a uscire allo scoperto e fare una netta scelta di campo, ma sulla questione si sta trattando.
La manovra, così come l’ha presentata Monti ad Alfano, non piace proprio al partito azzurro.
L’incontro si è infatti protratto per oltre due ore.
Anche sull’aumento dell’Irpef Alfano si sarebbe mostrato perplesso ma pure su questo, come poi sottolineato dall’avvocato Paniz, “la cosa non ci piace ma possiamo digerirla comunque”.
La patrimoniale, però, è un’altra faccenda, colpirebbe il cuore dell’elettorato azzurro.
A poco sarebbero servite le motivazioni di Mario Monti, che avrebbe parlato di una serie di misure mirate, tali da costituire comunque nel complesso una tassa sul patrimonio, ma calibrate a seconda dell’effettiva sostanza posseduta, sia in termini mobiliari ma, soprattutto, immobiliari (la tassa di stazionamento delle imbarcazioni sarebbe solo un aspetto del problema e non la sua sostanza principale).
Nel mirino di questa manovra, infatti, pare esserci soprattutto un fattore: il mattone.
Monti vuole reintrodurre l’Ici, ma anche in questo caso non in modo indiscriminato, bensì attraverso un aumento delle rendite catastali e solo successivamente con l’introduzione graduale della tassa tolta da Berlusconi.
La prima casa, allo stato attuale della trattativa in corso, possa dirsi parzialmente in salvo.
La reintroduzione dell’Ici, infatti, dovrebbe riguardare soprattutto il possesso di altre case (la seconda, la terza e cosi’ via).
La prima casa dovrebbe evitare il prelievo perchè si pensa di garantire un franchigia sulla rendita catastale al di sotto della quale consentire una fascia di esenzione.
Ad esempio, per i possessori di prima casa, l’Ici non è dovuta fino a una rendita catastale di 50 mila euro.
Mentre invece, nelle seconde e terze case, l’aliquota della nuova Ici sarà progressiva e salirà .
La rivalutazione delle rendite catastali che sta studiando il governo dovrebbe aggirarsi attorno al 15%.
C’è da dire, comunque, che il tetto dei 50 mila euro come base di esenzione è piuttosto basso mentre l’aumento delle rendite catastali è in grado di garantite un gettito immediato di svariati milioni di euro provenienti soprattutto dai centri storici della grandi città dove le aliquote catastali non sono state riviste da almeno vent’anni.
La trattativa con Monti prosegue, ma all’orizzonte non si staglia il sereno, specie sul fronte della maggioranza che dovrà accogliere le misure in Parlamento già lunedì mattina.
C’è aria di burrasca soprattutto nella maggioranza e in zona Di Pietro, dove soprattutto le voci Irpef e pensioni hanno riportato l’ex pm di Mani Pulite sull’Aventino: “Se ancora una volta — ha detto Antonio Di Pietro — l’aumento delle tasse sarà per tutti, allora la persona onesta finirà per essere ‘cornuta e mazziata’ e in questo caso non c’era bisogno di un governo Monti, lo sapeva fare pure Berlusconi”.
Al momento non è ancora chiaro se Monti riuscirà ad anticipare a stasera il consiglio dei ministri in modo di trovarsi con le misure già approvate all’apertura dei mercati di lunedì mattina.
Ma questo è l’intento del premier tecnico.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 26th, 2011 Riccardo Fucile
PER “L’ESPRESSO” LA RUSSA E SUO FIGLIO NE HANNO ABITATA UNA, LUI NEGA… SOLO TENERLE IN ORDINE CI COSTA DAI TREMILA AI SEIMILA EURO AL MESE PER OGNUNA
Non sono giornate facili, queste, per Ignazio La Russa. 
Fare il ministro della Difesa gli piaceva tantissimo, e ci ha dovuto rinunciare. Scoprire che i suoi ex colleghi di governo avevano solo finto di essergli amico per tornare a bollarlo come nero fascista, è stato un dolore nascosto a fatica dietro il consueto ghigno mefistofelico.
Ma ieri doveva essere una giornata di tregua, e quasi di speranza: alla Sala Capitolare del Senato si presentava Ladestra.it  , quotidiano online che vuole mettere a disposizione dei più giovani “valori antichi”.
Ospite d’onore, insieme a Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni, proprio La Russa, che sul sito lanciava la rubrichina “Diciamolo con Ignazio” con uno strale ai traditori: “Lo spettacolo di chi in parlamento o nel paese è pronto a cambiare casacca è quasi esilarante se non fosse per la tristezza di vedere uomini e donne pieni di sè, annaspare verso altre barche magari anch’esse traballanti, e circondate da scogli – scrive Ignazio -. Alla ricerca disperata di una cuccetta riscaldata dove svernare per il tempo necessario a preparare un nuovo salto e un nuovo approdo”.
Neanche il tempo di godersi un brindisi inaugurale ed ecco che t’arriva dal sito concorrente dell’Espresso una bordata micidiale: l’appartamento destinato al ministro della Difesa, 200 metri quadri in zona Colosseo affittati all’iperbolica cifra di 171 euro ma con spese da 4mila euro al mese, è stato utilizzato poco da La Russa mentre pare sia stato visto entrare e uscire il figlio Geronimo.
Un altro appartamento goduto all’insaputa di un ministro? Giammai, risponde con vigore La Russa, che invita L’Espresso a rettificare: “Tale alloggio di servizio, lecitamente abitato dal precedente ministro della Difesa non di centrodestra, è stato visto da me solo quando mi recai in visita di cortesia al ministro Parisi che ancora lo abitava e che ha continuato ad abitarlo, secondo le regole, anche parecchi mesi dopo la mia nomina – diceva una nota emessa ieri sera -. Non ho mai avuto le chiavi di tale appartamento, del quale ricordo la zona ma non l’indirizzo esatto. Di certo non vi ho mai trascorso un solo giorno della mia vita ‘da ministro’ nè, ne ho più avuto notizia. Ancora più offensiva è l’affermazione che sia stato usato da mio figlio Geronimo che neanche ne conosce l’esistenza e che quando passa da Roma dorme ovviamente a casa mia in zona Prati, dove abito da oltre 15 anni. Peraltro casualmente proprio vicino all’abitazione di Massimo D’Alema”.
Quegli accenni bipartisan, utili a trovare conforto in campo nemico, fanno quasi tenerezza: chiedete a D’Alema, il mio vicino di casa, vi confermerà dove sto di solito, e dove passa a rubare un letto il mio figliolo; quanto a Parisi, è stato lui a occupare l’immobile da ministro, e ci ha messo pure un po’ a levare le tende.
“Andai in quella casa per motivi di sicurezza – conferma Arturo Parisi, titolare della Difesa con Prodi nel 2006 -. Il governo cadde a maggio, io per l’estate me n’ero già andato. Non so chi arrivò dopo. Certo era una bella casa, utile perchè ci stavano dentro anche le guardie del corpo. In quella dov’ero prima non potevano entrare, nè avere un bagno”.
Ma, dall’estate del 2008, chi vive in quel comodo appartamento? “Non lo sappiamo, non sappiamo niente” rispondono all’unisono La Russa e il suo portavoce.
L’Espresso ammette: ok, forse Geronimo non c’entra, ma chi ha speso cifre variabili dai 3 ai 6mila euro al mese per “pulizia, riassetto di camere e di locali connessi nonchè pasti, mensa e sguatteria”? Mica sarà rimasto lì vuoto o a fare da pied-à -terre a qualche big?
“Non lo sappiamo, non sappiamo niente”, risposta bis dell’uomo che, fino a due settimane fa, era responsabile della Difesa, residenze di lusso annesse.
Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 25th, 2011 Riccardo Fucile
CENTO CITTADINI AQUILANI PROPONGONO UNA ALLEANZA DI LISTE CIVICHE ALLE AMMINISTRATIVE DI PRIMAVERA: “LA RICOSTRUZINE SIA PARTECIPATA”…LO SDEGNO PER LE PROMESSE NON MANTENUTE E I SIPARIETTI MEDIATICI…ECCO TUTTI I DATI SULLA SITUAZIONE REALE A DUE ANNI E MEZZO DAL SISMA: LE PALLE MEDIATICHE DEL GOVERNO
Cento cittadini aquilani lanciano un’appello sul web: «La ricostruzione sia partecipata». 
E propongono una coalizione di liste civiche alle amministrative della prossima primavera
Il teatro dei bagni folla e poi dello sdegno e dell’indignazione.
A L’Aquila, dopo il sisma del 6 aprile 2009, è andata in scena l’ascesa e caduta di Berlusconi. I siparietti mediatici, prima.
Poi, la mobilitazione della popolazione contro il governo e le sue promesse mancate: le migliaia di cittadini con le carriole in mano, per pulire il centro dalle macerie, le manifestazioni con migliaia di persone, e le firme (oltre 50mila) per chiedere una legge che ristabilisca democrazia e legalità nell’area dell’emergenza.
Ora molti dei protagonisti di quelle battaglie promuovono un appello per lanciare la loro sfida: partecipare alle elezioni amministrative con una coalizione di liste civiche.
Si ispirano alla rivoluzione gentile di Milano e Napoli. Ma sono ancor più netti e decisi: «Dei partiti non ci fidiamo più», dicono chiaro e tondo.
Nè di quelli al governo, che nella città del sisma ha mandato solo commissari ed esercito e non hanno mai ascoltato la voce dei cittadini.
Nè di quelli che siedono al Comune, retto dal Pd Massimo Cialente, accusato di essere «ambiguo e inconcludente», di alternare roboanti accuse a intensi flirt con Bertolaso prima, con l’abruzzese Gianni Letta, oggi.
A non andare giù a molti cittadini è stato il via libera del Comune al Progetto Case, le new town di Berlusconi, che hanno fatto di L’Aquila una infinita, invivibile, periferia (mentre la ricostruzione vera, a partire dal centro, è rimandata a non si sa quando).
E poi il comunicato di Cialente in difesa di Bertolaso dopo lo scoppio dello scandalo della cricca (l’ex sottosegretario è stato rinviato a giudizio per gli appalti del G8 della Maddalena). Troppe concessioni a un governo che lascia ancora a terra 4 milioni di tonnellate di macerie, e senza casa 35mila persone, di cui solo 14mila ospitate nelle new town.
Quindi — annunciano gli aquilani — faremo da soli: «Una coalizione di liste civiche», per vincere le elezioni di primavera.
Il candidato sindaco? «Lo sceglieremo tutti insieme».
Il programma? «Partiamo da idee comuni, ma vogliamo scriverlo strada facendo».
Al posto della campagna elettorale, un progetto di partecipazione aperto a tutta la città : workshop tematici da realizzare non in sale convegno, ma a contatto con la città vera, nell’immensa periferia delle new town.
«Portiamo avanti una diversa concezione della delega. Non crediamo alle primarie, nè basta un voto ogni 5 anni. Vogliamo una democrazia continua, nella quale i cittadini possano esercitare sempre controllo e partecipazione. Solo così potremo ricostruire la città , che per noi è un bene comune», spiega Ettore Di Cesare, uno dei promotori dell’appello, che ha raccolto oltre 100 firme di cittadini, esponenti della società civile, dell’economia, della cultura aquilana.
Docenti universitari, come il prorettore dell’ateneo Aquilano Giusi Pitari, la docente di ingegneria Laura Tarantino, e Antonello Ciccozzi, della facoltà di lettere, promotore di un progetto di “microzonazione del danno” per avvicinare l’assistenza ai bisogni dei cittadini: «Per il commissariato di governo chi ha un mutuo sulla casa distrutta e ha perso il lavoro e un familiare riceve la stessa assistenza di chi magari lavora nelle costruzioni e ha raddoppiato il suo fatturato», spiega Ciccozzi.
Numerose le firme di commercianti, che col centro storico ancora chiuso non riescono a riaprire l’attività .
E poi ingegneri, architetti, tecnici, impegnati direttamente nella ricostruzione, resa impossibile da norme spesso contraddittorie:
«La sicurezza della ricostruzione viene sottoposta a parametri economici, e c’è ancora troppa confusione su tempi e modalità per iniziare i lavori. Gli ordini professionali avrebbero dovuto bloccare tutto all’inizio, per chiedere regole certe, qualità e sicurezza», spiega l’ingegnere Piero De Santis, uno tra i tecnici “critici” che ha firmato l’appello.
Tra i firmatari anche molti lavoratori del distretto dell’hitech aquilano, aziende come Alenia Thales e Technolabs, che provano una difficile rinascita, tra ammortizzatori sociali e problemi logistici (oggi a L’Aquila i cassintegrati sono oltre duemila, i disoccupati 4mila).
E poi molti giovani e donne. «La politica deve cambiare genere e generazione», spiega Anna Lucia Bonanni. «Basti pensare che in Comune su 40 rappresentanti c’è solo una donna. E venti diversi gruppi consiliari. Ognuno è portavoce solo di se stesso».
Il tema della democrazia e della partecipazione è centrale, per gli aquilani che vogliono sparigliare le carte: «L’Aquila è un laboratorio sia di autoritarismo che di partecipazione», spiega Antonietta Centofanti, firmataria dell’appello e presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della casa dello studente, dove sotto le macerie rimasero 8 giovanissimi.
E l’Aquila è anche la città della rivolta: «Dopo il sisma tanta gente è tornata ad impegnarsi in prima persona, e non può farlo nei partiti che ormai hanno perso ogni rapporto con la società . Il Consiglio comunale, il sindaco, l’opposizione, avrebbero dovuto fare da scudo, difenderci da quelli che la notte del 6 aprile ridevano, pregustando gli appalti», spiega Centofanti.
«Per fortuna siamo riusciti ad ascoltare quelle intercettazioni e questo ci ha permesso di metterci in moto. La ribellione è stata salvifica. E ora dobbiamo andare avanti. L’unica speranza è mettere in moto meccanismi di rivolta».
Per la rivolta, però, gli aquilani non aspetteranno le amministrative.
Già da questo mese sono pronti a scendere in piazza.
Su di loro pende, infatti, il fardello del pagamento delle tasse non versate nei primi 14 mesi di emergenza: secondo il governo dovranno restituire tutti gli arretrati, fino all’ultimo euro, a partire da novembre (molte buste paga potrebbero essere quasi azzerate).
In Parlamento, inoltre, sta per iniziare la discussione sulla legge di iniziativa popolare che chiede risorse certe e una ricostruzione trasparente.
Per sostenerla gli aquilani sono pronti a tornare a invadere la strade di Roma, con le loro bandiere neroverdi.
L’Aquila, i numeri dell’emergenza
La popolazione assistita a settembre 2011: 35.238
Di cui: 13.376 nelle new town del piano C.a.s.e.
12.192 ricevono il contributo di autonoma sistemazione
639 in strutture ricettive (alberghi)
177 nella Caserma della guardia di Finanza di L’Aquila
La crisi
352mila ore di cassa integrazione a luglio 2011, equivalenti a 2mila lavoratori in cassa
1.300 lavoratori in mobilit�
4.000 ricevono l’indennità di disoccupazione
7.000 disoccupati hanno smesso di cercare lavoro
I commissari
I compensi della struttura commissariale:
Vicecommissario Antonio Cicchetti: 232mila euro l’annoCapo della struttura tecnica di missione arch. Gaetano Fontana: 100mila euro l’anno
Il salasso
100milioni di euro di tasse non pagate durante l’emergenza dagli aquilani dovranno essere restituiti da novembre
Manuele Bonaccorsi
argomento: casa, Costume, denuncia, economia, emergenza, governo, Politica, radici e valori, terremoto | Commenta »