Aprile 8th, 2017 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO CAMBIA PELLE E FLIRTA CON I POTERI FORTI
A Ivrea, dietro la commemorazione, o meglio dentro la commemorazione, c’è la svolta. Che non sarà annunciata tra le fanfare, ma che è già in atto, sancita dalla nascita del think tank, dalla partecipazione di Davide Casaleggio a Otto e Mezzo, dall’interlocuzione col Corriere, dal panel degli ospiti.
È l’avvio di una terza fase del Movimento, non priva di contraddizioni, che sarebbe riduttivo etichettare come “svolta di governo”, perchè quella, intesa come proposito di entrare nelle stanze dei bottoni, al Campidoglio come a palazzo Chigi, c’è già stata.
Terza, dopo il periodo delle origini, il meet up, lo tsunami tour.
E dopo il periodo della romanizzazione del Movimento, a cavallo – non è solo un dettaglio temporale, ma politico – della morte del Fondatore.
Un anno fa, Luigi Di Mario salì sul palco di piazza del Popolo, col piglio del premier in pectore, dopo che Dario Fo convinse “Beppe” a rimanere a casa, per non oscurare il tentativo dei giovani.
La sua scommessa, per costruire la scalata a palazzo Chigi, si chiamava Virginia Raggi. E, direbbe Totò, ho detto tutto.
Un anno dopo, sempre avendo sullo sfondo l’obiettivo di palazzo Chigi, Milano prende il posto di Roma, come baricentro di potere interno, come “economia di relazioni” per usare un termine caro alla Casaleggio associati, e anche come comunicazione.
Non è un caso che il convegno di sabato a Ivrea è stato curato dalla Viserbi, agenzia di comunicazione molto nota nel mondo della TV, non dal solito staff pentastellato. Detta in modo grezzo, Davide Casaleggio ha tolto la gestione dell’evento, molto politico, dalla giurisdizione romana.
L’agenzia, fondata da Valentina Fontana e Barbara Castorina ha seguito parecchi giornalisti che vengono ospitati in TV, da Scanzi a Cruciani, cura eventi chic come il Festival di Ponza, animato soprattutto da Gianluigi Nuzzi e Paolo Mieli, è insomma un ponte tra alcuni salotti milanesi e qualche aperitivo chic sulle spiagge romane. Insomma, visibilità , relazioni, nessuna etichetta politica.
Una certa Milano e certi poteri, dunque.
Establishment, per utilizzare un termine abusato. Una fonte molto interna, anche se critica, dice: “I Cinque Stelle sono un albero che va verso le nuvole. Le scimmiette, che sono i poteri, usano questo albero per andare su, come hanno sempre fatto”.
E il Movimento usa le scimmiette per fare business, perchè la Casaleggio non è una associazione che fa beneficienza e sfrutta questa “economia di relazioni” e per accreditarsi come forza in grado di governare il paese: “è evidente – dice una fonte vicina a Di Maio – che dobbiamo superare un limite, un punto debole che è diventata la principale accusa degli alti: non siete affidabili, non siete credibili”.
La terza fase che si apre a Ivrea è tutta qui, nel rapporto tra Movimento e poteri, che poi sono gli stessi che, alla prima difficoltà , vengono indicati come gli artefici di un complotto per “farci fuori” (vedi Roma).
Grillo è il corpo, per la folla indistinta. Corpo da esporre, osannare, lapidare, perchè nelle urne uno vale uno.
Casaleggio è il cervello che a Ivrea invita professionisti, anzi il meglio, la selezione verticale, non la democrazia orizzontale.
Se a microfoni accesi chiedi di questa contraddizione a Di Maio, Di Battista, la risposta è che l’evento è solo la commemorazione di Casaleggio e che ci si sta costruendo un castello sopra.
Come sull’argomento squadra di governo, perchè al dunque deciderà la mitica rete. Rete che, nel processo decisionale, ha già fatto la fine della vecchia macchina per scrivere Valentine, i cui tasti si producevano proprio all’Officina H di Ivrea, dove sarà celebrata la nascita della fondazione.
E quanto sia già avanti questa terza fase lo sussurra più di una fonte affidabile: “Ma siete proprio sicuri che siamo dentro lo schema Di Maio premier?”.
Avanzano, nei ragionamenti riservati, altre suggestioni che recano il nome soprattutto dell’ex presidente dell’Anm Pier Camillo Davigo e, in subordine, della giornalista Milena Gabanelli. Davigo premier? Detta così pare fantapolitica. Un po’ meno se si pensa che c’è il proporzionale, è difficile prendere il 40, occorre un nome da offrire al parlamento per due o tre punti su cui far convergere altri perchè è ovvio che Bersani non può votare Di Maio”.
E Davigo, in questi ultimi tempi, è stato molto corteggiato, non solo con l’obiettivo di farlo partecipare a Ivrea ma proprio per stabilire un confronto sulla politica.
Al convegno era stato invitato anche Francesco Greco, il procuratore di Milano. Ci sarà Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Messina, co-autore con Davigo dell’ultimo libro Giustizialisti, che non aveva rapporti diretti con Casaleggio ma con uno dei più capaci collaboratori di allora, Nicola Biondo, che successivamente ha rotto col Movimento scrivendo un libro sulla sua castizzazione romana.
Sia come sia, tutto racconta di un dialogo aperto con più mondi, per limitarsi solo alla citazione da qualche relatore.
Formalmente non è un evento dei 5Stelle, come ripetono gli organizzatori, ma proprio questa apparente contraddizione rivela il non detto: l’albero, le scimmiette, il reciproco vantaggio, la separazione tra ruolo della fondazione e ruolo del Movimento-Partito, la testa e il corpo, l’alto e il basso.
È tutto più verticale, come la più classica delle scalate al potere.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 8th, 2017 Riccardo Fucile
UN INSIGNE SCEMENZAIO, DA CHIACCHIERA A RUOTA LIBERA NEL RETROBOTTEGA DEL FARMACISTA DI PAESE
Dopo tanta attesa “il penombra” è comparso davanti ai riflettori televisivi del salotto di Lilli Gruber
e, francamente, l’effetto risulta molto modesto: un deludente mix di banalità e reticenze.
A riprova che nella società dell’apparire, l’assenza deliberata diventa la migliore tattica per suscitare interesse.
Attesa che però, nel caso dell’uomo misterioso Davide Casaleggio, si rivela un boomerang; quando costui inizia faticosamente a esporre il proprio pensiero, tanto a lungo tenuto celato: l’insieme di luoghi comuni, tipici di una consulenza alla milanese specializzata in semplificazioni, e giochetti mimetici per non offrire punti di riferimento.
Del resto, in questo secondo caso, tecnica condivisa da Beppe Grillo, per cui il Movimento padronale, guidato in base a principi autoritari e regolato secondo i criteri arbitrari imposti da un ristretto nucleo di azionisti, si dichiarerebbe privo della cabina di comando; sostituita da un fantomatico organismo multicellulare evolutosi in intelligenza collettiva.
Quel brainpower che, messo alla prova nella dimensione elettrificata della rete, ora escogita l’assemblaggio di balbettii reazionari con pretesa di fungere da capisaldi in politica estera: un blend sconfortante di culto dell’Uomo Forte e nostalgie da Guerra Fredda (sotto forma di putinismo, trumpismo e statalismo retro) che arriva all’apologia da conferenza di Bandung 1955, promossa dal Maresciallo Tito, del principio di autodeterminazione dei governi nazionali (e nell’accantonamento di qualsivoglia istanza cosmopolitica); mentre il cacicco siriano Assad gasifica i bambini del suo stesso popolo.
Un insigne scemenzaio, da chiacchiera a ruota libera nel retrobottega del farmacista di paese.
Pendant della genericità con cui Casaleggio jr. affronta il tema “progresso”, confindustrialmente ridotto a ricerca & sviluppo aziendale; nella totale ignoranza dell’attuale paradigma tecno-economico, per cui l’innovazione è un vastissimo progetto pubblico di interazione guidata tra comunità scientifiche locali e sistema produttivo d’area. Il cui obiettivo è la specializzazione competitiva.
Non certo la chiacchiera incosciente sull’automazione/robotizzazione “4.0” che desertifica l’occupazione; ma che tanto piace ai banditori di luoghi comuni.
Quelli che sproloquiano di redditi da cittadinanza, che non riusciranno mai a imporsi se perdurerà la sterilizzazione del lavoro come soggetto politico.
E se l’intervistatrice gli chiede delucidazioni, il giovanotto risponde che bisognerebbe rivolgersi a qualche esperto: bel colpo!
Appunto, un quadro sconfortante. Ma che risultava vieppiù tale percependo nell’aria la crescente cortigianeria di presunti esponenti dell’intellighenzia nazionale: baroni universitari e giornalisti da talk show destrorso, bulimici del palcoscenico assicurato dall’imbarco sul carro di un possibile vincitore.
I Gianluigi Nuzzi e i Domenico De Masi visti all’opera nel salotto de la Sette, perfetti cloni degli Alessandro Baricco o dei Massimo Recalcati proni al bacio della pantofola nelle Leopolde renziane.
Se questi ultimi si prosternavano nell’accreditamento da grande leader del ragazzotto di Rignano, il Nuzzi non si tira indietro nel certificare il rango di filosofo del perito industriale Gianroberto Casaleggio; di cui ancora si ricorda la pittoresca performance sul potere di rete nel meeting di Cernobbio 2013, oltre il revival alla Asimov con il video-profezia “Gaia, the future of politics”.
Il tutto a conferma che, in questa epoca di politica star-system e di organizzazioni aziendali alla testa di movimenti politici, la figura dell’intellettuale è andata estinta, sostituita da comunicatori e trombettieri.
Non aveva torto la Gruber quando ieri sera, in un soprassalto di pudore, ha esclamato: “Stiamo facendo uno spottone ai Cinquestelle”.
Proprio così, cara signora. Il segnale che il generone mediatico sta riposizionandosi, in previsione di ciò che può accadere nel fatidico 2018. O forse anche prima.
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 8th, 2017 Riccardo Fucile
UNA REGISTA DANESE, UNICA AL MONDO, HA ASSISTITO ALLE RIUNIONI SEGRETE
«Dovreste vivere in Italia per capire cos’è la paranoia», dice Mario Giarrusso, senatore e attore
prestato a interpretare se stesso, «è la cosa che ti fa dubitare dei tuoi stessi amici».
La frase va finendo mentre Giarrusso è seduto in trattoria ad ascoltare quei suoi amici e colleghi che poco dopo saranno espulsi dal M5S: Francesco Campanella, Luis Orellana, Lorenzo Battista.
Nel frattempo Giarrusso raccoglie minacce di morte e si compra una pistola che, con eccesso di immaginario cinematografico, porta con sè a letto. Siamo nel 2014 e la paranoia nel M5S è al suo culmine. Poi, resterà come una ferita e una cifra comportamentale, come un sapore in bocca che non va più via.
Il documentario
Quasi due anni prima, una regista danese, Lise Birk Pedersen, ottiene, unica al mondo, di poter raccontare il M5S dal suo interno, seguendo nel privato e nelle riunioni quattro senatori grillini. Paola Taverna, Alberto Airola, Mario Giarrusso, Luis Orellana.
Nessun velo, nessuna finzione, se non la posa attoriale che ogni tanto prende chi sa di avere una telecamera accesa intorno a sè.
Il risultato è «Tutti a casa — Inside M5S», il documentario di Pedersen, ieri in anteprima al festival di Pordenone «Le voci dell’inchiesta».
È un racconto lungo tre anni, dallo Tsunami tour di Beppe Grillo, le piazze piene che annunciavano, inascoltate, il maremoto politico, a un comizio del 2015 organizzato sulla coda di Mafia Capitale, che invece annunciava la scontata vittoria del M5S a Roma.
In mezzo ci sono aneddoti divertenti e dolorosi. C’è quella volta in cui sempre Giarrusso, sfinito dalle discussioni con gli attivisti ai banchetti in Sicilia che spingono per l’accordo con il Pd di Pier Luigi Bersani, si addormenta nella cameretta di quand’era bambino, con la sciarpa del Catania sopra il letto e il padre che gli dice in dialetto di «tirar fuori le palle».
Giarrusso è un omone addolcito dall’amore per la musica classica, dilaniato per mesi dai dubbi se accettare un compromesso con i dem. Chi invece non sente ragioni è Taverna, capace far piangere una senatrice, Michela Montevecchi.
La scena si svolge durante l’assemblea che decreterà l’espulsione della collega Adele Gambaro, rea di aver accusato Grillo di scrivere post violenti («il Parlamento è una tomba maleodorante»). Interviene Taverna in italiano-romanesco: «Vojo che me fate il favore di levarve dai cojoni. Voi state qui per grazia ricevuta de Beppe Grillo, e state a sputà nel piatto in cui se magna…».
Ma c’è chi della grazia ricevuta non sa che farsene, e vorrebbe fare politica, ragionare con la propria testa, come Orellana che nell’intimità dello sconforto dice: «Per il 99% degli attivisti Beppe è perfetto e non può sbagliare».
Beppe li porta fino alle soglie del Parlamento, dove è un po’ cominciato e un po’ finito tutto.
Poi riappare solo di tanto in tanto dal vivavoce di un iPhone, su quello di Vito Crimi, dove è registrato come «Il Grigio».
La telecamera entra nelle assemblee e dà ragione ai retroscena che hanno raccontato i giornali, incuranti degli attacchi di un Movimento che si è subito rimangiato le promesse di trasparenza. Si vede come «Il Grigio» impone le scelte: «Fate come volete, ma sappiate che…»; la sua rabbia impietosa quando viene messo in discussione.
Senza filtri
Dove si spegne lo streaming si accende l’occhio di Pedersen su semplici cittadini entrati in un gioco più complesso di loro, dove parlare liberamente diventa sempre meno gradito.
La regista ha detto di aver cominciato senza sapere nulla del M5S, mossa da curiosità . La fortuna l’ha premiata e le ha permesso di raccontare cosa è successo davvero, senza pregiudizi e con quel rigore scandinavo che come nulla fa passare dal comico al drammatico.
Le liti feroci, il potere di Grillo, il conformismo di alcuni, la ribellione di altri, le epurazioni, la deriva personalistica e autoritaria del M5S, Airola che preme Sì sul tablet per espellere Gambaro, l’addio amaro di Orellana: «Ascoltare cosa dicono gli altri dovrebbe essere lo scopo di chi sta in Parlamento».
È un documento storico su un esperimento antropologico. E che parla di oggi, parla di quanto è successo a Genova, e potrebbe risuccedere.
La parola onestà si sente riecheggiare fino al finale, a Roma, dove si chiude come si era cominciato, sui volti del pubblico a un comizio di Grillo che è anche spettacolo: «La manifestazione dell’onestà », dopo Mafia Capitale. Poco prima le telecamere mostravano Taverna e Airola fumare nelle stanze del Senato, dove è vietato farlo, inconsapevoli che l’onestà comincia sempre dal rispetto delle piccole regole.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE GRILLINO E’ RIUSCITO A PARLARE PER MEZZORA DEL NULLA GRAZIE ALLA COMPLICITA’ DELLA GRUBER E DEGLI OSPITI CAMMELLATI
Ieri Davide Casaleggio è apparso per la prima volta in televisione e abbiamo così scoperto che
anche il figlio del guru del MoVimento 5 Stelle è dotato della capacità di parlare. Pare che per questa fatidica intervista Casaleggio Junior si sia preparato per quattro ore con l’esperto della comunicazione pentastellata Rocco Casalino.
A giudicare da quello che abbiamo visto ieri sera quello dell’ex concorrente del Grande Fratello non è stato poi un grande lavoro perchè Casaleggio ha molto annaspato.
Questo nonostante Lilli Gruber abbia fatto di tutto per metterlo a suo agio e abbia addirittura invitato in trasmissione Gianluigi Nuzzi e Domenico De Masi, due persone che certamente non sono ostili al M5S che saranno entrambi al convegno organizzato dall’Associazione Gianroberto Casaleggio.
Qual è il ruolo di Davide Casaleggio nel M5S?
Davide Casaleggio, Presidente della Casaleggio Associati, Presidente dell’Associazione Rousseau e “tecnico informatico” del MoVimento (secondo lo Statuto è lui ad avere le chiavi della piattaforma di voto del M5S) fin dall’inizio ha fatto capire che genere di intervista sarebbe andata in onda.
Quando la Gruber ha detto che la Casaleggio Associati è l’associazione di riferimento del MoVimento 5 Stelle Casaleggio Jr. l’ha prontamente interrotta per puntualizzare che è l’Associazione Rousseau ad “occuparsi” del MoVimento 5 Stelle.
Certo il sistema operativo Rousseau è una creazione della Casaleggio ma questo è solo un dettaglio.
La Casaleggio Associati invece “si occupa di strategie di Rete per i propri clienti”, ma quando la la Gruber chiede se la Casaleggio si occupa del blog di Grillo il giovane guru balbetta «si occupa l’associazione Rousseau del blog delle Stelle di Rousseau e di tutto cio che… che ruota attorno al MoVimento 5 Stelle».
Per chi non lo sapesse il Blog delle Stelle non è uno dei soprannomi del sito che si può consultare al dominio beppegrillo.it, quel sito è — nelle parole di Gianroberto Casaleggio — “il blog cui ho dedicato molto del mio tempo ogni giorno negli ultimi 11 anni” ma è il sito blogdellestelle.it.
Visto che però Grillo qualche tempo fa ha detto di non essere gestore o autore del blog un giornalista serio avrebbe se non altro chiesto chi materialmente lo fa.
Ad esempio è noto che è la Casaleggio Associati a gestire la raccolta pubblicitaria del blog “di Grillo” il che porta a concludere che tra i clienti della Casaleggio Associati c’è anche il blog di Beppe Grillo (che si appoggia allo stesso registrar del sito della Casaleggio).
Non si sa poi chi materialmente si occupi della gestione perchè dell’Associazione Rousseau fanno parte — oltre a Davide Casaleggio — Max Bugani e David Borrelli. Curiosamente poi la sede dell’Associazione Rousseau è al civico 6 di via Gerolamo Morone a Milano che è lo stesso indirizzo della Casaleggio Associati.
Uno degli uomini chiave della Casaleggio — Pietro Dettori — è attualmente responsabile editoriale di Rousseau.
Qualcuno avrebbe potuto far notare queste continuità tra Casaleggio Associati e Rousseau o almeno chiedere chi ha deciso che Davide Casaleggio doveva ereditare anche il ruolo del padre in seno al M5S.
Sarebbe bastato suggerire che Davide Casaleggio di fatto — in virtù del suo ruolo di Presidente dell’Associazione Rousseau — controlla il MoVimento e non è stato eletto da nessuno dei portavoce.
Evidentemente si è preferito non mettere ulteriormente in difficoltà il buon Davide con domande così precise.
Chissà perchè la Gruber non ha chiesto conto del network di notizie pseudoscientifiche e clickbaiting messo in piedi dalla Casaleggio e costituito da siti come TzeTze e la Fucina.
Le non- risposte di Davide Casaleggio
Forse Davide Casaleggio era troppo nervoso per poter rispondere a domande troppo complesse ma chi ha visto l’intervista ha avuto l’impressione che pur sapendo in anticipo le domande che gli sarebbero state fatte il giovane guru è riuscito nella difficile impresa di non riuscire a dare le risposte che avrebbe dovuto dare.
Non proprio l’atteggiamento di un genio della comunicazione, ma del resto anche il padre — che viene dipinto come un visionario, come l’uomo che ha rivoluzionato la politica e l’Internet italiano riuscendo a capire il futuro prima degli altri ma che in realtà dietro di sè ha lasciato qualche video apocalittico e alcuni aforismi di una banalità disarmante. Bisogna capire Casaleggio Junior: è difficile essere all’altezza di cotanto genitore.
Ma il trucco è semplice: basta non rispondere alle domande, lasciarle cadere nell’aria o rispondere ad altro.
Questa lezione Davide l’ha assimilata benissimo. Prendiamo una domanda di quelle che si fanno per rompere il ghiaccio, Casaleggio ha appena finito di spiegare che è importante lavorare “sull’innovazione” per non rimanere indietro per capire in che direzione stano andando il Mondo e la tecnologia.
La Gruber chiede “Secondo lei in che direzione sta andando il Mondo?” che all’interno discorso politico è l’equivalente del “descrivi quello che vedi dalla tua finestra” dei temi delle elementari.
La non-risposta di Casaleggio arriva subito: «In ogni contesto ci sono varie direzioni ed è questo che vogliamo esplorare sabato ed è per questo che abbiamo vari specialisti leader nei loro settori».
La visione politica di Davide Casaleggio non è pervenuta, quella del padre, che annunciava guerre, carestie e l’avvento della singolarità , è scomparsa completamente. Passiamo ad un’altra domanda: “come sarà selezionata la vostra classe dirigente?”, domanda che il giovane guru reputa non pertinente perchè lui voleva parlare del convegno di sabato ad Ivrea.
I 5 Stelle lodano Putin, sognano la sovranità nazionale e monetaria, sono per i dazi commerciali e ammirano Trump (non tutti i giorni), Casaleggio sembra non avere alcuna idea del fatto che il “suo” partito ha già preso delle posizioni su quello che dovrebbe essere il Mondo.
Non sappiamo se gli androidi sognano pecore elettriche ma qualche dubbio che Davide Casaleggio sogni solo algoritmi blockchain ci è venuto.
In confronto ad altri politici — a 5 Stelle e non — esperti dell’arte della fuga Casaleggio è un vero fuoriclasse.
Ma se decide tutto Grillo a cosa serve Rousseau?
Dopo aver cantato le magnifiche sorti e progressive della democrazia diretta Casaleggio è chiamato a rispondere della decisione presa da Grillo di annullare le votazioni che si sono svolte sulla piattaforma creata da Gianroberto Casaleggio e da lui gestita.
Grillo ha infatti deciso di togliere il simbolo a Marika Cassimatis annullando l’esito del voto degli iscritti.
In un movimento così aperto è necessario avere la figura di Garante che faccia da garante per tutto il movimento. È giusto che intervenga nei momenti in cui ritiene che le scelte che vengono condotte o alcune occasioni che possono capitare al movimento possono creare danno al movimento. Grillo in quanto garante ha attuato una sua prerogativa di poter tutelare il movimento da una serie di attacchi o potenziali problemi che il movimento potrebbe avere.
A parte il fatto che sembra che Casaleggio creda che Grillo abbia dei poteri divinatori e che sia in grado di prevedere il futuro (come suo padre del resto) la cosa divertente è che oggi Grillo — che in un primo momento aveva detto tutt’altro — si è difeso spiegando di aver annullato quella votazione perchè non si sarebbe svolta secondo i termini previsti dal regolamento.
Chi avrebbe dovuto vigilare? Il gestore della piattaforma Rousseau ovvero proprio Casaleggio.
La Cassimatis non potrà però partecipare a nuove votazioni perchè nel frattempo è stata espulsa. La Gruber avrebbe potuto chiedere quali sono questi presunti “attacchi” che il Garante ha ravvisato e perchè ha deciso di aprire la consultazione sulla presentazione della lista Pirondini a Genova a tutti gli iscritti e non solamente ai genovesi.
Anche di questa decisione chi gestisce Rousseau deve e può essere ritenuto responsabile, visto che Grillo è solo il Garante.
Oppure avrebbe potuto ricordare i numerosi casi in cui il potere di Grillo di prevedere “gli attacchi” si è scontrato con la realtà delle sentenze dei tribunali.
Poco dopo però, quando la Gruber gli chiede se è lui il Capo Politico del MoVimento Casaleggio ribadisce che il Capo Politico del M5S è Beppe Grillo mentre il suo è quello di semplice progettista del sistema operativo.
In studio — per non mettere in crisi Casaleggio — nessuno ha fatto notare che o Grillo è il Garante o è il Capo Politico e la Gruber si è guardata bene da chiedere in che modo è stato deciso che Grillo è il Capo del partito.
La Gruber avrebbe potuto anche chiedere qual è la natura dell’Associazione Movimento 5 Stelle che controlla il MoVimento 5 Stelle e qual è il rapporto che intercorre tra quell’associazione e quella di Casaleggio.
Se davvero Davide Casaleggio non ha alcun ruolo politico perchè si incontra con i portavoce pentastellati?
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
L’ESPOSTO AD AGCOM DEL DEPUTATO BOCCADUTRI METTE A NUDO UN ASPETTO CHE FA RIFLETTERE SULL’INTERVISTA APPARECCHIATA DALLA GRUBER A LA 7
“Casaleggio è committente di una società per la quale lavorano gli stessi giornalisti che lo hanno intervistato, non mi sembra normale”.
Il deputato del Pd Sergio Boccadutri sta scrivendo un esposto all’AgCom dopo l’intervista di Davide Casaleggio a Otto e Mezzo.
L’intervento del figlio del fondatore del M5S ha sollevato le critiche dei renziani che durante la puntata hanno attaccato sui social network la trasmissione condotta da Lilli Gruber: gli esponenti Pd non hanno digerito la presenza, insieme alla conduttrice, di Gianluigi Nuzzi, giornalista assistito dalla VisVerbi, un’agenzia di comunicazione e management per giornalisti, la stessa che organizza il convegno di Ivrea in memoria di Gianroberto Casaleggio.
Onorevole Boccadutri, ha inviato l’esposto all’AgCom?
Lo sto scrivendo ora. Il problema è se si ravvede un conflitto di interesse o meno. Io lo ravvedo. La Visverbi è una società che lavora per l’intervistato, Casaleggio, e manda in tv, per intervistarlo, persone che fanno parte del parterre all’evento che la stessa società organizza. Per i giornalisti vale una deontologia, mi sembra che siano stati un po’ più ‘leggeri’ in questo caso. Se l’intervistato è committente di una società per la quale lavorano gli stessi giornalisti che lo hanno intervistato non è normale, mi sembra. Poi tocca all’AgCom valutare e verificare. Ma non ci si può abituare a tutto.
Molti renziani ieri sui social hanno attaccato la trasmissione di Lilli Gruber. È da tempo che esponenti del Pd prendono di mira i talk show della tv di Cairo…
Non c’entra la tv di Cairo. Qui si tratta della persistente presenza di una parte politica o, in altri casi, che ci si concentri su una persona a tambur battente. Per me l’informazione deve essere equilibrata e leale. A volte guardando certe trasmissioni non ho questa impressione. La mia è ovviamente una valutazione soggettiva. Ci sono degli organismi di autogoverno che dovrebbero controllare e spesso non lo fanno. Ma vorrei ricordare che chi ha denunciato un giornalista all’ordine dei giornalisti è stato Luigi Di Maio.
Neanche voi ci siete andati leggeri con alcuni giornalisti.
Io non mai fatto esposti all’Ordine professionale.
Però ci sono stati diversi casi in cui avete attaccato giornalisti, come nel caso delle prime pagine contro Renzi “esposte” alla Leopolda.
Un attimo. Io non posso avere il limite di esprimere quello che penso, così come recita l’articolo 21 della Costituzione. Si può tranquillamente esprimere una critica di carattere politico. Qui stiamo parlando di un’altra cosa. Mi riferivo a chi ha denunciato un giornalista per quello che aveva affermato con il rischio di una sanzione disciplinare che può portare anche alla sospensione dall’Ordine e quindi con effetti sulla sua attività lavorativa. Sono cose un po’ diverse.
Lei ha presentato, insieme ad altri suoi colleghi, un’interrogazione al Mef e al ministero della Pa su un altro – a suo avviso – conflitto di interessi, quello dell’ex assessore di Roma Marcello Minenna, in Consob, per aver collaborato a un report di Mediobanca Securities sugli effetti per l’Italia della ridenominazione del debito pubblico. Se nel Pd c’è tutta questa attenzione al conflitto di interessi, perchè non mette mano alla legge Frattini che presenta molte carenze?
In questo caso non è tanto un conflitto di interessi. Qui c’è il problema di una persona sta in un organismo di Vigilanza dei mercati e scrive come contributore esterno un report sull’Italia per un soggetto che è controllato dalla stessa Consob. Il problema non è di poco conto. Se uno vuole fare il libero pensatore si dimette e lo fa ovunque. Un conto è la pubblicazione su una rivista scientifica indipendente; un altro è un report predisposto da un soggetto che fa capo a Mediobanca Spa, quotata in borsa, sulla quale Consob è tenuta a vigilare. A me non sembra normale. Gli investitori leggono e poi si orientano nelle loro scelte. Non si tratta di una censura.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
LA MOSSA DISPERATA DI GRILLO, IL CONTRATTACCO DEI LEGALI DELLA CASSIMATIS
È finita poco prima delle 15, l’udienza per il ricorso d’urgenza presentato da Marika Cassimatis, (ex) candidata sindaco dell’M5S a Genova, “scomunicata” da Beppe Grillo dopo avere vinto le “comunarie” del Movimento 5 Stelle: il presidente della Prima sezione del tribunale Civile, Roberto Braccialini, dovrebbe decidere lunedì.
All’uscita dal palazzo di giustizia, la Cassimatis ha detto che «sono state chiarite diverse cose. Abbiamo visto alcune documentazioni, dovrebbero essere quelle in parte contestate a suo tempo. Si tratta di “like” a post di ex attivisti che al momento erano perfettamente attivisti e portavoce perfettamente inseriti nel Movimento, totalmente estrapolati dal contesto»; ancora: «I “like” contestati non si riferivano proprio a Pizzarotti, ma alle sue politiche. Non c’erano contestazioni alla Salvatore, ma c’era un “like” a un post di Putti in cui faceva considerazioni sulla Salvatore».
La Cassimatis ha poi spiegato di essere ancora iscritta al Movimento nonostante la sospensione annunciata da Grillo sul blob: «Posso ancora accedere alla piattaforma Rousseau, il sistema operativo del partito. Ancora ieri sera ho votato su questioni di politica estera. Quindi tecnicamente sono ancora iscritta al Movimento».
Ricordiamo che la Cassimatis, tramite i suoi legali ha chiesto che «in via urgente» vengano riabilitate la sua candidatura (aveva vinto le Comunarie grilline online poi annullate dal “capo politico”) e cancellata quella di Luca Pirondini, inizialmente secondo classificato, poi scelto dal leader e “approvato” da una consultazione web allargata a livello nazionale.
Nella tarda serata di ieri Grillo ha sospeso Cassimatis dall’M5S .
E questa mattina i legali del comico hanno rilanciato sostenendo che, proprio alla luce del provvedimento adottato dal capo politico, non c’è più motivo per affrontarsi in aula, in quanto lei non potrebbe “comunque” partecipare alle elezioni per i Cinque Stelle. Come dire: se anche i giudici riabilitassero la sua vittoria alle prime Comunarie, Cassimatis è stata sospesa e non può correre con il simbolo pentastellato.
I difensori della medesima Cassimatis hanno tuttavia replicato fissando un punto chiave.
«In primo luogo – è la posizione del suo avvocato Lorenzo Borrè – il giudice potrebbe non ritenere valida la sospensione. Ma se anche lo facesse, e Cassimatis non potesse candidarsi con il Movimento a prescindere dalla riabilitazione in tribunale, resta valido il secondo motivo del nostro ricorso, cioè la candidatura di Luca Pirondini ratificata da un voto nazionale e non locale. Perciò noi chiediamo che, anche laddove Cassimatis venga ritenuta sospesa e risulti di fatto incandidabile, il giudice annulli l’investitura di Pirondini”.
Insomma dopo aver cacciato la candidata senza spiegare i motivi del contendere Beppe tira fuori l’argomento della votazione non valida ma spiega anche che la stessa votazione non si può ripetere perchè nel frattempo la Cassimatis è stata cacciata. Un bell’esercizio di absurdum spazio-temporale.
Quindi la prima votazione viene annullata e la seconda non si può ripetere perchè la Cassimatis è stata espulsa. Giova ricordare che nel ricorso proposto daglia avvocati Alessandro Gazzolo e Lorenzo Borrè si faceva notare che il voto per Luca Pirondini doveva essere annullato anche perchè : la decisione di inibire la corsa della Cassimatis con il simbolo del M5S a Genova e quella di chiedere agli iscritti se far correre al suo posto lo sconfitto Luca Pirondini è stata presa in violazione del regolamento e dello statuto del M5S: «L’articolo 3 del regolamento infatti prevede che per la scelta dei candidati si voti con un preavviso di 24 ore mentre Beppe ha indetto subito la votazione per incoronare il candidato “favorito” dalla scelta di escludere la Cassimatis». Beppe e i suoi avvocati non toccano neppure la circostanza, ma implicitamente così riconoscono la fondatezza del ricorso.
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
A SCOPPIO RITARDATO, GRILLO SI AUTODENUNCIA, HA VIOLATO LUI IL REGOLAMENTO, SE N’E’ ACCORTO STRANAMENTE OGGI CHE IL TRIBUNALE DEVE DECIDERE SULLA LISTA
Marika Cassimatis deferita ai probiviri dal leader Beppe Grillo, insieme ad altri due candidati della sua lista alle comunarie di Genova del 14 marzo che, inoltre, vengono annullate.
Lo annuncia il leader M5S in un esilarante post sul suo “Blog delle stelle” pubblicato a poche ore dall’udienza fissata al Tribunale di Genova che deve decidere se riabilitare Marika Cassimatis nella competizione elettorale, esclusa proprio da Beppe Grillo con l’ormai famoso post “Fidatevi di me”.
“Pertanto la lista che verrà presentata alle elezioni comunali di Genova contraddistinta dal simbolo del Movimento Cinque Stelle è quella con candidato sindaco Luca Pirondini” sancisce Grillo e toglie il simbolo a Cassimatis, anche se il Tribunale la riammettesse nell’agone elettorale.
“La votazione tenutasi il 14 marzo 2017 per la scelta della lista da presentare alle elezioni comunali di Genova con il simbolo del MoVimento 5 Stelle tra la lista con candidato sindaco Marika Cassimatis e la lista con candidato sindaco Luca Pirondini viene annullata, perchè indetta con preavviso inferiore al termine minimo di 24 ore prescritto dall’articolo 3 del regolamento del MoVimento 5 Stelle per le votazioni per la scelta dei candidati alle elezioni”: scrive Beppe Grillo sul blog.
In pratica 24 giorni dopo averle regolarmente indette, Grillo si autodenuncia, dicendo di aver commesso un atto illecito, ovvero non aver rispetto il suo stesso regolamento.
C’è da scompisciarsi dal ridere.
Ma non finisce qua.
“La votazione non può però essere rinnovata perchè il candidato sindaco Marika Cassimatis e due candidati facenti parte della sua lista sono state sospese in via cautelare dal MoVimento 5 Stelle dal collegio dei probiviri e non sono pertanto in possesso dei requisiti di candidabilità in liste del MoVimento 5 Stelle”, prosegue Grillo nel post. Proprio il leader del M5S aveva squalificato la Cassimatis per “incandidabilità ” dopo l’esito delle comunarie, rilevando che altri membri della sua lista presentavano caratteristiche simili.
E conclude: “Pertanto, la lista che verrà presentata alle elezioni comunali di Genova contraddistinta dal simbolo del MoVimento 5 Stelle è quella con candidato sindaco Luca Pirondini, non potendo procedersi al ballottaggio con altre liste”.
In pratica prima anulla le votazioni a lui ostili per vizio formale da lui stesso commesso, poi sospende chi le ha vinte e quindi “non si possono ripetere perchèc’è un solo candidato (quello che piace a lui).
Il tutto mentre è in corso l’udienza presso il tribunale di Genova che deve decidere sul ricorso della Cassimatis.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO MAGRI CONFERMA LA STESSA VISIONE TRA L’AZIENDA M5S E I POTERI FORTI
Paolo Magri, segretario italiano della Commissione Trilateral nonchè direttore dell’Ispi e
professore di Relazioni internazionali alla Bocconi, sarà ospite all’evento di Ivrea organizzato da Davide Casaleggio in memoria del padre, Gianroberto.
Un fatto curioso se si considera che in passato la Trilateral è stata considerata una specie di male assoluto dal M5S.
Qualcosa, però, è cambiato, come spiega lo stesso Magri intervistato da Repubblica:
“Solo in Italia siamo stati oggetto di ricorrenti attenzioni e letture cospirative e massoniche. In tutti gli altri paesi la Trilateral viene letta per ciò che è: un’occasione di incontro fra esponenti di estrazione e paesi diversi per capire cosa sta cambiando attorno a noi. Per ciò che ho letto, è esattamente ciò che la fondazione Casaleggio intende fare ad Ivrea, no?”.
Se qualcuno avesse avuto ancora dubbi, insomma, è servito.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA CURATELA DELLA VISVERBI E LA MILANESIZZAZIONE DEL M5S
La nascita dell’Associazione Casaleggio è uno spartiacque, nella vita del Movimento cinque stelle, che segnala l’inizio di una fase nuova.
Dopo quella dei meet up e delle origini, sostanzialmente conclusa con il trionfale Tsunami tour; e dopo la fase della “romanizzazione” – appaltata a un gruppo di giovani leader, e al relativo staff di comunicazione romano, che non sono mai apparsi davvero soddisfacenti ai due capi del Movimento; inizia oggi quello che potrebbe esser chiamato un tentativo di milanesizzare il Movimento, ossia di creare un network-Casaleggio che parta da mondi un po’ più solidi, e si allarghi poi a quelli romani, e a gruppi d’interesse romani (attraverso alcuni referenti, individuabili).
Con un’abilità mediatica in più: mentre gli invitati a parlare alla Leopolda di Renzi vennero ipso facto etichettati come “renziani”, quelli dell’evento di Ivrea stanno riuscendo a evitare questa schematizzazione, che li vorrebbe grillini o, forse con maggior precisione, amici della Casaleggio.
Uno dei dettagli (nei dettagli è tutto) di questa transizione nel M5S è che l’evento inagurale della fondazione Casaleggio, il convegno che si terrà sabato nella Ivrea di Olivetti, è stato curato non dalla comunicazione ufficiale (lo staff M5S in Parlamento, guidato da Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi), ma dalla Visverbi, un’agenzia di comunicazione e promozione mediatica assai professionale e conosciuta, nel mondo della tv, che ne gestirà la parte comunicativa.
Di fatto, Davide Casaleggio ha tolto l’evento dalle mani dei romani, avocandolo a sè, e a un gruppo di professionisti coi quali ha stabilito ciò che a lui pare un certo feeling. Visverbi è un’agenzia che, tra le altre cose, ha gestito nel tempo, come “agente televisivo”, le figure di vari giornalisti tv, ospiti fissi nei talk show; l’elenco sarebbe lungo, si va da Paolo Mieli a Andrea Scanzi a Giuseppe Cruciani e David Parenzo.
E tanti altri.
Visverbi è stata messa su da Valentina Fontana (una delle migliori professioniste del ramo, tra l’altro moglie di Gianluigi Nuzzi, che condurrà al convegno di Ivrea alcuni importanti incontri) e Barbara Castorina.
Nacque con una sede dègagè in zona Paolo Sarpi, a Milano. Si muove con discrezione e senza cafonerie.
E, tra le altre cose, ha seguito eventi importanti come il Festival di Ponza (animato soprattutto da Nuzzi e Mieli, e che ha visto tra gli ospiti in passato proprio Gianroberto Casaleggio).
Una specie di congiunzione – nel mezzo delle pontine, e di meravigliose spiagge-aperitivo tipo il Frontone – tra universi milanesi e romani.
Visverbi ha fatto tutto questo col minimo di visibilità , e con trasversalità e non etichettabilità politica. Perfetto. Una rete i cui tasselli naturalmente si vedono, ognuno al loro posto. Everything in its right place, canterebbe Thom Yorke.
Non deve dunque colpire più di tanto che, nella giornata in cui Davide Casaleggio esordisce in un’intervista tv, sia proprio la Visverbi ad aver curato quasi tutto.
Anche molte telefonate per contattare, e eventualmente convincere, gli ospiti più prestigiosi – e che più hanno fatto discutere, per esempio alcuni magistrati di grande peso e valore.
Non tanto, sarebbe sommario, il “partito dei giudici” – quello era, almeno in parte, l’Italia dei Valori – ma un incrocio più sapiente di mondi, meno scontato e meno monocolore, e con punte di raffinatezza organizzativa che vanno colte.
Una metamorfosi; che presuppone, per esser completata, l’abbandono progressivo dei pezzi più improbabili del mondo M5S attualmente orbitanti nella stazione-Roma, fermo restando naturalmente il mantenimento di ciò che invece conta, nel sistema delle relazioni romane.
(da “La Stampa”)
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