Ottobre 10th, 2018 Riccardo Fucile
“E’ COME GIOCARE D’AZZARDO CON LA SALUTE FISCALE ED ECONOMICA DELL’ITALIA”
Un errore, un gioco d’azzardo con la salute economica e fiscale dell’Italia. Mark Zandi, capo
economista di Moody’s Analytics, definisce in un’intervista a La Stampa, con questi termini la manovra finanziaria del governo italiano, e avverte:
“È logico aspettarsi che le preoccupazioni sull’Italia manifestate in questi giorni dai mercati si rifletteranno anche nelle prossime valutazioni delle agenzie di rating”.
Zandi non anticipa il giudizio che la stessa Moody’s e S&P daranno entro fine mese sull’Italia, ma avverte:
“Certamente quello che sentiamo non è un plus per l’outlook fiscale dell’Italia. Il giudizio dei mercati come quello delle agenzie di rating, non si basa sulla politica ma sui numeri, che sono dati oggettivi e uguali per tutti”.
Il governo urla al complotto sostenendo che la reazione dei mercati alla manovra è stata decisa a tavolino per farlo cadere. Zandi smentisce questa tesi e spiega:
“La realtà è molto semplice. Gli investitori, che per la maggior parte sono persone come noi, mettono i loro risparmi nei titoli emessi dall’Italia e vogliono essere ripagati. Oggi temono che non rivedranno i loro soldi, almeno in un tempo ragionevole, e quindi chiedono maggiori compensazioni per questo rischio. E’ naturale: se prendi rischi, vuoi avere ritorni più alti per correrli”.
Preoccupazioni espresse anche dal Fondo monetario internazionale: si legge rapporto sulla stabilità finanziaria globale, pubblicato oggi in occasione degli incontri annuali in corso a Bali: “Se le preoccupazioni del mercato sulle politiche di bilancio dovessero riemergere c’è un rischio di riaccensione in Italia del legame titoli di stato-banche per effetto dei titoli di stato in portafoglio delle banche italiane e per effetto della loro esposizione all’economia domestica. In tale scenario le tensioni del mercato possono allargarsi ad altri mercati dei titoli sovrani in europa come accaduto durante la crisi del debito sovrano in europa e, in modo limitato, già nel maggio scorso”.
(da agenzie)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 9th, 2018 Riccardo Fucile
LE TENSIONI SUL COMMERCIO E IL CAMBIO DI PASSO DELLE BANCHE CENTRALI RENDONO L’ITALIA VULNERABILE
Le avvisaglie che giungono dall’apertura degli Annual meetings dell’Fmi che quest’anno si tengono a Bali, nel clima di una Indonesia colpita dallo tsunami, non sono buone.
L’economia internazionale si sta contraendo: le previsioni appena sfornate indicato che il Pil mondiale crescerà dello 0,2 in meno quest’anno e il prossimo, collocandosi al 3,7 per cento; anche per l’Eurozona le previsioni sono state riviste al ribasso e, rispetto alla stima di luglio, quando si indicava per quest’anno il 2,2 ora l’Fmi si limita a prevedere il 2 per cento. Anche le proiezioni per la Cina sono peggiorate: nel 2019 crescerà dello 0,2 in meno.
I rischi che stanno pesando sull’economia mondiale – come ha ricordato il capo economista dell’Fmi, Maurice Obstfeld, nato a New York, che lascia il suo incarico a Gita Gopinath, nata e cresciuta in India – partono dalla guerra dei dazi e arrivano all’incertezza sull’esito della Brexit.
Ma il rischio dietro l’angolo è l’aumento dei tassi d’interesse della Fed e la fine della politica monetaria facile da parte della Bce: rispetto a dieci anni fa, dice il Fondo, molte economie di paesi avanzati e in via di sviluppo, hanno aumentato i debiti sovrani e delle imprese e dunque sono più “vulnerabili”.
L’Italia naviga in questo mare agitato in condizioni precarie.
E’ l’ultima per crescita in Europa: l’Fmi conferma il taglio delle stime di crescita effettuato a luglio e colloca il prossimo anno all’1 per cento, ben sotto l’1,5 per cento appena programmato dal governo gialloverde, rettifica al rialzo defcit e debito.
Ma soprattutto Obstfeld, nel corso della conferenza stampa, ha richiamato l’esigenza che l’Italia rispetti le regole della Ue per mantenere la stabilità dell’Eurozona, e ha detto che è indispensabile che l’Italia mantenga la fiducia dei mercati.
L’Fmi dice chiaramente che “l’incertezza sull’agenda di governo” e il rischio di inversione di rotta sulle riforme sono responsabili dell’attuale mancanza di fiducia nei confronti dell’Italia che si traduce nell’aumento dello spread. Forse sarebbe il caso di ascoltare le dissonanti armonie che giungono da Bali.
(da agenzie)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 9th, 2018 Riccardo Fucile
L’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO E’ L’ORGANO CHE VIGILA SULLE FINANZE PUBBLICHE
L’Ufficio Parlamentare di Bilancio si prepara a bocciare la manovra della Lega e del MoVimento 5 Stelle. L’organo che vigila sulle finanze pubbliche sarà ascoltato oggi nella giornata di audizioni sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza e, scrive oggi il Sole 24 Ore, il suo primo giudizio ufficiale sulle previsioni governative sarà negativo.
Soprattutto per quel numero, la crescita all’1,5%, lontana dalle previsioni di tutti gli altri organi che si occupano delle stime di crescita del PIL, sia nazionali che sovranazionali.
Marco Rogari e Gianni Trovati spiegano che con la bocciatura basterebbe la richiesta di un terzo dei componenti della commissione per costringere il governo a tornare alla Bilancio con un’alternativa: adeguarsi alle indicazioni dell’Authority parlamentare o spiegare le ragioni per cui intende confermare le previsioni.
E non si tratterebbe di un caso inedito.
Nel 2016 la manovra di Renzi venne bocciata proprio dall’UPB e il governo dovette ritoccare all’insù il deficit che era stato indicato nella NaDef di Pier Carlo Padoan. Non solo: una serie di critiche è arrivata ieri anche dai tecnici del servizio bilancio di Camera e Senato.
Nel dossier si sottolinea soprattutto l’assenza di dati chiave, spesso imposti dalle leggi di contabilità : manca «l’articolazione per sottosettori del quadro programmatico in relazione all’aggiornamento degli obiettivi», non c’è la quantificazione puntuale delle clausole Iva che restano per contenere l’indebitamento netto, e niente viene detto sui tempi di riavvio del percorso verso il pareggio di bilancio.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 8th, 2018 Riccardo Fucile
ALLARME CREDIT SUISSE: “SE SALE A 400 SERVONO AUMENTI DI CAPITALE PER LE BANCHE”
Ore 10.50. La settimana riparte con i fari puntati ancora sullo spread. Il differenziale Btp/Bund in mattinata risale oltre quota 300 a 304 punti con il rendimento del titolo italiano che supera temporaneamente il 3,6% e segna nuovi massimi da febbraio 2014. L’Italia resta sotto osservazione dei mercati dopo che venerdì sera è arrivata la prima “bocciatura” della Commissione, che in una lettera ha notificato al governo italiano il mancato rispetto degli obiettivi di bilancio concordati con Bruxelles a giugno e luglio.
Anche le Borse europee ripartono fiacche.
Milano è la peggiore e cede il 2,1% sospinta ancora al ribasso dal comparto bancario, penalizzato come sempre dai rialzi dello spread.
E in proposito va registrato l’allarme lanciato da Credit Suisse, secondo cui se lo spread dovessecrescere ancora le banche italiane potrebbero essere costrette a nuovi aumenti di capitale. “Lo spread sopra 400 punti base non è sostenibile”, sottolinea il report della banca elvetica. “Un ampliamento di 200 punti base dai 238 di fine giugno ridurrebbe in media il Cet1 (principale indicatore di solidità patrimoniale, ndr) di 66 punti base, dal 12,53% a 11,87%” per le banche monitorate da Credit Suisse, “facendo scattare aumenti di capitale”. Gli analisti svizzeri stimano inoltre un impatto negativo del 3,9% sugli utili delle banche dalla riduzione della deducibilità degli interessi passivi dal 100 all’86%.
(da agenzie)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 5th, 2018 Riccardo Fucile
L’INCONTRO RISERVATO AVVENUTO MERCOLEDI MATTINA A ROMA: DAL PRIMO GENNAIO L’ITALIA SARA’ SENZA RETE
Non era la prima volta, ma certo non accade spesso.
Mercoledì mattina Mario Draghi è salito al Colle per un incontro riservato con Sergio Mattarella.
I due si consultano il più delle volte al telefono, ma con lo spread alle stelle e il governo sotto pressione hanno preferito vedersi a quattr’occhi.
L’incontro non è stato reso noto, e la ragione è di prudenza: con un comunicato ufficiale si sarebbe data eccessiva enfasi a un momento già molto delicato di suo.
Il presidente della Banca centrale europea ha voluto rappresentare di persona i rischi cui andrebbe incontro l’Italia, nel caso in cui i mercati iniziassero ad accanirsi contro i titoli pubblici, provocando un ulteriore aumento degli spread e dei tassi di interesse fino a livelli insostenibili.
Draghi ritiene (e di sicuro al presidente ne avrà parlato) che nel governo italiano ci sia una forte sottovalutazione del contesto in cui si sta scrivendo la manovra.
Cartucce quasi esaurite
Negli ultimi due anni e mezzo il «Quantitative Easing» della Bce ha contribuito a tenere basso il rischio Paese e il costo del debito. Dal primo di ottobre, però, il piano di Francoforte è entrato nell’ultima fase che terminerà il 31 dicembre.
Partita da un totale di 80 miliardi al mese, la Banca centrale europea ora è autorizzata ad acquistare titoli per soli 15 miliardi.
Il programma continuerà a calmierare i prezzi grazie al reinvestimento dei titoli già acquistati, ma si tratterà di effetti trascurabili rispetto ad una possibile ondata di vendite.
Insomma, ormai gli strumenti a disposizione di Draghi sono terminati: dal primo gennaio l’Italia sarà senza rete. In caso di difficoltà avrebbe come unico salvagente il ricorso al cosiddetto «Omt», lo strumento di sostegno finanziario che costringerebbe Roma ad un programma concordato con la Commissione europea e il Fondo salva-Stati. Di fatto il commissariamento del Paese.
Garanzie dal vice-premier
Nel pomeriggio di mercoledì pure Matteo Salvini si è recato riservatamente da Mattarella, e l’oggetto del colloquio non si è limitato al decreto immigrazione.
I ben informati sostengono che le preoccupazioni di Draghi sarebbero in qualche misura riecheggiate nella conversazione con il vicepremier.
In che misura questi due incontri abbiano contribuito ad alzare il livello della consapevolezza politica, è impossibile dirlo.
Fatto sta che nelle stesse ore si è consolidata a livello di governo la scelta di riportare il deficit su una parabola discendente. Non più un 2,4-2,4-2,4 nel triennio (che avrebbe contrastato con l’obiettivo di medio termine del pareggio, fissato nella legge 243, sollevando insuperabili problemi costituzionali), ma un più blando 2,4-2,1-1,8 che perlomeno evita un frontale con l’articolo 97 della Carta.
L’Italia resterà fuori delle regole europee, la bocciatura di Bruxelles ci sarà comunque, ma per ora si sono evitate le conseguenze peggiori sui mercati.
Due tacche dal baratro
La scommessa dell’ala più radicale della maggioranza sbaglia bersaglio: più che l’atteggiamento delle istituzioni Ue, l’Italia deve temere il declassamento da parte delle agenzie di rating.
Tempo un mese, ce ne sono due che potrebbero prendere una decisione simile: Moody’s e Standard and Poor’s. L’Italia è ancora due «tacche» sopra il livello spazzatura e, per nostra fortuna, finchè il giudizio dell’ultima delle quattro grandi agenzie – la canadese Dbrs – sarà «investement» il Paese non corre il rischio di essere tagliata fuori da tutto il sistema di finanziamento di Francoforte, fondamentale per l’operatività delle banche.
Ma il singolo downgrading delle due agenzie più grandi sarebbe, già da solo, in grado di provocare danni incalcolabili, moltiplicando la sfiducia sui mercati.
(da “La Stampa”)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 3rd, 2018 Riccardo Fucile
DA QUANDO GOVERNANO LEGA E M5S SONO RADDOPPIATI I TASSI DI INTERESSE SUI TITOLI PUBBLICI A DIECI ANNI
La corsa sfrenata verso il baratro della bancarotta prosegue senza incontrare ostacoli dopo che Tria è stato piallato e levigato come una tavola di noce.
§E in un tripudio di grugniti entusiastici il governo continua imperterrito a pigiare sull’acceleratore: dalle elezioni del 4 marzo sono raddoppiati gli interessi che il contribuente italiano paga sui titoli pubblici a dieci anni.
In sostanza per i risparmiatori di tutto il globo l’Italia è un debitore appestato peggiore della Grecia levantina fallita.
Ragli e grugniti ministeriali veicolano ossessivamente e istericamente ai telelobotomizzati la fandonia che l’Unione Europea e l’Unione Monetaria non possano fare a meno dell’Italia.
Ma la frusta della realtà si abbatte impietosamente sulle terga dei quadrupedi coperte di setole e peli.
Nel 2011-2012 lo spread, cioè il divario tra i rendimenti dei Bund tedeschi e quello dei BTP italiani era parte di un fenomeno che investiva tutti i PIGS. Quindi minacciava davvero la tenuta dell’euro, mentre oggi tra i PIGS a patire è rimasto solo uno: il governo italiano.
Gli effetti dei vaneggiamenti giallo-verdi si ripercuotono brutalmente solo sull’Italia e sul suo settore bancario che ormai balla sull’orlo di un’altra crisi ancora più virulenta di quella che ha travolto Banca Etruria le popolari venete.
Senza dimenticare una decina di altre banche “del territorio”, cioè gestite da mediocri truffatori di provincia collusi con politici corrotti e canaglie spacciatesi per imprenditori.
Insomma, per spiegare a chi ha fatto tre anni di militare nelle sale giochi a Pomigliano o nei centri sociali dei punkabestia milanesi, possiamo dire che il governo italiano cuoce nel suo brodo mefitico da solo, tra le crasse risate del mondo civile.
E le minacce dei salvicoli, che strillano al complotto, non spaventano nemmeno le mosche coprofaghe.
Per il momento la gente è semplicemente confusa e inebetita da un’informazione televisiva vergognosa, gestita dalle solite amebe in spasmodica gara per sdraiarsi di fronte ai potenti di turno.
Ma come in tutti i drammi epocali, dopo la fase improntata a negare l’evidenza, a chiudere gli occhi di fronte alla catastrofe che avanza, a un certo punto scatta il panico.
Nel caso specifico la gente più avveduta ha già provveduto a ritirare i soldi dalle banche italiane e a metterli in salvo.
Quando la piena della corsa agli sportelli diventerà inarrestabile non basteranno osceni discorsi patriottici dai balconi a ristabilire la calma.
Appena la crisi di fiducia attaccherà il cuore del sistema bancario l’intera economia collasserà perchè senza credito non esiste economia, soprattutto in Italia dove le imprese (incluse quelle dei geni che votano Lega) non hanno capitali e molte sono indebitate fino al collo.
Che la crescita possa essere rilanciata dagli investimenti pubblici è una pia illusione: basta guardare il grafico compilato da Italia Dati Alla Mano per accertarsi che la produttività non risponde certo alle ubbie di qualche burocrate che butta fondi pubblici nella toilette (di foggia turco-venezuelana) per favorire gli amici degli amici. In un paese dove l’Amministrazone Pubblica non riesce a ricoprire le buche nelle strade della Capitale dovremmo credere che gli investimenti pubblici produrranno sortilegi come Mandrake?
Sotto la guida di un governo che in un mese e mezzo non è riuscito a scrivere il decreto per iniziare a ricostruire un ponte crollato a Genova?
Di ministri che una settimana dopo averla annunciata e averla festeggiata in piazza, non sono riusciti ancora a scrivere la Nota Aggiuntiva al DEF, perchè non sono in grado di fare calcoli aritmetici elementari?
Il moltiplicatore della spesa pubblica finanziata con cambiali (lasciate in eredità ai figli) è una favola per bamboccioni con deficit cognitivi, un Campo dei Miracoli a cui abboccano solo i disadattati sociali fuoricorso.
Se non fosse una favola non ci sarebbero MAI crisi economiche, MAI recessioni e soprattutto MAI povertà .
Infatti solo la macchietta tragica di un politicante da marciapiede poteva dichiararne l’abolizione a reti ed edicole unificate.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“ANCHE CON IL 2,4% IL GOVERNO NON CE LA FA”
“Anche accrescere l’obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di
avere margini per attuare le misure di policy delineate dal Governo”.
A sostenerlo è il Centro Studi di Confindustria, secondo il quale “servono coperture credibili e un’ampia manovra lorda che includa una rimodulazione delle spese e delle entrate”.
Per il capoeconomista Andrea Montanino “l’aumento dello spread” e “l’incertezza” sulla “capacità del Governo di incidere sui nodi dell’economia” e sulla “sostenibilità del contratto di Governo” causano “meno fiducia degli operatori”.
Dubbi e incertezze che inducono il Cfc a smontare la supercrescita prevista dall’esecutivo grazie alla prossima manovra, stimandola all’1,1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019″, in “ribasso di 0,2% punti” per entrambi gli anni rispetto alle previsioni di giugno.
In sostanza dunque, per gli economisti di Confindustria “l’aumento del deficit” previsto dal Governo “è poca cosa rispetto agli impegni politici assunti: se le coperture non saranno ben definite – avvertono – si rischia ex post un rapporto deficit/pil più alto”.
Il Centro Studi raccomanda inoltre di “non smontare le riforme pensionistiche, perchè ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro. Se il meccanismo di ‘quota 100’ per permettere l’anticipo della pensione venisse introdotto – è il ragionamento – andrebbe invece nella direzione opposta”.
Da Confindustria anche un avvertimento in merito al mancato rispetto delle regole Ue sulla riduzione del debito: “Per il 2018, con dati ormai quasi definitivi, è evidente come l’Italia non abbia rispettato tale regola, non realizzando per intero la correzione strutturale concordata. Ciò apre a due rischi: che i mercati reagiscano e si abbia un ulteriore aumento dello spread e che l’Ue apra una procedure di infrazione”.
Uno scenario di “crescita bassa e in rallentamento, debito pubblico molto elevato e tassi di interesse in aumento”, concludono gli economisti di via dell’Astronomia, rende ora “necessario e urgente agire, nella prossima legge di bilancio, con misure di politica economica che siano in grado di migliorare in modo strutturale tali tendenze e fornire certezze sulla linea di azione”, avviando “un percorso del rientro del debito pubblico dopo quattro anni persi, attraverso misure che incidano sulla dinamica del Pil”.
(da agenzie)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 1st, 2018 Riccardo Fucile
“SENZA CORREZIONI ALLA MANOVRA RISCHIATE DI FINIRE COME L’ARGENTINA”
“Un paese sul baratro”. Il giornale economico tedesco Handelsblatt lancia l’allarme Italia, in un articolo che traccia uno scenario molto preoccupante: se il governo non corregge la rotta sui mercati la situazione può finire fuori controllo.
L’eurozona, in questo caso, non potrebbe più salvare il Paese e l’Italia finirebbe fuori dall’euro, nella situazione dell’Argentina.
“La Commissione europea ha fallito con la sua politica della generosità . Se il governo di Roma non correggesse il suo corso, un procedimento a causa del deficit troppo alto sarebbe inevitabile. Forse per questo è addirittura troppo tardi”, si legge. “Il premio di rischio sui titoli italiani sale, le banche sono sotto pressione, e la fuga di capitali è da tempo iniziata.
È possibile che il crollo sui mercati vada fuori controllo. Come nel caso di una recessione o di un rincaro dei tassi – continua l’analisi -. Per l’eurozona questo significherebbe una prova senza precedenti: dovrebbe possibilmente reggere anche per la prima volta l’uscita di un paese dall’euro”.
Secondo Handelsblatt, in uno scenario del genere, “all’eurozona non resterebbe altro che isolarsi: dovrebbe proteggere gli altri Stati membri e le banche, dall’essere coinvolti nella spirale deflazionistica. Per l’Italia non ci sarebbe più alcuna ancora di salvezza nell’unione monetaria. Quello che questo significa si può vedere in Argentina – è la conclusione -: iperinflazione, disoccupazione, impoverimento. Il prezzo per la negazione della realtà lo pagano tutti, non solo coloro che lo provocano”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: economia | Commenta »
Ottobre 1st, 2018 Riccardo Fucile
“E’ COME METTERE UN DITO NELL’OCCHIO DEI PARTNER EUROPEI”… “SE TRIA SI DIMETTESSE LA SITUAZIONE POTREBBE DIVENTARE ESPLOSIVA”
La scelta del governo gialloverde di fissare al 2,4 per cento il rapporto debito-Pil è “una strada
rischiosa” che equivale a “mettere un dito nell’occhio” degli altri Paesi europei.
Se poi il ministro dell’Economia Giovanni Tria dovesse dimettersi la situazione “diventerebbe esplosiva”.
A scriverlo è il Financial Times, uno dei più autorevoli quotidiani economici, che titola sul “gioco pericoloso” dei leader politici italiani, aggiungendo che “l’irresponsabilità fiscale e l’atteggiamento di sfida potrebbero aggravare i problemi di Roma”.
“La politica di bilancio aggressiva – sottolinea il quotidiano britannico – ignora non solo i precedenti impegni di Roma con l’Ue ma anche le raccomandazioni del suo stesso ministro delle finanze”.
Ma “nonostante il trionfalismo del governo, la bozza di bilancio approvata la scorsa settimana non è una ragione di festeggiamenti”.
Al contrario: ci sono “rischi gravi e reali, che derivano tanto dall’atteggiamento e dal comportamento di Roma quanto dagli attuali obiettivi economici”, perchè il 2,4% di deficit va “ben al di là del tipo di cifra con che l’Ue e i mercati possano accettare”.
Dopo aver sottolineato che “se l’Italia diventa un violatore flagrante delle regole” neanche la Bce potrà più intervenire, il quotidiano rileva che “la possibilità di uno scontro con le autorità europee agiterà solo di più i mercati”, dove gli investitori avevano sperato nella capacità di moderazione del ministroTria.
Ma se lui dovesse dimettersi, “una situazione altamente infiammabile potrebbe diventare esplosiva”.
Per questo, conclude il Ft, “prendersi a cornate con l’Ue potrebbe ritorcersi contro entrambe le parti. Bruxelles lo sa. E’ il momento che lo realizzino anche i leader politici a Roma”.
(da agenzie)
argomento: economia | Commenta »