Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREFETTO, CANDIDATO AGLI INTERNI, SE LA GIOCA CON LA CANCELLIERI… ALL’ISTRUZIONE SALGONO LE QUOTAZIONI DI PROFUMO (CNR) E ALLA GIUSTIZIA QUELLE DI LIVIA POMODORO
C’è anche il nome del prefetto Alessandro Pansa per gli Interni, oltre alla candidatura di Anna Maria Cancellieri.
Nell’elenco fatto dall’Agi delle possibili novità nei ministeri, si fa sempre più strada l’ipotesi di un interim dello stesso Mario Monti all’Economia, che porterebbe alla nomina di quattro viceministri a Bilancio, Tesoro, Finanze e Partecipazioni statali.
Per l’Istruzione, il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi è in calo, mentre salgono le quotazioni di Francesco Profumo, presidente del Cnr e in seconda fila di Marco Mancini presidente della Conferenza dei rettori delle Università italiane.
Per quanto riguarda la Giustizia il nodo è aperto: il Pd ha chiesto forti garanzie di equilibrio e oltre a questo pesa la necessità di un’adeguata presenza femminile nel governo; dunque oltre ai nomi di Piero Alberto Capotosti o Cesare Mirabelli, si fanno anche quelli di Livia Pomodoro (presidente del Tribunale di Milano, sulla quale il Pdl ha escluso veti ) e di Paola Severino.
Per la Funzione Pubblica Luisa Torchia (anche se non ci sarebbe il gradimento di Brunetta), Antonio Malaschini ai Rapporti con il Parlamento, Corrado Clini all’Ambiente, Rolando Mosca Moschini alla Difesa, Salvatore Settis ai Beni culturali, Carlo Secchi allo Sviluppo Economico.
Un’altra casella su cui il Pd chiede di dire la sua, senza avanzare candidature, è quella del Welfare (il ministero dovrebbe essere accorpato con quello della Sanità ), dove finora si era parlato di Carlo Dell’Aringa.
Al ministero degli Esteri potrebbe andare Giuliano Amato, visto che Mario Monti insisterebbe su una figura ‘forte’ sul piano internazionale.
Nei giorni scorsi erano circolate anche le candidature di Giampiero Massolo, Gianni Castellaneta e dell’ambasciatore Giancarlo Aragona.
Alle Infrastrutture potrebbe andare Antonio Catricalà .
Stamani Monti presenterà la squadra a Giorgio Napolitano.
Non è escluso che in un secondo momento possano esserci nuovi ingressi politici.
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LA PRIMA GIORNATA DI CONSULTAZIONI, IL PRESIDENTE INCARICATO PARLA A SORPRESA: “QUELLO CHE CONTA E’ L’APPOGGIO DEI PARTITI”…PONE LA NATURALE SCADENZA DEL SUO IMPEGNO AL 2013, ALTRIMENTI NON ACCETTA… OGGI ASCOLTA ANCHE I GIOVANI E LE DONNE
Fermo, pacato. Ma soprattutto deciso.
Al termine della prima giornata di consultazioni, il presidente incaricato, Mario Monti, si presenta a sorpresa in conferenza stampa per fare il punto soprattutto sull’ipotesi che nel nuovo esecutivo ci siano politici, oltre che tecnici.
La presenza di politici nel governo, spiega il senatore a vita, è un “desiderio”, ma se i partiti ritenessero non opportuna la loro presenza in questa fase basterebbe l’appoggio all’esecutivo.
E sui futuri sforzi del Paese, una precisazione: “Mai parlato di lacrime e sangue. Di sacrifici sì, ma ritengo positivo che le forze politiche abbiano percepito la serietà del momento che stiamo attraversando”, mentre del varo di una nuova manovra è “prematuro dire qualcosa”.
Quel che conta è l’appoggio, se poi alcuni politici entreranno nell’esecutivo sarà un bene, non una pregiudiziale alla formazione del governo.
Questa in sintesi la posizione di Monti sulla partecipazione dei politici al nuovo esecutivo.
“Ho ritenuto importante – ha detto in conferenza stampa – dare un segnale concreto e aperto di una disponibilità da parte mia ad avere quell’apporto che necessariamente dovrò avere dalle forze politiche anche in materia di risorse umane. È una disponibilità da parte mia – ha aggiunto -, ma se i partiti politici dovessero vedere in questa fase, dato che sono appena usciti da una fase dialettica estremamente tesa, se dovessero avere difficoltà ad andare così avanti, quando sarebbe fisicamente visibile una fase di coesione dei loro esponenti diretti, credo sia importante che diano questo apporto”.
Poi ha chiarito: “Che i segretari dei partiti che appoggeranno il governo siano presenti nel governo non mi sembra condizione indispensabile. Che ci sia un appoggio convinto da parte loro su ispirazione, caratteristiche e valori e sulla prospettiva operativa del governo mi sembra invece indispensabile”.
“L’orizzonte temporale in cui il futuro governo si colloca è da oggi alla fine della legislatura. Ovvio che il Parlamento può decidere in qualunque momento che il governo non è più degno della sua fiducia, ammesso che gliela conceda. Se però venisse prefissata una data al di qua dell’orizzonte fissato di fine legislatura, questo toglierebbe credibilità all’orizzonte del governo. E non lo accetterei”, ha precisato il presidente del Consiglio incaricato.
Fino alla formazione del governo “sono sicuro che i mercati avranno un’impazienza temperata con razionalità . È naturale che anche agli occhi dei Mercati occorre arrivare alla formazione del governo, alla definizione della compagine dei ministri, che posso assicurare sarà convincente ed efficace, e all’annuncio e alla presa di misure più incisive”, ha detto il premier.
“Le consultazioni stanno procedendo con grande serietà e partecipazione costruttiva da parte di tutti”, ha assicurato il presidente del Consiglio incaricato.
“Le forze politiche -ha detto- sono consapevoli che è necessario ritrovare una fase di distensione che consenta di guardare un pò più in alto con senso di responsabilità e con coesione. Il mio impegno è rivolto a permettere che la politica possa trasformare momento difficile in vera opportunità con la condivisione di un progetto di speranza, non solo per quanto riguarda l’economia, ma anche sui valori fondanti di una vera comunità civile”.
Dopo i partiti e le forze sociali le consultazioni del premier incaricato continueranno con “i rappresentanti istituzionali delle donne e dei giovani”, ha annunciato lo stesso Monti: “Dobbiamo avere il coraggio – ha sottolineato- di orientare molto a questi due ambiti cruciali della nostra società le azioni di politica economica e sociale. Quasi sempre ciò che giova ai giovani giova anche al Paese e ciò che restringe le possibilità ai giovani restringe le possibilità al futuro del Paese. E questo vale anche per le donne”.
”In parte sì, nei dettagli no”. Così Mario Monti ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se domani, quando incontrerà le delegazioni del Pd e del Pdl a palazzo Giustiniani, sarà in grado di anticipare nel merito le misure che costituiranno il suo programma di governo, visto che oggi lo stato maggiore di via dell’Umiltà ha detto che non voterà la fiducia al buio.
”Queste consultazioni – ha spiegato- le vedo come un esercizio indispensabile per me e spero utile e gradito ai consultati, ma si tratta di un esercizio bilaterale, non è un’enunciazione, è una consultazione. Il che significa che dedichiamo una buona parte del tempo a un’audizione da parte mia degli interessi e delle prospettive e preoccupazioni di ciascuna forza politica. Ed è importante -spiega- da parte mia sentirlo dalla loro viva voce”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI STUDIA UNA CURA D’URTO SUI CONTI… SI PENSA A TASSA SULLA CASA, ICI, TAGLIO ALLE PENSIONI DI ANZIANITA’ E STRETTA SULL’USO DEL CONTANTE… LA UE: ITALIA MONITORATA
Mario Monti stila il programma di governo con l’incubo dei mercati: oggi riaprono le
contrattazioni e c’è pure una delicata asta di Btp da piazzare.
Serve un segnale.
E dunque il Professore pensa a un decreto immediato per mettere in sicurezza i conti pubblici con provvedimenti forti in grado di rassicurare i mercati.
Poi passerà alle misure per la crescita.
Un intervento in due tempi, insomma, ma tutti rapidissimi.
Dall’incontro con il presidente della Bce, Mario Draghi, è emerso che non c’è un minuto da perdere, la speculazione è in agguato.
Come se non bastasse, il presidente Ue Van Rompuy e quello della Commissione Barroso, pur giudicando l’incarico a Monti “un segnale incoraggiante”, annunciano che Bruxelles continuerà il monitoraggio sui conti del paese e sulle riforme che è chiamato ad effettuare.
Così, mentre il presidente incaricato promette sforzi “per il risanamento e l’equità sociale”, fonti vicine ai dossier tecnici tratteggiano le linee su cui il nuovo governo intende muoversi. In pratica, l’agenda economica di Monti.
E dunque, per cominciare non escludono il ricorso ad una nuova manovra correttiva (almeno 25 miliardi) da effettuarsi entro l’anno.
Nei loro ragionamenti, tutto nascerebbe dal fatto che la Ue, per colpa della mancata crescita, prospetta per l’Italia un percorso deficit-Pil più alto di quello immaginato dall’ex governo, fino a prevedere un rapporto dell’1,2% nel 2013 al posto del pareggio (circa 18 miliardi).
Ma per rimettere il paese in carreggiata, bisognerebbe fare qualcosa subito perchè già dal prossimo anno le due valutazioni di deficit-Pil – quella della Ue e dell’ex governo – divergono, con uno scarto dello 0,7%: cioè circa 11 miliardi.
Al quadro generale va aggiunta la maggior spesa per interessi, dovuta agli sconquassi dei mercati: 10 miliardi sarebbero già acquisiti. Monti punta comunque ad una “due diligence” sui conti, da realizzare a tambur battente con l’aiuto degli esperti della Banca d’Italia e del Tesoro.
E ancora: si ipotizza una patrimoniale e/o la reintroduzione di una imposta sulla prima casa.
Ma si parla anche di una imposizione “modello francese” che oltre all’Ici prevede pure una “tassa sull’abitazione” comprensiva di canone tv e balzello per la spazzatura.
Calcoli del precedente governo, appena trasmessi alla Ue, stimano in 3,5 miliardi il gettito di un eventuale ritorno dell’Ici.
Per dare un messaggio al paese sul terreno dell’equità , sarebbe allo studio un pacchetto anti-evasione basato sulla tracciabilità dei pagamenti a partire da somme contenute, 200-300 euro.
Sulle questioni politicamente più sensibili, come il lavoro e la previdenza, Monti vorrebbe aprire un tavolo con le parti sociali.
Ma i suoi obiettivi, su questo terreno, sarebbero già definiti: alzare la soglia per la pensione di vecchiaia, adottare il metodo contributivo e, non ultima, una eventuale abolizione delle pensioni di anzianità .
E poi, liberalizzazioni, privatizzazioni e dismissioni. Tagli ai costi della politica e ai privilegi. Sburocratizzazione della pubblica amministrazione.
Monti è convinto che la crescita non si fa prendendo a prestito denaro, e quindi passando per aiuti esterni, ma si ottiene rimuovendo le cause che la ostacolano.
Così come i punti deboli del paese non vanno nascosti, ma evidenziati: dal Pil, che aumenta della metà rispetto alla media europea, alla competizione troppo frenata: l’approdo è sempre lo stesso, la necessità di riforme strutturali. Rigore, sviluppo e equità vanno coniugati.
C’è la lettera della Bce, quella firmata da Trichet e Draghi ad agosto, ad indicare buona parte delle misure da adottare.
Restano dei margini di discrezionalità che un governo autorevole può esercitare. Un primo test è atteso appunto già oggi, con la riapertura dei mercati. Piazza Affari ha già premiato, con il balzo dei listini, lo scenario di un esecutivo affidato a un ‘tecnicò autorevole come l’ex Commissario Ue.
L’effetto-Monti s’è già sentito anche sugli spread, scesi di quasi 100 punti al solo apparire del Professore sulla scena.
Oggi il banco di prova sulla ritrovata credibilità dell’Italia sarà l’asta dei Btp quinquennali per un importo compreso fra 1,5 e 3 miliardi.
Elena Polidori
(da “La Repubblica”)
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO MENO DI UN ANNO DALLA DENUNCIA E DALL’ADDIO DI FINI, IL PDL SI E’ SFASCIATO… SE NE VA UN PREMIER SCREDITATO IN TUTTO IL MONDO CIVILE, ALLEATO CON UN PATETICO PARTITO RAZZISTA… ORA UN’ALTRA DESTRA E’ POSSIBILE
Silvio Berlusconi non è più il presidente del Consiglio.
Dopo 1284 giorni.
Alle 21.42 ha consegnato le sue dimissioni nelle mani di Giorgio Napolitano. Fuori dal Quirinale, migliaia di persone hanno atteso il momento per ore, festeggiando e contestando al tempo stesso.
Lui è andato via da un’uscita secondaria per evitare la folla: più che un addio, una fuga.
All’arrivo del premier, del resto, qualcuno ha tirato centesimi di euro: una scena che non può non riportare alla memoria il 30 aprile del 1993, quando l’uscita di scena di Bettino Craxi fu accompagnata dallo stesso gesto, monetine fuori dall’hotel Raphael di Roma all’indirizzo del leader socialista. Alle 21.42 la notizia ufficiale del passo indietro.
La scena è la stessa: giubilo e contestazione.
E’ finita un’era durata 18 anni, la gente fa festa.
Domani sarà il giorno di Mario Monti, i prossimi mesi quelli dei sacrifici per uscire dalla crisi.
Il passo indietro del Cavaliere, comunque, è l’ultimo atto dell’esperienza governativa del Cavaliere — il presidente del Consiglio più longevo della storia repubblicana — e arriva al termine di una giornata contrassegnata da tutta una serie di tappe d’avvicinamento, prima fra tutte il faccia a faccia con il suo probabilissimo successore.
L’incontro, secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbe stato una sorta di tira e molla.
L’ex commissario Ue ha opposto molti niet alle richieste del Cavaliere, ma qualcosa ha dovuto cedere.
A parte l’ipotetico ingresso nell’esecutivo di Gianni Letta (per Berlusconi è fondamentale, Monti non vorrebbe, Napolitano starebbe mediando), l’ex rettore della Bocconi si è fermamente opposto alle garanzie sulla giustizia chieste da Berlusconi, che per il ruolo di Guardasigilli avrebbe proposto alcuni nomi, tra cui il magistrato Iannini, moglie di Bruno Vespa.
Netta la reazione di Monti, che ha confermato come nel suo governo ci saranno esclusivamente tecnici.
Berlusconi avrebbe invece ottenuto che tra le materie sulle quali dovrà legiferare il governo Monti non ci sarà la legge elettorale nè le Telecomunicazioni.
Se le indiscrezioni dell’Ansa saranno confermate, le televisioni e il porcellum sarebbero salvi. Almeno per ora..
Già da domenica alle 9 inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, atto preparatorio per la formazione di un nuovo governo. Saranno sentiti i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, con l’imperativo di fare presto: la tabella di marcia del Quirinale prevede che già lunedì, quando riapriranno Borse e mercati, ci siano un presidente incaricato e la lista dei ministri.
Parola d’ordine di Napolitano è agire in fretta per rassicurare comunità internazionale e Unione europea sugli impegni italiani.
Le dimissioni di Berlusconi sono arrivate al termine di dodici ore dense di appuntamenti, scandite da attese e incontri.
Con il via libera definitivo della Camera, in seconda lettura e senza modifiche, al ddl di stabilità già licenziato dal Senato – 380 sì, 26 contrari e due astenuti – i provvedimenti in adempimento agli impegni Ue del governo Berlusconi sono recepiti nella nuova legge di stabilità .
Si è compiuto così l’ultimo atto parlamentare del governo Berlusconi prima delle dimissioni, decise martedì scorso 7 al Quirinale dal presidente del Consiglio dopo il voto della Camera sul rendiconto generale, su cui la maggioranza a Montecitorio si è fermata a 308.
Dopo il sì alla legge di stabilità , è arrivato quello al ddl di bilancio e alla nota di variazione, con 379 voti a favore, 26 contrari e 2 astensioni.
Oltre a Lega e Pdl, i sì sono arrivati dall’opposizione del Terzo polo, i no da Italia dei valori, mentre il Pd non ha partecipato al voto.
La seduta alla Camera è stata segnata da un clima rovente all’interno e dalle contestazioni della folla, fuori da Montecitorio e in Piazza Colonna: centinaia di persone hanno esposto cartelli di protesta, urlando “dimissioni”,”vergogna” e “buffone” al premier.
Stessa scena davanti al Quirinale, all’arrivo del Cavaliere per l’atto formale delle dimissioni.
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI HA GIA’ LA LISTA DEI MINISTRI IN TASCA, NUMEROSI I DOCENTI UNIVERSITARI: TABELLINI, SECCHI, ORNAGHI, SENN, MIRABELLI… UNICA CONDIZIONE POLITICA POSTA DAL PDL: UN MEZZO NO ALLA PATRIMONIALE
Guido Tabellini, professore di economia presso l’università Bocconi al dicastero di via
xx settembre, Carlo Secchi al ministero dello Sviluppo, il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, all’Istruzione, Lanfranco Senn alle Infrastrutture, Cesare Mirabelli alla Giustizia, Giuliano Amato agli Esteri, Enzo Moavero sottosegretario alla presidenza del Consiglio: secondo quanto apprende l’Agi da fonti ben informate dovrebbero essere questi i nomi che Mario Monti vorrebbe portare al governo.
Solo tecnici, nessun politico, d’accordo con il presidente della Repubblica. Anche della squadra dell’esecutivo il presidente della Bocconi parlerà con Silvio Berlusconi.
Fonti parlamentari del Pdl riferiscono che Silvio Berlusconi avrebbe aperto al governo Monti.
Ponendo un’unica vincolante condizione: la presenza di Gianni Letta nel governo. Sul nome dell’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, però, c’è il no del Pd che vorrebbe solo tecnici.
Una soluzione di compromesso potrebbe portare nell’esecutivo sia Gianni Letta che Enrico.
Un’altra ‘condizione’ che, spiegano le stesse fonti, pone il Cavaliere è sul piano programmatico. Ovvero no alla patrimoniale.
L’economista, infatti, sostengono fonti di via dell’Umiltà , vorrebbe una larga convergenza anche sul programma.
Liberalizzazione delle professioni, piano di dismissioni, reintroduzione dell’Ici: sono alcuni dei punti sui quali il prossimo premier avrebbe fatto sapere di puntare.
La Lega ha già fatto capire che non appoggerà Monti, ma che potrebbe ‘sposarè alcuni punti del programma”.
«C’è chi pensa che anche sulla patrimoniale si potrebbe trovare una soluzione: ovvero ‘colpirè soltanto una certa fascia di reddito», osservano fonti ben informate.
Berlusconi, infatti, avrebbe confidato ai suoi di non voler sostenere un esecutivo delle tasse. Berlusconi ieri ha cercato per tutta la giornata di trovare una mediazione nel partito sul nome di Monti.
Inizialmente la tentazione era quella di chiedere il voto del Pdl nell’ufficio di presidenza che si terrà nel tardo pomeriggio a palazzo Grazioli. Le ‘colombe’ del partito gli hanno sconsigliano questa strada.
Il Cavaliere, secondo a quanto apprende l’Agi, ora è pronto a dire sì al governo Monti.
Anche per questo motivo il Pdl nel giro di consultazioni che si terranno al Colle dovrebbe recedere dalle intenzioni manifestate ieri: ovvero dall’idea di fare i nomi di Alfano e Dini a Napolitano.
Il presidente della Repubblica vorrebbe accelerare, in modo da ‘presentare’ ai mercati il nome di Monti già lunedì (il giuramento potrebbe addirittura esserci tra domenica e lunedì)
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
L’ANALISI DI MARCO TRAVAGLIO: ANCHE SENZA CULOFLACCIDO, MONTI DOVRA’ AVERE A CHE FARE CON LA SOLITA CIURMA DEI BERLUSCONES… PERCHE’ NON ANDARE A VOTARE CON MONTI CANDIDATO PREMIER, APPOGGIATO DA CENTROSINISTRA E TERZO POLO, CON UN PROGRAMMA DI DUE ANNI CHE PREVEDA: PATRIMONIALE, TAGLI ALLA CASTA, GALERA PER EVASORI E CORROTTI, LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI, RIFORMA DELLA RAI ?
Dunque, se manterrà la prima promessa in vita sua, Pompetta B. si dimetterà sabato, dopo l’approvazione della legge di Stabilità .
E domenica Monti riceverà l’incarico di formare il governo, in tempo per la riapertura delle Borse, che festeggeranno l’avvento di Super Mario Bros con balocchi, profumi e maritozzi.
Del resto non sono stati gl’italiani a cacciare il Caimano (tantomeno Bersani, sebbene lui, ma solo lui, sia convinto del contrario), mala Bce, l’Ue, l’asse Merkel-Sarkozy, i mercati e la stampa estera che ha visto quel che accadeva in Italia con dieci anni d’anticipo sui bradipi del Corriere e del Sole 24 Ore. Fosse stato per la classe dirigente italiota, ce lo saremmo tenuto altri vent’anni.
La prima Liberazione, nel ’45, avvenne grazie alle truppe anglo-americane con qualche migliaio di partigiani.
La seconda avviene grazie alle truppe franco-tedesche con qualche Carlucci e Pomicino di complemento.
Dunque è soprattutto ai liberatori stranieri che il governo Monti piace e deve piacere.
Non certo a un popolo che ancora tre anni fa dava il 40% alla Banda B&B e il 34 al Partito Disperati.
Il programma del nuovo governo, scritto in francese e tedesco senza testo italiano a fronte, è ancora un mistero per tutti.
Ma tutti gli italiani sani di mente devono augurarsi che venga realizzato. Anche perchè, se ci giochiamo pure Monti, è finita.
Se siamo a questo punto, è per il disastro finanziario internazionale, che non è solo colpa nostra, e per il disastro nazionale chiamato Culoflaccido B., che è solo colpa nostra (anzi di chi l’ha votato, sostenuto e coperto).
Contro il disastro internazionale Monti non può far nulla.
Ma contro il disastro nazionale può far molto, non foss’altro perchè non si chiama Al Cafone B., anzi ne è l’antitesi antropologica.
Difficile immaginarlo con Mangano in giardino, Gelli e Craxi al piano di sopra, Tarantini dietro la porta, Ruby nel lettone e Lavitola al telefono.
Ma il materiale politico e umano con cui dovrà fare i conti è lo stesso che ha dato prova di sè negli ultimi tre anni.
Siamo sicuri che questa ciurma approverà le misure “lacrime e sangue” solo perchè a proporle non è più Banana B., ma Super Mario Bros, per giunta in piena campagna elettorale?
Se davvero Monti è l’ultima spiaggia, non sarebbe meglio andare subito al voto come in Spagna e dar modo a chi ha osteggiato il piduista B. in tempo utile (Pd, Idv, Udc, Fli, Sel) di presentarsi agli elettori con Monti candidato premier e un programma di pochi punti per deberlusconizzare il Paese (patrimoniale, tagli alle caste, galera per evasori, corrotti e cricche, legge sui conflitti d’interessi, riforma della Rai e del sistema elettorale) da realizzare in due anni, e poi tornare alle urne con la destra che fa la destra e la sinistra che fa la sinistra?
Così Monti avrebbe buone speranze di fare ciò che serve.
Cosa che oggi, con questo Parlamento, è quasi impossibile visto che, senza B., il governo non nasce neppure.
L’unico che pare averlo capito è Di Pietro, che conosce Pompetta B. dunque sa bene che, se appoggerà Monti, non lo farà gratis: pretenderà garanzie per le sue aziende e i suoi processi, imponendo il solito Letta come vice e altri manutengoli alla Giustizia e alle Comunicazioni.
Infatti su Di Pietro è partita la solita campagna, che va dal Quirinale al Pd, dal Corriere a Repubblica, per trascinarlo nel Grande Inciucio aizzandogli contro la “base”.
Resta da capire per quale strano motivo chi ha combattuto Culoflaccido B. dovrebbe andare al governo con Banana B., e per giunta da gregario, visto che l’Idv non è determinante mentre Al cafone B. sì.
La Costituzione dice che, prima di sciogliere le Camere, il capo dello Stato verifica se esista una maggioranza diversa: non che la crea lui.
E poi quando mai s’è visto un governo con tutti dentro e nessuno all’opposizione?
La democrazia è fatta di maggioranze che governano e minoranze che controllano.
Se nessuno controlla, non si chiama democrazia.
Si chiama in un altro modo.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL SETTIMANALE BRITANNICO HA DEDICATO LA SESTA COPERTINA AL PREMIER ITALIANO: “THAT’S ALL, FOLKS”
E’ stato uno dei critici più severi di Silvio Belrusconi. E il settimanale britannico The
Economist, ora saluta il tramonto del Cavaliere con una copertina, la sesta, dedicata a lui ritraendolo in una dipinto» che riproduce una scena da festino romano.
Il titolo è invece da cartoon: «That’s all, folks!», come dire «è finita, ragazzi», la stessa frase con la qual chiudono da sempre i cartoni animati della Warner Bros, quelli di Silvestro, Wile Coyote, Bugs Bunny e Speedy Gonzales.
La piccola nota a destra della copertina è la più perfida: «Ha detto di mandare il conto alla signora Merkel a Berlino».
La stessa immagine con il medesimo titolo appare da ieri sul sito del settimanale britannico.
Nell’articolo, l’analisi è severa come già lo era stata in passato su Berlusconi.
Ma concede diverse chance all’Italia per riprendersi «senza» Berlusconi.
«L’Economist – si legge – ha sostenuto da tempo che Berlusconi fosse inadatto a governare. Ma persino noi siamo rimasti scioccati nel vedere come, mentre la crisi dell’euro si stava avvicinando all’Italia, egli abbia dedicato il suo tempo alle feste e ai giochi politici e abbia accantonato la necessità di fare le riforme».
Adesso «senza Berlusconi, l’Italia ha ancora una possibilità . Il suo debito, benchè, alto, è stabile. Non ha patito una bolla immobiliare e il conseguente crollo del sistema bancario.
Gli italiani sono dei buoni risparmiatori e gli introiti fiscali del governo non dipendono troppo dalla finanza o dalle proprietà . Prima di applicare il pagamento degli interessi, l’Italia può persino godere di un avanzo primario».
Le buone notizie però finiscono qui. «Nulla ora può evitare una crisi del debito in Italia». Secondo l’Economist infatti i tassi sul denaro che l’Italia prende in prestito resteranno comunque «superiori a prima della crisi».
Per evitare il peggio la Bce dovrebbe impegnarsi a proteggere l’Italia e le banche europee senza se e senza ma.
Quanto al possibile incarico a Mario Monti «la sua nomina – scrive il settimanale – delizierebbe i mercati. Il governo provvisorio avrà una parte da giocare nei prossimi mesi. Ma le riforme dovranno essere protratte per anni. E questo richiede, più di ogni altra cosa, legittimità democratica».
In conclusione «perchè l’euro sopravviva serve che l’Italia si salvi».
In questo senso la «promessa» uscita di Berlusconi offre agli italiani, secondo l’Economist, la possibilità di lasciarsi alle spalle anni di stagnazione, «sociale, economica e politica. È ora di cambiare spiaggia».
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL SOLITO DECRETO SVILUPPO SENZA SPENDERE UN EURO::: I VARI INTERVENTI SUI SINGOLI CAPITOLI…”ROBETTA”, COMMENTANO FONTI INTERNE AL MINISTERO
Maxi-emendamento al ddl stabilità snello e approvazione del Parlamento a rotta di collo
già sabato pomeriggio: questo il risultato delle pressioni del capo dello Stato sul quasi ex governo Berlusconi.
Giorgio Napolitano ha chiamato a rapporto al Quirinale Giulio Tremonti e Gianni Letta per farsi illustrare le misure, poi il ministro dell’Economia ha passato il pomeriggio a scrivere la relazione tecnica.
Quando, infine, il fiscalista di Sondrio s’è presentato in Senato coi suoi 25 articoli in 23 pagine – erano le 18 e trenta circa – il testo era quello che lui avrebbe voluto fin dall’inizio: sostanzialmente il famigerato decreto Sviluppo a costo zero che faceva infuriare l’intero PdL, oggi trasformato in maxi-emendamento.
Il nostro peraltro — per far capire chi comanda – ci ha tenuto subito a specificare che il testo ricalca i contenuti della lettera all’Unione europea e che il Quirinale aveva dato il suo imprimatur auspicandone “la più ampia condivisione”.
Insomma, deluso chi si aspettava sfracelli: non c’è la nuova manovra economica e nemmeno i licenziamenti facili, cose per cui servono tempi tecnici che il Quirinale non ha mai pensato di concedere al Cavaliere. Se servirà un decreto di correzione dei conti lo farà il prossimo governo (o questo in campagna elettorale).
Pensioni.
Su questo delicato argomento il governo regala ai partner europei l’ennesima supercazzola: dal 2026 si andrà in pensione a 67 anni.
Lo avevano scritto nella lettera all’Ue e oggi lo scrivono nel ddl stabilità : peccato che fosse già previsto dalla manovra di luglio, con cui si adeguava l’età per la pensione di vecchiaia alle nuove aspettative di vita.
Ora Tremonti ha precisato che l’età sarà fissata a 67 anni anche se le aspettative di vita si abbassano: pensiero preoccupante.
Lavoro e statali.
C’è qualche incentivo per l’occupazione giovanile e femminile, ma non le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nè all’articolo 8 della manovra estiva (quello con cui il governo ha esteso la derogabilità alla Marchionne del contratto nazionale). Arriva pure la mobilità per gli statali: al massimo due anni all’80 per cento dello stipendio e dopo, se non si è ricollocati, il licenziamento.
Dismissioni.
Sono un po’ fumosamente previste sia per gli immobili che per i terreni agricoli.
Nel primo caso il Tesoro può trasferire palazzi e quant’altro “ad uno o più fondi comuni di investimento immobiliare”. Il primo scalino è fissato “entro il 30 aprile 2012” e riguarderà anche non meno “del 20 per cento delle carceri inutilizzate e delle caserme”. Quanto ai terreni il ministero dell’Agricoltura dovrà censirli in tre mesi, poi l’Agenzia del Demanio li venderà .
Liberalizzazioni.
C’è quella dei servizi pubblici locali di rilevanza economica: i comuni — come già previsto dalla manovra di agosto — dovranno metterli a gara (stavolta si prevede che il governo potrà fare lui se i sindaci non si daranno una mossa).
Quanto agli ordini professionali, invece, è prevista la riforma entro un anno e l’abolizione delle tariffe minime (già cancellate da Bersani e reintrodotte da Tremonti) per incentivare l’accesso alle professioni anche attraverso società multidisciplinari.
Editoria.
Napolitano era preoccupato per i tagli, ora lo sarà un po’ meno: Tremonti ha recuperato per il prossimo triennio 49 milioni rispetto ai 75 sforbiciati nelle manovre estive.
Tav.
Come previsto, la Torino-Lione è dichiarata di “interesse strategico nazionale” con relativa galera per chi viola i cantieri in Val di Susa.
Benzinai.
A loro viene concesso un bonus fiscale, ai consumatori l’onere di finanziarlo: le accise sui carburanti aumenteranno già da gennaio per crescere ancora un po’ nel 2013.
L’Aquila.
Miniproroga per la restituzione delle tasse nei paesi terremotati: invece che dal 15 novembre, Equitalia potrà lavorare dal 1 gennaio. C’è pure lo sconto però: gli aquilani dovranno pagare il 60 per cento del dovuto.
Varie ed eventuali. Sperimentazione di zone a burocrazia zero, qualche semplificazione, certificati elettronici, interventi per velocizzare il contenzioso civile, “bancabilità ” dei crediti verso lo stato, incentivi per chi investe in infrastrutture, più la proroga al 2014 del bonus bebè.
“Robetta”, dice una fonte dello Sviluppo economico.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
DITTE CHE NON POTREBBERO LAVORARE SONO INVECE AL SERVIZIO DI ENTI PUBBLICI, COLLAUDI MAI FATTI, UN’EMERGENZA CHE CREA BUSINESS…E UN GOVERNATORE CHE DIVENTA ANCHE COMMISSARIO DI SE STESSO
Vediamo di porre in luce alcune questioni:
1) con l’emergenza arrivano più soldi da gestire e chi li gestisce lo può fare in deroga a molte norme, come ben sappiamo per le ormai note vicende della Protezione Civile tra Bertolaso & Balducci;
2) Burlando era il Commissario per l’emergenza prima e lo è di nuovo per quella nuova;
3) le opere che lui dichiara effettuate per la “messa in sicurezza” del Fereggiano (quelle della ditta del Furfaro Antonio già citato negli atti dell’Antimafia e che, al quotidiano Il Secolo XIX qualche mese fa, dichiarava che lui fa offerte con ribassi altissimi perchè non partecipa per guadagnare ma per “cambiare i soldi”), ovvero copertura e parcheggio sul torrente, NON SONO STATE ANCORA COLLAUDATE, visto che la stessa Regione Liguria dice che il collaudo è ancora in corso!
Chiaro?
Se non arrivano i soldi per le emergenze, i soldi in cassa sono pochi e certi appalti e incarichi proprio non si possono dare.
Con le emergenze i soldi da distribuire sono di più… molti di più e, con gli incarichi di somma urgenza e le procedure “semplificate”, tutto si svolge in modo sempre più lontano dal possibile controllo da parte dei cittadini.
La notizia che il collaudo delle opere sul Fereggiano non sia stato ancora concluso è stata scritta e data ieri, nero su bianco, dalla Regione durante la Conferenza Stampa di Burlando, ma pare che questo “dettaglio” non abbia attirato molta attenzione.
Ora vediamo quanto ci vuole anche per far emergere la questione della ditta incarica per i lavori annunciati e lodati dallo stesso Burlando, Commissario Delegato della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Protezione Civile, ovvero quella del Furfaro… oltre al fatto che la Eco-Ge dei Mamone, per cui il Prefetto di Genova, nel luglio 2010, ha trasmesso agli Enti Appaltanti un’informativa antimafia atipica, finalizzata ad evitare che a questa società venissero dati e confermati incarichi pubblici, continua a lavorare alla grande con incarichi diretti da parte delle Società pubbliche, con subappalti di lavori delle Società pubbliche e con incarichi di somma urgenza per l’emergenza alluvione di questi giorni.
A Genova le misure interdittive, tipiche o atipiche che siano, sono sistematicamente ignorate… un dato inquietante che pare non interessi ai più!
Deve esserci una allergia inguaribile rispetto al termine ed alla pratica della “prevenzione”… ma così qualcuno, alla fine, può gestire più soldi e seguire meno vincoli, mentre altri possono incassare ben di più di quanto le povere casse degli Enti locali possono offrire in assenza dei disastri che, con distruzione e drammi, portano anche stanziamenti straordinari!
Prima creo il danno e poi riparo il danno, spendo soldi pubblici prima e ne se spendo di più dopo… che bel modo di Amministrare!
Ufficio di Presidenza
Casa della Legalità
argomento: Ambiente, Burlando, Comune, denuncia, economia, emergenza, Genova, Politica, Regione, Sicurezza | Commenta »