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PENNACCHI RITORNA FASCIOCOMUNISTA: “VOGLIO LANCIARE UNA LISTA CON FUTURO E LIBERTA’ A LATINA”

Aprile 1st, 2011 Riccardo Fucile

LA PROPOSTA DEL VINCITORE DEL PREMIO STREGA AI FINIANI: “CORRIAMO INSIEME”…L’ANALISI DELLO SCRITTORE DI SINISTRA: “I VECCHI SCHIERAMENTI SONO SALTATI, OGGI LA DISCRIMINANTE E’ TRA CHI HA SENSO DELLO STATO E CHI, COME BERLUSCONI, PENSA SOLO AI FATTI SUOI: E I FASCISTI AVEVANO ECCOME IL SENSO DELLO STATO”

Da una parte Latina-Littoria, luogo dell’anima per la destra post-fascista che si riconosce in Gianfranco Fini.
Dall’altra uno scrittore, che nella città  pontina ha le sue radici e nelle terre bonificate dal Duce ha ambientato il suo capolavoro: “Canale Mussolini”, premio Strega 2010.
Antonio Pennacchi e Fli si sono annusati e si sono piaciuti: alle prossime elezioni comunali l’alchimia produrrà  una “lista Pennacchi-Fli per Latina”.
La scintilla è scoppiata la scorsa estate, quando al Lido di Venezia Fabio Granata, il pasdaran di Fli, si è presentato nella sala dove si svolgeva la premiazione del libro.
Pennacchi, da lontano, ha iniziato a indicarlo ad alta voce: “Ecco un vero fasciocomunista!”.
La sera erano già  insieme al ristorante.
Da lì è stato un susseguirsi di incontri clandestini. Da una parte Pennacchi, dall’altra i finiani Granata, ma anche Flavia Perina e Antonio Buonfiglio.
Fitti conciliaboli, discussioni sul “patriottismo repubblicano”.
Il Secolo d’Italia, il 17 marzo, giorno dell’Unità  nazionale, affida proprio allo scrittore di Latina l’editoriale di prima pagina.
Un mese fa il faccia a faccia più importante, quello tra Pennacchi e il presidente della Camera.
Giurano che nell’incontro non si sia parlato di candidature ma solo di cultura. Sta di fatto che il prossimo maggio, a Latina, l’autore di “Il fasciocomunista” (dal romanzo è stato poi tratto il film “Mio fratello è figlio unico” con Scamarcio) potrebbe impegnarsi in prima persona per la lista di Fini.
E qui, tuttavia, iniziano anche i problemi.
Perchè Pennacchi è uno scrittore ed è anche di sinistra (con trascorsi giovanili nel Msi prima della conversione marxista in “Servire il Popolo”).
Non gli piacciono i calcoli terzopolisti dei finiani, che non vogliono essere accusati da Berlusconi di essersi alleati con il Pd.
Ma è proprio questa l’idea di Pennacchi: “È vero, sto lavorando per costituire la lista Fli a Latina. Che potrebbe, se loro me lo chiedono, anche chiamarsi Lista Pennacchi-Fli. Ma ovviamente in appoggio al candidato sindaco di centrosinistra”, cioè il pd Claudio Moscardelli.
Ora, bisogna dire che a Latina il Pdl è da tempo dilaniato dal lotte intestine e scandali.
E quelli del Fli sperano di raccogliere molti delusi del centrodestra.
Ma lo scrittore non la pensa così: “I tatticismi non mi piacciono, è tempo di andare oltre questi “gestaltisti”, bisogna superare le vecchie forme che tengono ingessato il paese”.
Guardare indietro per andare avanti: “I vecchi schieramenti sono saltati, destra e sinistra non hanno più senso. L’unica differenza è tra chi pensa all’interesse generale, tra chi ha senso dello Stato, e chi, come Berlusconi, pensa solo ai fatti propri. E i fascisti avevano eccome il senso dello Stato”. Ecco l’appello dello scrittore: “È ora che i fasci veri tornino a casa, tornino a sinistra, superando la frattura del 1914. I fascisti tornino a San Sepolcro!”

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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LA RIVINCITA DI SARKOZY: RISCOPRE IL GAULLISMO E LANCIA LA LINEA DURA

Marzo 22nd, 2011 Riccardo Fucile

DIETRO LA SVOLTA DEL PRESIDENTE GLI UOMINI DI CHIRAC: LA NECESSITA’ DI FAR DIMENTICARE LE CONNIVENZE DELL’ELISEO CON I DITTATORI…MA SARKOZY HA CAPITO CHE SE L’OCCIDENTE AVESSE LASCIATO SOLA LA GENERAZIONE CHE SI BATTE   PER LA DEMOCRAZIA ARABA SAREBBE ANDATA SPRECATA UN’OCCASIONE STORICA PER RIAVVICINARE LE DUE SPONDE DEL MEDITERRANEO

Quando il 10 marzo si è avventurato a parlare di Libia, annunciando all’improvviso che la Francia riconosceva gli insorti come gli unici legittimi rappresentanti di quel Paese, per poi inviare un ambasciatore a Bengasi e chiedere all’Onu di proteggere la popolazione dall’aviazione del colonnello Gheddafi, tutta l’èlite francese, a destra come a sinistra, ancora una volta si è fatta beffe di questa nuova stravaganza di un presidente che non sa più cosa inventarsi – così diceva la stampa – per far dimenticare le sue connivenze del passato con il dittatore tunisino e quello egiziano.
La Francia si è sbagliata e oggi destra e sinistra lo ammettono.
È vero: Nicolas Sarkozy aveva intenzione di ridare smalto alla propria immagine, ora che soltanto un elettore su cinque è disposto ad approvarne l’operato.
Questo è un dato di fatto. Indiscutibile.
Che ha certamente contato molto sulla sua decisione.
Ma Sarkozy ha compreso anche – eccoci al punto cruciale – che se il Nerone di Tripoli fosse riuscito a far affogare nel sangue le aspirazioni dei libici alla libertà , altri dittatori del Maghreb e del Mashrek ne avrebbero presto seguito l’esempio, che le democrazie occidentali avrebbero lasciato calpestare la generazione che si batte per la democrazia araba, che gli unici ad approfittarne sarebbero stati gli islamisti e che sarebbe andata sprecata un’occasione storica per riavvicinare le opposte sponde del Mediterraneo. Nel caso specifico, Sarkozy ha visto giusto, e in ciò è stato sostenuto da Alain Juppè, ex primo ministro di Jacques Chirac, appena nominato ministro agli Affari Esteri.
Insieme a Dominique de Villepin, che si è opposto alla guerra in Iraq, Alain Juppè è uno dei pochi superstiti del gaullismo, di questa destra sociale, dirigista e, prima di ogni altra cosa, attenta alla posizione che la Francia occupa nel mondo e alla sua unicità  nel campo occidentale.
È proprio con il gaullismo che Nicolas Sarkozy aveva voluto “rompere”, farla finita, avvicinandosi agli Stati Uniti di Bush e predicando la liberalizzazione dell’economia francese.
Ma il crollo di Wall Street lo aveva bruscamente convertito al ritorno allo Stato, mentre i suoi insuccessi sulla ribalta internazionale l’avevano lasciato alla ricerca di una diplomazia.
Nicolas Sarkozy adesso ascolta sempre più spesso gli uomini di Chirac, arriva addirittura a fare il tentativo di riconciliarsi con il suo nemico intimo Dominique de Villepin, e tra i suoi ministri colui sul quale fa maggiore affidamento è ormai Alain Juppè, che tuttavia non gli ha mai risparmiato le sue critiche.
Secondo Juppè la Francia doveva mettersi alla guida dell’aiuto occidentale a questa primavera araba e collocarsi così in prima fila sullo scenario internazionale, ritrovando un prestigio in buona parte perduto tra le popolazioni arabe.
Non soltanto Nicolas Sarkozy gli ha dato retta, ma la tenacia di cui egli ha dato prova insieme ai suoi ambasciatori hanno convinto da un lato Barack Obama che non avrebbe potuto lasciar morire Bengasi senza che ciò un giorno gli possa essere rimproverato, e dall’altro la Cina e la Russia che non potevano in nessun caso apparire come le salvatrici di Gheddafi opponendo il loro veto alla proposta francese.
Eclissata dalla Germania e ignorata dagli Stati Uniti, la Francia è riuscita adesso a fare un ritorno in grande stile che la onora, ed è grazie a lei che Bengasi è stata salvata, che l’Onu – per una volta – si è mostrato fedele ai propri ideali e che la primavera araba non ha subito un colpo d’arresto.
Certo, non tutto può dirsi concluso.
Non si può mai cantare vittoria prima che una battaglia si concluda, ma Muhammar Gheddafi ormai non ha più vie di fuga e – purchè la Nato non assuma il comando di questa battaglia, riacutizzando la diffidenza degli arabi nei confronti degli occidentali – ci sono chance effettive per la Libia di liberarsi una volta per tutte di questo dittatore folle.
A parte lui stesso, chi potrebbe mai rimpiangerlo?

Bernard Guetta
(da “La Repubblica“)

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I FINIANI ORGANIZZANO CORSI D’ITALIANO PER STRANIERI, I BERLUSCONES PREFERISCONO RESTINO IGNORANTI

Marzo 21st, 2011 Riccardo Fucile

A GENOVA I GIOVANI FUTURISTI OFFRONO UN SERVIZIO GRATUITO PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, LA BECERODESTRA DE “IL GIORNALE” SENTENZIA: “NON E’ UNA INIZIATIVA DI DESTRA”…. PENSANO DI POTER DARE LE PAGELLE, MA SONO SOLO DEI CATTIVI MAESTRI ABITUATI A BACIARE L’ANELLO AI DITTATORI E AD ANDARE A PRANZO CON I MAGGIORENTI DI SINISTRA

In concomitanza con le celebrazioni del centocinquantesimo dell’Unità  d’Italia, i giovani di Generazione Italia hanno lanciato a Genova la campagna di iscrizioni al corso di lingua italiana, dedicata ai cittadini stranieri della città .
Spiega Paola del Giudice, una delle responsabili dei giovani Fli: “destinatari sono i cittadini stranieri maggiorenni e in possesso di regolare permesso di soggiorno. In una prima fase, che inizierà  il prossimo 28 marzo, il corso si articolerà  in alcune giornate full immersion, che si svolgeranno al mattino».
“Molti cittadini stranieri pur vivendo da molti anni in Italia e pur avendo un’importante esperienza lavorativa e scolastica, non hanno raggiunto un livello di efficienza e padronanza della lingua italiana- continua la del Giudice – il progetto si pone l’obiettivo di realizzare un’azione formativa che fornisca a questi cittadini gli strumenti adeguati per migliorare le loro competenze linguistiche”.
Il corso in particolare si propone di: migliorare il grado di conoscenza della lingua partendo dalle regole grammaticali di livello elementare e proponendo attività  focalizzate sulle quattro principali abilità  linguistiche: comprensione orale, comprensione scritta, produzione orale e produzione scritta con esercizi di grammatica, conversazione, ascolti, role play e project work.
Estendere il vocabolario quotidiano e specialistico (riferito al mondo del lavoro e della scuola) e riflettere sugli aspetti comunicativi della lingua e sul suo uso nelle diverse situazioni sociali e lavorative.
«Fli è un partito aperto a tutti, una forza di destra legalitaria che ha nell’integrazione e nel rispetto reciproco tra le diverse comunità  uno dei suoi scopi di esistere — spiega Enrico Nan, coordinatore regionale di Fli — questa iniziativa è una delle prime volte a raggiungere una vera coesione sociale tra chi ha origini diverse ma si riconosce nella nostra Italia”.

Fin qui la notizia.
Ma ecco come commenta l’iniziativa la redazione locale de “Il Giornale”: “L’evoluzione di Gianfranco Fini non termina mai, così i suoi adepti liguri continuano a studiare iniziative che tutto appaiono meno che di destra: i giovani di Futuro e Libertà  hanno aperto le iscrizioni per un ciclo di lezioni completamente gratuite per chi, anche se vive e lavora da anni in Italia, non ha ancora padronanza con la lingua”.
Per i berluscones e i legaioli della redazione non sarebbe quindi di destra “insegnare l’italiano agli immigrati”, ma pensate un po’…
Forse è di destra che restino ignoranti?
Forse è di destra non favorire la loro integrazione nel nostro tessuto sociale?
Che penoso autogol quello del quotidiano sallustiano: d’altronde non a caso la loro “becerodestra” li porta a frequentare e difendere leader democratici come Gheddafi o localmente ad andare a pranzo con esponenti di sinistra che rimettono querele dopo qualche “patto del tiramisu”, piuttosto che della crostata.
Riportiamo comunque la replica della giovane Del Giudice al quotidiano dei cattivi maestrini dalla penna rosè

“Non c’è da stupirsi se oggi c’è ancora chi pensa che in Italia essere di destra significhi non essere vicino ai temi del sociale e alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione.
Non c’è da stupirsi se c’è chi ancora esita a credere che Futuro e Libertà  stia andando in una direzione volta all’integrazione dei cittadini extra-comunitari per un loro inserimento armonioso con la cultura e la società  italiana.
Dico che non c’è da stupirsi perchè chi oggi ci critica forse è il primo a discriminare chi è “straniero”, considerandolo a priori un cittadino di “serie B”.
Tra le righe della Bossi Fini invece non è difficile cogliere la differenza dei provvedimenti per gli immigrati clandestini e gli immigrati regolari a favore dei quali la legge prevede il rilascio del permesso di soggiorno per chi possa dimostrare di svolgere un lavoro e potersi sostenere economicamente.
A questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo.
La sanatoria Bossi Fini ha sanato molto di più rispetto ai precedenti provvedimenti in materia e nel 2002 ha permesso a circa il 75,2% degli immigrati stranieri di poter regolarizzare il loro stato di permanenza.
Insomma la Bossi Fini ha coinvolto tanti immigrati quanti se ne contarono nelle tre regolazioni degli anni ’90. (fonte: terre libere.org).
Infine non dimentichiamo che tra i primi traguardi a cui mira Fli c’è il riconoscimento della “italianità ” dei figli di immigrati nati nel nostro e loro Paese.
Per concludere ricordo agli amici “sallustiani” che siamo un partito di destra e di destra rimarremo, come sempre aperti a chi ama l’Italia, a chi ogni giorno studia e lavora onestamente, senza guardare al colore della pelle e alla provenienza geografica.
Solo uniti garantiremo la rinascita culturale e civile del Bel Paese.
Andiamo avanti destinazione integrazione, destinazione civiltà !

Paola Del Giudice

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I PARANOICI DEL “POSIZIONAMENTO”: OLTRE QUESTA DESTRA E OLTRE QUESTA SINISTRA, CONTRO OGNI CONSERVATORISMO

Marzo 21st, 2011 Riccardo Fucile

IN FUTURO E LIBERTA’ NON SI STA PER GESTIRE RENDITE DI POSIZIONE…LA POLITICA E’ ALTRO: “E’ AVERE CAOS DENTRO DI SE’ PER PARTORIRE UNA STELLA DANZANTE”

Amici appassionati di rugby spiegano dettagliatamente che il posizionamento è una cosa essenziale, che senza posizionamento non si va da nessuna parte. Lo stesso fanno gli appassionati di calcio.
E la stessa cosa, questa è un’esperienza diretta, vale per il basket.
«Tieni la posizione!», urlava il mio allenatore.
Non gli si può non credere, quindi. Ma la questione si ferma qui.
E nessuno ci venga a dire che la stessa cosa deve valere per la politica.   Eppure, ascoltando molti interventi durante l’Assemblea nazionale di Fli di ieri, sembra che la questione “dirimente” sia ancora questa.
La domanda più frequente è stata: dove ci conviene stare?
Accantonando altre quisquilie del tipo: cosa è giusto e sbagliato? Chi siamo? Che Italia vogliamo? Che politica sogniamo?
Di fronte a un leader come Gianfranco Fini che da anni va ripetendo fino alla noia che l’importante è ragionare sul futuro dell’Italia, sulle nuove sfide, sulle nuove domande e sulle nuove risposte, c’è una classe dirigente che si attarda ancora a discutere su “dove stare”.
Poco importa se, nella gestione della res publica, “tenere la posizione” non può che essere in fin dei conti sinonimo di pigrizia mentale e conservatorismo.
Poco importa se solo le burocrazie (e gli apparati) tengono la posizione “fino alla morte”.
Poco importa se il nuovo movimento (“nuovo”) è nato proprio nella logica di abbattere lo schematismo ideologico.
Sul palco i discorsi si sono attardati ancora nella logica paranoica del “posizionamento”.
C’è chi ha parlato d’impossibile equidistanza tra centrodestra e centrosinistra. «Noi dobbiamo stare un po’ più qua perchè gli altri stanno un po’ più là ». (Strano per un partito che in Sicilia governa con il Pd).
Nessuna discussione sul merito delle questioni, solo allenatori parecchio imbolsiti che urlano con affanno: «Tenete la posizione!».
Ma la politica non è roba da mediani. È roba da fantasisti.
Soprattutto per un partito che nasce nuovo per rompere con un sistema di potere come quello berlusconiano (o no?).
E invece, sul palco lento dell’Assembla nazionale, c’era chi si incaponiva a spiegare come dover interpretare il ruolo dell’ala destra del terzo polo.
Chi, ancora, cercava linearità  con esperienze politiche morte e sepolte. Discorsi degni di un vecchio apparato di un vecchio partito di una vecchia storia.
Altro che “nati nell’89”, altro che rivolta generazionale.
Solo la strenua difesa di qualche rendita di “posizione”.
Di qualche orticello. Sempre più piccolo. Sempre più risibile.
Ma la politica è altro.
È avere un caos dentro di sè per partorire una stella danzante, per dirla con Nietzsche.
Altro che “posizionamento”.

Filippo Rossi
(da “il Futurista“)

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FINI: “SMENTITO CHI CRITICAVA LE CELEBRAZIONI: NON ESISITONO TRE, QUATTRO, CINQUE ITALIE, MA UN’UNICA ITALIA”

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA IN CARNIA: “ESISTONO DIVERSE SENSIBILITA’ E COLLOCAZIONI, NON DIVERSE IDENTITA'”…”IN LIBIA L’ITALIA DEVE FARE LA PROPRIA PARTE PERCHE’ CHI CERCA LA LIBERTA’ POSSA OTTENERLA”

“Non è sbagliato parlare di tante piccole patrie all’interno della grande patria comune”.
Gianfranco Fini, in visita a Tolmezzo, nella Carnia, in Friuli Venezia Giulia, torna sulle cerimonie per i 150 anni dell’Unità  d’Italia, sottolineando l’indivisibilità  del Paese. “Non esistono tre, quattro, cinque Italie – sottolinea il leader di Fli ricordando le parole di Napolitano – ma un’unica Italia. Esistono semmai diverse sensibilità , diverse collocazioni. Non ci sono, però diverse identità “.
Ed è a questo punto che arriva la frecciata alla Lega: “Coloro che criticavano la celebrazione non avevano capito che il nostro popolo ha la necessità  di momenti unitari, di consapevolezza, che le radici dell’unità  nazionale sono più serie e profonde, perchè ancorate a un’identità  formata attraverso pagine impegnative e momenti corali di assunzione di responsabilità “.
Per il presidente della Camera il federalismo “fonda le sue radici nella solidarietà ” e deve proporsi l’obiettivo “di valorizzare le identità  locali”, ma anche di “armonizzarle dentro la realtà  nazionale”.
Un federalismo che, secondo Fini, deve essere solidale come lo è stato ai tempi del terremoto che sconvolse il Friuli.
Fini, infatti, ricorda la storia di immigrazione che ha attraversato la Carnia,
invitando le popolazioni di queste terre ad essere, proprio per la loro storia, accoglienti nei confronti dei “nuovi cittadini” che arrivano da altri paesi ma che qui devono “potersi sentire nella loro terra” pur essendo questa “non la terra dei loro padri”.
In Libia “è doveroso che l’Italia faccia la propria parte perchè chi cerca la libertà  possa ottenerla – afferma Fini – Quello che accade nel Mediterraneo è la riprova di come non ci possa essere una dittatura per quanto feroce, tale da impedire ai popoli di chiedere e ottenere la propria dignità  “.

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LA VERITA’ SULLA BEFFA DEL TRICOLORE AL BALCONE DELLA SEDE LEGHISTA A VARESE: POSTA DAI FINIANI LOCALI, RIMOSSA DAI PIRLA SECESSIONISTI

Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile

AREA DESTRA DI FLI RIVENDICA LA PROVOCAZIONE: “VOLEVAMO VEDERE LA REAZIONE DELLA DIRIGENZA LEGHISTA”…”CI SONO CASCATI: RIMUOVENDOLA IL GIORNO DOPO, HANNO SOLO DIMOSTRATO DI ESSERE UNA FORZA POLITICA ANTINAZIONALE”… ” PER LORO IL   TRICOLORE E’ UNA VERGOGNA, PER NOI MOTIVO DI ORGOGLIO”

La beffa, nel giorno del tricolore che ha invaso tutta italia, è arrivata nel cuore di Varese, sul balcone della prima sede della Lega Nord (allora solo Lega Lombarda) aperta da Bossi.
Una bandiera tricolore era spuntata a sorpresa giovedì mattina.
E non poteva passare inosservata, poichè è noto (e ampiamente dimostrato in prossimità  della festa per i 150 anni dell’Unità  d’Italia) che i leghisti non sventolano e non espongono il tricolore.
Addirittura una volta Bossi, all’annuale raduno veneziano della Lega, ha invitato una residente che lo aveva esposto a farne un uso che definire improprio è riduttivo.
Insomma, il tricolore appeso al balcone dei «lumbard», accanto a una bandiera della Lega lombarda e a una con il Sole delle Alpi aveva suscitato la curiosità  dei passanti e l’interesse della stampa e dei media.
Tanto più che la sede si affaccia su una piazza dedicata, con tanto di monumento e lapide, ai Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi.
Proprio sotto il balcone del primo piano c’è una targa posta nel secolo scorso e che ricorda quanto fatto in città  da Giuseppe Garibaldi, che combattè anche qui contro gli austriaci, liberando la città .
Numerosi passanti, molti reduci dalla cerimonia dell’alzabandiera in una piazza non distante, avevano scattato foto con i telefonini dalla strada.
I locali del Carroccio erano chiusi ma nel giro di poco i responsabili del Carroccio varesino sono stati avvisati telefonicamente.
Sono arrivati nella sede del partito verso mezzogiorno con comodità  e hanno tolto il tricolore che era stato issato con un’asta alla ringhiera del balcone.
Spiegazione plausibile: qualcuno nella notte aveva raggiunto con una scala il balcone, arrotolato e abbandonato sul pavimento le tre grosse bandiere leghiste da sempre presenti e ha issato il tricolore.
La sostituzione del tricolore il giorno dopo è stata osservata con curiosità  dalla piazza, una donna ha anche urlato: «Vergogna».
Gli esponenti del Carroccio non hanno replicato.
Resta il fatto che in Italia, unico Paese al mondo, un partito di governo che ha giurato fedeltà  alla Repubblica e alla Costituzione e ne percepisce i relativi emolumenti economici, faccia rimuovere la bandiera nazionale e non festeggi l’unità  nazionale.
Cose che solo la finta destra di Berlusconi e cialtroni al seguito avrebbe potuto permettere.
Ma ora la verità  del “blitz notturno” tricolore può essere svelato.
E’ stato operato dal circolo “Area Destra con FLI”, componente di Futuro e Libertà  che ha rivendicato il fatto di aver apposto il tricolore sul balcone della sede della Lega Nord di Varese.
Il tricolore infatti è stato posizionato sul balcone della storica sede della Lega Nord la notte prima della ricorrenza del 150 esimo anniversario dell’Unità  d’Italia.
A compiere lil blitz i varesini Enzo Rosa , Andrea Urso e Luca Lorenzi, responsabili di FLI.
”La nostra è stata una provocazione ,volevamo vedere quale sarebbe stata la risposta dei militanti e dei dirigenti della Lega Nord che di fatto non hanno perso l’occasione per dimostrarsi una forza politica antinazionale. La mattina dopo infatti il segretario cittadino Carlo Piatti ha immediatamente tolto il tricolore come testimonia il video che gira sui siti internet. Per il leghisti la presenza del tricolore sul balcone della loro prima sede in un giorno così importante rappresenta un fatto di vergogna per noi invece esporre il tricolore è un fatto di orgoglio”.

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LE CELEBRAZIONI DELL’UNITA’ D’ITALIA: LA LEGA NELLA BUFERA, ANCHE IN EMILIA ABBANDONANO L’AULA QUANDO SUONA L’INNO NAZIONALE

Marzo 16th, 2011 Riccardo Fucile

ORA I VILI DEL PDL SI ACCORGONO CHE IN NESSUN PAESE AL MONDO UN PARTITO AL GOVERNO POTREBBE MAI   RIFIUTARSI DI PARTECIPARE ALLA CELEBRAZIONE DELL’UNITA DELLO STATO, SEMINANDO ODIO… INVECE CHE PRENDERLI A CALCI NEL CULO, LI HANNO PORTATI AL GOVERNO…LO RIBADIAMO: AL NORD NECESSITA UNA COALIZIONE DI LIBERAZIONE NAZIONALE DAI RAZZISTI

Si moltiplicano gli episodi di “guerriglia” simbolica della Lega contro l’Unità  d’Italia.
Dopo il caso del Consiglio regionale lombardo, anche in Emilia Romagna i rappresentanti del Carroccio hanno lasciato l’aula consigliare al momento dell’Inno nazionale.
Mentre è oramai ufficiale la decisione di lasciare “liberta’ di coscienza” ai propri parlamentari sul partecipare o meno ai festeggiamenti di domani a Montecitorio.
Una scelta che non piace affatto a Ignazio La Russa, che attacca:   “La Lega cresca, e impari che i paesi più federalisti del mondo sono quelli più affezionati all’identità  nazionale. La Lega cresca, ripeto,   e smetta di seguire le minoraze estremistiche che ci sono dentro al Carroccio, e che si attardano sul secessionismo”.
Il ministro della Difesa, però, ha poi stemperato il suo affondo (altrimenti si offendono): “Non c’è obbligo di presenza, ma obbligo di rispetto”.
Più duro il commento dell’Udc, che con il segretario Lorenzo Cesa parla di atteggiamento “semplicemente vergognoso”.
“Questo dimostra – dice Cesa – che il Carroccio non sarà  mai un partito di governo, ma è destinata a restringersi in un localismo diffuso”.
Singolare la motivazione data dal capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, che non parteciperà  alla seduta comune del Parlamento convocata domani nell’aula di montecitorio in occasione delle celebrazioni per i 150 dell’unità  d’italia.
“Non ci sarò – spiega Reguzzoni –   Hanno deciso di chiudere gli asili, perciò io sarò con i miei figli”.
“Gli altri? non lo so, ognuno agirà  secondo coscienza” – aggiunge l’esponente leghista .
Reguzzoni non partecipa insieme ai suoi ai festeggiamenti per i 150 anni dell’unità  d’Italia? “Faccia quello che vuole, non voglio più occuparmene, non merita la mia attenzione.”. Così il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.
l “no” alle celebrazioni per il 150° del’Unità  d’Italia viene anche dal sindaco de l’Aquila, Massimo Cialente: in una nota ai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani, ha declinato l’invito a partecipare alla cerimonia celebrativa che si terrà  domani a Montecitorio, alla presenza del Capo dello Stato.
La decisione è stata assunta per protesta perchè – dice – “c’è un pezzo del paese ormai completamente abbandonato a se stesso e senza prospettive”.
I leghisti “non cantano l’inno nazionale e nemmeno vogliono ascoltarlo”, ma “per il resto vanno a caccia di poltrone e presidenze… nazionali”.
Lo scrive Famiglia Cristiana in un editoriale pubblicato on line che commenta la decisione dei consiglieri regionali lombardi della Lega Nord di lasciare l’aula, ieri, quando è stato intonato l’inno di Mameli.
“Furbacchiona questa Lega”, osserva il settimanale dei Paolini, perchè “rifiutarsi di cantare l’inno di Mameli, anzi rimpiazzarlo al bar con brioche e cappuccino, è uno di quei giochetti che danno ai protagonisti un brivido gladiatorio, non comportano rischio alcuno, procurano titoli sui giornali e spazi in tv”. Ma quando si tratta di “contenuti, stavolta poco padani e molto concreti, – si legge su Famiglia Cristiana – eccome se i leghisti se ne interessano. Non cantano l’inno nazionale e nemmeno vogliono ascoltarlo: ma se vengono in ballo presidenze di banche e direzioni di enti, anch’essi nazionali come Mameli; se oltre alle manovre romane c’è da occupare poltrone regionali, provinciali, comunali e rionali; se insomma si tratta di distribuire posti e prebende ad ogni livello, la Lega è già  piazzata in prima linea”.
Durissimo anche Di Pietro, leader dell’Idv: “E’ un’offesa alla storia, alla dignità  e al sacrificio dei nostri padri far finta che domani non accada nulla, andarsene magari al bar e non riconoscere che grazie a quel sacrificio siamo qui, siamo una nazione libera, che si è data una costituzione, che lo ricordiamo a questo governo, non deve essere toccata”.
Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, commenta aspramente: “Sarebbe una vergogna se davvero la Lega disertasse le celebrazioni per l’Unità  d’Italia.   “Berlusconi ha giurato sulla Costituzione e sulla bandiera”, ha ricordato, e “su questo non si può scherzare”.
Rincara la dose Massimo D’Alema: “E’ uno scandalo. Un atto intollerabile e grave. E’ evidente che un partito al governo ha il dovere di onorare l’anniversario dell’Unità  d’Italia”.
Poi D’Alema chiama in causa politicamente Berlusconi: “Questo è un atto che riguarda il presidente del Consiglio. Lui è responsabile, anche perchè la Lega è notoriamente non responsabile”.
Un riflessione: ora i vili del Pdl, sotto ricatto da anni per via delle esigenze processuali del premier, fanno finta di scandalizzarsi.
Ma hanno dato a un partito secessionista e xenofobo addirittura il ministero degli Interni e il ministero dell’Economia, regalato presidenze di regioni che solo un ricattato poteva concedere, assegnato posti di potere ovunque.
Il vergognoso La Russa ora fa finta di indignarsi, ma a tavola con la feccia leghista si è seduto e lì continuerà  a bivaccare.
Diventa sempre più impellente che al nord tutti i partiti si coalizzino contro la Lega e il Pdl se non si smarcherà .
A quel punto salterebbero tante belle poltrone alle chiappe padane del nord perchè senza il 50,1% se lo prendono in quel posto.
Colpirne uno per educarne cento e state tranquilli che la Lega torna al 5% in pochi anni se gli si segano le leve del potere.

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“IL FUTURISTA” AVRA’ SPIRITO CORSARO E SARA’ CONTRO CHI CI VUOLE NORMALIZZATI

Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile

LA PROSSIMA SETTIMANA VEDRA’ LA LUCE IL NUOVO CONTENITORE ON LINE DI FILIPPO ROSSI CHE PRENDERA’ IL POSTO DI FAREFUTUROWEB… LA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA INIZIATIVA

Il futurista, che “vedrà  la luce” online la prossima settimana, sarà  un nuovo contenitore online in cui travaseremo lo spirito “corsaro” che ha caratterizzato fin dagli esordi Farefuturo webmagazine, la nostra precedente avventura.
Sarà  dunque una piattaforma su cui porteremo avanti, con rinnovata energia, la nostra battaglia culturale.
E lo faremo con gli strumenti e le modalità  proprie dell’età  di Internet: partecipazione e condivisione, blog e commenti, osmosi culturale e superamento dei vecchi steccati.
Lo faremo contro tutte le burocrazie, contro chi non ci mette la faccia, contro chi ci vuole “normalizzati”.
Lo faremo dando uno schiaffo all’Italia che non ci piace, senza remore nè censure.
Lo faremo con la convinzione che è tempo di navigare in mare aperto, di lasciare la casa dei padri per un po’ ai nostri figli.
Che è tempo di disegnare nuove mappe per nuovi territori.
Che è arrivato, inesorabilmente, il tempo dei barbari.
Cercheremo di capire cosa significano oggi destra e sinistra, cosa deve essere la politica, cosa sono i “valori” e le “identità “.
Provocheremo, saremo eretici, per qualcuno saremo probabilmente fastidiosi.
Ma abbiamo le idee chiare: vogliamo distruggere le casematte del pensiero che hanno ingabbiato le teste degli italiani per troppo tempo.
Vogliamo dare voce e forma a una nuova Italia, un’Italia diversa, un’Italia sorridente e perbene, patriottica e unita.
Un’Italia che sia oltre l’Italia di oggi, e che sia oltre Berlusconi e il berlusconismo.
Con la consapevolezza che per essere “oltre”, bisogna prima essere “contro”…
Insomma, la nostra sarà  una sfida politica, culturale, generazionale.
Una sfida “Il futurista” fino al midollo.
E questa volta, saremo ancora più liberi, ancora più indipendenti, ancora più sconvolgenti…

Filippo Rossi

argomento: destra, Fini, Futuro e Libertà, Politica, radici e valori | Commenta »

I RESPONSABILI VOGLIONO SEI POSTI DI GOVERNO: QUANDO CONTA IL “DISINTERESSE” NELLA COMPRAVENDITA PARLAMENTARE

Marzo 7th, 2011 Riccardo Fucile

PER GALAN IPOTESI ENEL PER LIBERARE L’AGRICOLTURA… IL PARTITO DEI VENDUTI BATTE CASSA: VUOLE UN MINISTERO E ALMENO CINQUE SOTTOSEGRETARI, MA GIA’ LITIGANO TRA DI LORO…LA LEGA ARRAFFA E PONE VETI AGLI ALTRI…E I CACASOTTO SPRECANO 350 MILIONI PER NON UNIRE I REFERENDUM ALLE AMMINISTRATIVE

Saverio Romano se l`è lasciato opportunamente sfuggire, ieri: «Mi aspetto oltre al ministero, cinque posti da sottosegretari, ma l`ultima parola spetta a Berlusconi».
Un modo per tenere il fiato sul collo del premier e del governo sul rimpasto.
Il responsabile” Romano fa due conti: «In questo momento i sottosegretari sono 50, un numero mai visto nella storia repubblicana; secondo me ragionevolmente 70 è un numero corretto. Fli ha lasciato posti liberi, al momento il governo ha 10 posti vacanti».
Comunque, è ancora tutto nel caos, pri-ma che i tasselli vadano a posto e vengano accontentati i desideri.
Berlusconi tergiversa e da Helsinki dice: «Non credo che il rimpasto sia così prossimo».
Ma in molti nel Pdl scommettono che la prossima settimana saranno nominatii due ministri e i tre “vice”; solo dopo, con una leggina da hoc, rimpolpati i sottosegretari.
E sempre sull`Agricoltura il braccio di ferro.
Romano ci spera, la Lega vuole il ministero per sè come fu ai tempi di Zaia (e pone il veto sulla richiesta “sudista”); Galan, l`attuale ministro, non vuole mollare. A meno che – ha detto a Berlusconi – non gli affidino l`Enel.
Rimpasto di governo e nomine ai vertici delle aziende di Stato appaiono sempre più intrecciati.
I Beni culturali, lasciati vacanti dal dimissionario Sandro Bondi, sono l`altra casella importante per la quale vengono indicati sia Galan che Bonaiuti.
In pole per i vice ministeri ci sono Calearo e la Bernini che però è ostacolata da La Russa e da Gasparri.
In attesa di chiudere questo conto, per il governo c`è da affrontare anche la questione dell`election day.
Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni e tutto l`esecutivo rischiano di essere denunciati alla Corte dei Conti.
“Italia dei valori” sta preparando l`esposto.
Antonio Di Pietro sul suo blog ribadisce le cifre fatte (e contestate dal responsabile del Viminale), e cioè uno spreco di 300 milioni di euro per non avere accorpato le amministrative (il 15 e 16 maggio, e ballottaggio il 29 e 30 maggio) e i referendum contro il legittimo impedimento, sull`acqua e sul nucleare.
Il Viminale conferma che il decreto ormai c`è; che mai un turno delle amministrative è stato unito alla consultazione referendaria, il cui primo obiettivo è quello di raggiungere il quorum.
Il Pd presenterà  una mozione alla Camera per chiedere l`electron day.
Ma prima che politiche, le contestazio-ni arrivano dai funzionari di polizia.
L`associazione dei funzionari di polizia denuncia la mancanza di 200 milioni di euro nel biennio 2011-2012 per garantire gli adeguamenti Istat, gli scatti di anzianità , gli avanzamenti di carriera ..
Una situazione al collasso.
Fa anche un esempio particolarmente toccante: i familiari di Massimo Ranzani, il giovane capitano caduto in Afghanistan, non potranno vedere riconosciuta economicamente la promozione che Massimo si è conquistato con la vita, perchè mancano i fondi.
Massimo Donadi, il capogruppo Idv, ha stilato un elenco delle cose che potrebbero essere fatte con i 350 milioni di euro sprecati: «Circa 300 asili, 2000 auto perla polizia, messa in sicurezza delle scuole, ripristino del fondo per le non autosufficienze, assistenza ai malati di Sla…, chi è d`accordo firmi l`appello su www.iovotoil29maggio.it».

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)

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