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VERSO IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE: IPOTESI IMPOSTA DEL 3% SUI PIU’ RICCHI PER DARE LA PENSIONE AGLI ESODATI

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

ALLO STUDIO LA POSSIBILITA’ DI RECUPERARE 4,2 MILIARDI PREVISTI CON IL TAGLIO DELL’IRPEF E FAR CONVERGERE SUL LAVORO DIPENDENTE TUTTE LE RISORSE

Il “cuneo fiscale”, il peso di tasse e contributi sulla busta-paga che appesantisce il costo del lavoro, debutta nel cantiere della legge di Stabilità  2013: in Parlamento si sta studiando un intervento per alleggerirlo.
Ieri Bersani, dopo l’incontro con Monti, lo ha fatto capire esplicitamente: il governo, ha detto, è “affezionato a dare qualche segnale sul tema del cuneo fiscale”.
Scontato ormai, come è emerso dagli incontri degli ultimi due giorni con gli altri leader della maggioranza “Abc”, che Palazzo Chigi è disponibile a modificare la manovra, si studia lo “smontaggio” del taglio dell’Irpef di due punti e si cerca una destinazione più efficace per i 4,2 miliardi che si renderanno disponibili.
Se il governo è costretto a rivedere le sue posizioni sulla manovra, anche sul fronte degli “esodati” ieri ha dovuto subire un severo altolà  in Commissione Lavoro. L’organismo parlamentare ha approvato all’unanimità , contro il parere del governo, un emendamento (firmato dal presidente della Commissione Silvano Moffa) che “salva” gli esodati del biennio 2013-2014 e introduce, per coprire la misure, un contributo di solidarietà  del 3 per cento sull’Irpef per la parte di reddito che supera i 150 mila euro. Naturalmente la norma dovrà  essere votata dalla Commissione Bilancio nell’ambito dell’esame della legge di Stabilità .
Gli occhi sono tuttavia tutti puntati sulla modifica del pacchetto fiscale.
A catalizzare l’attenzione ieri è stata l’audizione del direttore di Confindustria Marcella Panucci che ha di fatto “bocciato”, aggiungendo la propria voce alla lunga serie di critiche politiche ed istituzionali giunte nei giorni scorsi, la riduzione delle aliquote Irpef: “Si distribuisce su un amplissimo numero di soggetti con effetti unitari modesti”, ha detto sobriamente.
Confindustria avanza una proposta che sembra in assoluta sintonia con le intenzioni del governo alle prese con la modifica del testo: “E’ essenziale che tutte le risorse vadano al taglio del cuneo fiscale, senza disperdere le scarse disponibilità  della finanza pubblica su troppi fronti”, ha chiesto Marcella Panucci.
Confindustria ha osservato che il “cuneo” nel 2011 è risultato il secondo più elevato tra i 34 paesi Ocse, pesando per il 53,5 per cento del costo del lavoro contro una media Ocse del 35,4 per cento .
La proposta di Confindustria e l’apertura di Monti sono state prese al balzo dal relatore Renato Brunetta: “Concordo pienamente sul tema del cuneo” e anche dal Pd arrivano segnali di interesse.
L’operazione alla quale si sta pensando è quella di rinunciare alla riduzione Irpef, recuperare i 4,2 miliardi, eliminare tagli e tetti alle detrazioni, e far convergere sul lavoro dipendente tutte le risorse.
Un iniziativa analoga fu fatta dal governo Prodi nel 2007: il cuneo, ovvero la quota di costo del lavoro che va in tasse e contributi e che determina la differenza tra retribuzione lorda e netta, fu ridotto mediate un taglio all’Irpef, all’Irap e un aumento differenziato delle detrazioni per figli e coniuge.
Allora il cuneo fu abbattuto, attraverso la fiscalizzazione degli oneri sociali, del 5 per cento: il 2 aumentò la retribuzione netta e il 3 per cento ridusse il costo del lavoro attraverso un taglio dell’Irap.
Infine non va dimenticato che in molti, soprattutto dal fronte del Pdl, spingono per utilizzare le risorse ex-Irpef per una completa sterilizzazione dell’Iva.
Del resto il ministro dell’Economia Grilli è tornato a definire “ottimale” quello che la Corte dei Conti nel documento presentato in Parlamento definisce sinteticamente “la scelta più Iva/meno Irpef”.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica“)

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DEBITO PUBBLICO RECORD: PEGGIO DI NOI SOLO LA GRECIA

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

NEL SECONDO TRIMESTRE DEL 2012 E’ SCHIZZATO AL 126,1% DEL PIL

Nuovo record per il debito pubblico italiano, che nel secondo trimestre del 2012 è schizzato al 126,1% del Pil.
Sono i dati resi noti da Eurostat.
Nel primo trimestre aveva già  raggiunto il picco di 123,7%, il più alto dal ’95 quando era al 120,9%.
L’Italia si conferma seconda solo alla Grecia, il cui debito è ora al 150,3%.
Nel secondo trimestre, il debito dei governi dell’area euro è salito al 90% del Pil dall’88,2% del primo trimestre.
In totale – segnala l’Eurostat – si tratta di 8.517 miliardi di euro.
Considerando l’Unione a 27 membri, il debito è salito dall’81,4% all’84,9% del Pil a 10.840 miliardi.
Nel periodo aprile-giugno, il debito è salito in 20 dei 27 Stati dell’Unione Europea fra cui l’Italia dove ha raggiunto il 126,1% del Pil (1.982 miliardi) dal 123,7% del primo trimestre.
Il Paese più indebitato resta la Grecia con il 150,3% sul Pil dal 136,9% del primo trimestre anche se in termini assoluti si tratta di 300 miliardi.
L’Italia occupa la seconda posizione seguita da Portogallo (117,7% a 198 miliardi) e Irlanda (111,5% a 180 miliardi).
I Paesi più virtuosi sono Estonia (7,3% del Pil), Bulgaria (16,5%) e Lussemburgo (20,9%).
Per quanto riguarda la Germania, il debito tedesco è superiore a quello italiano in valori assoluti (2.169 miliardi), ma in rapporto al Pil si attesta all’82,8% (era 81,1% nel primo trimestre).
La Francia è appena sotto la Penisola in termini assoluti a 1.832 miliardi, ma rispetto al Pil la percentuale è del 91% (era 89,1% nel primo trimestre).
La Spagna ha un debito di 804 miliardi con un’incidenza sul Pil del 76% dal 72,9%.
Il Regno Unito, infine, è fra i pochi Paesi ad essere riuscito a ridurre il debito nel trimestre portandolo dall’86,1% all’86% del Pil per un totale di 1.318 miliardi di sterline.

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ORA LA MANOVRA IRPEF E’ TUTTA DA RIFARE: PIU’ DETRAZIONI ALLE FAMIGLIE

Ottobre 23rd, 2012 Riccardo Fucile

MONTI ACCETTA L’INVITO DEI PARTITI: IL PDL NON VUOLE L’AUMENTO DELL’IVA, DIETROFRONT SULLE ALIQUOTE… IPOTESI SCONTO MAGGIORE PER FIGLI E REDDITI BASSI

Si va verso l’eliminazione dell’intero pacchetto Irpef dal disegno di legge di Stabilità  che oggi debutta alla Commissione Bilancio della Camera.
Il taglio delle due aliquote più basse (dal 23 al 22 fino a 15 mila euro e dal 27 al 26 tra 15 e 28 mila euro) è stato oggetto, in pochi giorni, di una sventagliata di critiche che hanno dimostrato come l’operazione, sommata all’aumento dell’Iva, penalizzi i redditi più bassi e non avvantaggi più di tanto i medi.
Senza contare che il doppio effetto di tetto e franchigia su detrazioni e deduzioni sembrerebbe vanificare ogni beneficio del taglio di aliquote.
“La manovra riduce le tasse e non le aumenta”, si è difeso ancora una volta ieri il ministro dell’Economia Grilli che con il taglio delle aliquote intendeva dare il segno numerico, anche all’estero, di una riduzione della pressione fiscale.
Tuttavia il titolare del Tesoro ha ripetuto di essere disponibile a “discutere” con il Parlamento, naturalmente a “saldi invariati”.
La strada che maggioranza sta imboccando è tuttavia diversa e, secondo indiscrezioni emerse ieri dopo il vertice Monti-Casini, il presidente del Consiglio non sarebbe contrario alla modifica del pacchetto Irpef.
Il responsabile economico dell’Udc Galletti, che ha partecipato all’incontro, parla di “eliminazione dell’intervento sulle aliquote Irpef”.
Fassina responsabile economico del Pd ha detto ieri che bisogna “cancellare l’intervento sull’Irpef”; mentre Brunetta del Pdl e relatore alla legge di Stabilità  ha definito l’intervento sull’Irpef uno “specchietto per le allodole”.
Naturalmente mancano ancora nove giorni alla presentazione degli emendamenti, cui sta lavorando il relatore Baretta, e la questione tasse potrebbe essere costantemente esposta a sorprese.
L’operazione che sembra prospettarsi al momento è quella di smontare la riduzione di aliquote e recuperare 4,2 miliardi.
Da questa cifra uscirebbero i 2,5 miliardi – dei quali sono a caccia governo e maggioranza – destinati ad eliminare le questioni sociali più “spinose”: tassazione Tfr, aumento Iva no profit, pensioni di guerra, tassazione imprese agricole, esodati, scuola. Circa un miliardo andrebbe a compensare le maggiori entrate previste dai tetti alle detrazioni che uscirebbero di scena portandosi dietro polemiche e malumori.
Sgombrato il campo dalla manovra sulle aliquote Irpef, dalle detrazioni e recuperate le risorse per “riparare” le norme meno accettabili sul piano sociale, resterebbero 1,6 miliardi.
Dove indirizzarli?
Per l’Udc, ma anche per il Pd (ieri Monti ha visto Enrico Letta), la destinazione dovrebbe essere quella dell’aumento delle detrazioni per figli e coniuge a carico, legate al reddito e in grado di compensare per stipendi più bassi l’impatto dell’aumento dell’Iva.
Non è escluso invece che il Pdl punti direttamente ad un ulteriore intervento di sterilizzazione dell’Iva.
La proposta di mediazione, sulla quale potrebbe convergere anche il governo, sarebbe quella di introdurre una nuova “clausola di salvaguardia” in base alla quale ci si impegni a trovare le risorse per scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per luglio 2013 con un intervento selettivo sulle detrazioni fiscali e rimettendo in campo il piano Giavazzi per rivedere gli sconti fiscali alle imprese.
Le ipotesi restano tuttavia tutte aperte: e ieri Boccia (Pd) per salvare l’operazione Iva-Irpef ed eliminare il taglio alle detrazioni ha rilanciato l’ipotesi di una patrimoniale.

Roberto Petrini
(da “la Repubblica“)

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LE SORPRESE AMARE DEL RIORDINO FISCALE: TASSATE PENSIONI E ASSEGNI D’INVALIDITA’

Ottobre 15th, 2012 Riccardo Fucile

STRETTA ANCHE SULLE POLIZZE VITA… IL FISCO COLPIRA’ OLTRE I 15.000 EURO DI REDDITO

Non solo il giro di vite sulle detrazioni e le deduzioni fiscali.
Con la crisi e l’esigenza del pareggio di bilancio le maglie del fisco si stringono anche su molte rendite rimaste finora protette dall’imposizione tributaria, e che da domani, per la maggioranza dei contribuenti italiani, saranno tassate.
È il caso, ad esempio, dei capitali riscossi in caso di morte in funzione dei contratti di assicurazione sulla vita.
Ma anche delle pensioni e delle indennità  di accompagnamento per gli invalidi, le pensioni di guerra di ogni genere, gli assegni previdenziali reversibili, le tredicesime e le indennità  dei ciechi civili, le pensioni privilegiate dei militari, quelle connesse alle decorazioni all’Ordine militare, e perfino i “soprassoldi” (così ancora si chiamano gli assegni mensili) legati alle medaglie al Valor militare.
Tutte queste prestazioni non saranno più esentasse, come oggi, ma sottoposte all’imposizione progressiva dell’Irpef per tutti i contribuenti che dichiarano oltre 15 mila euro annui lordi.
I tagli interessano una platea molto vasta di cittadini.
Solo le prestazioni dell’Inps legate all’invalidità  sono 2 milioni e 733 mila.
L’importo medio è piuttosto modesto, 404 euro mensili, ma le cifre in ballo sono impressionanti: pensioni e assegni di invalidità  costano 3,8 miliardi di euro l’anno, le indennità  di accompagnamento raggiungono addirittura i 12,9 miliardi di euro l’anno.
Ed è proprio lì che i tagli (e i conseguenti risparmi) saranno più consistenti.
Mentre le pensioni e gli assegni sono già  commisurati al reddito, l’indennità  di accompagnamento, anche questa esentasse, viene concessa agli invalidi che non possono camminare o hanno bisogno di assistenza per le attività  quotidiane a prescindere dal reddito percepito.
D’ora in poi chi beneficia di queste prestazioni e ha già  redditi superiori ai 15 mila euro dovrà  inserire gli assegni nella dichiarazione Irpef e sottoporli all’imposta.
Il tetto dei 15 mila euro di reddito vale anche per continuare a godere dell’esenzione fiscale prevista da una legge del 1973 sui «capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita».
Le somme versate dalle compagnie assicurative a titolo di capitale, per chi dichiara oltre 15 mila euro, saranno dunque sottoposte «all’imposta sul reddito delle persone fisiche e alle imposte locali sui redditi».
Perdono l’esenzione fiscale, sempre per i contribuenti con i redditi oltre il limite, le pensioni privilegiate militari, ovvero quelle riconosciute ai militari di leva invalidi per cause di servizio, che finora erano esenti in quanto considerate “risarcitorie”.
Esattamente come le pensioni di guerra (l’Inps ne paga 300 mila l’anno, un quarto delle quali supera i 2 mila euro mensili) riconosciute agli ex combattenti, ai partigiani, ai mutilati e agli invalidi di guerra, così come alle vedove e agli orfani, e che da domani saranno anch’esse tassate.
Difficile calcolare l’impatto economico dei nuovi vincoli. Sicuramente faranno salire il costo della manovra a carico delle famiglie italiane.
Secondo gli artigiani di Mestre, tra aumento dell’Iva, la franchigia e il tetto su deduzioni e detrazioni, anche considerato l’abbattimento dell’Irpef, costerà  alle famiglie italiane 2,5 miliardi l’anno (100 euro a famiglia in media).
Le associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, si spingono oltre: 172 euro a famiglia, per un totale di 3,8 miliardi.
La relazione tecnica della Ragioneria, che darà  il quadro degli effetti finanziari delle singole misure, non c’è ancora (e del resto non c’è ancora il testo definitivo della legge di Stabilità ). Anche se l’impatto della manovra nel suo complesso è definito: servirà  per risparmiare 6,6 miliardi di euro quest’anno e altri 4 nel 2013.

Mario Sensini
(da “Il Corriere della Sera”)

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COSI’ CAMBIANO GLI SCONTI FISCALI

Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile

TASSE SCOLASTICHE E BADANTI, LA FRANCHIGIA SALE DA 129 A 250 EURO… IL TETTO DI 3.000 EURO DI DETRAZIONE NON SI APPLICHERA’ A SPESE SANITARIE E RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE

Alla fine sarà  meno pesante del previsto la stretta sugli sconti fiscali per spese sanitarie, contratti d’affitto a canone agevolato e ristrutturazioni edilizie.
A 48 ore dal varo della legge di stabilità  comincia ad avere contorni più definiti l’altro volto della manovra fiscale, quello meno amico dei contribuenti, che dal prossimo anno vedranno alleggerite le agevolazioni che oggi rendono meno pesanti buste paga e dichiarazioni dei redditi. I tecnici hanno continuato a lavorare freneticamente intorno al capitolo deduzioni e detrazioni fiscali e il nuovo testo sembra meno severo di quello in entrata sugli sgravi fiscali.
Una manovra che vale comunque 2 miliardi nel 2013 e uno a regime a carico di oltre il 75% dei contribuenti, all’incirca 15 milioni di italiani, quelli con reddito superiore a 15mila euro, limite entro il quale tutto rimarrà  come prima.
Tra dare e avere qualcosa in tasca ai contribuenti comunque dovrebbe restare.
L’ufficio studi della Cisl ha infatti calcolato che tra taglio di un punto dell’aliquota Irpef sui primi due scaglioni di reddito e minori sconti fiscali per una famiglia monoreddito e un figlio a carico il risparmio sarà  alla fine di 162 euro.
La stretta sulle detrazioni
Il fisco consente oggi di sottrarre all’Irpef da pagare il 19% di diverse spese di contenuto più «sociale», come quelle per la salute, il mutuo, la scuola, le assicurazioni e tutta un’altra serie di voci elencate all’articolo 15 del Testo unico sulle imposte.
Ora su parte di queste spese «tutelate» dal fisco la legge di stabilità  introduce un «tetto» massimo di 3.000 euro, oltre il quale non sarà  possibile alleggerire l’Irpef e in più introduce una franchigia di 250 euro, somma entro la quale non ci sarà  alcuno sconto.
Per il mutuo esiste già  oggi un tetto di 4.000 euro, il che vuol dire che se ora si possono risparmiare fino a 760 euro (il 19% di 4.000 appunto), il risparmio scenderà  a non oltre 570 euro.
A sorpresa però nel testo finale non rientreranno nel tetto tutte le spese sanitarie (si temeva più di una esclusione), che potranno essere detratte per intero ma sulle somme superiori a 250 euro. Stesso discorso vale per i costi degli interpreti dei sordomuti e dei cani guida per i non vedenti. Non rientrano nè sotto la tagliola del tetto di 3.000 euro nè sotto quella della franchigia le spese di ristrutturazione edilizia, le detrazioni per gli affitti agevolati, i veicoli per disabili e le spese per risparmiare energia nelle nostre case.
Le nuove deduzioni fiscali
Le spese deducibili sono quelle che si possono detrarre dal reddito sul quale paghiamo le tasse. Ora però il governo ha introdotto una franchigia di 250 euro che di fatto elimina i mini-sconti fiscali su tutta una serie di spese.
Ma nel testo messo a punto ieri si salvano dalla limatura delle deduzioni i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori, quelli per la pensione integrativa e gli oneri contributivi per colf e badanti, le donazioni a favore di no-profit e istituzioni religiose.
Non saranno invece deducibili i primi 250 euro per assegni al coniuge, contributi per la sanità  integrativa, spese per l’adozione di minori stranieri, spese mediche generiche o di assistenza specifica per i portatori di handicap, tasse scolastiche, asili nido, badanti, assistenza paramedica e assicurazione sulla vita e l’invalidità .
Alcune di queste voci erano però già  soggette a franchigia, anche se di importo minore.
Per esempio sulle spese sanitarie era di 129,11 euro e l’aumento a 250 – ha calcolato l’ufficio studi della Cisl – comporterà  un aggravio medio per contribuente di 23 euro.
Quello sulle tasse scolastiche sarà  invece di 73 euro, sulle badanti di 47,5, mentre per le spese sull’assicurazione vita la franchigia annulla di fatto lo sconto fiscale dato dalla detrazione del 19% se si ha un solo figlio, mentre in caso siano due o più si ha un aggravio di 47,5 euro.
Gli effetti sulle famiglie
La Cisl ha calcolato che su una famiglia monoreddito con un figlio a carico e più di 28mila euro di reddito, tra taglio delle aliquote Irpef sui primi due scaglioni di reddito ( 280 euro di risparmio), minori sconti sulle tasse scolastiche ( -47,5 euro), minore detraibilità  degli interessi sul mutuo ( altri 47,5 euro in meno), minori detrazioni scolastiche per 23 euro il saldo finale della manovra fiscale è comunque in attivo per 162 euro annui.
Per una famiglia con due redditi da 28mila o più euro, sempre con un figlio a carico, un mutuo e tasse scolastiche da pagare più spese sanitarie da scaricare alla fine il guadagno sale a 371 euro l’anno.
Cosa ne rimarrà  dopo aver fatto i conti della spesa con l’aumento dell’Iva a luglio ce lo dirà  un altro studio.

Paolo Russo
(da “La Stampa“)

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“LEGGE DI STABILITA’, UNA LEZIONE AI PARTITI”: LA STAMPA ESTERA PROMUOVE MONTI

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

DAL FINANCIAL TIMES AL WALL STREET JOURNAL E’ UN CORO UNANIME DI CONSENSI

Il Financial Times promuove le misure fiscali della legge di stabilità  italiana. Sottolineando che il pacchetto, nel quale ci sono il taglio delle prime due aliquote Irpef e le misure a favore del salario di produttività , «non devono essere viste come un rilassamento rispetto al rigore», rileva come il taglio delle tasse deciso dal premier italiano Mario Monti sia «una lezione per i partiti politici italiani».
LE SCELTE
«Come Monti ha dimostrato – sottolinea Ft nel commento – è possibile sostenere misure che siano allo stesso tempo politicamente popolari ed economicamente sostenibili senza rinnegare il consolidamento del bilancio».
Giudizio abbastanza positivo arriva anche dal Wall Street Journal che, in un commento dedicato in gran parte alla situazione dell’economia della Spagna, conclude dicendo: «Non tutte le notizie che arrivano questa settimana dall’Europa sono terribili» e cita la decisione di Monti di tagliare l’Irpef per le prime due aliquote e di aumentare di un punto l’Iva.
«Un passo avanti e un passo indietro – commenta Wsj – che è meglio di quanto accade normalmente oggi in Europa».

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IL COMUNE PER FARE CASSA COSTRETTO A METTERE ALL’ASTA IL CARRO FUNEBRE

Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile

ACCADE A CALTAGIRONE… L’AUTOMEZZO D’EPOCA HA TRASPORTATO CENTINAIA DI CITTADINI NEL LORO ULTIMO VIAGGIO

In tempi di crisi finisce all’asta pure…il carro funebre.
Succede a Caltagirone, in provincia di Catania, dove per fare cassa il Comune ha deciso di vendere al miglior offerente l’automezzo che ha trasportato centinaia di concittadini nel loro ultimo viaggio verso il cimitero.
«Chissà  chi se lo compra», si vocifera in paese, magari tra i dovuti scongiuri.
Dal Municipio non c’è ancora un’indicazione chiara sulla base d’asta da cui partirà  il battitore, ma è certo che la singolare compravendita pubblica si svolgerà  tra un mese ed è prevedibile pensare che l’aula non sarà  certo affollata di potenziali compratori, come nel caso degli altri mezzi dismessi dal Comune.
AUTOMEZZI IN VENDITA

Il carro per il camposanto, infatti, fa parte di un nutrito gruppo di automezzi comunali di cui l’amministrazione comunale vuole disfarsi: sono in tutto 24, tra i quali un vecchio scuolabus, un trattore agricolo, tre moto Ape, quattro motociclette, sette ciclomotori Vespa 125, due ciclomotori Vespa 50, due scooter, due auto, e un’autobotte.
Alcuni non funzionano più, altri rimangono posteggiati nell’autoparco comunale ad accumulare polvere.
Così, la scure della spending review si è abbattuta pure su di loro: «Le casse comunali — spiega l’assessore all’Autoparco Simone Monforte — avranno così un beneficio non solo e non tanto dal ricavato della vendita, ma anche dal fatto che su di essi non saranno pagati più nè il bollo, nè l’assicurazione, nè la revisione, e non sarà  più effettuata la manutenzione ordinaria. Un risparmio ancora non quantificabile con precisione, ma che ammonta sicuramente ad alcune decine di migliaia di euro».
Anche il sindaco della Città  della Ceramica, alle prese con le casse comunali sempre più vuote dopo spese urgenti e delibere, vede di buon occhio l’operazione economica: «La dismissione di questi veicoli — sottolinea il sindaco Nicola Bonanno — è una scelta di buon senso, che s’inquadra nell’avviata azione di revisione della spesa anche in relazione alle disposizioni della legge finanziaria sulla riduzione del parco macchine degli enti pubblici».

(da “Italpress“)

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TOBIN TAX EUROPEA: UNA REALTA’?

Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile

LA TASSA SERVIRA’ A FINANZIARE POLITICHE AMBIENTALI

Alla fine sembra proprio che l’adozione della Tobin tax a livello europeo sia realtà . Anche l’Italia alla fine parteciperà  a quel gruppo ristretto di Paesi che intende mettere una tassa del 0,05% sulle transazioni finanziarie.
Una grande vittoria per chi si batte da anni per un provvedimento mirante ad attingere almeno un poco ai capitali che transitano da un capo all’altro del mondo sulla scorta di istanze speculative quasi sempre poco trasparenti.
I Paesi europei aderenti alla Tobin Tax utilizzeranno il meccanismo della “collaborazione rafforzata”: se almeno 9 Paesi su 27 sono d’accordo possono agire in determinati ambiti senza il consenso degli altri, facendo in questo modo da apripista a chi si vorrà  aggregare in un secondo tempo.
Il pressing sul Governo Monti da parte di numerose ONG è continuato fino ai giorni scorsi.
Così commenta il risultato raggiunto la Campagna Zerozerocinque: “Dopo vari tentennamenti e fino all’ultimo scettica, finalmente l’Italia è della partita. Ha sciolto le sue riserve ed esplicitato questa mattina la sua piena adesione. La lettera italiana alla Commissione verrà  controfirmata a breve dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Grilli”.
Dunque la Tassa sulle Transazioni Finanziarie è ora una certezza.
La Campagna ZeroZeroCinque, sostenuta da oltre 50 organizzazioni della società  civile italiana, da anni svolge la sua attività  di sensibilizzazione e di promozione di una piccola tassa, quel famoso granello di sabbia negli ingranaggi della finanza che ha il duplice vantaggio di frenare la speculazione e di generare un gettito da destinare al welfare, alla cooperazione allo sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici.
“Quello di oggi è un risultato molto importante, ma è solo un primo passo nella giusta direzione” — sostiene Andrea Baranes, portavoce della Campagna ZeroZeroCinque – “Continueremo, con ancora più forza, la nostra attività  di sensibilizzazione della cittadinanza e di pressione sulle istituzioni per vigilare sulle modalità  di applicazione della tassa, ad esempio per quali strumenti finanziari verrà  applicata, data l’importanza che comprenda le operazioni in valuta e derivati, e sulla futura destinazione del gettito. La dimensione della finanza è tale per cui anche un’imposta dello 0,05% permetterebbe di generare ogni anno risorse significative che chiediamo al Governo italiano di destinare per finanziare misure volte a sostenere il welfare nel nostro Paese e per onorare i nostri impegni a livello internazionale in tema di cooperazione allo sviluppo e contrasto ai cambiamenti climatici.”
Per il presidente delle Acli Andrea Olivero la decisione assunta ieri, come riporta un comunicato stampa: “rappresenta «una grande occasione per l’Italia e per l’Europa, un segnale importante per di ridare speranza ai cittadini e fiducia nelle istituzioni nazionali ed europee».
«Chi ha causato o addirittura lucrato sulla crisi — spiega Olivero — dovrà  restituire qualcosa a chi ha già  pagato molto e continua a pagare. Ci si avvia finalmente a voltare pagina rispetto ad un modello finanziario sganciato dall’economia reale e indifferente ai destini delle persone e degli Stati. Un primo passo verso quello sviluppo sostenibile capace di integrare etica ed economia».
Le Acli, insieme ai promotori della campagna ZeroZeroCinque, proseguiranno l’attività  di sensibilizzazione dei cittadini e delle istituzioni, vigilando in particolare sulle modalità  di applicazione della tassa, perchè possa comprendere le operazioni in valuta e derivati. La richiesta è che il ricavato dell’imposta vada a finanziare da una parte il sistema di welfare, dall’altra gli impegni internazionali di cooperazione allo sviluppo di contrasto ai cambiamenti climatici.”
Non bisogna tuttavia sedersi sugli allori. Un articolo di lettera43 descrive tutti i possibili futuri ostacoli: “Ma l’aliquota sulle speculazioni finanziarie, a 40 anni dalla sua invenzione a opera dell’economista James Tobin, da cui il nome, ha ancora molti avversari.
Il conto è facile: all’appello mancano 16 nazioni.
La maggioranza, nell’Europa a 27.
E anche se lo strumento della cooperazione rafforzata, con l’accordo a 11, consentirebbe ai Paesi aderenti di agire da soli in assenza di prassi condivise da tutta l’Unione (senza tuttavia escludere la possibilità  di nuove adesioni) il risultato sembra arridere ai nemici giurati della tassa, a cominciare da Irlanda, Svezia e, soprattutto, Inghilterra.
Il rischio, ora, è che le transazioni finanziare a breve termine – quelle che la Tobin Tax vuole colpire, con l’obiettivo di stabilizzare i mercati valutari – si spostino semplicemente dalle piazze dell’Europa continentale a quelle d’Oltremanica o d’Oltreceano. Immettendo nelle casse dell’Unione un gettito molto inferiore ai 57 miliardi di euro auspicati inizialmente da Francia e Germania.
Insomma, una tassa Robin Hood ma “all’europea”, che anzichè “dare ai poveri” finirebbe per favorire gli astenuti, come il Lussemburgo (dove si è tenuta la riunione di EcoFin) e quello che gli economisti iniziano a chiamare il Tax heaven Uk , il paradiso fiscale di Cameron.
Senza contare che, con il rifiuto netto di Usa e Giappone a una Tobin Tax globale, infatti, la proposta di tassazione europea riguarderebbe solo i movimenti finanziari intra-comunitari, lasciando intatti quelli dei capitali extra Ue.
Ormai, però, la strada è spianata.
La Commissione presenterà  la proposta di regolamento a metà  novembre, e si scommette su un accordo entro fine anno.
Si parte dalla proposta della Commissione Ue già  sul tavolo: tassa su scambio di azioni e obbligazioni dello 0,1%, sui contratti derivati dello 0,01%.
Meno di quanto suggerito dallo stesso Tobin (0,05%) in una famosa intervista rilasciata nel 2001 al settimanale tedesco Der Spiegel. Ma questo basterebbe, se la tassa fosse applicata globalmente, a estirpare la fame nel mondo.”
Vale la pena di sostenerla fino in fondo.

(da “Unimondo.org“)

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E MONTI FA IL COLPO GROSSO: ABBASSA LE TASSE

Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile

MANOVRA DA 10 MILIARDI, TAGLI ALL’IRPEF , L’IVA CRESCE DI   UN PUNTO

Colpo di scena. Non ci scommetteva nessuno, nemmeno alcuni suoi autorevoli colleghi di governo. E invece alla fine Monti ha deciso.
Non cancella l’aumento dell’Iva, in cambio il premier taglia le tasse sui redditi più bassi.
Dopo sette ore di discussione ed una riunione a tratti tesa del consiglio dei ministri, la legge di stabilità  per il 2013 è pronta.
Il primo gennaio del 2013 saranno abbassate di un punto le due aliquote sui redditi più bassi: quella al 23% scenderà  al 22%, quella al 27 al 26%.
In compenso il primo luglio (sempre del 2013) aumenteranno di un punto ciascuna due delle tre aliquote Iva: dal 10 all’11% e dal 21 al 22%.
È un’operazione a saldo quasi zero, nella logica di un fisco più moderno che punta a tassare più le cose (dunque i consumi) delle persone (i redditi).
Era l’unica soluzione possibile, visti i margini stretti in cui Monti si muoveva.
L’austerità  «non è un circolo vizioso, la disciplina di bilancio paga e conviene perchè ci ha consentito di non dover rincorrere di continuo la congiuntura. Con le decisioni di stanotte in questo brevissimo consiglio dei ministri abbiamo voluto dare il chiaro segnale che quando ci sono segni di stabilizzazione ci si può permettere qualche sollievo», dice Mario Monti. Un sollievo «che non è una modifica di rotta».
Fino a tarda notte non c’è stata certezza su quel che il governo avrebbe deciso. L’ipotesi di un taglio dell’Irpef, avanzata in serata dal sottosegretario Polillo a «Ballarò» era stata seccamente smentita dal collega Catricalà .
Solo la conferenza stampa, alle due inoltrate, ha fatto chiarezza e presentato le novità , parte delle quali riguardano il fisco.
La prima: è confermata la reintroduzione dello sgravio per i salari frutto di accordi aziendali.
Vale 1,6 miliardi e permetterà  una tassazione secca del 10% fino ad un tetto di tremila euro l’anno.
Due: la legge di stabilità  cambierà  le agevolazioni fiscali sui redditi al di sopra dei 15.000 euro.
Viene introdotta una franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef. Per le sole detrazioni si fissa il tetto massimo di detraibilità  di 3.000 euro.
Sopra i 15.000 euro, pensioni di guerra e invalidità  saranno assoggetate all’Irpef come gli altri redditi.
Mancano invece i dettagli su come verrà  applicata la Tobin tax, che – lo ha detto in conferenza stampa Grilli – «entra in vigore da subito» come imposta di bollo su azioni e «in misura minore» sulle obbligazioni. Non si applicherà  invece ai titoli di Stato.
L’insieme della manovra «vale dieci miliardi», dice il ministro dell’Economia. Garantirà  un miliardo di tagli alla Sanità  (non più 1,5) più altri 3,5 miliardi dalla seconda fase della spending review.
Il governo non la vuole chiamare così, ma la legge di Stabilità  per il 2013 altro non è che una nuova manovra.
Non una manovra in senso tecnico perchè non serve a correggere i conti; lo è nella sostanza, perchè prevede tagli, nuove entrate e spese.
I tagli: oltre a ministeri, sanità  e Regioni la bozza del governo contiene il divieto all’acquisto di nuovi immobili e auto, un piano per ridurre i consumi di luce nelle città , norme per abbattere i costi delle intercettazioni, un taglio (trenta milioni l’anno) ai contributi concessi ai patronati.
Non mancano nemmeno le spese: il finanziamento della Tav Torino-Lione, per i lavori Anas, 300 milioni per chiudere il dossier del ponte di Messina (sembra un paradosso, non lo è).
C’è una norma che riduce le multe minime in caso di sciopero fuori delle regole, un’altra restituisce a Equitalia la riscossione delle multe sulle quote latte.
C’è la conferma del blocco fino al 2014 degli aumenti del pubblico impiego (compreso quello della «vacanza contrattuale») e del contributo di solidarietà  del 5 e 10% per gli stipendi sopra i 90 e 150mila euro.

(da “La Stampa“)

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