Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
LA SORPRESA DEL CALO DELL’IRPEF E LE ALTRE NORME
Dal cilindro del Consiglio dei Ministri spunta il calo della tassa per eccellenza: l’Irpef. Il governo, con la legge di stabilità , ha deciso di ridurre di un punto le aliquote sui primi due scaglioni dell’imposta sui redditi delle persone.
Ma la decisione è stata presa a scapito dell’Iva: il preventivato stop all’aumento delle due aliquote che doveva scattare a luglio viene dimezzato.
L’aumento ci sarà , ma solo da un punto.
Ma la legge di Stabilità contiene tante norme. Eccole.
CALA L’IRPEF
Arriva il primo calo delle tasse, che toccherà tutti.
Viene ridotta l’aliquota sul primo e sul secondo scaglione: dal 23 scende al 22%, dal 27 al 26%.
Il costo per la riduzione della prima aliquota, che si applica su tutti i redditi, è di 4 miliardi, quello del secondo scaglione vale un altro miliardo.
Sotto i 7.500 euro, che è la soglia di no tax area, non accade nulla.
Tutelati anche i redditi fino a 15.000 euro che non verranno toccati nemmeno nelle detrazioni e nelle deduzioni.
Sopra questa soglia, invece, si riduce l’aliquota Irpef, dal 23 al 22% ma scattano i tagli alle agevolazioni fiscali: arriva un tetto di 3.000 euro alle detrazioni e per molte deduzioni (ma non su quelle per la sanità ) viene introdotta una omogeneizzazione, con una franchigia di 250 euro.
PENSIONI GUERRA
Le pensioni di guerra e di invalidità saranno assoggettate all’Irpef, ma non sotto i 15.000 euro.
STOP A METà€ PER AUMENTO IVA
Non viene eliminato il previsto aumento Iva di due punti, che sarebbe scattato dal primo luglio 2013. L’aumento viene solo frenato a metà : l’Iva salirà di un solo punto: dal 10 all’11% e dal 21 al 22%.
TOBIN TAX
Le risorse della legge di stabilità saranno reperite, oltre che con la spending review, anche con la Tobin Tax e con una revisione delle `tax expenditures’.
BANCHE E ASSICURAZIONI
Sale dallo 0,35 a 0,50% l’acconto sulle riserve tecniche delle assicurazioni. Lo ha spietato il Ministro dell’Economia, Vittorio Grilli.
La norma prevede che nel 2014 il prelievo riscenda allo 0,45%. Vengono posticipate di 5 anni le deduzioni riconosciute alle banche per il maggior valore riconosciuto al riallineamento per l’imposta sostitutiva.
SCONTI FISCO PER FONDO TAGLIO DEBITO
Arriva la possibilità di fare erogazioni liberali al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e usufruire di uno sconto fiscale pari al 19% dell’imposta lorda.
IMU CHIESA
Il governo ha modificato il testo della legge riguardante l’Imu per gli immobili non commerciali e quindi anche della Chiesa in modo da definire il quadro regolatorio «in tempo per il periodo annuale di imposta» che decorre dal 1 gennaio 2013.
STATALI, NIENTE AUMENTO IN BUSTA PAGA
Confermato il blocco dei contratti fino al 2014. Per il 2013-2014 non sarà erogata neanche l’indennità di vacanza contrattuale. L’indennità di vacanza contrattuale tornerà nel 2015 calcolata sulla base dell’inflazione programmata.
SALARIO PRODUTTIVITà€
Gli aumenti salariali aziendali saranno tassati nel 2013 al 10% entro il limite di 3.000 euro lordi, per una spesa di oltre un miliardo nel 2013 e poco meno della metà nel 2014.
STRETTA ASSISTENZA DISABILI
Stretta sui permessi previsti dalla legge 104/1992 per il disabile o per la cura di parenti affetti da handicap.
La retribuzione per i giorni di permesso (tre al mese) scende al 50% a meno che i permessi non siano fruiti per le patologie del dipendente stesso della P.A o per l’assistenza ai figli o al coniuge.
Sono esclusi dal pagamento intero quindi i permessi fruiti per prendersi cura dei genitori disabili.
SANITà€
Taglio di 1,5 miliardi al fabbisogno sanitario nazionale, grazie a una ulteriore riduzione della spesa per l’acquisto di beni, servizi e dispositivi medici.
STOP AFFITTI E ACQUISTI AUTO E IMMOBILI
Stop all’affitto e all’acquisto di nuovi immobili da parte di tutte le amministrazioni pubbliche. Ma anche all’acquisto e il leasing di autovetture. Prevista una stretta anche per l’acquisto di arredi e per le spese di consulenze informatiche.
TAGLI A REGIONI, RISORSE A COMUNI IN DIFFICOLTà€
Vengono aumentati di 1 miliardo i tagli lineari previsti dalla prima spending review per le regioni a statuto speciale. Arrivano poi 160 milioni alla Campania e circa 130 milioni per il Fondo per i comuni in condizioni di predissesto.
ESODATI
Arrivano 100 milioni per gli Esodati. Si attingera’ dal Fondo Letta.
UNIVERSITà€
Il budget delle Università potrà crescere del 3% all’anno.Per alcuni enti di ricerca la percentuale sale al 4.
BENI DEMANIO
Ok alla vendita dei beni demaniali attraverso fondi immobiliari.
TAV E TRASPORTO
Quasi 800 milioni di euro per finanziare studi, progetti, attività e lavori. 1,6 miliardi a partire dal 2013 per il trasporto pubblico locale. 800 milioni di euro sono invece stanziati per la RFI e 300 milioni per l’Anas. 300 invece i milioni di penalità per lo stop al Ponte di Messina.
INTERCETTAZIONI MENO CARE
Arriva la tariffa flat per le intercettazioni telefoniche.
COMMISSARIO ANTICORRUZIONE
Presiederà la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. Sarà a costo zero.
PATRONATI A DIETA
Taglio ai patronati di 30 milioni di euro nel 2014 e di altri 30 milioni nel 2015.
QUOTE LATTE
Torna sotto la gestione di Equitalia la riscossione delle multe per lo sforamento delle quote latte.
CIELI BLU
Per riuscire a risparmiare le notti saranno meno ricche di illuminazione artificiale.
(da “la Stampa”)
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Ottobre 8th, 2012 Riccardo Fucile
I GIOVANI RISCHIANO DI LASCIARE A 70 ANNI… DAL 2013 AGGANCIAMENTO ALLE SPERANZE DI VITA
Più avara e più lontana. Perchè il vitalizio sarà più basso, in media del 3%. 
E per avere la pensione si dovrà lavorare almeno tre mesi in più.
Ecco le novità – tutte improntate all’austerity – che scatteranno il primo gennaio 2013 sul fronte previdenziale.
La causa è il meccanismo che adegua alle aspettative di vita i coefficienti di trasformazione in rendita e i requisiti di età .
Le simulazioni sono state realizzate dalla società indipendente di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria Progetica.
«Con questo sistema – spiega Andrea Carbone, partner di Progetica – a partire dal primo gennaio 2013 il quando e il quanto della pensione saranno agganciati in modo automatico alle statistiche sulla vita media. L’adeguamento sarà triennale sino al 2019, e successivamente diventerà biennale».
L’adeguamento dei coefficienti si applica al sistema contributivo (che si basa sui contributi versati durante l’intera vita lavorativa) e riguarda, in tutto o in parte, tutti i lavoratori.
Con la riforma Monti- Fornero, infatti, il contributivo è stato esteso a tutti per il periodo successivo al primo gennaio 2012.
«Il sistema pensionistico deve tener conto dell’allungamento dell’aspettativa di vita – sostiene Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza –. Altrimenti non è più sostenibile dal punto di vista finanziario».
I punti
La prima novità riguarda i coefficienti di trasformazione: le percentuali, cioè, che applicate al montante contributivo (la somma dei contributi accantonati) determinano la sua pensione.
Per esempio, per ogni 100 mila euro di montante, un sessantacinquenne riceverà 5.440 euro l’anno contro i 5.620 attuali e i 6.140 cui aveva diritto sino al 2009.
«Il primo taglio era stato più brusco perchè si riferiva a un periodo più lungo, mentre il prossimo sarà più contenuto – spiega Carbone –. Con l’allungamento della vita lavorativa previsto dalla riforma Monti- Fornero, anche nel sistema Inps sono stati previsti coefficienti propri anche per i lavoratori con più di sessantacinque anni. In questi casi, in precedenza venivano applicati quelli, più bassi, adottati per i sessantacinquenni: i coefficienti dai 65 ai 70 esistevano già per altre casse previdenziali, e nella tabella sono stati riportati per completezza di confronto».
Dal primo gennaio, inoltre, si staccherà più tardi, a causa dell’adeguamento dell’età pensionabile all’allungamento della speranza di vita.
«Per il primo incremento è stato applicato il limite massimo di tre mesi – spiega Carbone –. Anche se la vita media è aumentata di circa cinque».
Così, per esempio, dal primo gennaio 2013 un dipendente potrà staccare a 66 anni e tre mesi per avere la pensione di vecchiaia (rispetto ai 66 sufficienti sino al 31 dicembre prossimo) e una lavoratrice dipendente a 62 anni e tre mesi (le autonome addirittura a 63 anni e 9 mesi).
Per quella di anzianità , invece, ci vorranno 42 anni e cinque mesi, contro gli attuali requisiti di 42 anni e un mese per gli uomini (un anno in meno per le donne).
Sino al 31 dicembre 2015, per le donne rimarrà la possibilità di andare in pensione con 57-58 anni di età (rispettivamente per dipendenti e autonome) e 35 di contributi: in questo caso, però, il vitalizio sarà calcolato tutto con il contributivo.
I limiti
«La Monti-Fornero ha introdotto per i soli lavoratori che hanno cominciato dal 1996 una condizione aggiuntiva per il requisito di vecchiaia e un secondo requisito di pensione anticipata», spiega Carbone. Per avere la pensione di vecchiaia, l’assegno dovrà essere pari a 1,5 volte la sociale, che per il 2012 è di 5.577 euro. Se non accade, l’alternativa è pesante: staccare a settant’anni, con almeno cinque di contributi. Per il secondo requisito di pensione anticipata (63 anni e 3 mesi con 20 di contributi nel 2013), l’assegno dovrà essere almeno pari a 2,8 volte la sociale.
Sono novità sinora poco considerate, che interesseranno pochissimi fra i pensionati del 2013, ma con cui bisognerà cominciare a fare i conti.
«Con scenari di questo tipo – sottolinea Corbello – è impensabile che, sempre più spesso, siano espulsi dal sistema produttivo gli ultracinquantenni, che per ottenere pensioni adeguate dovrebbero invece lavorare ancora a lungo».
Roberto E. Bagnoli
(da “Il Corriere della Sera”)
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Ottobre 6th, 2012 Riccardo Fucile
IN POCHI ANNI LE BANCHE HANNO PESCATO OLTRE CINQUE MILIARDI DI EURO TRA EVASIONE FISCALE E FINANZIAMENTI DI STATO
Dagli al Fiorito. Tutti addosso al politico ciccione che s’è fatto i comodi suoi con i soldi
pubblici.
Bersaglio facile, er Batman, e non solo per la corporatura a dir poco massiccia.
La lista della spesa è lì, sotto gli occhi di tutti. Case, auto, oggetti di lusso, segno tangibile delle ruberie che hanno portato in carcere l’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio.
I soldi delle banche, invece, si perdono nell’alto dei cieli della finanza.
Difficile vedere. Difficile capire. Ma il conto finale è ben più pesante.
Un conto miliardario a carico della casse dello Stato e quindi dei cittadini.
Questione di tasse. E di marchingegni contabili studiati da professionisti specializzati in quella che con soave eufemismo viene definito “ottimizzazione fiscale”.
Se prendiamo i tre maggiori istituti nazionali, Intesa, Unicredit e Monte dei Paschi, si scopre che negli ultimi tre anni l’Agenzia delle Entrate ha contestato qualcosa come 2 miliardi di euro tra imposte non pagate, sanzioni e interessi.
Una montagna di denaro, che in tempi di spending review avrebbe fatto davvero comodo.
Se poi paragoniamo questa somma alle ruberie contestate nello scandalo della Regione Lazio, perfino il corpulento Fiorito diventa un topolino.
Può anche capitare che le banche, a causa di una gestione alquanto discutibile, finiscano in cattive acque, tra perdite, debiti e prestiti a vanvera.
Niente paura: arriva il pronto soccorso di Stato.
Una bella iniezione di denaro fresco giusto in tempo per evitare guai ammonta a 1,7 miliardi.
Come dire che per rispettare i parametri fissati dall’ente di controllo, bisogna fare il pieno di capitali freschi al più presto.
Solo che il Monte in questi anni ha già chiesto denaro più volte ai suoi azionisti, l’ultima nel 2011.
E così, nell’impossibilità di trovare nuovi volonterosi sostenitori, saranno le casse pubbliche a farsi carico del salvataggio.
Verrà rinnovato il prestito di 1,9 miliardi già concesso nel 2009 (i cosiddetti Tremonti bond) a cui si aggiungerà un’altra tranche di obbligazioni da oltre 1,4 miliardi. Il totale, appunto supera i 3,3 miliardi.
E per effetto del regolamento di questi prestiti lo Stato nei prossimi mesi potrebbe rilevare una partecipazione vicina al 4 per cento nel capitale della banca.
Non c’erano alternative. I soldi, maledetti e subito, erano indispensabili per evitare guai peggiori.
I conti del 2011 si sono chiusi con perdite per 4,6 miliardi di euro, dovute in gran parte alle svalutazioni miliardarie di attività , a cominciare dalla Banca Antonveneta, comprate a prezzi d’affezione negli anni del boom della finanza. Insomma, acquisti incauti. A cui vanno aggiunti investimenti colossali, oltre 27 miliardi, in titoli di stato italiani. Non proprio il massimo, con l’aria che tira.
Adesso tocca al governo tappare i buchi.
Chi ha guidato la banca negli anni in cui è stato messa in atto questa strategia suicida si gode invece un nuovo incarico di prestigio. Giuseppe Mussari, presidente del Monte da aprile 2006 fino alla primavera scorsa, tre mesi fa è stato riconfermato alla guida dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, in pratica la Confindustria del credito. Domanda: chi ha preso il posto di Mussari sulla poltrona di presidente dell’istituto toscano?
La primavera scorsa si è insediato al vertice Alessandro Profumo con il mandato preciso di rilanciare la banca, tagliando, tra l’altro, migliaia di posti di lavoro.
A giugno Profumo è stato rinviato a giudizio per dichiarazione fraudolenta dei redditi. Una storia che risale agli anni in cui il banchiere guidava Unicredit, lasciato nel settembre del 2010.
Una storia di imposte evase per circa 245 milioni grazie a una complicata operazione col nome in gergo di Brontos.
Questa l’accusa della Procura di Milano, che ha chiesto e ottenuto il processo anche per altri 19 manager di Unicredit.
In pratica, secondo i magistrati, i vertici dell’istituto avrebbero camuffato gli utili in dividendi riuscendo così a spuntare un’imposizione più leggera. E questa è soltanto la parte penale di un’indagine ben più ampia sulle acrobazie della banca milanese ai tempi della gestione Profumo.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, Unicredit avrebbe versato quasi 450 milioni di tasse in meno rispetto a quelle dovute, di cui poco più della metà legate alla cosiddetta operazione Brontos.
Alla fine, con l’obiettivo dichiarato di non restare a lungo sulla graticola delle indagini e senza ammettere alcuna responsabilità , la banca ora guidata dall’amministratore delegato Federico Ghizzoni, ha versato al fisco circa 190 milioni.
Una scelta analoga a quella compiuta dagli altri grandi istituti finiti nel mirino degli ispettori tributari.
Il Monte ha sborsato 260 milioni.
Intesa invece ha chiuso le sue pendenze con una transazione per 270 milioni. Sul piano amministrativo l’inchiesta si è così chiusa.
Resta da chiarire la posizione dell’ex numero uno Corrado Passera. Il banchiere ora ministro è indagato dalla procura di Biella per alcune operazioni fiscali sospette varate da una controllata di Intesa con sede nella cittadina piemontese.
Vittorio Malagutti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 6th, 2012 Riccardo Fucile
GLI STATI UE HANNO TAGLIATO I FINANZIAMENTI AL FONDO SOCIALE
L’Unione Europea ha finito i soldi per il programma Erasmus. Segno dei tempi.
Il Fondo Sociale è al lumicino e a soffrirne saranno anche programmi storici e simbolo dell’Europa.
La commissione bilancio del Parlamento europeo ha approvato in extremis gli emendamenti per evitare che il programma per gli studenti sparisca nel 2013, ma intanto i soldi per finanziare gli ultimi tre mesi del 2012 non ci sono.
Spetta all’Ue erogare i finanziamenti per avviare i programmi Erasmus, ma non ha fondi per farlo, perchè i Paesi membri hanno tagliato i contributi al budget. Non ci sono, perciò, le risorse per pagare le richieste avanzate per il periodo settembre-dicembre, maggiori del previsto, mentre l’accordo raggiunto in extremis ieri ha ridimensionato il progetto per la mobilità degli studenti del 2013.
Le difficoltà dell’Erasmus sono le più eclatanti, vista la popo-larità del programma che, lanciato nel 1987, ha permesso a oltre due milioni di giovani europei di studiare in 33 Paesi, tra cui anche stati non membri dell’Unione come Islanda, Liechtenstein e Turchia.
A soffrire del taglio di quattro miliardi nel budget sarà però, più in generale, l’intero Fondo sociale europeo, uno dei più importanti strumenti finanziari dell’Unione Europea, indispensabile per finanziare i progetti per lo sviluppo e la promozione della coesione tra i diversi stati membri. La ricaduta per i singoli Stati è disastrosa, perchè i progetti non finanziati corrispondono a 900 milioni di euro per la Spagna, 600 per l’Italia e la Grecia, 400 per la Francia e circa 150 milioni per la Gran Bretagna.
Ad azionare la scure dei tagli, oltre alle difficoltà economiche, anche la diffidenza di alcuni stati membri a proposito della regolarità dei rimborsi chiesti dalle singole nazioni, ritenuti esosi o immotivati.
A questo proposito, l’eurodeputato francese Alain Lamassoure ha chiesto che siano rese pubbliche le cifre spese da ciascuno stato e si stabilisca che l’Unione Europea paghi soltanto le fatture certificate.
I cordoni della borsa si chiudono, insomma, anche per stimolare comportamenti più virtuosi e una gestione più oculata, che eviti in futuro la situazione attuale di un Fondo sociale europeo senza più un euro.
“L’allarme Erasmus”, lanciato tre giorni fa da alcuni eurodepu-tati, ha messo in luce anche l’incoerenza, come spiega Patrizio Fiorilli, portavoce del Commissario europeo al bilancio, Janusz Lewandowski, dei capi di governo che «negli ultimi consigli hanno tutti e 27 dichiarato unanimemente che per uscire dalla crisi bisogna investire sui giovani e sulla ricerca» salvo poi tagliare proprio le risorse ai progetti per finanziare innovazione e studio.
Nell’immaginario europeo i giovani che hanno usufruito in questi 25 anni dell’Erasmus sono gli spensierati goliardi di film come “L’appartamento spagnolo”, ma in realtà gli scambi tra università sono stati una promozione formidabile del modello europeo e hanno contribuito più di ogni altra cosa a far crescere cittadini che si sentono a casa a Siviglia come a Roma e a Parigi.
Cristina Nadotti
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
DALLE START UP ALLE SEMPLIFICAZIONI… AI PRECARI PAGA MEDIA DI 945 EURO, IL 28% IN MENO RISPETTO AI LAVORATORI GARANTITI
Anagrafe, sanità , scuola e giustizia online, un nuovo regime d’impresa per le piccole aziende impegnate nella ricerca, la defiscalizzazione delle grandi infrastrutture, nuove semplificazioni per le piccole e medie imprese, le norme a difesa dei consumatori nei contratti per le polizze rc auto.
Il nuovo pacchetto di misure messe a punto dal governo per favorire lo sviluppo e l’attività delle imprese è ormai pronto.
Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare giovedì il decreto con le misure a favore delle «start-up», l’attuazione dell’Agenda digitale e un nuovo alleggerimento degli oneri burocratici delle imprese, ha detto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, ospite ieri della trasmissione «Che tempo che fa» di Rai 3.
Passera si è detto fiducioso che il trend negativo dell’attività economica possa fermarsi nel corso del prossimo anno. «Confermiamo la nostra attesa che l’Italia possa annullare la recessione» ha detto il ministro, soffermandosi anche su alcuni nodi della politica industriale.
Dalla Fiat Passera ha detto di aspettarsi che dimostri che anche dall’Italia si possono fare macchine di successo in Europa», aggiungendo che «se come pubblico possiamo fare qualcosa per agevolare le esportazioni, purchè siano cose ragionevoli, lo faremo». Passera non ha nascosto le difficoltà indotte dalla crisi Alcoa in Sardegna, augurandosi che «gli altri soggetti interessanti non chiedano condizioni impossibili: non intendiamo andare oltre le regole, anche se dovremo trovare con le amministrazioni locali altre occasioni di sviluppo».
Dal decreto all’esame del Consiglio di giovedì Passera ha invece detto di attendersi occasioni di crescita per le imprese e semplificazioni per la vita dei cittadini. Innanzitutto con la spinta sull’informatica, col completamento della banda larga e la garanzia che tutti i cittadini abbiano connessioni ultraveloci in pochi anni.
Partiranno la tanto attesa carta d’identità elettronica, il fascicolo degli studenti, le cartelle cliniche e le prescrizioni mediche digitali, mentre la pubblica amministrazione trasferirà atti e procedure online.
Nel decreto ci sono nuove semplificazioni per le piccole e medie aziende e misure specifiche per favorire fiscalmente la creazione di nuove imprese impegnate nella ricerca, anche con particolari contratti di lavoro.
Proprio ieri, intanto, l’Isfol ha diffuso i dati sui redditi dei lavoratori precari, che nel 2011 sono stati pari in media 945 euro, appena un euro in più rispetto al 2010.
La differenza del salario medio tra i lavoratori precari e quelli con il posto fisso, che è pari a 1.313 euro, è del 28% in meno.
Mario Sensini
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
DALL’ALIMENTARE AI FRIGORIFERI, LA TRASFORMAZIONE DELL’INDUSTRIA DAL BOOM ECONOMICO AD OGGI
Quest’anno, a Natale, niente panettone Galup.
La storica azienda di via Finestrelle, nel centro di Pinerolo, ha firmato l’accordo con il sindacato per la messa in mobilità dei lavoratori. Le banche hanno staccato la spina. Sembrano lontani anni luce i caroselli interpretati da Erminio Macario, l’artista torinese per eccellenza: raccomandava il panettone di monsù Ferrua e ci avvertiva che venivano a comprarlo anche da Torino, fino da Mondovì, non prima di aver salutato madamin Rosa e la sua «bela carusseria».
La Galup, nata come pasticceria in un piccolo forno di mattoni rossi nel cuore della cittadina piemontese, è stata la prima a produrre il panettone basso ricoperto di glassa alle nocciole delle Langhe e nel 1937 aveva ottenuto il brevetto di «fornitore della Real Casa».
A Torino (ma anche a Genova, con un altro impasto) il panettone basso, a Milano, con Motta e Alemagna, il panettone alto, alto come il Duomo.
Un’altra storica azienda dell’alimentare chiude i battenti.
Il destino sembra già scritto: il capannone, 10 mila metri quadrati nel centro di Pinerolo, fa gola agli immobiliaristi, che infatti hanno già manifestato interesse all’acquisto.
Il marchio, forse, se lo contenderanno altri produttori di panettoni, che vorrebbero usarlo per i loro prodotti di alta gamma.
Galup è parola dell’infanzia: in piemontese vuol dire «goloso» e veniva usato quasi sempre in senso negativo per sgridare qualche ragazzo che si mostrava, appunto, troppo goloso, troppo ingordo.
Ma era anche un marchio di qualità : quando di un cibo si diceva che «a l’è propri galup» era come assegnarli le stelle Michelin.
La Galup si era trasformata in fabbrica nel 1948, quando monsù Pietro Ferrua aveva messo in piedi una piccolo laboratorio industriale.
E, a partire dagli anni 70, fino al trionfo degli 80, i panettoni Galup si erano affermati in tutto il mondo.
Grazie anche alla televisione, agli spot interpretati da Macario, a sottolineare la piemontesità assoluta del prodotto.
Già , a ben pensarci, dopo Motta, dopo Alemagna, dopo Galup sta finendo l’industria italiana legata a Carosello.
L’industria del boom economico, l’industria che ha fatto grande l’Italia: i frigoriferi, i televisori, gli aspirapolvere, le lavatrici, i detersivi, gli aperitivi e tutto quell’universo merceologico che ha accompagnato per mano gli italiani nel processo di modernizzazione, ne ha rispecchiato i problemi e le aspirazioni all’emergere della società dei consumi.
Quello spazio pubblicitario ha avuto molti meriti, si è subito proposto come una sorta di galateo del consumo.
Se si scorre l’elenco dei vecchi spot pubblicitari è come leggere degli epitaffi, percorrere un ideale viale di Spoon River.
Magari i marchi esistono ancora, sono stati assorbiti da qualche multinazionale, ma hanno perso senso e storia.
Ogni rèclame sembra raccontare una vita, un’impresa, la fatica di affermarsi, l’identità italiana, la gioia del benessere, abitudini tenaci, profondi affetti, ma ora, sotto la polvere di qualche teca, «tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina».
Aldo Grasso
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
LA FUSIONE CON INPDAP E ENPALS NEI CONTRIBUTI DEL PUBBLICO IMPIEGO MANDA IN TILT I CONTI
Quando a dicembre, col decreto salva Italia, il governo Monti varò il SuperInps sembrò davvero una buona idea.
Di mettere insieme l’Inps, che gestisce le pensioni dei lavoratori privati, l’Inpdap, che pensa invece ai dipendenti pubblici, e l’Enpals, il piccolo istituto del settore sport e spettacolo, se ne parlava da molti anni.
E forse solo un governo tecnico poteva riuscire a vincere le mille resistenze politico-corporative.
Sembrava davvero una bella idea inglobare nel più efficiente Inps, guidato da Antonio Mastrapasqua, il carrozzone Inpdap e tagliare gli sprechi.
Tanto che la relazione tecnica al salva Italia quantificava in «non meno di 20 milioni di euro» i risparmi ottenibili già nel 2012, per poi salire a 50 milioni nel 2013 e a 100 milioni nel 2014.
Solo che ora si scopre che l’accorpamento ha effetti devastanti sul bilancio del SuperInps.
Patrimonio a rischio
Nel giro di «pochi anni» si potrebbe arrivare all’«azzeramento» del patrimonio netto, aprendo «un problema di sostenibilità dell’intero sistema pensionistico».
Colpa dell’Inpdap che, entrando nell’Inps, scarica sul bilancio ben 10,2 miliardi di euro di disavanzo patrimoniale e quasi 5,8 miliardi di euro di passivo per l’esercizio 2012.
Lo si legge nella nota di assestamento al bilancio 2012 dell’Inps, un documento di 38 pagine che sarà esaminato, probabilmente giovedì, nella riunione del Consiglio di indirizzo e vigilanza presieduto da Guido Abbadessa.
Ma vediamo come si è arrivati a tanto.
Recessione più dura
La nota di assestamento si è resa necessaria per tener conto del peggioramento del quadro economico e della confluenza dei bilanci dell’Inpdap e dell’Enpals nell’Inps.
A dire il vero, per quanto riguarda gli effetti della recessione, l’adeguamento contenuto nella nota è insufficiente.
Le previsioni di bilancio sono state infatti riviste alla luce del Def (Documento di economia e finanza) presentato dal governo lo scorso aprile e non del suo recente aggiornamento. In pratica la nota di assestamento Inps è ottimistica perchè formulata sulla base di una stima del prodotto interno lordo (quella di aprile) in calo dell’1,2% nel 2012 mentre le ultime previsioni del governo indicano un -2,4%.
Un’economia che decresce significa meno posti di lavoro e meno entrate contributive per l’Inps, con conseguente peggioramento dei conti. Ma i guai veri non sono questi, bensì arrivano dall’assorbimento del bilancio dell’Inpdap.
Lo Stato evadeva i contributi
L’istituto di previdenza dei dipendenti pubblici ha infatti portato in dote, si fa per dire, un disavanzo patrimoniale quantificato al primo gennaio 2012 in 10 miliardi e 269 milioni.
Perchè?
Due le cause, si legge nella nota di assestamento.
1) La riduzione dei dipendenti pubblici nel corso degli anni, che ha ridotto le entrate mentre le spese per pensioni continuavano ad aumentare.
2) Il fatto che, fino al 1995, le amministrazioni centrali dello Stato non versavano i contributi alla Ctps, la Cassa dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato, che era una delle 10 casse fuse nell’Inpdap nel 1996 proprio perchè le normative europee richiedevano la creazione di un istituto con un bilancio trasparente.
Ma anche dopo il ’96, spiega la nota, le amministrazioni dello Stato hanno versato «solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%, ndr) e non la quota a loro carico» pari al 24,2%.
L’unificazione degli Enti
Per far fronte ai crescenti buchi di bilancio e al conseguente peggioramento del deficit patrimoniale, lo Stato ha disposto per il 2012 un trasferimento all’Inpdap di 6,4 miliardi.
Nonostante ciò, si legge nel documento all’esame del Civ, «si prevede per l’Inpdap un disavanzo economico di 5 miliardi e 789 milioni» che porterà il risultato complessivo dell’esercizio 2012 del SuperInps in rosso di 8 miliardi e 869 milioni, contro un – 2,2 miliardi dell’esercizio 2011.
Ma gli effetti peggiori si hanno sullo stato patrimoniale.
Prima dell’incorporazione di Inpdap e Enpals, l’Inps aveva chiuso il 2011 con un avanzo di 41 miliardi. Tolti i 10,2 miliardi di passivo Inpdap e aggiunti i 3,4 miliardi di attivo portati invece dall’Enpals, il patrimonio di partenza del SuperInps, all’inizio del 2012, era di circa 34 miliardi.
Ma alla fine dell’anno, sottratta la perdita d’esercizio di 8,8 miliardi, si scenderà a 25 miliardi: 16 miliardi in meno nel giro di un anno.
L’allarme del Civ
Anche nei prossimi anni, si osserva nella nota di assestamento, i conti dell’ex Inpdap chiuderanno in forte disavanzo, tanto più che il governo ha appena deciso una nuova riduzione dei dipendenti pubblici (secondo il ministro Patroni Griffi scenderanno di 300 mila nei prossimi tre anni).
Tutto ciò si ripercuote «negativamente sul patrimonio netto dell’Inps con il rischio di un suo azzeramento in pochi anni».
Per questo il Civ raccomanda almeno «una incisiva attività di vigilanza diretta ad accertare il corretto versamento dei contributi da parte delle pubbliche amministrazioni e in particolare degli enti locali».
Ma la preoccupazione principale delle parti sociali (sindacati e imprese) presenti nello stesso Civ è che, se lo Stato non interverrà a sanare il disavanzo pregresso dell’Inpdap, a colmare i buchi saranno chiamate le gestioni in attivo, come per esempio quella dei parasubordinati (80 miliardi di avanzo patrimoniale) e delle prestazioni temporanee (ammortizzatori sociali, assegni familiari, malattia), che finora hanno compensato i fondi in rosso dello stesso Inps (trasporti, elettrici, telefonici, dirigenti d’azienda, coltivatori diretti e lavoratori autonomi).
Il welfare dell’Inpdap
Fin qui il Civ. Ma quando la fusione di Inpdap ed Enpals sotto l’Inps sarà completata è probabile che verranno passate al setaccio anche le molte provvidenze che l’Inpdap ha finora assicurato ai lavoratori e ai pensionati pubblici: in tutto 5 milioni e mezzo di cittadini con le loro famiglie.
Ogni anno l’istituto concede prestiti e mutui agevolati (nel 2011, 100 mila prestazioni) e indice bandi per: «Case albergo», «Soggiorni senior», borse di studio, ospitalità nei suoi convitti per studenti e residenze per anziani, vacanze in Italia e all’estero per lo studio delle lingue, soggiorni termali, contributi sulle spese sanitarie.
Un universo di prestazioni finanziato da un contributo obbligatorio in capo ai dipendenti pubblici pari allo 0,35% della retribuzione e allo 0,15% per i pensionati. L’Inpdap si faceva vanto di aver sviluppato negli anni «un modello di welfare integrativo di eccellenza».
Enrico Marro
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
“SERVE UN GOVERNO VERO, E ROTTAMIAMO ANCHE I BANCHIERI COME BAZOLI”
“Mario Monti ha contenuto i danni sull’orlo della bancarotta, ma non parlatemi di bis. Non ha mandato popolare ed è il Bondi della politica: chiamato a salvare un’azienda al collasso, come Enrico Bondi a Montedison e Parmalat, taglia ma non rilancia.
E i naufraghi della politica si aggrappano al Monti bis come a una scialuppa”.
Luigi Zingales, padovano di 49 anni, bocconiano come Monti, non ha bisogno di pesare le parole.
Con quella cattedra di economia alla Chicago University, dove insegnava il padre del neoliberismo Milton Friedman, può dire ciò che vuole.
È tornato in Italia per lanciare un libro che nel titolo dice tutto: “Manifesto capitalista — Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta”.
E già che c’era, è andato alla Banca d’Italia a insolentire il patriarca dei banchieri italiani, Giovanni Bazoli. La sua voglia di rottamazione parte dal potere economico.
Oltre al presidente di Intesa Sanpaolo, chi deve andare a casa?
Tutta l’oligarchia del capitalismo, vecchia, inadeguata, incapace di riformarsi.
Questa oligarchia distrugge la ricchezza o se ne appropria in modo ingiusto?
Entrambe le cose. Per appropriarsi della ricchezza la distrugge. Molti dicono che il capitalismo di relazione, dove non conta il merito ma vincono i favori tra amici, qualche vantaggio ce l’ha. Non ci credo, ma vorrei discuterne: ho chiesto a Bazoli perchè dice che la sua banca cerca l’interesse generale prima del profitto, ma non mi ha voluto rispondere.
Il suo culto del profitto non è molto popolare in Italia.
Lo so, c’è un’antica cultura anticapitalistica, e quindi diffidenza. Il mio libro in America è intitolato “Un capitalismo per il popolo”, ma qui sarebbe stato tacciato di populismo.
I liberisti sono considerati i teorici dell’ingiustizia.
Certo, se il liberismo è praticato come in Italia hanno ragione. Ma il libero mercato, quello vero, è l’antidoto più efficace contro l’ingiustizia sociale. Quando dico meritocrazia, penso che i primi a negarla sono gli oligarchi del capitalismo. Hanno un sistema di intrecci azionari, patti e accordi, per cui sono tutti legati e nessuno giudica nessuno. Io oggi non licenzio te, tu domani non licenzi mia figlia.
Capitalismo delle figlie, come quelle di Ligresti?
La Fonsai sarà mica andata a rotoli per colpa dei dipendenti?
La figlia di Bazoli che entra nel consiglio di Ubi Banca quando ne esce il padre per incompatibilità , come la spiega ai suoi studenti ?
Parto da Alessandro Borgia. È la tradizione cattolica, il potere che si tramanda senza possedere azioni. Episodi del genere dimostrano mancanza di sensibilità , perchè il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente, come diceva lord Acton.
Insegnava a Chicago?
No, storico inglese dell’Ottocento, nato a Napoli.
Però è comodo venire qui a sparare a zero con la cattedra a Chicago.
Ah sì, anche perchè siamo provinciali. Uno arriva dall’America e tutti stanno a sentirlo.
E i colleghi italiani non la chiamano mai per dirle beato te che puoi parlare?
Gli economisti no, ma molti manager e imprenditori mi dicono che tacciono per paura.
Paura fa rima con omertà .
Nelle scuole americane ai miei figli insegnano a battersi contro l’ingiustizia, ad avere fiducia in se stessi, a credere che tu puoi fare la differenza. Qui ti insegnano che è tutto inutile, e l’omertà è un obbligo morale.
Battersi per la legalità è roba da rompiscatole.
Sì, e mi ribello. Le regole sono essenziali per l’economia. Non c’è liberismo senza legalità . Il mio libro parte da Enrico Berlinguer , che ha sollevato la questione morale. La sinistra è stata l’unica parte politica a battersi contro le porcherie. Mentre la borghesia, per paura dei comunisti, ha difeso l’illegalità .
Ma allora c’è il Pd già pronto. Perchè il movimento “Fermare il declino”?
Per rompere il legame tra sinistra anticapitalista e sinistra liberale. Se Matteo Renzi vince le primarie sto con lui, naturalmente a patto che cacci gente come D’Alema.
Ma D’Alema è un vecchio tifoso del liberismo…
No, è il leader di quella parte del Pd che sta lì per fare inciuci con il mondo delle imprese.
Marchionne che definisce “folklore locale” la sentenza sulla discriminazione a Pomigliano, come sta nella classifica liberismo-legalità ?
Se ha detto questo dell’applicazione di una legge europea ha sbagliato. Si sta esagerando. I sindacati hanno abusato della giustizia troppo tutelante, ma non si può dare sempre la colpa a chi lavora. All’economia italiana fanno più male gli oligarchi che mantengono il loro potere in un sistema senza regole.
Ma lei che ci fa in America, l’ha scelto o non l’hanno voluta alla Bocconi?
A Chicago mi pagavano e mi facevano fare ricerca. In Italia avrei dovuto chiedere soldi ai miei. Lei che avrebbe fatto?
Ma adesso che viene a fare? Ci sarà qualcuno che le chiede che vuole, no?
Vengo a cercare qualcuno con cui discutere del futuro del Paese: se un popolo non è in grado di mettere in galera i corrotti non saprà neppure scegliere le tecnologie su cui investire.
Giorgio Meletti
da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
LA FINANZIARIA GRAVERA’ IN MISURA MAGGIORE SUI CETI ABBIENTI E AUMENTERA’ I FONDI NEI MINISTERI CHIAVE PER LA RIPRESA: ISTRUZIONE, RICERCA, SANITA’, LAVORO E GIUSTIZIA
Una manovra i cui effetti si faranno sentire duramente in un paese in un certo senso
spensierato, cioè poco abituato al rigore.
La pressione fiscale, passata dal 42,1 per cento nel 2009 al 45 per cento nel 2012, salirà l’anno prossimo al 46,2%: la Finanziaria che il governo Ayrault si appresta a varare rischia di accrescere fortemente l’impopolarità di Franà§ois Hollande, malgrado lo sforzo di far pagare soprattutto le classi medio-alte.
Parigi rispetterà l’impegno a riportare il deficit francese al 3 per cento con una manovra da ben 37 miliardi: 7 già previsti dalle misure prese in luglio, 30 che saranno pagati per due terzi da cittadini e imprese, per un terzo dallo Stato, che stringerà (un po’) la cinghia.
Il disavanzo del Tesoro dovrebbe situarsi attorno ai 61-62 miliardi, quello della protezione sociale dovrebbe scendere da 14,7 a 11 miliardi.
Tutto ciò resta però aleatorio: il governo prenderà come punto di riferimento l’ipotesi di una crescita dello 0,8 per cento, giudicata ottimista dagli economisti, che parlano piuttosto di uno striminizito 0,4 per cento. I primi sacrifici, insomma, arrivano, e il 2013 ne porterà probabilmente altri.
Sul fronte della spesa pubblica, le misure non sono molte, tanto che imprenditori ed economisti considerano lo sforzo insufficiente.
Ma è difficile chiedere a un governo socialista, che proprio nel settore pubblico ha la sua base elettorale, di tagliare severamente.
In ogni caso, alcuni perderanno molti crediti : l’Agricoltura (-7,3%), la Cultura (-3,6%), l’Ecologia (-2%), tanto per citarne alcuni, saranno fra i più colpiti.
Vedranno invece crescere le loro dotazioni i dicasteri considerati strategici, come la Pubblica Istruzione, la Ricerca, la Sanità , il Lavoro, la Giustizia.
Le aziende vedranno sparire numerose agevolazioni, a cominciare da quella che esonerava dalle imposte gli interessi passivi.
Ma saranno riviste le regole per l’imposta sulle società , con l’aumento degli acconti e le minori detrazioni per i deficit accumulati: l’insieme delle misure dovrebbe costare alle imprese 9 miliardi.
Quanto ai lavoratori autonomi, vedranno sparire certe agevolazioni sui contributi sociali.
Anche i cittadini pagheranno, soprattutto i più abbienti. Il tradizionale rialzo delle aliquote Irpef in base all’inflazione non sarà più applicato: Fillon lo aveva sospeso, Ayrault conferma il provvedimento.
Questo significa un rialzo automatico delle imposte sul reddito per chi le paga (Oltralpe, solo il 53,5% delle famiglie paga l’Irpef).
Ma c’è molto di più: i redditi da capitale saranno d’ora in poi tassati come il reddito e non più forfettariamente (forse con l’esclusione degli interessi inferiori a 2 mila euro); chi guadagna più di 150mila euro sarà sottoposto a una nuova aliquota del 45% (la massima, finora, era del 41%); sarà introdotta la famosa tassa speciale del 75% sui redditi superiori a un milione di euro, forse limitata al prossimo biennio; le aliquote della patrimoniale, pagata a partire da una fortuna di 1,3 milioni in beni mobiliari e immobiliari, torneranno al livello di due anni fa; le plusvalenze immobiliari saranno tassate di più e in generale tutte le numerose agevolazioni fiscali saranno ridimensionate.
Salvo sorprese, queste saranno le grandi linee della Finanziaria.
E i prossimi anni non saranno più facili per i contribuenti: l’obiettivo è di arrivare al pareggio di bilancio nel 2017 e la pressione fiscale salirà ancora di qualche frazione di punto.
Naturalmente sperando che la crescita finisca prima o poi per rifare capolino e rilanciare un’economia che perde colpi.
Giampiero Martinotti
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