Destra di Popolo.net

CIRO GRILLO: LA TESTIMONIANZA DI SILVIA, LA RAGAZZA CHE LO ACCUSA DI STUPRO DI GRUPPO

Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile

AMPI STRALCI DELLA SUA DENUNCIA, LE TESTIMONIANZE CHE AVALLANO LA SUA VERSIONE

Su La Stampa di oggi Gianluigi Nuzzi riporta ampi stralci della testimonianza di Silvia, che accusa Ciro Grillo, il figlio di Beppe, insieme a Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria, di stupro di gruppo nei suoi confronti.
La testimonianza è agli atti dell’indagine per stupro di gruppo, insieme alle foto e al video della presunta violenza sessuale contestato dalla difesa. E comincia alle 14,45 di mercoledì 17 luglio 2019, quando Silvia, la ragazza italo-svedese, è con Roberta, che si è appena svegliata intontita nel soggiorno della villetta a Cala di Volpe. Le chiede perché piange e Silvia risponde che l’hanno violentata.
Poi il flashback del racconto torna indietro al 5 luglio, quando Silvia arriva in Sardegna alla fine della scuola. Poco dopo arriva anche Roberta in vacanza in Costa Smeralda. Silvia aveva scelto un bed & breakfast il località Barrabisa a Palau, e si muoveva in taxi. Martedì 16 luglio alle 23,45 va al Billionaire dove deve incontrare altri tre compagni di scuola. Qui conosce i quattro ragazzi genovesi che li ospitano al tavolo prenotato a nome di Ciro Grillo.
Nei verbali le due ragazze ricordano un consumo di vodka al tavolo mentre i genovesi sottolineano più le bevute di Red Bull, la bibita energizzante. Il gruppo ormai amalgamato sembra affiatato, dai verbali emerge anche che durante un ballo sarebbe scappato un bacio tra Ciro e Silvia, ma niente di più. Alle 3,30 inizia a farsi tardi e i tre amici delle «milanesi» salutano e se ne vanno. Balli, bevute, balli, chiacchiere, la normalità. Alle 5 la comitiva decide di uscire, viene pagato il conto e si torna all’aperto
Lì tutti prendono un taxi e decidono di andare a casa di Ciro. Nel tragitto, secondo il racconto dei verbali, Silvia allunga un piede tra le gambe di uno dei ragazzi in quello che viene considerato un atteggiamento di disponibilità. Lei nega e dice che non era intenzionale. Arrivano a casa alle 5,30 e Roberta cucina gli spaghetti. Tutti bevono. Francesco Corsiglia, secondo il verbale di Silvia, va con lei a prendere delle coperte in un’altra stanza. Qui tenta un approccio sessuale. Lei lo respinge
Lui la sbatte sul letto e la bacia sulla bocca. Poi Roberta si addormenta sul divano e Silvia rimane con gli altri tre. E qui succede quello che è sotto indagine.
Silvia è stanca e Corsiglia l’accompagna nella camera singola, dove lei si sdraia sotto le lenzuola. Ma il ragazzo non se ne va, Silvia glielo chiede più volte, niente, anzi, la raggiunge e la costringe a un rapporto completo. Lei cerca di liberarsi, racconta che gli altri ragazzi stavano sull’uscio della stanza, tanto per l’accusa a bloccarne l’uscita. Chi rideva. Chi commentava.
Silvia è fisicamente più debole, i giovani sono tutti ben palestrati. A un certo punto però riesce ad andare in bagno dove Corsiglia la raggiunge, spingendola di spalle nel box doccia per un altro rapporto contro volontà. Lei piange in bagno. Lauria e Capitta le chiedono perché ma lei non risponde. Proprio quest’ultimo le chiede di dormire insieme ma lei si rifiuta e cerca di svegliare l’amica per andarsene.
Silvia vuole prendere un taxi ma la convincono a rimanere a casa. Alle 9 del mattino dice agli altri piangendo che Francesco le ha fatto male e loro non sono intervenuti. A questo punto, sempre secondo il racconto, la costringono a bere vodka.
L’accusa a Ciro Grillo, il video e le foto
Lauria l’avrebbe invitata «a dormire in camera matrimoniale» e lei non capiva più niente in preda all’alcol. Gli altri la raggiugono, le vanno addosso sul letto ubriachi, la violentano a turno e insieme fino a quando perde conoscenza.
Alle 14,45 Roberta si sveglia e trova l’amica paralizzata dalla paura. È una situazione surreale, nessuno parla: «C’era del mutismo da parte di tutti», ricorderà l’amica della vittima. Silvia cerca i vestiti e si ricopre. Corsiglia e Grillo le accompagnano ad Arzachena dove le due giovani prenderanno alle 15 un taxi per rientrare al bed & breakfast.
In effetti la ragazza vuole andare in farmacia a comprare la pillola del giorno dopo, visto che i ragazzi non avevano usato i preservativi. Poche ore dopo va alla lezione fissata di kite surfing a Porto Pollo ma anche qui l’istruttore mette a verbale di aver trovata la giovane chiusa, scostante, come percependo che fosse accaduto qualcosa di brutto: «Ricordo che era molto turbata».
Venerdì arrivano i genitori, ospiti dello stesso bed&breakfast. All’inizio Silvia si vergogna, non racconta nulla ma poi scoppia a piangere. «Mamma, mi hanno violentato». Intanto, i tre ragazzi che Beppe Grillo vede nel video si mandavano su whatsapp messaggi finiti nell’inchiesta.
(da agenzie)

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STRAGE NAUFRAGIO IN LIBIA, L’ONU: “LIBIA, MALTA E ITALIA SI SONO RIFIUTATI DI SOCCORRERLI”

Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile

COSA ASPETTA LA MAGISTRATURA ITALIANA AD APRIRE UN FASCICOLO PER ACCERTARE LE RESPONSABILITA’?

È l’ennesima strage in mare quella avvenuta ieri sera al largo delle coste libiche. Alarm Phone ha segnalato tre imbarcazioni in difficoltà: un gommone che si è ribaltato, un altro che, dalle informazioni raccolte, è stato riportato in Libia con i cadaveri di una donna e del suo bambino a bordo e una terza barca di cui si sono perse le tracce. Intervenuta sul posto, la Ocean Viking della ong Sos Mediterranée si è trovata di fronte all’ennesima tragedia nel Mediterraneo: “Abbiamo avvistato dieci corpi, ma il mare era molto mosso, impossibile ci siano sopravvissuti“, ha dichiarato Francesco Creazzo di Sos Mediterranée, con le vittime stimate che sono più di 100.
“Nel pomeriggio la nave My Rose ha avvistato il gommone, ci siamo avvicinati ed è stato come navigare in un mare di cadaveri. Letteralmente. Del natante restava poco, delle persone neanche il nome”, ha raccontato Alessandro Porro, Presidente della ong. Mentre Safa Msheli, portavoce dell’Oim, agenzia Onu, dichiara: “Gli Stati si sono rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone”.
Affermazioni alle quali risponde Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera, che in un comunicato ha dichiarato: abbiamo “immediatamente allertato i centri di soccorso nazionali in Italia, Malta e Libia, come previsto dal diritto internazionale ed emesso diverse chiamate di soccorso sul canale radio marino di emergenza per allertare tutte le navi nelle vicinanze a causa della situazione critica e del maltempo”.
Il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, si rivolge direttamente agli Stati membri: ” I governi nazionali diano poteri e mandato all’Unione europea per intervenire, salvare vite, realizzare corridoi umanitari e organizzare un’accoglienza obbligatoria”.
(da agenzie)

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IL PROCURATORE CAPO DEL CASO GRILLO: “PRESTO QUESTA VICENDA SARA’ DEFINITA, NON POSSO E NON VOGLIO PARLARE, HO IL DOVERE DI TUTELARE TUTTI I SOGGETTI INTERESSATI”

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

DI FRONTE A INDEGNE PRESSIONI E GAZZARRE POLITICHE, IL MAGISTRATO RICORDA COME CI SI DOVREBBE COMPORTARE

“Non passerà molto tempo, presto questa vicenda sarà definita”. A parlare è il procuratore capo di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, che risponde indirettamente a Beppe Grillo e al suo video che ha messo nel mirino gli inquirenti che indagano sul caso di stupro di gruppo in cui sarebbe coinvolto il figlio Ciro, accusati dal garante M5S di eccessiva lentezza.
Capasso ha fatto sapere di essere ormai vicini alla conclusione delle indagini preliminari, il che significa che tra poco sapremo se Ciro Grillo e i tre ragazzi indagati saranno rinviati a giudizio oppure si procederà con l’archiviazione.
Quel selfie che mette in difficoltà la posizione di Ciro Grillo
Ma intanto si infittiscono i particolari sui contenuti video e fotografici rinvenuti nel telefonino dei presunti carnefici. In particolare, come riporta oggi “la Repubblica”, “gli investigatori avrebbero trovato nel telefonino del rampollo di casa Grillo un selfie considerato particolarmente incriminante per lui.
Poi ci sono le intercettazioni compiute dalla Compagnia dei carabinieri di Milano-Duomo prima delle perquisizioni e dei sequestri dei cellulari nel capoluogo ligure: ulteriori elementi di prova della notte folle del 17 luglio 2019.
Protagonisti quattro giovani della Genova bene, all’interno della villa del Guru dei grillini, a Porto Cervo. Con Ciro c’erano Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria, tutti poco più che ventenni. Tutti indagati di violenza sessuale di gruppo per avere abusato della diciannovenne S.J. e dell’amica e coetanea R.M, “entrambe costrette prima a bere alcol”
Toninelli: “L’avvocata della ragazza è la stessa di Salvini”
Poi, inevitabilmente, accanto alla cronaca, c’è la politica, che in queste ore infiamma il dibattito, con l’ex ministro delle Infrastrutture e uno dei big del Movimento 5 Stelle, Danilo Toninelli, che va all’attacco sottolineando come le famiglie delle due ragazze abbiano scelto di farsi difendere dall’avvocato Giulia Bongiorno, ministro nel Primo Governo Conte.
“La senatrice della Lega è stata presa gratuitamente per strumentalizzare politicamente una roba del genere” affonda Toninelli a “Zona bianca” su Rete 4. Ma di tutto questo Capasso comprensibilmente non vuol sentire parlare, così come evita accuratamente di fornire ulteriori particolari sull’indagine in corso, limitandosi a sottolineare che è ormai in dirittura d’arrivo, provando a rassicurare in questo modo chi, come Beppe Grillo e parte dell’opinione pubblica a lui vicina, aveva sottolineato i tempi lenti per arrivare o meno al rinvio a giudizio. Ancora “la Repubblica”:
“Di questa indagine non posso e non voglio parlare: questo ufficio ha il dovere di tutelare i soggetti interessati a questa vicenda. Tutti» ripete il capo della Procura di Tempio Pausania. E sottolinea che ‘da quando è esploso questo caso, non ho mai parlato con alcun giornalista’. Adesso decide di farlo, ma in presenza di un ispettore di polizia e di un carabiniere. I testimoni. Poche parole di cortesia. Poi un caffè offerto alle macchinette, a tenuta distanza in zona rossa. Null’altro. ‘Ma non è sempre così: si parla quando ci sono notizie ostensibili, questa volta no’, ripete.”
Sempre “la Repubblica” traccia un breve profilo di Gregorio Capasso, il procuratore capo di Tempio Pausania che segue il caso di Ciro Grillo.
Il magistrato che da giovane faceva il chitarrista confessa: ‘È il canto del cigno’. A 57 anni. La sua “stelletta” al petto, e che ostenta, è l’indagine sulla massoneria in Italia, fatta a Palmi da pm insieme al procuratore Agostino Cordova. Nel ’94. Poi a Latina sempre come sostituto procuratore, nel 2018 passa a Tempio Pausania come capo. In Gallura, un territorio che dal punto di vista giudiziario copre tutta la Costa Smeralda fino a Nord della Sardegna. In questo triangolo di poche anime in inverno, che decuplica la sua popolazione in estate, gravitano nomi di spessore. Tant’è che per questa vicenda Capasso e il pm Laura Bassani sono stati attaccati duramente dall’ex comico, che dal suo blog ha chiesto “perché questi quattro c… se sono così pericolosi non li avete arrestati?”. Il procuratore non risponde: «Non è il momento, non mettetemi in difficoltà».
La controffensiva di Beppe Grillo
Intanto Beppe Grillo è pronto a dare battaglia fino in fondo, e per farlo ha già ingaggiato un medico legale: si tratta di Marco Salvi, che, nelle intenzioni della famiglia Grillo, dovrà dimostrare, attraverso le foto e i video, che la presunta vittima di stupro fosse in realtà consenziente. La battaglia giudiziaria è entrata nel vivo. Quella politica è appena cominciata, per quel vizio tutto italico di incrociare fatti personali e fatto pubblico senza soluzione di continuità.
Una degenerazione a cui Beppe Grillo, con quel video di un minuto e mezzo ormai notissimo, ha dato un contributo decisivo. Col risultato che una vicenda giudiziaria tutto sommato di secondo o terzo piano è diventato nel giro di qualche giorno il tema di apertura di tutti i principali giornali italiani.
Se si tratterà di una pessima mossa dal punto di vista giuridico lo sapremo nei prossimi mesi. Quel che è certo è che si tratta di una Waterloo dal punto di vista della comunicazione.
Ed è l’ultima cosa che ti aspetti da uno che sulla comunicazione ha costruito la sua intera carriera e un partito che da zero è arrivato al governo di un Paese.
(da agenzie)

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PROCESSO GEORGE FLOYD: CONDANNATO DEREK CHAUVIN, TRE VOLTE COLPEVOLE

Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile

ESPLODE LA GIOIA DAVANTI AL TRIBUNALE E IN MOLTE PIAZZE USA… C’E’ UN SOLO POSTO PER I CRIMINALI RAZZISTI: LA GALERA

George Floyd è stato assassinato dall’agente di polizia Derek Chauvin. Questa la sentenza di primo grado del Tribunale di Minneapolis: colpevole per omicidio colposo, colpevole per omicidio di secondo grado preterintenzionale, colpevole per omicidio di terzo grado. Quel ginocchio che il 25 maggio 2020 ha soffocato George Floyd, che implorava di lasciarlo respirare – “I can’t breathe” le sue ultime parole – potrebbe costare fino a 40 anni di carcere al 46enne poliziotto, che ha lasciato l’aula di tribunale in manette e resta sotto la custodia delle autorità.
Fuori dal tribunale, la folla che a Minneapolis è esplosa con entusiasmo, applausi e cori. Scene analoghe anche in molte altre città americane per quello che è certamente uno dei processi più seguiti nella storia d’America, con una copertura mediatica assoluta e gli occhi della comunità afroamericana che pretendeva una condanna per quello che tutto il mondo aveva visto nei drammatici video degli ultimi momenti della vita di George Floyd.
“Una svolta storica”, è il primo commento del legale della famiglia di George Floyd. Familiari che avevano ricevuto la telefonata del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che in modo del tutto inusuale, si è spinto a parlare di “prove schiaccianti” emerse dal processo, mentre i giurati sono riuniti e destinate a provocare polemiche.
“Prego per voi” sono le parole che avrebbe detto Biden, che dichiarerà pubblicamente, come la vice Kamala Harris, nelle prossime ore. “Il verdetto di oggi è un importante passo in avanti per la giustizia in Minnesota. Il processo si è chiuso ma il nostro lavoro è solo all’inizio” ha detto il governatore del Minnesota, Tim Waltz.
Per l’America è un sospiro di sollievo. Arriva una punizione esemplare che dovrebbe scongiurare i disordini della comunità afroamericana, che avevano convinto a mobilitare la guardia nazionale.
La grande paura si è presto trasformata in una grande festa, da Minneapolis a Times Square, da Washington a Los Angeles e Chicago.. Il verdetto rappresenta una pietra miliare nella lunga storia di battaglie contro la violenza della polizia americana, soprattutto nei confronti delle comunità afroamericana ed ispanica, ed è destinata a creare un precedente storico anche in vista di tanti altri processi. Senza contare che la decisione odierna potrebbe accelerare una riforma della polizia, a livello federale e a livello locale, attesa da troppo tempo negli Stati Uniti.
(da agenzie)

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BROGLI ELETTORALI A REGGIO CALABRIA, LO SCANDALO SI ALLARGA DAL PD AL CENTRODESTRA

Aprile 20th, 2021 Riccardo Fucile

INQUISITI DI FRATELLI D’ITALIA E FORZA ITALIA PER I TRUCCHETTI AI SEGGI

Passano gli anni e le giunte ma in Calabria il malaffare non muore mai. Che le cose stiano così emerge con chiarezza dagli ultimi sviluppi dell’inchiesta sui brogli elettorali alle ultime comunali di Reggio Calabria che da una vicenda riservata al solo Partito democratico, ora con l’iscrizione nel registro degli indagati di altre quattro posizioni esonda e arriva a coinvolgere anche il centrodestra.
Già perché con l’accusa di violazione della legge elettorale sono finiti nel mirino dei magistrati, guidati dal procuratore Giovanni Bombardieri (nella foto), gli allora candidati – tutti poi non eletti – Luigi Dattola in quota Fratelli d’Italia, Giuseppe Eraclini di Forza Italia.
Oltre a loro anche Giuseppe Cuzzocrea, candidato in una lista civica dello schieramento di centrosinistra a sostegno del sindaco Giuseppe Falcomatà.
Così quel che stanno scoprendo i pm, con non poca difficoltà, è che a Reggio Calabria esisteva un sistema bipartisan e trasversale che permetteva di aggiustare il voto popolare per ramazzare consensi.
Il primo a finire nell’inchiesta è stato il numero due del Pd a Reggio Calabria, Nino Castorina, indagato in quanto pur di vincere alle elezioni comunali era davvero disposto a tutto. Addirittura a fare carte false arrivando a far figurare, tra coloro che lo avrebbero scelto, anche ultraottantenni ricoverati e, in almeno quattro casi, perfino persone decedute ben prima dell’apertura delle urne.
Comportamento non diverso da quello che il pubblico ministero Paolo Petrolo e il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, hanno ravvisato con Eraclini e Cuzzocrea. Entrambi, infatti, avrebbero collezionato decine di deleghe al ritiro di tessere elettorali probabilmente all’insaputa dei diretti interessati.
L’incredibile inchiesta, in cui sono nove le persone finite nel mirino dei pm, è nata grazie all’intuizione di due poliziotti, in servizio in uno dei seggi allestiti per lo svolgimento del turno elettorale di settembre 2020.
Proprio davanti a loro un uomo è stato trovato in possesso di alcuni duplicati di certificati elettorali di sezioni diverse da quella dove si aggirava.
Un’anomalia immediatamente denunciata e da cui è nata l’indagine che ha scoperchiato il vaso di Pandora dei brogli elettorali a Reggio Calabria. Del resto da quei semplici sospetti, presto sono arrivate le conferme dall’analisi dei registri elettorali e dalle testimonianze di anziani che, chiamati in Procura per sapere se fossero andati a votare, hanno detto di non averlo mai fatto.
(da La Notizia)

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LA PROCURA DI BERGAMO PONE FINE ALLE SPECULAZIONI SOVRANISTE: “SPERANZA NON AGI’ PER RIMUOVERE IL REPORT OMS”

Aprile 19th, 2021 Riccardo Fucile

IL MINISTRO NON CHIESE MAI LA RIMOZIONE E NON E’ INDAGATO

Il ministro della Salute Roberto Speranza sapeva ed era «irritato» per la pubblicazione sul sito web dell’Oms del rapporto redatto dal team di ricercatori della divisione europea con il quale si metteva in luce l’inadeguatezza dell’Italia nell’affrontare l’epidemia di Coronavirus, ma non avrebbe fatto alcuna pressione per ottenere la rimozione dalla rete dello studio, poi avvenuta in meno di 24 ore.
È quanto emerge dall’indagine della Procura di Bergamo sulla gestione del Covid, in particolare in Val Seriana, e sul capitolo che sta sfiorando anche i palazzi della politica sul mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale, rimasto fermo al 2006, e sul rapporto firmato dal gruppo di esperti guidato da Francesco Zambon intitolato «An unprecedented challenge – Italy’s first response to Covid-19» nel quale si sosteneva che il nostro Paese, l’anno scorso, non aveva le armi per far fronte all’epidemia. Indagine in cui Ranieri Guerra, il direttore vicario dell’Oms, è indagato per falsa testimonianza a pubblico ministero.
Durante la sua audizione di oltre cinque mesi fa ai magistrati bergamaschi, questa è l’accusa che si legge nella rogatoria trasmessa a Ginevra al quartier generale dell’organismo dell’Onu, non avrebbe detto la verità non solo sul piano pandemico e sul fatto che non venne aggiornato, ma anche sulle presunte pressioni da lui esercitate nei confronti di Zambon affinché modificasse, edulcorandola, quella ricerca poi cancellata, dopo un suo intervento, dalla pagina dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il 14 maggio scorso.
Come hanno riferito fonti giudiziarie, in base agli atti dell’inchiesta coordinata dal procuratore Antonio Chiappani, dall’aggiunto Cristina Rota e da un pool di pm, non ci sono elementi per sostenere invece un intervento di Speranza per «far cadere nel nulla» quel rapporto.
(da L’Eco di Bergamo)

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SALVINI NON ARRIVERA’ A PALAZZO CHIGI, TRA UN ANNO LA LEGA NON SARA’ IL PRIMO PARTITO

Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile

E IL CENTRODESTRA NON PUO’ PERMETTERSI DI CANDIDARE PREMIER UN POTENZIALE CONDANNATO ALLE PATRIE GALERE

Ieri Matteo Salvini è stato rinviato a giudizio per rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona nel caso Open Arms. Il processo comincerà il 15 settembre a Palermo.
La vicenda della Open Arms comincia il primo agosto 2019: a bordo 121 persone (32 minori), salvate al largo della Libia, le viene vietato lo sbarco in Italia. Solo il 20 agosto, dopo un pronunciamento del Tar del Lazio, il pm di Agrigento ordina lo sbarco, che attracca a Lampedusa con 83 persone a bordo.
Il 15 novembre 2019 la Procura di Agrigento indaga Salvini per sequestro di persona. L’8 gennaio 2021 il Senato (149 sì e 141 no) concede l’autorizzazione a procedere.
Il giudice Lorenzo Jannelli ieri ha concluso: «Considerato che non ci sono i presupporti per il non luogo a procedere, si dispone il rinvio a giudizio». Ora, il leader della Lega attende l’esito di un’altra inchiesta siciliana: il 14 maggio, il gup di Catania si pronuncerà su un’analoga accusa di sequestro di persona, per i 134 migranti rimasti cinque giorni sulla nave Gregoretti. La procura diretta da Carmelo Zuccaro ha chiesto il non luogo a procedere.
Secondo Salvini si tratta di «due episodi identici di fronte ai quali due Procure della stessa regione dicono due cose diverse; in una città si dice che ho fatto bene e in un’altra che ho fatto male».
In realtà, spiega oggi il Corriere della Sera, i due episodi hanno ben poco di identico o di simile. A Catania Zuccaro sostiene l’infondatezza della notizia di reato perché considera i pochi giorni di trattenimento a bordo della Gregoretti quasi fisiologici a far scendere i migranti e distribuirli in Europa; qui lo sbarco è seguito al sequestro della nave ordinato da un magistrato, dopo la decisione del Tribunale amministrativo del Lazio di sospendere il divieto d’ingresso firmato dai ministri Salvini, Toninelli (Trasporti) e Trenta (Difesa).
Ed è una differenza non da poco, almeno nella prospettazione dell’accusa. Dopo la pronuncia del Tar i colleghi dei Trasporti e della Difesa si rifiutarono di sottoscrivere un nuovo diniego, come ha testimoniato proprio a Catania l’ex ministra Trenta. Di qui la conclusione della Procura palermitana: il divieto di sbarco non fu una decisione condivisa, ma del solo ministro Salvini.
Ora però c’è anche da segnalare che con questo rinvio a giudizio il leader leghista è azzoppato nella corsa a Palazzo Chigi. Repubblica scrive oggi che Salvini potrebbe cambiare definitivamente atteggiamento nei confronti del governo Draghi. E il primo obiettivo potrebbe essere il ministro della Salute Roberto Speranza. Ma quanto peserà il rinvio al pro cesso del 15 settembre a Palermo?
Sarà ancora Salvini il leader del centrodestra e dunque il candidato premier in pectore della coalizione?
«Io i voti li ho presi dagli italiani, il comandante delle Ong no», sostiene con un parallelismo claudicante. Quel che è chiaro è che non tollera che per questo scivolone venga messa in discussione la sua leadership. Ma è proprio questo il punto.
Quanto inciderà il processo per sequestro di persona, al quale sarà sottoposto dal prossimo autunno, sul suo percorso politico?
Giorgia Meloni è la prima ad avergli espresso solidarietà, ma la leader di Fdi è anche colei che potrebbe avvantaggiarsi politicamente più degli altri dell’inciampo, nel breve-lungo periodo.
Non solo perché è in crescita di consensi costante e (per Salvini) insidiosa, a destra. Ma anche perché se si andasse al voto l’anno prossimo, magari dopo l’elezione del capo dello Stato, non sarebbe così scontato che l’incarico vada a un capo politico a rischio condanna per sequestro di persona.
Questo è il punto politico più importante della vicenda.
(da agenzie)

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TONINELLI ANNUNCIA AZIONI LEGALI CONTRO SALVINI: “COSI’ LA FINISCE CON LO SCARICABARILE”

Aprile 18th, 2021 Riccardo Fucile

“CONTINUE FALSIFICAZIONI PER NASCONDERE LE SUE RESPONSABILITA'”

All’epoca del Conte Uno non è stato certamente il più brillante. Ma è altrettanto vero che, nonostante le gaffes e i continui svarioni, c’è il tentativo di farlo passare per il capro espiatorio di tante nefandezze, nonostante all’epoca del governo giallo-verde le dichiarazioni in tema di migranti e Ong dei grillini non fossero così diverse da quelle di Salvini.
E ora si difende.
“Il senatore Danilo Toninelli, più volte oggetto di paradossali accuse e addebiti di responsabilità da parte della difesa del senatore Matteo Salvini all’indomani della lineare testimonianza nella vicenda ‘Gregoretti’, è stato ancora una volta chiamato indebitamente in causa nell’analoga vicenda ‘Open Arms’, attraverso una reiterata mistificazione del risultato probatorio della deposizione resa al Gup di Catania, rifluita nell’udienza preliminare conclusasi oggi a Palermo. Tali continue falsificazioni, strumentali all’autodifesa del senatore Matteo Salvini, appaiono finalizzate a nascondere la realtà storica emersa nel processo e ad addossare incredibilmente sul senatore Toninelli responsabilità non sue”. E’ quanto si legge in una nota dei legali del senatore Danilo Toninelli che “preannuncia iniziative legali a sua tutela e nell’interesse preminente della verità e della correttezza dell’informazione”.
“Appare utile, perciò – si legge nella nota dei legali-, far conoscere all’opinione pubblica l’ingenerosità del malaccorto ‘scaricabarile’, e rappresentare, una volta per tutte, che i tuoni e i fulmini del senatore Salvini contro l’approdo delle navi di migranti nei porti italiani sono improvvisamente scomparsi nel processo per fare spazio a un ben più utile e callido programma difensivo nel quale lo stesso senatore Salvini si è miracolosamente trasformato in un missionario caritatevole e umano pronto ad accogliere e accudire gli stranieri, ossia le medesime persone che tempo prima, quand’era ministro dell’interno, non esitò a definire pubblicamente, in aperto contrasto con le posizioni del Governo Conte, clandestini e malfattori da respingere alle frontiere”, si legga ancora nella nota.
(da Globalist)

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CON IL PROCESSO DI PALERMO, ADDIO ALLE AMBIZIONI DI “SALVINI PREMIER”

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

UNA BATOSTA POLITICA PRIMA CHE GIUDIZIARIA PER UN LEADER BOLLITO IN CALO DI CONSENSI: TRA LEGGE SEVERINO, IMPRESENTABILITA’ COME PREMIER E ZAIA ALLE SPALLE

Che l’inchiesta Open Arms di Palermo per sequestro di persona fosse un’altra cosa rispetto al caso Gregoretti di Catania era chiarissimo a Matteo Salvini. Lo era altrettanto per Giulia Bongiorno, la sua legale.
Le 120 pagine di arringa conclusiva della senatrice leghista non sono state sufficienti a convincere il giudice dell’udienza preliminare.
L’ex ministro dell’Interno va a processo il 15 settembre. Salvini ascolta impassibile il pronunciamento, in piedi nell’aula bunker dell’Ucciardone, “casa” del maxi processo a Cosa Nostra.
Il processo è una batosta politica prima ancora che giudiziaria per il capo già in calo di consensi. Perché sul giudizio imbastito a Palermo il leader ci monterà le prossime campagne elettorali, a cominciare da quella per le amministrative di ottobre.
Ma Salvini sa bene che, semmai si dovesse andare al voto per le Politiche in primavera 2022, dopo l’elezione del presidente della Repubblica, anche in caso di vittoria del centrodestra difficilmente l’incarico di formare il nuovo governo verrebbe affidato a un leader sub judice – è il caso di dire – per un reato così pesante. Per di più con la spada di Damocle della decadenza ex legge Severino.
Si aprono scenari nuovi e inesplorati, insomma, sia nel centrodestra tutto (in cui Giorgia Meloni è già in ascesa nei sondaggi), sia dentro la stessa Lega. E chissà quel che è avvenuto a Palermo quanto peserà sul ruolo e sul peso futuro del governatore Veneto Luca Zaia, per esempio.
(da “La Repubblica”)

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