Febbraio 20th, 2017 Riccardo Fucile
IPOCRISIA A CINQUESTELLE: SE SI TRATTA DI OLIMPIADE SONO “PALAZZINARI”, SE SI TRATTA DELLO STADIO SONO “COSTRUTTORI”
Lasciando l’hotel romano che lo ospita per andare ad incontrare Virginia Raggi, Beppe Grillo aveva parlato anche di un non meglio precisato “referendum” da tenere sullo Stadio della Roma a Tor di Valle: “Lo stadio? Ancora non so se sarà fatto ma se lo faremo sarà fatto con criteri innovativi e in modo condiviso; prima sentiremo la popolazione interessata dal progetto e con loro potremo costruire una cosa straordinaria”.
Curiosamente, a molti la frase di Grillo era sembrata come l’annuncio dell’indizione di un referendum o di una consultazione popolare.
E questo a scapito dei precedenti, visto che Virginia Raggi in campagna elettorale aveva detto che avrebbe indetto un referendum sulle Olimpiadi salvo poi rimangiarsi la parola.
E anche sullo stadio a quanto pare non si farà nessun referendum: le agenzie di stampa al termine dell’incontro di Grillo con Raggi hanno diffuso una serie di lanci sulle notizie ufficiali riguardo l’incontro.
Da queste si evince che Grillo ha detto a Raggi che la decisione deve essere presa “dagli amministratori capitolini”, senza lasciarsi influenzare “dalle pressioni esterne” (e quindi anche da quelle degli attivisti).
E il referendum?
Al centro del confronto anche il dossier stadio. Al riguardo, sempre a quanto si apprende, Beppe Grillo si è fatto raccontare dal sindaco Raggi tutta la situazione inerente alla possibile realizzazione dell’arena a Tor di Valle, dalla delibera Marino in poi.
Sempre a quanto si apprende Grillo ha manifestato particolare interesse alla questione ambientale e all’impatto zero del progetto e poi ha sottolineato rivolgendosi agli amministratori capitolini che quella finale è una decisione che devono prendere loro e che è importante che non si facciano condizionare dalle pressioni esterne.
Dello stesso avviso anche Davide Casaleggio che ha raccomandato di non lasciarsi influenzare.
Nel corso dell’incontro, durato quasi tre ore, non si sarebbe parlato di un referendum o una consultazione sullo stadio dell’As Roma. All’incontro non hanno preso parte il presidente dell’aula Marcello De Vito e il capogruppo capitolino del M5s Paolo Ferrara.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 20th, 2017 Riccardo Fucile
OBIETTIVO “RICOMPATTARE” LA SQUADRA… FRANCESCHINI IRRITATO CON LA SOPRINTENDENZA … E SI ACCENDE IL DERBY: “IL FRATELLO DELLA EICHBERG E’ UN DIRIGENTE DELLA LAZIO”
Beppe Grillo oggi è a Roma per l’incontro con la sindaca che potrebbe tenersi in Campidoglio nel tardo pomeriggio o al massimo nella mattinata di domani.
Il garante del Movimento arriva nella capitale e apre l’ennesima settimana di passione per la giunta pentastellata alle prese con il nodo dello stadio della Roma
L’avvio dell’iter per il vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle voluto dalla Soprintendenza all’Archeologia cambia la cornice della vicenda e, forse, anche la posizione di Grillo, convinto nelle scorse settimane del via libera a un progetto che, così com’è, continua a dividere la base del M5S.
Grillo è arrivato ieri sera nella Capitale. Assieme al leader M5S, a Roma anche Davide Casaleggio, che in mattinata arriverà in Senato per concludere gli incontri tematici che sta portando avanti con gli eletti 5 Stelle sul programma elettorale. Grillo, salvo cambi di programma, stamani dovrebbe invece restare al lavoro all’hotel Forum, l’albergo a due passi dai Fori Imperiali dove è solito soggiornare.
Domani, i rappresentanti del tavolo urbanistica romano (che raggruppa numerosi attivisti pentastellati) porteranno alla sindaca una bozza di delibera per annullare quella precedentemente approvata dalla maggioranza di Ignazio Marino nel 2014.
Un modo per stoppare definitivamente qualsiasi possibilità di costruzione dell’arena a Tor di Valle.
Nel frattempo, però, il probabile faccia a faccia di oggi tra Raggi e Grillo dovrebbe definire meglio la posizione della giunta capitolina sul progetto. “Sul vincolo il Comune non ha voce in capitolo”, sottolinea una fonte in Campidoglio.
Certo è che l’atto della Soprintendenza (che ha indispettito anche il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini) è stato accolto positivamente dalla maggioranza a 5 Stelle che sul via libera rischiava di spaccarsi.
“La questione del vincolo dipende dal ministero – spiega il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio – io la penso come il sindaco: tutto si deve fare nel rispetto della legalità “. E che la palla sia in mano al Mibact lo conferma anche un decreto ministeriale di Franceschini in via di pubblicazione che prevede l’unificazione della soprintendenza a direzione di Margherita Eichberg (quella all’Archeologia che ha avviato l’iter di vincolo) con quella per l’area centrale di Roma attualmente guidata da Francesco Prosperetti che, a questo punto, potrebbe ritrovarsi a ereditare il procedimento avviato per vincolare l’Ippodromo di Tor di Valle.
Nel frattempo, oggi dovrebbe partire anche il ricorso al Tar della Roma contro il vincolo. Ieri la società ha parlato attraverso il suo dg, Mauro Baldissoni: “È difficile restare in silenzio perchè sono state dette una quantità industriale di sciocchezze da persone che non hanno mai visto il progetto. Continueremo, comunque a portarlo avanti: sono già stati investiti più di 60 milioni di euro”.
Intanto sul web si è scatenata una polemica tra tifosi contro il fratello della soprintendente. Federico Eichberg è infatti vicepresidente della Società Sportiva Lazio. Al di là delle beghe “da derby”, però, resta la confusione su un progetto che il 3 marzo torna in Conferenza dei servizi.
Per quella data, la giunta di Roma dovrebbe avere anche un nuovo assessore all’urbanistica: dopo le dimissioni di Paolo Berdini, la sindaca è ancora alle prese con la selezione dei curricula.
L’annuncio, fanno sapere dal Comune, è atteso nei prossimi giorni.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
TRA QUELLE A RISCHIO C’E’ “VIVA LA VITA” CHE ASSISTE I MALATI DI SLA, IL “GRANDE COCOMERO” PER LA CURA DI BAMBINI IN DIFFICOLTA’ E IL TELEFONO ROSA
A Roma circa 300 tra associazioni, centri culturali, realtà non profit rischiano di essere sfrattate. Alcune sono state già sfrattate, come il Forum Acqua Pubblica che aveva sede al Rialto.
Il Fatto Quotidiano racconta oggi in un articolo cosa sta succedendo.
Il casus belli è la delibera 140 approvata dalla giunta Marino a seguito dello scandalo Affittopoli (quello degli appartamenti in centro a pochi euro al mese): il fine era riacquisire in tempi rapidi i beni immobili del Comune e farli fruttare.
La Corte dei Conti minaccia, in caso contrario, di perseguire il relativo danno all’Erario. Caduto Marino, tocca al prefetto Francesco Paolo Tronca attuare la delibera: partono le prime richieste di sgombero.
Una breve sospensione elettorale e, eletta Virginia Raggi,si riparte. Nel calderone degli sfratti, però, finisce chiunque: buoni e cattivi,chi ha lucrato sui canoni agevolati echi, come molte realtà virtuose, lavora da anni per la città .
Tre giorni fa l’assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo, ha promesso che la Giunta concederà una tregua che, per ora, non c’è. Servirebbe un Regolamento che preveda alcuni distinguo per chi opera nell’interesse pubblico, come scritto peraltro nella delibera Marino.
Finora, però, non esiste e la bozza elaborata dai 5 Stelle — e visionata dal Fatto Quotidiano — non è un buon viatico per il futuro: un atto autoritario, lamentano molti interessati, lontano dalla stessa proposta sui Beni comuni presentata nel 2015 dall’allora consigliera Raggi, che bocciava il modus operandi “autoritativo” per sostituirlo con pratiche di concertazione condivisa.
Anche dopo l’approvazione del Bilancio la sindaco affermò che “Roma è una città solidale che investe sul sociale”.
Problema: dalla bozza del nuovo Regolamento non sembra. Intanto le condizioni per la concessione sono “disposte unilateralmente dall’Amministrazione”.
Tra le associazioni a rischio, racconta il Fatto, c’è Viva la vita, che assiste i malati di Sla o il Grande Cocomero, un centro per la cura di bambini e ragazzi in difficoltà , oppure ancora Il Telefono Rosa che ogni anno aiuta più di mille donne con consulenze legali gratuite, sostegno psicologico e altro ancora — è in regola coi versamenti,ma ha il contratto scaduto.
Nel testo, l’interesse economico è chiaramente anteposto a quello sociale: vince chi fa l’offerta più vantaggiosa “sulla base del miglior rapporto qualità /prezzo”; diminuisce lo sconto rispetto al prezzo di mercato (dall’80 al 70%) per chi opera nel sociale; per molte associazioni, infine, sarà impossibile in ogni caso partecipare ai bandi di gara visto che chi è ritenuto non in regola deve versare tutti i canoni arretrati al valore di mercato in un colpo solo; altra norma taglia-gambe è quella che prevede, perchi ottienegli spazi, una caparra del 10% (con fideiussione bancaria) sul valore totale della concessione. Abbiamo chiesto all’assessore Mazzillo di spiegarci queste novità — anche per iscritto — ma finora non ci ha risposto.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2017 Riccardo Fucile
11 AGOSTO 2015: “NEL M5S NON ESISTONO GERARCHIE COME NEI PARTITI, NON C’E’ DIFFERENZA TRA UN PORTAVOCE CONSIGLIERE COMUNALE E UN PORTAVOCE SENATORE”… ALLORA PERCHE’ IERI HA CAZZIATO LA LOMBARDI?
Ieri Beppe Grillo ha poderosamente cazziato Roberta Lombardi, “rea” di aver espresso un parere discordante con quello di Virginia Raggi sullo Stadio della Roma a Tor di Valle, con un pps sul blog nel quale si segnalava che sullo stadio della Roma “decidono la giunta e i consiglieri. I parlamentari pensino al loro lavoro”.
Il giorno prima Beppe aveva ammonito: «Per le questioni inerenti le amministrazioni guidate dal MoVimento 5 Stelle gli unici titolati a parlare, in nome e per conto del M5S, sono gli eletti. Chiunque altro si esprime solo a titolo personale e come tale devono essere prese le sue dichiarazioni».
E la Lombardi ha rettificato (o meglio: ha tentato di rettificare) la sua posizione sostenendo che lei la pensa come la sindaca.
Uno a zero per Beppe, insomma.
C’è però chi ha ricordato che l’11 agosto 2015 lo stesso Beppe Grillo pubblicava sul suo blog un ragionamento leggermente diverso rispetto a quello di oggi.
All’epoca un post del consigliere comunale Vittorio Bertola sull’immigrazione faceva quattro proposte tra cui un giro di vite sui permessi di soggiorno e per motivi umanitari e l’istituzione di sistemi efficienti per il rimpatrio forzato delle persone a cui viene respinta la domanda di asilo.
Il post suscitò la reazione del senatore Maurizio Buccarella, il quale segnalò che la posizione del M5S era un’altra.
E allora Beppe pubblicò questo post sul suo blog:
“nel Movimento 5 Stelle non esistono gerarchie, tipiche invece dei partiti. Non c’è differenza fra un portavoce consigliere comunale e un portavoce senatore. Nel Movimento 5 Stelle esistono posizioni e discussioni, come quella in corso sull’immigrazione.
Uno pari, palla al centro.
Quanto a Beppe, è evidente che sia passato dal pensare che gli eletti siano tutti uguali al sostenere che qualcuno sia più uguale degli altri.
Cose che capitano.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2017 Riccardo Fucile
“ONESTA’, TRASPARENZA E RIGORE MORALE”: QUESTE LE CARATTERISTICHE DI MARRA E ROMEO SECONDO VIRGINIA
“Onestà , trasparenza e rigore morale”. Doti che Virginia Raggi riconosceva ai suoi fedelissimi,
Raffaele Marra e Salvatore Romeo.
Il primo in carcere per corruzione (e con lei indagato per abuso d’ufficio per la nomina del fratello, Renato, a capo del dipartimento Promozione Turismo); il secondo inquisito (abuso, sempre insieme alla sindaca) per la sua nomina a capo della segreteria politica del Campidoglio e invischiato in una faccenda assai confusa di polizze vita intestate alla prima cittadina. Eppure per lei, erano due collaboratori indispensabili, E, soprattutto, persone di specchiata moralità .
È il 14 agosto.
La sindaca gira nella chat “Quattro amici al bar”, un messaggio lunghissimo che, dice, “ho inviato oggi a Casaleggio”. Lo manda a Frongia, Romeo e Marra. Un testo lunghissimo che riassume tutto il “Raggi pensiero”.
Le sue, tante, difficoltà , le amicizie, i progetti. Confidenze che fa a Davide Casaleggio, spiegando anche perchè: “Sino ad oggi sei stato l’unico a darmi una motivazione che non fosse: noooooo”. La questione è quella delle nomine della sua giunta e del suo staff.
“Se a tuo avviso la non opportunità politica della nomina risiede nel fatto che alcune persone hanno lavorato con le amministrazioni precedenti, circostanza normale essendo dipendenti, e quindi non “vergini”, allora lo stesso ragionamento deve essere applicato all’assessora all’Ambiente Paola Muraro. Sul suo capo, peraltro, oltre ai 12 anni di lavoro come consulente in Ama (che è un disastro totale), ci sono telefonate con Buzzi, sue dichiarazioni del 2014 a favore degli inceneritori, ecc. Inoltre, lei ha anche un 335 positivo, ossia hanno iscritto un presunto reato a suo carico (lo staff romano lo sa e ha fatto quadrato, come anche noi del resto), del quale ignoriamo gli estremi. Non è un avviso di garanzia ma potrebbe diventarlo”.
Come detto, era il 14 agosto. Appena 4 giorni prima, il 10 agosto, Raggi aveva detto: “L’avviso di garanzia per Muraro? È un’ipotesi al momento irreale”.
Bugia: sapeva bene che stava per arrivare.
L’avvocata grillina continua: “Non la conoscevo. Ce l’ha presentata Stefano Vignaroli. Ti dico una cosa: mi sembra brava e proprio il fatto di aver lavorato all’interno del sistema fa sì che lei possa “girare la chiave nel quadro e far partire la macchina”. I nostri detrattori chiedono “discontinuità “, ma è proprio questa esperienza che ci consente di produrre risultati”.
L’assessora (dimessasi il 13 dicembre perchè indagata dopo un tira e molla durato mesi) usata come esempio per difendere gli “amici al bar”.
“Così è per le altre persone che sono di nostra fiducia. Romeo è iscritto al M5S dal 2012, lo conoscono tutti i consiglieri perchè li ha sempre aiutati durante le sessioni di bilancio, ha collaborato con alcuni dei nostri senatori”.
Romeo, il suo capo segreteria. Quello delle polizze. Lo stesso che lei, due giorni fa, ha denunciato.
Poi l’ex capo del personale: “Marra lavorava più con noi consiglieri. Loro, come gli altri nostri collaboratori storici, possono “girare la chiave e far partire la macchina” e lo stanno già facendo. Ed è questo che, unitamente all’onestà , al rigore morale, al rispetto ferreo della legge, ci aiuta a non sbagliare a produrre da subito i risultati che servono per far vedere ai romani (e al mondo) che questa amministrazione sta già lavorando e fa cose. Se mettessimo tutte persone anche preparate ma “vergini di amministrazione”, starebbero i primi sei mesi solo a capire dove è il bagno. E non abbiamo tutto questo tempo, non ce lo daranno i nostri nemici”.
Il tempo non lo concederà la giustizia. Il suo staff è stato fatto a pezzi da arresti e avvisi di garanzia. Ma lei non sospetta nulla. Anzi, sponsorizza.
“Se loro non vanno bene, a maggior ragione, non dovrebbe andare bene neanche la Muraro: applichiamo due pesi e due misure a una persona che non conosco e che, a differenza degli altri, potrebbe vedersi complicato il percorso da un “intoppo processuale” già esistente? Questo voglio che rimanga scolpito nella pietra: io non credo che siamo tutti insostituibili, ma se vogliamo raggiungere risultato, dobbiamo capire chi ci può aiutare a farlo nel migliore dei modi. Con onestà , trasparenza, rigore morale e, soprattutto, nello spirito del M5S. E a Roma, sebbene non siano molte, queste persone ci sono”.
E per la sindaca si chiamano Salvatore Romeo e Raffale Marra.
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO DELLA CITY: “UN DURO COLPO ALLE SPERANZE DI GRILLO DI ESIBIRE L’AMMINISTRAZIONE COME UN’ESPERIENZA DI SUCCESSO”
Il Financial Times si occupa del “calvario” che sta attraversando Virginia Raggi, sindaco di Roma, inizialmente vista come “il simbolo delle crescenti ambizioni nazionali del movimento 5 Stelle, il partito populista più forte in Italia”.
“Se la signora Raggi, 38 anni – scrive il giornale – , avesse governato con successo la problematica capitale in nome del (partito) ultimo arrivato guidato dal ‘robusto’ comico Beppe Grillo, allora gli italiani sarebbero stati più convinti di scegliere i 5 Stelle anche per guidare il Paese. Ma otto mesi dopo, la prova (della Raggi, ndr) sembra essersi rivelata un fiasco”.
I guai della Raggi, come titola il foglio salmone della City, “stanno lasciando il segno sulle ambizioni nazionali del Partito.
Le dimissioni e lo scandalo lasciano la rivolta del comico populista (Beppe Grillo, ndr) con poco da ridere”, scrive il corrispondente James Politi che ricorda come “membri di spicco della giunta Raggi si siano dimessi con risentimento.
I suoi più stretti consiglieri sono stati inseguiti dai guai giudiziari, tra cui l’ex capo del personale (Raffaele Marra, ndr) è ora in carcere accusato di corruzione”.
Il FT ricorda come “lo stesso sindaco sia sotto inchiesta per abuso di ufficio ed è stata vittima (cosa deprecabilissima) di attacchi sessisti (il riferimento è al titolo del quotidiano LIbero, ndr). Ma benchè i romani siano abituati alle politiche inefficaci, stavolta sembrano aver perso la pazienza. Tra quanti hanno votato Raggi il 41% in un recente sondaggio ha detto che sceglierebbe qualcun altro”.
Il problema, sottolinea la Bibbia della City, “è che i problemi della signora Raggi (che ha rifiutato di essere intervistata dal Financial Times) hanno implicazioni che vanno molto oltre la capitale. La terza economia dell’Eurozona andrà alle elezioni entro il prossimo anno. Il duello principale sarà tra i 5 Stelle e il partito di maggioranza al potere, il Partito Democratico, guidato da Matteo Renzi, l’ ex premier. E i 5 Stelle sono ora leggermente dietro il il Pd nei sondaggi nazionali”.
Per il Financial Times, “ciò che i 5 Stelle stanno sperando e che molti italiani non si concentreranno sul caos di Roma credendo che la capitale sia comunque ingovernabile, chiunque sia il sindaco”.
Il quotidiano economico finanziario britannico chiude con una dura analisi: “Ogni speranza su cui ancora Grillo contava di poter usare la signora Raggi come un successo da esibire, ha subito un duro colpo”.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile
DUE GIORNI FA INCONTRA LA MAGGIORANZA IN CAMPIDOGLIO PER SINTETIZZARE I PARERI LEGALI SULLO STADIO SU INCARICO DEL GRUPPO REGIONALE M5S… DOPO POCHE ORE LA SMENTITA DEL GRUPPO REGIONALE: “DA NOI NESSUN INCARICO A CANALI”
In mattinata l’avvocato Alessandro Canali — che è anche il legale che inviò una smentita a Repubblica insieme a Roberta Lombardi e Marcello De Vito — aveva rilasciato una dichiarazione alle agenzie di stampa a proposito dell’incontro di due giorni fa con la maggioranza pentastellata in Campidoglio.
“In base a diversi pareri legali, anche molto autorevoli come quello del presidente Imposimato, ho spiegato ai consiglieri comunali M5S che non rischiano di dover risarcire personalmente l’As Roma se votano un’altra delibera sul progetto dello stadio. Possono decidere in libertà e in autonomia”.
Canali, recitava l’agenzia di stampa ANSA, è stato incaricato dal gruppo regionale M5S di raccogliere e sintetizzare pareri sull’argomento, tra cui quello di Ferdinando Imposimato, presidente onorario Cassazione, vicino al MoVimento e ultimamente finito molto spesso nelle cronache grilline.
C’è da dire che i pareri di cui Canali parla, che non sono stati in alcun modo resi pubblici, sono in totale contrasto con quelli forniti dall’Avvocatura Capitolina e anche con quanto scritto da Virginia Raggi sul blog di Beppe Grillo due giorni fa:
In ogni caso quello che ha detto Canali presentava anche tratti di singolarità : “Non vi è il rischio di un’azione risarcitoria diretta da parte dell’As Roma contro i consiglieri comunali — ha sostenuto Canali -, ma solo contro il Comune e solo per le spese sostenute. Non ci sarebbe responsabilità diretta dei consiglieri, nessuna ‘colpa grave’ anche di fronte alla Corte dei Conti”.
Insomma, nel caso peggiore — ha assicurato Canali — il conto lo pagherebbe il Comune, ovvero i cittadini romani.
I parlamentari Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, presenti all’incontro, “mi sembravano d’accordo”, aveva poi detto Canali sempre all’ANSA.
Ma in serata è arrivato il colpo di scena: in una nota Silvia Blasi, Capogruppo M5S Regione Lazio, ha dichiarato che nessun incarico era stato dato a Canali dal gruppo M5S Lazio: “In merito alla dichiarazione rilasciata dal legale Alessandro Canali sullo Stadio di Tor di Valle, intendo chiarire che non è stata condivisa con il gruppo M5S alla Regione Lazio. Qualsiasi opinione in merito espressa dal legale Canali è esclusivamente a titolo personale. Non risulta alcun incarico conferito a titolo del gruppo regionale per la raccolta di pareri sullo stadio, ma solo un incarico svolto per i consiglieri Perilli e Porrello”, ha fatto sapere la Blasi.
Senza parole.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile
LA RAGGI SI SAREBBE QUINDI CIRCONDATA DI UN ASSESSORE CHE LA SPUTTANA PER LA SUA VITA PRIVATA (BERDINI), DI UN’ALTRA ASSESSORA CHE L’ACCUSA DI ESSERE A CAPO DI UN CENTRO OCCULTO DI POTERE (MURARO), DI UN ARRESTATO PER CORRUZIONE (MARRA) E DI UN INFILTRATO CON CUI APPARTARSI SUI TETTI (ROMEO): MA CHE BELLE SCELTE !
“Non solo farò una querela ma pure un Tso, me lo consentono i poteri da sindaco”: Virginia Raggi usa anche il sarcasmo nei confronti di Salvatore Romeo in una frase riportata oggi da Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano.
Ma se, come è evidente, la sindaca scherza quando parla di trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di Salvatore Romeo — anche se è vero che i poteri da prima cittadina glielo consentono, e quindi tutti in campana! — l’accusa più grave è un’altra: quella di essere un infiltrato nel MoVimento 5 Stelle.
Spiega Ilario Lombardo oggi sulla Stampa che il sospetto è che Romeo possa essere un infiltrato:
«Non può essere semplicemente un caso…» le dicono. «Non può essere un caso…» ripete Raggi oscillando la testa, raccontano, in un’eco sconfortante e piena di angoscia. Anche lei a questo punto non esclude nulla e il «sospetto che possa davvero essere un infiltrato» che ha lavorato a lungo sui fianchi di Raggi quando era consigliera in vista della sua ascesa in Campidoglio «diventa fortissimo».
Questa volta però la reazione della sindaca sembra impietosa: «È inaccettabile che il dottor Romeo abbia fatto una cosa del genere. A questo punto con i miei avvocati presenterò un esposto in Procura per tutelare la mia persona».
Quello che era uno dei «quattro amici al bar» della nota chat, che forniva materiale a lei e all’ex vicesindaco Daniele Frongia quando erano consiglieri e lui un semplice dipendente del Comune specializzato in municipalizzate, che le ha fatto conoscere Raffaele Marra, suo sodale e mentore, quello che è stato fotografato sul tetto con Raggi, forse per parlare lontano da orecchie e cimici indiscrete, viene ora da lei liquidato come il «dottor Romeo».
Un sospetto ingeneroso nei confronti del dirigente del Comune che urlava “Abbiamo vinto” nei corridoi del Campidoglio dopo i risultati del ballottaggio.
Perchè, per quel poco che è stato possibile notare dai comportamenti pubblici di Romeo tutto sembra tranne che un diabolico doppiogiochista: nell’ingenuità con cui si è presentato davanti ai giornalisti assumendosi la responsabilità degli errori nelle nomine e portando come giustificazione il fatto che fosse agosto e che facesse caldo è difficile, se non impossibile, vedere malizia.
Di certo Romeo ha ripetutamente dimostrato di non essere all’altezza del clamoroso stipendio da 120mila euro lordi annui che la sindaca gli ha attribuito con un atto da lei firmato, ma il caso Berdini e il caso Muraro, oltre a quello clamoroso di Raffaele Marra, certificano già che la Raggi non è stata molto lungimirante nella scelta delle persone di cui circondarsi.
Le infiltrazioni nel M5S
Più che altro l’accusa sembra un retaggio culturale del complottismo atavico nel MoVimento 5 Stelle, sempre alla ricerca di un nemico (ovvero di un capro espiatorio) a cui attribuire i mali del mondo e, all’occorrenza, la responsabilità dei propri errori. Tutto si può dire sulla dabbenaggine di Salvatore Romeo e sul suo muoversi come un elefante in una cristalleria nella sua — breve — esperienza nell’amministrazione a 5 Stelle.
Ma occorrerebbe anche ricordare che negli anni in cui il M5S è stato all’opposizione era considerato fidatissimo dai quattro consiglieri, ai quali ha fornito molto spesso expertize e documentazione per fare il loro lavoro sui banchi dell’opposizione.
Ma d’altro canto l’intera vicenda, in assenza per ora di ipotesi di reato, appare come un surreale scontro all’arma bianca tra l’intelligenza e la debbanaggine.
Uno scontro al quale la sindaca non è per nulla estranea: si è scelta un’assessora che adesso che è andata via racconta di centri occulti di potere in Campidoglio; un assessore che l’ha diffamata accusandola di avere un rapporto con il suo caposegreteria e facendolo in anonimo; un vicecapo di gabinetto poi arrestato per corruzione.
Non poteva sapere, certo. Ma la responsabilità politica è qualcosa di molto diverso da quella penale.
E la Raggi dovrebbe saperlo, visto che ha accusato Marino più o meno di tutto quando era all’opposizione.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile
“IL MOVIMENTO E’ CONTRARIO AL PROGETTO DELLO STADIO” CONFERMA UNO DEI LEADER STORICI ROMANI
Prima era un semplice brusio di sottofondo. Ma adesso che Virginia Raggi sembra essersi decisa a dare il suo via libera al nuovo stadio della Roma, la protesta della base grillina è diventata forte e chiara: “Lo scollamento è totale, il Movimento sta perdendo il suo spirito”, attacca Francesco Sanvitto, uno degli attivisti storici della Capitale e coordinatore del tavolo sull’Urbanistica.
Insieme al suo gruppo di lavoro, Sanvitto ha già preparato una delibera per l’annullamento del pubblico interesse e la consegnerà nelle mani della sindaca.
Poi c’è anche chi chiede il voto online, come Massimiliano Morosini (portavoce del Municipio VIII, quello di Tor di Valle) o Claudio Sperandio (uno degli organizzatori dell’assemblea romana del M5s al Seraphicum).
Il malcontento della base è diffuso e ha smosso anche gli equilibri all’interno della maggioranza: al punto che il Sì allo stadio potrebbe tornare ad essere di nuovo in bilico, con l’ala dei contrari che adesso spinge per ottenere un compromesso “più vicino al Piano regolatore, con meno speculazione”.
Proprio la posizione che fu di Paolo Berdini, e che a quanto pare non è del tutto tramontata dopo il suo addio.
LA PROTESTA DEGLI ATTIVISTI
Nelle ultime 48 ore la situazione, che sembrava andare verso una soluzione positiva, si è terribilmente complicata.
Dopo l’incontro quasi decisivo a Palazzo Senatorio di martedì, coinciso con le dimissioni irrevocabili dell’assessore Berdini, su forum, meet-up e gruppi Facebook è esploso il malumore degli attivisti.
A guidare il fronte degli scontenti è lo stesso Sanvitto, che ha lavorato a lungo sul dossier dello stadio. E non solo: “Tor di Valle è solo la punta dell’iceberg: sono mesi che i cittadini pensano una cosa, e la giunta Raggi ne fa un’altra”, racconta a ilfattoquotidiano.it.
“Il programma del M5s in materia di urbanistica, a cui noi abbiamo contribuito, prevedeva la verifica del Piano regolatore, che è vecchio di 8 anni e secondo noi è sovradimensionato, e il recupero delle aree già edificate, senza nuovi cantieri megalitici. È rimasto lettera morta: nulla di tutto ciò è stato fatto, l’amministrazione ha agito arbitrariamente sin dalla prima delibera, con cui ha accettato il cambio di destinazione d’uso per l’ex Fiera di Roma. E adesso arriva pure lo stadio”.
“I CONSIGLIERI NON FANNO I PORTAVOCE”
Già , lo stadio della discordia. Quello che all’interno del M5s, dalla Raggi ai vertici nazionali, si sono convinti di dover fare.
Peccato che questa decisione non sia particolarmente condivisa. Sicuramente non dal tavolo dell’Urbanistica, un gruppo di lavoro che conta circa 60 iscritti, fra cui nomi noti nel movimento locale: come Andrea Tardito, già entrato nello staff dell’assessore Andrea Mazzillo; o Emanuele Montini, tra i papabili per la successione di Berdini. “Ma il malcontento è molto più diffuso di così: io sento il polso degli attivisti, su Facebook, al telefono, di persona. E posso dire che il Movimento è contrario”, assicura Sanvitto. “Se ne sarebbero accorti anche in Comune, se gli eletti facessero i portavoce e non i consiglieri, come in un partito qualsiasi. Dovrebbero ascoltare i cittadini invece di un paio di parlamentari, messi lì chissà da chi e a che titolo”.
Il riferimento è ad Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due deputati che da gennaio seguono passo passo l’attività dell’amministrazione. “In Campidoglio si è creato un sistema verticistico di potere, che è tutto il contrario dell’uno vale uno e dei principi del Movimento. Sullo stadio della Roma capiremo fino a che punto è arrivato questo processo”.
MAGGIORANZA AGITATA
Martedì 21 febbraio una delegazione capeggiata da Sanvitto consegnerà alla sindaca una delibera per l’annullamento della dichiarazione di pubblico interesse, su cui si regge il progetto di Tor di Valle.
“È l’unica strada: azzerare gli atti della giunta precedente e ripartire da capo, con un nuovo dossier senza speculazioni”. In caso contrario si valuta persino il ricorso al Tar: col rischio di arrivare al paradosso di un’amministrazione a guida M5s portata in tribunale da un gruppo di attivisti M5s.
“Ma ora sento che la nostra posizione comincia ad aver credito”, conclude Sanvitto. Ed in effetti qualcosa è cambiato a Palazzo Senatorio: la riunione di maggioranza di mercoledì pomeriggio è stata molto partecipata (presenti tutti i consiglieri, dal primo all’ultimo) e agitata.
Prima i contrari al progetto erano minoranza, e venivano etichettati come “uno-due seccatori”. Ora non lo sono più: in molti guardano con preoccupazione al fermento della base e temono di perdere consenso tradendo “i valori del Movimento”.
Al punto che la sindaca è stata costretta a precisare di non aver stretto alcun accordo sulla Roma: un dietro-front che riapre una trattativa che sembrava quasi chiusa.
Dal Campidoglio filtra l’ipotesi di rivedere ancora il progetto, con un ulteriore taglio delle cubature. Ammesso che la Roma sia d’accordo. Così la giunta Raggi si ritrova nuovamente in una posizione molto scomoda: tra l’incudine di uno stadio che “si deve fare”, e il martello dello scontento degli attivisti.
Uscirne non sarà facile.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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