Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
“LE CONTRADDIZIONI DEL POPULISMO MINANO IL GOVERNO, LE PRIME VITTIME DELLA SUA POLITICA ECONOMICA SARANNO I SUOI ELETTORI”
«Il nuovo governo italiano non durerà a lungo, per due motivi: primo, gli elettorati di M5S e Lega hanno interessi divergenti, e queste contraddizioni diventeranno ingestibili; secondo, gli obiettivi economici non sono realizzabili, perchè mancano le risorse».
È il giudizio di Ian Bremmer, politologo della New York University e fondatore di Eurasia.
In una recente nota ai suoi clienti, lei ha scritto che la comune avversione per l’establishment non basterà a tenere insieme M5S e Lega. Quali sono le contraddizioni più gravi?
«Il loro approccio all’economia è la differenza più significativa. Entrambi favoriscono l’espansione fiscale, la Lega tagliando le tasse, e M5S spendendo nel welfare. Ovviamente sono politiche che aiutano elettorati diversi. M5S, almeno in privato, è più pragmatico e conscio dei limiti della politica fiscale; la Lega è più bellicosa nella sfida all’Unione europea, che impone disciplina».
Le diverse demografie dei due partiti non potrebbero far nascere una nuova coalizione populista, capace di governare l’Italia e diffondersi in altri Paesi europei?
«È difficile, viste non solo le differenti strutture dei due partiti, ma anche i gruppi specifici e le persone che si aspettano benefici dalle loro politiche divergenti. Nel tempo, potrebbe accadere che uno dei due si adatterà , e avrà più successo. Ma è più probabile che questi due elettorati finiscano per litigare sulle risorse sempre più scarse, piuttosto che inventare un nuovo paradigma socioeconomico. L’espansione fiscale non è sostenibile, non per le regole dell’Ue o i limiti istituzionali, ma per la fragili previsioni fiscali sull’Italia. L’elettorato della Lega resta nel Nord industriale, anche se grazie al tema dell’immigrazione ha guadagnato voti al Sud per la prima volta. Il M5S ha una base più nazionale, ma il suo supporto è radicato nel Meridione».
L’Italia può provocare la spaccatura dell’Ue?
«No. La fase attuale di crescita aiuta, perchè non vi trovate nella depressione come la Grecia. I due partiti diventeranno più pragmatici, una volta al governo. Nessuno dei due ha fatto apertamente campagna per uscire dall’euro, e l’esecutivo non ha il mandato per farlo. Capiranno che ricattare l’Ue sarebbe una strategia completamente controproducente».
Il programma economico è sostenibile, o spingerà l’Italia verso l’insolvenza?
«Aumenterà il carico già pesante del debito. Le suggestioni che l’espansione fiscale si pagherà da sola alimentando la domanda interna sono ampiamente irrealistiche. Un deficit più alto, specialmente se unito all’abbassamento dell’età pensionabile, processi politici erratici, e retorica anti euro, aumenterà la pressione dei mercati. Qualunque beneficio in termini di domanda interna verrà annullato dalla crisi del credito, risultante dal prevedibile incremento dei “sovereign yields” e lo “spillover” nel sistema bancario. Soprattutto se le previsioni economiche generali peggioreranno: ci sono segnali che la ripresa europea sta rallentando, i prezzi dell’energia salgono, e la Bce stringerà la cinghia nel medio termine».
Gli elettori di M5S e Lega saranno le prime vittime delle loro politiche economiche?
«Sì, con tutta probabilità ».
Entrambi i partiti vogliono togliere le sanzioni alla Russia e ritirarsi dall’Afghanistan. Come reagirà l’amministrazione Trump?
«Non mi aspetto grandi reazioni. In questo momento gli europei non sono esattamente i favoriti di Trump, su qualunque tema. In principio, lui concorda con M5S e Lega su entrambi questi punti, ma è bloccato dal Congresso e dalla sua amministrazione. Un po’ come il nuovo governo italiano con l’Ue. E poi ci sono i problemi logistici. L’Italia non può revocare unilateralmente le sanzioni contro la Russia. Il rinnovo avviene ogni sei mesi: finora è stato consensuale, ma non richiede l’unanimità . È improbabile che l’Italia riesca a costruire una coalizione di Stati abbastanza grande da cancellare le sanzioni».
Nella sua nota ai clienti ha previsto che il nuovo governo non durerà oltre un anno. Poi non vinceranno ancora i populisti?
«Senza dubbio c’è questo rischio. Ma quali populisti? Non è detto che un’altra elezione riproduca lo stesso esecutivo. In verità è logico aspettarsi che questi due partiti domineranno la scena politica italiana per un certo periodo, anche se perderanno un po’ di sostegno. È difficile prevedere che un governo favorevole all’Europa e alle riforme possa prevalere nel prossimo futuro».
(da “La Stampa”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
“FARE PIU’ DEBITI NON E’ NELL’INTERESSE DELL’ITALIA, I MERCATI REAGIREBBERO IN POCHI SECONDI”… “SCEGLIERE SAVONA E’ UN MESSAGGIO”
La dialettica in Europa è sempre possibile, anche lo scontro se necessario. Chi non vuole sentire ragioni sono i mercati finanziari, che se annusano sfiducia reagiscono.
Si potrebbe riassumere così il ragionamento che Pier Carlo Padoan consegna al Sole 24 Ore alla fine del suo mandato da ministro dell’Economia.
“L’aspetto più preoccupante nel Contratto alla base del Governo in costruzione è la sottovalutazione delle conseguenze di certe scelte – afferma il titolare di Via XX Settembre – Ci si preoccupa dell’Europa, ma le eventuali procedure di infrazione impiegano mesi a svilupparsi, mentre la risposta dei mercati arriva in pochi secondi”.
I segnali non sono incoraggianti, a partire dallo spread, che mostra un riposizionamento degli investitori. Padoan non si pronuncia direttamente sulle ipotesi in campo sulla sua successione, tema centrale in queste ore in cui si discute se sia o meno Paolo Savona l’uomo più adatto. Spiega che non è tuttavia una scelta di poco conto
“Anche dal nome che sarà scelto arriverà un segnale ai mercati, perchè dietro al nome ci sono delle idee”.
E dietro il nome di Savona ci sono le idee di un economista stimato ed esperto, ma fortemente critico con l’euro e l’intera costruzione europea. Preoccupa Padoan anche l’idea di M5S e Lega di finanziare a deficit parte del loro programma.
“L’aumento di deficit e debito in questo momento non è nell’interesse degli italiani” […] “Per le trattative (con l’Ue) lo spazio c’è sempre, ma le chance di successo dipendono dagli obiettivi a cui si legano gli spazi di bilancio: un conto è chiederla per continuare le riforme, un altro è pretenderla per avviare promesse elettorali insostenibili o per smontare le riforme già fatte”.
Il programma di governo, inoltre, fissa nella pace fiscale e nell’Irpef a due aliquote – definita Flat tax in modo improprio. Padoan boccia entrambe:
“La pace fiscale si raggiunge con gli incentivi all’adempimento e non con i condoni, e tagli fiscali concentrati sui redditi dei ricchi vanno in direzione opposta rispetto alla crescita inclusiva che deve essere l’obiettivo del Paese. Piuttosto sarebbe utile potenziare il reddito di inclusione, mentre il reddito di cittadinanza proposto dal Contratto è una misura assistenziale insostenibile. E con misure insostenibili si va a sbattere”.
Idee chiare nella testa di Padoan, ma le elezioni hanno respinto le politiche del Governo uscente. Il ministro se lo spiega così.
“Abbiamo perso perchè abbiamo attuato solo la prima parte del programma; abbiamo riportato il Paese fuori dalla recessione e gestito difficilissime crisi bancarie, ma sul sostegno ai cittadini abbiamo fatto soltanto i primi passi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
LA CONFIDENZA A TREMONTI HA FONDAMENTO IN UNA STRATEGIA AL MASSACRO CHE VUOLE PORTARE GLI ITALIANI ALLA FAME PER INCOLPARE POI L’EUROPA : E’ IN MASO-NAZIONALISMO DEI SERVI DI MOSCA
Mentre lo spread sfonda quota 200 e l’Economist si preoccupa per i minibot, s’avanza un presunto
piano di Paolo Savona per lo spread che ha caratteristiche tutto sommato molto “particolari”: ieri Repubblica ha scritto che l’economista e professore vicino a Salvini avrebbe incontrato Giulio Tremonti qualche giorno fa confidandogli il suo piano: «Portare lo spread italiano a quota 600 in modo che l’Europa capisca che si fa sul serio e si cambiano i vincoli».
Oggi Paolo Savona ha scritto una lettera al Sole 24 Ore, ma per smentire (in realtà confermando) che le sue dimissioni da Euklid siano legate al suo approdo al ministero dell’Economia, mentre Andrea Bassi sul Messaggero riporta la stessa indiscrezione:
Secondo chi al Colle in questi anni ha seguito il ragionamento di Savona, il professore avrebbe in testa un piano preciso: far salire lo spread fino a 700 per costringere l’Europa a far uscire l’Italia dall’euro. La sola nomina di Savona, ragionano, potrebbe costare fino a 200 punti di spread
La vicenda dell’indiscrezione riportata a partire dalla voce dal sen fuggita di Giulio Tremonti e che invece sul Messaggero viene attribuita addirittura a un ragionamento partito dal Quirinale avrebbe una sua logica all’interno di un ragionamento noeuro che ha molti fans (non solo sui social network): in questo modo sarebbe la UE a voler salutare l’Italia, non l’Italia a voler salutare la UE: strategicamente e politicamente la vicenda potrebbe essere “venduta” all’opinione pubblica in un modo differente rispetto a quello, più rischioso, di disegnare un’uscita unilaterale dall’euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
PIAZZA AFFARI PIATTA A DIFFERENZA DELLE ALTRE BORSE EUROPEE, SETTORE BANCARIO COLPITO DA PESANTI PERDITE
Lo spread Btp-Bund sfonda quota 200 punti base.
Nei primi scambi il differenziale raggiunge un massimo intraday di 202,1 punti, poi rallenta e torna a 198,5 punti.
Il tasso del decennale italiano sul mercato secondario si è attestato al 2,46%.
Avvio positivo per le Borse europee nell’ultima seduta di scambi della settimana, ma fa eccezione Milano che rimane piatta, sulle incertezze legate alla formazione del Governo.
Il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte dovrà presentare, forse già domani mattina, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella la lista dei possibili ministri, ma i nodi su alcuni dicasteri chiave, a partire da quello del Tesoro, sono tutt’altro che sciolti.
In Italia il primo test dei mercati all’incarico formale al governo Cinque Stelle-Lega, dopo settimane di negoziati, vede uno spread a 200, una fiammata del differenziale su Spagna e Portogallo a livelli che non si vedevano da anni (100 e 50 punti base rispettivamente), una Borsa che fatica e il settore bancario colpito da pesanti perdite.
(da agenzie)
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Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile
IN ALTRE OCCASIONI LA MAGISTRATURA HA APERTO UN FASCICOLO PER APPURARE CHI APPROFITTA COME UN OROLOGIO SVIZZERO DI QUESTE USCITE PERIODICHE PER OPERARE IN BORSA, GUADAGNANDO TANTI EURINI
A poco più di un’ora dalla fine delle contrattazioni Piazza Affari allarga le perdite: le vendite sono aumentate dopo le parole del leader della Lega, Matteo Salvini, convinto che se l’Ue chiederà all’Italia una manovra da 10 miliardi, il nuovo governo giallo-verde «farà il contrario».
Salvini ha inoltre difeso il nome di Paolo Savona come ministro dell’Economia:«Pare che qualcuno non voglia Savona ministro dell’Economia.
In mattinata, invece, l’indice era arrivato a guadagnare l’1%, sull’onda del discorso pronunciato ieri sera da Conte.
Lo spread intanto ha toccato i 192 euro.
Le parole di Salivi hanno incoraggiato le vendite sulle banche, che invece in mattinata avevano tentato il recupero.
Del resto un’incertezza politica potrebbe essere seriamente penalizzare il settore, particolarmente esposto all’andamento dei bond e dello spread.
Banca Pop Er , dopo avere più volte cambiato la direzione di marcia, ha imboccato la strada del ribasso, perdendo i punti conquistati ier
Sono inoltre vendute le azioni di Unicredit, nonostante che gli analisti di Equita abbiano raccomandato un giudizio positivo.
Ieri anche Fitch aveva lanciato l’allarme sulle banche italiane, in modo da tenere conto dell’impatto legato all’incertezza politica.
Fuori dal paniere principale, Banca Mps perde oltre il 3%, pagando dazio all’incertezza politica. La banca senese è legata a doppio filo alle vicende del Governo, dal momento che il Tesoro detiene il 68% del capitale.
(da “il Sole24Ore”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
LA PREOCCUPAZIONE NEI CONFRONTI DELL’ITALIA CRESCE
Ore 11.25. Torna a crescere lo spread, il dfferenziale tra Btp/Bund questa mattina è salito oltre i livelli visti ieri e fino a 194 punti, con il rendimento del titolo decennale italiano che ha toccato il 2,41%.
Le vendite colpiscono soprattutto i titoli bancari e quelli energetici, ieri positivi.
Piazza Affari, insieme a tutti gli altri listini europei, procede in calo in scia ai cali registrati ieri a Wall Street, con gli investitori ancora preoccupati per le tensioni commerciali con la Cina, nonostante alcune timide aperture registrate negli ultimi giorni, a partire dalla decisione di Pechino di ridurre i dazi sull’import di auto e ricambi. Milano è in ribasso pesante e cede l’1,64%, Londra lo 0,69%, Francoforte arretra dell’1,53% e Parigi dell’1,36%.
Da valutare poi gli effetti sulla Borsa Usa dell’ok della Camera alla revoca della stretta regolatoria sulle banche varata all’indomani della grande crisi di Wall Street nel 2008. La misura, che era stata approvata dal Senato lo scorso marzo, ora attende solo la firma del presidente Trump.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
BASTA SPIEGARLO ATTRAVERSO IL BARATTO: NESSUNO VORRA’ PIU’ FARE SCAMBI CON NOI O SOTTOSCRIVERE TITOLI DEL NOSTRO DEBITO
Il contratto di governo discusso da Lega e Movimento 5 stelle ha suscitato fin dalle prime indiscrezioni forti perplessità in tema di coperture, per tacere del potenziale del dirompente di provvedimenti quali la revisione di trattati internazionali o la cancellazione di parte del debito pubblico.
Concentriamoci proprio sulla ventilata ipotesi di “far sparire” una parte del debito pubblico, una fallacia logica che Tommaso Monacelli ha definito “mistica della moneta salvifica” e che Fabio Scacciavillani sul suo blog ribattezzò efficacemente “moneta filosofale”.
Proviamo a fare un passo indietro e a partire dal baratto, la forma più elementare di commercio tra due individui: la transazione si perfeziona solo quando entrambe le parti hanno consegnato la merce che intendevano scambiare.
Se manca il contributo di uno dei due, siamo di fronte a una donazione o a un furto, a seconda che l’altro sia o meno d’accordo a cedere beni senza contropartita.
Questa condizione iniziale — ovvia ed evidente per chiunque abbia superato con profitto le scuole elementari — non si modifica a causa dell’introduzione di tecnologie come la moneta o il credito che servono a rendere le operazioni di scambio più agevoli.
Se lavoro un’ora e ottengo in cambio 10€, che poi utilizzo per comprare un piatto di pasta al ristorante, vuol dire che io sono disponibile a scambiare un’ora del mio lavoro con un pasto e la moneta ha agevolato la conclusione di questo scambio.
Ma tutto si regge sulla mia convinzione che la moneta ricevuta in pagamento possa comprare beni e servizi di valore uguale o maggiore rispetto a quello che attribuisco al mio lavoro.
Discorso analogo per il credito che equivale a uno scambio nel quale la consegna delle contropartite non avviene allo stesso tempo e tipicamente prevede un compenso per l’attesa e il rischio a cui va in contro la parte che viene pagata in modo differito.
Se ho la percezione che la mia controparte non possa rimborsare in tutto o in parte quanto pattuito, non sarò più disponibile a dargli credito o lo farò a condizioni molto più restrittive.
È certo possibile imbrogliare qualcuno temporaneamente, inducendolo a credere che una certa valuta abbia una spendibilità o un valore diverso da quello realmente verificabile, oppure che un debitore sia affidabile, quando invece poi rivelerà inadempiente, ma appunto si tratta di illusioni temporanee, che verranno sfatate quando si cercherà di chiudere nuove transazioni.
Dovrebbe dunque essere chiaro a questo punto perchè non è possibile far sparire un debito pubblico e perchè se viene ripagato stampando moneta esso non sparisce affatto.
Quando è stato emesso quel debito, come quello dei privati cittadini, incorporava la promessa di venire ripagato con valuta spendibile in una certa quantità di beni e servizi.
Cancellarlo implica venir meno alla promessa iniziale e — ritornando al baratto iniziale — equivale a prendere le merci altrui senza consegnare le proprie: nessuno vorrà più fare scambi con noi o sottoscrivere titoli del nostro debito.
Ripagarlo con una moneta che vale di meno — perchè non è stata ottenuta in cambio di beni e servizi reali, ma è stata generata mediante una mera scrittura contabile — equivale a tentare di imbastire una bugia dalle gambe corte: ben presto tutti si accorgeranno che quella moneta non si può spendere nei termini ipotizzati all’inizio e si regoleranno di conseguenza.
Per concludere, ogni volta che qualcuno vi racconta che il debito può sparire senza conseguenze o che si può creare contabilmente moneta analoga a quella ottenuta con transazioni reali, ricordate che il pasto che in quella rappresentazione sembra gratuito avrà invece un conto salato da pagare e che, come in una partita di poker, se non vi è chiaro fin dall’inizio chi è il pollo, vuol dire che il pollo siete voi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
L’AVVISO AGLI INVESTITORI: LA SOCIETA’ DI CONSULENZA FINANZIARIA ANALIZZA LA RISPOSTA DEI MERCATI
Diversificare “il più possibile” i propri investimenti, non legando anche il proprio risparmio alla sorte
delle vicende politiche italiane.
Nel giorno in cui Piazza Affari affonda a -1,5% e lo spread schizza a quota 187 punti, con i rendimenti dei Btp decennali ai massimi da tre anni e mezzo, arriva un avvertimento chiaro agli investitori.
Lo manda la società di consulenza finanziaria Moneyfarm, che avverte sul rischio Italia.
Perchè esiste il rischio Italia? “Non si può fare a meno di notare che il differenziale con i bund tedeschi è rimasto costantemente, negli ultimi anni, il più alto dell’area Eurozona (a parte quello greco). In termini di valutazione del rischio sovrano, quando e si è parte di un sistema interconnesso, come è il caso dell’Italia nei confronti dell’Unione Europea, trovarsi nelle posizione di essere percepiti come la componente più problematica del gruppo di riferimento non è mai positivo”, spiega Moneyfarm. “Questo perchè automaticamente si diventa l’elemento più esposto in caso di crisi esogene e si è sottoposti a un livello di attenzione superiore”, aggiunge la società di consulenza.
“L’Italia si trova al momento in questa scomoda posizione. Ora che si avvicina la fine del Quantitative Easing, ciò che tutti guarderanno è il livello di disciplina fiscale che il governo saprà garantire e i rapporti con l’Unione Europea”, si legge ancora nel report.
A pesare, secondo Moneyfarm, sono le coperture del contratto di governo messo a punto da Lega e 5 Stelle.
“Qualsiasi agenda politica deve porsi il problema delle risorse: se legittimamente si sceglie di adottare il debito come strada per attuare il proprio programma, bisogna allora tenere in grande considerazione la percezione di coloro a cui si intende chiedere i soldi a prestito. Questo vuol dire che la percezione dei creditori sia necessariamente corretta e accurata? No, anzi spesso è piuttosto approssimativa, ma ciò non vuol dire che sia irrilevante e che sia saggio ignorarla”.
Il programma, secondo Moneyfarm, prevede un gran numero di misure fiscali che si preannunciano piuttosto costose.
Flat tax con creazione di due aliquote Irpef per lavoratori e imprese (15% e 21%), questa misura dovrebbe accompagnarsi all’eliminazione delle varie detrazioni fiscali (in realtà questa intenzione, che era stata annunciata nel programma, appare in maniera piuttosto generica all’interno del contratto, come un’indicazione alla semplificazione del sistema fiscale).
Il reddito di cittadinanza per sostenere i cittadini in condizione di povertà , limitato a due anni a cui si dovrebbe accompagnare il rafforzamento dei centri dell’impiego.
Lo scardinamento delle clausole di salvaguardia (12,5 miliardi per quest’anno) e il superamento della legge Fornero sulle pensioni.
A queste misure si accompagnerebbe l’eliminazione delle accise benzina anacronistiche, il rimpatrio dei migranti tramite aereo, l’assunzione di nuove forze dell’ordine, investimenti pubblici per 6 miliardi, la riforma del Jobs act, investimenti alle famiglie.
“Insomma – sottolinea la società di consulenza – il conto di tutte queste misure è piuttosto salato. L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani presso l’Università Cattolica stima una spesa a regime dai 105 ai 125 miliardi, intorno al 5% del Pil ogni anno (a cui dovrebbe essere aggiunta la spesa di rimpatrio dei migranti). Anche considerando solo le misure più care ai partiti (flat tax, reddito di cittadinanza, legge Fornero e clausole Iva) la spesa prevista si aggira intorno ai 90 miliardi. Al contrario le coperture indicate nel programma – come il taglio dei costi della politica e delle pensioni d’oro — oltre all’abolizione delle misure che i nuovi provvedimenti dovrebbero sostituire (le detrazioni “aggredibili” ammontano a 26 miliardi di euro), ammonta venti e i trenta miliardi. Visto che il programma non specifica delle tempistiche sicure, si presume che si opterà per una sua attuazione graduale e selettiva. Certamente la crescita del Pil potrebbe alleggerire l’effetto di queste misure sui conti pubblici. Tuttavia queste misure, così come sono state presentate, non sembrano compatibili con la traiettoria di controllo e di riduzione del debito.
“Questo scetticismo può generare due tipi di interpretazione da parte degli investitori, si legge nel report. Il primo è quello di chi non crede che questo programma possa essere realistico e che quindi in fase di implementazione verranno posti dei paletti, individuate delle priorità con un’azione selettiva che diluisca l’effetto sui conti pubblici. Il secondo è di chi crede che questo programma porterà il Paese verso il dissesto finanziario”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 21st, 2018 Riccardo Fucile
PER L’AGENZIA DI RATING CON IL GOVERNO DEI DUE CAZZARI AUMENTERANNO DEFICIT E DEBITO… MILANO PEGGIORE LISTINO IN EUROPA
Nel giorno in cui prende quota il nome di Giuseppe Conte come possibile presidente del Consiglio e arriva l’allarme dell’agenzia di rating Fitch, i mercati mostrano ancora segnali di forte nervosismo: Piazza Affari chiude a -1,52 per cento.
Lo spread schizza a quota 187 e soprattutto il rendimento del Btp decennale sale fino al 2,41%, ai massimi da tre anni e mezzo.
Il ‘contratto’ di governo alla base di un governo Lega-M5S “aumenta i rischi per il profilo di credito sovrano, in particolare attraverso un allentamento di bilancio e un potenziale danno alla fiducia”, scrive Fitch, secondo cui “è incerto in che misura questi rischi si tradurranno in una valutazione creditizia più debole, dipenderà dalla capacità del governo di realizzare il suo programma”.
L’agenzia di rating spiega che il rischio politico era stato un fattore cruciale nella bocciatura dell’Italia decisa nell’aprile 2017, quando il rating fu portato a BBB con outlook stabile (confermato il 16 marzo scorso).
Fitch fa notare che il reddito di cittadinanza, la flat tax e cambiamenti all’età pensionabile “aumenterebbero significativamente il deficit dal 2,3% del pil dello scorso anno”.
Secondo l’agenzia, le misure proposte per aumentare le entrate fiscali “non controbilancerebbero questi impegni e il programma non è in linea con l’obiettivo di riduzione del debito pubblico del governo in arrivo”.
Fitch si aspetta di conseguenza che l’anno prossimo il deficit superi il 2% del pil previsto in primavera.
Il debito pubblico “estremamente alto”, al 131,8% del pil a fine 2017, è considerato un fattore cruciale che tiene a freno il rating sul nostro paese.
Fitch sostiene che un’uscita dall’eurozona sia “altamente improbabile” vista l’attenuazione delle politiche anti-euro nella versione finale del programma.
“Tuttavia, la loro presenza in una bozza iniziale sottolinea l’antipatia che M5S e lega nutrono per l’euro e la loro disponibilità a fare marcia indietro rispetto alle regole fiscali Ue”.
Alcuni dati mostrano l’incremento del rischio Italia. Il mercato appare preoccupato per i piani di spesa del nuovo governo e vede una maggiore possibilità di default, rendendo la protezione più costosa.
Sebbene il livello di 130 punti base dell’Italia sia ancora lontano dal massimo da 10 anni di quasi 600 registrati durante la crisi della zona euro nel 2011 e nel 2012, il ritmo dell’aumento dei cds è spia del clima di crescente preoccupazione degli investitori.
(da “Huffingtonpost”)
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