Destra di Popolo.net

BOSSI E BERLUSCONI: I DUE PIFFERAI DI MONTAGNA SONO SUONATI, NON CONOSCONO NEANCHE LA COSTITUZIONE

Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile

FINI DOVREBBE DIMETTERSI SOLO PERCHE’ DA’ FASTIDIO AI LORO INTRALLAZZI: SI DIMETTANO LORO CHE STANNO ROVINANDO IL PAESE … E POI SI CAMBI LA LEGGE ELETTORALE, QUELLA SUL CONFLITTO DI INTERESSI, SI RIMETTANO LE PREFERENZE E SI TOLGA SCODINZOLINI DAL TG1…POI SI POTRA’ PARLARE DI ELEZIONI LIBERE

Certo che le vicende della politica italiana meriterebbe una “mostra del cinema umoristico”: ieri sera i due bulli di periferia, il duo Be-Bo, usciti arcorizzati dopo due piatti di risottino Knorr, oscillando chi di suo, chi in preda ad epilessia antifiniana, ed evitando a filo qualche lampione, hanno comunicato che “Fini non può fare più il presidente della Camera” perchè non è amico loro, quindi non sarebbe super partes (concetto da sbellicarsi dal ridere) e che pertanto lo sarebbero andati a dire a Napolitano con urgenza.
Passa la mattinata e alla fine il Quirinale seccato precisa che “non è pervenuta finora nessuna richiesta ufficiale di incontro da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nè nessuna indicazione sul nome del nuovo ministro dello Sviluppo economico”.
Che figura da pirla.
Che dormano ancora i due pifferai? Pare di no, nel pomeriggio Bossi raggiunge il massimo dell’umorismo quando, tra una pennichella e l’altra, a una domanda   giornalistica precisa: “Aspetta, bisogna prima vedere quando siamo liberi io e Berlusconi”.
Tanto era urgente la cosa che prima devono guardare l’agendina in tasca, tanto Napolitano è il loro servo e può aspettare.
A questo punto il giornalista chiede se è sua intenzione chiedere il voto anticipato e Bossi risponde che “dipende se Berlusconi vuole andare a votare”.
Ma di che avranno parlato allora la sera prima? Boh, altro che teatro dell’assurdo…
Nel frattempo arriva la secca risposta del finiano Bocchino: “La decisione di Berlusconi e Bossi di chiedere formalmente le dimissioni di Fini è politicamente inaccettabile e grave sotto il profilo istituzionale, violando il principio costituzionale della separazione tra poteri”.
“A Berlusconi e Bossi -continua Bocchino – va inoltre ricordato che furono proprio loro a inaugurare nel 1994 la stagione dei presidenti delle Camere di parte, che fino ad allora erano sempre stati concordati con l’opposizione o addirittura assegnati alla minoranza nell’ottica di favorire la nascita di un contrappeso parlamentare. Tale prassi fu modificata quando Berlusconi e Bossi indicarono Carlo Scognamiglio e Irene Pivetti ai vertici di Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio”.
“Successivamente sempre Berlusconi e Bossi – ribadisce il capogruppo di FLI – hanno inaugurato nel 2001 la stagione dei presidenti di Parlamento leader di partito, eleggendo Pierferdinando Casini allo scranno più alto di Montecitorio. Tale innovazione si è poi consolidata con l’elezione di Fausto Bertinotti prima e di Gianfranco Fini poi”.
“Tutto ciò – conclude Bocchino – dimostra pertanto che la richiesta di Berlusconi e Bossi è strumentale, irrituale e irricevibile ed è gravissima sotto il profilo istituzionale, considerato che la terzietà  riguarda il ruolo e non la personalità  politica, riguarda la conduzione del ramo parlamentare presieduto e non la libera espressione dei propri convincimenti politici”.
Dall’opposizione Antonio Di Pietro “consiglia” Berlusconi: “Salga pure al Colle, ma per dimettersi”.
Mentre Bossi poco fa ha precisato “Bisognerà  aspettare qualche giorno, quando si troveranno gli incastri”. Continua »

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L’EVOLUZIONE DI STORACE: DA AUTISTA DI MARCHIO A MAGGIORDOMO DI BERLUSCONI, UNA VITA AL SERVIZIO DI QUALCUNO

Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile

HA CREATO “LA DESTRA” SU IMPUT DEL PREMIER IN FUNZIONE ANTI-FINI, POI E’ STATO SCARICATO, QUINDI RIPESCATO E RIAMMESSO A CORTE…UN GENERALE SENZA ESERCITO CHE PARLA DI ETICA POLITICA NONOSTANTE UNA CONDANNA A UN ANNO E SEI MESI PER ESSERE STATO PROMOTORE E ISTIGATORE DELLA INCURSIONE AL SISTEMA INFORMATICO DEL COMUNE PER DANNEGGIARE LA MUSSOLINI

Ogni tanto si fa ricevere a Palazzo Grazioli per “respirare” l’aria di corte: quando il premier ha bisogno di sentirsi caricare in funzione anti-Fini, chi meglio del battutista Francesco Storace riesce a fargli tornare il sorriso?
Solidarietà  tra barzellettieri.
Non saprà  guidare un partito (visto le ultime percentuali nazionali da prefisso telefonico raggiunte), non saprà  tenere unita una comunità  umana (visto la diaspora di quasi tutti i dirigenti con cui aveva iniziato l’avventura de “la Destra”), non sarà  un grande stratega (si è fatto convincere da Berlusconi a fondare un partito che avrebbe dovuto portare via voti ad An, quando sembrava imminente la rottura dell’intesa tra il premier e Fini, poi è stato scaricato da Silvio quando An è entrata nel Pdl, salvo essere richiamato a corte qualche mese fa), ma è un uomo servizievole in fondo.
Chi ricorda malevolmente i suoi primi incarichi nel Msi, quale autista di Marchio, o chi non dimentica il suo ruolo di portavoce di Fini in An, non si stupisce che sia diventato ora il maggiordomo politico di Silvio.
Dopo aver detto peste e corna del premier per due anni e soprattutto nella campagna elettorale politica del 2008: da una parte la Danielona che   denunciava i vizi di chi “le donne le vuole solo orizzontali”, dall’altra il pugnace Epurator che univa le fiamme tricolori contro il berlusconismo dilagante.
Per poi finire a scrivere comunicati stampa che giustificano ancora l’esistenza di un partito che solo a Roma, grazie alla mancanza del simbolo del Pdl, ha raccolto un minimo consenso.
Ma Storace è utile in fondo: chi meglio di lui, uomo coerente, può tutelare lo spirito delle ultime volontà  della Colleoni e della sua casa di Montecarlo, mandando esposti in sintonia con Perdente Feltri?
Chi meglio di lui può dichiararsi indignato con Fini per aver tradito lo spirito del Msi?
Certo non io, che non ho mai aderito ad An e non ho mai fatto il portaborse di Fini, ma lui sì che è un esperto di quel mondo in cui ha avuto onori e prebende.
Non   lo ha mai criticato dall’interno per decenni?
Che volete che sia, non sarà  certo per convenienza.
Ora si erge a moralizzatore, ad esteta della “destra che non tradisce”, simbolo dei duri e puri e si ritrova i suoi compagni di merenda Gasparri e Alemanno.
C’eravamo tanto amati (e tanto odiati)…
Un bel teatrino della politica, direbbe Silvio.
Una bella comparsata televisiva e riecco Francesco in piena forma, tra ammiccamenti e battute, che accusa Fini di mancanza di etica politica e di cattivo esempio per l’ambiente di destra.
Beh c’è un limite a tutto.
E’ compatibile la carica di segretario di un partito con una condanna a un anno e sei mesi per aver “tramato” contro la Mussolini, esponente dello stesso mondo?
Riportiamo le agenzie del 5 maggio 2010, per chi ha la memoria corta. Continua »

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FINI STRAVINCE: IL 76% DEGLI ITALIANI GIUDICA POSITIVO IL SUO DISCORSO A MIRABELLO

Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO “CRESPI RICERCHE” RIVELA CHE GLI ITALIANI HANNO APPREZZATO IN PARTICOLARE LA SUA DIFESA DELLA LEGALITA’, IL CONCETTO DI UN FEDERALISMO CHE NON DISCRIMINI, LA RIFORMA ELETTORALE E IL RITORNO ALLE PREFERENZE…. IL 90% DI CONSENSI PER L’INTRODUZIONE DEL QUOZIENTE FAMILIARE

Quali sono le opinioni degli italiani rispetto all’atteso intervento fatto da Gianfranco Fini a Mirabello?
Lo ha verificato l’istituto “Crespi Ricerche” attraverso un panel di individui che hanno visto o ascoltato il discorso e che per il 76% lo ha giudicato complessivamente positivo.
Addirittura il 22% lo considera “molto positivo”.
Così come il 63% esprime un giudizio positivo sulle posizioni assunte rispetto al Pdl, Berlusconi ed il Governo.
La metà  del campione si dichiara d’accordo con Fini quando dice che il PDL non esiste più, anche se il 70% non crede che andrà  avanti senza ribaltoni o cambi di campo.
Entrando nel dettaglio dell’intervento, sono complessivamente piaciute le dichiarazioni rispetto al tema della giustizia, sulla necessità  di garantire al premier la possibilità  di governare, ma non attraverso leggi ad personam su cui si dichiara d’accordo il 55%.
Consenso anche sulla necessità  di una riforma elettorale che permetta agli elettori di scegliere i parlamentari con un accordo del 70%, e sul federalismo che deve essere fatto nell’interesse di tutti, con un accordo del 70%.
Ben il 90% si dichiara d’accordo con il quoziente familiare, mentre l’assise del lavoro per il rilancio dell’economia divide il campione a metà  tra chi la ritiene utile e chi no.
Segnaliamo anche l’80% di consensi (su 22.000 votanti) che il discorso di Fini ha ottenuto tra i lettori de “la Stampa” di Torino, in linea con il sondaggio di Crespi.

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FINI DEMOLISCE BERLUSCONI IN UN’ORA E TRENTA: “IL PDL NON C'E' PIU'”

Settembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI GIANFRANCO FINI A MIRABELLO

Care amiche e cari amici di Mirabello, ogni volta che ho avuto modo di prendere la parola in questo piccolo paese che mi è caro per tante ragioni, ogni volta, ho sempre provato una certa emozione.
Per ragioni note, perchè qui affondano le radici di una parte della mia famiglia, perchè qui anni fa un uomo certamente capace di guardare avanti, indicò al suo popolo la necessità  di un salto di generazione.
E credo che la presenza qui di un uomo come Mirko Tremaglia sia la più bella dimostrazione di quella idea e continuità .
Mirabello come luogo – per tanti di noi – delle emozioni, che nel corso del tempo, dall’Msi ad An, si sono rinnovate. Qui la destra italiana ha vissuto dei momenti importanti. Qui, con Pinuccio Tatarella, annunciammo An. Qui, preconizzammo quell’ulteriore svolta che portò al Pdl.
Ma, tutte le volte, credetemi, l’emozione è quella di ieri.
Ma credo che mai nel mio cuore ci sia stata un’emozione   forte come quella che provo ora.
Questa festa del 2010, appuntamento rilevante per l’intera politica italiana, non solo per il Pdl. Mirabello è per un giorno la capitale della politica italiana. E credo, caro Vittorio Lodi, che questo sia il regalo più bello che ti possiamo fare: un appuntamento per la politica nazionale.
Un ringraziamento sincero a Vittorio, a tutti gli uomini e le donne che ci hanno raggiunto da tutto il paese.
È la dimostrazione di un popolo che è qui perchè non precettato, ma sente il profondo desiderio di partecipare, di ritrovare l’impegno politico, all’insegna di alcuni valori. Un popolo di uomini e donne che si ritrova.
Spero che questa piazza che mi dà  forza, e vi ringrazio, in questa fase di difficoltà  possa esser l’occasione da parte mia per dare un contributo di chiarezza su quello che è accaduto e su quello che accadrà .
Che cosa è accaduto in questo periodo estivo? Non lo si capisce se non si va indietro al 29 luglio.
Quando l’ufficio politico del Pdl, dopo una riunione durata un   paio d’ore, in mia assenza, mi ha di fatto estromesso dal partito, che io ho contribuito a fondare in rappresentanza della destra italiana.
Al termine di questa riunione è stato approvato un documento in cui è scritto che la nostra linea politica era un continuo stillicidio, spesso in sintonia con l’opposizione e i temi della sinistra, e partecipe – questa fa ridere — con l’azione delle procure.
Per cui Fini non sarebbe stato coerente con i principi del Pdl. E quindi, per fare chiarezza non c’è stata alcuna fuoriuscita, nessun tipo di scissione, nessun atteggiamento teso a demolire.
Di fatto, un atto profondamente illiberale che nulla ha a che spartire con il pluralismo proprio di un partito liberale.
Un atto, non ho difficoltà  a dirlo, che forse è stato ispirato da quel libro nero del comunismo che ci fu regalato al congresso di An, un atto in perfetto stile stalinista.
Quel documento fu una brutale aggressione al dissenso, teso ad annullare ogni tipo di diversità .
E allora ragioniamo, chiediamoci. In quello che è stato definito “partito dell’amore” è possibile fare delle critiche?
Da parte mia ci sono state, abbiamo fatto anche proposte.
È possibile dire, ad esempio, che a fronte di un governo che per certi aspetti ha ben fatto contro la crisi, forse si potevano modulare in modo diverso quei tagli lineari alla spesa che hanno determinato due clamorose proteste.
Mi ha ferito, ad esempio, quando a Venezia ho visto le forze di polizia manifestare il proprio dissenso.
Credo che meriti rispetto ogni dirigente, ogni cittadino colpito da quei tagli che non andavano fatti, e penso anche ai tagli ai fondi alla scuola, causa della protesta dei precari che ancora non sanno se fra qualche   giorno avranno la cattedra.
Non è una critica demolitoria.
Allora, è lecito avanzare critiche, esprimere dubbi?
Come quelli nei confronti del federalismo fiscale, non in sè ma per come viene attuato.
Il federalismo fiscale è una grande occasione per l’Italia, certo, ma in alcuni momenti è apparso che così non fosse.
Lo so che sono prospettive non condivise da tutti. Ma io le ho avanzate consapevolmente.
Per esempio, quando si parla di lotta all’immigrazione clandestina si deve parlare anche di integrazione dell’immigrato onesto. E ancora, il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di impunità  permanente: garanzia dell’imputato, certo, ma i processi si devono svolgere.
Tutto questo è eresia, è disfattismo?
È stillicidio polemico ribadire che la magistratura è un caposaldo della democrazia? Non si può a causa di qualche mela marcia contestare quello che rimane un presidio della nostra Repubblica.
È uno stillicidio dire che noi siamo un grande partito nazionale, e che proprio perchè deve avere a cuore tutti, da Vipiteno a Lampedusa, non può appiattirsi su un alleato come la Lega che ha dimensione locale?
Perchè accontentare un migliaio di produttori di latte che sforavano le loro quote solo per compiacere Bossi a scapito di tanti agricoltori onesti?
Il Pdl doveva essere un grande partito nazionale, un grande partito occidentale. Con valori di riferimento precisi: libertà , rispetto e dignità  della persona umana.
E se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che dico adesso: quello di Gheddafi a Roma, un personaggio che non ha nulla da insegnarci, è stato uno spettacolo indecoroso.
Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della realpolitik, posso anche arrivare a dire che ci possa essere una quota di realpolitik in una logica di interessi nazionali. Ma questo non può portare a una sorta di genuflessione. E allora, continuando, è possibile dire all’interno del Pdl, come ho detto in passato, che c’è un preciso dovere per chi ha responsabilità  istituzionali, quello di rispettare le altre istituzioni?
Quando il premier chiede che gli venga riconosciuto il rispetto dovuto, lui deve riconoscerlo agli altri, in primis al capo dello Stato che rappresenta la Costituzione.
E si deve rispettare il Parlamento, che non è una dependance dell’esecutivo. E non lo dico da presidente della Camera, ma perchè devono essere equilibrati i poteri.
È stillicidio dire che governare è una nobile e ardua impresa ma non può mai significare comandare?
Sì, perchè governare significa comprendere le ragioni di tutti e garantire equilibrio.
E sempre per essere chiari: era stillicidio, provocazione, boicottaggio, ribadire che il Pdl doveva essere la garanzia di portare a termine grandi riforme economiche e istituzionali?
È vero, la crisi è stata un ostacolo. Ma perchè non si parla più di una grande riforma per far nascere l’alba di una nuova repubblica? Non avevamo concepito il Pdl per mantenere l’esistente, ma come forza di vero e autentico cambiamento.
E, ancora, è stata dimostrazione di preconcetta ostilità  ribadire che in questa fase di crisi – in cui è ancora più indispensabile l’impegno per una politica con più attenzione al sociale — promuovere la rivoluzione del merito che deve diventare non un impegno elettorale, ma un atto politico conseguito giorno per giorno per privilegiare chi è più capace.
E ritengo di avere diritto di porre alla mia comunità  politica anche quesiti scomodi e questo non credo meriti il gesto infastidito di chi li dice incompatibili con l’atteggiamento politico.
Il presidente del Consiglio, lo dico senza ironia, ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: innanzitutto quello di non capire che in una democrazia non può esserci eresia.
Gli siamo tutti grati per quello che ha fatto nel ’94, per aver battuto la cosiddetta macchina da guerra, ma la gratitudine non implica che non possa esistere il confronto, che i distinguo debbano essere accusati di lesa maestà : perchè non siamo un popolo di sudditi.
Io gli ho contestato la sua attitudine a confondere la leadership con quello che è l’atteggiamento di un proprietario di azienda.
Proprio perchè il Pdl ha aperto orizzonti di grandi speranze, non può essere derubricato a contorno del leader, ma deve essere una fucina di idee, un polmone che respira e dà  ossigeno all’intera nazione.
Rivendicare la possibilità  di esprimere opinioni non è boicottaggio ma democrazia interna, fisiologia di un partito di massa, non teatrino della politica.
È possibile che la sola volta in cui si sia riunita la direzione del Pdl abbia segnato il momento di avvio del processo che ha portato al 29 di luglio? Giorno che considero lesivo non della mia persona, ma di un grande partito che è il Pdl e si fonda sulla democrazia.
Continuare in questa dialettica interna non significa tradire gli elettori perchè ci sono tanti, tanti elettori del Pdl autenticamente moderati che non si accontentano dell’affermazione “siamo il partito dei moderati”. Continua »

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MIRABELLO INVASA DA MIGLIAIA DI UOMINI E DONNE DI VERA DESTRA: DALLE 18 LA DIRETTA TV SU LA7, SKY E RAI NEWS

Settembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

LA RETROMARCIA DI SILVIO SUL PROCESSO BREVE: FINI HA VINTO ANCORA E RISALE NEI SONDAGGI … IL PREMIER HA PAURA DEL VOTO E DELL’ASTENSIONISMO….LA PIAZZA DI MIRABELLO POTRA’ ESSERE TESTIMONE DELLA RINASCITA DELLA DESTRA NEL NOSTRO PAESE

Le ragioni della retromarcia su una legge che sembrava toccasse il cuore degli interessi del Cavaliere, che nella norma transitoria contiene uno «scudo giudiziario» per il presidente del Consiglio e che sino a qualche giorno fa appariva imprescindibile per il prosieguo della legislatura, sono diverse.
Sia nello staff che nel governo in tanti non ne sapevano nulla e sono rimasti completamente spiazzati dalla decisione del presidente del Consiglio. Decisione maturata due giorni fa e presa definitivamente ieri mattina, insieme a Gianni Letta e Paolo Bonaiuti.
Quali i motivi?
1) I sondaggi non sono buoni, il Pdl è sotto il 30% e la Lega non supera l’11-12%, così non vanno da nessuna parte.
Il Pdl rischia di vincere a filo le elezioni anticipate, ma di non avere una maggioranza in Senato.
L’astensione potrebbe essere molto più alta che nel 2008 (secondo i calcoli del premier del 7-8%) e danneggerebbe il Pdl prima di altri.
La cosa sconsiglia un braccio di ferro parlamentare con i finiani, che non ha un esito prevedibile.
2) Stamane Mannheimer dà  Fini in risalita, al 6,3%, e precisa: “senza che abbia ancora fondato un partito”, quindi con margini di incremento imprevedibili, con 370 circoli formati in tutta la penisola, 1.000 amministratori, migliaia di militanti pronti a partire e un entusiasmo tangibile che si potrà  toccare con mano tra poche ore a Mirabello.
C’è un clima da rinascita della destra italiana che non si percepiva da anni e Fini sta sfondando nel voto giovanile.
2) L’ultimo colloquio fra il ministro Alfano e il presidente della Repubblica sembra sia stato determinante anch’esso.
Legittimità  ed esigenza di uno scudo giudiziario per il Cavaliere non sono negati dal Colle, ma che si faccia attraverso una legge costituzionale, senza causare ricadute sul sistema giudiziario e sui cittadini.
3) In attesa che il lodo Alfano costituzionalizzato faccia i suoi passaggi in Parlamento, le norme vigenti sul legittimo impedimento potrebbero essere modificate; in questo modo slitterebbe la decisione della Consulta, attesa per dicembre, che potrebbe bocciarle.
4) Sembra che anche il «processo breve», con tutti i suoi risvolti, sia stato testato dal capo del governo attraverso i sondaggi.
Ebbene dai numeri a disposizione del premier è emerso che gli elettori stessi della maggioranza lo vedono come il fumo negli occhi: il 70% degli elettori di centrodestra non vogliono che si introduca una sorta di amnistia mascherata. Un’altra ragione per non insistere, almeno con la tanto criticata norma transitoria, che sterilizzerebbe i procedimenti contro Berlusconi ma anche altre migliaia di processi comuni, con tanto di vittime di reato.
6) Fra le voci che non troveranno mai una conferma c’è n’è una, raccolta ad Arcore, che dice sia in arrivo «una botta giudiziaria contro la famiglia Berlusconi». Un tam tam legato forse alle inchieste della procura di Perugia.
Berlusconi è stato costretto a cedere a Fini per convenienza e per non rischiare un tracollo.
Lo stesso Feltri oggi suggerisce di fare una coalizione a tre punte, riconoscendo a Futuro e Libertà  il ruolo politico di terza forza.
A qualcuno è andata male insomma: non sono riusciti a comprare nessuno, ora dovranno trattare su ogni proposta.
Tutti inchiodati a dover aspettare il discorso di Fini a Mirabello per conoscere il loro destino.
Gli arroganti hanno abbassato la cresta.
A più tardi per la sintesi del discorso di Fini.

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FESTA DI MIRABELLO: “TANTA GENTE COSI’ ERANO ANNI CHE NON SI VEDEVA” E DOMENICA SARANNO 10.000 A SENTIRE FINI

Settembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “METTERO’ FINE A OGNI INDECISIONE” … PREVISTO UN SERVIZIO D’ORDINE PER “ACCOGLIERE” EVENTUALI CONTESTATORI CAMMELLATI…GLI SMS DELLA PASCALE… ALEMANNO SI SMARCA

Un aereo pubblicitario con lo striscione “Con Fini, futuro e libertà ” e’ partito   dall’aviosuperfice di Fiumefreddo, in Sicilia, e sorvolera’ le spiagge ioniche e adriatiche di Calabria, Puglia e Abruzzo fino a raggiungere, domenica 5 settembre, Mirabello (Fe) in occasione dell’intervento di Gianfranco Fini alla Festa Tricolore 2010.
Un altro aereo con striscione ‘Il Sud con Fini per l’Italia’, partira’ invece oggi da Napoli e sorvolera’ le spiagge tirreniche sino a congiungersi in Emilia Romagna con altri velivoli che pubblicizzeranno la manifestazione di Mirabello nelle regioni del nordest del paese.
Cresce l’attesa per il discorso che il Presidente della Camera terrà  domenica alle 18 a conclusione della “festa tricolore” che è diventato il principale avvenimento autunnale della politica italiana.
Da qui si capirà  se e quando Fini fonderà  un nuovo partito e di conseguenza quanta vita ha ancora davanti a sè l’esecutivo.
Come lo stesso “Libero” è costretto stamane ad ammettere “per domenica sono attese addirittura 10.000 persone, un numero mai visto”.
Gli organizzatori sono in fibrillazione e le voci di truppe cammellate (e pagate) fatte arrivare apposta per “fischiare” Fini si rincorrono tra conferme e smentite.
Pare che fossero cinque le città  dove si stavano organizzando pulmann da mandare a Mirabello per contestare Fini, ma doveva essere una sorpresa e soprattutto apparire come una “sollevazione della base” per gettare discredito sul co-fondatore del Pdl.
Ora che il gioco sporco è stato scoperto, l’impresa rischia di trasformarsi in un boomerang che getta discredito su chi l’ha organizzata.
Sono state discretamente previste le contromisure: un robusto servizio d’ordine sarà  pronto ad “accogliere” eventuali contestatori organizzati.
Intanto alla festa tricolore si respira entusiasmo: “Così tanta gente nei primi giorni erano anni che non si vedeva” conferma Luca Bellotti, deputato finiano e organizzatore dell’appuntamento: “le persone hanno voglia di partecipare, sentono che sta nascendo qualcosa di nuovo nella politica italiana. E molti mi chiedono: quando partiamo? Ci sono gli ex An certo, ma soprattutto tanti giovani che hanno voglia di una forza politica completamente diversa”.
La base preme: al 99,9% vogliono che Fini fondi un nuovo partito, dei berluscones non ne possono più.
L’ultimo episodio delle truppe cammellate e l’autogol patetico della Pascale che chiede un aiuto per “organizzare un pulmann” contro Fini e lascia pure traccia della cosa con diversi sms ( prima di sollecito, poi di accuse al traditore Mattera), non ha certo contribuito a rasserenare gli animi.
I finiani minacciano di chiedere alla magistratura di “acquisire i tabulati telefonici della Pascale per verificare le utenze chiamate”.
Se ne scoprirebbero delle belle…
Fini coi suoi collaboratori so è dimostrato sereno e determinato: “Non abbiamo paura delle contestazioni pilotate perchè non dobbiamo vergognarci di nulla, parliamo di politica per fare politica. Hanno gettato fango sulla mia famiglia, ci sono i bambini che ascoltano ciò che dice la gente. Ci vorranno anni per cancellare queste offese dalla loro testa. Questo, lo si sappia, non lo dimenticherò mai.” Continua »

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FAREFUTURO: QUEI PULMANN SONO NEL LORO DNA

Settembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

COS’ALTRO ASPETTARSI DA CHI PRATICA IL “METODO BOFFO” E GRIDA “SIGNORSI'”?

Qualcuno ha detto: ma scherzate? Non fa parte del nostro dna!
Qualcun altro l’ha presa a ridere, come se fosse roba da poco, come se fossero quisquilie.
E allora siamo costretti a ribadire, perchè siamo stufi di un’Italia che fa passare le peggiori nefandezze come se fosse acqua fresca, come se fosse tutto uguale, come se le differenze non contassero.
E allora ribadiamo: l’idea di organizzare pullman contro chicchessia (il tutto è confermato da un’intervista sul Secolo d’Italia a Vitale Mattera, che ripubblichiamo) è figlia di una filosofia politica illiberale, totalitaria, assolutista. È il frutto avvelenato che fa coerentemente parte del dna politico di chi pensa alla politica come cieca obbedienza a un leader carismatico.
Per dirla tutta: i pullman sono, purtroppo, la ciliegina sulla torta rancida di un sistema di potere che si fonda sul “signorsì”, sul servilismo verso un unico signore e padrone.
Sono culturalmente complementari ai “meno male che Silvio c’è”, alle campagne di stampa, alle criminalizzazioni dell’avversario.
A quello che, giustamente, Gad Lerner definisce “codice da Feltri”.
A quelli che abbiamo già  definito su queste pagine “i bravi di Don Rodrigo”: scagnozzi del potere alla ricerca sistematica del dissidente di turno; cacciatori di teste al soldo del potente.
Ma i pullman “anti-Fini” sono anche culturalmente coerenti con il populismo sciatto e qualunquista di chi si vuole unico depositario della volontà  della gente.
Di chi pensa che non possa (non debba?) esistere chi non la pensa come lui, di chi si aspetta solo baciamani e genuflessioni.
Di chi caccia il dissidente, di chi lo definisce traditore.
Di chi considera un partito come proprietà  privata.
Di chi pensa di poter andare avanti con gli aut-aut: senza discussioni, senza dialogo, senza confronto.
Di chi pensa che la politica sia nella sostanza solo propaganda e pubblicità . Dicono che non fanno parte del loro dna.
La prendono a ridere.
La realtà  è diversa: la questione è molto seria perchè quei pullman sono parte integrante della loro visione politica.
Purtroppo quei pullman non sono l’eccezione, sono la (loro) normalità .

Filippo Rossi

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“VUOLE FISCHIARE FINI ANCHE LEI? RICHIAMI DOMANI”: LA TELEFONATA DI UN GIORNALISTA AI PROMOTORI DELLA LIBERTA’

Settembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

IERI UN CRONISTA DEL “SECOLO XIX” HA PROVATO A CHIAMARE LA SEDE DI MILANO: LA STRANA RISPOSTA RICEVUTA… CONFERMATA LA DENUNCIA DEI FINIANI: E’ FRANCESCA PASCALE, CONS. PROV. DI NAPOLI, AD AVER CHIESTO A VITALE MATTERA, LEADER AN DI SOCCAVO: “RIESCI A ORGANIZZARMI UN PULMANN PER ANDARE A FISCHIARE FINI? PAGA IL PARTITO”

La notizia che ambienti del Pdl stessero organizzando la contestazione di Fini a Mirabello non desta meraviglia in chi conosce l’ambiente, i metodi e le finalità  di sputtanamento che stanno alla base del comportamento di troppi soggetti che, al confronto delle tesi politiche, preferiscono anteporre l’agire dietro le spalle.
Lo diciamo sommando tutta una serie di particolari che si sono verificati nell’ultima settimana e che hanno un solo scopo: la delegittimazione di Fini e l’esigenza di far passare in secondo piano il contenuto del discorso che terrà  domenica a Mirabello.
Un centinaio di fischiatori o una rissa tra “opposte fazione” sarebbe il massimo per i vari “scondinzoli” dei Tg di regime per poter far veicolare il messaggio che Fini è contestato dalla sua stessa base e non conta nulla.
Vediamo i particolari: in una intervista alla Rai, pochi giorni fa, Marcello Dell’Utri si lascia scappare “anche noi sappiamo organizzare contestazioni”. Sempre qualche giorno fa, il direttore di LIbero, Belpietro, annuncia: “manderemo qualcuno a Mirabello per consegnare a Fini le migliaia di fax che chiedono le sue dimissioni”.
Una squallida provocazione: se uno volesse solo consegnare delle lettere potrebbe farle pervenire alla Camera, non va a Mirabello sperando di ricevere due schiaffi (meritati) in faccia, per poi imbastirci l’ennesima speculazione.   Non a caso il finiano Raisi ha già  chiamato “Libero”: “vogliono portarci la busta? Bene la prenderemo, ma non si aspettino di venire qui a fare piazzate”.
E arriviamo al tassello dell’organizzazione delle squadre di contestatori, denunciate ieri da Generazione Italia e smentite dalla Brambilla, con minacce di querela.
Il fatto inoppugnabile è il seguente: Vitale Mattera, storico militante di An del quartiere di Pianura, ha ricevuto una telefonata dalla cons. prov. Pdl Francesca Pascale, ex show girl, una delle ragazze fotografata nel 2006 all’aeroporto mentre si dirige a un “seminario politico” a Villa Certosa, residenza sarda del premier.
La Pascale è nota per aver cantato in una Tv locale, prima di darsi alla politica, il pezzo intellettuale: “Se abbassi la mutanda si alza l’auditelle…”
La   Pascale al telefono dice a Mattera: “Stiamo organizzando con la Brambilla una contestazione a Fini, appena inizierà  a parlare a Mirabello. Riesci a riempirmi un pulmann con 50 persone?”
Mattera, che pur l’aveva aiutata nella sua campagna elettorale, rimane attonito, poi preoccupato avvisa Bocchino che fa altre verifiche che convergono su quella ipotesi (con nomi e cognomi).
Altro tassello lo fornisce involontariamente la Brambilla quando replica che “i finiani mettono le mani avanti in previsione di una contestazione a Fini”.
Ma quando mai, quale contestazione?
A Mirabello uno ci deve andare apposta, non è a 10 metri dalla fermata del Metro di Cordusio: chi non condivide le scelte di Fini sta a casa, non va a fare l’ospite sgradito a casa altrui.
E viceversa, lo dice la logica.
Ultimo elemento: un cronista in incognito del quotidiano “Secolo XIX” di Genova ieri alle 16 chiama la sede nazionale dei Promotori della Libertà  della Brambilla Continua »

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LO VOLETE BREVE O LUNGO? MA PERCHE’ IL PREMIER NON SI DIFENDE “NEL” PROCESSO, INVECE CHE “DAL” PROCESSO?

Settembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

UN VERO UOMO DI STATO NON SUBORDINA IL FUTURO DEL PAESE ALLA PROPRIA   IMPUNITA’ PERSONALE ….SE IL CITTADINO NORMALE SI PRESENTA IN TRIBUNALE E SI DIFENDE DALLE ACCUSE, A MAGGIOR RAGIONE DOVREBBE FARLO CHI HA UNA CONCEZIONE DI DESTRA DELLA GIUSTIZIA

Ora si legge che dal “processo breve” si potrebbe passare al “processo lungo”: sarebbe l’ultima ipotesi emersa dal lungo vertice a casa Berlusconi di ieri, con la partecipazione del duo Alfano-Ghedini.
Obiettivo sempre lo stesso: fornire al premier uno scudo giudiziario per disinnescare i processi Mill e Mediaset che lo vedono imputato e che potrebbero riprendere a dicembre, in caso di sentenza di incostituzionalità  del legittimo impedimento da parte della Suprema Corte.
Il processo breve non piace agli italiani, non solo ai finiani, perchè sarebbe una amnistia mascherata: per togliere il premier dall’imbarazzo di due processi, se ne farebbero saltare circa 400.000.
I finiani sono contrari in particolare alla norma transitoria, fatta su misura per Berlusconi, quella che taglia i processi in corso.
In pratica si sancisce un effetto retroattivo per favorire una sola persona.
Ora pare che il governo lavori su due ipotesi: o un colpo di forbice ai tempi di prescrizione di alcuni reati o una norma che impedisca l’utilizzo della sentenza della Cassazione sul processo Mills, in cui si certifichi la prescrizione dei casi di corruzione. Così i procedimenti potrebbero allungarsi fino alla prescrizione del reato.
Siamo alla più evidente delle contraddizioni: non ha più rilevanza lo scopo di ridurre i processi “nell’interesse dei cittadini”, esigenza virtuale dietro cui ci erano trincerati i berluscones per mesi, ora forse potrebbe essere meglio un “processo lungo” che finisca così in prescrizione.
Il processo lungo si basa su alcune ipotesi normative: poteri ridotti ai giudici nel respingere le richieste degli avvocati e le liste dei testi, divieto di utilizzare una sentenza passato un giudicato in un altro processo, riduzione del potere del pm sulla polizia giudiziaria.
Se invece si tornasse al processo breve, l’escamotage sarebbe quello di dimìnuire il tetto dei reati cui si applica da 10 a 8 anni, non al di sotto, altrimenti resta fuori la corruzione.
Poi concedere il processo breve solo agli incensurati.
Una ipotesi che ha fatto dire a Bocchino che “non se parla neppure, sarebbe un’evidente legge ad personam, ritagliata apposta per Berlusconi, che sfida qualsiasi rispetto di costituzionalità  e di cui il premier non si assume neppure la responsabilità  politica”.
Il percorso sarà  ancora lungo, ma qui ci preme fare alcune considerazioni generali.
Il premier dice: “Sono un perseguitato politico, ho subito 106 processi, in tutti sono stato assolto, salvo due prescrizioni”.
Non è vero: i processi sono stati 16, di cui 12 già  conclusi: in soli 3 casi è stato assolto, negli altri 9 si è salvato grazie alla prescrizione della pena e alla estinzione del reato ( le une e le altre decise da leggi da lui stesso fatte votare in parlamento).
Quattro sono ancora i processi in corso: il processo Mills per corruzione in atti giudiziari, quello sui diritti Mediatrade per appropriazione indebita, quello sui diritti tv Mediaset per falso in bilancio e quello romano per istigazione alla corruzione di due senatori.
Fatta questa premessa, ci chiediamo: quale regola vige per il comune cittadino quando viene citato in giudizio?
Presentarsi in tribunale, difendere e illustrare le proprie ragioni, cercare di dimostrare al giudice la propria innocenza.
Per una persona di destra, in particolare, che crede nella legalità  e nelle istituzioni, dovrebbe essere un motivo in più per vedere tutelata e riconosciuta   la propria onorabilità  di fronte al mondo.
Un valore riconosciuto dovrebbe essere pertanto quello di difendersi “nel processo”, non “dal processo”. Continua »

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