Ottobre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
L’ 8 OTTOBRE ENTRA IN VIGORE UN DECRETO CHE COMPRENDE 1085 NORME: TRA QUESTE LA NUM. 297 DEPENALIZZA LE BANDE PARAMILITARI…LA RUSSA E CALDEROLI NE SONO I PADRI PUTATIVI: SERVE ALLA LEGA PER GARANTIRE L’IMPUNITA’ A 36 IMPUTATI LEGHISTI SOTTO PROCESSO A VERONA PER LA FORMAZIONE PARAMILITARE DELLA GUARDIA NAZIONALE PADANA
Dopo tante leggi ad personam per Silvio Berlusconi, eccone una per i fedelissimi di Umberto Bossi, in nome della par condicio.
La norma è ben nascosta in un decreto omnibus che entra in vigore fra pochi giorni, il 9 ottobre: il Dl 15.3.2010 n. 66 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 maggio col titolo “Codice dell’Ordinamento Militare”.
Il decreto comprende la bellezza di 1085 norme e, fra queste, la numero 297, che abolisce il “Dl 14.2.1948 n. 43”: quello che puniva col carcere da 1 a 10 anni “chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici” e si organizzano per compiere “azioni di violenza o minaccia”.
Il trucco c’è e si vede: un provvedimento che abroga una miriade di vecchie norme inutili viene usato per camuffare la depenalizzazione di un reato gravissimo e, purtroppo, attualissimo.
Chissà se il capo dello Stato, che ha regolarmente firmato anche questo decreto, se n’è accorto.
L’idea si deve, oltrechè al ministro della Difesa Ignazio La Russa, anche al titolare della Semplificazione normativa, il leghista Roberto Calderoli.
Che cos’è venuto in mente a questi signori, fra l’altro nel pieno dei nuovi allarmi su un possibile ritorno del terrorismo, di depenalizzare le bande militari e paramilitari di stampo politico?
Forse l’esistenza di un processo in corso da 14 anni a Verona a carico di politici e attivisti della Lega Nord sparsi fra il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e il Veneto, accusati di aver organizzato nel 1996 una formazione paramilitare denominata “Guardia Nazionale Padana”, con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, i guardiani della secessione.
Processo che fino a qualche mese fa vedeva imputati anche Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni e altri cinque alti dirigenti che erano parlamentari all’epoca dei fatti, fra i quali naturalmente Calderoli.
In origine, i capi di imputazione formulati dal procuratore Guido Papalia sulla scorta di indagini della Digos e di copiose intercettazioni telefoniche, in cui molti protagonisti parlavano di fucili e armi varie, erano tre: attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuorilegge.
Ma i primi due, con un’altra “legge ad Legam”, furono di fatto depenalizzati (restano soltanto in caso di effettivo uso della violenza) nel 2005 dal centrodestra ai tempi del secondo governo Berlusconi.
Restava in piedi il terzo, quello cancellato dal decreto La Russa-Calderoli.
I leader leghisti rinviati a giudizio si erano già salvati dal processo grazie al solito voto impunitario del Parlamento, che li aveva dichiarati “insindacabili”, come se costituire una banda paramilitare rientrasse fra i reati di opinione degli eletti dal popolo.
Papalia ricorse alla Corte costituzionale con due conflitti di attribuzioni fra poteri dello Stato contro la Camera, ma non riuscì a ottenere ragione.
Restavano imputate 36 persone, fra le quali Giampaolo Gobbo, segretario della Liga Veneta e sindaco di Treviso e il deputato Matteo Bragantini.
Ma ieri, nella prima udienza del processo al Tribunale di Verona, si è alzata l’avvocatessa Patrizia Esposito segnalando ai giudici che anche il reato superstite sta per evaporare: basta aspettare il 9 ottobre e tutti gli imputati dovranno essere assolti per legge.
Stupore generale: nessuno se n’era accorto.
Al Tribunale non è rimasto che prenderne atto e rinviare il dibattimento al 19 novembre, in attesa dell’entrata in vigore del decreto.
Dopodichè il processo riposerà in pace per sempre.
Le camicie verdi e i loro mandanti possono dormire sonni tranquilli.
Il Partito dell’Amore, sempre pronto a denunciare il “clima di odio che può degenerare in violenza”, ha depenalizzato la banda armata.
Per l’“associazione a delinquere dei magistrati” denunciata da Berlusconi, invece, si procederà quanto prima alla fucilazione
Marco Travaglio
(da “Il Fatto quotidiano”)
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Ottobre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
“FUTURO E LIBERTA’ SARA’ LA GARANZIA DEL RISPETTO DEL PROGRAMMA”… “LA POLITICA DEVE AVERE LA CAPACITA’ DI RISPONDERE AI PROBLEMI DEGLI ITALIANI, DEVE CESSARE DI ESSERE UN TORBIDO AFFARE”… “I FONDI FAS PER IL SUD SONO STATI DIROTTATI AD ALTRI SCOPI, MENTRE IN MERIDIONE C’E’ UNA DISOCCUPAZIONE DRAMMATICA”
No a riforme della giustizia che «penalizzino la magistratura», «restiamo fedeli al governo
ma il programma non venga tradito».
Il giorno dopo lo scontro tra Berlusconi e l’Anm, Gianfranco Fini interviene nel dibattito sulla giustizia e fissa i suoi paletti.
Il presidente della Camera è intervenuto telefonicamente ad un convegno organizzato da “Futuro e Libertà ” per l’Italia a Salerno, alla presenza del capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino.
«Non vuol dire – ha detto Fini nel suo intervento – che tutti i magistrati sono eccellenti servitori dello Stato. Ce ne sono che, come in altre categorie, hanno dei difetti. Ma non si può e non si deve in alcun modo pensare di dar vita a una riforma della giustizia che parta dal principio che si deve punire o penalizzare la magistratura italiana».
Il presidente della Camera ha poi fatto questa previsione sull’esito della riforma sulla giustizia: «Lo vedremo nelle prossime settimane nel dibattito alla Camera», dove Futuro e libertà per l’Italia «è determinante in termini numerici», e ciò è «garanzia» per il rispetto del programma.
Fini lancia poi un avvertimento agli alleati: «Nei prossimi mesi – dice il presidente della Camera nel suo intervento telefonico alla convention di Generazione Italia in corso a Salerno, intervento ripreso da Sky Tg24 – gli italiani avranno la possibilità di verificare se la politica per davvero è un torbido affare in cui polemiche, personalismi, dossier, avvelenano quotidianamente il vivere civile o se al contrario la politica è la capacità di rispondere ai problemi reali dei cittadini».
Quindi dall’ex leader di An un passaggio su Fli: “Abbiamo una grande voglia di rinnovare la politica e dopo gli ultimi vent’anni bisogna resistere alle difficoltà ed affermare le nostre idee”. Perchè nella sfida lanciata con la nascita di Futuro e Libertà , “ce la faremo, non ho dubbi”.
Poi, sottolinea il presidente della Camera, “chi aderisce al movimento finiano ha messo in chiaro di fare politica non certo per interessi di parte o addirittura di carattere personale. E’ la più bella garanzia che possiamo offrire alla gente. Io sono convinto che con l’entusiasmo, con la pulizia delle idee, con la onestà dei comportamenti, con la coerenza delle azioni, in tempi brevi avremo ancora maggiori soddisfazioni”.
Per Fini il centrodestra è «fin troppo attento alle esigenze e alle richieste di un partito, la Lega» e «in molte circostanze sembra dimenticare che buona parte del suo consenso arriva dal Sud, dal meridione».
Fini ricorda che «stando agli impegni presi dal presidente Berlusconi nel discorso programmatico alle Camere», il meridione «deve tornare ad essere al centro dell’agenda politica. Ma occorre aspettare che alle buone intenzioni seguano fatti concreti e stanziamenti».
A giudizio del fondatore di Futuro e Libertà «è sacrosanto ricordare che servono le infrastrutture per il Sud», ma non va dimenticato che «in questi mesi i fondi Fas sono stati considerati un salvadanaio a cui attingere per far fronte alle tante emergenze che l’Italia di volta in volta doveva affrontare».
Fli, garantisce quindi Gianfranco Fini, sarà «in prima linea per garantire il riscatto del Sud, per garantire che i giovani abbiano finalmente la possibilità di esprimere le loro capacità . Credo sia una emergenza drammatica la disoccupazione, specie nel meridione».
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Ottobre 1st, 2010 Riccardo Fucile
AL LAVORO 30 INTELLETTUALI D’AREA PER STILARE IL “MANIFESTO PER L’ITALIA”, DOCUMENTO PROGRAMMATICO DEL PARTITO, CHE SARA’ PRESENTATO ALLA CONVENTION DI PERUGIA DEL 6-7 NOVEMBRE… ASSEMBLEA COSTITUENTE: IPOTIZZATA LA DATA SIGNIFICATIVA DEL 7 GENNAIO… DIMISSIONI DA PRESIDENTE DELLA CAMERA SOLO IN CASO DI ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE
“Senza di noi il governo non esiste, da domani esamineremo le leggi per bene, rispettando tutti
i passaggi, tutti i tempi, senza fretta. Dovranno trattare con noi su tutto” : Bocchino ha le idee chiare su come si muoverà “Futuro e Libertà ” dopo aver retto al fallito tentativo di emarginazione posto in essere dai falchi berlsuconiani.
E a chi gli obietta: “e se Berlusconi cercasse di far saltare il banco, chiedendo il voto anticipato?” risponde con un sorriso: “in Sicilia noi, Udc e Mpa insieme prenderemmo il premio di maggioranza e senza quei senatori non si vincono le elezioni”.
Nel frattempo i futuristi si stanno organizzando: martedì si riunirà il comitato promotore, poi una direzione più ristretta di cui faranno parte i rappresentanti dei gruppi parlamentari e delle associazioni finiane (Generazione Italia, Area Nazionale, Farefuturo e Secolo d’Italia).
Sarà questa la struttura sulla quale verrà costruito il partito, anche sul territorio. Trenta intellettuali di area stanno già lavorando alla stesura del “Manifesto per l’Italia”, il documento programmatico del partito la cui bozza sarà pronta per la convention di Generazione Italia, fissata a Perugia per il 6-7 novembre.
La fase successiva dovrebbe essere l’assemblea costituente, in cui si sancirà la nascita ufficiale del partito.
Sulla carta l’idea è di fissare la data di nascita il 7 gennaio, lo stesso giorno in cui è nato il Tricolore nel 1797, ma anche il giorno della strage di Acca Larentia, un simbolo forte per il popolo di destra.
In ogni caso il nuovo partito di Fini dovrà essere operativo a febbraio con le liste elettorali pronte per essere presentate se, com’è probabile, a fine marzo si andrà a votare a Milano, Bologna, Napoli e in altri centri minori.
Per quanto riguarda l’ipotesi di dimissioni di Fini da presidente della Camera, non sono all’ordine del giorno: la questione si porrà solo nel caso di voto politico anticipato a primavera.
Se invece ci sarà solo un voto amministrattivo, Fini resterà al suo posto.
In tal caso il nome più gettonato come coordinatore del Fli è quello di Adolfo Urso .
Intanto crescono ogni giorno i circoli sul territorio e le adesioni di amministratori locali.
In Parlamento si fa notare, dopo la dimostrazione di forza di Fli, che quei deputati o senatori peones che non hanno interesse ad andare a elezioni anticipate (vedi i deputati Pdl del nord), ora guardano con interesse alle mosse di Fini, l’unico in grado di garantire la loro permanenza in parlamento fino alla fine del quinquennio.
Sono molti i soggetti interessati a sostenere un eventuale futuro governo tecnico, pronti ad abbandonare il cavallo perdente..
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Settembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO SI SAREBBE FERMATO A 304: SOLO GRAZIE A 38 DEPUTATI TRA FINIANI E MPA IL PREMIER SI SALVA DAI TRIBUNALI… LE LEGA PARLA DI ELEZIONI: NON HA CAPITO CHE DA DOMANI SI ATTACCA AL TRAM… RITORNA UNA DESTRA CIVILE IN ITALIA
La Camera ha dato la fiducia al governo Berlusconi: su 620 presenti, i sì sono stati 342, i no 275.
L’esito era scontato dopo l’annuncio dei finiani del proprio sostegno all’esecutivo.
Ma il dato evidente è che tolta la pattuglia finiana e l’Mpa di Raffaele Lombardo l’esecutivo non raggiunge i 316 voti che garantiscono la maggioranza assoluta.
Con l’esecutivo si sono schierati 342 deputati, contro 275 (i presenti al voto sono stati 620, i votanti 617, la maggioranza richiesta di 309).
E per di più tra i 9 assenti uno solo era del Pdl.
Inoltre c’è un dato da tenere in assoluta evidenza: 38 dei 342 voti a favore sono dei finiani (hanno 35 deputati ma in due hanno detto no a Berlusconi) e degli uomini di Lombardo (5).
I primi protagonisti da mesi di uno scontro interno al Pdl, i secondi fortemente critici nei confronti dell’esecutivo.
Senza di loro, infatti, il governo non avrebbe ottenuto la fatidica ‘quota 316’, cioè la metà più uno dei componenti dell’assemblea di Montecitorio, ma si sarebbe fermato a quota 304, appena 8 in più della somma Pdl + Lega e ben 12 in meno del necessario.
Una situazione che mette Berlusconi in una situazione davvero difficile da un punto di vista politico.
La campagna acquisti alla fine ha portato solo 8 deputati, quelli che da mesi già votavano per il governo.
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Settembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IL PREMIER, COSTRETTO A RICONOSCERE DIGNITA’ POLITICA ALL’UNICA VERA FORZA DI DESTRA DEL PAESE, ABBASSA I TONI PER SALVARE LA POLTRONA… “ANDASSIMO AL VOTO ORA RISCHIEREMMO DI PERDERE”…FINIANI E MPA VOTERANNO SI’, I TRE DINIANI ABBANDONANO IL PREMIER…. BOSSI ALLE CORDE: SONO FINITI I RICATTI LEGHISTI
Ha dovuto trattenere le battute “pungenti”, indossando i panni del “moderato”.
Ha lanciato ramoscelli di ulivo ai finiani e ai centristi, per sopravvivere ai processi.
Silvio Berlusconi evita accuratamente strappi e chiede la fiducia per andare avanti.
E’ una sorta di discorso di inizio legislatura, che però arriva a due anni dal voto.
Un discorso senza particolari sussulti, che riserva l’unico momento di asprezza all’unico tema che gli sta a cuore: la giustizia.
Per il resto, il Cavaliere evita volutamente di entrare in rotta di collisione con i finiani, confessando la sua “amarezza” per i contrasti ma riconoscendo legittimo “il dibattuto interno tra le diverse opinioni”.
Al tempo stesso prova a blandire sia i centristi (riaffermando l’impegno per il quoziente familiare) che l’Mpa di Lombardo (rilanciando gli investimenti per il Sud).
Arriva a dire: “Tutto si può dibattere e il governo dopo le elezioni si può trovare alle prese con problemi nuovi come quelli scatenati dalla crisi che può portare a scelte nuove. Su problemi nuovi ci può essere legittimo dibattito, la discussione può servire a mettere a punto risposte ai bisogni. La mia indole è aperta alla ricerca delle soluzioni migliori attraverso contributi diversi”.
Finisce così, senza sorprese.
Con la fiducia vicina, ma senza certezze per il domani.
Dopo averle provate tutte,ora si prospetta una maggioranza sostanzialmente ostaggio del gruppo di Fli, che sulla giustizia e sul federalismo avrebbe in mano una sorta di golden share da usare o meno a seconda delle circostanze.
Il tentativo di mettere insieme 20 deputati per dimostrare che i finiani non sono determinanti è fallito, persino i tre diniani si sono tirati indietro all’ultimo momento.
Alle 19 la fiducia passerà grazie ai 35 voti di Futuro e Libertà e ai 5 dell’Mpa di Lombardo.
Berlusconi ha cercato di distruggere Fini, ma ha fallito.
“Sulle questioni che riguardano la giustizia – ha detto Fini – non c’è nulla di nuovo, ma occorrerà verificare come concretamente verranno tradotte in iniziative legislative le parole di Berlusconi e andranno verificate in corso d’opera”.
Nel frattempo, lo stesso Presidente della Camera accelera nella strutturazione di Futuro e libertà .
L’appuntamento è per martedì prossimo, quando i gruppi parlamentari si incontreranno «per un’ampia discussione di un nuovo progetto politico».
Chi sperava in un Fini arrendevole si è sbagliato: lo stesso premier ieri ha ammesso “se andassimo ad elezioni non solo rischieremmo di non avere una maggioranza al Senato, ma di perdere proprio”.
E dato che a lui interessano solo i suoi processi, la strada è obbligata: dovrà riconoscere come interlocutori determinanti i finiani.
Fini ha rilanciato: il nuovo partito a breve sarà la risposta a chi lo voleva politicamente morto.
Alle 19 la votazione sulla fiducia.
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Settembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
MARCELLO, PERCHE’ NON RICORDIAMO I TEMPI DEL “NON E’ MAI STATO ISCRITTO AL PARTITO” O DI QUANDO I NOTABILI SI CONTENDEVANO LE BARE DEI RAGAZZI DI DESTRA?….REMUNERATI DALLE “CASE” EDITRICI DI SILVIO, ORA ACCUSANO FINI DI AVER SVENDUTO “I SACRIFICI DEI NOSTRI GIOVANI MARTIRI”
Abbiamo letto dalle colonne de “il Giornale” il pezzo di Marcello Veneziani, una delle tante
speranze della giovane cultura di destra degli anni ’80, passato dal denunciare “il male americano” alla fase senile del compiacimento nel potersi sedersi alla corte di un sovrano che notoriamente ama la cultura a stella e strisce più di ogni altra cosa (veline a parte).
Nessuno vieta di cambiare idea nella vita, come di farsi nominare, a suo tempo, in quota An nel non certo gratuito posto di consigliere di amministrazione della Rai.
Sono scelte personali.
Ma proprio per la stima che avevo (e che non ho più) per Marcello, avrei preferito che il suo passaggio tra i berluscones avvenisse senza che dovesse trovare ad ogni costo una giustificazione che non fosse l’italico “tengo famiglia”.
Avrei accettato persino che la sua abile penna dipingesse le forme e i colori delle gioiose feste a Palazzo Grazioli per renderle meno patetiche agli italiani, piuttosto che cercare una liaison con il nostro passato di “maledetti”.
Se uno sceglie di fare il pittore di corte non cerchi almeno alibi per rimpiangere i tempi in cui usava il pennello per tracciare la via dei sogni.
Si limiti a prendere atto che non ha più il tratto vitale, non accusi altri di essere ladri di sogni.
Scrive Marcello: ” lo confesso: il mandante delle accuse a Fini sono io. Io e tutti quei ragazzi che hanno creduto nella destra, investendoci la vita. Noi, che possiamo comprendere i trasformismi, ma che non gli perdoneremo mai di aver svenduto i nostri sacrifici al “cognato””
E via ai ricordi: “Quel ragazzo sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà “.
In questo improvviso amarcord, Marcello è in buona compagnia: da Storace in giù, giù in tutti i sensi, è un fiorire di ex intellettuali, ex autisti, ex militanti presunti, ex “duri e puri” che si indignano di fronte a una casa ereditata “grazie al sangue di tanti nostri giovani caduti”.
Forse si riferiscono ai tempi del Msi, quando molti di coloro che ora straparlano di valori e ideali traditi, stavano nel ruolo o dalla parte di chi, in caso di arresto di un nostro ragazzo, tiravano fuori, nelle federazioni, dal cappello a cilindro il famoso comunicato che “non era mai stato iscritto al partito” ?
Forse a coloro che appoggiarono la legge Reale?
Forse a coloro che in tante città d’Italia segnalavano alla polizia chi faceva legittimamente politica fuori dal partito?
O forse a quei notabili che, quando un ragazzo di destra veniva massacrato sotto casa, correvano a contendersi il trasporto della salma dopo averlo sputtanato da vivo?
Eh no, caro Marcello, sei troppo intelligente per cavartela così.
Quando i valori del Msi furono messi in soffitta o per molti “traditi” da tutta la classe dirigente di allora, come mai il giovane che era in te non si ribello’?
Come mai Storace gioiva, insieme a tanti altri portaborse?
Dov’erano i rivoluzionari duri e puri?
A fare la coda per la nuova tessera?
E quando da An si passò al Pdl, dimmi Marcello, quante mani si alzarono al congresso di scioglimento per votare contro?
Perchè anche allora il giovane che era in te non si ribellò e non scrisse parole di fuoco?
Alcuni fanno finta di scandalizzarsi adesso, ma per 20 anni hanno seguito Fini per interesse e convenienza, come prima seguivano Almirante per lo stesso motivo.
E infatti io e te non eravamo con Almirante, insieme a tanti altri.
Non discuto le scelte successive di tanti: ognuno è giusto che faccia quello che gli suggerisce la propria coscienza.
Ma non ci fare lezioni di coerenza: chi è rimasto con certe idee nel cuore e nel cervello non può stare con chi è ultraliberista, con chi è razzista, con chi nomina pure i deputati, con chi vuole ridurre la libera informazione, con chi vuole l’impunità dai processi.
Proprio noi che non avevamo neanche i mezzi per propagandare le nostre idee e respiravamo l’inchiostro dei ciclostili dovremmo diventare i “boia della libertà “?
Come si può stare con la casta, con i killer dell’infomazione, con chi vuole dividere gli italiani?
Lascia stare i ragazzi di allora, goditi il tuo posto a tavola, ma risparmiaci i tuoi sermoni da frate gaudente al banchetto dei potenti.
Vogliamo parlare di “case” o magari di “casa” editrice?
O vogliamo sottolineare che se un uomo è disposto a “svendersi” al potente, è probabile che non valgano nulla sia il potente che lui?
Per qualcuno la dignità è ancora un valore non commerciabile.
Buona vita Marcello, riposati nel lettone di Putin, ma lasciaci continuare a sognare in pace.
E quando esci spegni la luce.
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Settembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
MENTRE BOSSI DA’ FUORI DI TESTA E CHIAMA “PORCI” I ROMANI E LA RUSSA GLI LECCA IL CULO, MONTEZEMOLO ATTACCA: “LA LEGA E’ CAPACE SOLO DI PROCLAMI: E’ CORRESPONSABILE DI 16 ANNI DI PROMESSE NON MANTENUTE”… “DUBITIAMO CHE GLI ELETTORI ABBIANO MANDATO BOSSI IN PARLAMENTO PER DIFENDERE COSENTINO E BRANCHER”
La Fondazione ItaliaFutura, vicina a Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente degli industriali, alza la voce.
Ieri il leader del Carroccio Umberto Bossi aveva replicato alle critiche mosse da Confindustria al governo, liquidandole con un “è facile parlare”.
Oggi ItaliaFutura contrattacca col testo che riproduciamo.
Ha ragione Bossi. È facile parlare e più difficile agire.
Bisogna ascoltarlo quando discetta sul valore dei proclami perchè si tratta di un vero esperto in materia.
Negli ultimi sedici anni ha costruito il successo della Lega sul lavoro di organizzazione del partito ma anche sulle provocazioni (e ultimamente su qualche gesto).
Di fatti invece se ne sono visti ben pochi. Se non la corresponsabilità della Lega in questi sedici anni di non scelte che hanno portato il paese ad impoverirsi materialmente e civilmente.
Anche sul fronte delle rivendicazioni specifiche del suo elettorato, Bossi ha combinato ben poco (guardare alle promesse sul federalismo per credere). Dubitiamo infatti che i suoi elettori l’abbiano mandato in Parlamento per difendere Cosentino o Brancher.
Ha ragione Bossi: in Italia (e in particolare nella sua Padania immaginaria) la chiacchiera va per la maggiore e delle parole a vanvera di una classe politica screditata gli italiani ne hanno piene le tasche.
In particolare quelli che lavorano e producono (e al convegno di Genova della Confindustria ce n’erano tanti). Quegli italiani che, a differenza di Bossi, tengono in piedi il paese con i fatti e non con le parole.
Il primo a correre a difendere il Senatur non è stato neanche un leghista, ma il lecchino coordinatore del Pdl La Russa: “Montezemolo si candidi e così potremo vedere qual è il suo consenso”.
Parla lui che aveva garantito: “Mi impegnerò personalmente in Veneto e vedrete che il Pdl alle regionali avrà più voti della Lega”.
E non ha avuto neanche la dignità di dimettersi dopo la figura che ha fatto.
Ieri sera poi Bossi è andato fuori di testa completamente.
Parlando in tarda serata, nel corso di un’iniziativa a Lazzate, il leader del Carroccio si è scagliato contro l’ipotesi di spostare il Gran Premio di Formula Uno da Monza nella capitale.
“I romani se lo possono dimenticare – ha detto – Monza non si tocca e a Roma possono correre con le bighe”.
Ma non è stato, questo, l’unico riferimento “storico” del leader leghista.
Che se l’è presa anche con la sigla SPQR, ovvero l’acronimo del latino Senatus Populusque Romanus, “il Senato e il popolo romano”.
“Basta con quella sigla, io dico ‘sono porci questi romani'”, ha detto Bossi fra gli applausi del pubblico.
Feccia sul palco e feccia sotto.
Mentre la destra italiana o dorme o è collusa, mentre il presidente del Consiglio riceve questi “segnati da Dio” alle cenette del lunedì con tutti gli onori, mentre la Lega è sommersa di scandali, ma nessuno a destra (a parte noi da anni e i finiani da poco) osa sollevare la questione morale della padagna ladrona.
Il partito affaristico leghista che governa l’Italia sta esalando l’ultimo rutto.
Gled aria nuova.
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Settembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
BOCCHINO SFIDA IL MINISTRO DI ST. LUCIA: “TIRI SUBITO FUORI LE CARTE DELLA SOCIETA’ TIMARA ALLORA, COSI’ VEDIAMO CHI HA RAGIONE E CHI COSTRUISCE PATACCHE”….FINI NON PARLERA’ SOLO DELLA CASA DI MONTECARLO: HA LE PROVE DEL DOSSIERAGGIO
Da Piacenza, dove era in veste istituzionale, parte l’offensiva del Presidente della Camera.
Al termine del convegno in cui aveva ribadito, tra gli applausi, che “la legge deve essere uguale per tutti, anche per i politici”, Fini ha fatto un semplice annuncio ai giornalisti: “Dirò la mia verità in un video. La dichiarazione andrà in linea domani in tarda mattinata sui siti di Generazione Italia e del Secolo”.
Il presidente della Camera fa capire che non parlerà solo della casa di Montecarlo, ma anche di altro.
Facile immaginare che farà riferimento all’opera di dossieraggio di cui è vittima da tempo con falsi documenti, manipolazioni e testimoni taroccati.
Nonchè sull’ultima vicenda della lettera del ministro della Giustizia di St. Lucia.
A sentire Lorenzo Rudolph Francis, che il quotidiano Il Fatto è riuscito a contattare ieri sera, quella lettera sarebbe “vera”, altro il ministro non ha voluto aggiungere rinviando a una comunicazione la prossima settimana.
A tale proposito, per il capogruppo di Fli, Italo Bocchino, quello che avrebbe detto il ministro di Santa Lucia “non cambia il giudizio sull’operazione di dossieraggio e sul fatto che si tratti di una patacca e questo sarà chiarito in maniera incontrovertibile”.
“Innanzi tutto la lettera è equivoca perchè non c’è scritto chi è il proprietario della Timara”
A questo punto Bocchino lancia la sfida: ” A questo punto il governo di Santa Lucia, se ha la documentazione, perchè non la rende nota? Tiri fuori subito le carte della società Timara, così vediamo chi è il proprietario, chi ha ragione e chi costruisce patacche”.
Precedentemente, ai microfoni di Sky Tg24, Bocchino aveva ribadito le accuse contro Lavitola: “Abbiamo notizie certe su quello che è accaduto, quando sarà fatta chiarezza completa emergerà che se c’è un leader politico che fa un’operazione tutta politica, anche di dissenso, può accadere che venga sottoposto al linciaggio”.
Secondo Bocchino, al momento di decidere le candidature “Berlusconi ci raccomandò Lavitola perchè insieme a Sica lo aveva molto aiutato nell’operazione di far cadere il governo Prodi”.
Bocchino, infine, allarga l’orizzonte. “Il problema ormai riguarda la democrazia in questo Paese”.
Mentre un altro fedelissimo del presidente della Camera ha confidato che “Fini ha ulteriori elementi che lo rendono assolutamente sicuro. E che metteranno fine a una campagna ossessiva fatta dalla stampa vicinissima o controllata dal premier”.
Quello che non hanno ancora ben capito gli orchestratori del dossieraggio è che stavolta qualcuno li ha beccati: quando usi certi sistemi all’estero non passi inosservato e non hai le coperture di cui puoi godere in Italia.
Certi affaretti con Putin e Gheddafi si possono anche pagare.
A questo punto Fini ha dato indicazione di stringere i tempi per l’organizzazione del partito, riservandosi la possibilità di due clamorosi colpi d scena.
Il primo è arrivare dove D’Alema aveva fallito: una legge sul conflitto di interessi che ponga fine allo strapotere berlusciano.
Il secondo, con le carte che ha in mano, arrivare alle elezioni a marzo senza paura, convinto che il Pdl non reggerà alle circostanziate accuse.
In alternativa un governo tecnico per cambiare la legge elettorale e ristabile un equilibrio sui media.
E questa volta il premier dovrà presentarsi ai processi senza scudo.
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Settembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
IL CORSIVO DEL FINIANO FILIPPO ROSSI SU FAREFUTURO: LA DEMOCRAZIA DECLINATA DA BERLUSCONI E’ QUELLA IN CUI VI E’ CHI ORDINA E CHI OBBEDISCE, CHI HA DIRITTI E CHI NO, CHI E’ INTOCCABILE E CHI TOCCABILISSIMO…E DOVE LA LEGGE NON E’ PIU’ UGUALE PER TUTTI… ANCHE LE COMICHE FINALI DEVONO AVERE UN LIMITE
Cerchiamo di andare per ordine.
Perchè a forza di essere pacati, a forza di essere moderati, a forza di essere equilibrati, si rischia di non capire quel che sta succedendo davvero, si rischia di non capire la posta in gioco.
Che non è — forse è il caso di metterlo in chiaro una volta per tutte — una questione di poltrone.
È, piuttosto, una questione di libertà e di democrazia.
Una questione altamente politica, della miglior politica: quella che cerca di tracciare il sentiero che porta al futuro del paese.
Un futuro migliore di questa fanghiglia, di questo pantano d’interessi privati. Andiamo per ordine, allora. Perchè niente è ininfluente.
E non può essere, tantomeno, ininfluente nella storia d’Italia questa estate durante la quale — l’abbiamo scritto e lo riscriveremo fino alla noia — un plotone d’esecuzione mediatico agli ordini di Silvio Berlusconi, agli ordini del presidente del Consiglio, agli ordini del più potente editore del paese, ha cercato di distruggere l’alleato scomodo, l’alleato che si era permesso di dire, semplicemente, “io non sono d’accordo”.
Non sarà un caso se nei giorni scorsi Berlusconi ha ricevuto Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti.
Cosa si sono detti? Perchè li ha dovuti incontrare?
Consigli editoriali? Un caffè tra vecchi amici?
È finito il tempo delle barzellette.
E anche le comiche finali devono avere un limite: di decoro, d’intelligenza, di verità .
E invece non è finita.
Perchè non può essere ininfluente se qualcuno, un proprietario di un’azienda-partito, pretende di declinare il suo personalissimo concetto di democrazia. Una democrazia tutta particolare in cui c’è chi ordina e chi obbedisce, chi è intoccabile e chi è toccabilissimo.
Chi ha diritti e chi no.
E non è nemmeno ininfluente se la legge non è più uguale per tutti, se il garantismo vale a corrente alternata: garantisti con gli amici, giustizialisti con i nemici.
Garantisti con i condannati per mafia, giustizialisti la dove non c’è l’ombra di un reato.
Tutto questo è o non è un problema democratico?
Un’emergenza democratica?
I soliti noti risponderanno ovviamente di no, che tutto è normale, che tutto va bene, che tutto è limpido, che non può essere che così.
Contenti del loro consenso totalitario.
Noi, umilmente, non siamo d’accordo.
Filppo Rossi
FareFuturo
argomento: Berlusconi, denuncia, destra, governo, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »