Destra di Popolo.net

E QUESTI SAREBBERO “POPOLARI” E “MODERATI”? COI GIORNI CONTATI, COI DEPUTATI COMPRATI E CON LA BAVA ALLA BOCCA

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

IL PARTITO DEGLI ACCATTONI DI VOTI, DELLA MACCHINA DEL FANGO, DELLA OCCUPAZIONE MILITARE DELLA TV, DELLE PROMESSE MANCATE, DELLE INFAMI ACCUSE ALLE ISTITUZIONI, DELLE LEGGI AD PERSONAM, TUTTO E’ ORMAI SALVO CHE “MODERATO”…E’ SOLO IL PARTITO DEI TRADITORI DELLA DESTRA ITALIANA

Ma davvero ci voleva il povero Roberto Lassini con i suoi manifesti eversivi, per svelare il vero volto del Pdl?
Non bastavano le parole del leader del predellino nonchè capo del governo Silvio Berlusconi, che il 6 aprile definiva “brigatisti” i giudici?
Non bastavano le decine di comizi deliranti in cui il fondatore del Popolo della libertà  ha mescolato le sue solite barzellette e le sue solite promesse ad altrettanto ridicole denunce di golpe nei suoi confronti?
E ancora, non bastava la macchina del fango mediatica con cui si è tentato di massacrare con ogni mezzo i “nemici del capo”, dal direttore dell’Avvenire al presidente della Camera?
Non bastava l’occupazione quasi militare della televisione pubblica, non bastavano i bavagli e le epurazioni, le leggi ad personam e le compravendite parlamentari?
Non bastavano i silenzi davanti alle provocazioni leghiste, da “spariamo agli immigrati” a “il 17 marzo non c’è nulla da festeggiare”?
Non ce n’era abbastanza per capire che il Popolo della libertà , dipinto dal suo fondatore come il “grande, grande, grande partito dei moderati”, di moderato non ha nulla?
E che quello che dovrebbe essere il riferimento italiano del popolarismo europeo farebbe rabbrividire De Gasperi e Adenauer?
Almeno Daniela Santanchè, in quest’ultima ipocrisia che ha visto la crocifissione di Lassini e — come al solito — l’impunità  per il vero responsabile, (un Cavaliere che ha addirittura detto “era meglio se Lassini rimaneva”), ha mantenuto la barra dritta: “Ci sono cose più gravi”, ha detto.
E così ha rivelato di essere lei la vera anima del Pdl.
È lei che ne esemplifica i valori e l’idea di politica.
Lei, che ha fatto una campagna elettorale da candidata premier (contro Berlusconi, ma questo è un dettaglio) con lo slogan “siamo un partito incazzato e con la bava alla bocca”.
Ecco, quel partito con la bava alla bocca c’è.
Non è una minoranza estremista, ma governa il paese.
È il Popolo della libertà .
Il partito meno moderato — assieme all’alleato padano — che sieda oggi in Parlamento.
È un dato di fatto.
E chi parla di “moderati” e di “popolarismo europeo” riferendosi a loro, al partito degli estremisti, della Santanchè e di Lassini, molto semplicemente parla del nulla.

(da “Il Futurista“)

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“NON RINCHIUDERTI PARTITO NELLE TUE STANZE, RESTA AMICO DEI RAGAZZI DI STRADA”

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

EFFETTO PENNACCHI IN PUGLIA, A NARDO’ NASCE IL “POLO NERETINO” CONTRO LE CRICCHE DEGLI AFFARISTI E PER IL BENE DELLA CITTA’…I GIOVANI DI DESTRA DI “PIAZZA PULITA PER NARDO”, IDV E PD INSIEME CONTRO I VECCHI SCHEMI…AUTONOMIA, LEGALITA’ E PASSIONE A FIANCO DEL POPOLO

Un polo trasversale per il bene della città  e contro cricche ed affaristi.
Anche in Salento, a Nardò, alle prossime amministrative si assisterà  ad una sperimentazione, con una coalizione chiamata Polo Neretino, al cui interno vi è una lista civica Piazza pulita per Nardò (composta da elementi di Azione Giovani) accanto a Pd e Ivd: uniti per le esigenze del territorio ed oltre vecchi schemi.
Nella lista è presente Azione Giovani, movimento giovanile eretico, ribelle, “orfano di padre politico”.
Che ha deciso di abbandonare i riferimenti locali di An prima e di Pdl poi, per fare “la nostra politica, rigorosamente autofinanziata e libera”.
Un movimento che negli ultimi anni ha portato avanti numerose battaglie.
Come l’aver sostenuto Le radici ca tieni del gruppo reggae salentino Sud Sound System ad Atreju, festa nazionale di Azione Giovani; per aver ideato manifesti di un noto calciatore di colore con addosso la maglia della nazionale, accompagnandolo con lo slogan “un movimento per chi ha l’Italia nel cuore!”.
Senza dimenticare il viso di Giovanni Falcone ripreso come icona Pop in contraltare al murales ritraente Matteo Messina Denaro; e l’immagine di Paolo Borsellino in versione Che, così come spesso appare su bandiere e magliette.
E poi Peppino Impastato, icona dell’antimafia di sinistra, raffigurato in un manifesto, con sotto la celebre massima del poeta cubofuturista russo, Vladimir Majakovsij: “Non rinchiuderti partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”.
Un cammino verso le elezioni amministrative caratterizzato dalla profonda indipendenza, rivendica Pippi Mellone, ma anche dall’autonomia, dalla legalità  e della passione.
Un nome, Polo Neretino, che significa più di una semplice sigla elettorale, perchè intende racchiudere in un unico concetto i valori di aggregazione e trasversalità  come dimostrato dal fatto che ne fanno parte neritini di centro, di centro-sinistra e di centro-destra, comprese componenti provenienti da Azione Giovani.
Un progetto che si caratterizza per una forte discontinuità  rispetto ad esperienze passate, con in lista gli stessi individui che in passato, ad esempio, avevano chiesto maggiore trasparenza sul bilancio ed una diversa gestione della macchina amministrativa e dirigenziale.
Sono stati proprio questi temi a rappresentare la prima occasione di incontro tra la coalizione delle civiche ed il Pd.

(da “Il Futurista”)

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A GALLARATE “FUTURO E LIBERTA'” SI ALLEA CON LA LEGA, INSORGONO I MILITANTI FINIANI: “QUALCUNO SI E’ VENDUTO PER UNA POLTRONA”

Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile

FUORI DA FLI CHI FA ALLEANZE CON I RAZZISTI E CON CHI “COL TRICOLORE SI PULISCE IL CULO”….FUTURO E LIBERTA’ DEVE AVERE UN’UNICA PREGIUDIZIALE: “MAI CON LA FECCIA LEGHISTA”…E SE A ROMA QUALCUNO PROTEGGE CERTI MANUTENGOLI LOCALI, TORNI PURE AD OCCUPARE LA POLTRONA CHE SILVIO GARANTISCE AI SERVI

«Lega becera, arrogante, che conserva nello Statuto come articolo unico la secessione. La Lega che vuole la Padania fuori dall’Italia e l’Italia fuori dall’Europa. E con Castelli che dichiara che non possiamo sparare agli emigranti…per ora. Non possiamo accettarlo, noi non vogliamo essere un supporto per i politicanti della Prima Repubblica che si vendono per una poltrona, ma ci stiamo rendendo conto che l’entusiasmo, lo spontaneismo che ci hanno guidati fin dall’inizio iniziano a essere soffocati da queste logiche di interessi».
Parole dure, quelle espresse in una lunga lettera inviata al Futurista, da parte di una giovane militante di Futuro e libertà .
La notizia che ha spinto un gruppo di giovani a protestare contro la “logica della poltrona”, è stato l’accordo elettorale — stretto a Gallarate, in provincia di Varese — tra la Lega e una lista civica messa in piedi da esponenti “finiani”: un progetto che mira a fare fuori il Pdl in occasione delle prossime elezioni amministrative.
L’accordo sarebbe stato siglato dal consigliere regionale ex An Luca Ferrazzi, responsabile provinciale di Fli, e dal coordinatore provinciale della Lega Stefano Candiani.
Nella lettera, la giovane militante esprime amarezza.
E ricorda quando l’assessore ai servizi sociali di Malnate, Barbara Mingardi, che scrisse su Facebook che “il tricolore va usato come carta igienica” (riprendendo l’ormai celebre invettiva del Senatùr).
O quando in occasione della festa della Repubblica il 2 giugno, in presenza del ministro Maroni l’inno d’Italia venne sostituito da “la gatta” di Gino Paoli, per un “evento totalmente a carico dei contribuenti italiani”.
“La società  civile rientra nei ranghi, torna a non credere più che il presidente Fini aveva teso loro una mano. Questa politica non gli piaceva prima, e continua a non piacergli”, dice sconsolata.
Questa vicenda merita una riflessione.
Mentre in Fli sta prendendo corpo, in varie parti d’Italia, una base giovanile militante e “futurista”, proiettata verso nuovi obiettivi e rinnovate metodologie operative, è innegabile che all’interno del partito permangano le incrostazioni della vecchia politica.
Personaggi che, anche a livello nazionale, non perdono occasione di richiamare il Fli al presunto dovere di fedeltà  a quella fogna a cielo aperto che è l’alleanza affaristico-razzista tra Pdl e Lega.
Personaggi che rappresentano solo le quinte colonne del “gran puttaniere”   e di quella congrega che ha sputtanato la destra italiana a livello internazionale, con conseguenze che la destra pagherà  per anni.
Un piede dentro a Fli e uno quotidianamente fuori, costoro non contano un cazzo a livello interno, ma ogni giorno stilano pagelle su ciò che è permesso e ciò che non sarebbe opportuno.
Neanche qualcuno gli avesse riconosciuto una laurea honoris causa sui valori della destra italiana.
Perchè se avessero solo seguito la prima lezione del teorico corso dell’ateneo in questione, avrebbero appreso che una destra vera non può avere nulla a che fare con puttanieri, inquisiti, corrotti, razzisti e secessionisti.
Questa è l’unica pregiudiziale che dovrebbe avere Fli nella ricerca delle alleanze alle prossime amministrative: se Terzo Polo deve essere, si abbia la coerenza di presentarsi sempre come tale.
Qualche poltrona in meno poi, non potrà  che fare bene, scremerà  la classe dirigente del partito e allontanerà  chi pensa di ricavarne qualche beneficio, monetizzando la sua scelta.
Che da Roma qualcuno scelga: o si rappresenta la base o il furbetto del quartierino gallaratino.
Se poi a qualcuno la cosa dà  fastidio, può sempre togliere il disturbo.
Possibilmente prima di essere accompagnato alla porta con metodologie meno raffinate.

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FUTURO E LIBERTA’ IERI IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO: OLTRE I COLORI, IN NOME DELL’ITALIA ONESTA E PULITA

Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile

BANDIERE TRICOLORI IN PIAZZA PER DIFENDERE LA LEGALITA’: ACCANTO AL POPOLO VIOLA ANCHE UNA RAPPRESENTANZA DI FLI, CON GRANATA, PERINA E CROPPI

Nessun imbarazzo, si era detto quando — in piazza Santi Apostoli, per la “notte bianca della democrazia” — le bandiere di Futuro e libertà  avevano sventolato accanto a quelle dell’Italia dei valori, del Pd e di Sinistra e libertà . Nessun imbarazzo, quando si tratta di difendere il nostro recinto comune, la res publica, la Costituzione, la decenza.
E allora nessun imbarazzo nemmeno ieri, quando si è replicato davanti a Montecitorio mentre in Aula la maggioranza continuava ad approvare pezzi di quel “processo breve” con cui il concetto di “legge ad personam” trova la sua massima espressione.
«Mai avremmo pensato di poter cantare l’inno nazionale assieme agli amici di Fli», grida al megafono un esponente del popolo viola.
E mentre arrivano Flavia Perina, Fabio Granata e Umberto Croppi, una militante “vendoliana” si mescola ai ragazzi del circolo romano, perchè «è tempo di andare oltre i colori in nome delle idee».   E l’idea, adesso, è soprattutto una: la difesa dell’Italia e delle sue istituzioni.
C’è rabbia, c’è voglia di farsi sentire, c’è voglia di gridare.
“Sei circondato da estetiste, ma brutto eri, schifoso sei e flaccido resti”, si legge su un cartello.
Si inneggia contro la Lega, si chiede l’intervento di Napolitano, si canta “Fratelli d’Italia”, si sventolano le bandiere di partito e i tricolori, si leva un dito medio collettivo contro la sottosegretaria Daniela Santanchè che ha la sventura di passare lì davanti.
E ci sono   i comitati delle vittime delle stragi di Viareggio (32 morti), dei terremotati dell’Aquila (309 morti), del Moby Prince (140 morti), dei morti sul lavoro, che chiedono giustizia per quelle vittime che non hanno ancora un colpevole e che – grazie allo scempio approvato in Parlamento – non l’avranno mai.
Basterebbe solo questo, per capire che è davvero ora di urlare tutti insieme la propria indignazione.
Eppure a qualcuno verrà  il mal di pancia, e ci sarà  chi rispolvererà  ancora una volta quel “fasciocomunisti” con cui si cerca, forse, di esorcizzare la paura per qualcosa di nuovo.
Paura per una nuova “emozione”, che sta chiudendo definitivamente gli anni di piombo e che spazzerà  via decenni di retorica e di guerra fredda.
Paura, soprattutto, per il seme di una politica nuova.
Che non potrà  che crescere — e si capiscono i mal di pancia di qualcuno — sulle macerie di questa mai nata Seconda Repubblica.

(da “Il Futurista“)

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CHI ONORA L’ITALIA: LA MANO TESA DEL CARABINIERE CHE STRAPPA AL MARE I DISPERATI DI PANTELLERIA

Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile

NON CI SONO SOLO PUTTANIERI E ISTIGATORI A DELINQUERE A RAPPRESENTARE L’ITALIA, MA SERVITORI DELLO STATO CHE MOSTRANO RISPETTO E SOLIDARIETA’ VERSO MIGRANTI… COLORO CHE ARRIVANO SULLE NOSTRE COSTE SONO CERTAMENTE MIGLIORI DI QUEI DELINQUENTI CHE VORREBBERO SPARARGLI

Una forte carica religiosa domina le immagini che arrivano da Pantelleria.
C’è rispetto nelle coperte militari che coprono le due donne morte. Le forze dell’ordine verso i migranti mostrano sempre rispetto e solidarietà .
È lo stesso rispetto di quei due uomini in borghese, un finanziere e un poliziotto, che non trascinano ma sorreggono, non arrestano ma accolgono una donna nera con la lunga gonna scura, la maglia rosso sgargiante, la collana di conchiglie e i piedi nudi.
Insomma, non si è messa comoda, la signora. Ha scelto il suo vestito migliore per sbarcare a Pantelleria. Sembra pronta a partecipare ad una gioiosa danza propiziatoria.
Ovviamente non sapeva che le acque agitate di Pantelleria, molto più che una metafora sono la sostanza dell’Italia, in Parlamento e per le strade, nelle aule di giustizia, al governo, nell’impresa…
Conosco bene quella costa che è una crosta tagliente e dunque capisco a fondo la lezione che gli Italiani hanno impartito all’Italia lungo una riva che è davvero inaccessibile quando il mare si alza.
Altro che sparare, altro che fora dai bal!
I carabinieri e i finanzieri che ieri si sono gettati nelle acque agitate di Pantelleria e hanno salvato 250 naufraghi sono come le donne di Manduria che hanno regalato soldi e cibo ai tunisini in fuga, sono come i ragazzi che li hanno guidati tra i campi e i villaggi sulla rotta di rifugi tra loro collegati che sboccano persino sottoterra, nelle famose grotte della Puglia, nelle sue caverne, dovunque pur di sfuggire all’uso etnico della polizia-pulizia invocato dai leghisti al governo.
E non è vero che a Pantelleria si sono limitati a fare il loro dovere.
Guardate le immagini, osservate le foto degli uomini in mare.
Chi frequenta quegli scogli sa che lì, statisticamente, muoiono più salvatori che naufraghi perchè raramente i buoni sentimenti riescono a fermare l’indifferenza delittuosa della natura, e la generosità  è micidiale quando l’acqua – come dicono in Sicilia – “non ha luogo”, acqua ostile come e peggio della lava, come e peggio dei terremoti.
Guardate infatti quanto si somigliano tutti quegli uomini, salvatori e naufraghi, nell’acqua che appunto non ha luogo, che li copre e li scopre: “ad acqua e fuoco date un luogo” dice il proverbio.
Se non ci fossero il colore della pelle e le divise sarebbe dunque difficile distinguere i soccorritori e i soccorsi perchè in un mare dove solitamente i corpi si recuperano solo quando sono ormai sfatti dall’acqua, in quel mare che non si può addomesticare, tutti i visi dei vivi, dei bianchi e dei neri, sono solcati dalle stesse onde anomale e gli aliti e i venti minacciano tutti allo stesso modo.
Nè basta qui il solito clichè degli italiani brava gente, dove c’è ancora la furbizia, l’emozione facile, l’imprudenza del salvatore che è gemella e speculare all’imprudenza del salvato.
C’è più dello stereotipo in tutti quei contadini poveri di Mineo che portano ai rifugiati tunisini magliette, giocattoli, radioline e ovviamente le arance che, invendute, spesso marciscono sugli alberi.
E c’è molto di più nel viso di quel carabiniere con il bimbo nero in braccio, finalmente sulla terra ferma di Pantelleria: nello sfinimento del salvatore c’è una magnifica generosità  di cuore ma anche di testa, una generosità  che tanto più è valorosa e meritevole proprio perchè è adeguata, è efficace, disciplinata e intelligente.
C’è, insomma, la tecnica del rischio, la scienza del salvataggio nelle mani che afferrano la corda tesa sino alla barca: sono le mani forti e sapienti dei capitani coraggiosi d’Italia, non le mani degli “italiani brava gente” che su queste stesse coste si esibiscono sulle barche d’agosto, topless e champagne, ma non sanno neppure nuotare.
A Pantelleria, come a Lampedusa, come in tutto il nostro Sud bagnato dal mare, gli abitanti si dividono in costieri e naviganti.
Si sa che i primi sono romantici e stanziali, spesso ironici e decadenti, mentre i naviganti sono i predatori senza patria.
Questi due generi di uomo meridionale solitamente non si frequentano perchè entrambi si considerano appartenenti ad un ordine cavalleresco rispetto al quale gli altri sono plebe appiedata.
Ebbene, nessun Castelli e nessun Bossi, nessun Speroni e nessun governo Berlusconi riuscirà  a convincere costieri e naviganti d’Italia che bisogna scrutare il mare per cacciare e non per accogliere, per sparare e non per salvare.
Mi raccontano che molti si stanno organizzando: chi esce in barca porta sempre qualche giubbotto salvagente in più perchè non si sa mai…
Anche in quell’ecatombe che avvenne al largo di Lampedusa erano ancora le nostre motovedette che stavano andando a salvare i disperati che i maltesi si rifiutavano di aiutare benchè fossero nelle loro acque.
Gli italiani che stanno affrontando questa ondata di immigrati sono consapevoli di sè, lo fanno con serenità , con una generosità  persino giocosa e con una solidarietà  fisica anche perchè, malgrado le ingiurie dei vari Bossi, si sono subito accorti che questi uomini sono spesso laureati, parlano le lingue e sono speciali: non fuggono dall’indigenza, ma dall’inciviltà  della guerra, dalle sopraffazione tribali.
Nel Sud hanno capito che gli extracomunitari che stanno arrivando sulle nostre coste sono spesso migliori di noi, e certamente di quelli che vorrebbero sparare su di loro.
È soprattutto il Sud d’Italia che si oppone al naufragio della prima grande invasione di extracomunitari che non è invasione di cafoni.
Guardate tutti quei giovani che sono sbarcati a Lampedusa, guardate bene le tante immagini di queste settimane: non sono la schiuma della terra, ma nella loro terra sono la crema.
E un po’ lo sono anche nella nostra.

Francesco Merlo
(da “La Repubblica“)

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IL PREMIER INGLESE CAMERON VIAGGIA LOW COAST IN CLASSE ECONOMICA, L’ULTIMO SOTTOSEGRETARIO ITALIANO SU UN AEREO DI STATO

Aprile 11th, 2011 Riccardo Fucile

NIENTE SPRECHI, SIAMO INGLESI: PER FESTEGGIARE IL COMPLEANNO DELLA MOGLIE IL PRIMO MINISTRO INGLESE VA IN VACANZA DUE GIORNI IN SPAGNA…MA NON VIAGGIA IN PRIMA CLASSE E SCEGLIE UN ALBERGO DI POCHE PRETESE, GLI INGLESI LO VOGLIONO COSI’…CHE DIFFERENZA CON IL CIARPAME POLITICO ITALIANO

Chiamatela pure demagogia. Eppure venerdì   David Cameron è partito per una breve vacanza con la moglie Samantha a bordo di un EasyJet da Luton, l’aeroporto più scomodo di Londra, diretto a Granada, nel sud della Spagna. Due giorni di break per festeggiare i 40 anni della first lady britannica, la prima vacanza che la coppia si concede da quando sono approdati a Downing Street e dalla nascita dell’ultima figlia, la scorsa estate.
Sarà  demagogia, certo.
Il premier conservatore che sta spremendo gli inglesi come limoni, che ha chiesto sacrifici mai visti dai tempi della Thatcher, che dichiara la sua una missione salvifica per evitare al Regno Unito il baratro del Portogallo e dell’Irlanda, non vuole farsi beccare con le mani nel sacco a sprecare soldi pubblici per i suoi sollazzi.
Non solo non usa voli di Stato per i suoi spostamenti personali, ma non usa neppure comode poltrone di linea in prima classe, quando potrebbe benissimo permetterselo, dato che sia lui che la moglie appartengono alla upper class, la classe ricca e benestante e prima di entrare in politica avevano lavori ottimamente retribuiti.
Samantha   è figlia di Sir Reginald, ottavo baronetto di Sheffield e per seguire il marito al Numero 10 ha lasciato un super impiego come business executive nella premiata ditta Smythson di Bond Street.
Lui appartiene all’antico clan scozzese dei Cameron ed è anche discendente illegittimo (la genia proviene da una amante di Guglielmo IV) nella successione al trono britannico.
Suo padre era un banchiere, il ragazzo ha frequentato Eton, la scuola privata più esclusiva d’Inghilterra.
Insomma, hanno sempre fatto una vita dorata e piena di agi, con tenute in campagna e vacanze esotiche comprese.
Da quando sono arrivati a Downing Street però, il loro tenore si è sensibilmente abbassato.
A cominciare dall’abitazione, che se pure allargata da Tony Blair per far posto alla numerosa     prole, pare sia molto piccola e scomoda.
Per di più, essendo la residenza del primo ministro patrimonio storico nazionale, gli arredi vecchiotti e le stanze anguste non si possono toccare nè ammodernare.
Tanto che Samantha avrebbe preferito rimanere con i tre figli nella casa di famiglia a Notting Hill. Ma l’etichetta istituzionale non le ha permesso tale comodità .
I giornali inglesi sguazzano nei dettagli della vacanza del premier e pare che i Cameron abbiano alloggiato in un “mid-market hotel”, ossia un albergo di poche pretese.
Non il cinque stelle superlusso che qualsiasi assessore nostrano pretende di diritto (con annessa signorina-tangente nel caso di certi appalti che ben conosciamo).
Senza parlare degli sciali presidenziali del nostro primo ministro, che girls e menestrelli li spediva in Sardegna a spese del contibuente e dei nostri ministri che si spostano sui voli di Stato anche per andare a fare la pipì.
E delle ville private dove il nostro premier riceve i capi di Stato stranieri e organizza incontri politici, in questo insano miscuglio di pubblico e privato che dà  i nauseabondi risultati sotto gli occhi di tutti.
Certo, il comportamento esemplare di Cameron sarà  pure strumentale.
Strumentale o no, significa però che se i politici britannici non si comportassero così, sarebbero messi alla berlina.
E questa demagogia alla fine è preferibile all’andazzo nostrano, dove l’auto blu è una protesi del potere e se puoi volare a spese dello Stato e non lo fai sei considerato un povero scemo.
Dove i furbi sono oggetto di invidia e alla berlina ci finiscono gli onesti.

Caterina Soffici
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“IL NOSTRO TEMPO E’ ADESSO, LA VITA NON ASPETTA”: LA CARICA DEI PRECARI E’ LA GIOVENTU’ ITALIANA DELLA SPERANZA

Aprile 9th, 2011 Riccardo Fucile

PER UN PAESE CHE INVESTA SULLA RICERCA E SULLE GIOVANI GENERAZIONI INVECE CHE MORTIFICARNE LE COMPETENZE E LA VOGLIA DI LOTTARE PER IL NOSTRO PAESE… BERLUSCONI UMILIA I GIOVANI, RACCONTA BARZELLETTE OSCENE CHE FANNO RIDERE SOLO I SUOI DEBOSCIATI COMPAGNI DI MERENDE E   CONSIGLIA LORO DI TROVARE UN FIDANZATO RICCO… SONO GIOVANI E INCAZZATI? HANNO RAGIONE

Questa volta i «bamboccioni» fanno sul serio.
Gli eterni giovani, senza diritti nè certezze lavorative, scendono in piazza per lanciare alla politica un messaggio forte e chiaro: «Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta».
È questo lo slogan — e il nome del comitato promotore — della manifestazione che oggi mobilita l’Italia intera.
Quella dei precari, dei disoccupati, il popolo delle partite Iva, gli studenti, gli stagisti, i ricercatori, i free lance che sfilano per le strade di Roma e di un’altra trentina di città  italiane (e non solo), per riprendersi il presente, ancor prima del futuro, ed il Paese, partendo dal lavoro.
Sono laureati e arrabbiati. Sono giovani e incazzati.
Per questo oggi sono in piazza in tutta Italia per affermare il proprio diritto a non vivere per tutta la vita la condizione di “fantasmi” del lavoro: “vogliamo far sentire la nostra voce e raccontare chi siamo, perchè vogliamo un altro paese, un paese che investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità  di realizzazione personale».
Sono «oltre 2 milione i Neet in Italia, ovvero i giovani che non studiano non lavorano e non si formano; sfiora il 30% la disoccupazione giovanile», sottolinea Salvo Barrano, archeologo free lance, tra i 14 promotori della manifestazione.
A Roma è in programma l’evento principale con una street parade rumorosa e colorata in vero «Torretta Style». «Vogliamo essere ironici e dissacranti: siamo tutti giovani, studenti, precari, non precari e cittadini. L’unica cosa che non vogliamo sono le bandiere di partito» spiega Luca De Zolt, organizzatore dell’evento romano
Al fianco dei giovani, senza se e senza ma, si schiera la Cei: «Il precariato lavorativo sia solo una fase transitoria», ammonisce il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, per aprire le porte ad un lavoro «a tempo indeterminato» e «dare anche la possibilità  di un futuro, di un progetto di vita».
I precari accusano il governo «che ha deciso di sacrificare una o più generazioni sull’altare degli interessi di qualcuno, della rendita e della speculazione».
E chiedono al premier Silvio Berlusconi di «farsi da parte»: «Non ha affrontato la crisi — dicono – ci ha umiliati e trascinati in un baratro di povertà  e disoccupazione».
I precari, chiedono un Paese diverso che «permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare» e che, quindi, «investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni, invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità  di realizzazione personale».
Una mobilitazione insomma per denunciare le condizioni di lavoro, e di vita, di una grande fetta di giovani italiani.
Mobilitazione che assume anche una connotazione particolare, dato che ieri Berlusconi ha messo in atto il suo ennesimo show davanti ai giovani laureati parlando di “opportunità ” senza indicare poi i mezzi e gli strumenti: «Davvero Berlusconi pensa — risponde il comitato – che i suoi successi personali siano da prendere ad esempio per i giovani italiani? Gli chiediamo di sollevarci dalla sua presenza….
È davvero raggelante, in effetti, guardare in successione le storie sul lavoro che i ragazzi raccontano e le battute dispensate dal presidente del Consiglio a una platea di neolaureati.
Che nemmeno ridevano.
“È lui ad umiliare i giovani e il Paese, per l’assoluta incapacità  di fronteggiare la crisi economica gli chiediamo di farsi da parte”.
E una destra vera, sociale e popolare, nazionale e solidale, oggi sa con chi stare: con la gioventù italiana della speranza e del merito, non con i vecchi puttanieri della politica.

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LA SCOMMESSA DI ANTONIO PENNACCHI: INSIEME A FUTURO E LIBERTA’ PER CAMBIARE LA POLITICA

Aprile 9th, 2011 Riccardo Fucile

A “INVASIONI BARBARICHE” IERI SERA L’ANNUNCIO: CANDIDATO SINDACO SARA’ FILIPPO COSIGNANI, EX AN, “UN FASCIO DELLE BONIFICHE, ONESTO, UNO DI QUELLI CHE LEVAVANO LE TERRE AI RICCHI PER DARLE AI POVERI, ALTRO CHE BERLUSCONI”

«Quando mi girano mi intigno! Avevo proposto una lista Pennacchi-Fli in appoggio al candidato del centro sinistra. Si sono strappate tutte le vesti, allora faremo una lista Pennacchi Fli con candidato sindaco Filippo Cosignani ex consigliere An, onesto pulito, un fascio delle bonifiche, quelli che levavano le terre ai ricchi per darle ai poveri, che è un po il contrario di Tremonti e Berlusconi, non so se mi spiego…».
Dunque è deciso: il “fasciocomunista” scende in campo.
Antonio Pennacchi, ospite alle Invasioni barbariche di Daria Bignardi, annuncia che sarà  candidato a Latina con Futuro e libertà  per l’Italia.
Una lista con un suo candidato sindaco, Cosignani. E «se si andrà  al ballottaggio – spiega l’autore di Canale Mussolini – è chiaro che si appoggerà  il candidato sindaco del centro sinistra».
«L’unico modo per cercare di costruire una nuova Latina è quello di mandare a casa chi l’ha rovinata fino a oggi e soprattutto chi pensa di poterla governare dal protettorato di Fondi», dice Pennacchi.
Ed è possibile che questa scelta “locale” possa essere il laboratorio di scelte nazionali, dato che «a Latina c’è lo stesso casino di quello che c’è in Italia».
Un declino da cui si esce, prosegue Pennacchi, “ricostruendo una nuova Latina e una nuova italia”.
Con coraggio, senza ricatti identitari, perchè «il problema quì non è di destra o di sinistra, sono categorie superate, roba del Novencento, oggi in italia c’è il problema di stato e antistao, non destra e sinistra, viene a prima posto l’interessa generale o quello dei singoli o di gruppi?».
«Io non avevo nessuna intenzioni di fare politica ma quando uno si incazza si incazza: Io ho il dovere di lanciare delle idee, il paese deve darsi uno scrollata per non essere espulso dal processo generale della globalizzazione».
Punto e basta.
La lista Pennacchi si fa, e pazienza se qualcuno non gradirà : la scommessa del “fasciocomunista” è partita.

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SARA GIUDICE SI CANDIDA CON IL “NUOVO POLO PER MILANO” PER DARE VOCE A CHI CREDE IN UNA POLITICA PULITA

Aprile 3rd, 2011 Riccardo Fucile

LA GIOVANE CONSIGLIERA DI CIRCOSCRIZIONE DEL PDL CHE HA RACCOLTO LE FIRME ANTI-MINETTI A MILANO SI SCHIERA CON FUTURO E LIBERTA’…”NELLA VITA CONTANO I VALORI” E SCEGLIE I VERSI DI FABRIZIO DE ANDRE’: “LE ACCIUGHE SONO LE PERSONE ONESTE CHE SI DIFENDONO DAL PESCECANE DELLA CORRUZIONE E DEL CLIENTELISMO”

“Le acciughe fan pallone…e sotto c’è l’ala lunga, se non butti giù la rete non ne prendi neanche una…”.
Ha scelto i versi di Fabrizio De Andrè Sara Giudice per presentare la sua candidatura per il Nuovo Polo per Milano, una candidatura che arriva dopo una scelta coraggiosa e provocatoria: raccogliere firme contro la consigliera regionale Nicole Minetti, candidata ‘solo’ perchè igienista dentale del Premier Sivio Berlusconi.
In 12.000 hanno sposato la sua battaglia e con il progetto ‘Milano Merita’ Sara Giudice ha deciso di scendere in campo per dare voce a tutti quelli che credono in una politica sana e pulita, che premia il merito, la creatività , il lavoro e la capacità  di saper pensare al futuro.
“Oggi nasce l’Alleanza del Merito perchè nella vita contano i valori che trasformano le strategie in idee concrete, con ingenuità  e consapevolezza di essere dalla parte giusta. Sono contenta e orgogliosa di mettere questi valori a disposizione di un progetto coraggioso che combatte contro un’amministrazione che ha fallito, da un lato, e contro una forza politica che offre obiettivamente poco per Milano, dall’altro”.
Non è un caso che la Giudice abbia scelto la metafora delle acciughe per presentarsi e presentare il suo progetto ‘Milano Merita’, un laboratorio permanente per giovani che vogliono ‘fare’ politica in maniera pulita e onesta, perchè le acciughe sono proprio le persone oneste che si difendono dal pescecane della corruzione e del clientelismo (e il grande Faber sapeva sempre quel che scriveva…).
E per questo bisogna saper scegliere i compagni di viaggio giusti per attuare una trasformazione che, partita da Milano, dovrà  estendersi a tutta l’Italia.
E la compagnia giusta scelta è quella del Nuovo Polo per Milano.
“Sara Giudice ha fatto una battaglia per la trasparenza, la stessa che ha ispirato la nascita di Fli — ha commentato il senatore Giuseppe Valditara – poteva scegliere di candidarsi nel Pdl ma ha preferito condividere una battaglia civile e avere coraggio. Da sempre la trasparenza è un grande valore del centrodestra che, però, è stato dimenticato”.
Fiero di avere al suo fianco una venticinquenne battagliera e propositiva il candidato sindaco per il Nuovo Polo per Milano, Manfredi Palmeri.
“E’ riduttivo considerare Sara come ‘anti’ qualcosa, le sue sono battaglie ‘per’, è la situazione che si è creata che non va bene. Sono stati costruiti santuari forti e chi ha provato a toccarli è stato indebolito ma è giusto che vengano premiati i meccanismi puri della politica”.
Entusiasta della candidatura l’europarlamentare di Fli Cristiana Muscardini che ha visto nel suo gesto la voglia di rappresentare una città  libera e non più condizionata da interessi personali o da gruppi di potere.
“Sara è una giovane donna coraggiosa — ha sottolineato — che i in prima persona ha osato denunciare l’arroganza dei potenti e il loro disprezzo per la democrazia. Insieme riporteremo la correttezza, la trasparenza e il merito al centro delle scelte per Milano”.

Raffaella Bisceglia
da (il “Patto sociale“)

argomento: destra, elezioni, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Milano, Politica, radici e valori | Commenta »

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