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IL SINDACO GRILLINO DI BAGHERIA CHE SOSPENDE GLI STIPENDI AI DIPENDENTI COMUNALI FINO A QUANDO NON VERRA’ APPROVATO IL BILANCIO, COME SE FOSSE COLPA LORO

Marzo 29th, 2017 Riccardo Fucile

DA DUE ANNI E MEZZO I GRILLINI AMMINISTRANO IL COMUNE E DA DUE ANNI E MEZZO NON RIESCONO A FAR APPROVARE IL BILANCIO… QUALCUNO CI SPIEGA CHE COLPA HA LO SPAZZINO DEL COMUNE SE L’ASSESSORE GRILLINO NON FA IL SUO DOVERE?

Il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, del MoVimento 5 Stelle, ha annunciato che il Comune sospenderà  il pagamento degli stipendi dei dipendenti comunali fino a che non verrà  presentato il bilancio previsionale del 2017.
Fino a quel momento il sindaco, gli assessori e soprattutto i circa 400 dipendenti comunali non percepiranno lo stipendio.
Nell’aprile 2014 i 5 Stelle hanno ottenuto un successo storico: Patrizio Cinque, candidato del MoVimento, è diventato sindaco di Bagheria, un comune di cinquantamila abitanti in provincia di Palermo.
Lì come altrove i 5 Stelle hanno sperimentato le difficoltà  del governo di una città , perdendo un gran numero di assessori lungo il cammino.
Uno dei problemi principali è il ritardo nella presentazione dei bilanci.
Il Comune amministrato dai pentastellati ha accumulato un grave ritardo per la redazione dei documenti contabili relativi agli anni 2013-2014-2015-2016 e 2017.
In buona sostanza è dal 2013 che i bilanci e rendiconti del Comune di Bagheria non vengono approvati e quindi il Comune sta operando in una “fase” di gestione provvisoria.
Il sindaco ha così deciso di premere sull’acceleratore sospendendo il pagamento degli stipendi nella speranza che questo sia da stimolo a procedere con le operazioni di redazione dei bilanci:
In poche parole i 5 Stelle stanno accusando gli uffici comunali di non aver lavorato abbastanza.
Qualche settimana fa il collegio dei revisori dei conti aveva fatto notare all’Amministrazione comunale come il ministero degli Interni avesse dato 120 giorni di tempo — a decorrere dal 5 agosto — per l’approvazione dei bilanci.
Il termine è scaduto e il Comune, hanno scritto i revisori, “non risulta essersi dotato degli strumenti programmatori quali bilancio di previsione annuale e pluriennale che le consentono una corretta gestione finanziaria”.
Il sindaco ha promesso che nei prossimi giorni tornerà  sulla questione ma nel frattempo le opposizioni scalpitano e vanno all’attacco chiedendo le dimissioni dell’assessora al bilancio.
Se da un lato il MoVimento 5 Stelle si difende addossando alle amministrazioni precedenti le ragioni del grave dissesto dei conti pubblici è pur vero che in questi due anni e mezzo i pentastellati non sono riusciti a presentare i bilanci consuntivi del 2013 e del 2014 e quelli previsionali per il 2015, 2016 e 2017 (la cui scadenza peraltro è il 31 marzo).
In particolare in un video pubblicato su Facebook il segretario PD Orazio Amenta chiede come “come siano stati effettuati da questa amministrazione affidamenti a ditte, come sono state fatte le gare d’appalto, come sono stati banditi i concorsi, come sono stati pagati gli straordinari e come sono state fatte consulenze a pagamento”.
Se è vero che la situazione ereditata dai 5 Stelle era già  disastrosa è impossibile non far notare come i 5 Stelle in campagna elettorale avessero promesso di risanare completamente la città , i conti pubblici e la macchina amministrativa.
C’è anche da chiedersi cosa abbia fatto in questi due anni e mezzo l’amministrazione comunale (ed in particolare gli assessori al bilancio) per lavorare alla redazione e all’approvazione del bilancio.
Dopo tutto questo tempo continuare ad incolpare chi li ha preceduti e, da oggi, l’inerzia degli uffici sembra un tentativo di trovare una comoda scusa.

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO E IL “DEFUNTO PSICOLOGO GALLINI”: PECCATO CHE SI TRATTASSE DEL SOCIOLOGO DEL LAVORO GALLINO

Marzo 29th, 2017 Riccardo Fucile

A CARTA BIANCA PENOSA GAFFE DEL “FUORICORSO GRILLINO” CHE VUOLE CITARE COSE CHE NON CONOSCE… DE BORTOLI ASSISTE ALLIBITO

Luigi Di Maio ha dato un’altra prova del fatto che è ormai pronto a diventare Imperatore del Mondo for ever and ever: nell’intervento a Carta Bianca su Raitre ha detto che i Certificati di Credito Fiscale (che il blog di Grillo ha di recente riproposto in un post firmato da Gennaro Zezza) “li hanno inventati economisti come Ortona e il defunto psicologo come Gallini che tra l’altro ha scritto proprio sul giornale di Giannini”.
In realtà  lo “psicologo Gallini” è il sociologo del lavoro Luciano Gallino, scomparso nel novembre 2015, che firmò la prefazione a un e-book di Micromega (e quindi non “sul giornale di Giannini”) che ospitava gli interventi di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini, Stefano Sylos Labini e che è stato recentemente riproposto sul sito di Micromega.
I “certificati di credito fiscale” consistono in titoli con i quali lo Stato dovrebbe pagare spese varie e che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbero valore perchè con essi ci si potrebbero pagare le tasse.
I CCF secondo costoro diverrebbero quindi una moneta di fatto, che potrebbero essere utilizzati anche per comprare la frutta al mercato. Anche Berlusconi ha parlato di questa possibilità  e il responsabile economico della Lega ha proposto dei “mini-bot” da emettere prima di uscire dall’euro.
In realtà , come ha spiegato ieri Guido Iodice, l’idea non è così semplice da attuare come sostengono i promotori, i quali in primo luogo danno per scontato che l’emissione di questa quasi-moneta non violi i Trattati.
Ammesso che sia così, tuttavia è facilmente immaginabile che la Commissione europea chiami lo Stato a rispondere davanti alla Corte di giustizia.
L’incertezza sull’esito farebbe precipitare il valore del CCF nei confronti dell’euro, rendendoli poco più che carta straccia.
Ammettendo però che la Commissione non ci porti davanti alla Corte per violazione dei Trattati, in ogni caso i CCF andrebbero sommati allo stock del debito pubblico. Anche qui, i promotori insistono sostenendo che non sia un problema, ma la Commissione potrebbe porre comunque ostacoli che minerebbero la fiducia del pubblico.
E siccome il valore di un mezzo di pagamento dipende dalla fiducia del pubblico, i CCF presto precipiterebbero nei confronti dell’euro, con effetti sociali noti: nei paesi in cui vige la doppia circolazione valutaria la moneta forte diventa quella dei ricchi, la moneta debole è per i poveri.
Secondo i promotori l’aumento di spesa tramite CCF dovrebbe generare effetti moltiplicativi che permetterebbero maggiore crescita e quindi aumento del gettito fiscale.
La gente però potrebbe semplicemente decidere di non spendere i CCF, ma detenerli fino a quando potranno essere usati per pagare le imposte, peraltro l’unico momento in cui il valore dei CCF potrebbe essere considerato sicuro ed uguale a quello stampato sul pezzo di carta. In tal caso, l’effetto espansivo sarebbe nullo e lo Stato si troverebbe con un buco di bilancio imprevisto.
Il modello spesso richiamato è quello dello Stato della California che nel luglio 2009, di fronte ad una grave crisi delle proprie finanze, emise delle “promesse di pagamento” (Registered Warrants) per pagare i dipendenti pubblici, i fornitori e coloro che vantavano diritti a rimborsi fiscali per 2,37 miliardi di dollari.
Anche i Warrants potevano essere usati per pagare le tasse dovute allo Stato della California e avevano persino un tasso di interesse. L’esperimento non fu propriamente un successo: le principali banche si rifiutarono dopo pochi giorni di accettare questi “pagherò” (o come li chiamano gli americani, IOU, che sta per I Owe You, “io ti devo”).
Solo dopo ingenti tagli di spesa e aumenti delle imposte decisi dallo Stato, alcune di esse tornarono sui loro passi e ricominciarono ad accettare i Warrants.

(da “NextQuotidiano”)

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ROBERTO FICO E LA SOLITA INTERVISTA APPARECCHIATA SU LA7

Marzo 28th, 2017 Riccardo Fucile

RIFIUTA IL CONFRONTO, AMMESSA SOLO INTERVISTA MONOLOGO

Vi ricordate la storia delle interviste «apparecchiate» ad alcuni degli esponenti del MoVimento 5 Stelle che vanno in scena sulla Rai, su Mediaset e su La7?
Ovvero della “simpatica” abitudine di non partecipare al confronto nel talk show con gli altri politici ma di farsi intervistare soltanto dal conduttore per avere insieme il massimo di visibilità  e il minimo del confronto?
Ora Alessia Morani del Partito Democratico racconta questo su Facebook:
Non è possibile essere invitati a trasmissioni dove c’è un parterre di politici di forze opposte che discutono di norme e soluzioni e fatti concreti e poi, a parte, ci sia lo spazio dedicato al grillino che, senza contraddittorio o quasi, monologa con il conduttore. L’ultimo esempio? Domani mattina ci sarà  una trasmissione su La 7 con intervista singola a Roberto Fico. Ho chiesto il confronto o lo stesso tempo in intervista singola e mi è stato negato. Non è tollerabile.
Se parlano Fico o Di Battista o la Taverna o Di Maio e sparano bugie ho il dovere oltre che il diritto di rispondere. Spero che le redazioni e gli autori capiscano presto che i talk show non sono un’estensione del blog. Usciamo da questo ricatto, presto, perchè ne va della qualità  della nostra democrazia.

(da “NextQuotidiano”)

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IL COMPLOTTISMO SULLA LOMBARDI DIETRO LE FIRME DELLA RAGGI

Marzo 28th, 2017 Riccardo Fucile

NEL M5S C’E’ CHI ACCUSA LA LOMBARDI DI AVER PASSATO INFORMAZIONI ALLE IENE: LA SOLITA GRANDE FAMIGLIA

Il caso dell’irregolarità  nella presentazione della lista di Virginia Raggi candidata sindaca di Roma si arricchisce di una trama fantasy.
I giornali raccontano oggi che sia nelle ormai famigerate chat dei deputati grillini che addirittura dalle parti della Casaleggio Associati si pensa che dietro la storia raccontata ieri dalle Iene sulle firme che ritornano dal futuro ci sia la “solita” Roberta Lombardi.
A mandare su tutte le furie i vertici della Casaleggio, scrive oggi Ilario Lombardo sulla Stampa, sono state le interviste ai due avvocati delegati alla raccolta firme, Alessandro Canali e Paolo Morricone, che non avrebbero informato nè Raggi nè i capi del M5S delle domande fatte dalle Iene ai tempi della registrazione del servizio.
A loro rimanda più volte la stessa Raggi, che pure si dice «serena per la regolarità  delle firme».
I due legali, secondo fonti del M5S, porterebbero alla Lombardi, l’arcinemica di Raggi.
Lorenzo De Cicco sul Messaggero invece dice che nelle chat grilline «si era scatenato il solito complottismo sotterraneo, una sotto trama che iproponeva,ancora una volta, Roberta Lombardi come “regista occulta” di una macchinazione ai danni della Raggi». Ma il quotidiano riporta anche una smentita della Lombardi: «Sono fantasie, non c’entro nulla. La raccolta firme è stata regolare».
E in effetti non si capisce che tipo di vantaggio possa avere la Lombardi da una grana del genere che metterebbe in cattiva luce due persone a lei vicine.
Ma in realtà , come spiega oggi Luca De Carolis sul Fatto, in ogni caso non c’è più tempo per qualsiasi ricorso:
L’amministrativista Gianluigi Pellegrino scuote la testa: “Il codice del processo amministrativo è chiaro, si hanno solo 30 giorni dalla sua proclamazione per ricorrere contro l’ele zione di un sindaco”. Tempo scaduto.
Ma quella raccolta firme è illegittima? “Elezioni come quella di Roberto Cota in Piemonte sono state annullate proprio per falsità  delle firme, ma noi facemmo ricorso entro i 30 giorni: la data rappresenta una cosa diversa”.
Però sarebbe stato attestato un falso: i delegati rischiano sul piano penale?
“Si sono difesi male, la storia della fattispecie a formazione progressiva non sta in piedi. Avrebbero fatto meglio a parlare di mero errore materiale”.

(da “NextQuotidiano”)

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I FILOBUS DELLA RAGGI SONO GIA’ ROTTI: CHE COMICHE

Marzo 28th, 2017 Riccardo Fucile

QUATTRO DELLE QUINDICI VETTURE PRESENTATE IERI DOPO POCHE ORE HANNO GIA’ PROBLEMI: UN MEZZO SURRISCALDATO, DUE CON PROBLEMI ALLA CENTRALINA, IL QUARTO CON DISPERSIONE DI ENERGIA ELETTRICA

Virginia Raggi li ha presentati come i primi 15 dei 45 filobus acquistati da Roma Metropolitane per essere utilizzati sul corridoio Laurentino.
Ieri due di quei mezzi si sono fermati in strada, in tutto quattro sono stati costretti a rientrare al deposito.
Per guasti alla centralina e motori surriscaldati. E con tanti saluti all’ambiente da tutelare secondo la sindaca, perchè i filobus, che partono e rientrano a Tor Pagnotta, sono costretti a circolare come normali autobus a gasolio.
Cosa è successo? I problemi si sono verificati nelle zone di Porta Pia e via Nazionale, nella parte non coperta dalla linea elettrica: una vettura ha accusato problemi di surriscaldamento al motore, due hanno avuto noie alla centralina e al sistema di chiusura delle porte e infine in una vettura è scattato l’allarme di dispersione di corrente.
I filobus, che sono l’eredita della tangente Breda Menarini, costati 20 milioni di euro e anche l’arresto a Riccardo Mancini, hanno una serie di problemi tecnici già  denunciati dai sindacati.
Tutti dotati di trazione elettrica, i nuovi filobus possono essere alimentati sia tramite rete bifilare sia tramite motore diesel Euro 5.
Le vetture sono lunghe 18 metri e possono trasportare un totale di 135 passeggeri con 28 posti a sedere. Sono destinati alle linee express 60 e 90, con l’obiettivo di sviluppare il servizio elettrico offerto da Atac lungo la filovia che si sviluppa tra Porta Pia e Largo Labia, a servizio dei popolosi quartieri Nomentano, Montesacro e Tufello. Ma i problemi tecnici, peraltro già  previsti dai sindacati di categoria, non hanno tardato a manifestarsi. E la manutenzione di questi mezzi rischia di diventare un altro tormento per Atac.
Eppure nei giorni scorsi i dipendenti Atac erano stati chiari: le vetture non sono sicure e persino in fase di collaudo avevano presentato problemi di affidabilità , si legge in una lettera indirizzata alla dirigenza e al sindaco pubblicata da Repubblica Roma:
«C’è improvvisazione operativa – scrivono i lavoratori Atac – ci auguriamo di non assistere all’ennesimo flop»: il bilancio del primo giorno parla di 4 vetture già  in disuso, per gli altri giorni si vedrà . Ma oltre il danno, c’è la beffa: la manutenzione dei filobus è affidata alla Breda Menarini ma, secondo i sindacati, il servizio dovrebbe partire solo fra un mese. In sostanza le vetture che ieri si sono rotte rimarranno ferme in deposito a Tor Pagnotta e non è chiaro se l’azienda potrà  riutilizzarle, anche perchè non dispone di tecnici specializzati per la riparazione di filobus di ultima generazione.
E così è successo quello che doveva succedere: quattro bus sono in panne, gli altri potrebbero avere altri problemi successivamente.
E pensare che proprio la Raggi scriveva ieri: «Ma facciamo anche una cosa buona per la salute dei cittadini perchè aumentiamo il numero di mezzi a trazione elettrica che circolano a Roma. Vogliamo un trasporto pubblico più green, con vetture eco-sostenibili.
A chi ci accusa di non fare niente per Roma rispondiamo con i fatti: oggi abbiamo restituito ai cittadini romani quello che gli è stato tolto in precedenza».
E non finisce qui. Perchè a parte i guasti i nuovi filobus vengono definiti dalla FILT-CGIL «Insicuri e fonte di altri sprechi aziendali, a partire dagli straordinari per gli autisti». I sindacati puntano il dito sugli specchietti retrovisori con angoli “ciechi” sulla pedana centrale azionabile solo a mano da parte dell’autista, sullo stantuffo di apertura delle porte troppo sporgente.
La Cgil parla poi di privilegi e straordinari: per questo evento, «in via del tutto eccezionale e non ripetibile al fine di minimizzare il disagio derivante da un impiego presso una rimessa fuori dalla propria residenza convenzionale, l’azienda si impegna ad istituire riservate al personale (navette, ndr) per il trasferimento da Montesacro a Tor Pagnotta e ritorno in tutte le giornate lavorative» con una indennità  di tre ore di straordinario.
Spiega il Corriere Roma che il sindacato contesta la scelta di impiegare quei mezzi proprio su quelle due linee, 60 e 90, tradizionalmente elettriche e incapaci di sostenere più di venti mezzi:
Per questo i filobus viaggeranno a gasolio ma ad un costo esagerato, in media un litro di gasolio per appena tra chilometri. Tutti indizi che sostengono la tesi dell’accelerata politica più che un’operatività  aziendale. Perchè, come anticipato, oltre a questa assurdità  della navetta inclusa nell’orario lavorativo e pagata come straordinario, la Cgil ha cercato in ogni modo di richiamare l’attenzione anche sul fronte dell’efficienza, proponendo soluzioni e alternative.
«Trasferire le nuove vetture a Grottarossa ha scritto il sindacato all’azienda — avrebbe evitato di predisporre riservate al personale per i lavoratori di Montesacro, i quali saranno costretti a prendere servizio nel quadrante opposto; questo trasferimento avrebbe inoltre consentito ottimizzazione dei turni, riduzione dei chilometri percorsi a vuoto ed evitato uno straordinario strutturale che si ripercuoterà  sulle disastrate casse di Atac».
A rincarare la dose ci pensa la consigliera del PD capitolino Ilaria Piccolo: «Quei filobus sono fermi dal 2016 nel deposito di Tor Pagnotta in attesa del completamento dei lavori di adeguamento del corridoio Laurentino-Tor Pagnotta. Dopo essere stati acquistati nel 2009 da Roma Metropolitane per essere utilizzati appunto sul nuovo corridoio della mobilità  sono dal 2016 sono in attesa di prendere servizio. Purtroppo da circa tre mesi la garanzia dei filobus è scaduta. Ciò significa che per qualsiasi difetto si dovrà  provvedere in proprio con un aggravio di spese di manutenzione. Peraltro proprio in ragione dell’assistenza necessaria ai nuovi mezzi, nel deposito dove oggi la sindaca Raggi ha tenuto la conferenza stampa era stata allestita un’officina dedicata che è costata circa un milione di euro e non è mai stata utilizzata. Quindi ogni qualvolta si dovrà  intervenire sulle 15 vetture dirottate oggi sulla Nomentana le stesse dovranno essere rispedite con rilevanti costi di trasporto nelle officine di Tor Pagnotta. La giunta Raggi anzichè trovare soluzioni logiche e inaugurare il prima possibile il nuovo corridoio della mobilità  preferisce le farse e inaugura lo spostamento dei filobus».

(da “NextQuotidiano”)

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LA CASSIMATIS PRESENTA IL RICORSO AL TAR, CHIEDE LA SOSPENSIONE E IL REINTEGRO A CANDIDATA SINDACO

Marzo 28th, 2017 Riccardo Fucile

LA ESILARANTE REPLICA DELLA SALVATORE: “SE GRILLO HA DETTO CHE LA CASSIMATIS NON PUO’ CORRERE, VUOL DIRE CHE NON PUO’ CORRERE”… OVVERO GLI ISCRITTI AL M5S NON CONTANO UNA MAZZA

Marika Cassimatis, ex vincitrice delle Comunarie del M5s e ex candidata sindaco di Genova ‘scomunicata’ da Beppe Grillo con un post sul suo blog il 17 marzo, ha annunciato di voler “ricorrere al tribunale amministrativo regionale per chiedere la sospensiva del voto on line nazionale e il reintegro della nostra lista”.
Cassimatis aveva già  depositato querela per diffamazione nei confronti di Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, dopo che era stata esclusa a favore del secondo arrivato, Luca Pirondini
Sarà , dunque, già  oggi pomeriggio, un ricorso al Tar della Liguria per impugnare “la votazione fatta su scala nazionale contraria al regolamento interno per le amministrative” con cui Grillo ha chiesto agli attivisti di confermare la candidatura di Luca Pirondini dopo la scelta di escludere Cassimatis, e la decisione di togliere il simbolo del Movimento 5 Stelle alla lista.
“Chiediamo pubbliche scuse ma in 10 giorni non abbiamo ricevuto nessun contatto da Beppe Grillo nè dal suo staff”, ha detto la Cassimatis in conferenza stampa.
«Lo staff per due settimane prima del voto online ha controllato i profili dei candidati sindaco e consigliere. Uno dei candidati sindaco era stato escluso. Dopo il voto che ha ratificato la scelta di Marika Cassimatis sono state fatte mosse formali come una riunione con il sindaco di Livorno, Nogarin», ha ricordato questa mattina, aggiungendo che «io non sapevo quali fossero i candidati consigliere schierati con me. Poteva anche esserci un camorrista, ma lo staff l’avrebbe saputo».
L’attivista dell’M5S ha detto che avrebbe sottoscritto un impegno contro la possibilità  di cambiare casacca sul modello di quanto fatto a Roma da Virginia Raggi.
La Cassimatis ha poi riletto il post di Grillo che la escludeva dalle liste M5S, ritenendolo «oltraggioso» e motivo della querela per diffamazione a Grillo e Di Battista : «Ci siamo sentiti diffamati. Il “fidatevi di me” non è una prova neanche in una repubblica delle banane».
Con la Cassimatis al Ducale c’era buona parte dei candidati della sua lista: «Siamo stati minacciati da facinorosi online – hanno raccontato – In 10 giorni abbiamo chiesto informazioni anche in maniera formale e non sono arrivate. A oggi non conosciamo i nomi dei candidati nelle liste. Pirondini forse li conosceva prima?».
L’ attacco al candidato scelto da Grillo è frontale: «Lui è a favore delle grandi opere, una posizione che un tempo sarebbe stata tacciata di eresia».
Alle accuse della Cassimatis risponde Alice Salvatore, portavoce del Movimento 5 stelle e fedelissima di Beppe Grillo. “Non credo _ dice _   che Pirondini sarà  escluso dalle elezioni amministrative, comunque se Beppe Grillo ha detto che la lista di Cassimatis non può correre, vuol dire che non può correre”

(da agenzie)

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TRAVAGLIO ATTACCA IL M5S PER I SILENZI OMERTOSI SULLA REPRESSIONE DEI DISSIDENTI IN RUSSIA:”TUTTI ZITTI E MOSCA”

Marzo 28th, 2017 Riccardo Fucile

“LE MANIFESTAZIONI DI NAVALNY SOMIGLIANO AI V-DAY DEL 2077, PERCHE’ ORA TACETE?”… E LA DESTRA PATACCA REGGE IL MOCCOLO A UN REGIME CRIMINALE E CORROTTO

Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi “Figli di Putin” racconta dei paesi, dalla Romania al Brasile alla Russia, in cui la gente scende in piazza addirittura contro la corruzione e financo in difesa dei magistrati anticorruzione.
In particolare su quella della Fondazione Anticorruzione del noto blogger Alexei Navalny, che intende candidarsi alle Presidenziali del 2018 contro Vladimir Putin.
E da mesi martella sui social la sua campagna contro i malaffari del presidente-dittatore e del fido premier Dmitrij Medvedev, entrambi ricchi sfondati con proprietà  in mezzo mondo.
Navalny è stato arrestato e condannato su due piedi per manifestazione non autorizzata. Un clamoroso autogol del Cremlino, che vieppiù lo legittima come candidato anti-Putin, in un Paese dove chiunque osi presentarsi alle elezioni contro di lui finisce regolarmente in galera.
Il fatto poi che in tutta la Russia,dalla Capitale a San Pietroburgo alle regioni più remote (Siberia, Urali, Estremo Oriente) decine di migliaia di cittadini (nella sola Mosca erano 7 mila) abbiano sfidato il niet del regime per manifestare pacificamente senza il permesso del Cremlino, come non avveniva dagli anni 80 prima del crollo del muro di Berlino, dimostra quanto farlocchi siano i risultati plebiscitari tanto delle elezioni quanto dei sondaggi a favore diPutin.

Travaglio fa notare che l’uscita di Salvini in difesa di Putin per gli arresti è spiegabilissima, visto il patto di collaborazione stilato tra la Lega e il partito di Putin. Meno spiegabile è il silenzo dei 5 Stelle:
Resta da capire perchè i 5 Stelle tacciano: le manifestazioni del movimento di Navalny somigliano molto — per l’uso del web, per il tema corruzione, per le decine di piazze collegate —ai V-Day che nel 2007-2008 tennero a battesimo i M5S.
Chi, se non i 5 Stelle dovrebbe difendere la democrazia dal basso contro la repressione dall’alto e pretendere dal governo e dal Parlamento italiani una reazione energica contro il regime putiniano che reprime il dissenso, processa gli oppositori, arresta i manifestanti, perseguita i gay, per non parlare dei giornalisti critici che raramente hanno il privilegio di morire per cause naturali. Invece tutti zitti e Mosca.

(da “NextQuotidiano”)

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IL BALBETTIO DEL M5S SUGLI ARRESTI DI MASSA DI PUTIN A MOSCA

Marzo 28th, 2017 Riccardo Fucile

FUGACI PAROLE, BARCAMENANDOSI… UN ATTEGGIAMENTO CHE IN ALTRI TEMPI NON SAREBBE STATO PERDONATO DALLA BASE

Il Movimento cinque stelle delle origini avrebbe sicuramente simpatizzato con Navalny, i blogger, una protesta oltretutto nata online (per necessità  e assenza di spazi democratici materiali) prima ancora che “là  fuori”.
Simpatizzava, un tempo, con le Pussy Riot, non con Putin. O almeno, così diceva.
La storia di questa forza politica è poi andata totalmente in un’altra direzione, portando infine il suo capo a definire Putin “uomo di stato forte” di cui “la politica internazionale ha bisogno” (di lui e di Trump) e i suoi “magnifici ragazzi” alla partecipazione al congresso di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, e agli incontri con Sergei Zeleznyak, il discusso uomo incaricato dei rapporti con i partiti europei (con uno spettro che va dal populismo, al populismo autoritario, fino all’estrema destra).
Così era del tutto vano aspettarsi, ieri e oggi, una reazione severa dei cinque stelle alla repressione di Putin contro gli oppositori, arrestati in massa con l’accusa di aver fatto una manifestazione non autorizzata, e processati e condannati a tempo di record, come Navalny.
Passate ormai più di ventiquattr’ore, possiamo fare un primo bilancio.
Il taccuino annota due misere cose.
Luigi Di Maio, l’aspirante premier, trovatosi a un forum dell’Agi ha prodotto una dichiarazione anodina sui fatti di Mosca: “Chi manifesta contro la corruzione ha sempre il mio sostegno. Noi chiediamo chiarezza su quanto successo. Il diritto di manifestare è sempre da difendere”. Poi ha aggiunto: “Noi non siamo innamorati della Russia come dicono alcuni, ma siamo contro le sanzioni alla Russia “.
Una frase cominciata parlando di corruzione è finita lanciando il messaggio di fondo della loro propaganda: basta con le sanzioni.
Manlio Di Stefano, che negli organigrammi circolanti in pezzi del quartier generale rivestirebbe il ruolo di futuro ministro degli esteri, a una domanda di Sky essenziale e centrata (“ma voi del Movimento state con Putin o con la Merkel?”) ha risposto: “Un leader nazionale deve avere buoni rapporti con tutti”.
Un istante prima aveva tentato quella che i cinque stelle definirebbero con una celebre espressione ricavata dal film “Amici miei”.
Aveva spiegato, cercando all’inizio di cavarsela con una battuta: “Noi auspichiamo che nasca un Movimento cinque stelle sia in Russia sia in Germania”. I reportage da Mosca, a partire da quello di Ezio Mauro, non raccontavano però in alcun modo uno scenario adatto a battute o a sorrisi. Pare di capire che lì un Vaffa day non sarebbe stato possibile.
Non che il Pd abbia fatto sentire con forza impressionante la sua voce, combattuto e diviso com’è tra condanna delle autocrazie senza se e senza ma, e necessità  di Realpolitik di governo (in una giornata in cui peraltro il ministro degli esteri Alfano era a Mosca, dove ha detto “non posso che riconoscermi nella posizione espressa ufficialmente dall’Unione europea e ribadire la nostra fede nei principi di libera manifestazione del pensiero”; non tantissimo, ma neanche nulla).
Però qualcosa si è sentito. Per esempio la capogruppo del partito in commissione esteri alla Camera, Lia Quartapelle: «E’ molto singolare che i 5 Stelle, che hanno fatto del grido “onestà  onestà ” il loro mantra politico, osservino un silenzio totale sulle novecento persone arrestate per aver usato lo stesso, identico slogan in Russia ».
In realtà , come si diceva su, non è stato un totale silenzio; che forse sarebbe stato scelta meno imbarazzante.
In altre stagioni, sui media, si è spessissimo rimproverato alla sinistra, o al centrosinistra (in tutte le sue varianti post-Pci) ogni sorta di silenzio e opportunismo di fronte a varie autocrazie, tirannie sparse nel mondo, o autentiche dittature.
Dal Pd, o da ciò che c’era alla sua sinistra, pretendevamo anzi giustamente – anche se con un riflesso quasi condizionato – che andassero in piazza contro le tirannidi.
E spesso, a dir la verità , non ci andavano.
Col Movimento cinque stelle abbiamo abdicato, e quasi nessuno chiede ormai più nulla.

(da “La Stampa”)

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NEW YORK TIMES: “LA RAGGI E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE I NUOVI POLITICI NON SONO MEGLIO DEI VECCHI”

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

“DOVEVA ESSERE L’ESEMPIO DI COME RIVOLUZIONARE LA POLITICA ITALIANA, HA SOLO DIMOSTRATO COME ANCHE I NUOVI POLITICI NON SIANO IMMUNI DALLA CORRUZIONE, NON MENO INEFFICACI E IMPOPOLARI”

Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni esponenti della sua squadra.
E poi ancora le difficoltà  ad affrontare i problemi di tutti i giorni, come la raccolta dei rifiuti e la funzionalità  mezzi di trasporto pubblici.
Il New York Times dedica un ampio servizio alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, e traccia un bilancio del suo mandato al Campidoglio mettendo in evidenza i giudizi e le critiche nei confronti dell’esponente del Movimento 5 Stelle.
Scrive il Nyt:
“Virginia Raggi doveva essere l’esempio di come un sindaco del movimento anti-establishment come il Cinque Stelle avrebbe potuto rivoluzionare la politica italiana. E invece l’amministrazione Raggi è la prova che il partito è preparato a far cadere un governo ma non ad assumersi le responsabilità  del governo, la dimostrazione che i nuovi politici italiani non sono molto meglio dei vecchi, non immuni dalla corruzione, non meno inefficaci e non meno impopolari”.
Nell’articolo del Nyt si mettono in evidenza i giudizi critici espressi nei confronti della sindaca di Roma, “da alcuni ritenuta inesperta”.
Il quotidiano spiega come Roma sia una città  difficile da amministrare “per la complessità  dei problemi che esistono”. “Noi – sottolinea Raggi – cuciniamo con gli ingredienti che abbiamo”.

(da “Huffingtonpost”)

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